7 aprile 2018

RAT-MAN, la serie animata.






                                                               


Ormai devo avere la sfiga, e posso dirlo perché non solo non potrò più lavorare normalmente sui disegni come sempre fatto, ma sono anche a corto di materiale per disegnare, e non solo... Insomma, nel cercarmi un benedetto lavoro in modo da farmi resistere a queste tragedie inaspettate, sto ricominciando a scrivere, ed a finire e ricominciare a vedermi tante di quelle serie animate che aspettano appunto di essere revisionate da me da molto tempo. Non sono un critico, ne' voglio esserlo, nemmeno su Youtube (la mia timidezza non me lo consentirebbe e poi al momento non è nei miei interessi), ma so che mi piace parlare di cosa mi piace, seppur in modo personale e sarcastico. So infatti che molte mie conoscenze ed amici piace leggere cosa scrivo, ed io di interessi ne ho molti, essendo amante dei fumetti, dei cartoni animati, dei film e dei libri.
Così, tanto per scrivere qualcosa non su di me, ma su qualche serie che apprezzo, eccomi riassumere(ecco, più che il termine recensire preferisco questo qua) la prima puntata della serie animata Rat-man, il "supereroe"italiano, parodia iniziale di Batman, di Leo Ortonali, serie ormai conclusa da qualche anno, nata intorno al 1989, di cui ho fortunatamente qualche numero, compratomi quando ero adolescente e in segreto.
E di cui disegnavo abbastanza fanart negli orari scolastici.
Fumetto stra-divertente che ha vignette come questa qua.

La saga animata potete vederla intera e gratuita (pure inediti, come l'episodio che tratterò) sul canale
https://www.youtube.com/channel/UCVEHPGz81aDO27G1oJRQ7-w
Ad ironia dell'episodio, se siete tipi che non amano lo spoiler o robe simili, non leggete, o almeno, leggete dopo la puntata, oppure leggetela mentre vedete, non so, fate voi.
A me piace fare così, l'ho sempre detto e non ripeto i motivi.


Prima Puntata
Il Silenzio dei Ratti.
Qualcosa mi dice che sarà un giallo-thriller ispirato ad un film a me gradito...
C'è una tizia rosha che chiama un certo Tommy in un corridoio semibuio, in cui notiamo una citazione del famoso quadro dell'Urlo.
                                                          "Uhm, chi mi sta guardando?"
La Rosha è in camicia da notte, accende la luce di una stanza, vede un ladro con tanto di coltello e passamontagna, ed urla come il famoso urlo cinematografico femminile isterico. Ed anche il quadro torna ad essere quello originario ed ad urlare. Il ladro alza il coltello e comincia a colpire, pare, la donna, che continua ad urlare assieme al quadro. Comincia la sigla, presentando il Rat-segnale, quel poveraccio di Alfre.. Ehm, Arcibaldo, Ratman fare capolino severo dalla sua poltrona
                                                         "Temetemi, sono l'Uomo Ratto!"
e travestirsi, per andare con la sua Rat-Auto sopra il titolo che porta il suo nome. Non capisco perché la sigla sia in inglese, ma vabbeh. I nemici sullo sfondo e lui che flette i muscoli e si butta nel vuoto... Ritorniamo all'episodio, ed il quadro è adesso protagonista di un film al cinema, visto anche dal nostro "Ratto Mascherato" che si gusta del popcorn. Ebbene sì, ha la sua calzamaglia addosso e viene interrotto da una chiamata. Dal suo amico Brakko. Che è lì accanto. Per farsi dire che deve tenere il telefono spento. Trovata geniale, per farsi notare, poiché Ratman non brilla d'intelletto... 
Tutti poi son concentrati sul detective delle scene del film, che viene disturbato da un forte risucchio di bevanda. Infatti due fanno capire che si son rotti i cogliomberi e se ne vanno dalla sala. Indovinate? E' sempre Rat-man la causa, ed è causa anche del rovinare il finale del film a tutti gli altri intorno. Brakko lo conforta, lo supporta, insomma fa capire che nessuno capisce loro. 
Come infatti è assurdo anche il loro ragionamento sulle ipotesi del colpevole che pare essere un idraulico (son alternativi: basta maggiordomi!). Rat-man va al bagno per espellere duecento litri di bevande frizzantose e Brakko zittisce tutte le lamentele in sala, di gente che non ne vedeva l'ora, di levarsi di torno il Ratto Mascherato. Appare Godzilla, ma è un poster dei bagni del cinema. Rat-man sente un rumore strano ed origlia ad uno dei cessi. 
Una delle sue finte orecchie da topo viene trapassata da un coltello. 
Mi era venuto un infarto ma poi ho ricordato che lui le orecchie a topo non le ha, essendo umano. 
Dopo averci deliziato con un altro dei suoi bei discorsi, viene schiacciato dall'uomo del cesso dalla porta di questo (sì è strana come frase ma mi piace). Apre un'altra porta dei cessi, e trova un violinista che stava appunto suonando la musica sottofondo del momento: quest'ultimo, imbarazzato, scappa via senza dire niente. Brakko risponde al telefono (coerenza) e come richiesto dall'amico mascherato, fa la classica scena del poliziotto che arresta tutti, per tentato omicidio. Siamo a qualche momento dopo, ed un'anziana dalla voce snervante afferma di non essere colpevole, perché lo confermerebbe anche il suo povero marito, ma Brakko chiede dove appunto sia l'uomo, e lei come prevedibile dichiara essere deceduto molto tempo fa: Brakko pensa così di poterla incastrare come colpevole. Il simbolo famoso del Ratto, e siamo negli uffici della polizia. Brakko fa il punto della situazione, e ovviamente si scopre che tutti son innocenti, tranne un tipo uscito dal bagno (forse il violoncellista? Sì avevo detto violinista ma tanto è un po' nonsense il cartone quindi per essere coerente...). 
No, è Rat-man stesso, come fa notare appunto il vero se' stesso (va bene basta giochi di parole). 
Il commissario fa notare che i forti indizi portino ad un killer ricercato da molto tempo nella città, che appunto fa fuori le sue vittime dai cinema. Rat-man chiede chi sia l'uomo nelle foto del giornale, un tale Hopkins. 
E' palesemente Antony Hopkins, l'attore che impersonò Hannibal Lecter nel famoso film: qui son riprese anche le sue fattezze, in stile Ortolani ovviamente.
Ci viene fatto sapere che è il detective della scientifica, molto arguto. 
Capacità sua notevole infatti è capire molto delle azioni di qualcuno semplicemente annusando il diretto interessato. Immaginate se qualcuno ha appena fatto qualche attività sessuale... 
Rat-man si sente per un attimo messo da parte e fa presente di essere in fondo un supereroe, quindi che tale Hopkins non sia così credibile nelle sue capacità, ma quest'ultimo conferma le voci, riportandoci cose anche imbarazzanti e personali del Ratto mascherato (ha fumato, curioso). 
Rat-man e il commissario escono dalla stanza, ma mentre l'ultimo continua a parlare, Rat-man è sparito, sicuramente deluso dalla concorrenza. Il commissario infatti presume il giusto, ma Brakko sembra nemmeno ricordarsi chi sia l'amico. Di nuovo il simbolo rosso, è sera tardi, la luna è in cielo, una coppia giovane è lì nella propria auto, a scambiarsi coccole. Sono ad un lago, chiamato "Senza Nome", e lei dice di essere terrorizzata per aver visto prima un film dell'orrore. Pare fosse di serie B, quindi banale, dice il tipo per confortare la donzella. Questa conferma che sia considerata una cosa positiva fare spoiler nei cinema. S'avvicinano dei piedi mascherati da atmosfera cupa dopo pioggia, e lei come ogni film horror che si rispetti, si preoccupa dei suoni da pozzanghera misteriosi. Lui risponde come fosse naturale, che potrebbe essere un animale con addosso degli stivali di gomma, ma questo misterioso essere si avvicina a loro due, dicendo di sapere cosa avevano fatto. Lui, nervoso, afferma di non aver fatto ancora niente di quel che aveva in mente di fare (eh eh, con la donzella s'intende). Il misterioso individuo mostra una mano con mezza cruccetta tra le dita, scambiata come uncino dalla tipa, che viene presa in braccio dal Sir, e fatta cadere di fronte al tipo in impermeabile, come un sacco della spazzatura, da vigliacco. Anche l'auto viene offerta, poiché non sua ma della sfortunata donzella. Il tipo urla, e la cruccetta-uncino fa da primo piano. Terza volta del simbolo, e siamo in una villa. Arn-Arcimbaldo parla e si mostra sotto metri e metri di terra sotto la villa, il covo segreto del Ratto Mascherato. 
Eeeeh Rat-man, porcellino, ecco cosa nascondi...
Piccettino (il pupazzo preferito di Rat-man) viene "zittito" da lui perché non crede alla teoria massima che il colpevole sia sempre il maggiordomo (povero Archie). Rat-man clicca dei tasti a caso, del suo computer super tecnologico (come faccia non si sa, con l'intelligenza che ha: ho fatto rima, ah-ah). Fa discorsi con sguardo maligno più per accendere il suo ego da supereroe della città, che per essere un eroe in modo umile e disinteressato alla fama, ma vabbeh. Annusa per caso Piccettino, e si scopre essere il povero pupazzo puzzolente. Oh Rat-man, questo mi fa strano, va bene non essere amorevoli ad esagerazione come me coi miei pupazzi, ma a tal punto di buttarlo nel cestino della spazzatura ce ne vuole, e che è la bomba atomica delle super puzze puzzolenti?
La Rat-mobile appare in pieno giorno, e si fa sentire eccome, distruggendo dei beni pubblici e spaventando una coppia lì vicino, molto vicino: siamo di nuovo negli uffici del commissariato (quindi sì il tipo del giornale, che ha ancora adesso, dev'essere il commissario), e ci viene fatto sapere che la coppia apparsa prima è stata uccisa. Vengon presentati tre oggetti della scena del crimine: uno squalo, il simil uncino-cruccetta, ed un coltello, ma ancora del saper chi sia il misterioso assassino non si è arrivati. Rat-man dice di poter aiutare ancora una volta i due poliziotti, e mostra un elemento inedito, ovvero la foto di un uomo che potrebbe essere il colpevole della faccenda: il suo maggiordomo Arcibaldo. Il commissario, con il sigaro alla mano, ha lo sguardo seccato perché non è la prima volta che Rat-man mostra quella foto, ad ogni indagine. Rat-man arrossisce, prende le tre foto a Brakko, e segue il commissario, domandando dove sia Hopkins: il suo ufficio è lì, piena di locandine di film, come Lo Squalo e due con raffigurate due scimmie, di cui una con uncino evidente. Rat-man apre la porta, e la seconda locandina riporta il titolo "Blade". Vi viene in mente qualcosa adesso?
No, non sto parlando del mezzo vampiro cacciatore o del pupazzo killer con uncino e coltello vestito di lunga giacca nera al posto delle mani di quel b-movie horror (anche se hanno moltissime cose in comune con il killer di questa puntata, non c'entrano niente). 
No mi spiace, non si sta parlando di te...
E neanche di te.
E' notte e tante macchine della polizia illuminano un ingresso di una grossa casa in periferia. Hopkins è intendo a bersi una delle tante tazze di tè: di chi saranno mai?
Ah, son per dei poliziotti legati come salami sui divanetti, a cui viene offerto la bevanda calda dal killer dalla fattezze di Hannibal/Antony. Ci son anche Brakko ed il capitano nel mucchio. Hopkins abbassa il bavaglio a quest'ultimo, che riferisce le solite frasi da eroe che dice le cose ancora prima di farle, ma viene contrastato sempre dall'affascinante serial killer in maglione nero.
Signori e Signore che eleganza e portamento pure nel fare del te'.
Che con voce maligna ammette di aver messo del veleno nel tè, e che quindi tutti loro non potranno fare altro che accettare il loro destino. Hopkins abbassa il bavaglio stavolta a Brakko, che richiede una fettina di limone nella sua tazza. Il Capitano accanto ha un'altra volta ha gli occhi sbarrati. Rat-man è stanco sfinito e suona al campanello: si ferma giusto dove vede le auto della polizia con i fari accesi. Le viene ad aprire una signora coi bigodini in testa ed occhiali fashion fucsia da pseudo-trash fantascienza pop anni ottanta, 
"Mi presterebbe i suoi fantastici occhiali? Sa, ho un aspetto peggio degli straccioni"
Lei risponde che il signor Hopkins è nella villetta a fianco. Lui ringrazia, e si torna alla scena con Hopkins, che ci fa sapere ancora una volta che è un fanatico del cinema (come me), e che non tollera gli spoiler (quello nemmeno io, ma dipende dai casi).
Qui allora si capisce benissimo che aveva un più che sensato motivo di essere lui al cento per cento, il serial killer delle vittime uccise. Hopkins ci regala un flashback di quando ero piccolo, con la madre che lo porta a vedere la prima di Titanic di Cameron (quindi del 1997, la cosa cronologicamente parlando è un po' strana ma siamo in una serie su Rat-man). Due tizi dietro loro, riferiscono ormai una cosa che sanno tutti, di quella storia tragica, quindi mi trovo un po' sconcertata su fatto che si rivelasse chissà che cosa a tal punto di rovinare un film. Hopkins, con voce distrutta, spiega così il suo primo trauma (essendo anche stata la primissima volta in un cinema). Brakko scoppia in lacrime nonostante la bandana sulla faccia, e Hopkins, riprendendosi come niente dallo sconforto, torna con la voce minacciosa, spiegando quanto trovasse fastidioso chi rovinasse i finali dei film, paragonandoli a delle mosche ronzanti. Poi sente un odore già sentito in precedenza, (di dopobarba) e Rat-man fa la sua entrata in scena, finalmente, spaccando la finestra da fuori e finendo su un altro divano, libero però. Comincia l'azione e Rat-man salta ancora, stavolta per picchiare di santa ragione Hopkins. Brakko ed altri ridacchiano, e Hopkins prende un barattolo, per lanciare... Biscotti addosso al Ratto Mascherato. In sfondo si notano i poster dei film "La dolce vita", "Full Metal Jacket" e "Ben Hur".
Come in Matrix, Rat-man schiva i pericolosi biscotti e salta dietro il divano vuoto di prima. Hopkins lo incoraggia di morte certa in modo che esca da lì ma Rat-man fa spuntare solo la sua mano coperta da una marionetta tipo bambina dolciosa, che chiede il suo aiuto ("Mi aiuti Signor Hopkins! Lei è un così bell'uomo, lei è così affascinante e intelligente": oh, mica ha tutti i torti...). 
Così Hopkins cambia espressione, si inchina di fronte alla bambola, con fare gentile e cavalleresco, ma viene picchiato da dietro senza saperlo da un'altra bambola.
Lo voglio adesso.
 Brakko ora ride di gusto (mentre poco fa quasi era compassionevole...), e gli altri lo guardano straniti. Hopkins si rialza, e minaccia con una pistola Rat-man. Il nostro eroe così chiede come finirebbe allora tutta 'sta storia, e dopo aver spiegato il piano, Hopkins si accorge di aver rotto la sua più importante regola, ovvero non raccontare il finale di qualsiasi cosa: impazzisce per il suono delle mosche solo nella sua testa, e spaccando la finestra, cade chissà dove. Nessuno si muove, ed anzi si muove solo uno di loro per guardare meglio la stanza senza più il colpevole.
Due tizi, fattorino e camionista di materassi, discutono, mentre dietro il nostro Hopkins casca dal muro. Rat-man fa capolino dalla finestra rotta, rammaricato, e ci viene mostrato l'assassino morto per terra dall'alto, con alcuni passanti che gli si avvicinano. Rat-man così finisce con un suo discorso ad ego smisurato di forte intelligenza contro quella del killer, bevendo una delle sue tazze di tè. I poliziotti, tutti quanti della stanza, tremano allarmati. Rat-man si domanda perché del gusto così strano, mentre il violinista-violoncellista torna in scena, per far più scena.
Scena che finisce così, come la puntata.
Ammettetelo, vi ispira l'idea di un genio, vero?
Ed eccomi finire pure questa rubrica, che rubrica non so se sarà mai, perché come già detto tante volte, lo faccio per sfizio; quindi chissà, ma non è detto per certo, se continuerò a raccontare su tutti gli altri episodi di questa serie, non bella come il fumetto, ma abbastanza gradevole, dai.

5 aprile 2018

The Real Killaze Shitty Fast Comic (fumettino erotico)

E finalmente siamo arrivati a questo. Il titolo che misi al fumettino del precedente post in realtà era di questo, ma per non lasciare un vuoto, l'ho messo ad entrambi. Un titolo banale ma conciso.
Stesso discorso anche qui, del precedente post: si tratta di un fumetto fatto a penna ed improvvisato, creato soltanto per puro intrattenimento, anche se qui, rispetto al primo, non sono esenti frasi e momenti che possano ispirare un'intima riflessione sui sentimenti e sulla vita. D'altronde questa è assai lunga (più di dieci paginette) e ha molti più dialoghi.
Per quanto riguarda la censura, non la metto non perché non la approvi: con questo non voglio dire che io ne sia a favore, ma perché non c'è niente di volgare, ne' troppo in vista. Non è infatti una storia porno (si intravede appena qualche organo maschile sessuale) ma erotica e sentimentale, con un bel po' di gag humor: come è appunto il mio stile nel raccontare storie di questo genere, mie.
Se volete sapere qualcosa in più sui personaggi, vi rimando al post precedente:
https://ilcerbiastrello.blogspot.it/2018/03/killaze-shitty-fast-comic-un-resoconto.html
Vi raccomando di leggerlo subito, per evitare discorsi inutili e spiegazioni superflue e ripetitive.

La storia la cominciai a disegnare un 25 novembre dell'anno scorso, ma dal volerne fare solo qualche pagina, come spesso mi accade, ne vennero molte di più, ed anche a giorni alterni.
Però arrivai alla fine a non farne un finale chiaro, quindi potrei dichiararla non finita ed incerta.
Non credo infine che un minorenne venga a leggere qui, (e poi ripeto, non c'è niente di così "spinto" come si vede in altri fumetti sullo stesso generis) ed anche se fosse, da una parte mi farebbe piacere: almeno capirebbero qualcosa di più sui rapporti umani, invece di quelle cagate alla Jersey Shore, Grande Fratello, Cinquanta Sfumature di Merda, ecc... Che conoscano o no questi uomini e la loro musica, il messaggio dietro è comunque universale, anche se sembra più nascosto che tale.
O meglio schifato... Ma vabbeh, forse sarò io che son troppo romantica, che ve lo dico a fare.

Disegnato a penna alla brutta maniera, e sul momento, la storia inizia a caso, in una strada di città. Killa, il ragazzo (o meglio dire uomo visto che ha una quarantina adesso) a sinistra, ci fa sapere che è da molto che aspetta il collega ed amico Blaze, nel negozio (motivo sconosciuto, non ci avevo pensato evidentemente, ma pazienza, tanto era una storia per far divertire le mie amiche), che si appisola un momento. Viene richiamato dal gestore del negozio (tizio a caso inventato sul momento), mentre sogna una specie di bong ballerino.
Killa non più paziente, decide di levarsi di torno alla velocità della luce.
Blaze esce dal negozio con profondo imbarazzo, e si scopre che il negoziante era ricorso a vari strumenti musicali da strada per farlo destare dal sonno. Quest'ultimo consiglia così di bere molta caffeina, mentre Blaze, scusandosi, si gira e nota che l'amico Killa non è più sul marciapiede ad aspettarlo.

E' quasi sera, e Blaze gironzola per i vialetti, pensando a come si era comportato per l'ultima volta. Purtroppo non sa come scusarsi perché non ricorda l'indirizzo di dove sta l'amico, e si siede per terra, contornato da tanti gatti randagi che offrono omaggi.
Gatti che lo circondano poi anche sul capo, sulle spalle e sul petto, facendo sentire appena un po' di peso a Blaze, che si accorge così della loro presenza, urlando a pieni polmoni un qualche aiuto. Si sentono dei graffi forti in sottofondo.
Il casino viene udito anche da Killa, aka James Lowery, che si sporta dalla sua finestra: ci fa sapere che nell'arco della giornata sono accaduti ben due terremoti.
Così come scopriamo che Blaze era sotto la sua finestra.
James scherza su Blaze, perché è sempre stato un tipo piuttosto in carne, ma l'altro non capisce, mentre i felini scappano via tutti in un secondo.
Blaze ha ferite e cerotti...

... Ed anche mezzo torace dilaniato.
Killa scherza ancora, seppur in modo affettuoso, e Blaze aka Chris Roleau, ha gli occhi luminosi: ringrazia, ammettendo una sua speranza di prima (cioè che non si incazzasse Killa), ed una nuova.
Sono nell'abitazione di Killa, e Blaze è tornato alle sue forme originarie, con tanto di rutto.
Killa cerca di mandarlo via, per farlo tornare a casa, ma Blaze protesta, supplicando infine di essere stanco, e di poter rimanere anche a dormire.
Killa, stremato per il peso sentito della massa di ciccia di Blaze, ascolta le sue suppliche, ansimando.











Accettata la cosa, Blaze tenta di mangiare dell'altro, ma viene beccato da Killa.
La dispensa viene chiusa da molti lucchetti e controllata dai laser.
Blaze rivela che era tutto una specie di gioco scherzoso, e Killa annuisce senza dare importanza alla cosa, ma...
Viene baciato a stampo sulle labbra a sua insaputa.
Domanda se pure questo fosse uno scherzo, ma Blaze stavolta nega.
Killa si allontana con la faccia arrossita, dicendo che quasi quasi avrebbe cambiato idea sul lasciarlo in casa sua per riposare, ma Chris lo supplica ancora.
Per far sì che questo non accada, Blaze dice che era pure quello un gioco, andando verso la sua stanza, e dandogli la buonanotte, ma Killa è troppo emozionato dentro per capire qualcosa.
Dal suo petto spunta fuori un cuore con bandierine da tifo, e alle sue estremità ci son due Kokopelli curiosi.

Siamo in un sogno di Blaze: in questo lui è in Perù, e parlando in rima, trova una pianta di marijuana antropomorfa col trucco del collega ABK (Killa), che ordina di andarsene via da lì.
Blaze torna nel mondo reale, richiamato dal povero James che si becca una testata.
Blaze si riprende un attimo riconoscendo Killa, che però ha i connotati malmenati.
Blaze si scusa, e Killa lo perdona, tirandosi giù la pelle del viso.
Domanda allora quando avrebbe intenzione di lasciare il posto: Blaze tenta una domanda comunque prevedibile e Killa lo zittisce negandogli l'ennesima richiesta.












Ma nella notte James, nel buio, sente qualcosa di ingombrante: scopre essere la ciccia di Blaze, ed urla spaventando i felini dei dintorni e rompendo i vetri.
Si vede l'interno della camera da letto, e Killa, sul materasso, esasperato, osserva Blaze diventare una palla da basket.
Killa, sorridendo sotto i baffi, propone così di accompagnarlo, saltando una giornata di lavoro alle registrazioni di un pezzo.
Blaze da palla diventa una cicca schiacciata nel muro, ringraziando.
Tornato in spoglie umane, domanda come fare per i "demoni" che vede girare per casa, ma Killa, arrabbiandosi, nega esserci qualsiasi demoniaca creatura, e che se le è di certo immaginate. Blaze controribatte, ma Killa riesce a spuntarla: entrambi insomma si danno dei drogati.Ma alla fine Blaze vince del tutto, e finisce a dormire nello stesso letto con Killa, sempre furioso ma conseziente. Blaze lo ringrazia di nuovo.


Blaze urla terrorizzato, e Killa si gira domandando perché abbia urlato.
Blaze risponde che di nuovo un demone è apparso, stringendo a se' James: quest'ultimo chiede di piantarla, ma poi davvero furioso, urla in faccia a Blaze, minacciandolo di lasciarlo dormire fuori dalla stanza da letto.
Dietro Blaze vola via anche una salsola o rotolacampo, e dopo lui corre dietro James, furioso più che mai.
Finisce così Blaze a dormire sul divano piccolo, terrorizzato, e Killa, nel suo letto, posa la testa di violenza sul cuscino, sbuffando.
Sul muro, nella seconda vignetta, un oggetto decorativo si domanda cosa stia accadendo.








Ma poi ha un ripensamento.
Torna in sala, richiamando il povero Blaze che non ha certo una posizione giusta per dormire.
Blaze lo sente, e apre un occhio.
Killa fa capire a Blaze che cambia idea solo perché lo reputa rilassato e perché crede che dopotutto può passarci sopra, riguardo il fatto che veda demoni per casa.
Blaze ha un'espressione serena, ma Killa, mentre entrambi camminano nel corridoio, si allontana velocemente dall'altro, agitato.
Blaze domanda perché fa così all'improvviso, ma Killa nega di fare ciò, facendosi rizzare la lunga chioma corvina in aria.
Nota disegno: qualche volta, ma quasi di rado, provo a ritrarre i soggetti originali prendendo dalle loro foto: lo faccio solo per il viso, e per vedere se alla fine son somiglianti alle mie versioni "libere" di loro stessi. L'ho fatto qui nella quarta vignetta, e nella quinta (solo qui, nelle dopo non più).


26 novembre.
Continuo. Blaze afferra subito Killa, in forte imbarazzo, e parla come se avesse vinto una gara, accarezzando lentamente la "preda" vinta. Quest'ultima, ormai senza più "forze", si lascia andare alle carezze di Blaze sui suoi capelli, che rivela non vedere realmente creature non umane, perché appunto ha la compagnia del suo (ehm ehm) "amato" vicino.
Killa dice che prova quasi la stessa cosa...





















... E difatti si alza e abbraccia Chris, ammettendo che gli mancasse tanto, ma che non voleva disturbarlo per paranoie sue esistenziali, incluso il timore di disturbarlo nelle sue attività quotidiane. Chris lo conforta e sembra volerselo mangiare con gli occhi, e si baciano.
Dopo, ormai persi ai sentimenti amorosi, ridono di come si vedono l'un con l'altro.























Come ovvio che sia, i due ormai sono al punto di voler amoreggiare felicemente, ma Chris sembra avere qualche difficoltà. Killa, però non ci sta (ormai era quasi infoiato, capitelo) e aggressivamente cerca di farlo smuovere dall'imbarazzo nel lasciarsi davanti a lui come madre l'ha fatto. Un sonoro strappo di maglia, e Blaze è ancora lì, ma anche scioccato, e piange un poco. Killa prova a consolarlo, aggiungendo che pure lui non ha certo "la tartaruga" e pettorali da bodybuilding/culturista (che, a gusti personali, non piacciono neanche a me), ma Chris sa di essere molto più grassottello di Killa, e piange ancora.













A Killa però poco importa se è grasso, prova ancora a fare in modo che non si vergogni più ma ancora Chris è imbarazzato, e si sente anche in colpa. Tenta di alzarsi per andarsene via, poiché era rimasto in casa di Killa solo per motivi amorosi, sapendo che con queste scene, avrebbe peggiorato tutto, ma Killa lo trattiene con le braccia a se', bloccandolo e dicendogli che gli piacciono anche le sue forme, e che lo ama così com'è.
Aggiunge anche, che desiderava pure lui di trovarselo a casa sua, per dormire assieme.
I due si scambiano gli sguardi d'intesa.














Killa lo riporta verso il letto, e facendolo sdraiare adiacente a se', gli leva via la bandana, e lo riempie di moine passionali.
Dopo un po', Blaze lo vede allontanarsi per "pensare", ma Killa ha anche lui adesso un forte momento di imbarazzo, ed arrossisce più che mai, tentando di finire una frase di richiesta su una attività da fare a lui, di tipo sessuale.
Col cuore che esce dal petto, Killa urla la sua proposta, ad occhi chiusi, e Chris è un po' sorpreso dalla reazione.
Chris conferma che non gli dispiace, pensando di poter dopo ricambiare il favore.















I due ormai si danno agli allegri preliminari.
Killa vuole dare il massimo e ci riesce, facendo esplodere di piacere l'amante, che col suo seme letteralmente riesce a creare un buco nel soffitto.
I due volgono lo sguardo lì, e Chris fa una battuta maliziosa che Killa non comprende, ma ormai è tardi: a Chris spuntano due cornina da diavolo, che vengon viste da un Kokopelli apparso lì vicino, e sogghigna.
Chissà cos'avrà in mente?



















Killa è sotto le grinfie di Blaze adesso, e capisce che adesso l'infoiato è l'altro, ad ironia del nome, che tanto "morto" non è (Blaze Ya Dead Homie sarebbe il nome del personaggio) visto l'ardore. Killa però non vuole continuare, e Chris ride affettuosamente, rivelando che lo intenerisce e che non gliene frega nulla se qualcuno sente loro fare versi di passione, quasi animaleschi: perché Killa fa versetti particolari, ed è questo che lo fa imbarazzare.
E stavolta è Chris a smuovere l'altro dal suo imbarazzo.
Dente per dente...
Passione ardente (ahah).














Passa del tempo, e Killa è sfinito, ma Chris sembra di no, nonostante le gocce di fatica addosso, e s'infoia appena vede solo le natiche di Killa davanti, mentre quest'ultimo si alza per vestirsi ed andarsene: perché sì, siamo al mattino inoltrato, e i due loro colleghi (che disegno per la prima volta proprio qui) Otis e Bonez son lì che lo aspettano.
I due ultimi ci fanno sapere che intorno pare ci sia il caos.


















La passione si fa tenue, e due cominciano a parlare di loro stessi, e di quanto soffrano al dover star ognuno lontano dall'altro.
Killa si sente in colpa per la sua rabbia repressa a causa di questa passione nascosta verso Chris, e l'altro dichiara che se lo aspettava e che lo avrebbe compreso.
Insomma, i due sono omosessuali e provano non solo forte attrazione fisica, quindi è facile capire come si sentano, essendo artisti musicali, seppur non di fama mondiale. Killa scoppia a piangere, e Chris lo abbraccia sorridendo, felice che l'amico mostri la sua (molto nascosta) parte emotiva e sensibile.













Killa così mostra pure di sentirsi indifeso da tutte queste pressioni e richiede protezione da Chris, che cominciando a definirlo "suo amore", dice di pazientare ancora, e di sopportare perché tanto lui sa che c'è un vero sentimento d'amore tra loro e che niente rovinerà questo.
Nota disegno:
Eeeeh, sono una sensibilona romantica su certe cose, pensate che ogni volta che me le rileggo, il mio cuoricino ha come un guizzo di calore.


















2 dicembre 2017
Passa un po' di tempo da quando la disegnai, e visto che mi sembrava incompiuta, la riprendo, sempre improvvisandola. E' pomeriggio (forse mezzogiorno) ed i due son stanchi per la nottata di passione passata assieme. Killa si alza per rispondere al telefono: sono arrabbiati per l'appuntamento mancato.
Killa si scusa e trova il modo di farsi perdonare, dopodiché interrompe la telefonata e si ributta sul letto, con Chris che si sentiva quasi in colpa, ma successivamente contento al sentire Killa dire di essere felice nonostante tutto.
A tal punto che è di nuovo eccitato.













Se a Blaze erano spuntate cornine da diavolo, a Killa spuntano orecchie e coda da essere canino/lupoide, e non solo. Lo nota Chris, ma l'altro super voglioso, sembra non farci caso e gli salta addosso, quasi lo volesse sbranare, come sembra essere effettivamente.
Quasi da scena horror che si rispetti, Killa se lo sta come gustando affamato, diventando una specie di terrificante lupo gigante.
Nota disegno: perché io se non ci metto qualcosa di splatter non son contenta, ma stiamo parlando di artisti horrorcore, quindi ci sta.
















Blaze ormai è davvero come dovrebbe essere e Killa si "ridesta" dalla fame, accorgendosi di averlo ucciso lui stesso. Si sente un essere orribile e alzando il (pare) teschio di Chris versa lacrime. Ci fa capire che aveva un lato nascosto, causato forse dalla rabbia dentro di se', e che sarebbe uscita proprio con l'elemento che più lo faceva soffrire, ovvero il suo amore segreto.
Vuole così rimediare a tutto ciò, facendo resuscitare l'amico (che in fondo ha senso visto che Blaze Ya Dead Homie è come un uomo ne' morto ne' vivo).

















Killa va a cercare aiuto dal suo collega Big Hoodoo, un mago esperto di cose affini alla morte ed al controllo su essa in vari elementi: costui capisce al volo che c'è una relazione romantica fra loro e che non sa se potrà far resuscitare il compagno, e Killa arrossisce, dicendo di sentirsi sicuro di potercela fare.
Hoodoo aggiunge poi che potrebbe essere rischioso.
Nota disegno:
In alcune teorie si dovrebbe donare la propria forza vitale per darne a chi vogliamo, ma qui è per far metafora per far capire che lui vorrebbe sparire dalla sua vita, in modo da lasciare tutto così com'era. Una sorta di sacrificio, ecco.
Ah, una delle prime volte che disegno Hoodoo su carta.
Rendetevi conto che tutta 'sta roba la improvvisai sul momento, senza nemmeno guardare Wikipedia o simili, tranne appunto per una foto di Big Hoodoo.





Vanno a tentare la cosa, e finiscono in aperta campagna (il primo tra i posti che io preferisco nelle storie), con l'auto di Hoodoo, che domanda se andasse a Killa di tornare assieme nel loro duo musicale (non è inventato), ma Killa è sfinitissimo e si sente poco bene.
Escono dalla macchina e Killa si sente ancora male, mentre Hoodoo nota qualcosa: Chris è spuntato dal nulla, (non viene rivelato ma era uscito dal vano bagagli, dove furon messe le sue ossa) ed ha freddo.
Si scopre che Chris così può rivivere ogni volta, e questo è successo grazie a Killa, che con il suo desiderio ha fatto sì che tornasse nella realtà. I due si abbracciano forte, con Killa che quasi piange di gioia, mentre Hoodoo rimugina fumandosi una sigaretta, allontandosi.
Nota disegno: son stata contenta qui di disegnare così tanti stilizzati alberi scuri. Mi piacciono le atmosfere cupe in fondo.



Hoodoo ne approfitta per visitare la zona, invitando i due, che però hanno cominciato ad amoreggiare (non c'è da biasimarli, pensavano che non si sarebbe rivisti mai più). Hoodoo aggiunge che secondo lui il loro problema è da analizzare ancora, ma ancora loro due hanno in testa solo di spogliarsi: si guardano con estremo interesse e si scambiano effusioni, pensando di fare oltre nella macchina.
Hoodoo sente, ma non nega l'utilizzo, e finisce per studiare qualcosa riguardo i fatti accaduti. I due così si ritrovano ancora a sfogare il loro amore forte, non vergognandosi più, con l'aperta approvazione del collega, che non vede come "strano" il loro sentimento, anzi.
Un Kokopelli fissa sorridente la scena.










Spunta un cameo di un mio vecchio personaggio cattivo, perché volevo allungare la storia includendo lei, ma così non è accaduto, e meno male.
I due amoreggiano ancora, e Hoodoo spera che facciano una pausa per poter ascoltarlo e farlo partire, poiché ha delle stalattiti che gli escono dal naso. Hoodoo si accorge che Killa non ha più avuto trasformazioni cannibali, e che forse tale "maledizione" (della rabbia repressa) è stata sconfitta, ma non sentendosi sicuro, e desideroso di capire comunque qualcosa di più, chiede di poter interrogare a Killa il suo collega Blaze, che viene subito definito da quest'ultimo come suo fidanzato.
Killa è super felice ed innamorato sempre di più, mentre Chris sta preparandosi a rispondere alle domande del collega mago praticante "root doctor".




Ci ho messo un bel po' a fare questo blog, ma alla fine ci son riuscita a finirlo, ed anche se aggiungerei volentieri qualcosa, decido di terminare qui del tutto. Ci sarebbero infatti altre pagine dopo, ma troppo fuori tema e poi manco mi son molto gradite: perciò posso dichiarare fine a questa storia. Tratterò bene alcuni punti però. Gran parte delle mie storie hanno tutte la stessa tematica, in ambito amoroso, e cioè dell'amore sofferto. Non ci vuole la laurea per capire che essendoci molto di me in queste storie (sia improvvisate che non) il tema sia ispirato alle mie faccende personali. Anche se questa è quasi soprannaturale e comica, ed ha un riferimento all'amore omosessuale ed alla vita dell'artista conosciuto da molti, è ispirata all'amore che preferisco, quello che sento più reale. L'amore stesso che si sacrifica, che si nasconde, che prova rabbia e sensi di colpa per esistere. Cose che io ho provato e che provo sulla mia pelle, e che quindi potrebbero indurre a far riflettere molti oggigiorno, poiché ho visto, e vedo, che di sentimenti normalissimi come questi vengano derisi o stravolti dai media e da molta gente. So bene (ed un po' mi va bene così) che quasi nessuno leggerà questa mia mini storiella scemotta, ma è comunque per me un bene che io l'abbia tirata fuori, magari forse qualche romantico sofferente potrebbe trovarla molto bella e confortante, vista la vita stessa che ci mette a non pensare alle nostre emozioni più intime...

4 aprile 2018

Quella foto sempre vivida anche se di morte

L'ho rivista, ma non di mia volontà.
Forse manco la ricordavo o mai l'avevo vista prima, ma una delle due persone ritratte è stato causa di uno dei miei più grossi traumi, sia alla mente che al cuore, e quindi è come se fosse un lasciapassare certo ed incontrastato a quei brutti ricordi.
Una foto di prima della sua morte, ma anche prima che conoscessi lui. E' assieme alla sua moglie, ora vedova, e su due toni di colore, quasi giallognolo.
Lei lo ricorda ancora, con tanto di faccine tristi, ma non dice altro, se non nei commenti che le manca, o almeno questo credo di aver letto, e non mi stupirebbe.

Tanto tempo fa.
"Ah, io so che scema non sei, Alex. Quindi sai benissimo cosa accadrebbe se rivelassi cosa ha fatto tuo zio agli altri in casa tua."
"Sì. Si metterebbero tutti contro di me."

Pochi mesi fa, non so come mai, mia zia.
"Tuo zio ci aiutava coi soldi, non dimenticarlo. Non sarebbe quindi giusto..." riferendosi a chissà cosa avesse letto riguardo il problema che ho rivelato da pochi anni sul web, stanca del silenzio.

Insomma, è importante che io non infanghi il suo nome, solo perché dava economia sostenibile alla famiglia. Quindi se lo avessi difeso, come pensavo e temevo, solo perché in quella cazzo di famiglia era l'unico che mi ascoltava e faceva le cose con me (attività piacevoli come disegnare, ascoltare la musica ecc), allora avrei fatto bene?
Mi avrebbero accusato anche di un possibile problema, di cui so ora che vien definito sindrome di Stoccolma, ma so benissimo che io non soffro di questo. Per essere coerenti, allora, nemmeno loro, ne' lei dovrebbero difenderlo, sapendo quell'orrore che mi ha fatto.
E' più importante stare male per un uomo che si uccideva di alcool da solo, e che picchiava e costringeva la tua nipote, figlia di tua sorella, affidata a richiesta tua, a fare azioni sessuali contro la sua volontà.
Si basa tutto su dei cazzo di soldi, così come si basavano già anche prima.
Avevano anche il coraggio di chiedere a me e mia sorella di fare favori o elemosina per fare più pietà, sia in giro che da mio nonno (deceduto l'anno scorso).
E quindi sì, cazzo, ODIO i soldi. Detesto con tutto il cuore quei pezzi di carta, o qualsiasi altra cosa che sfrutti il denaro. E questo è uno dei motivi principali.
Quindi, so già che la coerenza ed il rispetto non c'erano ne' ci sarebbero stati.
Ma a tutto c'è un limite, e se dimostrate come adesso di non importarvene molto di come io mi sia sentita e di come mi senta adesso, allora dovrei cominciare ad eliminare ed odiarmi per aver cercato di volervi quel minimo di bene solo perché mi avevate portato via da un istituto.
E dicono che sarei io la pazza, rinfacciandomi quando ho momenti di debolezza, se ricordo certe cose negative, se piango quasi ogni sera...

Mia madre, mesetti fa, ma non molti.
"...Dopotutto Paolina è la cosa più importante che io abbia".
Al telefono.
Paolina, la mia terza sorellastra di cui so, vista solo nel 2012.

Lui mi picchiava con la cintura dei pantaloni, mi minacciava di stare zitta, sennò l'avrebbe rifatto peggio, spogliandomi nuda e tirandomi via dal letto quando cercavo di resistere alla sua presa. E finendo col farmi più volte cose schifose ridendo dopo se mi veniva il rigetto dopo l'atto.

Lei era molto manesca, mi tirava schiaffi anche il triplo per delle scemenze, ed una volta dovette intervenire mio cugino per tirarla via da me, caduta tra water e lavandino, per nascondermi alle sue manate su tutta la testa.

Continuano a ferirmi, come se fossi niente, come se non provassi emozioni, un pupazzo da trattare come più piace loro per sfogarsi dei loro cazzi.

Sono io la matta, dicono, sono io, il pericolo pubblico: sono io.

3 aprile 2018

MyLittlePony, Orsetti del Cuore, Kimba il Leone... Nazi-supporter?

Sembra un titolo per definire un esteso e bizzarro sottogenere del fandom, ma così non è, perché io, di vedere altre cose simili a questa COSA di cui tratterò, non avrò voglia.
Sarò masochista (sarcasticamente parlando) ma mi basta già.
Sto parlando di un'artista, molto brava per carità, che ho scovato per caso su Deviantart.
Cercavo disegni sulla coppia FlutterCord (Fluttershy e Discord, per intenderci: una delle mie ship etero nel fandom delle My Little Pony), e mi incappo nell'account di tale CrispyKat:
https://thiscrispykat.deviantart.com
M'iscrivo per tenerla d'occhio e spinta dalla curiosità, vado a dare una veloce occhiata alla galleria dei suoi lavori, come questi qua:


























Meravigliose, non c'è dubbio.



Poi vedo roba come questa.



















E quest'altra.
















E QUESTA

















Signori e signore, la sua gallery ne è strapiena di questa... Questa... Amenità.
Si passa dal vedere il caro BigMac come soldato nazista, a ringraziamenti ed anniversari su Hitler come se fosse il suo paparino tanto dolce.

Io non so e non capisco se siano parodie, ma da quel che vedo sembra la tipa troppo simpatizzante di tale ideologia. Non vedo nessun riferimento storico, solo roba pucciosa su Hitler e su questi suoi oc (con Kimba e personaggi Disney) che quasi lo amano.

Andando in giro nei commenti, leggo di chi non riesce a capire se sia veramente simpatizzante, e di chi apprezzi la sua arte, ma che non approvi le sue tematiche. Lei sembra non rispondere a nessun commento, ma lo fanno altri al posto suo: qualcuno è d'accordo, altri addirittura sembrano gradire anche il fatto che sia roba a supporto del nazismo, altri ancora dicono che si divertono a vedere bannare chi cerca di far rimuovere certa roba.

Quello che mi fa rabbia, non è che questa disegni fanart dolciose sulle MyLittlePony, (e poi sembri simpatizzante su cosa è contro il messaggio della stessa serie, coerenza eh) e mettendo roba nazi sopra: ho anche io tra i preferiti roba simile, ma SONO PARODIE. Parodie ragazzi, cioè roba fatta per prendere per il culo, e ci sta. Oppure racconti tragici che son ambientati in quel periodo buio. Non di certo robaccia che festeggia il compleanno di Hitler, come se fosse una cosa gioiosa.
Certo, ancora non mi capacito di come possa apprezzare questa le MLP, con il nazismo, ma so bene che ci son simpatizzanti di ideologie simili anche in altri fandom che proprio ci vanno a cazzotti, quindi la cosa ormai mi stupisce poco. Per dire, in ogni gruppo c'è sempre il seme del male, la mela marcia (citazione pure della Babs Seed delle MyLittlePony).
Quindi, ragazzi, io non so che dire.
E' brava, ma mi sembra molto ignorante, perché non c'è niente di così grazioso nell'ideologia nazista, e queste che fa lei parodie non mi sembrano affatto, ma piuttosto mania, fanatismo.
A malincuore, la segnalo a più non posso.
Nell'arte va bene tutto, ma non favoreggiare questi orrori.
Leggo comunque molti dire che sia "satira", ma a me non sembra affatto.
Ed okay, tanto per sdrammatizzare, tiro fuori la mia battuta:
"Tizia, hai preso un po' troppo sul serio Kimba il leone BIANCO"...

2 aprile 2018

Cerby e Mau

Era notte fonda, e come al solito la Creatura stava a rimuginare davanti ad una seconda tazza di té, pensando alle torte.
"Una bella e grossa, grossa torta alla fragola e cioccolata, con tanto, tanto zucchero..."
Era seduta vicino alla finestra, ed osservava la luce fioca dei lampioni illuminare un poco dei cespugli sottostanti. Le piaceva molto quando la notte mostrava squarci di luce in quel modo.
Non faceva neanche troppo freddo, ma per non raffreddare la sua bevanda decise di rinunciare al voler posare il viso per godersi il frescolino tipico primaverile. Le piaceva anche questo, le dava un senso di calore quasi afrodisiaco.
"Oh, io penso, sto ancora riflettendo" pensò la Creatura tra se' e se'.
La pancia le si gonfiò, e contrastava con il suo fisico magro e pallido. Era sempre stata un po' sottopeso, ma non era colpa sua, poiché questo era il suo metabolismo: non poteva farci niente se aveva lo stomaco molto piccolo. Fece espellere dei gradevoli suoni gutturali e cominciò ad alzarsi per sgranchire le gambe, anch'esse magre e pallide, ma che erano in grado di farle fare ampi spazi.
I suoi occhi non guardavano nulla, ma erano come fissi. Quando rifletteva era come se la realtà fosse sparita, ed al suo posto ogni suo pensiero, specie scena fantasmagorica, prendeva forma.
Era come se vedesse un'altra dimensione, e detestava essere disturbata in quei momenti.
"Cerby? O Maddy Mad Madison? O Edera Sognante Nella Notte?... O chi cazzo sei adess..."
La Creatura si destò dalla specie di trance e fissò con sguardo severo chi l'aveva ridestata.
Era uno dei suoi "servitori", il gatto Mau, nato qualche anno fa, creato da lei stessa.
"Mau, devi imparare a portarmi rispetto, quando lo capirai?"
Mau si vide avvicinare il brutto muso cupo e torvo della Creatura, e corse via. La Creatura sbuffò, e si risedette al tavolo, prendendo con le sue affusolate dita una mela verde, ed addentandola.
Controllò dove aveva morso, per evitare che mangiandola, cascasse dalle sue mani, tranciata.
Mau tornò in scena, ed osservando la Creatura, rise.
La Creatura voltò di nuovo lo sguardo truce verso Mau, girando solo i grandi occhi neri minacciosi verso la sua posizione, col resto del corpo fisso come una statua.
"Tu prova a ridere ancora e vedrai dove ti faccio volare adesso"
"Dalla finestra, tanto lo so" rispose Mau, alzando le zampette bianche.
"No, verso la vasca del bagno. Sono mesi che non mi occupo di te, e sapendoti un pigro del cazzo quasi quasi avrei voglia di farti fare un bel bagnetto, perché tu sei un gatto SPECIALE."
Mau scappò via una seconda volta, ma non sarebbe più tornato.
La Creatura sbuffò ancora, e rimirò la finestra da lontano. Pensò al tempo che stava lì davanti a lei, a quando voleva certe cose subito quando queste erano assenti, anche cose fisicamente impossibili, ma si ricordò che essendo in quella data forma, poteva avere più possibilità di realizzare alcuni suoi desideri. Purtroppo non aveva molta autostima, e specie nel volere alcuni rapporti con alcune persone, credeva che fosse ridicolo desiderare anche solo di poter parlare con chi desiderava, sia per interesse intellettuale, d'ispirazione o sessuale. Poi, era pur sempre una specie di mostro, una creatura non completamente umana, e che variava aspetto quando meno se lo aspettava, quindi chiunque ne sarebbe stato alla larga. Si accarezzò la fronte col capo rivolto in basso, senza guardare con attenzione dove volgevano i suoi occhi, e si pettinò alla bell'è meglio la lunga criniera corvina, che si fondeva quasi col resto del vestito che indossava, nero come la notte più profonda.
Sospirò e salì verso le scale. Aveva tutto un suo modo di percorrerle: saltava due o tre scalini alla volta, velocemente e senza fare fatica alcuna. Lo faceva da molto tempo, e questa cosa era diventata ormai un tratto della sua strana personalità.
Mau si era nascosto nel letto, tra i suoi numerosi pupazzi.
"Guarda che lo so che sei in mezzo ai miei amati Pupini... Se proprio non vuoi cadere nelle mie grinfie la cosa migliore sarebbe di uscire da te solo, dalla finestra, perché l'esasperazione ed abitudine potrebbero avere la più alta percentuale di far accadere ciò, tra le tante altre possibilità: fallo ma poi se avrai freddo fregacazzi tuoi"
Mau corse invece verso le scale, e la creatura abbozzò un mezzo sorriso ed ebbe un leggero tremito tra schiena e spalle con un versetto di tono basso da risatina sarcastica.
Cadde di soprassalto nel lettone come un volo, facendo volare anche le grosse sue preferite coperte di lana, ma si curò di non schiacciare i pupazzi che stavano sopra. C'erano tutti: Eric il corvo (non quello del film, poiché la maiuscola non è stata digitata), Venom la tarantola, il troll alieno, il Cerbiattino, la coppia Leo e moglie Tigrotta, Applejack delle MyLittlePony, Neve d'Orecchie (le cuffie natalizie), Jay V (oorhees), PallArancio, NativAccetta, Pippo, Bambolina 2012 e Cuore GhoulMaggot.
Si distese infine, raggruppando vicino a se' i suoi amati "pupini" (così definiva i pupazzi o le action figures)e si mise al computer portatile.
Mau tornò, le si mise accanto e miagolando con nella mente qualche stupida battuta, si stiracchiò, per poi accoccolarsi vicino alla Creatura, che si intenerì, cominciando a scrivere...

1 aprile 2018

Che Mane Six Sei?


Pure questo lo volevo scrivere da tanto tempo, ed essendo ancora il computer come morto, mi è quasi impossibile fare tutto il resto che mancava da fare nel web, oltre che riguardo ai miei lavori digitali.
Quindi comincio subito, e se scrivo potrò aumentare l'attesa nel vedermi quella saga dopo tanti anni, promessa poco fa alla mia amica, di guardarcela assieme quando verrò su tra poche settimane.
Ebbene, domanda esistenziale: a quale delle Six Mane, ovvero, delle sei ponyne, della serie My Little Pony - L'amicizia è magica assomiglio di più?
Un volta trovai un test molto accurato con tanto di schema preciso, ma in lingua inglese, al sapere a quale delle sei protagoniste avevi più affinità: il problema è che adesso non riesco più a trovarlo, e ogni tanto qualche mia voglietta da fan della serie animata torna a farsi sentire, e ricordo vagamente che risultati mi uscirono fuori. Non credo nemmeno quindi che ne verrei a capo adesso, poiché da me sola non posso certo ricordare tutte le caratteristiche delle protagoniste, ma posso sempre provarci, sia per divertirmi, che per pescare il più possibilmente, tutte quelle informazioni che potrebbero aiutare altri a divertirsi nello scoprire se si somiglia o meno alla nostra pony preferita.
Ormai le puntate me le ricordo abbastanza bene, e trovandomi in più di loro non mi è difficile ricordare già che punti in collegamento avevamo, ma potrebbero spuntarne altrettanti mentre ne scrivo, quindi chissà?

Ebbene, come prima cosa, più importante, basarsi sull'aspetto che vorremmo avere e che abbiamo.
Pony di terra? Unicorno? Pegaso? Alicorno?
Colore pelliccia e criniera? Com'è fatta? E così via.

Farò il mio punto: ovviamente un pegaso dal pelo arancio smorto e lunghi capelli lisci neri.
Chi delle Mane Six ricorda questi due miei punti appena detti?
Applejack (arancio pelo) e Fluttershy (la più vicina possibile, avendo la divisa)
Idem occhi (vicino è RD, rosso/fucsia che potrebbe essere marrone).
Quindi ai nomi AJ, Fluttershy e RD aggiungiamo ognuna un punto a favore.

Ed adesso si parte con domande sullo stile di vita.
Ti piace la vita di città frenetica? RD
Ti piacciono le case piene di libri? Twilight
Ti piace stare più a contatto con gli altri? Pinkie Pie
Ti piacerebbe curarti di qualcuno? Fluttershy
Ti piace lavorare con guadagno in commercio? Applejack
Ti piace avere fama più come artista mondiale? Rarity
Ti piace lavorarti il "pane" quotidiano? Applejack
Hai una famiglia numerosa? Applejack/Pinkie Pie
Studi lontano dai tuoi? Twilight
Sei molto competitiva? RD
Sei abbastanza competitiva? Rarity
Lavori lontano dai tuoi? Pinkie
Lavori lontano dai tuoi e da sola? Rarity
Lavori coi tuoi parenti? Applejack
Sei una che ama la vita sociale? Rarity/Pinkie/Applejack
Sei una che ama più stare in pace? Twilight/Fluttershy
Sei una che si tiene in bella forma? RD/Applejack/Rarity
Sei una che ama prendersi cura dell'aspetto estetico? Rarity
Sei una che non si vergogna di dire che tiene ad essere sempre al top? Rarity/RD
Vuoi sempre vincere? RD
Hai l'indole timida ed introversa? Twilight/Fluttershy
Soffri spesso di insonnia? Twilight/AJ
Sei molto affettuosa? Pinkie Pie
Sei gelosa? Pinkie Pie
Hai fratelli? Applejack/Twilight/Fluttershy
Hai sorelle? Pinkie Pie/Applejack/Rarity
Hai una nonna? Applejack
Parli spesso con voce moderata? Rarity/Fluttershy
Ridi sguaiatamente? Pinkie/RD
Sei un po' bulletta? RD
Ti piacciono le creature considerate bruttine? Fluttershy
Sei contro il pregiudizio ed il razzismo? Twilight
Sei un po' civettuola? Rarity
Ti piace fare casino? RD/Pinkie Pie
Se non ottieni un obiettivo, ti disperi? Twilight/Rarity
Non diresti mai le bugie? Applejack
Chiedi spesso scusa? Fluttershy
Hai un animaletto domestico "bizzarro"? Pinkie Pie
O ne hai più di uno? Twilight
Sei una mangiona? AJ/Pinkie Pie

Ora leggendo sul web...

Terza parte, si fa il punto di ognuna delle sei pony.



TWILIGHT SPARKLE
Sei un po' filosofica.
Sei molto fedele ai tuoi doveri.
Sei molto umile.
Sai fare molte cose e molto bene.
Fai ogni giorno un resoconto di ciò che hai fatto durante la giornata.
Vuoi essere una figlia modello per i tuoi.
Quando ti arrabbi ti "bruci" subito.
Sei spesso sotto tensione.
Sei molto acculturata.
Non sei superstiziosa ma razionale.
Ti piace la matematica e diverse discipline scientifiche.
Hai un leggero disturbo ossessivo-compulsivo dell'ordine.
Non sei pratica di faccende molto manuali.
Il tuo animale preferito è un uccello o un rapace.
Porti la frangetta/meches di colore più chiaro.


APPLEJACK
Ti piace maneggiare la terra.
Sei una mercante.
Parli in dialetto.
Spesso preferisci faticare con le tue sole forze.
Ti alzi il mattino presto.
Hai un fisico molto mascolino.
Sei molto disordinata.
Usi nomignoli teneri.
Ti preoccupi molto della tua famiglia.
Il tuo animale preferito è un cane.
Hai in testa sempre il tuo capello preferito.
Sei un po' volgare e sboccata.
Quando litighi, dopo sei la prima a scusarti.
Sei molto legata alle tue tradizioni.
Sai cucinare.
Non ti piacciono le cose eleganti.
Sei bionda naturale/hai le lentiggini.
Mantieni in ordine solo i capelli, legandoli.


FLUTTERSHY
Sei sempre tra le ultime file.
Sei molto, molto emotiva.
Tremi facilmente.
Hai a cuore la sorte degli animali e della Terra.
Sei molto pacata.
Vuoi sempre far stare ad agio qualcuno.
Agli estremi, però, ti fai valere.
Sei un po' lenta.
Si confidano molto con te.
Ti piace preparare the' e medicine quando qualcuno sta male.
Quando ti scaldi hai uno sguardo molto severo.
Non ti schifano vomito o altre cose poco gradevoli di scarto.
Hai paura delle altezze e di volare.
Leggi anche riviste di moda attuale, ma non frequentemente.
Sei musicista/musico di grande importanza.
Sei un po' goffa nel muoverti.
Hai i capelli molto, molto lunghi.


PINKIE PIE
Ti piace stare in mezzo ai bambini.
Adori cose colorate come palloncini e giochi.
Sei chiacchierona.
Scrivi canzoni e le canti pure.
Sei imprevedibile.
Hai un animale bizzarro che tratti come quasi una persona.
Fai discorsi sconclusionati.
Sei molto eccitata anche quando devi stare calma.
Sei abbastanza coraggiosa.
Ti piace fare piccoli scherzetti.
Ti piacciono le cose zuccherose.
Hai spesso crolli emotivi.
Temi la solitudine.
Non perdi mai la speranza.
Sai suonare tantissimi strumenti.
Non sai cucinare bene.
Ti piace ballare.
Sei molto intuitiva.
Sei molto fantasiosa.
Sei un po' come se tu avessi una doppia faccia.
Fai spesso espressioni buffe.
Ti piace mascherarti.
Hai i capelli ricci e vaporosi.


RAINBOW DASH
Non ti piacciono le cose frivole.
Non ti piace leggere, ma se trovi qualcosa che sia avventuroso ci perdi la testa.
Sei un po' maschiaccio.
Hai una tartaruga come animale domestico.
Hai combinato spesso guai molto più grandi di te.
Ti piace deridere un po' la gente.
Sembri molto sicura di te.
Quando qualcuno ti infastidisce, lo fai capire senza troppe esitazioni.
Non sopporti chi ti rallenta nel tuo cammino.
Sei certe volte un po' maleducata.
Ti piace vincere.
Vuoi che tutti riconoscano la tua posizione e che ti rispettino come "cool".
Ti piacciono le sfide impossibili.
Vuoi essere ricordata per qualcosa di fenomenale.
Vuoi far parte di qualche gruppo sportivo.
Difenderesti i tuoi amici da qualsiasi atto di bullismo.
Hai i capelli lunghi ma non te ne curi molto.
Sei sempre pronta a farti avanti nei litigi.
Odi annoiarti.


RARITY
Ti piace la classe e le serate da vip.
Sei molto creativa.
Hai dei bellissimi capelli.
Ti piacciono i gatti.
Ti piacciono le cose di seta e morbide.
Ti piace essere "salvata" da qualche bel tipo.
Ti piacciono le pietre preziose.
Ti piacciono i trattamenti di bellezza.
Ti piace sentirti bella ad ogni occasione.
Ci tieni a farti un nome nell'alta moda.
Ti piacciono i profumi.
Ti piace ispirarti alle dive del cinema.
Certe volte pecchi di leggera avarizia.
Sei molto desiderata dall'altro sesso.
Le tue creazioni vengono viste molto bene e ricercate.
Porti sempre troppa roba con te.
Non ti piace sporcarti ed essere in disordine.
Curiosamente, hai dimestichezza con le arti marziali.
Sai sedurre in modo convivente.
Cambi spesso pettinatura.
Ti piastri i capelli.
Già da piccola avevi volontà nel seguire il tuo sogno.
Hai l'aria da artista.

Adesso tirate assieme i punteggi.
La maggioranza sarà la pony a cui somigliate di più.
Il test l'ho creato io, quindi sarebbe gradito non copiare ne' riprendere senza citare le fonti.

Ah, la me che si ridesta con intorno il buio...

E' il primo di aprile, e da quel che ho visto ho davvero dei grossi problemi a far funzionare quel cazzo di trabiccolo moderno che è il computer con cui ho sempre lavorato.
Non son potuta nemmeno andare dalla mia amica, e nonostante la gioia insonne di stamani, non riesco a disegnare per vari motivi, e quindi decido di... Beh, cercare altri cartoni/fumetti del mio passato. Non è una novità (sono fan del personaggio di Lobo e di tanti altri, ma non lo dico spesso), ma se in questi anni l'ho fatto poco presente è perché per primo motivo, l'imbarazzo nel far sapere che mi piacciono certi fumetti, e secondo, perché non avevo proprio la disponibilità (non sempre almeno) per potermi vedere certe serie animate e testate senza che qualcuno lo venisse a sapere.
Insomma, ho voglia di ri-vedermi la serie famosa di Batman, quella animata s'intende, che vidi ormai quando ero bassa quanto una sedia (forse una seconda volta quando andavo alle elementari dopo i dieci anni, chissà), e che avevo rimosso del tutto. L'unica cosa che mi è tornata in mente e' stata vedere una scena dei gas paurosi di Crane, che mi ha acceso quella lampadina dei ricordi inconsci creduti perduti: la faccia sua che diventa un mostro dai denti aguzzi.
Sono molto timida, ma parecchio, e certe volte quando qualcuno mi vede interessata su qualcosa, io arrossisco e nascondo lo sguardo come quando ero bambina. Non è facile essere più "spavaldi" quando per tutta la tua vita ti hanno sempre ripreso in giro sulle cose che più ti piacevano, specie in gran modo gli argomenti cartone animato e fumetti, considerati roba "infantile": certo, pure sui miei gusti musicali e del vestiario avevano da ridire (metal "peso" e vestiti neri e coprenti non aiutavano certo a farmi fama positiva, ne' a scuola ne' in città... Dio quanto ho odiato la vita di città). In questi anni poi, che sto cercando di vergognarmi il meno possibile di me stessa (sempre comunque controllandomi per timore di andare quel troppo oltre), sto anche disegnando più come vorrei, stilisticamente parlando (ma per storie e battute ahimè quello ancora mi vergogno assai), e quindi un tuffo "soleggiato" nei ricordi infantili è plausibile. Purtroppo, assieme a quello, esiste anche la mia "parte oscura" (che comunque, detto in senso relativo, tutti abbiamo), ovvero la mia fissa quasi morbosa per tutto ciò che riguardasse la Morte. Probabilmente non so se avrò tempo e voglia di fare questo resoconto sulla serie (son tanti episodi accidenti, e la memoria è quel che è), quindi parlerò solo di questa cosa qui, che mi tengo ormai da anni dentro, e che pochissimi, davvero pochi, ne son a conoscenza. Che poi, conoscendo questa saga, ci son molte cose in comune tra essa e me, ma dettagli.
Io come già spiegai, son stata cresciuta in un istituto. Quei centri dove i bambini, senza una custodia ufficiale, venivano mantenuti finché una famiglia adottiva o affidataria non volesse loro con sé. Il mio centro stava a Milano, dove nonostante tutto respiravo aria pulita e intorno a me c'erano dei bei giardini: giardini dove io regolarmente ogni mattina, tiravo su le mattonelle di marmo (molto pesanti veramente tanto per una bambina mingherlina di 5-6 anni!) per "salvare" gli insetti che ritenevo io "prigionieri" delle "cattive" formiche. Ho sempre avuto interesse specialmente per i lombrichi (ne disegnavo anche sui fogli), e per le mosche. Purtroppo era vietato tenere animali, e così fui costretta ogni volta a nascondere il mio "bottino" in qualche manica o tasca. Questo funzionò finché un bambino spione mi vide qualcosa scappare dalla mano. Potete immaginare bene cosa accadde. Un caos e io rimasta malissimo per aver perso un porcellino di terra. Con quel bambino ci litigai molto, e una volta finimmo quasi per fare a botte in autobus. Lui mi strappò molti capelli e io promisi a me stessa che mi sarei vendicata quando meno se lo sarebbe aspettato. Non andò così, ma in camera sua entrai lo stesso: ero silenziosa e quasi nessuno, vista la mia altezza, riusciva a trovarmi subito. Quel bambino però non tornava più, e così mi misi a giocare coi suoi giochi. Indovinate un po'? Era la casa di Batman. Io non avevo niente del genere (solo cose pop come Pikachu) e quindi, amante come adesso delle casette in miniatura, ci giocai non so quanto tempo, per poi rimettere tutto a posto, senza lasciare tracce. Nessuno seppe infatti che c'ero stata, ma mi promisi anche che non ci avrei mai messo più piede. Forse la mia intenzione era quella di rifilargli insetti nel letto, ma quel giocattolo era così invitante che dimenticai la mia "missione". Non ero infatti una bimba "modello". Timida sì, ma parecchio ribelle, e a tratti, "macabra". Non lo dicevo io, lo dicevano i miei educatori. Anche qualche bambino lo disse, ma sentirlo da degli adulti era tutt'altra cosa. Un bambino non era chi mi accarezzava la testa ogni sera perché quasi nessuno mi abbracciava; un bambino non era uno che ti consolava di notte dopo ogni incubo dove c'erano boia che aspettavano di tagliarti la testa. I miei due compagni di stanza, due maschietti coetanei, mi sopportavano appena, immagino, perché da piccola ero un poco insonne. Però, anche se facevo incubi orribili, mi piacevano le cose inquietanti. Le sognavo, e facevo finta di essere pure io un mostriciattolo, per puro divertimento. Fu questo però, a farmi cascare del tutto il mio mondo allora sereno da parte degli adulti. Un giorno mi venne l'idea di nascondermi dietro l'armadio, nonostante qualche bambino mi avesse avvisato che qualche educatore si sarebbe arrabbiato. Io non ci detti peso (carattere testardo avevo) e mi nascosi perfettamente. Lei, l'educatrice Luisa venne ad aprire ed io uscii fuori urlando. Mi arrivò il primo schiaffo della mia vita, una sensazione che non avrei mai immaginato sentire a causa di chi mi manteneva in quel momento. Mi misero in punizione, anche se io ripetevo fino allo sfinimento che non volevo farlo apposta, che era solo uno scherzo e bla bla, ma loro mi chiusero in camera, al buio. Stranamente non ero terrorizzata, perché al buio ero quasi abituata, ero più in shock per lo schiaffo, perché per me quello non era altro che un simpatico scherzo innocente. Scema però non ero, e accettai la punizione. Non solo ero abituata all'oscurità, ma in mio aiuto venne la mia cara fantasia. Vennero i miei amici immaginari fantasmi (una famiglia numerosa), che parlarono con me, finché non chiusi gli occhi e mi addormentai. Continuarono ad usare questa sorta di punizione, ma io avevo i miei trucchi, e avrei continuato ad usarli per non stare male a causa di sciocchezze come queste qua (si trattava di una marachella in fondo). Così, dopo questo trauma inaspettato, cominciai a chiudermi sempre di più, giocando poco con gli altri coetanei, e stando sempre più per i fatti miei, a giocare con gli insetti o con gli uccelli. Di notte invece, o non dormivo o avevo frequenti incubi. Fu però anche il fatto dei miei compagni di stanza che lentamente si stavano facendo adottare, che alimentò ancora di più il mio isolamento. Mi domandavo perché non potevo sapere la loro destinazione, o se mi avrebbero rivisto, ma ancora oggi, come giustamente sia, non ne ho mai saputo più nulla. Come se non fossero esistiti, spariti nel nulla. Cominciai a pensare che dovevo aspettarmi qualsiasi abbandono, e se nello stesso tempo mi isolavo, nello stesso tempo con alcuni volevo che rimanessero a giocare il più possibile, per paura che se ne sarebbero andati via pure loro da me. Cosa rara comunque, perché avevo pochissimi amici a causa dei miei interessi "cupi", quindi ancora di più ero combattuta fra l'essere più accomodante, e l'essere più distaccata: non ci capivo più nulla ormai, e questa cosa sarebbe continuata ad accadere anche negli anni dopo, dopo il trasferimento nella vita di città. Certo, ero in una città anche io, ma lontano, e spesso nelle gite, se non si andava a Rimini, si albergava in montagna, posto che amavo più degli altri. Scappavo sui tetti, o cercavo di infilarmi dentro qualche imboccatura di legno marcio, per scoprire insetti o roba "antica". Facevo dannare, e di notte, volevo sempre uscire per far compagnia alla luna. Volevo anche andare in giro per i boschi da sola, ma questo non me lo avrebbero mai permesso: però qualche scappatella riuscivo a concedermela, ed io sola e soltanto, immaginandomi chissà quali personaggi farmi compagnia. Avevo una fantasia fervida, e loro lo sapevano già, come sapevano anche del mio interesse riguardo il tema della Morte. Nei miei disegni ricordo un personaggio molto frequente: un t-rex pallido dagli occhi rossi di nome appunto, "Morte". Dicevo loro che era buono e che mi avrebbe protetto sempre, ma questa cosa a loro inquietava, assieme ad altre, del mio "bizzarro" comportamento. Dicevano che avevo una forte intelligenza, ma che ero troppo morbosa e troppo fantasiosa, che non sapevo "distinguere la fantasia dalla realtà" (questo non credo proprio, mi scusavo ogni volta dicendo "No, signore, è uno scherzo, stavo scherzando, è per ridere). Volevano insomma costringermi a fare più amicizie e meno pensieri di quel genere. A loro, che dicessi che le madri delle mie immaginarie farfalle fossero morte, o che dei pupazzi parlassero con me: era segno che qualcosa non andava. Certo, tutti abbiamo i nostri problemi, ma che volevano pretendere da me, che al tempo non avevo mai avuto una vera famiglia? Ero ribelle perché non avevo avuto educazione, ci sta, ma non c'era da biasimarmi così tanto. Soffrivo molto a causa di questa cosa, e mi facevano paura tutti quei cambi di posto e di gente intorno a me. Volevo stabilità, l'essere più libera, ed i miei timori erano più che normali. Oltre a questi, aggiungo il fatto di vestirmi e trattarmi come un maschio, e di dire che ero "minuta con grandi occhi neri": ma in un altro foglio che lessi, "con grandi inquietanti occhi neri". Nessuno mi disse, ne lessi, che ero considerata una bambina di bell'aspetto.
Questo rimase anche negli anni dopo: sapendo di non essere chissà quale bellezza, preferivo essere più di questo, a tal punto che se qualcuno avesse detto che fossi carina, non ci avrei creduto (ed un po' neanche adesso ci credo, ma spesso è per imbarazzo e timore dei contatti). Era diventata la mia corazza, ormai, e invece di fare stupide vendette avrei fatto finta di stare al loro gioco, alle loro punizioni. Ero furba, e finché facevo credere loro di essere "passiva" avrebbero abbassato i loro controlli su di me. Ovviamente erano più assidui, ma io cercavo di tenere duro. Cambiò tutto quando mi trasferii, e lì non fu facile affatto capire come avrei dovuto comportarmi per stare meglio, tornare a quelle cose meravigliose e cupe che tanto mi affascinavano, rimanendo nella mia fervida fantasia.
Quando mi trasferii, affidata alla famiglia da parte di mia madre, a mia zia, credetti che sarei tornata ancora su quei monti, ma così non fu. I miei amici immaginari mi tennero compagnia, e portai con me tutti i pupazzi e disegni che feci. Sentivo già la mancanza della vita che stava andando via dietro di me, tutti i ricordi, e non volevo che ciò accadesse in modo peggiore: cominciai così ad immagazzinare ricordi su ricordi, anche i sogni. Se non riuscivo a trascriverli, per timidezza o poca volontà, sarebbero questi rimasti nella mia testa, o raccontati a qualcuno di speciale, qualcuno che magari condivideva i miei stessi gusti, o che avesse una fervida immaginazione. Pochi ne trovai, e neanche con loro durò molto. La mia unica amica delle elementari, con nome simile al mio, sparì su volere di mia zia dopo la prima media. Seppi che c'era dietro il timore che suo padre (pedofilo presunto) arrivasse a me. Ma ci rimasi male lo stesso, perché per me lei era l'unica persona che poteva capirmi, anche se più "allegra" di quanto lo fossi io. Di nuovo caddi in tristezza, dormivo poco ancora, ma fu peggiore il mio inserimento nella nuova vita. Ero timida, e molti ragazzini o mi stavano lontano, o mi prendevano in giro. Certo, anche da piccola qualcuno mi prendeva di mira, ma stavolta erano più numerosi e facevano molto, ma molto più male. Dicevano che ero "matta", non una che stava con la testa a posto, che facevo loro paura, che sembravo una morta o qualcosa del genere, perché stavo sempre in penombra in classe, e non parlavo quasi mai con nessuno, da quando mi abbandonò Alessandra. Per ricordarmi di lei, presi curiosità di tante cose che mi disse che le piacevano, e che sarebbero piaciute anche a me. Poi feci amicizia, più per tentativo mio di "farmi avanti" che da parte loro, con numerose compagnie, che durarono tutte poco. Ci furono così altri periodi di isolamento, dove per non stare in casa con la mia amata musica metal, andavo a zonzo per le strade, senza una meta precisa, persa nei miei pensieri, rimuginando ancora ed ancora sui ricordi che non volevo perdere.
Stavo diventando però più insonne per altri motivi ancora. Uno, il più terribile di tutti, era causato dall'abuso di mio zio su di me che iniziava ogni notte, ed un altro, che per me ormai solo la notte era il mio tempo, il mio unico momento di pace, poiché di giorno era il vero inferno. Amavo la notte, ed ora l'avrei amata molto di più, volevo essere anche pallida come la luna piena, e nera come il buio. (Eh sì, non son certo così per fare la goticona, è sempre stata mia intenzione avere il pallore già dai cinque anni, e dei goth/metallari non ne sapevo niente)
Così fu e così è ancora oggi. Sono nottambula e questa è sempre stata la mia natura. E' buffo aver scoperto dopo il collegamento tra l'elemento della notte/luna col mio animale alter-ego, il cerbiatto. Sempre ricordando la mia infanzia a Milano, dopo l'incontro con qualcuno di questi esemplari o caprioli, la mia educatrice disse che avevo gli occhi come loro, così decisi che sarebbe stato il mio  animale come metafora della mia persona (un po' come quando mi dissero che avrei dovuto fare la pittrice per il mio talento nel disegno). Sempre sul cervo, sulla notte e sulla Morte, ebbi un incubo molto forte, che ancora ricordo molto bene. Ero in metropolitana, da sola, e davanti a me, vicino ai binari, mi aspettava proprio la Cupa Mietitrice. Non voleva farmi del male, solo che mi avvicinassi a lei per osservare qualcosa, che arrivò subito. Un treno super veloce, e un urlo agghiacciante di qualche essere umano, sovrapposto alla mia fugace visione di una testa mozzata terrorizzata vicino ad una testa impagliata di cervo adulto maschio. Questo sogno ancora mi porta pensieri e domande, e lo considero come una specie di visione ormai. Non voglio che crediate o no a quel che penso, ma per me questo sogno è sempre stato e sempre sarà importante. Mi ha ispirato, e certe volte anche aiutato. Ricordando sempre di mio zio che mi abusò, è ironico che poco tempo dopo l'avermi fatto male, morì di gravi malattie causato da se' stesso. Questo stesso sogno assieme ad altri propositi di vita, mi aiutò a non suicidarmi per davvero quando a scuola mi sembrava tutto andare a cadere nell'abisso, come in frequenti sogni allora, dove cadevo chissà dove, o vedevo sangue e squartamenti. Il mio interesse nel morboso ha fatto sì che mi interessassi alla cronaca nera, ai problemi mentali e cose simili, purché non rischiassi di incapparci pure io. Non ho mai fatto male a nessuno, ma quando stavo malissimo, in quegli anni, specialmente per paura che mio zio tornasse a farmi male una volta rimesso, mi interessai sempre più alle armi, ed al coraggio per farmi giustizia da sola (anche da piccola mi piacevano un sacco le lame e i forconi, ma lo facevo più per "scherzare"). Pensavo così di vendicarmi, ma nello stesso tempo piangevo perché avrei peggiorato anche le cose, o che non ce l'avrei mai fatta perché "cattiva" non ero, almeno non fino a uccidere qualcuno. Forse ora a leggere queste cose vi sembra una roba folle, ma rendetevi conto che ero minorenne, nemmeno 15 anni, e mio zio mi faceva cose contro la mia volontà, tirandomi ogni volta via dal letto, per spogliarmi e legarmi (e picchiarmi con la cintura se fiatavo), e oltre a questo, ero non poco frequentemente picchiata dagli altri (più di due schiaffi anche per scemenze) o offesa con termini gradevoli come "Down" o "Una che deve essere picchiata come i muli" o "Una che non sa fare una o col culo" (cioè una che non sa fare un cazzo nella sua vita). A casa, così, a scuola, bulletti che mi tiravano addosso gomme o mi facevano cose umilianti alle mie cose o addosso a me (come tentare di toccarmi le mutande di mia zia prese perché eravamo in periodo nero e mia sorella, allargando le mie stesse mutande, me le aveva ormai rovinate). Io non ce la facevo più. La vita spensierata di una volta, quelle colline, quei monti di neve ormai offuscati dalle memorie del tempo andato, mi mancavano terribilmente, così come mi mancava tornare ai miei piaceri considerati "morbosi" o "esagerati" come far finta di vedere una persona davanti a me sul bus (quando lo raccontai mi rivelarono che la supplente si terrorizzò così tanto che disse che dovevo essere curata per questo: mi cascò di nuovo il mondo addosso). Combattuta fra questi stress, il trauma subito, la paura di venir ripresa delle poche cose che mi davano gioia, ed il voler qualche amico che mi trattasse come un fratello/sorella (con la mia biologica era più botte e botte tutti i giorni, ci tiravamo anche i bastoni di ferro), volevo farla finita. Non di certo mi tagliavo, ma pensavo piuttosto di cadere dalle scale, come un pupazzo senza vita, cosa che ero effettivamente: non dormivo molto, e litigavo spesso con tutti, ero confusa tra stanchezza e bassa autostima, rotture di rapporti e affetti, e nulla mi era più stabile ormai. Non credevo nemmeno che avrei trovato un qualche amore, o amicizia vera che desideravo più di ogni cosa. Non accadde mai che arrivai a quel tragico punto, ma perché ho sempre creduto in una strana speranza, non volevo abbandonare tutte le mie gioie, i miei ricordi: questo grazie al pensiero della Morte stessa, che mi faceva pensare che avrei dovuto tenere duro, anche a costo di sembrare io stessa un morto. (in un mio sogno una volta ero davanti ad uno specchio, ed avevo un aspetto affamato e orbite vuote)
Poi verso i 17 anni cambiò tutto ancora. Ero sempre triste sì, causa di ricordi incancellabili, ma cominciavo ad uscire e conobbi, seppur sempre di passaggio, gente che mi criticava meno. Poi vennero le rotture sentimentali, e continue fughe, solo per vedere se ancora quella parte di me che arrischiava era ancora viva.
Ancora adesso però, la Morte mi accompagna, e la vedo in ogni cosa, in ogni mio pensiero, così come nei sogni, o nei racconti, o nelle cose che più mi piacciono. Cerco ad ogni modo di fare del mio meglio per andare avanti, per stare meglio con me stessa anche se facile non è, ma quella che feci da piccola è come una promessa mortale: slegarla non si può, altrimenti pure il mio stesso animale, sognato assieme, si allontanerebbe da me, finendo per non ispirarmi più.
Ho detto anche troppo, ma voglio dire di più, perché penso che la gente si debba dare una svegliata e capire che noi "sfigati" non siamo poi così diversi da loro e da altri. Questa stessa Morte e il mio Cervo mi dicono che se sono ancora in vita è per portare certi messaggi, che siano alla mia prole o no. Mi parlano, sono come muse o demoni, chiamateli come vi pare, ma mi accompagnano da una vita, sono loro in me, fanno parte di me, e lo saranno finché avrò spoglie vive su questa Terra.

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