24 aprile 2018

Sono stata anche io autolesionista, ma qualcosa mi fermò.

Oggi è giorno di festa, e fortunatamente mi sento meglio, perché mi sono sfogata con alcuni amici e conoscenti il giorno prima. Ho avuto una crisi emotiva della tante, ed ero sola in casa, perché il mio attuale compagno era al lavoro altrove. Non so il motivo, ma volevo sfogarmi per forza, quindi ho finito per piangere più di tre volte di seguito. Non è la prima volta che accade, e già piangevo anni fa quando lui usciva coi suoi amici, quando si stava ancora a Prato ed erano le nostre prime esperienze da conviventi. Molti come giustamente so ed immagino, pensano che le mie allora siano parole da non prendere in considerazione, lasciandomi sfogare chissà quanto lontano, le mie parole di dolore interiore esistenziale attraverso uno schermo virtuale: io allora provo rabbia, sconforto, e stanchezza, tanta stanchezza. Finisco per sembrare un vegetale senza vita nel letto, che lacrima e si copre la faccia per non farsi vedere da chissà quale persona invisibile. Ho sempre pianto da sola, e quando mi capitava di farlo fuori, mi sentivo fortemente a disagio, perché non volevo apparire come una persona malata, da curare. Non volevo che mi dicessero che ero una specie di frignona, o una che faceva la vittima, solo perché non capivano come davvero stessi male. Non capivano che quando stavo male, non avevo sempre la possibilità di sfogarmi del tutto, perché appunto introversa e timida, e perché in casa era sempre atmosfera stressante, quindi sfogarmi in quei momenti sarebbe stato peggio. Un vegetale che immagina se' morire sulla strada, o come ieri, buttandosi nel fiume. Una volta immaginavo me cadere dalle scale, o finire sotto un motorino od una macchina sulla strada. Le mie fantasie di suicidio erano un'alternativa a sentirmi in qualche modo considerata, perché provavo a chiedermi se a qualcuno davvero importasse di me: erano però famigliari, non ex-amici e conoscenti, perché loro non volevo sapessero di come stavano le cose in casa, altrimenti si sarebbero poi allontanati, cosa poi accaduta realmente tante volte. E non sarebbe strano, perché non ero un tipo che parlava molto. Non avevo nemmeno sempre un computer, ne' son mai stata parte di un gruppo, rispettata, per più di un breve tempo. Ma questo non vuol dire però, che quando mi arrivano addosso questi fantasmi mentali, io non possa davvero farli diventare realtà. Non sempre la mia voce interiore che sempre mi ha fatto evitare di esaudirli, è forte, specialmente quando vedi tutto fregarsene di te.

Così, insonne, ho letto un po' di blog, non avendo un qualche nuovo fumetto da leggere, e sono incappata in un articolo su un tema ormai conosciuto da anni, ovvero l'autolesionismo:

https://langolodelrecensore.wordpress.com/2014/05/08/inkheart-diario-di-unautolesionista-anteprima/

Si riferisce al fenomeno dei racconti e fanfiction che trattano come argomento principale questo disagio sociale.
Io ho saputo di questo fenomeno di recente, e ancor prima conobbi alle superiori una ragazza (ex conoscente per qualche anno) che diceva di tagliarsi, come se fosse una cosa che le dava piacere, ma lo diceva in tono un po' divertito, ed io le facevo capire che trovavo la cosa insensata. Ho visto molti video (comunque un argomento poco approfondito da molti media) in cui vennero fatte narrare le vicende di ragazze che soffrivano davvero di questo problema: non assomigliavano per niente a questa mia ex-conoscente, ne' a quella tipologia di ragazze di cui sentivo spesso collegare il problema (presunte emo/scene queen ecc). Erano ragazze normali, che si reputavano bruttine, poco curate che piangevano spesso. Di recente, da qualche anno, una ragazza che voleva stringere amicizia con me, mi rivelò di avere lo stesso problema: lei litigava coi suoi spesso, soffriva per la fidanzata del padre, ed anche se io dicevo lei di smettere di farsi tutto quel male, lei continuava, e piangeva sempre. Mi mandò anche per posta un suo regalo, e su Instagram mi scrisse sotto nuovo nome, ma non ho più ricevuto sue notizie ed ho intenzione di ricercarla.

Si arriva allora al punto: io quando leggevo o vedevo o sentivo parlare di queste cose, dicevo cose come Io non ho mai fatto roba del genere e mai la farò. Ed è così infatti.

Se si parla di lamette su braccia e gambe, però.

Ho ventiquattro anni, e penso sia proprio il momento giusto di raccontare qualcosa che io non ho mai voluto rendere come ricordo vivido nemmeno a me stessa, per poter riuscire a dimenticarlo. Per vergogna, perché non volevo mi considerassero una persona instabile, non sapendo cosa passavo, per sensi di colpa, per ancor più solitudine, e per non far sì che la cosa andasse oltre.

Non ho mai raccontato a nessuno questo mio ricordo quindi, nemmeno sui social, e adesso capite perché. Sapevo del problema, non molto di tutti questi racconti, ma non volevo far sapere assolutamente che per un breve periodo, arrivai pure io a farmi dei tagli addosso.

Non ricordo nemmeno quanti anni avevo, ma ricordo che la cosa non durò molto, e che non la facevo spesso. Accadde tutto quando ero in bagno per aprire le scatolette del cibo umido per le gatte, quando per la fretta mi taglio un dito. Il sangue mi scorre rosso vivo e non poco, ma dolore non ne sento. Da quel momento allora presi una lametta a caso, e provai a vedere se ancora il dolore non sarebbe tornato al suo posto, creandomi un altro piccolo taglio appena sopra le falangi. Non braccia o gambe, ma le dita delle mie mani. Continuai ed un po' di dolore cominciai a sentirlo, ma smisi subito e finii di dare da mangiare alle bestiole.

Ogni volta che ero in bagno, oltre che riservare quel singolo momento di solitudine a certe attività auto-erotiche, mi fissavo le dita e riprovavo a tagliuzzarmele.

Smisi di fare tale pratica solo quando qualcosa mi diceva di smettere. Qualcosa che cominciava a farmi vedere quelle lamette sulle dita come pericolose, da evitare. Ogni volta che le vedevo, mi veniva ansia e per un periodo non le toccai più. Inoltre, non sentivo nemmeno più quella curiosità, ed è stato anche questo motivo che mi ha fatto pensare di evitare di cercare di andare oltre.

Purtroppo, anche se smisi di tormentarmi le dita, i miei sfoghi, seppur di motivo diverso, si fecero più visibili e nelle mie parti corporee più estese: mi graffiavo letteralmente la fronte, le spalle, le braccia, il collo, il mento e le guance. Il motivo era semplicissimo, mi vedevo brutta, mi dicevano che ero brutta e quindi, non potendomi coprire la faccia ed altro, mi sfogavo in questo modo. Mi sentivo a disagio fortemente ma il tic era più forte e quindi mi lasciavo andare a questi sfoghi pure in classe. Nessuno mi stava accanto e quindi potevo farlo con meno sensi di colpa, complice anche la mia torretta di astucci, libri e quaderni, che usavo anche per celare alcune mie attività vietate, quali leggere di nascosto o disegnare. Mi grattavo anche mentre dormivo, e potevo usare come scusa la mia gatta Lilou d'avermi graffiato, perché volevo sfogarmi, non riuscivo a non farlo, e non volevo però che la gente intorno capisse qualcosa di quelle cicatrici. A volte esageravo, e per due o tre volte rischiai di farmi dei grossi buchi in fronte (mio padre seppe anche chiamandolo il terzo occhio, causandomi sensi di colpa), e mia zia, vedendoli, mi lasciò andare a scuola con dei cerotti in faccia. Mi risero contro, e io anche se era vietato dal regolamento, mi coprivo questi cerotti col cappello, e quando era il mio periodo da frangetta, con quest'ultima. Mi grattavo anche nel collo, ed anche nel capo, perché avevo segni di botte creatomi nella mia fase sonno.
Non ho più continuato poi negli anni successivi, perché la pubertà stava andando via quasi a scomparire del tutto, e la mia autostima cresceva un poco, uscivo e cercavo di adeguarmi agli standard sociali, ma come tic è rimasto qualcosa attualmente.

Un'altra cosa, per finire, fu il mio particolare sfogo autolesionista nel grattarmi le sopracciglia fino a farmele cadere letteralmente (nel 2014-2015 me le rasai proprio perché lo odiavo e volevo essere libera nel volermene disfare, non certo per somigliare a Joey Jordison come tanti avranno pensato: inizialmente disegnate sopra, poi rasate un poco e disegnate, poi disegnate e rasate complete, e poi solo rasate a nudo), così come grattarmi la cute e fronte per farmi cadere la pelle morta (come adesso pure, ho la pelle abbastanza grassa penso, e ho sempre problemi di dermatite, tipo atopica, basti che vi ricordi la mia sudorazione eccessiva, la mia forfora evidente in estate causa anche stress, e quel mio grave problema alle mani doloroso nel 2015 -avevo la pelle delle dita che si staccavano e facevano un male cane-): queste qualcuno le notava, e io cercai sempre qualche espediente per potermi sfogare senza farmi vedere perché ripeto, mi sentivo fortemente a disagio, ma volevo continuare la cosa in santa pace.

Proprio per far capire ancora una volta, che questo problema non è così semplice e scontato, così come non è una moda ne' una cosa che ci piace far notare, dico che adesso, a parlarne, sento imbarazzo nonostante fossi all'epoca una ragazzina, nonostante io non facessi quelle cose per seguire appunto una moda, ne' per apparire faiga. Agli altri dicevo sempre che erano cose insensate e tristi solo perché io non le facevo in modo evidente, ne' perché non volevo appunto farlo sapere. Ma ogni volta che leggevo di casi simili, con ipocrisia cercavo di allontanare quei ricordi, sentendomi addosso un forte senso di colpa, come il venir marchiata a fuoco come malata morbosa.

E non esagero nemmeno, quando dico che a ricordare, ed a scrivere tutto questo, mi senta quasi come quando allora vedevo da lontano le lamette del bagno, TERRORIZZATA. Sì, scrivo in maiuscolo perché è un terrore così grande che si può descrivere solo così. Avevo seriamente paura che avrei toccato un giorno il fondo, uccidendomi sul serio, un atto di volontà che mi venne dal nulla, anche se fino ad allora facevo quei trattamenti autolesionistici sopra di me senza farmi paranoie. Guardavo quelle lame con gli occhi sbarrati, ansia e timore agli estremi, quasi fobia.

Voglio così smontare, e raccontare un altro anneddoto rinnegato da me stessa, quella falsa voce che farsi del male sia una cosa da reputare cool, perché così non è. E non tutte ci riescono a passare sopra, come stranamente è accaduto, quasi, a me.


Uno Sbaglio Dal Passato

Quasi ogni giorno, quella donna pallida ed eterea, si avvicinava a quel ragazzo deriso dalla maggior parte della scuola.
Lo salutava sorridendogli a gran sorriso e lui la vedeva, ma era troppo indaffarato dagli impegni scolastici per ricambiare il saluto.
Ogni notte quella donna alta e luminosa come la luna, dai lunghi capelli come onde, andava nella stanza del ragazzo per dormirci assieme.
Lui la vedeva e faceva capire che gradiva la sua compagnia.
Quella donna senza voce ne' nome, rideva con lui e lo accarezzava.
Quella donna non esisteva davvero, era solo nelle fantasie di una persona della stessa scuola del tipo, una persona che aveva perso la ragione e testa per lui, ma che non riusciva a farsi avanti.
Una donna che immaginata, dopo questi pensieri era causa di ancor più dolore a chi la pensava e l'aveva creata allo stesso tempo, come sorta di maschera mentale illusoria.
Poi la donna sparì, e la vera sé sogno quella notte di poter toccare la sua fiamma segreta, di divertirsi con essa sulla neve.
Un sogno che cancellò gran parte dei suoi tormenti emotivi, tanto che sembrava la realtà, dandole un poco di conforto alla sua frustrazione emotiva.
La donna invisibile tornò, ma sotto le spoglie di un racconto su carta, poesia delle tante scritte dalla sua autrice, e regalate per vincere la paura, seppur sbagliando il messaggero pur di tentare in qualche modo che il messaggio arrivasse al diretto interessato.
La donna venne uccisa assieme alla sua creatrice, morendo dentro il suo cuore, mentre lei rimase come pietra.
Non fece nulla per evitare di peggiorare le cose: lei era uno sbaglio, una da cui stare alla larga, una che non stava bene di testa, quindi rovina per chiunque, e non solo del tipo di cui aveva preso la cotta.
Tutto quasi morì quel giorno, ed anche se nessuno ne parlò più avanti, lei non scordò niente, neppure il dolore e la vergogna, tranne le poesie e tutto quel che fece questa donna nei suoi testi descritta.

23 aprile 2018

Il mio periodo da scout

Non so perché ci ho pensato, ma devo ammettere che non ho quasi mai raccontato a nessuno di questa parte della mia vita. Forse perché un po' per la maggioranza di elementi che negativi che positivi, forse perché in un arco della vita che poco ricordo (i tempi delle medie scolastiche pure, son quelle che ricordo poco bene rispetto ad altri), forse perché appunto non durò molto. Però chessò, forse a qualcuno interesserà, forse no, poco m'importa, voglio parlarne comunque.
Iniziai non ricordo esattamente quando, ma avevo all'incirca 12-13 anni, quindi non iniziai già da bambina, e fu in quel periodo che ebbi il mio primo fidanzatino, di un anno o due meno di me. Anche mia sorella voleva aderire, ma ciò non accadde e forse è stato meglio così, perché chissà quali voci sarebbero arrivate anche a lei: dico questo perché in casa non dicevo molto delle mie esperienze e poi altro capirete più avanti.
Ero se non ricordo male, nella sezione lupetti, e della mia stessa regione c'erano pochi ragazzi. Mi piaceva solo perché appunto si stava nella natura, e perché sapevo che si imparavano molte cose, ma questa mia idealizzazione fu un poco smontata dalla successiva delusione: gran parte del tempo non si faceva nulla, e si doveva sottostare a troppi, troppi, troppi ordini e regole. Ora, ero timida come adesso, ma una cosa che non sopportavo appunto era l'essere così pieni di regole, sempre sull'attenti su ordine di qualcuno. Già mi ordinavano cosa fare in casa...
L'altra cosa che mi attirò era il fatto di poter dormire all'aria aperta: non avevo mai fatto dormire con me qualcuno, nemmeno un'amica, e poche volte accadeva la cosa a me (non avevo molti amici), ma anche questo mi deluse parecchio. Molte volte si stava dentro palazzetti spartani, tutti ammassati e col dovere di stare fermi lì e zitti. Fortunatamente altre volte si stava nelle tende, ma non potevo uscire, quindi fu un po' un tormento per me, che preferivo uscire di notte per i fatti miei.
Quando si faceva il famoso cerchio, io cercavo un qualche diversivo per andarmene chissà dove, per visitare i posti da me soltanto, ma poi c'era questa ragazza un poco più grande di me, una vera rompicogliomberi che più cogliomberi non si può, a riprendermi dicendo che non potevo staccarmi nemmeno a 2 secondi dalla rottura del bastone. Sapesse cosa rompeva a me...
In realtà non sempre andavo contro le loro regole, e certe volte lo facevo solo per far dannare la tizia detta prima, ma notavo comunque con dispiacere che non era tutta 'sta gran cosa che immaginavo: pensavo che alimentassero la creatività, che ti facessero visitare posti nuovi, ma non essendo così, come per una piccola vendetta, mi divertivo allora a farli arrabbiare in questo modo.
Una volta, riuscii a non farmi notare andare via dal loro cerchio, ma non allontanandomi troppo, e finii vicino ad un terzetto, due ragazzini ed un loro genitore, forse, mentre raccoglievano frutti di bosco: io mi proposi come aggiunta e raccolsi un bel numero da portarmi pure a casa. Si lamentarono quando arrivai, giustamente, ma non solo sulla mia momentanea dipartita, ma pure sul fatto che forse quei frutti era vietato prenderli, cosa non vera poi.
Gli unici eventi che mi fecero più emozionare comunque, furono quelle serate a tema Signore degli Anelli, perché il cibo era buono (non la solita poltiglia dei pranzi al sacco), e perché dopo si poteva andare per i campi a cercare le lucciole: fu veramente bello, avevo tanta libertà nel visitare tutta la circonferenza del parco, ed osservare la luce a neon di quelle bestiole illuminare l'esteso prato. C'erano anche grosse mura con bei disegni sopra; e l'evento del finto latte da buttare non ricordo dove. Eravamo comunque in una periferia, e per la fame, desideravo davvero che quelle tinte bianche fossero latte, ed ad un certo punto, in mezzo alla calca schiamazzante in mezzo ad auto di notte, io rimasi ferma immobile ad osservare la luna, per poi sedermi per terra e continuare ad osservarla senza farmi beccare, perché avevo voglia di stare da sola.
Sempre di notte, una volta in tenda, ricordo di aver avuto una stranissima illusione visiva. Non era voluta dalla mia mente, ne' era una fantasia: vidi letteralmente, sul fondo della tenda in cui ero a cercare di dormire, solo io e questa ragazza, un cervo parlarmi. Era l'ombra di un cervo, ma apriva la bocca e diceva qualcosa. Io dissi alla ragazza cosa avevo visto e lei mi chiese di smetterla perché la stavo terrorizzando (che novità, me lo avranno detto da quando sono nata).
Un altro ricordo è legato ad una delle mie più lunghe passeggiate sui monti: per passare il tempo, parecchio lungo, mi misi a cantare parodiando una pubblicità che andava allora, quella di ChanteClair, mettendoci bestemmie, parolacce e nomi di alcuni di quei ragazzi del gruppo. Nessuno si lamentò, ma notarono che usavo quasi sempre i soliti nomi, ed era più perché mi divertiva fare la rima, e non perché ero interessata a qualcuno di loro.
Fu anche in questo periodo che mi trovai di fronte ad un vero scorpione: il primo che io avessi mai visto dal vivo, era sotto un grosso masso, vicino ad un campo da calcio.
Ricordo anche del mio tormento e agonia dalla noia non essendoci nemmeno un libro nelle nostre postazioni, e di un solo articolo interessante riguardo una versione dei Puffi a guerra mondiale che traumatizzava dei bambini.
Non ricordo nemmeno quando smisi: intendo il mese e giorno esatti, e quanti anni ebbi, ma qualcosa mi dice che fu perché qualcuno che conoscevo di lì, aveva smesso, e quindi pensai che ormai tante cose le avevo già imparate, e che non ero proprio adatta a quel tipo di vita. Ahimè però, non avrei più dormito di notte fuori, e visto montagne, per chissà quanto tempo dopo...
Di quel tempo mi son rimasti giornalini della CNGEI, ma anche se il mio gruppo veniva mostrato su tanti articoli con foto, io non apparii mai.

Incantantions di Mike Oldfield_Un Album Al Giorno Per Dieci Giorni_Giorno 1

La mia cara amica Iasmin ha taggato me in questa specie di Catena di Sant'Antonio Moderna, basata sui propri dieci album preferiti, ciascuno al giorno. Non sono avezza a queste cose, ma trattandosi di musica, perché no?

Oltretutto è la prima volta che faccio allora una cosa specifica come sto per fare adesso, quindi comincio subito.

Ed essendo quindi il tema a me caro, ovvero la musica, ho deciso di dedicarci attenzione pure nel mio blog, sotto forma di articolo.

Il primo giorno lo dedico ad un album che ancor'adesso ascolto.



Applejack si è offerta di presentarvelo.

L'album si intitola Incantations, dell'artista Mike Oldfield, anno 1978. Il disco mi fu masterizzato e regalato da mio padre, quindi tra i miei dischi personali più vecchi (avrà perciò più di 11 anni), ed uno dei pochi rimasti, non rovinato. Intendo dire con questo, perché da come si nota anche dalla foto, questo faceva parte di un raccoglitore (sempre regalo di mio padre) che un giorno venne preso e morso dal giovane Nathan (il mio cane lupo): alcuni dischi quindi non funzionarono più, altri si salvarono miracolosamente. Questo fu uno di loro, ed è stato un bene perché è sempre stato come adesso uno dei miei preferiti e più cari. Non conoscevo questo artista prima che mio padre mi regalasse il disco, ne' avevo chiesto di farmi tutti gli altri. Lui da solo mi fece come regalo questo ed altri 23, tutti masterizzati, su idea su, anche se io avevo chiesto lui solo un disco dei System of a Down. Sul fatto che fossero masterizzati ovviamente qualcuno che legge penserà che sia stata una cosa cattiva nei riguardi di alcuni artisti. Confermo, ma allora mio padre non aveva abbastanza soldi per ricomprarmi i dischi che volevo, ne' per questi altri che voleva io ascoltassi, e poi mio padre aveva tutta una sua idea nei riguardi della industria della musica.

Insomma, finita parentesi, inizio col disco.

Non so molto del disco perché non potendolo fare, e perché amante della mia sola unica fantasia, il mio interesse fu solo dedito alla musica che c'era.

Il disco non ha dei veri titoli, ed ha quattro tracce soltanto, molto lunghe: Incantantions Parti 1, 2, 3 e 4.

Le musiche, alternate da cori femminili dolci, ha suoni orchestrali e schitarrate rock.

Ho sempre immaginato a sentirle, di essere in qualche bosco, con le acque dei fiumi che brillavano, o di notte, mentre qualche tizia camminava con qualche animale accanto.

Nelle musiche allegre con sottofondi poi vagamente metal, di vedere come dal cielo alcuni ambienti, come deserti, mari ecc... Poi sempre più veloce.

Anche scene alternate, quasi come in un caos pittoresco.

Ebbene sì, la mia fantasia allora come adesso è parecchio frenetica e decorativa.

Non posso dire di ricordare tutto quel che immaginai al tempo, trattandosi di moltissime fantasie di un'età ormai passata: ero poco meno di un'adolescente anche se l'ascolto non si è mai fermato sino ad oggi, quindi posso anche dire che sia proprio uno dei miei dischi che tengo nel cuore.

Ho sempre collegato poi la figura della dea greca Diana alle ultime due tracce, e difatti ho scoperto solo da qualche giorno, che il testo e cori rimandano esattamente a questa figura:

"Queen and huntress chaste and fair
Now the sun is laid to sleep
Seated in a silver chair
State in wonted manner keep

Earth let not an envious shade
Dare itself to inter pose
Cynthia's shining orb was made
Heav'n to cheer when day did close

Lay the bow of pearl apart
And the crystal shining quiver
Give un to the flying hart
Space to breathe how short so ever

Hesper us entreats thy light
Goddess excellently bright
Bless us then with wished sight
Thou who makes a day of night"

Ora, non ho la certezza ma molto del testo mi fa pensare a lei, e gli stessi cori nominano il suo nome. E Diana è sempre stata ed è la mia dea preferita, oltre a Proserpina/Persefone.

Nella parte dei cori femminili ho sempre immaginato due ragazze pallide vestite di bianco cantare vedendosi nel viso in un palco blu notte, per poi prendersi per mano, e intorno a loro un caos di ambienti diversi ancora.

La mia traccia preferita in assoluto tra le quattro, se devo scegliere, è proprio l'ultima, e la parte cantata dalla ragazza della traccia due.

TRACCIA "INCANTATIONS PART ONE"



L'inizio, con i battiti a tempo e la voce dolce della ragazza nominare qualcosa come Diana e Luce, ed un qualcosa come flauti suonati di notte o in penombra. Ascoltavo spesso questo disco di notte, quando non volevo stare in salotto con i miei zii e cugini, cuffie in testa ed a volume alto, ma non potevo godermi la stessa cosa quando poi ebbi il mio primo mp3, per tanti vari motivi. E poi ero troppo attaccata a quel mio raccoglitore arancione, regalo di mio padre, con questo disco e gli altri ventitré.

Il testo è semplice:

"Diana, Luna, Lucina
Diana, Luna, Lucina"

ripetuto tantissime volte e con variazioni di tono, finché c'è un calo, e un sound più melanconico, lasciando posto a dei flauti veloci ma dolci, che mi ricordavano appunto l'acqua che cascava nei fiumicciattoli da piccole cascate. Questi durano a lungo, per poi aumentare dei suoni in sottofondo più frenetici, come corde di violino che non sono ma che mi ricordano quelle. Poi immagino ai bassi dopo, sassi che si muovono e cadono.

TRACCIA "INCANTATIONS PART TWO"


Ah, ho scoperto solo adesso anche il titolo di questa. Non sapevo nemmeno fosse riferito ad un mito nativo americano. Queste le parole (le sto vedendo anche io per la prima volta):

By the shores of Gitche Gumee,
By the shining Big-Sea-Water,
At the doorway of the wigwam,
In the early Summer morning,

Hiawatha stood and waited.
All the air was full of freshness,
All the earth was bright and joyous,
And before him, through the sunshine,

Westward toward the neighboring forest
Passed in golden swarms the Ahmo,
Passed the bees, the honey-makers,
Burning, singing in the sunshine.

Bright above him shone the heavens,
Level spread the lake before him;
From its bosom leaped the sturgeon,
Sparkling, flashing in the sunshine;

On its margin the great forest
Stood reflected in the water,
Every tree-top had its shadow,
Motionless beneath the water.

From the brow of Hiawatha
Gone was every trace of sorrow,
As the fog from off the water,
As the mist from off the meadow.

With a smile of joy and gladness,
With a look of exultation,
As of one who in a vision
Sees what is to be, but is not,

Stood and waited Hiawatha.
Toward the sun his hands were lifted,
Both the palms spread out toward it,
And between the parted fingers

Fell the sunshine on his features,
Flecked with light his naked shoulders,
As it falls and flecks an oak-tree
Through the rifted leaves and branches.

O'er the water floating, flying,
Something in the hazy distance,
Something in the mists of morning,
Loomed and lifted from the water,

Now seemed floating, now seemed flying,
Coming nearer, nearer, nearer.
Was it Shingebis the diver?
Or the pelican, the Shada?

Or the heron, the Shuh-shuh-gah?
Or the white goose, Waw-be-wana,
With the water dripping, flashing,
From its glossy neck and feathers?

It was neither goose nor diver,
Neither pelican nor heron,
O'er the water floating, flying,
Through the shining mist of morning,

But a birch canoe with paddles,
Rising, sinking on the water,
Dripping, flashing in the sunshine;
And within it came a people

(The Son of the Evening Star)

Can it be the sun descending
O'er the level plain of water?
Or the Red Swan floating, flying,
Wounded by the magic arrow,

Staining all the waves with crimson,
With the crimson of its life-blood,
Filling all the air with splendor,
Filling all the air with plumage?

Yes; it is the sun descending,
Sinking down into the water;
All the sky is stained with purple,
All the water flushed with crimson!

No; it is the Red Swan floating,
Diving down beneath the water;
To the sky its wings are lifted,
With its blood the waves are reddened!

Over it the Star of Evening
Melts and trembles through the purple,
Hangs suspended in the twilight,
Walks in silence through the heavens."

Water, Floating, mirror, sunshine e molte altre in effetti lo sentivo, ed immaginavo le cose descritte più sopra. Insomma, flautini, scene mie mentali di bolle. Sempre ho immaginato la notte, illuminata da una luna piena. Sappiate che io immaginavo tutto questo vivendo all'epoca in una città marittima. Non aveva montagne ne' campagne. Potete capire quindi come mi salvava questo album. Poi le bolle aumentavano, sembrano impazzire, andavano chissà dove, e sempre nel mio cervello la mia attenzione ricadeva sulla morte di queste bolle, e sul fondo di quest'acqua. Ci son battiti pesanti, ed ecco un cuore che rimbombava, e le pozzanghere o l'acqua stessa che tremava. Poi la chitarra bassa, e un po' di timore, da crescendo di ansia. Forse immaginavo anche dei tamburi invisibili. Mi dava un senso di malinconia e abisso. Ancora chitarre, suoni dolci e malinconici, e di nuovo la donna cantare i nomi di Diana come nella prima traccia, ed ecco suoni di bolle. Poi lei e altri cantare più con foga, bassi ed un crescendo che va diretto alla mia parte preferita: tamburi, sembrano anche xilofoni, che vengon poi accompagnati a ripetizione dalla voce armoniosa della tizia cantare il testo sopra. Come già detto in precedenza, essendo la mia parte preferita immaginavo più fervidamente, ed ecco nella mia fantasia due ragazze bellissime dai lunghi capelli cantare una dopo l'altra mentre si guardano negli occhi e girano in tondo, facendo svolazzare le loro leggere e lunghe vesti bianche, in contrasto col buio intorno. A volte disegnavo loro, ma non essendo il risultato di mio gradimento, non è rimasta allora molta prova di queste fantasie. Però l'idea è sempre rimasta così, anche adesso.

TRACCIA "INCANTATIONS PART THREE"


Purtroppo come nel video precedente, la versione non è completa ne' identica a quella che ho io, ma posso dire che l'inizio sia molto festoso, quasi come immaginare una grande festa con molta carica energica. Ricordo che quando la sentivo, mia sorella mi diceva sempre:"Ma che è la musica dei folletti?". Questa parte comunque diventa sempre più rock, tintinni, pianoforte movimentato, assoli sempre tutti assieme ed alternati, un grandissimo assolo epico, poi il tono cambia: immagino me vedere invisibile luoghi naturali diversi, luci che si allungano e si accorciano, assoli vibranti in sottofondo. Certe volte mi immaginavo alcuni metallari con chittarra accompagnati da queste muse ballerine completamente estranee alla loro presenza, che facevano smuovere dei loro braccialetti musicali dai loro arti. Dai minuti 8:14 in poi è tra i miei momenti preferiti. C'è infatti uno stacco, flauti e chitarre riprendere velocemente un altro ritmo simile a quello iniziale, mi sembra quasi a marcia (mi son sempre immaginata anche quindi una marcia regale festosa), poi suoni allegri e composti. Dai minuti 10:01 il mio momento preferito in assoluto: mi sembrava un caos puro ma dolce, il mio cuore si emozionava parecchio a questo momento. Sempre quel ritmo, e poi quella parte mia preferita, sempre più pompata ed esplosiva: nella mia testa un viavai di personaggi indefiniti ballare, metallari super energici piegati in basso, pietre e cascate spuntare da chissà dove, e tutto questo correre per tutto il mondo intero. Sempre stacchi, cose che avanzano senza fermarsi. Poi verso la fine dei minuti 12, queste pietre e bolle rallentavano tutto, come cascate su scogli, spume. Immaginavo tizie correre coi loro lunghi capelli. Poi a 13:36 cominciava un'altra mia parte preferita, come corde toccate violentemente, e queste tizie correre ancora. Campane, giri di case dall'alto, e queste stesse che si attaccavano a qualche animale o pietra. Come dei gong invisibili, un crescendo violento coperto da veli, e di nuovo assoli metal. Suoni da abissi epici e pericolosi, mi immaginavo anche elefanti e di nuovo festoni, gran casino.

TRACCIA "INCANTATIONS PART FOUR"



Anche questa non completa, ma è comunque la mia parte preferita della traccia.

Sound dolcioso, immaginavo dell'acqua illuminata dalla luna, falene e lucciole. Xilofono a volumi alti, nel fiume della mia testa le gocce che cadevano erano più pesanti. Poi come passi di qualcuno, o battiti. a 03:46 assoli che sembrano parlare. Poi svaniscono e ancora lo xilofono, ma alternato da passi quasi tonfi. 08:07, un guizzo violento, e cambia il tono, per essere poi ancora uno dei miei preferiti, forse l'assoluto, perché molto ritmico: assoli violenti, tintinni da chissà quali gioielli tipo nacchere, e mi immagino i cori in sottofondo essere la voce della donzella nella mia testa. La tizia balla al tempo, alzando pure i piedi e restando ferma di busto, mentre qualcuno suona la chitarra nel buio, sempre più con frenesia. Poi lei non balla e rimane ferma in equilibrio, si sentono gli assoli un po' mischiati, e lei torna con i suoi tintinni ma più veloce. 11:38, di nuovo il ritmo da batticuore (almeno per me) mio preferito: lei balla a ritmo ed assieme ad un'altra tizia, assoli quasi malinconici, pompati e io fantastico ancora pensando a loro che ballano come nelle precedenti fantasie. Poi calma, c'è una fonte e le due si rilassano lì, la mia visione è su di loro muovendomi a cerchio, e loro hanno uno sguardo molto penetrante che guarda chissà cosa. Musica un poco drammatica a volumi bassi, e le due cantano come sirene. La musica dolce ma drammatica segue la loro voce, il suono del testo della precedente, e di nuovo assolo rock, e loro cantano con più corpo, più volume, ed hanno una voce vibrante e quasi scossa, sembrano parlarsi mentre qualcun altra misteriosamente continua a far suonare le nacchere. Le immagino a scene extra che camminano e osservano la luna. Poi mentre l'assolo sembra cadere, le immagino anche come se fossero davanti a me, a bocca spalancata e sguardo triste, occhi quasi a lacrimare.

Ho immaginato queste cose già allora, e ancora continuo a farlo, alternandole a periodi con scene di alcuni altri miei personaggi principali (che però vedevo come stonanti).

Posso confermare con certezza che questo è al 100% uno dei miei album del cuore, uno dei pochi che mi piace in tutta la sua essenza.

La mia famiglia



La mia famiglia era una cosa di cui venni a conoscenza ad inizio dei miei sette od otto anni di vita.

La mia famiglia non aveva ne' mio padre ne' mia madre, ma due persone sconosciute che facevano le loro veci.

La mia famiglia mi mostrò solo una mia sorella, correttamente detta sorellastra, e due cugini, che mai mi avevano visto prima (se non mia cugina quando ero neonata, di cui c'è una prova, ed unica, foto di me quando ero appunto un bebe').

La mia famiglia era composta di persone tutte quasi bionde e dagli occhi azzurri. O more dagli occhi comunque verdi.

La mia famiglia era tutta amante della pelle abbronzata, dell'estate e del caldo opprimente.

La mia famiglia mi costringeva quindi ogni estate alla sofferenza dal mattino presto fino alla sera, in mari pubblici e pieni di pericolosi scogli, senza nemmeno portarsi dietro un cazzo di ombrellone.

La mia famiglia aveva una zia che mi faceva da madre, o almeno tentava.

La mia famiglia aveva uno zio che anche se apparentemente sembrava l'unico a sostenere le mie passioni ed a farmi compagnia mentre disegnavo o guardavo MTV, fu anche l'unica persona a farmi più male di tutti gli altri nella mia vita.

La mia famiglia mi definiva e mi considerava la pecora nera.

La mia famiglia considerava strano il fatto che fossi molto silenziosa.

La mia famiglia criticava il mio voler sempre stare da sola.

La mia famiglia mi costringeva a stare a sentire i discorsi altrui senza mai interrompere, senza nemmeno chiedere o parlare di qualcosa della mia giornata, cosa che veniva decisa pure per mia sorella perché le piu' piccole, quindi col dovere di imparare ascoltando loro.

La mia famiglia a tavola parlava solo di pettegolezzi, soldi, e di tizie baciate in discoteca.

La mia famiglia aveva una cugina che sembrava nemmeno essere di casa: dormiva sempre, e nei fine settimana prendeva i nostri soldi di famiglia per cene molto costose.

La mia famiglia faceva sì che si urlassero loro (tranne me e mia sorella anche se litigavamo) e spaccassero porte o volassero piatti, ma non voleva che dicessimo affari nostri fuori dalle mura di casa.

La mia famiglia approvava Mussolini.

La mia famiglia non voleva che io uscissi con uno o più miei amici/conoscenti di sesso diverso dal mio.

La mia famiglia mi riteneva incapace ma intelligente, seppur anche distratta.

La mia famiglia mi alzava le mani addosso spesso.

La mia famiglia mi faceva stare anche di notte sveglia finché non risolvessi qualche equazione matematica, o perché non avevo capito bene come piegare in tre parti perfette un asciugamano.

La mia famiglia voleva che non mettessi le mie orecchie scoperte con i ciuffi davanti come piaceva a me, perché le orecchie sono brutte.

La mia famiglia voleva che smettessi di mettermi la mia giacca lunga pure di maniche preferita, costringendomi a dargliela così da farla modificare dalla sarta. Stessa cosa per i pantaloni, che portavo molto lunghi e sdruciti in fondo, e per questo preferiti da me.

La mia famiglia mi buttò via il mio armadio, la mia sedia mobile, il mio tappeto persiano vecchio regalatomi da mio padre da ragazzina, così come tanti miei vecchi disegni un poco ammuffiti causa le varie inondazioni della città di Livorno in cui ho vissuto.

La mia famiglia usava senza chiedere il mio stereo regalatomi da mio padre.

La mia famiglia nonostante la mia targa anti-fumo, mi fumava a profusione in camera.

La mia famiglia mi riprendeva per ogni cosa che mi piaceva, dicendo che avrei dovuto avere lo stesso interesse verso la matematica. "Guarda come le brillano gli occhi se si parla di cinema!"

La mia famiglia non mi dava uno schiaffo, me ne dava anche tre o quattro pure in faccia o calci nel culo da ciabatte o pedate.

La mia famiglia mai aveva detto che ero carina o bella.

La mia famiglia mi riteneva inquietante.

La mia famiglia aveva una zia che diceva che per farmi capire le cose dovevo io (e mia sorella anche) essere trattate come i muli, cioè con le botte.

La mia famiglia beveva più vino che acqua, e mi costringeva a mangiare tonnellate di bistecche o roba pepata, solo perché dissi ad un mio zio che la roba col pepe non mi piaceva.

La mia famiglia mi costringeva pure a mangiare roba con aglio/scalogno/cipolla, per poi fare le facce stupite se involontariamente il mio stomaco e gola si ritraevano a mo' di vomito se queste venivano messe nella mia bocca.

La mia famiglia non aveva sempre i soldi per mandarmi a scuola, o comprarmi qualcosa.

La mia famiglia comprava più di un pacchetto di sigarette al giorno, e chiedeva a me se sempre, di uscire fuori a comprarne.

La mia famiglia mi ordinava di rifare i letti, di spazzare per tutta la casa, di portare fuori il nostro cane lupo, di ripulire mobili e finestre, di apparecchiare e sparecchiare la tavola, di piegare gli asciugamani...

La mia famiglia credeva che solo io (mia sorella non voleva o era fuori) e mia zia potevan fare le faccende di casa, e non mio cugino perché l'uomo di casa.

La mia famiglia pensava che gli omosessuali fossero malati, anormali.

La mia famiglia diceva che era degradante vedere una ragazza creare peni di ceramica decorata (come andava di moda negli anni settanta).

La mia famiglia mi prese un mio quaderno segreto di nascosto, per mostrarlo a chissà chi, con disegnati alcuni ragazzi che mi piacevano, fare cose erotiche, dicendo anche che erano orribili e da malati.

La mia famiglia mi riteneva idealista, e me lo diceva come se fosse una cosa stupida, con rabbia.

La mia famiglia mi minacciava di alzarmi le mani se mi trovava con dei dizionari in mano.

La mia famiglia mi diceva che non dovevo mai insegnare a mia sorella.

La mia famiglia faceva in modo che mi sentissi davvero incapace, lasciando che fosse mia sorella minore a guidarmi, e non il contrario.

La mia famiglia credeva che solo gli adulti potessero insegnare ai bambini, e mai il contrario.

La mia famiglia alla tv, giudicava spesso l'aspetto fisico di qualcuno, e non solo lì.

La mia famiglia disse che il cantante degli AC/DC di un disco vinile regalatomi, nonché di Slash riconosciuto da me in tv durante una Moto GP, che erano entrambi brutti come scimmie.

La mia famiglia diceva che il metal era warrr warr arrr gggrrr, che i Manu Chao facessero schifo, che Jimi Hendrix fosse noioso...

La mia famiglia diceva che non sarei mai stata in grado di difendermi.

La mia famiglia mi picchiava spesso in bagno o di fronte al muro.

La mia famiglia non mi lasciò uscire per periodi più di una volta a settimana.

La mia famiglia non aveva interesse nei miei personaggi, nelle mie storie e fumetti.

La mia famiglia non voleva mai chiarire un litigio tra me e mia sorella, avendo sempre come soluzione quello di darci molti schiaffi in faccia e sul capo.

La mia famiglia non voleva mai sentire il mio parere su qualcosa, o diceva che dovevo stare zitta perché avevo molto più da imparare da loro.

La mia famiglia criticava ogni mio singolo partner.

La mia famiglia propose molte volte di usare noi per fare elemosine in giro o per il condominio.

La mia famiglia non voleva mai punire mia sorella quando mi distruggeva qualcosa di importante.

La mia famiglia mi diceva solo "Ignorala" ma non faceva lo stesso con mia sorella, e quando chiedevo come farlo, non mi dava mai risposte.

La mia famiglia litigava con mia sorella ogni mattina ed ogni notte, urlando forte per ore.

La mia famiglia ora sembra essere vegana, e prima era fissata con il mangiare carne perché fa bene.

La mia famiglia diceva che solo mio cugino poteva stare senza maglia o pantaloni, mentre a noi era assolutamente vietato stare senza.

La mia famiglia mi costringeva ad andare senza calzini con le scarpe, perché credeva che si spaccassero dopo molto tempo per i talloni. Scarpe comprate ai mercatini asiatici.

La mia famiglia stava sempre lontano dai vu' cumpra', o come accadde una volta, allontanò me in malo modo da uno che voleva solo salutarmi perché non mi vedeva dai tempi delle medie.

La mia famiglia mi fece passare per una di 11 anni quando ne avevo invece 16, solo per pagare di meno. Volevo urlare che non era così, ma avrei avuto altri schiaffi in faccia, e quindi stetti zitta.

La mia famiglia mi lasciò spesso sola sulle attrazioni tipo montagne russe, ma voleva per forza che io andassi con loro a quelle che non piacevano a me.

La mia famiglia per una rara volta interessata ai miei disegni (ma perché questo avrebbe portato forse ad un guadagno su magliette), mi costrinse a cambiare i nomi di alcuni personaggi, altrimenti usati lo stesso da loro senza il mio permesso, contro la mia volontà.

La mia famiglia mi disse che ero un'imbecille solo perché sapendo di aver perso un telefono, piansi per aver perduto delle foto mie ritenute importanti, e non per il valore dell'oggetto.

La mia famiglia litigò spesso con mio padre perché di idee diverse dalle loro.

La ma famiglia litigò spesso con mio nonno (morto di recente, mi manca ancora) per motivi sempre basati sui soldi, su macchine e simili.

La mia famiglia litigò con mia madre facendo mettere in mezzo me, costringendomi a telefonare a lei con vivavoce nonostante fossi già sotto pressione, dopo averla vista quell'estate per la prima volta: se non lo facevo, niente più chiamate.

La mia famiglia ha una madre che pensa ancora che io facessi il doppiogioco tra lei e mia zia, criticandomi dicendo che fossi come sua sorella, o che fossi come mio padre.

La mia famiglia ha una madre che quando nell'unica volta che ci vedemmo, si permise di strapparmi letteralmente dalla mie mani le mie letture preferite, o facendomi sentire in colpa per ogni cosa che facevo (come parlare con alcuni stranieri).

La mia famiglia arrivò a volermi picchiare in bagno facendo stare fuori da esso il mio compagno del tempo, solo perché si fece tardi a riprendere il treno per tornare a casa.

La mia famiglia diceva che avrebbe pure voluto spiarmi per cosa facevo col mio partner, anche su effusioni o preliminari, comprendenti anche sex-toys, come se fossero una roba da bandire.

La mia famiglia prendeva in giro le ragazze affettuose tra loro, o le appassionate di fumetti e cartoni animati.

La mia famiglia diceva che i fumetti son belli perché realistici ma non voleva mai leggere i miei.

La mia famiglia diceva che ero il loro bracci destro.

La mia famiglia si permise di strapparmi un pupazzo creato da me, perché fatto non secondo le loro regole.

La mia famiglia voleva buttarmi via tutti i miei pupazzi raccolti.

La mia famiglia diceva che mi avrebbero voluto cambiare anche se ero una testa dura.

La mia famiglia diceva che quando ero a tavola, persa nei miei sogni ad occhi aperti per non stare ad impazzire ad ascoltare l'ennesima slinguazzata/ciucciata in disco, sembravo allucinata.

La mia famiglia mi fece stare lontano da alcuni bambini, o rovinava molti dei miei rapporti d'amicizia. Molte delle mie amiche non volevano avere niente a che fare poi con me.

La mia famiglia non mi dava quasi mai ragione, voleva sempre correggermi.

La mia famiglia non riteneva importante il voler dedicare qualcosa come un film od una giornata, a qualcuno per fare questo/a felice.

La mia famiglia diceva che avevo molte idee sbagliate, che ero acida e imbecille.

La mia famiglia diceva che mi comportavo come uno zulù, o che ero down (mongoloide volgarmente usato per definire gli affetti da trisomia 21).

La mi famiglia mi faceva sempre sentire in colpa se dopo avermi chiesto qualcuno di vedere i miei lavori artistici, io ne facessi vedere tanti perché ritenuti tutti importanti e quindi non sapendo quale mostrare per primo.

La mia famiglia considerava la mia fissa dell'analizzare i miei sogni notturni, come cosa da pazzi. O che era impossibile che io avessi analizzato uno di questi in pochi minuti su un singolo foglio.

La mia famiglia diceva che era fastidioso vedere un qualcosa di splatter/horror nei miei disegni.

La mia famiglia voleva sempre buttare ogni cosa rotta, scoprendomi quando io invece nascondevo questi cercando di aggiustare in qualche modo per riusarli.

La mia famiglia ordinava infastidita a me ed alle mie amiche, di stare zitte o cambiare discorso quando io e loro parlavamo di religione, musica, tecnologia e simili in macchina.

La mi famiglia mi fece sentire in colpa quando dissi che non ritenevo giusto il dover copiare una vignetta altrui per un libro di mio nonno.

La mia famiglia mi dava e non sempre, solo qualche centesimo per ogni lavoro casalingo fatto.

La mia famiglia mi guardava con rabbia se non raccoglievo o sparecchiavo tutta la loro roba in tavola e per terra, anche se prima dell'ultima avevo già pulito.

La mia famiglia mi riprendeva molto negli ultimi anni, se dimenticavo qualche cosa a tavola.

La mia famiglia non aveva pazienza di farmi stare a mio agio per parlare dei miei problemi, per poi stare tutta la notte di nascosto a sentire mia cugina lamentarsi di stronzate.

La mia famiglia faceva spaccare piatti e bicchieri in gran quantità.

La mia famiglia mi creava molte pressioni ed ansie, non lasciandomi nemmeno una sorta di privacy in camera.

La mia famiglia non mi ha mai fatto lasciare dormire un amico con me in casa.

La mia famiglia mi diceva di non ridere sguaiatamente, o di smettere di essere musona.

La mia famiglia mi vietava di insultare, controribattere o difendermi.

La mia famiglia mi diceva che ero pure perversa riguardo il sesso.

La mia famiglia ha un padre che spesso è scappato da mia zia, o che è stato assente per tanti anni senza farmi sapere nulla più di lui.

La mia famiglia ha un cugino che nonostante lo preferissi un poco più a mia cugina, non rispettasse le promesse fatte.

La mia famiglia fece ritardare molti miei compleanni a causa della morte di mio zio (mio abusatore), anche di 5 mesi o anni.

La mia famiglia aveva uno zio che urlava o trattava come un oggetto indesiderato, mio nonno Franco che aveva problemi gravi tipici degli anziani, disabile, di cui io ero molto affezionata, e che sentivo ogni notte dire frasi disperate non potendo usare mani e gambe per difendersi, ogni notte, solo per basse lamentele sul bisogno di dover andare in bagno.

La mia famiglia mi considerava una da correggere, una che non aveva regole ne' umiltà, una che andava picchiata perché non c'era altrimenti modo, una che diceva stronzate.

La mia famiglia considerava i miei gusti strani, o troppo idealisti.

La mia famiglia lasciava spesso me e mia sorella sole in casa per ore, mentre mia zia e suo marito facevano cose in camera loro chiusi a chiave, od erano chissà dove fuori.

La mia famiglia ha mio padre che non mi abbracciò una volta dopo che io piansi per un'offesa, perché considerava il gesto come falso.

La mia famiglia metteva i mobili pieni di merendine chiusi con chiavistelli, ma di nascosto lasciava che mio cugino o mia sorella o mia cugina mangiassero o usassero le mie cose.

La mia famiglia disse chiaramente che non facevo parte della famiglia.

22 aprile 2018

Attimi Sul Momento Verso Una Fine.

"Non vedremo mai il centenario"
"Centenario?"
"Sì, il primo secolo avanzante"
"Beh, il nostro tempo ha percorso comunque tra due secoli..."
"Per modo di dire..."
Erano ancora lì, a quel mini bar all'aperto all'angolo di un parco ricoperto da così tante foglie morte d'autunno, da sembrare un tappeto rosso vivo. 
Le seconde e quarte parole del discorso furono di Chris, conosciuto ai più come Blaze Ya Dead Homie, e le prime, terze ed ultime parole del collega e vecchio amico di lunga data James, conosciuto come Anybody Killa, nomignoli artistici creatosi durante la loro prima età adulta. 
Chris stava addentandosi dei grosso hot-dog, osservato dal divertito Killa, intento a godersi invece una grossa bottiglia di Jägermeister
"Che stai guardando adesso?" chiese Chris, con mezzo wurstel e ketchup traboccare dalla bocca semiaperta. 
"Sarai anche più giovane di me, ma sembri il più rimbambito." rispose James, bevendo un altro sorso dal suo bottiglione.
 "E tu sei un alcolizzato" aggiunse Chris. 
"Dobbiamo ancora continuare a battibeccarci come bambini?" domandò infastidito James. "Ma se sei stato tu a cominciare!"controribattè Chris. 
"Sbagliato, io ho solo detto la verità." disse Killa ridendo.
"Bah..." finì Chris voltandosi verso chissà quale panorama davanti ai suoi occhi.
 James rise ancora. 
"Va bene, siamo rimbambiti entrambi, contento? Guarda come siamo ridotti..." 
Chris si rivolse di nuovo verso il collega:"Sei troppo ambiguo, non fai che dire di essere meglio di me, per poi ammettere solo alla fine di essere uguale a me, se non peggio" fece notare.
"Io ho una reputazione da difendere... Cioè... Avevo." rispose Killa.
"Vedi? Pensi ancora di essere come ai tuoi vent'anni, e poi ti accorgi che ormai quel tempo è finito" aggiunse Chris.
 "Lo so benissimo, mica son scemo. Non fai che peggiorare i miei timori in questo modo. Anche se quasi sul finire della mia esistenza, anche se ubriaco e rintontito, voglio far rimanere quel poco di rispetto che mi son guadagnato in tutta la mia misera vita".
"Sei tu che hai deciso di stare molto all'oscuro, non io." 
"Ah beh certo, tu sei e gli altri volevate fare i bambini troppo cresciuti" continuò Killa "Però guarda adesso. Io sarò pure stato poco infantile e giocherellone, ma almeno mi sono preparato".
"Certo, preparato a non godersi la vita, ed attaccandosi ad una bottiglia..." sbofonchiò Chris.
"Sempre meglio che fare il buffone come fai tu, e non dire altro che non voglio certo arrabbiarmi" intimò Killa.
 "Di te sanno tutto ormai: cosa ti piace, cosa mangi, che fai durante il giorno, grazie a quei social di internet... O dei cellulari..." cercò di correggersi.
"I miei fan mi hanno amato per questo infatti. Anche se ero un mezzo fattone" aggiunse l'altro.
"Perché a me mi han solo sputato merda? Pure io son stato apprezzato, e forse più di te".
"Va bene, questo è vero, tu sei molto più artista di me, molto più bravo ecc... Solita storia che sento da anni, sai? Ne ho piene le tasche" aggiunse Chris gesticolandosi addosso. 
"Cazzo, hai già finito tutta l'erba che possedevi?" rise Killa. 
Blaze lo guardò in modo buffo e Killa rise di nuovo.
"Siamo due completi idioti, lo confermo e lo confermerei un sacco di volte" aggiunse l'ultimo.
"Vaaaa beeeene. Allora cambiamo discorso. Che cosa pensi che accadrà nel nuovo secolo?" continuò James guardando la stradina di ciottoli vicino a se' che si estendeva per chissà quanti metri decorati da grossi olmi dalle foglie tinte di fuoco. Vicino a loro due c'era anche un salice piangente.
"Perché ancora questa domanda..." sussurrò Chris guardando per terra. 
"Hai paura, Chris?" domandò Killa, volgendo lo sguardo verso l'amico.
"Non dovrei averne per caso? Tu dici pure che son come un bambino che non vuole crescere, sarebbe strano che non ne avessi, di paura" disse continuando a guardare in basso. 
"Ti diverti a tormentarmi, vero? L'hai sempre fatto. Vuoi vedermi smontare, vuoi vedermi aprire gli occhi alla realtà, so benissimo che lo fai per questo motivo. Non vuoi essere il solo ad aver terrore della vecchiaia e non essere solo nella morte". 
Killa fece una smorfia e si distese sulla sedia di plastica per alleviare la tensione. 
"Va bene, diciamo che in effetti detesto vederti sempre così ritardato. Va bene che detesto essere così allontanato da te, e allora? Che ci posso fare se mi viene naturale fare tutto questo? Non mi fosse importato di te non avrei sviluppato certi modi di fare, penso. E poi sei tu che non batti ciglio quando ti offendo" fece notare James, volgendo lo sguardo al cielo, fumandosi una pipa.
"Hai la memoria corta, vedi? In realtà una volta mi feci rispettare da te. Non era nemmeno passato così tanto tempo da quella volta. Faceva freddo, c'era la neve eppure noi dentro eravamo ardenti. Io specialmente, poi dopo te, perché avevamo litigato per la prima volta" ricordò Chris.
"Oh ricordo sì, volevi ammazzarmi quasi. Mi ero terrorizzato quel giorno, e volevo anche troncare i nostri rapporti, anche se duraturi" confermò il ricordo condiviso, prendendosi un'altra boccata dalla pipa sua personale. 
"Sì, ma poi facemmo pace. Non so se dire se sia stato un bene o no. E poi ci son state altrettante volte" continuò Chris.
"Ti sbagli stavolta te, Chris. Non litigammo più, almeno non come quel giorno" corresse James.
"E spero tu te ne ricordi il perché" aggiunse James un po' arrossito in faccia all'improvviso. 
"Oh. Sì, come potrei dimenticare una cosa del genere?" disse Chris un po' imbarazzato. 
"Ci son state delle volte in cui è successo." ricordò a Chris l'amico, ancor più rosso nelle guance. "Quando eri su di giri ammettevi certi interessi in me, per poi non ricordare niente qualche tempo dopo. E' per questo, tra le tante motivazioni che mi spingono a farlo, che ti ho sempre insultato. Ti odiavo e ti amavo nello stesso tempo" aggiunse.
"Allora anche io ho fatto quasi lo stesso modus operandi".
Killa rise. 
"Volevo che tu ti rivelassi prima o poi, perché provavo le stesse cose per te, non sapendo se erano reciproche o no, e nella sofferenza allora ho sempre preferito pensare alle cose positive, così come fare lo scemo del villaggio." raccontò Chris tradendo una lacrima scivolargli da un occhio. 
"Ti rendi conto, tutta una vita a penare solo per timore di essere derisi, quando potevamo benissimo fregarcene..." Chris tradì anche dei singhiozzi e leggeri tremori. 
Anche a Killa adesso, ai suoi occhi scuri, venne una sorta di tremante luminosità, come un fiume scuro che stava appena trasformandosi in leggera tempesta. 
"Meno male che non c'è nessuno qui intorno, sembra tutto così morto..." fece notare Killa, abbracciando la schiena dell'amico con le sue braccia. 
"Non è morto, non ancora almeno" aggiunse Chris, avvicinando al suo petto il collega sempre più rosso in volto.
"Detto da uno che si è sempre rappresentato come un morto vivente è ironico" disse James.
"Sai, ricordo anche io qualcosa, ricordo proprio di quando convinsi te ad essere noi stessi sempre ed ovunque. Ma nonostante tu ti fossi aperto una buona volta, ho notato, che come adesso, hai questa fissa della dignità, perché reputi tristemente la nostra relazione come mal accettata" continuò Chris.
"Allora vedi che tanto scemo alla fine non sei? Se solo te ne rendessi conto più spesso... Ma io ti odio anche, è destino che sarebbe stato così il nostro rapporto" rise Killa.
Chris accarezzò i lunghi capelli corvini un po' sale e pepe del collega, ma quest'ultimo si alzò leggermente, solo per agguantarsi al cappello di lana dell'amico, e baciarlo a stampo sulla bocca. Adesso anche Chris arrossì violentemente, ed i suoi occhi verdi si illuminarono ma di grande emozione, come dei prati nel buio percorsi da venti fortissimi. 
"Questa però non è anche una cosa da ragazzini?" sorrise Chris, guardandolo negli occhi.
"Oh, non rompere ciccione fattone" scherzò Killa ridendogli pure addosso, un po' ubriaco ma seriamente innamorato come sempre è stato. 
Chris allungò il sorriso e ricambiò il bacio di James, col cuore che batteva, nonostante l'età, in contemporanea all'altro.
"Sai, penso già che cosa potrebbe capitare nel nuovo secolo..." sussurrò James.
"Che cosa?" domandò curioso Blaze abbracciando fortemente l'amico verso di sé. 
"Penso che le nostre anime non si abbandoneranno mai."

Notturni Pensieri

Ieri ho ripensato a mio nonno ed a quel suo viaggio richiesto a Praga, invito suo stesso che avrebbe voluto tanto farlo con me assieme al mio compagno attuale. Invito che ho dovuto rifiutare per una semplicissima visita medica.
"Vabbeh sarà per un'altra volta"
Visita medica che non ha portato a molto, per aiutarmi nel mio handicap dell'udito, e che non so nemmeno se mi aiuta per altre cose. Ancora ci penso, ed è inutile che mi si dica che non potevo saperlo. Erano passati più di otto anni dall'ultima volta, ed ero una ragazzetta. Dovrei dire, allora questo ti spinge a fare le cose in fretta, tu che di solito così fai.
No, ci sto provando ma è inutile.
Tutti i suoi aiuti, il fatto che mi abbia aiutato a fare quella mostra (nemmeno riuscimmo a vederci lì a Firenze) anche se ho a cuore quel che ha fatto (perché in fondo allora credevano in me), non mi aiuta, e penso che tutto questo distruggermi fisicamente venga anche da questo. Ci penso, poi lo scrivo adesso, i miei occhi vogliono piangere, e non c'è nessuno qui fisicamente vicino ad aiutarmi.
Ecco, adesso piango, ed è buio, come sempre accadeva ed accade, son da sola, devo affrontare tutto da sola.
Non ho nemmeno la possibilità di disegnare anche se volevo far di più visto l'anno scorso che sembrava andare quasi sul meglio, ho mandato roba e partecipato ad alcuni concorsi, senza vincere anche se me lo aspettavo, ma nessuno ancora ha pensato magari di potermi aiutare in questo, o di chiedermi se avevo vinto o altro, nessuno.
Ho mandato più volte in bacheca il mio album, e nessuno se l'è cagato, come nessuno pensa di condividere i miei lavori, preferendo invece condividere roba dalla mia bacheca, che però con me non c'entra un cazzo.
Ho scritto cose, raccontato, ma poi vedo che quel che viene condiviso, son perlopiù scemenze anche più lunghe di quel che ho scritto io.
Io non capisco cosa mi tenete a fare.
Dopo un po' a vedere tutto questo disinteresse, mi viene rabbia, tristezza, senso di inutilità in questo mondo di merda, perché di merda è, mi basta leggere e vedere tutte le ultime cose che stanno accadendo, che già quelle mi fanno credere di avrei preferito non esser mai nata, anche includendo tutto quello che ho dovuto sopportare sin dalla nascita (genitori assenti, zii maneschi di cui uno abusante)...
Perché anche se poi non mi suicido sul serio, son come uno zombie, un morto vivente passivo, una persona apatica come spesso lo ero in passato.
Che cazzo devo fare allora, per non stare peggio?
Facile dire "Cerca di resistere come sempre fai" quando questa cosa la faccio da sempre.
Ma a tutto c'è un limite.
Specie quando vedi che a nessuno importa di te veramente.


Non ci sarà più "Un'altra volta"....

Ormai parlo più coi fantasmi, come allora facevo da bambina.
C'è più vita in loro che nelle persone vive.


Eh va bene, non mi importa più nulla se qualcuno troverà strano questo mio contrasto (che poi, contrasto di che?). Il mio cuore dentro, molto dentro, è romantico, e si riscalda quando vede cose molto tenere. Magari vivendo tutto come è nella mia testa, fatto di cose semplici, come bere delle calde bevande davanti ad un camino. Son sempre stata così, e per un periodo col mio ex di quando avevo 17 anni mi comportavo simile, anche se lui mi trovava strana in questo, o mi guardava storto. Ho sempre detestato la gente che si dava arie sull'avere chissà quanti partner, ed anche se rispetto chi magari preferisce avere la vita promiscua, ho capito che per me questo non fa, e che mi farebbe stare invece molto male essere divisa con qualcun altro. Certo, c'è sempre quel dilemma esistenziale che fa impazzire molti di noi, come quando vogliamo molto bene a più persone e non sempre la cosa è reciproca, ma questi si sa che son i dilemmi grandi della vita, cosa che si sa forse, o che forse si dimentica o si cerca di dimenticare, facendo poi soffrire altri. Agli altri son sempre sembrata una persona fredda, e forse perché mi comportavo o mi comporto come questi citati, per non soffrire appunto, poiché essendo me stessa venivo presa in giro.
Da una parte, ho sempre pensato che avrei voluto esistere in un'altra epoca, e non in questa.
Ma nelle mie fantasie, c'è più romanticismo che quello che sembra essere di moda adesso (non ci vuole molto a capire cosa intendo), o il sembrar solo dei corpi di sola voglia sessuale. Sono un tipo sognatore, anche se di carattere introverso e riflessivo, ma dentro di me ho di quei sogni e quelle storie, di cui alcune già scritte e mostrate. altre ancora nascoste, per evidente imbarazzo e vergogna.
Quando dicono che le frasi un po' sdolcinate, fantasiose, o cose come fiori e dediche siano stupide, una parte di me si sente morire, come in colpa. Certo, non piace nemmeno a me troppa esagerazione, ma che male c'è nel regalare un fiore?
Siamo arrivati che è sgradevole solo dire che gli occhi di qualcuno ci ricordino un fiume in una notte illuminata? O di un fiume in tempesta? O semplicemente, come puro è un vero spirito romantico, di tenerci a qualcuno tantissimo?
Sul serio, ragazzi miei?


Avrei voluto che quella neve, quel manto di neve come pioggia sul mio viso di mesi fa, fosse durato di più...
Mi sentivo davvero felice, a ridere sulla neve col cane che buttava giù il mio compagno, ed a tirare le palle, a seguire le orme di qualche cervo invisibile ed a nasconderci sotto il grosso albero per stare un po' all'asciutto.
Era così bello, dannazione.

ARTWORKS 2017_PARTE 5








Re-design per la prima volta, di un gruppo di personaggi miei, inventati quando ero poco più che un'adolescente, prima quindi delle scuole medie. Ho ripreso da un mio vecchio taccuino superstite. 
Jamie Madrox nel tentativo di rimanere vivo sopra un trabiccolo mobile in fiamme.
Uno pseudo disegnino con ritratti Jamie Madrox e James Root (Slipknot, Stone Sour) mentre prendono affettuosamente in giro Joey Jordison (Slipknot, Murderdolls, Korn, Vimic etc). Questo perché Joey è alto 1.60 cm contro le loro (Jim 1.98; Jamie 1,93 circa). Ahimè, io e Joey abbiamo quasi la stessa stazza, quindi lo capisco fin troppo bene.
Baby Monoxide accovacciato e con ciuccio. Stavo quasi per trovare finalmente il suo character design definitivo.
Di nuovo Shaggy per come è adesso, sempre con arma stupenda tra le mani.
Shaggy stavolta con il suo vecchio trucco alla The Wraith/Shangri-La (nome di un album loro), molto furioso. Quel divisorio fra i denti però è più roba recente, e so che lo ha avuto da un incidente accadutogli. Mi piace molto disegnarlo incazzato.
Prima apparizione di uno dei miei felini ballerini e musicanti. Perché nella mia testa, complice forse il ricordo di Tutti Quanti Voglion Fare Jazz  ma non solo, alcuni dei miei personaggi fanno cose di questo genere, facendo ballare delle LadyKitties in modo frenetico, ma dipende sempre dalla canzone o musica che sto ascoltando, quindi la cosa varia: sempre però è presente qualche strumento musicale strambo.
Violent J e Shaggy 2Dope mentre rappano/cantano qualche loro canzone amata (almeno per me, il buon 98-99%). Anche loro sono rappresentati come si muovono nella mia mente.
Successivamente colorato, un omaggio a Jamie Madrox ed al suo nuovo gattino domestico (di recente gli è morto il suo più caro): Michael, un trovatello senza famiglia. Jamie è un amante dei gatti, e lo si nota anche senza saperlo, perché per un periodo postava meme solo con felini. Si portava il micio anche dietro, facendoci i video. Ovviamente l'omino in piccolo è Jamie.
Tentativo ennesimo di disegnare una tavola a mano, per presentare un mio personaggio furry extraterrestre di nome Yally (nata intorno al 2009 circa, una coniglietta dai capelli blu e pelo arancio, vestita di una aderente tuta gialla anti-proiettili), ed alcuni dei miei Homonculus, esserini bianchi senza gambe e con ciuffi a cerchio che spesso metto nelle mie illustrazioni random. Purtroppo pure questa la scartai, non trovandolo convincente abbastanza.
Un'altra tentata fan-art su una delle mie coppie slash lesbo preferite, queste direttamente dalla serie animata My Little Pony: Lyra Heartstrings e Bon Bon. Non le ho disegnate molto ma perché ancora mi ci vuole a riprendermi dal brutto periodo nero accadutomi dopo il 2014: insomma, mi criritcavano per il mio amore verso questa fantastica serie, e quindi dopo un po' decisi di passare ad altro e di smettere di disegnare roba su quel cartone animato. Un peccato perché i disegni a detta di molti, erano molto belli e colorati bene (vabbeh so già che coloro bene... Anche se odio dire così, autostima mia di merda). Comunque ho già detto che sarei tornata prima o poi a disegnare qualcosa a tema MLP, che tanto mi piace.
Ancora Lyra e Bon Bon, della serie animata MyLittlePony. Ovviamente nel mio stile, anche perché non mi riesce proprio a disegnarle uguali al cartone animato. Ci ho provato tante e tante volte, ma non mi è mai riuscito. E va bene così, almeno so che ho uno stile tutto mio. E poi ho visto che a molti è piaciuto come le disegnavo. Ah, presto comunque scriverò quell'unica fanfiction immaginata molti mesi fa, non ancora purtroppo trasposta a fumetto, ma ancora ben ricordata nella mia mente.
Monoxide Child, in posa un po' sospettosa.
Baby Jamie mentre saluta qualcuno volando in cielo con due palloncini con stampati i trucchi caratteristici degli Insane Clown Posse.
Una delle fanart su loro due che tanto ancora mi piace. Monoxide e Jamie come sono attualmente, con un pipistrello a parodia di Batman-signal fare la linguaccia stampato sulla maglia di quest'ultimo.
Un giovane SirCat dalla lunga criniera bionda.
Un altro giovane SirCat, ma con la bandana sulla capoccia.
Un gattino random dal mio caratteristico collo allungato ed espressione compiaciuta.
LadyKittie con veste leggera e sguardo malinconico.
Altra LadyKittie, coi capelli al vento e collo ancor più allungato.
LadyKittie un po' scimmiesca, intenta a sorseggiarsi un tè.
Una coppia di LadyKittie e SirCat molto sereni.
Un'altra coppia come la prima, ancor più felice.
Una LadyKittie vista da dietro.
Una LadyKittie di profilo.
Una Ladykittie in posa sensuale e con solo addosso le mutande.
LadyKittie ballerina. O forse si sta facendo dell'auto-ginnastica in casa propria.
Baby Monoxide (a sinistra) e Baby Jamie (a destra). Jamie coi capelli bagnati, non ha più voglia di stare nella vasca da bagno, ma Monoxide lo lascia fare, seppur curioso.
I Twiztid sempre più nella mia definita versione bambinesca, abbracciarsi.
Monoxide (quello sotto con la testolina sul cuscino) e Jamie, sempre versioni bebè e coi capelli sciolti. La mano non è la mia.
LadyKittie senza capigliatura, ma compensante in sensualità in altro che possiede, sotto lume di candela.

21 aprile 2018

ARTWORKS 2017_PARTE 4 (+ resoconto sugli squali)


PARTE 1 https://ilcerbiastrello.blogspot.it/2018/04/artworks-2017parte-1.html

PARTE 2 https://ilcerbiastrello.blogspot.it/2018/04/artworks-2017parte-2.html

PARTE 3 https://ilcerbiastrello.blogspot.it/2018/04/artworks-2017parte-3.html

Baby Monoxide stanchissimo e Jamie che invece occupa tutto il materassino giocando a qualche vecchio videogioco.

I due baby Twiztid piangere disperati, richiedenti attenzioni.


Successivamente colorato fatto girare per il web, preso da molti utenti, piaciuto anche ai reali omonimi. E' stato condiviso da parecchi juggalos e non. La cosa mi fece piacere ovviamente.

Baby Jamie Madrox con la sua tutina quasi ufficiale.

Baby Jamie ancora, ma successivamente colorato e a fumettino, dove era appunto triste perché preso in giro per la corporatusa robusta.

Baby Monoxide con la sua tutina con disegno ricamato sopra sorridente, come anche lui.
Successivamente colorato, anche se il risultato non mi soddisfò: Monoxide bambino felice fra dei palloncini. Penso stesse volicchiando.


Nonostante l'età, i due, specie il piccolo Monoxide, hanno un certo interesse verso qualche esemplare femminile dalla seducente voce. Comunque sia qui son rappresentati più come adolescenti che non vogliono crescere.


Provai anche a farne una versione leggermente gay, ma fu l'unica volta perché stranamente non ce li vedevo bene. Non so perché, nonostante siano amiconi o abbiano fatto scemenze vagamente omosessuali non riesco a vederli come coppia, come invece ci vedo personalmente Abk e Blaze. Facciamo che Mono aveva le traveggole, ahah.


Questa non è del tutto inventata, capiterà di frequente trovare meme con quella frase nel fandom musicale dei Juggalos: perché sì Jamie e Blaze son sempre stati dei cicci armadi, (sono alti più di un metro e settanta) ma nonostante questo, hanno un certo fascino, visto l'amore che hanno anche da parte dei fan (tra cui me). E poi io stessa venivo presa in giro perché mi piacevano (come adesso, mica la cosa è cambiata) anche tipi come lui (infatti per anni ho cercato di nascondere la cosa per evitare di sentirmi in colpa anche sui miei gusti). Vabbeh, comunque qui Jamie si sene sexy e Mono ne approfitta per alzargli un lembo del vestitino, con risatina sotto i baffi.

Guardando i miei super vecchi disegni d'infanzia, trovare personaggi dentro specie di casseruole con ruote da minatore non era raro, (così molte altre cose che disegno ancora oggi, molto frequenti, che io definisco mio marchio di fabbrica) così ecco uno dei tanti disegni con personaggi sfortunati trovarsi dentro chissà quali gallerie mentali, con sottofondo musiche e canzoni che ascolto. Monoxide perde anche il ciuccio, poverino.


Come seconda richiesta (l'ultima volta e prima fu forse nel 2012 o 2014), ridisegno nel mio stile alcuni dei miei personaggi preferiti della serie animata A tutto reality:L'isola (anche se non mi faceva impazzire così tanto, lo guardavo quando non sapevo proprio cosa fare, e di rado). Aggiungo una cosa che non tutti sanno: le mie ex amiche di scuola superiore (non della mia classe) mi dicevano che ricordavo molto Izzy, sempre per dire che ero un po' la pazzia fatta persona, ma vabbeh'. Comunque mi son sempre piaciute le due amiche Gwen e Leshawna, ed un poco Courtney.
Baby Monoxide ed il suo stanzino segreto dei divertimenti. Sì, immaginate pure qualcosa di spinto, vedendo la roba intorno alle bambole. Ma a parte la scena grottescamente divertente, a sinistra c'è un contrasto mio personale, ovvero la metafora dell'amore nascosto e ricercato, mascherato da piccolo palloncino a forma di cuore. Metto sempre qualcosa di mio nelle vignette, e questo spiega forse perché a Monoxide scappi una lacrimuccia.

Di nuovo i Twiztid, ma adulti e più attuali.

I baby Twiztid mentre giocano con serenità.

Vignetta serena con i due Twiztid giocare con amore davanti al loro collega (qui sottoforma di tutore) Violent J.


Jamie Madrox con la tuta lunga dei Dark Lotus. (Dark Lotus è il nome dell'ex supergruppo formato dagli ICP, Twiztid, Blaze Ya Dead Homie e talvolta AnybodyKilla).
Ennesima faccia random. Non so di chi e come mai.
Shaggy 2Dope nella realtà, apprezza i delfini e la pesca, quindi, ispirandomi a delle sue belle foto mentre giocava con questi mammiferi, ho disegnato questa scenetta.

Uno dei miei animali preferiti. Lo è sempre stato, ed ho rispetto per questi pesci. Una volta avevo anche un peluche (distrutto dal mio cane Nathan, un lupo cecoslovacco mezzo husky). Io stessa posseggo da poco un ciondolo con un dente di squalo, non so dire però di che razza.
Nota: così come per i cervi, (discorso che feci pure alla mia amica quando fummo al parco di Cervia, accorgendomene sul momento), gli squali perdono moltissimi denti nel corso della loro via: hanno una particolare ingegnosa dentatura, che quando questa perde un dente, subito dopo viene messo al suo posto quello che era dietro quello perso, detto dente di riserva. Quindi nessuno squalo è stato maltrattato per quei pendenti. Mostrerò solo stavolta una foto dimostrativa.

Colgo l'occasione per parlare ancora a difesa di questo animale. Va bene il gran colossal cinematografico Lo Squalo, ma sappiate che non è vero che questo animale sia così sanguinario: così come il lupo è stato creduto alla stessa maniera. Fa più morti il cane che lo squalo per dirvi. Lo squalo non ha l'essere umano nella sua catena alimentare, ed è utilissimo nella salvaguardia dell'ecosistema marino. Tristemente è un soggetto, di cui molte razze, quasi a rischio di estinzione: è minacciato dal fatto di farsi rubare la pinna, di essere oggetto di odio irrazionale (ho letto sul web di gente che voleva pure fare strage di questi pesci), creduto un mostro di chissà quale crudeltà, e di tante altre colpe che non si merita, tra cui incidenti marittimi anche con l'umano. Che poi, mi stupisce che sia temuto più lui che l'orca, essendo quest'ultima più vorace dello squalo. Sappiate che infatti non tutti gli squali sono pericolosi, e non attaccano per cattiveria. Una volta guardai un video di uno spiaggiamento di una madre di squalo morente: era incinta, e aveva dentro un gran numero di squaletti. Ah, il video era questo qua.


Comunque chiusa parentesi, e spero questo faccia ragionare un po' di gente ignorante. Insomma, spargete amore per queste creature, diffondete le mie parole e non solo. Informatevi su queste creature. Non dico di andare a disturbarli come se fossero micetti, ma non fate come quelli che ignorantemente vorrebbero la loro già precaria estinzione dai mari (e non solo). Sembra strano detto da me che il pesce è tra i miei alimenti preferiti, ma non per questo mangerò (ne' ho mai mangiato) roba derivante da questa creatura.

LadyKittie. Nulla di che. Talvolta le disegno senza un motivo specifico.
LadyKittie che guarda in alto.

LadyKittie al telefono, dopo essersi prima rinfrescata e lavata la chioma.
Fanart del villain Queen Chrysalis della serie animata My Little Pony:L'Amicizia è Magica.
Ancora la villain, regina dei Mutanti, dalla serie delle MyLittlePony.
Giovine LadyKittie dalle codine tirate, un po' anni novanta style.
LadyKittie in veste e pettinatura casual, ma truccatissima.

LadyKittie tra le mie preferite, in posa un po' sull'attenti e battagliera.

Pose ideate da me solamente (quindi non copiatele), di presunti pegasus pony (cioè quelli della saga delle MLP).
Mini fumettino scemo con me e la mia amica Iasmin, non finito d'inchiostrare. Odio le zanzare.
Ed ultimo, sempre dalla mia cartella di disegni a tema erotismo:


Una LadyKittie un po' esotica (forse filippina, non so, io le disegno così come mi vengono, ispirata dalla musica soltanto).

Ironie della vita musicali traumatiche con Blahzay Roze: che fine hai fatto? In caso di storie di abusi sulle donne…

Non son riuscita a dormire, ma ormai il sonno mi è passato del tutto. Parlando finalmente con la mia amica fumettista dopo tantissimo temp...