Terz'ultimo dia, ma prima di cominciare, aggiungo cose dei due giorni precedenti che avevo omesso.
Quando eravamo al caminetto, lei mi aveva presentato una piccola collezione di insetti in vetro, ed io le feci notare che in realtà l'insetto foglia da lei denominato, era un insetto stecco, e due degli animaletti non erano insetti, ma aracnidi. Mi disse per la seconda volta:" Ah già sei tu l'esperta".
Alla fine non era servito molto portarsi tre magliette, ed un paio di mutande.
Si era detto due giorni, ma alla fine son stata un solo giorno, ma vabbeh'.
Ho disegnato per davvero solo in questo giorno che negli altri.
Non toccherò mai del tè allo zenzero.
Il giorno prima, mi ero lavata i capelli per la seconda volta dalla partenza.
Dissi anche che Gotham sarebbe stata la città perfetta per me, essendo sempre notte e buio: lei rise.
Iasmin mi aveva abbracciato forte non so quando, ed anche se mi ha sempre fatto stare a disagio essere toccata ed abbracciata, glielo ho lasciato fare, così come quando mi chiese se poteva stare sopra di me quando eravamo sul letto: lì ho detto che poteva stare anche sul mio culo, tanto lo faceva pure mia sorella.
A cena notai che aveva un'altra cosa in comune con mia sorella: non ricordo quale, ma notai la cosa in comune di essere entrambe fissate con l'essere sempre al top, esteticamente vamp o alla moda, di guardare programmi trash... Forse era qualcosa sul carattere, glielo disse sua madre.
Voleva pure insegnarmi a cucinare, ma ancora le feci presente che non sapevo cucinare, e benché fossi molto golosa, i programmi di cucina (che guardava mia sorella) mi annoiavano a morte.
Detto questo, finisco per narrare della partenza. Mi svegliai, mi pettinai i capelli, mi vestii dopo un po', presi in prestito il pettine (il mio non lo trovavo già da prima di essere laggiù, ed io senza pettine non vivo), ed andammo. Sua madre ci offrì anche una bottiglia d'acqua e un Ritter Sport (che non vedevo da anni e che feci nota pure a Iasmin quando fummo in treno) ad entrambe. Salutammo sua madre, quasi come abbraccio. In auto fummo gran parte del tempo in silenzio, ma scorsi un interessante negozio di costumi di carnevale. Arrivate in stazione, lei si riposò sulle panchine, io invece camminai per conto mio guardando un po' in giro come mio solito fare, sempre comunque vicino a lei. Passai anche vicino a dei camion. Poi tornai da lei, e lessi il suo fumetto de Il Cacciatore di Aquiloni (di cui vidi il film molto tempo fa), il finale era leggermente diverso dalla versione cinematografica, ma mi piacque. Lei lesse invece l'ex-mio Pop Porno. Mi chiese come trovai la saga delle Sexy Tales, e beh dissi solo che la trovai non molto di mio gradimento, ma non sapendo bene come mai (in effetti mi è difficile, ma una parte è per i continui riferimenti pop-trash e perché appunto le tipe stanno con tizi stronzi che abusano di loro).
Decidiamo come organizzare il ritorno, in modo più breve possibile, ed a malincuore la scelta è quella di salutarci a Firenze. Ci facemmo anche foto, nella fermata a Cesenatico, e nel mentre di questa, disegnammo anche sul mio quaderno ed un po' anche lei sul suo taccuino. Ma dopo non molto, anche se la durata del viaggio verso Firenze fu quasi infinita, lei finì per dormire. Disegni come questi qua, fatti anche per ridere, molto stanche.
Per vederle meglio ingrandite pure, cliccandoci sopra.
A penna disegno alla cazzum; comunque, nel primo sono col piatto suo di Barbie, nel secondo io mezza sopra, e tizio dei miei random. Nel terzo sono io nel suo letto delle principesse. Nel quarto siamo io e lei schizzate come eravamo in questi giorni (quello sputo vicino a lei sarei io). Nel quinto idem, ma umane. Nel sesto facce mie gattose a caso, e nel settimo, roba random della serie di Batman, facce bellissime e caso, e Iasmin versione mia furrosa. Poi basta che mi stava venendo un forte mal di testa.
Lei mentre schizza a lapis, Whiplasher col cappello, e culi, culi, culi. Io (penso) con un'espressione serena. Il Cappellaio Matto di Batman mentre sorseggia champagne nella vasca da bagno. Joker con un gonnellino di poker, riferito ad una sua battuta fatta assieme la sera prima. Un essere visto da dietro, lei gaia e me che scappo in Messico. Altri culi, pure dello Spaventapasseri. Povero lui, e me.
Mi vuole anche scattare delle foto a confronto dei ritratti fattomi quando dormivo sul tavolo.
Poi dorme, ed io per vendicarmi, le scatto foto di nascosto. O almeno, penso sia così, perché lei era come se non sapesse se vivesse su questa Terra o no.
Insomma, il viaggio è quasi insopportabile e lungo, mooolto lungo. Mi preoccupo così se i bus ci siano dopo le venti, e lei conferma. Ma io però non riesco a stare tranquilla, e leggo un poco. E continuo a far un po' di foto.
Mostrerò anche alcune foto fatte quando era ancora giorno quindi:
Qui quando fummo in bagno perché aveva bisogno. Foto vabbeh, ad uso personale. Mi diverte molto fare espressioni e facce particolari.
Si è aggiunta poi anche lei, uscendo dal bagno. Fortuna che non mi ha visto fare i balletti davanti allo specchio.
Dopo, lei dice che non è arrabbiata, che si è divertita ecc, domanda se mi son divertita io e annuisco, così prendiamo a Firenze un pacco di crackers e aspettiamo un po'. Ormai hanno fatto in modo che chi si fermasse ai binari dovesse pagare già prima il biglietto, così dovevamo lasciarci ancora prima di aspettare sul treno. Un uccellino ci era anche volato sopra le teste, un passero, immortalato velocemente col suo cellulare stavolta carico. Mi piacciono i passeri, così come altri uccelli, e quindi volevo per forza avere una foto di quel momento.
E dopo ci salutiamo definitivamente. Lei mi abbraccia e io vado via, con la busta piena di roba da leggere, ed i suoi disegni nel mio quaderno arancione (il mio colore preferito, penso si sia capito). Da sola in treno, son abbastanza tranquilla, ma ho un forte mal di testa, e spero vada tutto bene. A prato centrale, aspetto il bus, chiedo ai tassisti quanto costi andare a Cantagallo, poi torno indietro e dopo un'ora o mezz'ora arriva un pullman. Chiedo pure l'ora ad un tizio ma questo vedendomi, non mi risponde e tira avanti. Poi visto che mi scappava da pisciare, vado nel parco davanti alla stazione e mi nascondo in un cespuglio, con l'ansia addosso. Un trio di afroitaliani mi dicono che è per Vernio (vicina a Vaiano Cantagallo quindi) e chiedo all'autista. Mi dice che dopo non verranno altri, e che quello passa per il paesino, così pago e salgo sopra, vicino al conducente. Dopo la principale fermata a Cantagallo, lui mi chiede quando mi fermo, per sapere ("Dimmelo te insomma"), e penso che forse pensino sia scema (sarà la mia ansia di dover sbagliare, dopotutto non conosco la zona e mai stata in bus di sera lì), ma dopo due fermate riconosco la zona, e dico che è quella. Lui mi saluta e io auguro buona serata. Scendo e con mal di testa che per fortuna si affievolisce, vado al garage con la luce accesa, ma non c'è nessuno, e così mi tocca salire sopra. Suono il campanello, e mi vengon ad aprire i suoi,. Rudy mi fa le feste, ma con sommo orrore, scopro la stanza un vero inferno, il letto diviso e la mia palle e NativAccetta distrutte.
Il tempo di fare velocemente il letto nuovo, di vedere le notifiche, per poi rilassarmi giocando su Facebook, parlare con le mie uniche amiche, e poi dormire.
Ho ancora quel cazzo di mal di testa.
Comunque per le foto mancanti, più video, farò un blog a parte, successivamente.
Spero di avere altre esperienze simili, in futuro.
Vabbeh, col precedente post, avevo fatto una leggera confusione riguardo al discorso tra me e la mia amica su Lobo, in realtà detto quando eravamo in auto con sua madre, in questo secondo giorno, mentre si accompagnava l'amica di sua sorella. Ma è stata una leggera svista, in fondo. Vabbeh, alla fine è importante ricordare cosa si è fatto.
Mi sveglio, con Iasmin al cellulare fare qualcosa che io non capisco, per 5 minuti. Poi si accorge di me e mi dice che voleva farmi delle foto mentre dormivo. Le dissi che ho la tendenza a dormire col braccio sotto il capo, senza posare la testa sul cuscino, perché altrimenti non riuscirei a respirare.
Con mio sommo gradimento.
Mi porta del caffè, e giusto il tempo di riprendermi, mangio a malapena altri biscotti, per poi vestirmi, perché verso le due usciamo. Guardo le notifiche e mi scatto alcune foto.
Mi mostra alcuni fumetti, tra cui il già letto Bloody Maiden, che riguardo un po'.
Andiamo, e di nuovo le cagnette mi abbaiano contro.
Compiuto il tragitto, arriviamo in stazione di Cesenatico, dove Iasmin mi fa notare ricordarle un cacciatore di taglie.
Vediamo delle bottiglie particolari a forma di Superman, Wonderwoman e Batman, ma non potendolo fare, non le compriamo. Non ricordo se fu qui che si coccolò una coppia di anziani cagnolini, marito e moglie, ma la cagnetta rispetto al maritino era più attaccata a me, e così ho perso qualche minuto di troppo con lei, ma tanto eravamo ad aspettare, credo... Non ricordo bene, ve l'ho già detto.
Tanto perché si doveva aspettare, si è visitato il centro meraviglioso, pieno di barche antiche e storiche. Il brutto è che Iasmin aveva il cellulare scarico e quindi si è dovuto fare a pezzetti per fare foto su tutte le cose belle viste. Argh. L'avrei strozzata, ma il vedere comunque dopo Cervia me l'ha fatta perdonare. Un poco, dai.
Giusto il tempo di scattarmi la più bella di tutte le barche presenti, e la targa (di cui la foto ancora non mi è stata mandata, ahimè).
Tale barca, che ho dovuto ricordarmi velocemente, fu scattata da me dopo, a bruciapelo col suo cell per la batteria morente. Era stupenda, anche se i colori e temi erano diversi da quelli raffigurati nella targa dimostrativa, ma ancora più bella di forma, era l'antichissima barca enorme, proprio ad inizio canali. Non amo molto l'estate (così come quel maledetto caldo) ne' molto il mare, ma le barche sì, così come quelle storiche. Avete presente pirati, esploratori, vichinghi e fenici? Ecco.
Andammo così ad un bar a prendere due cartoline della barca. Non erano granchè come foto però una delle due era con la barca vista di notte, una cosa meravigliosa. Iasmin, sicuramente per stanchezza e per qualche primaverilità, era un po' persa e ho dovuto farle presente pure di una coppia di anziani farsi foto, perché stava passandogli davanti. La seconda mia barca preferita, aveva un disegno sopra, scambiato da lei per un semplice angelo. Scherzando, le feci notare che un angelo difficilmente aveva sandali ed elmo alato addosso, e che quello probabilmente era Mercurio. Ha notato l'errore, e ricordava infatti che era considerato un messaggero, anche protettore dei viaggiatori. Abbiamo anche visto un negozio molto carino di oggettistica casalinga a tema marino, con un notevole lampadario a forma di antica barca, ed una sfera con dentro delle figure a meduse.
Finito il giro, torniamo in stazione, e prendiamo il treno per Cervia, come si era deciso già dal giorno prima.
Purtroppo appena scese, so che lei non aveva mai fatto quella strada, e fra gestori di bar che rispondono cose ovvie, stazioni bus che non si capisce se fantasma o attive, e lunghe strade mai fatte, quindi col rischio di perdersi (erano le quattro-cinque del pomeriggio, non potevamo fare troppo tardi), si è incappate in una fermata bus dopo indicazione di un anziano molte strade avanti, percorrendo la strada verso una scuola e piazzetta. Il conducente del bus, grazie a chissà chi, ci da' passaggio fino al parco. Chiacchieriamo così con lui un po' durante il tragitto, ringraziandolo tante volte, e visto che doveva fare lui così, finiamo per vedere un po' la città di Cervia. Fui totalmente PRESA da quel che vedevo dai finestrini, purtroppo coperti da pellicole a pois unici scoperti: alberi a quintalate, di tutte le forme diverse e interessanti, in ogni giardino pittoresco. Mi venne naturale citare ogni singolo albero di ogni singola casa, giardino e zona di terra estesa, come grandi colline. Mi stupii di come fossero così in ordine, e che non ci fosse nemmeno un angolo senza albero. Scherzai dicendo che doveva chiamarsi questa Prato e non la reale città. Io ho una leggera fissa per gli alberi, quindi per me quello era come il paradiso. Iasmin disse che era contenta di vedermi stranamente con la luce negli occhi. Ero come una bambina quando vede qualcosa di fantastico. Lei scherzò dicendo che mi ci sarei trasferita volentieri, ed io infatti confermai, se avessi potuto farlo lo avrei fatto sì. Ho notato pure anche tante case in vendita (strano), così come caratteristici bar da spizzico a forma di cabine marittime anni cinquanta (detto da lei questa nota vintage) collegate, tipo pop art: erano tantissime, a quasi ogni angolo, e quasi tutte dello stesso aspetto. Mai vista una roba del genere, giuro! Purtroppo, non ho potuto scattare niente di quel tragitto.
Scendemmo, e decidemmo con il conducente che ci saremmo ritrovate lì in fermata verso le diciotto e un quarto circa. Dicemmo anche che saremmo ritornate allora un'altra volta, per goderci a pieno il parco, e che eravamo lei di Cesena ed io attualmente di Prato. Per il ritorno, avremmo detto pure che avremmo visitato anche il parco delle farfalle, poiché a me gli insetti piacciono, ed io fantasticai di comprarmi lì direttamente, un insetto foglia, sigh.
Amor mio, sarai sulle mie mani un giorno?
Entrate al parco, andammo a cercare subito l'animale che dovevamo vedere, e sapemmo ahimè che stavolta l'ingresso costava. Entrammo ormai, e dopo un po' di domande fatte in giro, si arrivò finalmente a vedere i cervi. Non vedevo questo animale da più di 17 anni, rendetevene conto. Disse lei che era un regalo che voleva farmi, e io fui contenta. Era una coppia di anziani, anche se lei azzardò l'ipotesi che stessero facendo... La muta. Un cartello invitava la gente ad accarezzare i due animali, poiché ormai vecchiotti. Mi bastò passare le dita a malapena sulla femmina ed un poco sul maschio, per farmi le dita sotto molto scure. Si fecero coccolare e la femmina chiuse pure gli occhi quando l'accarezzai sotto il muso e vicino, e mi interessai anche ad un coniglietto pezzato sotto. Dovetti saltare leggermente la paralizzata bassa di legno per potermi avvicinare di più, ma nessuno si lamentò. Accanto ci stavano due cinghialetti ed un grosso maiale sonnecchiante.
Il cervo maschio ci notò dopo qualche minuto.
Coniglio fifone, dove scappi, fatti riprendere!
Inutile che scappi, ti prender...
Il Cerbiatto Volante... Ed una cerva.
Aveva fame poveretta, e fu molto dolce.
Andammo così via, e io mi sentii addosso una sensazione strana, mista a nostalgia e rabbia. Mentre passavamo per uscire, mi sentivo come una sorta di commozione dentro, alzavo lo sguardo per non fare in modo che quella sensazione uscisse, ma la mia amica non faceva che dire se ero felice, se ero stata bene e annuivo guardando a caso i cespugli. In mezzo a questi c'era pure una statuetta artistica a forma di cervo, che mi fece notare pure lei. Vendevano pure fionde, ed una era pure a forma di cervo con corna, ma nessuna targhetta con questi animali. Strano comunque, anche che, come notammo agli inizi ad entrata parco, che i cervi fossero in "zona Fattoria". Prese lei per me dei volantini, e con leggero anticipo, ritrovammo il nostro conducente. Ci chiese come trovammo il parco, e di nuovo che fosse un peccato averlo visitato così di sfuggita, ma eravamo comunque soddisfatte. Dissi pure che secondo me tra un po' avrebbero portato dei cerbiatti giovani. Guardai i volantini ma dissi che secondo me erano un po' deludenti, troppo commerciali e poco sugli animali presenti era stato scritto. Però a lei piacque il fatto che si potevano fare feste o eventi speciali, chissà perché...
Non avendo molta batteria viva, ma per telefonare da qualche cabina disponibilità sì, ed una zona wi-fi vicino, facemmo in modo di far saper di venire a prenderci in stazione. Erano quasi le sette-otto di sera, e nel mentre, anche se voleva lei mangiare fritto di pesce tornando nel canale delle barche, cambiò idea quando le consigliai di tornare a casa poiché senza possibilità di poter chiamare i suoi e senza soldi abbastanza per mangiare appunto fuori. Tornammo così in stazione, e aspettammo qualche oretta. Oretta passata a parlare della mia evidente miopia. Ero anche stanca, ma questa cosa ormai da un bel po' di tempo mi capitava in qualsiasi ora del giorno, e anche quando stanca non ero. Si scherzava sul fatto che vedessi sdoppiata ogni cosa lontana: provai muovendo le mie scarpe di fronte ai miei occhi, e coprendo gli occhi a turno, prima il destro e poi sinistro. Lei mi abbracciò quando feci la mia amara risata triste sarcastica. Il problema, come dissi, che essendo io una che lavora molto coi computer, non può evitare quindi contatto con lo schermo, quindi a lungo andare mi toccherà usare lenti od occhiali, perché mi successe mesi fa che la cosa mi dette proprio fastidio: oltre che vedere le cose leggermente sdoppiate, fu un po' più peggio, non vedevo per mezzi secondi quasi niente, tutto sfocato o bianco, e ci fu una sera in cui quasi mi sembrava di essere in un incubo perché il difetto non accennava a diminuire.
Chiudendo la parentesi, so che allora ironicamente parlando, avrebbero avuto tutti ragione nell'avermi soprannominato da piccola (pure in famiglia mi chiamavano così) "Topo di Biblioteca": adesso son davvero miope come una talpa, un topo ed un pipistrello, evviva. Poi con gli occhiali sembro una cinese-giapponese, argh.
Tornate a casa, le feci vedere questo corto qua:
Lo vide anche sua madre per un momento (che non mi aspettai), e dopo Iasmin disse a lei che la pecorella/agnello era cattiva. Decidemmo così di vederci la serie animata e The Mist più tardi, perché c'era la tv accesa ed io faccio un po' fatica a sentire i suoni se disturbata da altri ancora vicino. Mi mostrò le sue cassette su richiesta di sua madre, e grazie a lei scoprii due titoli che da anni avevo dimenticato ma ricordando quanto mi facesse angoscia l'uno, e l'altro che ricordavo per una scena orribile, ma non sapendone il titolo, dell'altro. Prima ancora però, tremando di freddo, andammo al camino, e sua madre mi mise una coperta addosso. Iasmin mi mostrò alcuni souvenir, e così per caso, scherzai facendo le voci improvvisate di una statuetta della principessa Sissi, e di una nativo americana della Bolivia. Mi filmò lei però molto dopo, quando ormai mi stavo un po' stancando, ma la feci ridere molto, e disse lei che trovava incredibile la mia disinvoltura nell'inventarmi certi dialoghi senza averli pensati prima. Mangiammo, preparò lei della rucola perché seppe che a me piaceva molto (la rucola è una mia droga alimentare), e sembrava stupita che sua figlia Iasmin la mangiasse. Purtroppo non mi ricordai che avendo lo stomaco da uccellino, due piadine con nutella, spalmata da me stavolta, erano di troppo, e avevo lo stomaco gonfio e pesante. Trattenevo a fatica i rutti. Il suo portatile era già pronto di là, e andammo così a vederci The Mist, o meglio, dopo essere impazzita io nel tentare di farlo partire decentemente: il portatile aveva non pochi problemi e non ti faceva ingrandire senza mettere pubblicità a diffusione massima. Lei rideva io piangevo dalla rabbia verso quei cosi, ahah.
Finalmente riusciamo a vederlo, ma ancora prima, per riprendermi dalla pienezza di stomaco, lessi il mio fumetto, ma lei mi distraeva con alcuni suoi oggetti, e dopo un po' mi chiese di leggere a voce alta cosa avevo tra le mani. Lo feci ma ero come sotto pressione e non riuscivo a capire bene la storia illustrata, a parte che c'era la solita guerra fra soldati e indiani. Quando leggo a voce alta, almeno da tempo ormai, fatico a capire della trama e sceneggiatura.
Vabbeh' finalmente si guardò il film e passò del buon momento di relax. Lei ebbe interesse nel personaggio del soldato dalle sopracciglia a Dracula, e io scherzai sopra questa cosa, specie nella scena del bacio tra questo e la sua fidanzatina. Lei era come terrorizzata dai mostri, mentre io notai ora a rivederlo, un po' di ingenuità degli attori/personaggi, come quando essi dicono dopo l'arrivo delle locuste giganti "Penso siano attratte dalla luce"... No ma va'?
Lei dice di essere contenta della morte della instabile religiosa, ma io dico che seppur condivida l'antipatia verso quella donna, non ne condivido l'omicidio, ma la cosa è riferita in generale: sono contro la pena di morte, dopotutto.
Finito il film, come già notò lei ad inizio, c'erano molti riferimenti al film La Cosa di Carpenter (che io feci vedere a lei anche), lei disse che del primo film non aveva così tanto timore perché in Antartide, ma poi le dissi di una storia che conoscevo, purtroppo reale. Lei suggerì una, pensando citassi quella, ma non era così, ed anzi più terribile. Feci una veloce ricerca di parole chiave e gliela lessi. http://www.corriere.it/esteri/14_febbraio_03/mistero-passo-dyatlov-nuova-teoria-ecco-come-morirono-quei-9-giovani-escursionisti-c725c222-8ccb-11e3-b3eb-24c163fe5e21.shtml?refresh_ce-cp
Se siete troppo impressionabili, non leggete niente, vi assicuro che è roba sconcertante.
Comunque, lei allora si rimangiò tutto, ed io anche se trovai adesso le scene un po' tirate via, il finale non lo trovai così, ed anzi mi fece stare di nuovo con un malessere dentro come allora.
Molti sul web trovano stupido come sia finita, io no. Volevo anche parlarne, solo della fine di questo film, ma non vorrei lamentele di spoiler o cazzate simili. Sappiate comunque che non biasimo la scelta del protagonista, perché si capisce che era un tipo emotivo, molto, molto emotivo.
Passammo alla serie di Batman, del 1992, che non vedevo da più di 11 anni o chissà quanto. La prima puntata fu abbastanza interessante, ed io scherzai dicendo che volevo la formula del tipo, il tale Man-Bat. Quello dopo, mi fece divertire perché lei era nella fase della primaverilità, e continuava a fare battute maliziose sul Joker e su tutti gli altri villains del cartone. Io la presi in giro chiedendole se le piacevano i soldati:" Ma sono così uguali!" rispose lei. Io domandai allora se le piaceva Gordon, e lei:" Ma è un vecchio!". Risi troppo. Poi feci la battuta spinta sul fatto che Joker forse voleva che Batman notasse le sue richieste d'attenzioni, e che quella panna/latte fosse in realtà qualcos'altro...
Comunque, le rivelai che da piccola avevo una certa antipatia verso Bat-man, ma solo perché trovavo fastidiosa la sua voce in italiano, ed ora rivedermi la serie mi aveva ricordare questa cosa. Comunque adesso non mi da' quasi più fastidio, anche se attualmente con i personaggi ricconi ho qualche astio. La mia personale visione penso sia cambiata un pochetto da quando ho visto questo qua, più l'amica della protagonista Tiana de La principessa ed il Ranocchio (visto prima volta su richiesta della mia amica):
Passammo al terzo, e lei mi fece notare che era sullo Spaventapasseri. Trovai la voce sua molto diversa da quella originale, ma più appropriata per il personaggio, e risi alle battute scolastiche riguardo il villain dagli altri personaggi, mentre lei mi faceva notare quanto fossero sexy i culi dei tizi, anche di Crane.
Questa cosa andò avanti per tutta la puntata: dopo un po', come ad inizio giornata, la minacciai scherzosamente di smetterla, anche se prima avevo pure la bottiglia di coca cola vuota. E va bene avere il rincitrullimento (Sono il Cerbiatto Pipistrellato, ricordatevelo, 'sta citazione ci sta), ma ora basta, pensavo. Comunque morii dal ridere a questa scena qua: Spaventapasseri: "A quanto pare ho sottovalutato l'Uomo Pipistrello, ma almeno sono riuscito a rovinare l'Università" Scagnozzo 1: "A me non è mai piaciuta molto la scuola, ma com'è, capo, che tu odi così tanto l'Università?" Spaventapasseri: "Perché hanno cercato di distruggermi!" Scagnozzo 2:"Vuoi dire che ti hanno sbattuto fuori perché non passavi gli esami?" Spaventapasseri:"No, non è per questo, chiudi il becco."
Anche se ahimè, pure io ero malvista a scuola... Ehm, lasciamo stare.
Dopo, io finii di guardarmi la puntata, trovando battute diverse dall'originale, mentre la mia amica stava di nuovo, come suo solito, crollando dal sonno.
Perché di solito son io l'insonne, e lei quella che dorme di sasso così presto (infatti ieri dissi che mi sembrava strano che lei non avesse sonno), così la svegliai: lei disse che ce la faceva, ma io con tono severo le dissi che con me non funzionava e che doveva andare a fare nanna, e tanto per fare adesso battuta con le sue coperte, che sembrava la bella addormentata (mi è venuta in mente adesso).
Curioso che prima dei tre episodi animati, lei fosse come inquieta e come io la prendessi in giro dicendole che essendo vicina alla finestra, era più a rischio di essere attaccata dai mostriciattoli del film The Mist....
Lei andò a dormire, io invece non riuscii a chiudere occhio, cazzo. Ero agitata, e per tranquillizzarmi lessi alcuni dei fumetti prestatomi, come la saga di Elena Mirulla di Sexy Tales. Conoscevo da qualche anno la disegnatrice per un suo disegno sulla saga di Don Rosa su Paperone e Doretta, ma era da un bel po' che non la seguivo più, motivo principale è che il fatto che siano tutti i suoi personaggi, tettoni e fissati col sesso, mi stanca a lunga andare. Mi piace l'erotismo, ma quando diventa una cosa così fissata comincia ad annoiarmi. Infatti dopo già il secondo numero stavo letteralmente pensando di chiudere e riprendere poi, ma visto che sono masochista (ricordate quando decisi di leggermi tutto il Pop Porno mesi fa scrivendone il blog? https://ilcerbiastrello.blogspot.it/2018/03/pop-porno-un-raro-acquisto-pietoso.html) ho continuato. Sono arrivata che il numero a tema Alice nel Paese delle Meraviglie, ha destato in me più interesse (non sarebbe strano), ed era carino rispetto alla altre storie, anche se purtroppo, tutte quelle tizie fissate con il Cappellaio e questo stesso come una sorta di maniaco mi stava facendo innervosire, ma vabbeh. Mi son sentita come una statua di ghiaccio spaccata da una spada laser quando vidi la citazione di Jervis Tetch in una pagina, e la sua immagine in quella dopo. Vidi anche le sue due illustrazioni su Alice a confronto, ed a pare mio, preferivo come disegnava nel 2004. Almeno le tette erano contenute...
A Iasmin dissi prima che mi sarei vista gli altri episodi mentre lei dormiva, ma visto che io ci tengo a non rovinare certi momenti, ho lasciato perdere, e decisi che avrei continuato con la serie solo quando io e lei ci saremmo riviste da me. Lei non lo sa ma non glielo ho nemmeno detto, e vabbeh.
Mi aveva anche mostrato di nuovo, stavolta davanti ai miei occhi, un libro d'arte con illustrazioni di questo tipo, e mandatomi alcune di queste via messaggio, senza che glielo avessi chiesto. Ma mi ha fatto comunque piacere, direi. Tra quelle mandatomi, questa è quella che mi piace di più.
Da qui in poi foto del pre-viaggio nella casa in cui vivo attualmente.
Beh, qualche mio pupino dovevo portarmelo, così mi son portata dietro il mio Spaventapasseri.
E finalmente si riesce a fare quel viaggio da tanto tempo pensato, io e lei.
Dopo settimane in cui non capivo come organizzarmi perché ancora non era chiaro per l'andata, mi fa sapere che verrà anticipato, poiché lei andrà a Budapest per un po' di giorni. Lo dico al mio compagno e non sembra fare le sue solite lamentele.
Risultato, non dormo per niente per l'agitazione.
Non ricordo nemmeno se ho dormito, ma mi sembra proprio di no.
O forse per qualche oretta. Mentre sono al pc a giorno inoltrato, mi vedo apparire lei sulla porta, e mi viene un quasi infarto, ma non per lei: ho questa cosa perché con mia zia non si poteva avere un minimo di privacy, quindi immaginate l'ansia di dovermi sempre trovare qualcuno davanti senza che questi avvertisse bussando. Ho l'ansia ogni volta, in poche parole. Sono fortemente stressata, ma non è paura, quindi non prendetevela sul personale. Aggiungo anche che mia zia non voleva nemmeno chiudessimo la porta e le mie cose, anche diari personali, erano esenti dall'essere visti da loro. Mi riprendo perché ho avuto il cuore ballerino e sonno pesante, ma nonostante questo in meno di 5 minuti riesco a fare borsa e vestirmi. Lui non c'è, e partiamo, dopo aver sistemato un poco letto e stanza. Aspettiamo per più di mezz'ora il bus, siamo entrambe morte, lei ha dolori alla pancia e le viene come voglia di vomitare, io mezzi crampi alle costole. Fa anche un poco freddo, ma è solo lei a sentirlo, ed io poco al viso, ma poco poco appena.
Odio quando mi scattano di profilo, ma la dovevo mettere per forza, 'sta foto.
Arriva il bus, e finalmente andiamo verso la stazione. Il bus fa strani rumori simili a fantasmi, ed io fantastico sul fatto che magari a muovere il mezzo siano proprio degli spiriti, che se vedessero noi fare capolino, ci farebbero i saluti. Dico di amare tantissimo i fantasmi, ma si sa. Lei dorme, io ho come leggero mal di testa. Soffro molto i mezzi con le ruote. Tempo fa solo in auto con Marco, mi venne come forte nausea e dovetti uscire per vomitare, quasi. Infatti preferisco andare a piedi nei posti, mille volte di più.
Arrivate in stazione, si prende il treno, io patatine e lei una brioche, che io non posso mangiare perché mi crea forte dolore alla testa quel dolce, sin da quando ero piccola. E pure un caffè, per tenermi un po' sveglia, offertomi pure quello da lei. Facciamo una bella camminata verso la sua scuola a Firenze, perché prima doveva andare lì. Io l'aspetto sulle sedie, mi leggo il rimanente della mia saga a fumetti della Storia del West, poi dei volantini lì vicino, disegnucco, e poi, con i miei poveri occhi che più che delle uova mandorlose parevano dei tegamini bruciacchiati, crollo. Mi poso in entrambe le sedie, e mi copro con la giacca lunga mia, quella col colletto alto, bottoni barocchi e fantasie floreali gotiche. Ogni tanto mi rialzo, ma sono troppo stanca, non riesco a stare a testa alta, e finisco per dormire sul serio. Dopo un po', qualcuno mi vede e mi sveglia. "Sicura di stare bene?" Io rispondo di sì ovviamente, ma mi sento leggermente offesa più per risentimento verso chi trova strano la gente soffrire il sonno (ahia rabbia in arrivo), ma capisco che in effetti bene non stavo, ero morta di sonno e sfatta, non certo una bellezza, ed i miei occhi, come vedrò più avanti, erano molto arrossati. Capisco che è l'ora di chiusura delle lezioni scolastiche, e la mia amica appare secondi dopo. Le dico che solo pochissimo prima di lei qualcuno ha parlato, ma non mi interessa cosa pensino di me. Mi offre del caffè ed una coca cola.
Aaaah, la mia droga quotidiana.
Andiamo via, io son ancora stanca ma tra me e lei sembra lei non essere molto attenta ai dintorni. Prendiamo il treno per Cesena, e finalmente ci riposiamo. Io sto sdraiata, con la felpa aperta grigia regalatomi da una tipa due anni fa, perché faceva caldo in quel momento, ma avendo il viso coperto dal mio fedora, ho così questa tendenza a coprirmi del tutto anche se sotto ho una semplice t-shirt. Sembravo un fagotto, e questa foto lo dimostra.
Capitemi, ero crepata del tutto.
Scendiamo a due o tre stazioni, e arriviamo finalmente a Cesena. Lei dice che vede sua madre, io non la vedo ma poi mi si para davanti e mi saluta. "Finalmente ti vedo!" penso dica, ma io non ricordo bene, ero troppo stanca. Mi fa un po' di domande, chiedendomi sul perché non ci fosse anche il mio compagno, e sulle mie intolleranze riguardo la bella famigliola di aglio, cipolla e scalogno.
Iasmin mi racconta di un mito legato ad un paesello, di un contadino che chiamò il posto così perché l'asino fece nascere un fiume piscettando parecchio.
In macchina ad un certo punto si parla io e lei di fumetti, e cioè del mio personaggio preferito Lobo, e di come io trovi terribile il vedere costui accoppiato con Harley Quinn, poiché io son sempre stata fedele alla LoboXDarlene, e se proprio devo fare coppietta con altro, preferisco con lui Poison Ivy (non so perché, forse perché più matura, perché ha la pelle verde, e perché è materna?), ma solo se messa alle strette, perché per me solo Ivy sta con Harley, e Harley solo con Ivy (Harley è immatura e non ce la vedo bene con Lobo, però con Ivy stranamente preferisco, e son di questa idea da molti, moltissimi anni, quindi per me è come una sorta di tradimento), mentre mi dispiacerebbe tanto per Darlene, e le spiego perché, focalizzandomi su quell'episodio della festa di compleanno di Lobo dove Darlene, gelosa della sorella (o amica, non ricordo bene), piange e anche se inizialmente critica verso l'altra, finisce per mettercisi assieme per vendicarsi del sessismo subito, facendo spogliare tutti i maschi in sala, per far capire come ci sentiamo noi donne ad essere trattate come oggetti, e spiegando così perché mi piaccia Darlene Spitzer come personaggio, e quindi perché mi dispiacerebbe, o mi faccia rabbia vedere questa cosa recente di Harley che bacia Lobo, argh.
Una cosa del genere. Ecco perché penso lei sia adatta.
NO
NO, BASTA, CHE CAZZO!
Oraragioniamo.
Okay, ora torno al blog, scusate ma la mia parte da maniaca dei fumetti doveva farsi sentire.
Ho anche il fumetto in italiano, se vi può interessare.
E NESSUNO MI FARA' CAMBIARE IDEA, okay?
Ebbene, siamo arrivati sani e salvi a casa sua, ed è per come la vedo io, una bella casa grande. Le sue cagnette però mi abbaiano contro, standomi alla larga, ma vabbeh, almeno il suo gatto Toby dopo si fa accarezzare da me, anche se non è come la gatta Kiwha che vive con me, più affettuosa.
Posiamo le nostre cose, anche se io volevo tenermi addosso ancora la giacca e cappello, ma dettagli.
Andiamo in una sua stanza a vedere alcune sue cose: quaderni, vecchi disegni, diari scolastici e di tutto e di più, come alcune sue foto.
La sua casa è piena di foto sue da piccola al muro. Ridiamo su altre, ci emozioniamo molto, questo tutto un'ora o più. Dopo comincio a sentire stanchezza e facciamo una pausa. Mi regala alcuni disegni ed un libro sulla sua città. Dopotutto io le avevo finalmente rifilat... Ehm regalato quel mio Pop Porno, tanto non mi piaceva e a lei sì, contenta così...
Andiamo al tavolo vicino alla cucina, e purtroppo mi scappa un AAH: lei chiede cosa sia successo e io le dico che mi ha terrorizzato quel piatto con la Barbie stampata sopra, ahah. Mi offre anche di quei biscotti con le caramelline colorate a palline piccole, ma ne mangio poco. Ci beviamo il thé', lei dice che è piccante, mi sembra strano ma poi scoprirò davvero un sapore forte, lasciandolo a lei. "Te lo avevo detto" sento dire per la prima volta da lei. "Oh allora un po' di carattere lo ha" penso ironicamente io. Non voglio risultare stronza, ma certe volte la mia amica mi sembra troppo accomodante. Prima io scherzai, riprendendo un suo fatto rivelatomi di recente, chiedendo lei dove fossero le migliaia di barbie, perché la sua stanza, per dirla con termini pop ignoranti, è molto girly. Certo, c'è la Disney e quindi le favole, ma troppo rosata per i miei gusti (io son sempre stata un maschiaccio e la mia stanza era tutto tranne che femminile).
Pure la foto stessa si è imbevuta del rosa accecante.
Comunque sia faccio presente che noi si scherza, come quando la definisco Diva. Mi presta anche dei fumetti, e mi mostra una versione di Alice nel Paese delle Meraviglie come souvenir di un suo viaggio in Inghilterra (se ben ricordo).
Io caccio un urletto, lei domanda perché spaurita, io dico a mezze frasi, lei capisce che meglio sia non mostramelo, perché potrei rubarglielo. Sempre detto scherzosamente (ma forse no...).
Non riesco ad entrare sul mio Instagram in quella pausa thé, perché quel sito odioso mi chiede il codice di autenticazione (sia dannato, pensavo fosse per quella cosa della spunta verde mesi fa), ma rimango impietrita per un profilo che non sapevo avesse (ieri poi mi spiega ma son affari nostri quindi fatevi i vostri).
Almeno ho una tazza che mi rispetta.
E' ora di cena e fanno le piadine, io la prendo con la nutella. Mangiamo e c'è quasi tutta la famiglia, credo, e io e Iasmin parliamo poco, anche perché c'è la tv accesa (cosa che non mi capitava da tempo, io detesto la televisione, a meno che non serva per i lettori dvd). Mi interpellano solo per dire che sono magra e che posso permettermi di mangiare cosa voglio. In realtà dico che ha i suoi lati negativi essere magri, avere il metabolismo veloce, ed uno stomaco da uccellino. Infatti son già piena. Sparecchiano, prima in tv c'era qualcosa su IronMan e Spiderman, ed io dico lei che mi ha ricordato di quando io e mia sorella, nelle pochissime e rare volte che potevamo farlo, andammo al cinema per vedere il remake di Spiderman: a lei piacque, io invece ero rimasta fedele alla saga di Raimi, ma vabbeh...
Sparecchiano, cambiano canali, non capisco molto di cosa parlino (tralasciando che io ho un handicap all'udito, cioè ci sento non bene ed ho un orecchio ricucito e senza ossicini, da pre-operazioni passate chirurgiche), ma tanto è il mio modo di fare, quello di sembrare persa per i fatti miei in mezzo alla gente, come una statua persa in chissà quali fantasie...
Comincio a risentire però stanchezza, forte sonno, e chiudo gli occhi ad intermittenza, e finisco così per posare la mia testa sul braccio. Iasmin decide di ritrarmi, e io do' il permesso.
Ne ha fatti anche altri, dice che le piace vedermi dormire...
Dopo cerco di riprendermi, ma capisco che proprio, di cominciare a vedere le cose che dovevamo vederci assieme, proprio non riesco. Mi metto il pigiama e mi butto nel letto, sfatta, dopo essermi ovviamente pettinata la mia lunga chioma corvina che sembrava quasi una ragnatela. Lei però sonno non ha e mi parla comunque, specie di vedere domani assieme il parco di Cervia. Non ricordo di cosa parlassimo, ma ricordo, che a luci spente, lei mi dice questo:
"Mi piacerebbe farti un regalo, quello di donarti i miei occhi per farti capire quanto sia tanto speciale per me". Sento un verso di commozione.
Mi odio per questo, ma ho sussurrato solo un "Oh."
Non sono molto esauriente nel dimostrare affetto, non ci riesco, e odio essere così.
Non ricordo neppure cosa sognai, ma mi è stato rivelato da lei che ho parlato nel sonno.
"Oh ma è solo un po' arrabbiata... Dimmi, allora vorresti un po' di pop?"
Dice mio cugino, offrendomi qualche dolcetto al cioccolato a forma di palline da una bustina. Io sono come coperta da qualcosa di scuro ed umido, quasi simile al petrolio, e ho il viso intriso di lacrime ed arrossato. Devo aver urlato perché mi avevano messo in un posto scomodo e seminascosto, non dandomi da mangiare come invece han fatto con gli altri della famiglia. Forse mia cugina, presente, rideva di me trattandomi come un fastidio, la solita pecora nera di famiglia. Urlavo e piangevo istericamente, ma gli altri erano come freddi, o come se la cosa fosse normale, seppur desse fastidio specialmente a mia zia. Pure mia sorella si lamentava, o non era come gli altri, ma non piangeva. Mio cugino, insomma, faceva capire che piuttosto che risolvere e far capire che la mia era una lamentela riguardo al come mi trattavano, che dandomi del cibo io sarei così stata calmata e zittita. Come una bestiola, insomma. In effetti sembravo un cane spelacchiato, od un insetto peloso. Continuo comunque a piangere, andando da mia zia a dire che non era giusto, ma ecco lei incazzarsi sul serio ed allontanarmi. Ricomincio ad urlare.
"Tanto voi siete come i muli, capite solo le botte"...
Cazzo, era solo un sogno. Ah no, correggo, il solito incubo. Ma le lacrime sono reali, le ho davvero.
E finisco di tremare, i rimanenti tremiti da stress ed ansia. Questa roba degli incubi dove sono come una schiavetta-cane-insetto non finiranno mai, penso, di tormentarmi.
Ho pure un male alla testa atroce.
Come dissi alla mia amica ieri l'altro, anche se io dormissi, è come se non avessi dormito, poiché da tempo ormai, mi capita di parlare nel sonno, e di avere incubi angoscianti. Motivo per cui anche se sveglia, sono come stanca morta, uno zombie. Diciamo pure zombie miope, perché ormai so anche di essere leggermente soffrente di miopia. Lei aveva suggerito astigmatismo, ma andando a vedere sul web, è risultato il mio problema essere differente. Io da vicino ci vedo bene, è lontano che vedo le cose sdoppiate, e mica dopo qualche minuto: subito all'istante. Molti miopi spesso non sanno di esserlo, o accettano la cosa, e penso che così sia anche per me. Da mesi infatti seppur vedevo come adesso le cose sdoppiate, le accettavo come cosa normale, anche se ogni tanto mi sforzo di vedere una figura a fuoco, strizzando l'occhio, o coprendomi uno dei due. Perché i miei due occhi è come se non guardassero più assieme nello stesso punto, non fossero collegati.
Insomma, mica esagero nel dire che sono uno straccio.
Perché il tentativo della DrawMyLife non mi soddisfa, e disegnando a mano come feci settimane fa, trovo sia una cosa migliore, poiché spiego, a ricordi, in immagini, come è stato il mio passato: quindi nei post dopo tratterò questa serie di disegnini sulla mia prima infanzia.
Ora come ora però, eviterò la parte della tarda adolescenza, per ovvi motivi.
Io comunque ci ho provato, non è colpa mia se nella mia vita son successe così tante cose brutte, lo dico nel caso qualcuno cagasse, detto volgarmente, il cazzo, se per esempio, spiegando perché la figura genitoriale sia assente, dicendo poi che faccio la vittima depressa.
Io son stata davvero in un istituto, i miei genitori mi han fatto nascere sul serio senza che entrambi fossero d'accordo (magari siete contenti se dico che nemmeno a me è chiaro su come si siano ingannati, ma so che molte donne lo fanno), e sul serio io avevo i capelli corti e vestivo come un maschio.
Forse questa foto vi convincerà?
Cliccateci pure sopra, magari ci capite meglio.
Dico questo non perché qualcuno se ne sia lamentato, ma in passato ho avuto a che fare con soggetti simili, e vorrei evitare che si creino in futuro. Nessuno costringe loro a leggere cosa scrivo, ed io scrivo cosa voglio, se questo serve a farmi sfogare in qualche modo, ne ho diritto. Avete mai visto Inside Out della Disney? Ecco, rimediate, magari crescete un po' e capite che anche la tristezza fa parte della vita. E non sono una falsa depressa che lo fa per moda (moda di che poi?), le cose che mi son successe di recente son state dei duri colpi, non facili da emarginare, perché son stati come dei tagli dentro veloci, a sangue freddo. Voglio vedere voi se vi dicono al telefono che vostro nonno, il nonno che vi supportava nei vostri progetti, con cui avete cenato e riso negli ultimi mesi, sia passato a miglior vita. Voglio vedervi, al mio posto. Una cosa che odio, ripeto, è l'essere ipocriti. So che fanno così perché non vogliono rovinarsi la giornata con problemi altrui: bene, allora ripeto anche che non siete costretti a leggere, ma per piacere allora state zitti e non cagate il cazzo. Sì ho avuto gente così, e la cosa mi dava fastidio, molto fastidio. E questa cosa me la dissero pure delle persone, che per come si reputavano, era una cosa ridicola. Spiego meglio. Anni fa, pur di stare lontano da casa mia, fonte di molto stress, andai con la mia amica Azzu (unica amica che si definisce "emo") in una città lontana, per vedere i suoi idoli. Passammo ore sotto un sole cocente, e mentre lei andò di filato a chiacchierare con un tipo che fu l'ex di una mia ex amica, un tipo con quei capelli tipici dello stile di lei (che io detesto), io mangiai tre gelati per combattere il caldo opprimente, e per noia d'attesa, andai in giro a perlustrare il posto. Dopo sentii il gruppo di spalle, genere totalmente diverso, e per noia, ballicchiai a casaccio. La mia amica tornò, ma non disse nulla. Mesi dopo, mi rivelò che questo tipo, di nome Sauro (nome che sapevo già prima ma non mi hai mai provocato risa) le disse che io ero "depressa". Io, che fra tutti quelli morti ad aspettare, davo un poco di animazione al palco. Detto da lui, che stava a rimuginare al tavolo. Ecco perché detesto gli ipocriti. Detestano la loro vita, si rinchiudono in un'etichetta, e poi criticano gli altri, addossando loro i loro difetti. Motivo anche per cui detesto il genere emo e tutti i suoi adepti (tu Azzu sei esclusa, però non mi piace lo stesso quel genere ne' lo stile, mi spiace).
Io non ho mai pensato, oh devo essere triste sennò esco fuori dal personaggio, oppure oh no un capello fuori posto, devo piastrarmi subito (io poi della piastra ne ho una fobia fortissima: sì i miei capelli super lisci son così di suo, non uso nemmeno i balsami perché non mi piace la roba appiccicosa, come il gel, e ai capelli do' due spazzolate e finish). Ovviamente non credo che siano tutti così, ma la gran parte (fortunatamente poca) di quelli che ho visto e conosciuto, la mia esperienza, posso dirlo, non è stata molto entusiasmante. Nemmeno sapevo dell'esistenza di questo stile, fino al 2009-2010, quindi per me era come una cosa nuova, scoperta meglio grazie alla mia amica Azzu, appunto. Avevo già in realtà una compagna che vestiva uguale, in classe, ma ascoltava altro genere musicale e poi non chiesi mai che stile fosse, e non mi interessava minimamente, perché appunto non mi ci ritrovavo ne' mi attirava molto. Poi la musica... Certo, qualche eccezione c'è, ma son come quattro gatti di canzoni, che manco ascolto tanto. Quello che amo di più, è altro, ed a 24 anni penso di averlo capito ormai. Non sono e mai sarò una che segue certe mode, ed anche se mi definisco goth-metallara è indice di una cosa comunque più estesa (il goth e metal hanno molte sfacettature, e più variazioni e detta per me, hanno canzoni e gruppi fantastici) che include già il mio modo di essere. Come detto all'inizio, riprendendo dalla mia infanzia, io amavo tantissimo la notte, e desideravo essere pallida come la luna, perché mi piaceva da morire quel satellite. Non sapevo manco dello stile goth, ne' molto del genere metal, solo che mi piacevano le canzoni. Mi piacevano già i racconti e le cose terrificanti, ma ero anche romantica e mi piacevano anche certe cose sciocche. Non mi piacevano invece gli snob, chi pensava troppo all'aspetto, chi non osava, chi era freddo.
Giuro, detta da me sembra strana, perché molti di facciata dicevano che sembravo io fredda, snob eccetera eccetera, ma quando poi altri mi conoscevano, le voci erano diverse, e dicevano che ero invece un po' matta, imprevedibile, piena di sfacettature. Qualcuno mi stupì dicendo che secondo loro ero anche solare ed estroversa, solo un po' timida e con interessi un po' strani.
Quel "sei piena di sfacettature" mi piacque molto, e decisi che avrei usato questa frase sempre, per descrivermi. E vabbeh che sembra una frase da armi violente, ma sennò non sarei io.
Comunque sia, io son fatta così. Sì, sono una che si veste di nero e cui piacciono anche la solitudine, i film horror e la notte, ma mi piacciono anche i fumetti umoristici, i cartoni animati della D'Avena, le facce buffe nei disegni ed i dolci (avete presente Stocking di Panty e Stocking?).
Quindi no, non sono sempre triste e non faccio la vittima. E' solo che sono molto emotiva (ahimè), e nella mia vita son quasi sempre stata trattata da emarginata. Nemmeno questo lo dico per dire: in classe ero quasi sempre sola nel banco (nel periodo verso la fine, in cui conobbi l'ex tipa di Sauro, quando lei non c'era allora era sempre la solita storia), mi facevano scherzi idioti e quando andammo in gita a Torino, la compagna che fu assegnata a me, non andò a dormire nella nostra camera assegnata, quindi quella notte stessa, l'unica, piansi in solitudine, così come piansi la mattina dopo, con la supplente che fece la ramanzina a tutta la classe per avermi lasciato dormire da sola. Quel giorno della gita, mi immaginai, per salvarmi dalla tristezza incombente, di trovare una mia sosia all'improvviso, e di organizzare con questa di scambiarci i posti, così io sarei uscita di nascosto, per andare in qualche locale a divertirmi. Mentre pensavo questo, piansi molto, perché la realtà era quella, non c'era nessuna sosia a sostituirmi. Guardai cartoni animati da sola, risi da sola, lessi da sola, disegnai da sola, tutte quelle ore. Detestavo i miei compagni. Nessuno di loro si alzò da quella stanza per venirmi a riprendere, idem per invitarmi. Il giorno dopo si inventarono scuse per discolparsi. Quella cosa, si aggiunse ad altre mie ferite emotive. Feci però finta di nulla nei tempi dopo, anche se soffrivo solo al ricordo. Il problema, è che appunto, quando dimostro che qualcosa mi fa stare bene, questi mi criticano. Voglio parlare anche di questo problema anche, che è inverso ma porta le stesse cazzo di frasi. "Perché non ti brillano gli occhi così quando si tratta di matematica?" diceva mia zia, ben sapendo che odiavo quella materia. Oppure "Ma basta con 'ste cose horror". Insomma, di ogni cosa che mi piaceva, avevano da ridire, tutti quanti. Ho cominciato così al nascondere certi interessi, così come ho cominciato a nascondere il mio vero nome ai più (fino al 2015 nessuno, nemmeno nei miei giri, sapeva che mi chiamavo Alex: era una scelta mia per evitare imbarazzo, più che per arte), ed ancora oggi mi rompono le palle (che non ho ahimè) se presento qualcosa di mio, o se parlo di tematiche che mi interessano. Lo facevano quando ero piccola, lo fanno ancora adesso. E mi sento così in colpa. Colpa per essere me stessa. Colpa di non capire cosa cazzo voglia la gente da me. Perché sì, mi son isolata anche per evitare paranoie sul come comportarsi in mezzo alla gente, davvero. Ora potrebbero dire che sono fredda, snob e solitaria, ma pensare che magari mi sono rotta anche il cazzo di pensare ogni secondo addirittura di come mettere un braccio al tavolo? Ho fatto un esempio scemo, ma è vero che in casa mia, mia zia ci rompeva davvero gli zebedei su queste sciocchezze. Avevo la tendenza a mettere le dita soltanto, visibili sul tavolo, o le bracci intere se mi pesavano, ma lei era severissima e mi metteva le braccia a metà. Col passare del tempo così cercavo di finire presto di mangiare, o di stare meno con loro, ed eccoli ancora a lamentarsi del fatto che ero la pecora nera di famiglia. O che ero un fantasma perché quando passavo nemmeno il fruscio della mia giacca lunga sentivano. Sempre a criticarmi. Io per evitare queste critiche, e loro a crearne di nuove. Parlando sempre di ipocrisia, vado al punto dopo, ovvero a quelli che magari, per moda, come chi scrive le pseudo fanfiction dalle storie tragiche campate per aria, fanno i finti depressi, solo per attirare donzelle (cosa che ho visto fare ahimè anche in altri ambiti anni dopo) quando invece avevano questi i soldi facili, il cellulare all'ultimo modello, e tante altre cazzate per cui si capisce che bene ci stavano. Ovviamente, c'è chi stava anche magari male per qualcosa di tipo relazionale, ma io ancora non ne ho visti, di ragazzi così. Intorno a me ho visto solo ipocrisia, il farsi del male volontario, il criticare gli altri sempre e comunque, l'essere snob loro per primi, e stronzi. Sì, molto stronzi. Non ho visto nessuno di questi finto-depressi avere veri problemi.
Come detto prima, quando io ero su di giri e parlavo di cose che mi piacevano, questi avevano la faccia tosta di dire che ero io quella depressa, ma detta in modo come se loro fossero meglio. Dicevano che io ero quella coi problemi, mentre loro invece stavano benissimo, che si facevano paranoie sul look un poco scomposto, sull'essere un poco buffi (uno se la prese con me solo perché dissi che era buffo. Buffo. E poi dicono a me che sono permalosa), sul fare il civettuolo con alcune senza far capire le sue intenzioni (storia recente), o sul drogarsi pesantemente per fare sesso sempre, e prendersela con me perché avevo scambiato la loro foto (mentre lo fanno) per una di qualche sito porno (giuro, questo se la prese malissimo). Io a queste cose ci rido, chi è allora l'ipocrita?
Sono io, che nonostante la mia vita parecchio di merda, con parenti e compagni che mi han sempre trattata di merda, abbia continuato con i miei hobby e sogni, o loro, che han di tutto e di più, super vanitosi, ipocriti sugli altri e che dicono di essere depressi a cui le emozioni devono importare?
Le emozioni son sì importanti, ma a me sembra che molti di questi che si fingono molto sensibili, della sensibilità non gliene importa una minchia. Almeno, ripeto, questo è quello che ho visto io.
Io ho il classico animo dell'artista, quindi son parecchio sensibile, e come tutti gli artisti son un poco fuori dalle righe e un po' nottambula. Ho uno stile tutto mio, che si basa sulla mia esistenza e su cosa mi piace. Se un giorno voglio mettermi la giacca lunga, me la metto. Se un giorno voglio avere le mie gonne lunghe di lana, me le metto. Se in un altro voglio i lunghi jeans scuri larghi quasi coi fondi a pezzi (che adoro) me li metto. Non accetto nessuno che mi dica cosa devo mettermi addosso.
E qui andiamo sul dopo, come detto prima. C'entrano dei miei ex, ed il luogo è diverso. Qui conosco dei goth e metallari. Stessi discorsi quasi, tanti di questi scopro essere tali solo per attirare giovani ragazze. Non sto dicendo che sia male, nelle disco si va per quello (sigh), ma trovo sbagliatissimo far credere di essere un tipo di persona se poi non è così. Il mio ex faceva uguale, si fingeva di notte in disco di essere non so nemmeno più cosa, per adescare tipe. Nonostante io facessi capire a lui che avrei aspettato (aveva dei problemi riguardo certe ansie, essendo vergine), lui mi lasciò, dicendomi prima di amarmi, e poi mai più. Io piansi molto, moltissimo, quasi istericamente. Mi aveva ferito, e non credevo davvero di aver trovato un altro stronzo ancora. Quello prima era ancora di più, mi trattava di merda, aveva amici stronzi (pure con me), e faceva l'ipocrita. Mi diceva che dovevo sempre avere i tacchi, o le converse, e che gli anfibi facevano schifo (io amo gli anfibi sin da ragazzina). Mi diceva che dovevo stare zitta, o che rompevo se lo chiamavo anche in altri giorni della settimana: ci parlavamo solo nelle ore tarde del sabato o venerdì. Quando chiedevo cosa si poteva fare, oltre alle serate, lui diceva "scopiamo". Il suo amico, mi sfruttò dicendo che ero cessa di viso ma bella di corpo, e dopo la notte assieme, mi disse che non credeva nell'amore e che preferiva allontanare le persone. Questo è rischiato essere quasi lo stesso metodo mio quando mi offendevo, o per paura di soffrire, ma non avrei mai trattato qualcuno di merda come facevano loro. Anzi, la cosa mi feriva. Piansi dopo quel suo discorso. Piansi anche perché cominciavo a sentirmi sbagliata.
"Forse hanno ragione loro, sei tu che non sei a posto" pensavo. E col cuore che già stava male per le relazioni (troppe in un breve arco di tempo), ero mentalmente in crisi cercando di capire cosa ci fosse di sbagliato in me. Criticavano anche il mio modo di essere, la mia creatività, definendomi una "artista della strada" a mo' di pezzente. Lui e l'altro mio ex, in auto, ridendo, di fronte a me. Io non piansi, ma dentro di me stavo morendo un'altra volta. Io non sono fredda, è che ho paura di stare ancora male, ed ho sempre detto che voglio essere felice, non triste. lo sono perché ho delle ferite indelebili, che so mai si cancelleranno per tutta la mia vita. Non è facile affatto cercare di essere serene, se la gente intorno a te ha sempre fatto in modo di farti sentire un errore.
Loro erano giusti, tu no. Sia che fossi solitaria, che avessi interessi, sia che vestissi come cazzo ti pareva, sia su tutto. Scusate se ogni tanto, ho certe cadute di tristezza.
Sapete, sono un fottuto essere umano, non un robot.
Ah, poi eccomi come sono così deprimente:
Io questa la canto pure. E per ore anche. Accidenti come sono super depressa!
Ah, e trovo questo tizio super figo e magnetico nel canto, peccato che una vacca non sono, ahah.
E sì, canto tipo opera lirica quando sistemo in casa, o sotto la doccia.
Che rottura, quando mi si dice che son acida, seria, musona, o depressa.
Vi ricordano qualcuno queste due?
Non riesco a dormire, ma sto comunque meglio, poiché tra un po' di ore dovrebbe arrivare una mia cara amica a casa, per dormire da me, ed il giorno dopo ripartire assieme per andare per la prima volta nella sua città natale: quindi immaginate l'eccitazione che ho dentro.
E non sono triste, anche se qualcosa (come normale sia) mi rende non serena del tutto.
Insomma, pure lei è molto eccitata, ma non solo perché da poco ha una relazione, ma perché qualche giorno fa lei mi disse che voleva farsi i capelli stavolta viola, perché le piace molto il personaggio di Rarity delle My Little Pony, che io le feci conoscere.
Così scherzando, si è tornate all'argomento tanto caro ad entrambe, ovvero il cosplay.
Lo avevamo fatto assieme due anni fa, mascherandoci da Sid Wilson e Joey Jordison viste le gran cose in comune con questi membri degli Slipknot. L'anno scorso però, per vari problemi personali di tutte e due, dovemmo sospendere tale attività e anche il partecipare al Lucca Comics.
Così la stessa cosa toccò per Carnevale, non facemmo quella sua idea di fare le versioni di Shaggy/Sugar Bear e Violent J di quando recitarono diciotto anni fa nel loro film "Big Money Hustlas": anche se in realtà, il motivo era più perché non sapevamo come fare esattamente chi l'uno e chi l'altro, e poi a me piaceva più il prequel, "Big Money Rustlas", ma questi son dettagli.
Insomma, lei rideva ed io già mi stavo facendo fantasie sui possibili costumi.
Il problema è proprio questo, nel cosplay io ogni anno facevo il meglio ancora, e adesso ahimè voglio fare ancora meglio, seppur son povera in canna: i costumi che vorrei fare quindi son parecchio costosi e anche se sembrano semplici, c'è sempre quel qualcosa che poi mi fa capire di rinunciare all'idea.
Pensavamo già al fare lei Rarity ed io Pinkie Pie, ma potrei benissimo interpretare anche Twilight, che mi somiglia per tante cose, così come Fluttershy o la Principessa Luna (mentre per lei non ci son problemi, fidatevi, è Rarity spiaccicata!)...
Un'altra mia idea, stavolta nuova, di fare la coppia non canon di Blade e Leech Woman del film Puppet Master: qui la complicanza son proprio gli occhi di lei, e l'unica cosa che potrei fare per ovviare il problema sarebbe di creare una sorta di maschera, ma sarebbe un po' deludente e poi chissà quanto lavoro mi potrebbe costare!
Altra idea ancora, era quella di fare le tipe della famosa foto del web, la gothicona col corvo triste con la biondina dormiente dalla pizza che le casca. Questa è abbastanza fattibile, ma dovremmo sempre stare ferme, per fare la scena, anche se potrebbe essere divertente creare magari scenette alternative sul momento. Eric, il mio caro corvetto, è già lì nel letto che tifa la mia idea, ma devo vedere se alla mia amica possa piacere, ed il problema maggiore è questo: lei è tinta, ha i capelli scuri e quindi le toccherebbe mettersi una parrucca. Io una ne ho, spero le possa andare bene. In ogni caso ancora questa cosa non la sa, e devo avere conferma.
E finendo, non è certo una cosa in grado di farmi salire di livello...
Son troppo paranoica riguardo il cosplay, ma pochi lo sanno. Specialmente del genere cross-play.(crossdressing e cosplay, ma è la prima volta che so di questo termine)
Ah, la mia amica è veramente una dormigliona, con borse giganti e pesanti. Mentre io son una fottuta insonne nottambula amante della notte.