26 aprile 2018

Marilyn Manson's Portrait of an American Family_Un Album Al Giorno Per Dieci Giorni_Giorno 3


                                   Jason V è lieto di presentarvi il mio terzo disco di oggi.
                                                            Ed il suo retro di copertina.

Questa rubrica continua, seppur in leggero ritardo, e mi accorgo che senza volerlo, col disco del primo giorno, del secondo e di questo, ho rappresentato tre decadi in senso cronologico.

Stavolta ho scelto infatti un disco storico degli anni '90, disco del temuto ed apprezzato nello stesso tempo e periodo di allora e di oggi, Brian Hugh Warner, più conosciuto col caricaturale nome artistico Marilyn Manson.

Prima che molti storgano il naso, sappiate che so benissimo anche io che questo cantante non abbia inventato di niente di nuovo, ma non si può negare che abbia mescolato certe arti culturali nel modo giusto, scioccando in modo da far ragionare alcune menti. Avrà fatto cazzate, è vero, ma chi non ne fa? E' pur sempre intelligente, così come è il suo essere artista, che voi rinneghiate o no. Può non piacere, ma non si può negare che abbia avuto un certo impatto sulla società (seppur in modo estremo e figurativo, anche se conoscendo certi gruppi nati nello stesso periodo, in europa, specialmente scandinava, direi mooooolto meno di questi ultimi) e con questo, risollevato alcuni problemi ancorati a questa, come il bigottismo, le armi libere, l'avidità, la perversione e così via.

Detto questo, quindi potete capire che per me è stato uno dei pilastri non solo musicali, ma anche un po' filosofici, non perché vedevo in lui qualcosa da imitare, ma un qualcuno che parlava per me. Per chi non sapesse nulla riguardo la sua più famosa biografia, Brian non ha avuto un'infanzia felice, aveva a cuore gli animali e ha conosciuto persone, pure vicini e famiglia, tormentati, mascherati da ipocrisia, felici solo apparentemente, rigidi su cosa anche io vedevo come normale, naturale, che hanno anche abusato o fatto sentire più volte lui a disagio, proprio come accadeva a me. Non mi piaceva Manson fisicamente (certo, lo ritenevo un bel ragazzo, ma esteticamente mi attraevano più gli altri componenti, conosciuti molto dopo aver sentito le sue canzoni dal disco compratomi proprio per interesse ad approfondire la sua estetica, oltre che per interesse musicale, insomma in parole povere, conoscere tutto il suo mondo dietro), ma ero interessata a sapere di più cosa provava in quelle situazioni, come vedeva la gente e altro.

Avrei quindi moltissimo, moltissimo da dire su di lui, ma è così tanto che non finirebbe più questa analisi, perché anche lui seppur scoperto verso i tredici anni (e poi anni dopo, verso i sedici-diciassette), ha fatto parte in pieno della mia vita. Da bambina già, mi fu presente, senza che io sapessi chi fosse, guardando un suo videoclip passato per caso sul canale MTV (prima che il famoso ex-canale di sola musica degenerasse, ahimè): era la canzone cover Tainted Love, e me lo ricordai proprio per la scena un po' umoristica del suo ex bassista Jeordie White aka Twiggy Ramirez (anni, tanti anni dopo, divenne senza che lo collegassi a questo ricordo, un mio interesse romantico dei sogni adolescenziali tipici) dove lui, andando a questa festa americana liceale, leva le cuffie ad un dj, per mettersele lui e far partire la canzoni del collega. Quando chiedevo a qualcuno allora, citando questa scena, di chi fosse questo video musicale e canzone, nessuno seppe rispondermi. Un giorno, dieci anni e più tardi, andai ad un negozio di dischi, e girovagando, trovai l'album che vedete in foto. Lo ricollegai ad un altro mio disco, regalatomi da mio padre, di quelli masterizzati. Infatti Manson lo avevo già ai miei tredici anni, solo che quando cercavo di sentirlo, mia zia mi guardava severamente, vietandomi di ascoltarmi quel disco. Arrivai ad avere paura letteralmente di metterlo sotto la puntina, e così fu. Quale spreco, invece. Dopo aver visto il disco, scoprii dietro la copertina i membri, e mi venne ancora più curiosità, ma non potendomelo comprare, arrivata a casa decisi finalmente di riprendermi quel disco mio di mio padre, e sentirmelo. Fu amore, molto amore, e giorni dopo comprai l'originale. Da lì scoprii, cercando sul web, che uno dei membri, altro non era che quello visto da bambina, tale Twiggy, e da lì ancora mi informai sempre più, non solo su di lui, ma anche sugli altri, sui loro progetti in comune (Murderdolls per esempio, collegamento a Brian, che scoprii questo più tardi ancora).
Io vestivo già di nero, ascoltavo già la musica metal (Cradle of Filth, SOAD) quindi per me non era nulla di nuovo, e non ero affatto interessata a vestirmi come loro (che poi, molti lo conoscono per come era dopo il 2003, ma nel 1994 e prima, non era così darkettone ne' inquietante, anzi, proprio il suo stile un po' pazzo, a calze a righe colorate, con cappelli enormi e fiocchetti sui capelli, così come per gli altri membri, sul fumettistico (cosa che perse poi col successo, sob) mi piaceva molto di più di quello adoperato dopo.
Infatti, quando mi dicono che era di Manson mi piaccia, io rispondo sempre che mi piace quasi solo quella degli albori, quando era grezzo, immaturo, non confezionato, insomma. Quando era più da garage dei pomeriggi con amici, a fare scemenze. Roba che ti fa sentire nostalgia, ecco.

Prima di iniziare, quindi, vi faccio notare alcune cosette, sperando che non vi ignorantemente prenda un crepacuore, ma che invece vi faccia togliere gran parte del prosciutto che avete sugli occhi.

Una foto alternativa a quella del disco, dove al posto suo fu messo Jeordie White: qui infatti c'è l'ormai deceduto Gidget Gein, il tizio a sinistra, morto dieci anni fa circa. Infatti in questo disco in realtà i bassi erano suoi, e non di Jeordie, ma quando registrarono il disco la posizione cambiò, anche su forte richiesta dello stesso Warner, che voleva Jeordie come bassista.
A destra, deceduto purtroppo anche lui, l'anno scorso (sob!), Daisy Berkowitz, nome d'arte di Scott Putesky, un tipo che nelle foto faceva sempre il figo in modo divertente.
Accanto, Sarah Lee Luca, non durato molto nella formazione (tranquilli è vivo!).
Nel mezzo, abbiamo Pogo, alias Madonna Wayne Gacy come tastierista, e membro più duraturo, così come accadde per Jeordie White.

                          Gidget Gein, a sinistra. Faceva spesso queste facce un po' idiote.
Gidget con Brian. Si chiamavano inizialmente "Marilyn Manson and the Spooky Kids" quindi erano di estetica ricordante molto l'infanzia e l'adolescenza: lo stesso Brian si ispirava alla Fabbrica di Cioccolato e ai racconti del gatto col capello del dr Seuss.
I primi membri a tavola, in un momento di pausa. Madonna (non la cantante), Gidget, Daisy (col suo sigaro ad aria cool), Brian (vi fa paura adesso?) e Sarah.

Al momento non riesco a capire chi sia a sinistra, ma dopo Brian, ancora Daisy (con occhialini da sole per avere sempre la sua aria a tipo cool), Gidget (dalla foltissima criniera e pantacollant coi fiori) e Sarah (dalla capigliatura forse troppo avanti al tempo, che si usa invece parecchio oggi).

Immagine promozionale di anni prima del 1994. Gidget a sinistra, Pogo con cappellino a giullare, Daisy che sembra uno studente modello, e Sarah Lee Lucas (?) con grosso fioccone sul capo. Manson invece ricorda uno uscito dai fumetti, con smorfia molto tragicomica.
                  Gidget, Manson, Pogo (con stile quasi ricordante quello rap/hiphop), Sarah e Daisy.
Ad un locale: Sarah (?), Manson (vi terrorizza anche qui?), uno a caso, il pazzo Gidget (RIP), Pogo (qui vestito femminile), Daisy (che sembra dire "che ci fa qui, uno cool come me") ed una tizia.
                                         Brian, Daisy, Sarah (sì questo è lui), Pogo e Gidget.
Ambiente differente, stessi membri e stessi vestiti: Manson, Pogo, Sarah, Gidget e Daisy (oh guardate quanto sono faigo, oh)
Brian disegnava fumetti, e questo era un po' il tema predominante dei suoi primi album. Disegnati, ci sono Sarah, Daisy (si vede che è lui qui ahah!), lui stesso, Jeordie e Pogo (che manco si riconosce, ma vabbeh, doveva essere rappresentato come un clown dopotutto)
Sempre Daisy, Gidget, (ehm... non capisco chi sia questo, forse Sarah) e Pogo (un po' più decente ecco)
                                     Versione a colori, Daisy, Gidget, Manson, Sarah, Pogo.
                         Pogo e Brian, durante una pausa. Quella pare essere una torta, ma non so.
         E per finire, il TERRIFICANTE DEMONIO di nome d'arte Marilyn Manson, signori e signore.

Bene, se siete ancora qui a leggere, mi congratulo con voi, segno che non siete così ottusi e che non badate troppo alle prime apparenze. Inserisco il disco allora, e analizzo, per l'ennesima volta, le canzoni incluse. Dico così perché anche se sono un po' di anni che non lo utilizzo, ne' sento lui, per un bel periodo lungo della mia adolescenza, mi divertivo come hobby, a tradurre gran parte dei suoi testi, anche sui miei diari scolastici. Inoltre, colgo l'occasione per ricordare che prima del 2012, creai un mio personale fumetto a colori su queste canzoni, e mettendoci non solo Joey Jordison e Wednesday13 come protagonisti, ma anche lo stesso Brian e colleghi, citando anche i suoi primi videoclip, come quello della sua canzone grottesca Dope Hat.
  Ah, che nostalgia...

Okay, comincio subito, va bene, okay, okay,... Okay.
Come già detto per il disco precedente, i testi non saranno inclusi, essendo facilmente reperibili. Poi ogni testo ha un lungo significato, quindi cercatevele anche su Wiki, ve lo consiglio fortemente.

Mi verrà forte nostalgia, uff.

INTRO:" PRELUDE (THE FAMILY TRIP)
La intro fa sembrare lui sussurrare da solo in qualche galleria sotteranea umida, poi avere un tono sempre più rauco, coi versi cartooneschi di felini e voci isteriche seguirlo in modo più aggressivo urlando sempre "faster faster faster!", fino allo stop.


TRACCIA UNO:" CAKE AND SODOMY
Ah sì che si sentono qui gli anni novanta, cazzo. Voci distorte, chitarre distorte e tamburi super violenti. Brian ha delle voci che variano in modo uniforme ai battiti ed ai bassi. Poi uno stacco, e di nuovo la carica, cambi di toni a grido disperato che si uniscono. Il famoso "I'm the god of the fuck" e ancora i ritmi ma con l'aggiunta di assoli quasi ad immaginarmi una luce al neon da pseudo-fantascienza disco. Poi lui grida, assoli potenti sempre più carichi e di nuovo lui con i due toni di voce diversa che si uniscono ripetendo il titolo della canzone.

TRACCIA DUE:" LUNCHBOX"
Voce di bambino, rumori elettrici, un grido, tutto il sound grezzo rock in tutta la sua purezza. Voce graffiante ad eco, lui comincia a cantare. Sembra di cadere in qualche vortice da caos mentale, pieno di suoni distorti, voci distorte. Rabbia, poi "Bam bam bam!". Gli assoli e la batteria sono fantastici. Voci in sottofondo di qualche registrazione estranea, ed un suono elettrico che sembra parlare. Lui urla "Yeeeeeeah" in modo arrabbiato ma anche disperato. "Roooooockstar" urla col suo timbro vocale molto sensuale ed allo stesso tempo rauco. Assoli, batteria... Una delle mie top.
Aaaaah, i cari e lontani vecchi anni Novanta.

TRACCIA TRE:" ORGAN GRINDER"
Batteria a schiaffi violenta, assoli a ritmo. Sembra ancora di cadere a ripetizione in qualcosa. Un suono dolce in sottofondo. Poi la mia parte preferita, quando urla in modo ancora più isterico, sembra davvero incazzato. Poi il bellissimo assolo, lui ricontinua, sempre arrabbiato, poi la voce bassa da lontano, di nuovo il grido e la voce dopo a ripetere, più calma, poi sempre più veloce. Pausa con voci registrate, suoni come gli assoli in basso, poi pianoforte con sound allucinati, e di nuovo lui urla. Si ripete sempre, con carica sempre identica, per poi andare sempre più con l'isteria. Fine calma, con suoni che vanno sul scaricarsi, sembra.

TRACCIA QUATTRO:" CYCLOPS"
Distorsione di suoni e voci maschili. Una voce maschile con chitarra dolce che accompagna, lenta. Poi batteria abbastanza carica, Brian canta sempre raucamente, ma con più calma rispetto alla precedente, ed alternando con voce più caricaturale sul creepy. Pause con batteria e lui di nuovo canta. Sembra ad un punto accompagnato da dei cori quasi impercettibili, con suoni aggiunti e distorti. Poi lunghi assoli, batteria più calma, suoni distorti in sottofondo che sembrano lamenti, pause. Urlo isterico da dolore, schitarrate diverse, poi di nuovo il ritmo e lui che canta con gli echi. Batteria a ripetizione, ma senza troppo violenza, che fa finire la canzone.

TRACCIA CINQUE:" DOPE HAT"
La mia preferita. Carica come una marcia. Pausa, voce maschile disorta, suoni cartooneschi a marcia. Sembra una filastrocca da fantasmi. Lui canta, sembra che faccia da capo ad una marcia, un cartone animato un po' distorta, risata sua calma in sottofondo appena, e lui continua la cantata da marcia. Suoni fantasmagorici, versi di bambini, cani incantati, poi di nuovo i tamburi da marcia, sempre più pesanti. Molto metal questo pezzo, ma anche caricaturale. Sembrano poi nacchere, e Brian prolunga i suoi canti in certi momenti, per fare atmosfera un po' inquietante, ma allegra allo stesso tempo. Di nuovo la carica a marcia. Tutto finisce come in caduta con voci tristi dire "No" o "Down".
 La marcia appunto di un grottesco carnevale.

TRACCIA SEI:" GET YOUR GUNN"
Batteria molto presente ma bassa, lui è accompagnato da bassi molto intensi. Poi come delle botte ai ferri, mentre ripete il ritornello. Poi la parte rock, veramente rock che di più non si può fare. Onde, suoni distorti, e lui canta con voce creepy. Poi con voce ferma e pesante, ripete il ritornello, e ricomincia a cantare il resto del testo. Chitarre accompagnate dalla batteria. Poi ritmo distorto maschile assieme a trombe anch'esse distorte, sembra di sentire battere per terra, e lui urla un aaaaaauuurrrr e continua il canto, poi tutto a battiti secchi. Si ferma di colpo con la sua voce.

TRACCIA SETTE:" WRAPPED IN PLASTIC"
Silenzio, voci basse e urli distorti femminili, voci registrate maschili. Batteria pesante quasi ad incalzatura. Assoli carichi, con poca batteria ma a ritmo. Brian con voce un poco distorta ma calma. Poi grida un poco raucamente. Poi di nuovo voce un poco distorta. Il suo timbro si fa particolare e caldo. Poi uno dei miei pezzi preferiti, che sembra malinconico, triste, poi lui ricontinua, sembra gridare un qualche suo dolore passato. Assoli, lui che urla in bassi toni, suoni molto addolorati, nacchere e sorta di miagolii, lui canta, suoni dolci e bassi, lui con voce che varia, sempre sul cupo, suoni ancora più dolci e melanconici, poi di nuovo grida, assoli e batteria. Ancora quel momento dolce e triste, voci in basso da fantasmi, urlo femminile, voci registrate, e lui grida cantando assieme a quell'urlo femminile e voci fantasmagoriche. Ho sempre amato questo finale. Poi voci strozzate di qualcuno sul finire.

TRACCIA OTTO:" DOGMA"
La mia preferita in assoluto!
Mugolii, batteria carichissima, ed una voce distorta (che amo fottutamente) dire qualcosa ad aiuto, versi cagneschi e Brian fare un po' la voce a strega, canta, batteria a schiaffi lenta, poi bassi, assoli potenti e lui fare versi distorti, poi isterico, accompagnato da assoli, poi canta di nuovo con batteria, e di nuovo quel ritmo, incalzato da quella voce da strega. Lamenti, di nuovo quella voce, grida di donne urlanti, lamenti di rabbia e disperazione, una donna piange, qualcosa abbaia. Lui canta, rabbia, scalpiti, lui canta arrabbiato, una voce in sottofondo ripetere a balbetto con abbai, lui sempre più isterico, abbaia e tutto finisce sempre più nel caos, fermato da uno stridio da altalena.
Anni fa quando era il mio compleanno, me la dedicavano sempre.

TRACCIA NOVE:" SWEET TOOTH"
Qualche minuto di un suono che sembra fango elettrico che si muove, suoni acuti, poi batteria potente ed un suono a ritmo della batteria, poi assoli pesanti. Ritmo incalzante ma lento che sembra una voce, poi stacco improvviso, lui canta e viene distorto in contemporanea a balbettio. Dice spesso "This is this is this is" e poi stacchi e canto calmo ma arrabbiato, un poco distorto. Si sentono voci registrate ma poco udibili, e suoni elettrici. Poi suoni calmi, lui grida yeah e ricontinua la canzone. Finisce con uno stacco di assolo.

TRACCIA DIECI:" SNAKE EYES AND SISSIES"
Una voce registrata maschile, che fa eco, poi batteria e schitarrate a tempo regolare. Lui canta, con leggeri echi. Il ritmo è sempre regolare ma incalza sempre di più ed ecco la batteria ed un Brian cantare nel modo che più preferisco, con molta carica addosso, timbro molto appassionato ma senza rabbia. Sembra di essere nel caos di una metropoli di notte. Di nuovo un yeah yeah yeah a toni molto bassi. Poi calma, e solo batteria, con risatine e lui cantare a malapena, sussurrato. Poi canta un po' in un modo che mi ricorda il rap, poi sounds allucinati, e di nuovo la mia parte rock preferita. E tonfi di ferro calzanti. Poi andante verso la fine, sounds distorti ed un percettibile "Oh no oh no"


TRACCIA UNDICI:" MY MONKEY"
Anche questa tra le mie preferite, ricca di vocine strane cartoonesche! Brian ha la voce stranissima, ma naturale, sembra un gatto parlarci, con voce semi-dolce. Poi canta, molto incalzante ma con toni bassi, di nuovo quei sax o trombe, (adoro!), e di nuovo quelle vocine da bambino accompagnate dalla sua che sembra un misto fra una stregotta ed un gatto, ed il bambino ridere dicendo di una sua scimmia, risata distorta sua ma tenera (almeno per me), poi suoni che sembrano cadere in chissà quale abisso. Poi una voce disperata ad eco, e di nuovo Brian gridare con carica, suoni distorti. Calma, voce sua stramba e bambino, voce maschile grossa, sembrano ripetere assieme. Poi l'assolo dolce, urli e trombe, lui con voce grottesca ma divertente, la voce maschile registrata parlare e ridere, e lui di nuovo a cantare cartoonesco. Voci registrate, tamburi secchi, il bambino ridere e scherzare in lontananza. Calma piatta, lui parla, voce registrata maschile ed il bambino finisce la canzone.
Ah già... La stavo dimenticando. Anno 2012, alle scuole superiori.

Ed ancora, per farvi inquietare ancora di pi, vi linko questa rara versione del 1991:

TRACCIA DODICI:" MISERY MACHINE"
Voce da radio maschile, ritmo incalzante, assoli vibranti. Lui ha un ritmo molto cadenzato, e alternato a echi vibranti tipo rana molto molto bassi. Ha un ritmo che prende parecchio, e ripete le seconde strofe. Poi grida, assoli allucinanti. Poi cambia il ritmo, lui canta. Cambia il ritmo ancora, ed abbiamo una voce maschile molto cupa, alternata in modo regolare da schizzi di suono acuti, che via via si appesantiscono allungandosi, con batteria pesantissima, e bassi/assoli cupissimi. Poi si aggiunge anche Brian, cantilenare con questi suoni a scatto assieme a nacchere. Pausa, assoli lenti, lui grida all'incalzamento, assoli acuti e distorti al massimo. Lui continua la song, urla fuckeeeed e la sua voce cambia un poco il suono, più bassa per lasciar posto alla batteria sempre più pesante e violenta, gorgheggiando. Suono acuto e traballante che finisce la song.

Poi una sorta di traccia fantasma di una donna arrabbiata, e suoni di telefono.

Se non scrivo molto su cosa immaginavo è perché più che immaginarci le storie, ascoltavo queste canzoni per fare da sottofondo alle mie giornate, o al momento serale dei disegno, quindi lasciando poco spazio alla mia immaginazione, e se ci son state, non ne ricordo più ormai.

Questo però, non fa escludere che anche questo album, abbia fatto parte della mia vita, della mia esistenza. Insomma, non collegate il caro Brian solo a "Sweet Dreams" od a "Beautiful People" od ancora a "This is Halloween". Non che sia un male se vi piacciono queste (a me invece hanno un po' rotto), ma alla gran parte della gente ho sentito nominare solo queste, come preferite.
Ecchepalle, oh. Una volta era Dope Hat ad avere più fama, ora questa invece manco la ricorda più nessuno. Ed a proposito dell'ultima, vi consiglio anche la sua versione remix del secondo suo album:
Questa per Halloween, se avete voglia di stancarvi le membra con gli amici o da soli, è perfetta, e per immaginare scene cartoonesche folli, è ancora più perfetta. Non immaginate quanto la ami da pazzi.

Ah, questo album, che lo fece conoscere poi in tutto il mondo, fu lanciato nell'anno in cui io venni al mondo, quindi capite ancora di più quanto lo reputi importante.

Ci vediamo domani col quarto disco del mese!

Sogni

Ero in una città sconosciuta di notte, assieme ad una mia amica Iasmin ed alla sua famiglia (conosciuta per tre giorni solo qualche settimana fa, da come sapete già in precedenti articoli), nel pieno di una festa tipo Halloween. In strada era pieno di negozietti e banchi aperti, e non faceva ne' troppo caldo ne' troppo freddo. Ad un certo punto, fermandomi ad un banco, perdo loro, e mi sento in forte ansia. Ma non mi arrendo anche se scopro di essere senza il mio zainetto, quindi senza sapere il numero di telefono della mia amica (non ricordo mai i numeri di telefono di qualcuno nella realtà, e detesto i telefoni ma questi son dettagli): penso così di chiedere a qualcuno un libro di pagine gialle per trovare i numeri attraverso il suo cognome, ma nello stesso tempo capisco che potrei passare per una persona matta di cervello, e allora non chiedo andando sempre in giro, magari avendo fortuna nel ritrovare la casa di lei. Giro, giro e giro per ore, non ancora stanca, e la gente intorno a me comincia a diminuire. Ma i ristoranti rimangono aperti e all'improvviso mi viene davanti una ragazza con la sua famiglia, dicendomi di conoscermi, perché conoscenti alle elementari (sì era così ma non ricordo più chi fosse nel mio sogno adesso), allora vado con loro e ceniamo un bel ristorantino dall'aspetto rustico. Mi sento però in ansia ancora, e dico loro di aver perso la mia amica e la sua famiglia. Loro mi dicono di non preoccuparmi e di mangiare con calma, ma il mio pensiero è sempre lì, così la mia preoccupazione. Dopo, mi ritrovo in questa casa grande, non so se della mia amica o di questa delle elementari, ma ansiosa come se fossi in un posto sconosciuto, come se fossi una ladra infiltrata in casa altrui, chiedo di far sapere alla mia amica che almeno sono in un'abitazione sana e salva, anche se invece mi sarei sentita più a mio agio ancora in strada nel cercarla. Loro prendono il telefono e fanno sapere, io non sembro molto stupita ma continuo a sentirmi in angoscia, forte angoscia, mentre loro per farmi stare tranquilla mi mettono dei film al loro televisore, che guardo distrattamente. Non ricordo più se poi la mia amica Iasmin mi trova in questa casa.

E' giorno, sono nel garage della casa in cui vivo attualmente, e c'è un gruppetto di coetanei. Mentre parlano, un tizio metallaro dalla lunga criniera corvina e mossa, mi si avvicina sussurrandomi queste parole: "Il tizio con cui hai parlato quella mezz'ora è innamorato di te/S'innamorerà di te/ T'innamorerai di lui/Sei innamorata del tipo con cui hai parlato mezz'ora" e simili, perché sapeva che avevo appunto una relazione che stava disfacendosi, quindi che volevo tornare single e senza più partner intorno, anche se non avevo mai detto questo a qualcuno di questo gruppo, che erano infatti gente anonima e mai vista prima.

25 aprile 2018

Billy Idol's 10 Great Songs_Un Album Al Giorno Per Dieci Giorni_Giorno 2

Stavolta è il mio corvetto Eric a presentarvi il secondo disco di questo giorno.

Continuo insomma quella catena dei dieci giorni ad intitolare dieci dischi considerati altrettanto importanti per me, e per limitare la cosa, solo quelli che posseggo davvero.

Ieri, per il primo giorno avevo presentato e approfondito un mio disco masterizzato di Mike Oldfield, stavolta invece il turno tocca ad un altro artista per me memorabile anche più di Mike, ovvero il gran rocker Billy Idol.
Ovviamente, anche se già conoscevo alcune delle sue canzoni, non sapevo, essendo troppi piccola, il nome di questo cantante, e non posso nemmeno dire come arrivai a saperlo, perché delle sue songs arrivai a saperne ciascuna in tempi diversi. Fu grazie alla canzone Eyes Without A Face vista in uno schermo di una tv, che mi feci un'idea più chiara di tutto, e così fu.
Il disco, una greatest hit formato compact-disc, è la versione più moderna di precedenti versioni sempre dei suoi più gran successi. Successivamente, con la mia amica l'anno scorso, mi regalai una delle versioni originale in vinile delle prime raccolte.
E' stato uno dei primi artisti che non ho mai dimenticato musicalmente, anche senza sapere che volto e nome avesse, quindi posso confermare che anche questo, rientra nella lista dei miei artisti ed album del cuore: anche lui non mi stanco da anni di ascoltarmelo, e provo tante emozioni.

Ora è il turno di analizzarlo.
Non metterò i testi perché queste son canzoni molto conosciute, quindi col testo rintracciabile facilmente.

PRIMA TRACCIA: "REBEL YELL"
Tra le mie preferite in assoluto, con ritmi carichissimi e tintinnanti. Immaginavo a questa canzone sempre una tizia guidare una grossa moto sull'autostrada: una sorta di road movie animato insomma. Altre volte questa era una delle tante colonne sonore della mia fantasia erotica, e non dico quali che penso siano affari miei, e anche perché non ricordo tutte quali fossero. A 2:04 invece non riesco a non pensare a qualcosa di diverso dall'immagine di qualcuno, qualcuno od il cantante stesso a questo pezzo allontanarsi con le mani in avanti guardando chi osserva la scena, a passetti indietro. Oppure ancora, lei, dopo i minuti 3:40 ballare più freneticamente sopra un letto. Altre volte immaginavo questa tizia scendere dalla moto e ballicchiare sulla strada a scatti da sola. Sì io immaginavo più donzelle sexy che ragazzi, ma l'ho detto tante volte che sono bisessuale, quindi inutile vi sorprendiate.
E certe altre volte, brevi scenette molto spinte, ma l'avevo già detto, no?


SECONDA TRACCIA:" CRADLE OF LOVE"

Un pochino più calma, e più romantica. Immagini mentali simili alla prima, ma più dolci. Immaginavo queste donzelle avere dei veli addosso, e muovere le mani in modo sinuoso al vuoto. Poi vabbeh, risparmio le scene erotiche che immaginavo (e che immagino) a questa. Spesso molte delle mie storie romantiche hanno come sottofondo questa. Ai minuti 2:12 mi piaceva solo perché più passionale e gridato, con assoli come un orgasmo. Poi è ovvio che queste tizie ballavano con lentezza nonostante il ritmo incalzante, e nella mia mente anche se loro sembravano catturate dalla musica, io ero catturata dai loro sguardi penetranti. Verso la fine immaginavo sempre una strada con sovrapposte queste donzelle tutte assieme.

TERZA TRACCIA:" WHITE WEDDING - PART 1"
Canzone poi coverizzata dai Murderdolls, e seconda di cui vidi un suo videoclip.
Questa è carichissima, anche più della prima traccia, e non voglio stancare dicendo che immaginavo quasi sempre le solite cose. Posso aggiungere solo forse che immaginavo questa tizia ogni tanto parlare, ed ogni tanto immaginavo qualche mio Chavalieur (termine mio personale per definire il mio ideale fidanzato immaginario o reale) parlarmi con quella voce, o parlare con la tizia. Veli, strade, e balli alternati. Schitarrate e cori in sottofondo. Impazzivo per i suoni dai minuti 3:32 (in senso positivo), e vedevo nella mia fantasia anche strane bocche urlanti da altoparlanti.

QUARTA TRACCIA:" FLESH FOR FANTASY"
Signori e signore, un'altra che mi fece impazzire. Una delle canzoni più passionali e oniriche che io ritengo essere. La musica, vagamente con sounds che mi ricordavano l'Asia (Cina specialmente), e la notte, e quei malinconici suoni da tramonto vintage dei videoclip di vecchia data. Capivo un po' il test, e immaginavo questa tizia muoversi a ritmo, ed il suo cuoricino battere assieme alla song. Poi a 2:52 la parte breve e notturna, poi la carica pompata e calma allo stesso tempo. "Carne, carne per fantasia" ripete il ritornello, e lui canta voci sussurrate chiedendo se piace la musica e la sua danza. Vedevo luci nel buio, venti e questa tizia sempre ballare da sola, in qualche zona di città abbandonata.

QUINTA TRACCIA:" MONY MONY"
Strano a dirsi, questa pure a mia sorella piaceva tanto, e quando la mettevo, allora alzavo il volume del mio stereo per far ballare mia sorella in camera. E' super carica ed allegra, e ci son voci femminili che mi han sempre fatto ricordare le cantanti afroamericane, quelle che insomma facevano gruppetti pop-soul-gospel. Così immaginavo Billy o qualche personaggio, cantare tutto questo mentre correva verso chissà dove in questa metropoli di notte. Poi un pianoforte, e queste donzelle cantare in coro assieme. "Yeah" e "C'mon" dicevano Billy e le tizie a turno prima di essere seguiti dopo con dei battiti di mani, e di nuovo ancora ripartire.

SESTA TRACCIA:" CATCH MY FALL"


SESTA TRACCIA:" HOT IN THE CITY"
Ancora quelle ragazze, e suoni anni ottanta ancora più evidenti, poi canta lui. Immagino sempre una città, poi partono le musiche seppur cariche, molto più calme della precedente. Le tizie cantano sempre più a ricordarmi quei gruppi gospel di cantanti afroamericane. A questa immaginavo alcuni dei miei personaggi fare gag varie, o scenette di breve durata semplici. Schitarrate, suoni anni ottanta alla Gli Acchippafantasmi, poi lui grida "NEW YORK!" e loro "Tonight!", dicendo che la città quella notte è calda, molto calda...

SETTIMA TRACCIA:" EYES WITHOUT A FACE"
Questa non solo è tra le prime dell'album che ritengo più importanti, ma anche tra quelle della mia stessa esistenza. Fu presente già nella mia prima infanzia, e la ricordavo così bene, quella voce angelica e malinconica, riconoscendola poi moltissimi anni dopo. Fu il primo videoclip che vidi delle sue canzoni, e rimasi un po' sorpresa perché avevo sempre immaginato diversamente, ma io al tempo a questa canzone vedevo mentalmente parlando, me e basta, i luoghi che avevo visto, le strade viste dai bus in viaggio, io che saltavo sui letti o giocare coi miei piccoli dinosauri di plastica. Poi a 3:16 immaginavo sempre un fantasma gridare. E negli ultimi anni, divenne, ufficialmente, dopo quei minuti, sottofondo musicale della mia più grande fantasia romantica/erotica adolescenziale (e non solo): quella di me davanti ad un camino col mio immaginario amante, mentre ci baciavamo ed accarezzavamo sotto una grossa coperta di lana in qualche chalet di montagna.

OTTAVA TRACCIA:" TO BE A LOVER"
Questa era molto accattivante. Sempre quelle tizie cariche tipo gospel, e la canzone mi ricordava un po' in effetti Elvis. Billy ha la voce più graffiante, come le tizie sempre di più dopo di lui. Istericamente carica, poi suoni di qualche pianoforte xilofonato. Assoli della notte, e la sua voce che sembrava quasi disperata. Non tra le mie preferite in assoluto, ma il ritmo, come già detto, prende parecchio e le voci femminili non possono non attrarmi quando hanno quel tono graffiante.


NONA TRACCIA:" DANCING WITH MYSELF (WITH GENERATION X)
Un'altra delle mie preferite in assoluto. La considerai un po' la mia canzone simbolo dei balli in solitaria, perché appunto il titolo diceva la stessa cosa, e la vedevo come una sorta di manifesto dei giovani ad esprimere le proprie emozioni di nascosto alla società troppo rigida e vuota. Una delle più famose appunto, e da come capii dal video, dedicata ai giovani. Cavolo, ero quasi indovina per questo, ahah, pensavo. Insomma, immagino lui cantare con tanti adolescenti di tutte le etnie, età, vestiti come cazzo gli pareva a loro, ballare a cerchio come il film Breakfast Club (visto 5-6 anni fa, scena di loro ballare nell'aula chiusa) e Fame (scena dei ragazzi sulla strada, visto questo film l'anno scorso). Poi vabbeh, mi spreco a dire che c'erano un sacco di donzelle rocker-punkettone.


DECIMA TRACCIA:" SWEET SIXTEEN"
La più dolce di tutte, molto calma. L'unica cosa che non mi piaceva era l'andamento troppo latinoamericano (non mi fa impazzire seppur con qualche eccezione), ma per il resto era okay, quando ebbi sedici anni questa canzone aveva un che di simbolico. Mi ricordo di questa anche come la prima o la più memorabile tra le mie personali traduzioni fatte ai testi delle tracce di questo disco.
Immaginavo quindi me od una adolescente rilassarsi nella sua stanza con i suoi effetti personali, a sognare...

Mi sono anche accorta, solo adesso, che i titoli messi nella versione audio, sono diversi e hanno i posti differenti da quelli citati nella custodia (qui semplicemente fatta di carta): fortunatamente so con certezza come si intitoli ciascuna, e assicuro che i posti e titoli corretti son solo quelli dietro la cover. Non so se è un difetto accaduto solo a me, ma se così fosse non è così importante come dettaglio, e per il resto va più che bene, i suoni si sentono ottimamente, quindi penso sia okay così.

Non vedo l'ora di presentare il prossimo disco per domani.

24 aprile 2018

Sono stata anche io autolesionista, ma qualcosa mi fermò.

Oggi è giorno di festa, e fortunatamente mi sento meglio, perché mi sono sfogata con alcuni amici e conoscenti il giorno prima. Ho avuto una crisi emotiva della tante, ed ero sola in casa, perché il mio attuale compagno era al lavoro altrove. Non so il motivo, ma volevo sfogarmi per forza, quindi ho finito per piangere più di tre volte di seguito. Non è la prima volta che accade, e già piangevo anni fa quando lui usciva coi suoi amici, quando si stava ancora a Prato ed erano le nostre prime esperienze da conviventi. Molti come giustamente so ed immagino, pensano che le mie allora siano parole da non prendere in considerazione, lasciandomi sfogare chissà quanto lontano, le mie parole di dolore interiore esistenziale attraverso uno schermo virtuale: io allora provo rabbia, sconforto, e stanchezza, tanta stanchezza. Finisco per sembrare un vegetale senza vita nel letto, che lacrima e si copre la faccia per non farsi vedere da chissà quale persona invisibile. Ho sempre pianto da sola, e quando mi capitava di farlo fuori, mi sentivo fortemente a disagio, perché non volevo apparire come una persona malata, da curare. Non volevo che mi dicessero che ero una specie di frignona, o una che faceva la vittima, solo perché non capivano come davvero stessi male. Non capivano che quando stavo male, non avevo sempre la possibilità di sfogarmi del tutto, perché appunto introversa e timida, e perché in casa era sempre atmosfera stressante, quindi sfogarmi in quei momenti sarebbe stato peggio. Un vegetale che immagina se' morire sulla strada, o come ieri, buttandosi nel fiume. Una volta immaginavo me cadere dalle scale, o finire sotto un motorino od una macchina sulla strada. Le mie fantasie di suicidio erano un'alternativa a sentirmi in qualche modo considerata, perché provavo a chiedermi se a qualcuno davvero importasse di me: erano però famigliari, non ex-amici e conoscenti, perché loro non volevo sapessero di come stavano le cose in casa, altrimenti si sarebbero poi allontanati, cosa poi accaduta realmente tante volte. E non sarebbe strano, perché non ero un tipo che parlava molto. Non avevo nemmeno sempre un computer, ne' son mai stata parte di un gruppo, rispettata, per più di un breve tempo. Ma questo non vuol dire però, che quando mi arrivano addosso questi fantasmi mentali, io non possa davvero farli diventare realtà. Non sempre la mia voce interiore che sempre mi ha fatto evitare di esaudirli, è forte, specialmente quando vedi tutto fregarsene di te.

Così, insonne, ho letto un po' di blog, non avendo un qualche nuovo fumetto da leggere, e sono incappata in un articolo su un tema ormai conosciuto da anni, ovvero l'autolesionismo:

https://langolodelrecensore.wordpress.com/2014/05/08/inkheart-diario-di-unautolesionista-anteprima/

Si riferisce al fenomeno dei racconti e fanfiction che trattano come argomento principale questo disagio sociale.
Io ho saputo di questo fenomeno di recente, e ancor prima conobbi alle superiori una ragazza (ex conoscente per qualche anno) che diceva di tagliarsi, come se fosse una cosa che le dava piacere, ma lo diceva in tono un po' divertito, ed io le facevo capire che trovavo la cosa insensata. Ho visto molti video (comunque un argomento poco approfondito da molti media) in cui vennero fatte narrare le vicende di ragazze che soffrivano davvero di questo problema: non assomigliavano per niente a questa mia ex-conoscente, ne' a quella tipologia di ragazze di cui sentivo spesso collegare il problema (presunte emo/scene queen ecc). Erano ragazze normali, che si reputavano bruttine, poco curate che piangevano spesso. Di recente, da qualche anno, una ragazza che voleva stringere amicizia con me, mi rivelò di avere lo stesso problema: lei litigava coi suoi spesso, soffriva per la fidanzata del padre, ed anche se io dicevo lei di smettere di farsi tutto quel male, lei continuava, e piangeva sempre. Mi mandò anche per posta un suo regalo, e su Instagram mi scrisse sotto nuovo nome, ma non ho più ricevuto sue notizie ed ho intenzione di ricercarla.

Si arriva allora al punto: io quando leggevo o vedevo o sentivo parlare di queste cose, dicevo cose come Io non ho mai fatto roba del genere e mai la farò. Ed è così infatti.

Se si parla di lamette su braccia e gambe, però.

Ho ventiquattro anni, e penso sia proprio il momento giusto di raccontare qualcosa che io non ho mai voluto rendere come ricordo vivido nemmeno a me stessa, per poter riuscire a dimenticarlo. Per vergogna, perché non volevo mi considerassero una persona instabile, non sapendo cosa passavo, per sensi di colpa, per ancor più solitudine, e per non far sì che la cosa andasse oltre.

Non ho mai raccontato a nessuno questo mio ricordo quindi, nemmeno sui social, e adesso capite perché. Sapevo del problema, non molto di tutti questi racconti, ma non volevo far sapere assolutamente che per un breve periodo, arrivai pure io a farmi dei tagli addosso.

Non ricordo nemmeno quanti anni avevo, ma ricordo che la cosa non durò molto, e che non la facevo spesso. Accadde tutto quando ero in bagno per aprire le scatolette del cibo umido per le gatte, quando per la fretta mi taglio un dito. Il sangue mi scorre rosso vivo e non poco, ma dolore non ne sento. Da quel momento allora presi una lametta a caso, e provai a vedere se ancora il dolore non sarebbe tornato al suo posto, creandomi un altro piccolo taglio appena sopra le falangi. Non braccia o gambe, ma le dita delle mie mani. Continuai ed un po' di dolore cominciai a sentirlo, ma smisi subito e finii di dare da mangiare alle bestiole.

Ogni volta che ero in bagno, oltre che riservare quel singolo momento di solitudine a certe attività auto-erotiche, mi fissavo le dita e riprovavo a tagliuzzarmele.

Smisi di fare tale pratica solo quando qualcosa mi diceva di smettere. Qualcosa che cominciava a farmi vedere quelle lamette sulle dita come pericolose, da evitare. Ogni volta che le vedevo, mi veniva ansia e per un periodo non le toccai più. Inoltre, non sentivo nemmeno più quella curiosità, ed è stato anche questo motivo che mi ha fatto pensare di evitare di cercare di andare oltre.

Purtroppo, anche se smisi di tormentarmi le dita, i miei sfoghi, seppur di motivo diverso, si fecero più visibili e nelle mie parti corporee più estese: mi graffiavo letteralmente la fronte, le spalle, le braccia, il collo, il mento e le guance. Il motivo era semplicissimo, mi vedevo brutta, mi dicevano che ero brutta e quindi, non potendomi coprire la faccia ed altro, mi sfogavo in questo modo. Mi sentivo a disagio fortemente ma il tic era più forte e quindi mi lasciavo andare a questi sfoghi pure in classe. Nessuno mi stava accanto e quindi potevo farlo con meno sensi di colpa, complice anche la mia torretta di astucci, libri e quaderni, che usavo anche per celare alcune mie attività vietate, quali leggere di nascosto o disegnare. Mi grattavo anche mentre dormivo, e potevo usare come scusa la mia gatta Lilou d'avermi graffiato, perché volevo sfogarmi, non riuscivo a non farlo, e non volevo però che la gente intorno capisse qualcosa di quelle cicatrici. A volte esageravo, e per due o tre volte rischiai di farmi dei grossi buchi in fronte (mio padre seppe anche chiamandolo il terzo occhio, causandomi sensi di colpa), e mia zia, vedendoli, mi lasciò andare a scuola con dei cerotti in faccia. Mi risero contro, e io anche se era vietato dal regolamento, mi coprivo questi cerotti col cappello, e quando era il mio periodo da frangetta, con quest'ultima. Mi grattavo anche nel collo, ed anche nel capo, perché avevo segni di botte creatomi nella mia fase sonno.
Non ho più continuato poi negli anni successivi, perché la pubertà stava andando via quasi a scomparire del tutto, e la mia autostima cresceva un poco, uscivo e cercavo di adeguarmi agli standard sociali, ma come tic è rimasto qualcosa attualmente.

Un'altra cosa, per finire, fu il mio particolare sfogo autolesionista nel grattarmi le sopracciglia fino a farmele cadere letteralmente (nel 2014-2015 me le rasai proprio perché lo odiavo e volevo essere libera nel volermene disfare, non certo per somigliare a Joey Jordison come tanti avranno pensato: inizialmente disegnate sopra, poi rasate un poco e disegnate, poi disegnate e rasate complete, e poi solo rasate a nudo), così come grattarmi la cute e fronte per farmi cadere la pelle morta (come adesso pure, ho la pelle abbastanza grassa penso, e ho sempre problemi di dermatite, tipo atopica, basti che vi ricordi la mia sudorazione eccessiva, la mia forfora evidente in estate causa anche stress, e quel mio grave problema alle mani doloroso nel 2015 -avevo la pelle delle dita che si staccavano e facevano un male cane-): queste qualcuno le notava, e io cercai sempre qualche espediente per potermi sfogare senza farmi vedere perché ripeto, mi sentivo fortemente a disagio, ma volevo continuare la cosa in santa pace.

Proprio per far capire ancora una volta, che questo problema non è così semplice e scontato, così come non è una moda ne' una cosa che ci piace far notare, dico che adesso, a parlarne, sento imbarazzo nonostante fossi all'epoca una ragazzina, nonostante io non facessi quelle cose per seguire appunto una moda, ne' per apparire faiga. Agli altri dicevo sempre che erano cose insensate e tristi solo perché io non le facevo in modo evidente, ne' perché non volevo appunto farlo sapere. Ma ogni volta che leggevo di casi simili, con ipocrisia cercavo di allontanare quei ricordi, sentendomi addosso un forte senso di colpa, come il venir marchiata a fuoco come malata morbosa.

E non esagero nemmeno, quando dico che a ricordare, ed a scrivere tutto questo, mi senta quasi come quando allora vedevo da lontano le lamette del bagno, TERRORIZZATA. Sì, scrivo in maiuscolo perché è un terrore così grande che si può descrivere solo così. Avevo seriamente paura che avrei toccato un giorno il fondo, uccidendomi sul serio, un atto di volontà che mi venne dal nulla, anche se fino ad allora facevo quei trattamenti autolesionistici sopra di me senza farmi paranoie. Guardavo quelle lame con gli occhi sbarrati, ansia e timore agli estremi, quasi fobia.

Voglio così smontare, e raccontare un altro anneddoto rinnegato da me stessa, quella falsa voce che farsi del male sia una cosa da reputare cool, perché così non è. E non tutte ci riescono a passare sopra, come stranamente è accaduto, quasi, a me.


Uno Sbaglio Dal Passato

Quasi ogni giorno, quella donna pallida ed eterea, si avvicinava a quel ragazzo deriso dalla maggior parte della scuola.
Lo salutava sorridendogli a gran sorriso e lui la vedeva, ma era troppo indaffarato dagli impegni scolastici per ricambiare il saluto.
Ogni notte quella donna alta e luminosa come la luna, dai lunghi capelli come onde, andava nella stanza del ragazzo per dormirci assieme.
Lui la vedeva e faceva capire che gradiva la sua compagnia.
Quella donna senza voce ne' nome, rideva con lui e lo accarezzava.
Quella donna non esisteva davvero, era solo nelle fantasie di una persona della stessa scuola del tipo, una persona che aveva perso la ragione e testa per lui, ma che non riusciva a farsi avanti.
Una donna che immaginata, dopo questi pensieri era causa di ancor più dolore a chi la pensava e l'aveva creata allo stesso tempo, come sorta di maschera mentale illusoria.
Poi la donna sparì, e la vera sé sogno quella notte di poter toccare la sua fiamma segreta, di divertirsi con essa sulla neve.
Un sogno che cancellò gran parte dei suoi tormenti emotivi, tanto che sembrava la realtà, dandole un poco di conforto alla sua frustrazione emotiva.
La donna invisibile tornò, ma sotto le spoglie di un racconto su carta, poesia delle tante scritte dalla sua autrice, e regalate per vincere la paura, seppur sbagliando il messaggero pur di tentare in qualche modo che il messaggio arrivasse al diretto interessato.
La donna venne uccisa assieme alla sua creatrice, morendo dentro il suo cuore, mentre lei rimase come pietra.
Non fece nulla per evitare di peggiorare le cose: lei era uno sbaglio, una da cui stare alla larga, una che non stava bene di testa, quindi rovina per chiunque, e non solo del tipo di cui aveva preso la cotta.
Tutto quasi morì quel giorno, ed anche se nessuno ne parlò più avanti, lei non scordò niente, neppure il dolore e la vergogna, tranne le poesie e tutto quel che fece questa donna nei suoi testi descritta.

23 aprile 2018

Il mio periodo da scout

Non so perché ci ho pensato, ma devo ammettere che non ho quasi mai raccontato a nessuno di questa parte della mia vita. Forse perché un po' per la maggioranza di elementi che negativi che positivi, forse perché in un arco della vita che poco ricordo (i tempi delle medie scolastiche pure, son quelle che ricordo poco bene rispetto ad altri), forse perché appunto non durò molto. Però chessò, forse a qualcuno interesserà, forse no, poco m'importa, voglio parlarne comunque.
Iniziai non ricordo esattamente quando, ma avevo all'incirca 12-13 anni, quindi non iniziai già da bambina, e fu in quel periodo che ebbi il mio primo fidanzatino, di un anno o due meno di me. Anche mia sorella voleva aderire, ma ciò non accadde e forse è stato meglio così, perché chissà quali voci sarebbero arrivate anche a lei: dico questo perché in casa non dicevo molto delle mie esperienze e poi altro capirete più avanti.
Ero se non ricordo male, nella sezione lupetti, e della mia stessa regione c'erano pochi ragazzi. Mi piaceva solo perché appunto si stava nella natura, e perché sapevo che si imparavano molte cose, ma questa mia idealizzazione fu un poco smontata dalla successiva delusione: gran parte del tempo non si faceva nulla, e si doveva sottostare a troppi, troppi, troppi ordini e regole. Ora, ero timida come adesso, ma una cosa che non sopportavo appunto era l'essere così pieni di regole, sempre sull'attenti su ordine di qualcuno. Già mi ordinavano cosa fare in casa...
L'altra cosa che mi attirò era il fatto di poter dormire all'aria aperta: non avevo mai fatto dormire con me qualcuno, nemmeno un'amica, e poche volte accadeva la cosa a me (non avevo molti amici), ma anche questo mi deluse parecchio. Molte volte si stava dentro palazzetti spartani, tutti ammassati e col dovere di stare fermi lì e zitti. Fortunatamente altre volte si stava nelle tende, ma non potevo uscire, quindi fu un po' un tormento per me, che preferivo uscire di notte per i fatti miei.
Quando si faceva il famoso cerchio, io cercavo un qualche diversivo per andarmene chissà dove, per visitare i posti da me soltanto, ma poi c'era questa ragazza un poco più grande di me, una vera rompicogliomberi che più cogliomberi non si può, a riprendermi dicendo che non potevo staccarmi nemmeno a 2 secondi dalla rottura del bastone. Sapesse cosa rompeva a me...
In realtà non sempre andavo contro le loro regole, e certe volte lo facevo solo per far dannare la tizia detta prima, ma notavo comunque con dispiacere che non era tutta 'sta gran cosa che immaginavo: pensavo che alimentassero la creatività, che ti facessero visitare posti nuovi, ma non essendo così, come per una piccola vendetta, mi divertivo allora a farli arrabbiare in questo modo.
Una volta, riuscii a non farmi notare andare via dal loro cerchio, ma non allontanandomi troppo, e finii vicino ad un terzetto, due ragazzini ed un loro genitore, forse, mentre raccoglievano frutti di bosco: io mi proposi come aggiunta e raccolsi un bel numero da portarmi pure a casa. Si lamentarono quando arrivai, giustamente, ma non solo sulla mia momentanea dipartita, ma pure sul fatto che forse quei frutti era vietato prenderli, cosa non vera poi.
Gli unici eventi che mi fecero più emozionare comunque, furono quelle serate a tema Signore degli Anelli, perché il cibo era buono (non la solita poltiglia dei pranzi al sacco), e perché dopo si poteva andare per i campi a cercare le lucciole: fu veramente bello, avevo tanta libertà nel visitare tutta la circonferenza del parco, ed osservare la luce a neon di quelle bestiole illuminare l'esteso prato. C'erano anche grosse mura con bei disegni sopra; e l'evento del finto latte da buttare non ricordo dove. Eravamo comunque in una periferia, e per la fame, desideravo davvero che quelle tinte bianche fossero latte, ed ad un certo punto, in mezzo alla calca schiamazzante in mezzo ad auto di notte, io rimasi ferma immobile ad osservare la luna, per poi sedermi per terra e continuare ad osservarla senza farmi beccare, perché avevo voglia di stare da sola.
Sempre di notte, una volta in tenda, ricordo di aver avuto una stranissima illusione visiva. Non era voluta dalla mia mente, ne' era una fantasia: vidi letteralmente, sul fondo della tenda in cui ero a cercare di dormire, solo io e questa ragazza, un cervo parlarmi. Era l'ombra di un cervo, ma apriva la bocca e diceva qualcosa. Io dissi alla ragazza cosa avevo visto e lei mi chiese di smetterla perché la stavo terrorizzando (che novità, me lo avranno detto da quando sono nata).
Un altro ricordo è legato ad una delle mie più lunghe passeggiate sui monti: per passare il tempo, parecchio lungo, mi misi a cantare parodiando una pubblicità che andava allora, quella di ChanteClair, mettendoci bestemmie, parolacce e nomi di alcuni di quei ragazzi del gruppo. Nessuno si lamentò, ma notarono che usavo quasi sempre i soliti nomi, ed era più perché mi divertiva fare la rima, e non perché ero interessata a qualcuno di loro.
Fu anche in questo periodo che mi trovai di fronte ad un vero scorpione: il primo che io avessi mai visto dal vivo, era sotto un grosso masso, vicino ad un campo da calcio.
Ricordo anche del mio tormento e agonia dalla noia non essendoci nemmeno un libro nelle nostre postazioni, e di un solo articolo interessante riguardo una versione dei Puffi a guerra mondiale che traumatizzava dei bambini.
Non ricordo nemmeno quando smisi: intendo il mese e giorno esatti, e quanti anni ebbi, ma qualcosa mi dice che fu perché qualcuno che conoscevo di lì, aveva smesso, e quindi pensai che ormai tante cose le avevo già imparate, e che non ero proprio adatta a quel tipo di vita. Ahimè però, non avrei più dormito di notte fuori, e visto montagne, per chissà quanto tempo dopo...
Di quel tempo mi son rimasti giornalini della CNGEI, ma anche se il mio gruppo veniva mostrato su tanti articoli con foto, io non apparii mai.

Incantantions di Mike Oldfield_Un Album Al Giorno Per Dieci Giorni_Giorno 1

La mia cara amica Iasmin ha taggato me in questa specie di Catena di Sant'Antonio Moderna, basata sui propri dieci album preferiti, ciascuno al giorno. Non sono avezza a queste cose, ma trattandosi di musica, perché no?

Oltretutto è la prima volta che faccio allora una cosa specifica come sto per fare adesso, quindi comincio subito.

Ed essendo quindi il tema a me caro, ovvero la musica, ho deciso di dedicarci attenzione pure nel mio blog, sotto forma di articolo.

Il primo giorno lo dedico ad un album che ancor'adesso ascolto.



Applejack si è offerta di presentarvelo.

L'album si intitola Incantations, dell'artista Mike Oldfield, anno 1978. Il disco mi fu masterizzato e regalato da mio padre, quindi tra i miei dischi personali più vecchi (avrà perciò più di 11 anni), ed uno dei pochi rimasti, non rovinato. Intendo dire con questo, perché da come si nota anche dalla foto, questo faceva parte di un raccoglitore (sempre regalo di mio padre) che un giorno venne preso e morso dal giovane Nathan (il mio cane lupo): alcuni dischi quindi non funzionarono più, altri si salvarono miracolosamente. Questo fu uno di loro, ed è stato un bene perché è sempre stato come adesso uno dei miei preferiti e più cari. Non conoscevo questo artista prima che mio padre mi regalasse il disco, ne' avevo chiesto di farmi tutti gli altri. Lui da solo mi fece come regalo questo ed altri 23, tutti masterizzati, su idea su, anche se io avevo chiesto lui solo un disco dei System of a Down. Sul fatto che fossero masterizzati ovviamente qualcuno che legge penserà che sia stata una cosa cattiva nei riguardi di alcuni artisti. Confermo, ma allora mio padre non aveva abbastanza soldi per ricomprarmi i dischi che volevo, ne' per questi altri che voleva io ascoltassi, e poi mio padre aveva tutta una sua idea nei riguardi della industria della musica.

Insomma, finita parentesi, inizio col disco.

Non so molto del disco perché non potendolo fare, e perché amante della mia sola unica fantasia, il mio interesse fu solo dedito alla musica che c'era.

Il disco non ha dei veri titoli, ed ha quattro tracce soltanto, molto lunghe: Incantantions Parti 1, 2, 3 e 4.

Le musiche, alternate da cori femminili dolci, ha suoni orchestrali e schitarrate rock.

Ho sempre immaginato a sentirle, di essere in qualche bosco, con le acque dei fiumi che brillavano, o di notte, mentre qualche tizia camminava con qualche animale accanto.

Nelle musiche allegre con sottofondi poi vagamente metal, di vedere come dal cielo alcuni ambienti, come deserti, mari ecc... Poi sempre più veloce.

Anche scene alternate, quasi come in un caos pittoresco.

Ebbene sì, la mia fantasia allora come adesso è parecchio frenetica e decorativa.

Non posso dire di ricordare tutto quel che immaginai al tempo, trattandosi di moltissime fantasie di un'età ormai passata: ero poco meno di un'adolescente anche se l'ascolto non si è mai fermato sino ad oggi, quindi posso anche dire che sia proprio uno dei miei dischi che tengo nel cuore.

Ho sempre collegato poi la figura della dea greca Diana alle ultime due tracce, e difatti ho scoperto solo da qualche giorno, che il testo e cori rimandano esattamente a questa figura:

"Queen and huntress chaste and fair
Now the sun is laid to sleep
Seated in a silver chair
State in wonted manner keep

Earth let not an envious shade
Dare itself to inter pose
Cynthia's shining orb was made
Heav'n to cheer when day did close

Lay the bow of pearl apart
And the crystal shining quiver
Give un to the flying hart
Space to breathe how short so ever

Hesper us entreats thy light
Goddess excellently bright
Bless us then with wished sight
Thou who makes a day of night"

Ora, non ho la certezza ma molto del testo mi fa pensare a lei, e gli stessi cori nominano il suo nome. E Diana è sempre stata ed è la mia dea preferita, oltre a Proserpina/Persefone.

Nella parte dei cori femminili ho sempre immaginato due ragazze pallide vestite di bianco cantare vedendosi nel viso in un palco blu notte, per poi prendersi per mano, e intorno a loro un caos di ambienti diversi ancora.

La mia traccia preferita in assoluto tra le quattro, se devo scegliere, è proprio l'ultima, e la parte cantata dalla ragazza della traccia due.

TRACCIA "INCANTATIONS PART ONE"



L'inizio, con i battiti a tempo e la voce dolce della ragazza nominare qualcosa come Diana e Luce, ed un qualcosa come flauti suonati di notte o in penombra. Ascoltavo spesso questo disco di notte, quando non volevo stare in salotto con i miei zii e cugini, cuffie in testa ed a volume alto, ma non potevo godermi la stessa cosa quando poi ebbi il mio primo mp3, per tanti vari motivi. E poi ero troppo attaccata a quel mio raccoglitore arancione, regalo di mio padre, con questo disco e gli altri ventitré.

Il testo è semplice:

"Diana, Luna, Lucina
Diana, Luna, Lucina"

ripetuto tantissime volte e con variazioni di tono, finché c'è un calo, e un sound più melanconico, lasciando posto a dei flauti veloci ma dolci, che mi ricordavano appunto l'acqua che cascava nei fiumicciattoli da piccole cascate. Questi durano a lungo, per poi aumentare dei suoni in sottofondo più frenetici, come corde di violino che non sono ma che mi ricordano quelle. Poi immagino ai bassi dopo, sassi che si muovono e cadono.

TRACCIA "INCANTATIONS PART TWO"


Ah, ho scoperto solo adesso anche il titolo di questa. Non sapevo nemmeno fosse riferito ad un mito nativo americano. Queste le parole (le sto vedendo anche io per la prima volta):

By the shores of Gitche Gumee,
By the shining Big-Sea-Water,
At the doorway of the wigwam,
In the early Summer morning,

Hiawatha stood and waited.
All the air was full of freshness,
All the earth was bright and joyous,
And before him, through the sunshine,

Westward toward the neighboring forest
Passed in golden swarms the Ahmo,
Passed the bees, the honey-makers,
Burning, singing in the sunshine.

Bright above him shone the heavens,
Level spread the lake before him;
From its bosom leaped the sturgeon,
Sparkling, flashing in the sunshine;

On its margin the great forest
Stood reflected in the water,
Every tree-top had its shadow,
Motionless beneath the water.

From the brow of Hiawatha
Gone was every trace of sorrow,
As the fog from off the water,
As the mist from off the meadow.

With a smile of joy and gladness,
With a look of exultation,
As of one who in a vision
Sees what is to be, but is not,

Stood and waited Hiawatha.
Toward the sun his hands were lifted,
Both the palms spread out toward it,
And between the parted fingers

Fell the sunshine on his features,
Flecked with light his naked shoulders,
As it falls and flecks an oak-tree
Through the rifted leaves and branches.

O'er the water floating, flying,
Something in the hazy distance,
Something in the mists of morning,
Loomed and lifted from the water,

Now seemed floating, now seemed flying,
Coming nearer, nearer, nearer.
Was it Shingebis the diver?
Or the pelican, the Shada?

Or the heron, the Shuh-shuh-gah?
Or the white goose, Waw-be-wana,
With the water dripping, flashing,
From its glossy neck and feathers?

It was neither goose nor diver,
Neither pelican nor heron,
O'er the water floating, flying,
Through the shining mist of morning,

But a birch canoe with paddles,
Rising, sinking on the water,
Dripping, flashing in the sunshine;
And within it came a people

(The Son of the Evening Star)

Can it be the sun descending
O'er the level plain of water?
Or the Red Swan floating, flying,
Wounded by the magic arrow,

Staining all the waves with crimson,
With the crimson of its life-blood,
Filling all the air with splendor,
Filling all the air with plumage?

Yes; it is the sun descending,
Sinking down into the water;
All the sky is stained with purple,
All the water flushed with crimson!

No; it is the Red Swan floating,
Diving down beneath the water;
To the sky its wings are lifted,
With its blood the waves are reddened!

Over it the Star of Evening
Melts and trembles through the purple,
Hangs suspended in the twilight,
Walks in silence through the heavens."

Water, Floating, mirror, sunshine e molte altre in effetti lo sentivo, ed immaginavo le cose descritte più sopra. Insomma, flautini, scene mie mentali di bolle. Sempre ho immaginato la notte, illuminata da una luna piena. Sappiate che io immaginavo tutto questo vivendo all'epoca in una città marittima. Non aveva montagne ne' campagne. Potete capire quindi come mi salvava questo album. Poi le bolle aumentavano, sembrano impazzire, andavano chissà dove, e sempre nel mio cervello la mia attenzione ricadeva sulla morte di queste bolle, e sul fondo di quest'acqua. Ci son battiti pesanti, ed ecco un cuore che rimbombava, e le pozzanghere o l'acqua stessa che tremava. Poi la chitarra bassa, e un po' di timore, da crescendo di ansia. Forse immaginavo anche dei tamburi invisibili. Mi dava un senso di malinconia e abisso. Ancora chitarre, suoni dolci e malinconici, e di nuovo la donna cantare i nomi di Diana come nella prima traccia, ed ecco suoni di bolle. Poi lei e altri cantare più con foga, bassi ed un crescendo che va diretto alla mia parte preferita: tamburi, sembrano anche xilofoni, che vengon poi accompagnati a ripetizione dalla voce armoniosa della tizia cantare il testo sopra. Come già detto in precedenza, essendo la mia parte preferita immaginavo più fervidamente, ed ecco nella mia fantasia due ragazze bellissime dai lunghi capelli cantare una dopo l'altra mentre si guardano negli occhi e girano in tondo, facendo svolazzare le loro leggere e lunghe vesti bianche, in contrasto col buio intorno. A volte disegnavo loro, ma non essendo il risultato di mio gradimento, non è rimasta allora molta prova di queste fantasie. Però l'idea è sempre rimasta così, anche adesso.

TRACCIA "INCANTATIONS PART THREE"


Purtroppo come nel video precedente, la versione non è completa ne' identica a quella che ho io, ma posso dire che l'inizio sia molto festoso, quasi come immaginare una grande festa con molta carica energica. Ricordo che quando la sentivo, mia sorella mi diceva sempre:"Ma che è la musica dei folletti?". Questa parte comunque diventa sempre più rock, tintinni, pianoforte movimentato, assoli sempre tutti assieme ed alternati, un grandissimo assolo epico, poi il tono cambia: immagino me vedere invisibile luoghi naturali diversi, luci che si allungano e si accorciano, assoli vibranti in sottofondo. Certe volte mi immaginavo alcuni metallari con chittarra accompagnati da queste muse ballerine completamente estranee alla loro presenza, che facevano smuovere dei loro braccialetti musicali dai loro arti. Dai minuti 8:14 in poi è tra i miei momenti preferiti. C'è infatti uno stacco, flauti e chitarre riprendere velocemente un altro ritmo simile a quello iniziale, mi sembra quasi a marcia (mi son sempre immaginata anche quindi una marcia regale festosa), poi suoni allegri e composti. Dai minuti 10:01 il mio momento preferito in assoluto: mi sembrava un caos puro ma dolce, il mio cuore si emozionava parecchio a questo momento. Sempre quel ritmo, e poi quella parte mia preferita, sempre più pompata ed esplosiva: nella mia testa un viavai di personaggi indefiniti ballare, metallari super energici piegati in basso, pietre e cascate spuntare da chissà dove, e tutto questo correre per tutto il mondo intero. Sempre stacchi, cose che avanzano senza fermarsi. Poi verso la fine dei minuti 12, queste pietre e bolle rallentavano tutto, come cascate su scogli, spume. Immaginavo tizie correre coi loro lunghi capelli. Poi a 13:36 cominciava un'altra mia parte preferita, come corde toccate violentemente, e queste tizie correre ancora. Campane, giri di case dall'alto, e queste stesse che si attaccavano a qualche animale o pietra. Come dei gong invisibili, un crescendo violento coperto da veli, e di nuovo assoli metal. Suoni da abissi epici e pericolosi, mi immaginavo anche elefanti e di nuovo festoni, gran casino.

TRACCIA "INCANTATIONS PART FOUR"



Anche questa non completa, ma è comunque la mia parte preferita della traccia.

Sound dolcioso, immaginavo dell'acqua illuminata dalla luna, falene e lucciole. Xilofono a volumi alti, nel fiume della mia testa le gocce che cadevano erano più pesanti. Poi come passi di qualcuno, o battiti. a 03:46 assoli che sembrano parlare. Poi svaniscono e ancora lo xilofono, ma alternato da passi quasi tonfi. 08:07, un guizzo violento, e cambia il tono, per essere poi ancora uno dei miei preferiti, forse l'assoluto, perché molto ritmico: assoli violenti, tintinni da chissà quali gioielli tipo nacchere, e mi immagino i cori in sottofondo essere la voce della donzella nella mia testa. La tizia balla al tempo, alzando pure i piedi e restando ferma di busto, mentre qualcuno suona la chitarra nel buio, sempre più con frenesia. Poi lei non balla e rimane ferma in equilibrio, si sentono gli assoli un po' mischiati, e lei torna con i suoi tintinni ma più veloce. 11:38, di nuovo il ritmo da batticuore (almeno per me) mio preferito: lei balla a ritmo ed assieme ad un'altra tizia, assoli quasi malinconici, pompati e io fantastico ancora pensando a loro che ballano come nelle precedenti fantasie. Poi calma, c'è una fonte e le due si rilassano lì, la mia visione è su di loro muovendomi a cerchio, e loro hanno uno sguardo molto penetrante che guarda chissà cosa. Musica un poco drammatica a volumi bassi, e le due cantano come sirene. La musica dolce ma drammatica segue la loro voce, il suono del testo della precedente, e di nuovo assolo rock, e loro cantano con più corpo, più volume, ed hanno una voce vibrante e quasi scossa, sembrano parlarsi mentre qualcun altra misteriosamente continua a far suonare le nacchere. Le immagino a scene extra che camminano e osservano la luna. Poi mentre l'assolo sembra cadere, le immagino anche come se fossero davanti a me, a bocca spalancata e sguardo triste, occhi quasi a lacrimare.

Ho immaginato queste cose già allora, e ancora continuo a farlo, alternandole a periodi con scene di alcuni altri miei personaggi principali (che però vedevo come stonanti).

Posso confermare con certezza che questo è al 100% uno dei miei album del cuore, uno dei pochi che mi piace in tutta la sua essenza.

La mia famiglia



La mia famiglia era una cosa di cui venni a conoscenza ad inizio dei miei sette od otto anni di vita.

La mia famiglia non aveva ne' mio padre ne' mia madre, ma due persone sconosciute che facevano le loro veci.

La mia famiglia mi mostrò solo una mia sorella, correttamente detta sorellastra, e due cugini, che mai mi avevano visto prima (se non mia cugina quando ero neonata, di cui c'è una prova, ed unica, foto di me quando ero appunto un bebe').

La mia famiglia era composta di persone tutte quasi bionde e dagli occhi azzurri. O more dagli occhi comunque verdi.

La mia famiglia era tutta amante della pelle abbronzata, dell'estate e del caldo opprimente.

La mia famiglia mi costringeva quindi ogni estate alla sofferenza dal mattino presto fino alla sera, in mari pubblici e pieni di pericolosi scogli, senza nemmeno portarsi dietro un cazzo di ombrellone.

La mia famiglia aveva una zia che mi faceva da madre, o almeno tentava.

La mia famiglia aveva uno zio che anche se apparentemente sembrava l'unico a sostenere le mie passioni ed a farmi compagnia mentre disegnavo o guardavo MTV, fu anche l'unica persona a farmi più male di tutti gli altri nella mia vita.

La mia famiglia mi definiva e mi considerava la pecora nera.

La mia famiglia considerava strano il fatto che fossi molto silenziosa.

La mia famiglia criticava il mio voler sempre stare da sola.

La mia famiglia mi costringeva a stare a sentire i discorsi altrui senza mai interrompere, senza nemmeno chiedere o parlare di qualcosa della mia giornata, cosa che veniva decisa pure per mia sorella perché le piu' piccole, quindi col dovere di imparare ascoltando loro.

La mia famiglia a tavola parlava solo di pettegolezzi, soldi, e di tizie baciate in discoteca.

La mia famiglia aveva una cugina che sembrava nemmeno essere di casa: dormiva sempre, e nei fine settimana prendeva i nostri soldi di famiglia per cene molto costose.

La mia famiglia faceva sì che si urlassero loro (tranne me e mia sorella anche se litigavamo) e spaccassero porte o volassero piatti, ma non voleva che dicessimo affari nostri fuori dalle mura di casa.

La mia famiglia approvava Mussolini.

La mia famiglia non voleva che io uscissi con uno o più miei amici/conoscenti di sesso diverso dal mio.

La mia famiglia mi riteneva incapace ma intelligente, seppur anche distratta.

La mia famiglia mi alzava le mani addosso spesso.

La mia famiglia mi faceva stare anche di notte sveglia finché non risolvessi qualche equazione matematica, o perché non avevo capito bene come piegare in tre parti perfette un asciugamano.

La mia famiglia voleva che non mettessi le mie orecchie scoperte con i ciuffi davanti come piaceva a me, perché le orecchie sono brutte.

La mia famiglia voleva che smettessi di mettermi la mia giacca lunga pure di maniche preferita, costringendomi a dargliela così da farla modificare dalla sarta. Stessa cosa per i pantaloni, che portavo molto lunghi e sdruciti in fondo, e per questo preferiti da me.

La mia famiglia mi buttò via il mio armadio, la mia sedia mobile, il mio tappeto persiano vecchio regalatomi da mio padre da ragazzina, così come tanti miei vecchi disegni un poco ammuffiti causa le varie inondazioni della città di Livorno in cui ho vissuto.

La mia famiglia usava senza chiedere il mio stereo regalatomi da mio padre.

La mia famiglia nonostante la mia targa anti-fumo, mi fumava a profusione in camera.

La mia famiglia mi riprendeva per ogni cosa che mi piaceva, dicendo che avrei dovuto avere lo stesso interesse verso la matematica. "Guarda come le brillano gli occhi se si parla di cinema!"

La mia famiglia non mi dava uno schiaffo, me ne dava anche tre o quattro pure in faccia o calci nel culo da ciabatte o pedate.

La mia famiglia mai aveva detto che ero carina o bella.

La mia famiglia mi riteneva inquietante.

La mia famiglia aveva una zia che diceva che per farmi capire le cose dovevo io (e mia sorella anche) essere trattate come i muli, cioè con le botte.

La mia famiglia beveva più vino che acqua, e mi costringeva a mangiare tonnellate di bistecche o roba pepata, solo perché dissi ad un mio zio che la roba col pepe non mi piaceva.

La mia famiglia mi costringeva pure a mangiare roba con aglio/scalogno/cipolla, per poi fare le facce stupite se involontariamente il mio stomaco e gola si ritraevano a mo' di vomito se queste venivano messe nella mia bocca.

La mia famiglia non aveva sempre i soldi per mandarmi a scuola, o comprarmi qualcosa.

La mia famiglia comprava più di un pacchetto di sigarette al giorno, e chiedeva a me se sempre, di uscire fuori a comprarne.

La mia famiglia mi ordinava di rifare i letti, di spazzare per tutta la casa, di portare fuori il nostro cane lupo, di ripulire mobili e finestre, di apparecchiare e sparecchiare la tavola, di piegare gli asciugamani...

La mia famiglia credeva che solo io (mia sorella non voleva o era fuori) e mia zia potevan fare le faccende di casa, e non mio cugino perché l'uomo di casa.

La mia famiglia pensava che gli omosessuali fossero malati, anormali.

La mia famiglia diceva che era degradante vedere una ragazza creare peni di ceramica decorata (come andava di moda negli anni settanta).

La mia famiglia mi prese un mio quaderno segreto di nascosto, per mostrarlo a chissà chi, con disegnati alcuni ragazzi che mi piacevano, fare cose erotiche, dicendo anche che erano orribili e da malati.

La mia famiglia mi riteneva idealista, e me lo diceva come se fosse una cosa stupida, con rabbia.

La mia famiglia mi minacciava di alzarmi le mani se mi trovava con dei dizionari in mano.

La mia famiglia mi diceva che non dovevo mai insegnare a mia sorella.

La mia famiglia faceva in modo che mi sentissi davvero incapace, lasciando che fosse mia sorella minore a guidarmi, e non il contrario.

La mia famiglia credeva che solo gli adulti potessero insegnare ai bambini, e mai il contrario.

La mia famiglia alla tv, giudicava spesso l'aspetto fisico di qualcuno, e non solo lì.

La mia famiglia disse che il cantante degli AC/DC di un disco vinile regalatomi, nonché di Slash riconosciuto da me in tv durante una Moto GP, che erano entrambi brutti come scimmie.

La mia famiglia diceva che il metal era warrr warr arrr gggrrr, che i Manu Chao facessero schifo, che Jimi Hendrix fosse noioso...

La mia famiglia diceva che non sarei mai stata in grado di difendermi.

La mia famiglia mi picchiava spesso in bagno o di fronte al muro.

La mia famiglia non mi lasciò uscire per periodi più di una volta a settimana.

La mia famiglia non aveva interesse nei miei personaggi, nelle mie storie e fumetti.

La mia famiglia non voleva mai chiarire un litigio tra me e mia sorella, avendo sempre come soluzione quello di darci molti schiaffi in faccia e sul capo.

La mia famiglia non voleva mai sentire il mio parere su qualcosa, o diceva che dovevo stare zitta perché avevo molto più da imparare da loro.

La mia famiglia criticava ogni mio singolo partner.

La mia famiglia propose molte volte di usare noi per fare elemosine in giro o per il condominio.

La mia famiglia non voleva mai punire mia sorella quando mi distruggeva qualcosa di importante.

La mia famiglia mi diceva solo "Ignorala" ma non faceva lo stesso con mia sorella, e quando chiedevo come farlo, non mi dava mai risposte.

La mia famiglia litigava con mia sorella ogni mattina ed ogni notte, urlando forte per ore.

La mia famiglia ora sembra essere vegana, e prima era fissata con il mangiare carne perché fa bene.

La mia famiglia diceva che solo mio cugino poteva stare senza maglia o pantaloni, mentre a noi era assolutamente vietato stare senza.

La mia famiglia mi costringeva ad andare senza calzini con le scarpe, perché credeva che si spaccassero dopo molto tempo per i talloni. Scarpe comprate ai mercatini asiatici.

La mia famiglia stava sempre lontano dai vu' cumpra', o come accadde una volta, allontanò me in malo modo da uno che voleva solo salutarmi perché non mi vedeva dai tempi delle medie.

La mia famiglia mi fece passare per una di 11 anni quando ne avevo invece 16, solo per pagare di meno. Volevo urlare che non era così, ma avrei avuto altri schiaffi in faccia, e quindi stetti zitta.

La mia famiglia mi lasciò spesso sola sulle attrazioni tipo montagne russe, ma voleva per forza che io andassi con loro a quelle che non piacevano a me.

La mia famiglia per una rara volta interessata ai miei disegni (ma perché questo avrebbe portato forse ad un guadagno su magliette), mi costrinse a cambiare i nomi di alcuni personaggi, altrimenti usati lo stesso da loro senza il mio permesso, contro la mia volontà.

La mia famiglia mi disse che ero un'imbecille solo perché sapendo di aver perso un telefono, piansi per aver perduto delle foto mie ritenute importanti, e non per il valore dell'oggetto.

La mia famiglia litigò spesso con mio padre perché di idee diverse dalle loro.

La ma famiglia litigò spesso con mio nonno (morto di recente, mi manca ancora) per motivi sempre basati sui soldi, su macchine e simili.

La mia famiglia litigò con mia madre facendo mettere in mezzo me, costringendomi a telefonare a lei con vivavoce nonostante fossi già sotto pressione, dopo averla vista quell'estate per la prima volta: se non lo facevo, niente più chiamate.

La mia famiglia ha una madre che pensa ancora che io facessi il doppiogioco tra lei e mia zia, criticandomi dicendo che fossi come sua sorella, o che fossi come mio padre.

La mia famiglia ha una madre che quando nell'unica volta che ci vedemmo, si permise di strapparmi letteralmente dalla mie mani le mie letture preferite, o facendomi sentire in colpa per ogni cosa che facevo (come parlare con alcuni stranieri).

La mia famiglia arrivò a volermi picchiare in bagno facendo stare fuori da esso il mio compagno del tempo, solo perché si fece tardi a riprendere il treno per tornare a casa.

La mia famiglia diceva che avrebbe pure voluto spiarmi per cosa facevo col mio partner, anche su effusioni o preliminari, comprendenti anche sex-toys, come se fossero una roba da bandire.

La mia famiglia prendeva in giro le ragazze affettuose tra loro, o le appassionate di fumetti e cartoni animati.

La mia famiglia diceva che i fumetti son belli perché realistici ma non voleva mai leggere i miei.

La mia famiglia diceva che ero il loro bracci destro.

La mia famiglia si permise di strapparmi un pupazzo creato da me, perché fatto non secondo le loro regole.

La mia famiglia voleva buttarmi via tutti i miei pupazzi raccolti.

La mia famiglia diceva che mi avrebbero voluto cambiare anche se ero una testa dura.

La mia famiglia diceva che quando ero a tavola, persa nei miei sogni ad occhi aperti per non stare ad impazzire ad ascoltare l'ennesima slinguazzata/ciucciata in disco, sembravo allucinata.

La mia famiglia mi fece stare lontano da alcuni bambini, o rovinava molti dei miei rapporti d'amicizia. Molte delle mie amiche non volevano avere niente a che fare poi con me.

La mia famiglia non mi dava quasi mai ragione, voleva sempre correggermi.

La mia famiglia non riteneva importante il voler dedicare qualcosa come un film od una giornata, a qualcuno per fare questo/a felice.

La mia famiglia diceva che avevo molte idee sbagliate, che ero acida e imbecille.

La mia famiglia diceva che mi comportavo come uno zulù, o che ero down (mongoloide volgarmente usato per definire gli affetti da trisomia 21).

La mi famiglia mi faceva sempre sentire in colpa se dopo avermi chiesto qualcuno di vedere i miei lavori artistici, io ne facessi vedere tanti perché ritenuti tutti importanti e quindi non sapendo quale mostrare per primo.

La mia famiglia considerava la mia fissa dell'analizzare i miei sogni notturni, come cosa da pazzi. O che era impossibile che io avessi analizzato uno di questi in pochi minuti su un singolo foglio.

La mia famiglia diceva che era fastidioso vedere un qualcosa di splatter/horror nei miei disegni.

La mia famiglia voleva sempre buttare ogni cosa rotta, scoprendomi quando io invece nascondevo questi cercando di aggiustare in qualche modo per riusarli.

La mia famiglia ordinava infastidita a me ed alle mie amiche, di stare zitte o cambiare discorso quando io e loro parlavamo di religione, musica, tecnologia e simili in macchina.

La mi famiglia mi fece sentire in colpa quando dissi che non ritenevo giusto il dover copiare una vignetta altrui per un libro di mio nonno.

La mia famiglia mi dava e non sempre, solo qualche centesimo per ogni lavoro casalingo fatto.

La mia famiglia mi guardava con rabbia se non raccoglievo o sparecchiavo tutta la loro roba in tavola e per terra, anche se prima dell'ultima avevo già pulito.

La mia famiglia mi riprendeva molto negli ultimi anni, se dimenticavo qualche cosa a tavola.

La mia famiglia non aveva pazienza di farmi stare a mio agio per parlare dei miei problemi, per poi stare tutta la notte di nascosto a sentire mia cugina lamentarsi di stronzate.

La mia famiglia faceva spaccare piatti e bicchieri in gran quantità.

La mia famiglia mi creava molte pressioni ed ansie, non lasciandomi nemmeno una sorta di privacy in camera.

La mia famiglia non mi ha mai fatto lasciare dormire un amico con me in casa.

La mia famiglia mi diceva di non ridere sguaiatamente, o di smettere di essere musona.

La mia famiglia mi vietava di insultare, controribattere o difendermi.

La mia famiglia mi diceva che ero pure perversa riguardo il sesso.

La mia famiglia ha un padre che spesso è scappato da mia zia, o che è stato assente per tanti anni senza farmi sapere nulla più di lui.

La mia famiglia ha un cugino che nonostante lo preferissi un poco più a mia cugina, non rispettasse le promesse fatte.

La mia famiglia fece ritardare molti miei compleanni a causa della morte di mio zio (mio abusatore), anche di 5 mesi o anni.

La mia famiglia aveva uno zio che urlava o trattava come un oggetto indesiderato, mio nonno Franco che aveva problemi gravi tipici degli anziani, disabile, di cui io ero molto affezionata, e che sentivo ogni notte dire frasi disperate non potendo usare mani e gambe per difendersi, ogni notte, solo per basse lamentele sul bisogno di dover andare in bagno.

La mia famiglia mi considerava una da correggere, una che non aveva regole ne' umiltà, una che andava picchiata perché non c'era altrimenti modo, una che diceva stronzate.

La mia famiglia considerava i miei gusti strani, o troppo idealisti.

La mia famiglia lasciava spesso me e mia sorella sole in casa per ore, mentre mia zia e suo marito facevano cose in camera loro chiusi a chiave, od erano chissà dove fuori.

La mia famiglia ha mio padre che non mi abbracciò una volta dopo che io piansi per un'offesa, perché considerava il gesto come falso.

La mia famiglia metteva i mobili pieni di merendine chiusi con chiavistelli, ma di nascosto lasciava che mio cugino o mia sorella o mia cugina mangiassero o usassero le mie cose.

La mia famiglia disse chiaramente che non facevo parte della famiglia.

Ironie della vita musicali traumatiche con Blahzay Roze: che fine hai fatto? In caso di storie di abusi sulle donne…

Non son riuscita a dormire, ma ormai il sonno mi è passato del tutto. Parlando finalmente con la mia amica fumettista dopo tantissimo temp...