20 settembre 2016

L'altro me dentro di me da una vita intera

Da un pò di tempo mi accorgo che ogni tanto periodicamente mi sento come ero quando ero adolescente. Non di mentalità, sia chiaro, ma come atmosfere, come musiche.
Sarà che come dicevo tempo fa sto tornando alla mia vera persona poco a poco (nonostante ci voglia ancora molto prima di sentirmi davvero la vera persona che sento di essere), e già il mio compagno s'è n'è accorto, anche se per lui sembra tutto nuovo questo mio modo di fare, perché appunto mi conosce solo da due anni, e quando mi conoscette io ero in un periodo in cui cercavo di "farmi carina" solo per compiacere qualcuno, perché ad essere quello che volevo davvero finivo per starci male, anche se a farmi "attraente" mi facevo schifo lo stesso, ma dettagli poco importanti sono questi; dico solo che già vedere le foto che ho del periodo Gens/Exenzia mi viene da tapparmi gli occhi...
Comunque, da tempo lui infatti scherza su di me chiamandomi "ragazzino" per via dei miei atteggiamenti "poco da ragazza", ma all'inizio lo faceva anche quando nei primi giorni che ci conoscevamo, mi tradivo nei momenti di pura felicità, dove la mia voce involontoriamente "cambiava" e a lui sembrava appunto di sentire una voce da ragazzino, e me lo faceva notare ogni volta. Ma il bello è che quando me lo faceva notare da una parte dentro di me sentivo una strana gioia. Gioia perché se davvero pensava quello, allora significava che io ero così, come diceva lui. E non era il primo. Da una vita la gente mi scambia per l'altro sesso. Ho molti esempi, e stasera non so perché, ma ho voglia di scriverne alcuni.
Della mia infanzia ricordo solo che già avere i capelli corti, e quando dico corti non dico media lunghezza fino alle spalle, erano davvero corti, di qualche centimetro. Presumo me li tagliassero per via dell'igiene, chissà. Fatto sta che ero l'unico essere femminile dell'istituto coi capelli cortissimi. E raramente indossavo vestitini lunghi. Ma questo almeno mi faceva piacere perché ero un tipo che amava saltare sugli alberi e correre parecchio, perciò avere vestiti che non coprivano le gambe e le parti intime, e leggeri, mi impedivano di fare certe cose ogni giorno. Ogni mattina infatti ricordo che io mi alzavo prima di tutti, solo per mettermi i pattini roller ai piedi e correre per tante ore intorno all'istituto in cui stavo (periodo dal 1999 - od anche prima - fino al 2001-2002) per poi alzare alcune mattonelle in cerca di insetti interessanti da "salvare" dalle formiche, che tanto detestavo perchè "animali fissati con il lavoro, cattivi e antipatici" (mi stavano antipatiche perché una volta schiacciai una formica volante, e i ragazzi di fronte a me, sempre dell'istituto, mi mortificarono per averla uccisa, e allora da quel giorno odiai a morte ogni formica vivente). Già il fatto di adorare insetti e lombrichi mi faceva risultare una persona non normale davanti a chi conoscevo. Ai tempi io dormivo in una stanza con altri due bambini maschi, ed avevo solo un'amica del mio stesso sesso, che però tempo dopo non avrei mai visto più, poichè aveva già trovato la famiglia che l'avrebbe adottata, quindi i bambini con cui condividevo la stanza sarebbero andati via dopo di lei, quindi la presenza femminile per me ci sarebbe stata davvero poco. E comunque ero già un tipo molto solitario, e non solo per il fatto citato prima di alzarmi ogni mattina ad attività particolari, ma anche perché leggevo fumetti (ai tempi considerata una cosa da ragazzi) e guardavo cartoni animati e film come Godzilla, uno dei miei tanti film preferiti d'infanzia. Impazzivo per i film coi mostri o d'avventura. Film come anche Indiana Jones, Jurassic Park, Ghostbusters... E infatti i miei giocattoli preferiti erano dei dinosauri di ogni dimensione che mi portavo sempre ovunque, pure nei viaggi, oltre che peluche di Pikachu e di draghi. L'unica cosa che mi piaceva, considerata femminile (che comunque mi avevano regalato e che non ebbi per molto poichè persi tutto nel tempo dopo averli ricevuti) erano una pochette maculata bianca e nera con dentro un sacco di perle e gemme di plastica, che mi fece nascere la passione per i minerali e le decorazioni con le perle, che ho ancora oggi.
Quando mi trasferii nel 2001/2002 a Livorno, la mia vita fu più dura e dolorosa di quella che facevo a Milano. Stavo crescendo, ma il mio carattere comunque era quello, e mi risultava molto difficile stare in mezzo alla gente, sopratutto se era gente diversa da quella che conoscevo prima.
Il mio carattere timidissimo poi non aiutava molto. I miei capelli si allungarono e finalmente la gente capiva che non ero un bambino ma una bambina. Ma come già detto, il mio carattere non sarebbe certo cambiato. Anche alle elementari io facevo più amicizia con i maschi che con le femmine. Amando poi le storie di mostri, assassini e vampiri, avevo più affinità con un bambino che amava le stesse cose che piacevano a me. Alle bambine piacevano per fortuna gli stessi cartoni animati che guardavo anche io, ma comunque non mancavano di ritenermi una bambina un pò "diversa" per gusti e modi di fare. Già si confondevano per il mio nome "ambiguo". "Ma tu ti chiami davvero così? Ma non è un nome da maschi quello che hai?" ripetevano un pò tutte le bambine o i bambini che volevano conoscere o parlare con me. Poi verso la prima adolescenza, io non ero ancora sviluppata di seno e non avevo ancora le mestruazioni, e questa cosa mi metteva molte paranoie addosso perché temevo che non le avrei mai avute, anche a causa del mio peso molto leggero, (Perché all'istituto non mangiavo molto e dormivo poco, quindi son sempre rimasta sottopeso) e le ragazzine ovviamente più carine di me, spesso me lo facevano notare. Una volta io e questa mia amichetta delle elementari andammo in bagno, e io essendo la più grande avevo però già i primi peli, e lei si stupì, facendosi sentire poi dal resto della classe. Io arrossii molto e mi venne da piangere, perché mi dissero "Sembra la foresta ammazzonica!". Mi sentii morire, pensavo fosse una cosa per cui vantarmi in segreto, ma quel che successe cambiò la mia idea personale su di me. Cercai di dimenticare tutto, ma sapere che tutti loro sapevano della mia intimità mi dava molto fastidio. E i litigi verso la fine della scuola elementare non tardarono ad aumentare, ovviamente. Il mio unico amico fissato con la cupa mietitrice se ne andò, e io chiusi quasi tutte le amicizie. Solo due amiche rimanettero ancora con me, le uniche che venivano ovviamente denigrate dal resto della classe. Ma solo fino alle medie. Le elementari comunque furono un periodo abbastanza felice perché con queste amichette mi ci trovavo molto bene, ci scambiavo racconti miei di fantasia, e spesso provavo ad essere come loro. A casa della Cristina, provai un suo gioco di danza ed a fare la verticale, con la Sarah provammo a farci le treccine, che mi feci su tutta la testa anche a scuola, per un giorno, con Vilma si usciva spesso, si disegnava (la difendevo sempre quando dicevano che per loro era brutta) e spesso lei mi insegnava qualche parola della sua lingua, l'albanese. Poi quel tempo finì e io cambiai vita.
Alle medie fu un completo inferno. Il primo mio inferno scolastico. I miei compagni non accettavano per niente il mio modo di pormi, la mia timidezza, il mio modo di vestire un pò trasandato.
Io a quei tempi non avevo proprio uno stile definibile, causa anche la mia età (però ero molto ribelle, già alle elementari spesso litigavo per come portavo i capelli o perché non portavo addosso il grembiule) e causa della poca cura verso di me. Avevo una matassa di capelli poco curati, sopracciglia molto evidenti e mi mangiavo spesso le unghie. Inoltre non mi interessava per niente il trucco. Ma i compagni invece di capire perché fossi così (la depressione arrivò molto presto) mi trattarono come peggio potevano. Adoravano strappare le mie cose, prendere la mia cartella, riempirla di scotch, e buttarla come una palla per tutta la classe, e tirarmi le cartacce in testa. E come se niente fosse avevano la faccia tosta di chiedermi i disegni, l'unica cosa per cui mi rispettavano, perché mi consideravano un talento nel disegno. Ma credo avessero più invidia verso di me per le professoresse, perché la professoressa di italiano mi adorava molto. Così tanto che quando un giorno ci fu ricreazione, mi portò davanti ad una sala di proiezione, insieme a studenti di dieci anni circa più grandi di me, a sentire un servizio sulla musica da strada. Io osservai meravigliata quel servizio, e uscii chiedendo come mai avessero portato me lì. Loro mi dissero che secondo loro ero la persona adatta e che volevano sentire il mio parere. Io risposi che il video mi era piaciuto molto, mi aveva preso perché anche io amavo la musica di strada. Questa cosa di ritenermi una persona ancora una volta diversa da loro, ma in modo positivo faceva nascere invidie verso i miei compagni. Non ricordo bene ma non credo di aver avuto amici in classe. Gli unici amici che avevo erano fuori, ed erano una ragazza di nome Samiria con cui poi mi stufai di uscire perché lei aveva la fissa di andare in un posto solo per vedere dei ragazzi che le lanciavano sassi, mentre io volevo sempre portarla in un negozio di dolci, in cui mai lei entrò. Bella roba, direte, o forse no. Altre persone amiche non ricordo invece. So solo che un giorno mentre uscii un compagno allora mio unico "amico" di classe mi dette una botta in testa così dal nulla, e io dissi tutto. Cominciai a stufarmi della gente, rimanendo sempre più isolata nel mio mondo. Fu solo da metà superiori che cominciai a uscire con più gente diversa, e lì son troppe storie da raccontare. Ma lì fu un poco diverso, stavo cominciando a farmi più "carina" anche se mi facevo il doppio dello schifo più totale, perché cominciai ad innamorarmi davvero di qualcuno, e quel periodo fu peggio delle medie. A scuola quasi tutti sapevano chi ero, avevo una certa fama, ma in negativo. E da lì partirono le offese riguardo il mio aspetto ambiguo.
Non essendo un tipo che si lavava molto i capelli, che non si cambiava quasi mai i vestiti (al tempo portavo jeans mezzi rotti che cascavano e felpe più lunghe della mia taglia) facevo ovviamente schifo a tutti i ragazzini immaturi di scuola. Anche lì i compagni non perdettero tempo a farmi scherzi molto più brutti di quelli passati. Il primo anno ebbi come amica solo una ragazza un pò maschiaccio, il secondo conoscetti amici fuori dalla mia classe, per poi conoscere casualmente una tipa molto alla moda che stramente, invidiava il mio fisico. Non ho mai avuto amici che son durati molto. Ma nel primo anno, prima della tizia che indossava sempre giacche lunghe senza magliette sotto e reggiseni vari (a lei riconosco il fattore della mia libertà dai reggiseni), i miei primi amici di classe furono due ragazzi di origine messicana che mi presero in simpatia quasi subito, Jahry e Antar. Da loro scoprii gli Slipknot, il fatto di avere animali domestici "non convenzionali" e poi mi facevano ridere assieme. Ma poi un giorno quello che mi stava più simpatico, Jahry (O Jhary) disse che sarebbe tornato in Messico, e allora non ci sentimmo più. Ho sempre avuto un modo un pò di abbandono in silenzio riguardo le amicizie. Per me, se andavi via, addio, ti lasciavo fare, a mai più arrivederci. Non so che fine abbia fatto quel Jhary, ma Antar continuai a vederlo anche alle superiori, anche se cambiò pettinatura (non aveva più i dreadlocks) e poi divenne attenzione di alcune tizie della mia classe, per cui non ci feci più a che fare e feci altre ennesime amicizie. Conoscetti ovviamente in egual numero maschi e femmine, con la gioia di mia zia che tempo prima si lamentava spesso con un "Ma possibile che stai sempre a casa a disegnare, ascoltare quella musica di merda ed a scrivere cose assurde nei fogliettini?" e "Vestiti ogni tanto carina" e "Quella felpa ha le maniche troppo lunghe" e "Lavati quel capelli ogni tanto" e cose di questo genere, a cui io spesso rispondevo con un "Quanto rompi, zia..." (e lei se le partiva male la giornata aveva già le mani alzate su di me, ma delle botte che prendevo non ne voglio tanto parlare), e cominciai a sentirmi bene finalmente anche con il mio stesso sesso, più o meno. Anche loro non avevano molta cura di loro (certo non al mio livello) e le stavo molto simpatica perché facevo sempre battute che a loro facevano ridere, ma non tutto ciò che piaceva a me piaceva a loro, soprattutto musicalmente. Come la volta che loro a casa di un'altra mia amica disegnatrice, stavano guardando "A tutto Reality" e io a loro proposi "Metalocalypse" ma loro mi guardarono come schifate e io mi sentii molto frustrata dentro. E negli anni dopo loro si sarebbero allontanate sempre più da me. Col tempo a scuola, dopo evidenti delusioni e derisioni varie, cominciai ad essere sempre più ribelle col carattere e con lo stile, provando di tutto, tra il farsi accettare e l'essere me stessa. Fu molto difficile. Cominciai ad essere più stressata, quasi tutti i giorni mancavo nelle ore per stare nel bagno a piangere delle giornate passate a casa e delle delusioni interpersonali. Cominciando poi a piangere di ogni fottuta cosa riguardante il mio mondo: la morte di mio nonno, l'abuso da mio zio, le botte che pigliavo in casa, il mio aspetto, il fatto che nessuno mi stava mai vicino in classe (ero sempre da sola, nessuno voleva stare accanto a me), il fatto dei continui litigi notturni e tanti altri problemi del tempo. Più andava avanti e più io stavo malissimo, arrivai ad avere crampi un giorno fortissimi, e una volta cadetti per svenimento da poca pressione. Stavo dimagrendo troppo e mangiando poco verso gli anni successivi delle superiori, arrivando a fare digiuni per tutto l'orario di scuola. Ricordo che per un periodo feci pure l'elemosina dalla fame. Ma poi quel periodo finì e arrivò il periodo dei piccoli furti. Si, per qualche mese io cominciai a rubare di nascosto cioccolata e crackers vari. La mia unica amica di classe già mi disse che rubava vestiti, ma io non avendo interesse per i vestiti, ed avendo più fame che altro, cominciai a fare questo. Fortunatamente tempo poco dopo smisi, e digiunai e basta. Il mio aspetto comunque si faceva più personale e abbastanza femminile grazie a questa mia nuova amica, e cominciai a conoscere più ragazzi ed ad uscire di più, ma ancora i compagni mi prendevano in giro. Mi disegnarono una volta me sul banco, con al posto della vagina un pene. Io non dissi nulla, ma dentro di me stavo sempre male. Non pochi furono in momenti in cui in preda alla depressione volevo farla finita, ma c'era qualcosa che poi alla fine mi bloccava dal farlo. Credo fosse la voglia di disegnare, la voglia di sentire ancora la mia amata musica, il desiderio di farmi una famiglia mia e quella di conoscere i miei amatissimi idoli. Ovviamente la musica metal, ma ci fu un periodo che per farmi accettare ascoltavo anche musica pop o di quella che andava di moda, ma poi a casa di nascosto ascoltavo altro, perché la gente criticava anche quello che ascoltavo. Nelle seconde superiori (bocciai due volte) i miei compagni di qualche annetto più giovani di me, seppero del mio amore per i Murderdolls/Slipknot/Marilyn Manson e mi deridevano urlando quei nomi per causarmi fastidio. Così cominciai a non dover sentire più la musica in classe, dormendo al suo posto ed immaginandola, ma quelli trovarono altri espedienti per darmi fastidio: tirarmi le patacche di carta con la cannuccia.
Un giorno passarono alla gomma, e per me fu uno dei miei peggiori giorni. Urlai in mezzo alla classe che non ne potevo più e che avrei voluto ucciderli tutti dalla rabbia. Era solo rabbia, perché in realtà di loro non mi importava un fico secco. Ma ero così nervosa e assonnata da casa che quando si misero anche loro a rovinarmi la giornata non ci vidi più ed esplosi. Finalmente, perché di solito non esplodevo mai, nemmeno a casa mi era permesso rispondere, altrimenti giù manate in faccia ed in testa. Non dicevo mai nè a scuola nè a cosa cosa mi succedeva, ero un muro vivente. E soffrivo molto, diventando apatica. Le mie giornate erano quasi tutte vuote, quando non c'era la mia amica di classe ero molto triste, e quando c'era io mi svagavo litigando molto coi professori, con cui non avevo certo un bellissimo rapporto. Non sarebbe servito a nulla fare la "carina" quindi se a scuola dicevano le peggio cose su di me. Così cominciai a non vestirmi più con le gonne e tornando al mio stile di prima, ma di colore nero. Nel periodo dopo i 17 anni cominciai a farmi crescere la fastidiosa frangetta fatta dalla mia amica alla moda Miriam, e cominciai a radermi le sopracciglia da me. Poi venne il tempo in cui mi rasai anche mezzi capelli, ma solo perché volevo "ripulirmi" e perché ero curiosa di vedere se avevo ferite nel cranio. Ero nel periodo in cui mi stavo davvero prendendo un pò cura di me, ma solo per interesse mio. Poi conoscetti Giacomo e Danny, i miei due nuovi sostituti di Jhary e Antar, che poi mi avrebbero aperto un mondo molto diverso. In questo mondo la gente era particolare come me, ma ancora avrei avuto molte delusioni, ed anche lì mi criticavano per il mio aspetto e modo di fare. Ma peggio fu quando dovetti nascondere con chi uscivo. Mia zia non avrebbe mai accettato che frequentassi ragazzi come amici, e perciò mi inventavo di avere anche un'amica con loro due. E cominciai anche a inventare che ero sempre con loro due quando invece negli ultimi anni andavo al Gens per conto mio. C'era chi mi adorava, come per esempio lo stesso staff della discoteca, e lì conoscetti molti ragazzi e ragazze che però mi spezzarono molto il cuore.
Alcuni stessi credevo fossero loro di personalità, ma era solo una loro maschera.
Poi quel periodo finì, e tralasciando ex vari, arrivai a non uscire più con nessuno, finchè un ragazzino non prese una scuffia per me continuando ad invitarmi insistemente ogni giorno. Alle fine uscivo lo stesso, almeno non mi deprimevo e potevo essere sempre più me stessa. E già lì capii che la gente mi scambiava nonostante i tacchi che portavo, per un ragazzo. Qualcosa però stava cambiando dentro di me. Capii che tanto l'avrei fatta franca, e che se mi scambiavano per ragazzo poco mi importava, perché non mi importava più dei giudizi della gente. Anche se ancora oggi se qualcuno a cui tengo mi criticasse e stessi male, delle offese altrui mi importerebbe poco. Se dei ragazzini (fatto vero) mi filmavano mentre mangiavo un panino con il rossetto nero, io ci ridevo sopra. Se mi mettevo a correre alle fermate dei treni con la mia amica per scherzare, non mi importava niente. Se mi mettevo ad urlare e ridere sguaiateamente ballando qualche canzone a qualche festa io dicevo "Embeh? Ti dà qualche fastidio?". Io da bambina la pensavo così infatti. Quando qualcuno mi riprendeva per qualche motivo, fosse decoro o altro, io dicevo:" Per caso se faccio questo o mi vesto in tale modo le rovina la giornata? Le cambia qualcosa se lo faccio o no?". E questo fu uno dei motivi principali per cui facevo andare di matto le persone adulte. Purtroppo un pò di questo mio temperamento lo persi durante le prime giornate nella nuova città per timidezza, ma poi riemerse dopo tanti anni, scoprendo di nuovo il mio passato e tante esperienze. Capii che parlare con qualunque persona di qualsiasi posto ed età mi faceva stare bene, capii che vestirmi da ragazzo mi faceva stare bene, che ballare anche da sola mi faceva stare bene, che scrivere mi faceva stare bene, ecc... Se mi faceva stare bene, che noia davo? Arrivai persino a leggere gli hentai davanti a tutti negli autobus. Ma nonostante questo ancora la mia depressione rimaneva. Anche se mi divertivo ad una serata ore dopo mi pigliava di piangere, così dal nulla. E comunque mia zia mi faceva venire sempre le ansie, non ero del tutto libera di uscire con gli amici come volevo. Ma poi due anni fa, mi convinsi a dare una possibilità ad uno dei miei spasimanti, ed eccomi qua. Tempo due anni ed ho cominciato a riscoprire il mio passato, ascoltando vecchi gruppi che amo, vecchi film, vecchi ricordi, in ricerca della mia felicità interiore. Ma anche adesso è dura, perché essere davvero me stessa imbarazza il mio compagno. Per lui sono troppo un maschiaccio, troppo "fuori dalle righe", troppo strana e questo ancora oggi mi porta ad una nuova depressione apatica verso il futuro, nonostante segua i disegni e la batteria; che alle medie già avevo i desiderio di suonarla una con una mia ex amica un pò "ambigua" , Angie (per cui i compagni mi definivano lesbica, così come alle superiori per come trattavo le mie amiche, ero il maschiaccio del gruppo)... Io non so davvero se potrò mai essere come voglio, perché combatto contro la stessa società per questo motivo, per qualsiasi motivo non mi vuole accettare, e io devo scendere a compromessi, e la mia stessa autostima, bassa a causa di molti più aggettivi negativi regalatomi sin dalla mia più tenera infanzia (scema, scimmia, fantasma, imbecille, down, rom, pervertita, morbosa, matta, depressa, non normale, idiota, cessa, nana, perdente, stupida, orribile e tanti altri) mi fa pensare che forse non sarò mai accettata, e chi magari mi accetta non mi considera molto, causandomi depressione a lungo termine di cui non so come darci un freno. E' una lunga battaglia, che dura da anni.


15 settembre 2016

Voglia

E' da un bel pò di tempo che non uscivo di notte, come facevo mesi fa, quando avevo voglia di sgranchirmi le gambe e quindi uscivo con le cuffie in testa e musica a palla. E non lo facevo correndo o per tenermi in forma, ma solo per rilassare la mia mente, anche se così sembrerebbe incoerente, poichè quando cammino ascoltando la musica la mia mente è tutt'altro che tranquilla.
La mia mente carbura pensieri ed immagini, e non voglio mai fermarmi, pensare ancora mi potrebbe dare indicazioni su come ritrovare quel secondo di "voglia" di fare che mi scompare non appena torno in casa, tra la voglia di non fare niente e la voglia di scovare nei cassetti e negli scatoloni in ricerca di vecchi ricordi che potrebbero attivare quella voglia di vivere che mi manca.
Voglia, voglia, mai altro termine, esattamente "voglia".
L'ho rifatto, ho varcato quella soglia tanto ricordata vagamente, ripercorso le solite stradine incurvate e storte, ma che ricordavo meccanicamente. Tutti, compreso il mio compagno dicono che son strade noiose, tutte uguali: non è per me così. Ogni notte, ogni giorno, nella loro quotidinanità, hanno qualcosa di diverso. Vuoi che sia il momento per cui io mi ci sento, vuoi per le particolari ricadute di luce che bagnano il cemento, vuoi per i suoni e il vento, vuoi qualsiasi cosa; ma per me ribadisco è sempre diversa, anche se magari ci ripenso il solito pensiero.
Ecco perché in quei casi non voglio nessun essere umano intralciarmi. E' buffo, non ci incastra niente col discorso poichè sto parlando di chi non vede queste cose che vedo io, ma nello stesso tempo ci rientra, è un paragone quasi simile, le stesse persone non credo siano in giro per il mio stesso motivo, ma questo poco importa.
E ascoltando le solite canzoni rimaste nel tablet (sfortunatamente da tempo non mi funziona la memoria e quindi non posso cambiare nè cancellare la tracklist) comincio la mia solita camminata notturna. Di notte c'è silenzio, pace. Di giorno faceva troppo caldo, dovevo andare per forza dove c'era un filo di ombra, svenivo, e c'era troppa, troppa gente per i miei gusti.
Ripenso ai miei soliti fantasmi di gloria, di giornate del passato reinventate con ex amici, a pensieri su di me negativi, ai miei vecchi incubi, alla psicologia su di me, ai paesaggi in movimento, a cosa fanno in quel momento certe persone, a qualche sconosciuta malattia su di me che mi porta alla morte, ai fiori dei cimiteri, a persone del passato ormai non più su questo mondo, a ritagli di giornali di riviste di musica, a ritratti nel tempo, a me che guardo negli scatoloni, a me che leggo sotto un lampada in un salotto mentre piove forte fuori, ai miei occhi infossati e nerissimi, spenti e lucidi nello stesso tempo, a tanti veli neri nella mia stanza decorati da perle bianche e nere e fiocchi viola e rossi, a me ed un'ipotetica amica che ci abbracciamo, discorsi, polemiche e rivoluzioni mentali dettate da me urlanti in mezzo a microfoni e gente animata.
Troppi pensieri di queste voglie, che forse faccio e forse no, perché penso che a nessuno importerebbe, e che se faccio una volta potrebbero non essere come immaginate, o se fatte non poterle rifare come la prima volta perché meravigliose solo appunto il primo momento.
Ricordo che quando non potevo uscire guardavo fuori dalle finestre e dai finestrini. Se ero in casa immaginavo qualche scenetta sulla strada, o mi rilassavo ascoltando la pioggia ticchettare sul vetro, se ero in macchina il campo disteso e sempre lineare, mi faceva pensare da piccola a esserini che correvano e saltavano per tutto il tragitto davanti a me, più tardi come adesso invece facevano da sfondo a pensieri a fuoco tratti dalla mie mente che si animavano a seconda del ritmo di musiche che sentivo in quel momento. Un pò come adesso, solo che non essendo in auto devo muovermi da me, più il mio passo è veloce più è energico il pensiero e la musica stessa. Ho sempre paragonato la cosa alla connessione di un computer, ma solo scrivendo adesso e ascoltando la musica mi accorgo di questo nuovo paragone, anche se relativo al ricordo del passato.
Quando di nuovo sono uscita a fantasticare come più mi piace fare che che non facevo da molto tempo, arrivai all'ultimo istante, prima del tornare in casa, ad una foresta buia, che si faceva percorrere dai miei occhi immaginari su e giù, avanti ed indietro, veloce e piano, come se volassi sopra, come facevo in alcuni miei sogni passati.
Una macchina nera, due loschi figuri che aprivano il didietro dell'auto stessa, tirando fuori una ragazza vestita di bianco e dai lunghi capelli biondi luminosi. La ragazza era legata da fili spinati che le strappavano il vestito e tagliavano le braccia lunghe, ma lei non proferiva alcuna parola. Si lasciava prendere in braccio nonostante il dolore al corpo e si faceva posare sulla terra bagnata. Immaginai solo i pensieri di tutti e tre gli esseri viventi umani nel pensiero fugace ritratto dalla musica che stavo ascoltando.
Perché non ti alzi e ti lamenti? Non voglio lamentarmi, sto benissimo dove sono. E perché stai sorridendo? Potremmo anche ucciderti quaggiù, dove non ti sente nessuno, sai? Ma fatelo pure, che mi frega, tanto sarei morta comunque sotto un cumulo di terra, donando il sangue come energia per i malati che nasceranno, come voi e come me, come tutti questi qui che respirano.
Non ho mai visto una ragazza così morbosamente inquietante come questa, vieni, andiamo a sotterrarla, è quel che vuole tanto. Anf... Anf... Mi stanno per uccidere davvero... Che posso fare, sono proprio su questa terra, con questi due uomini di non so niente, se provassi a scappare mi prenderebbero, e poi sentirei i dolori di questi rovi appuntiti su di me, e per non provarli ancora mi acquatterei di nuovo come adesso, e tanto a che serve? Nessuno quasi ti dà un passaggio, e poi guardami, sembro una drogata, ho solo un vestito leggero e ho freddo, potrei morire di questo e di caldo al mezzogiorno inoltrato, e qualcuno potrebbe farmi di nuovo male... Se la vedi in modo positivo, potrei morire in questo modo così dolce come adesso, sotto la luna piena, in una notte così fredda e che prolunga il mio conservarsi del corpo. Anche se tornassi, sarei morente, mezza uccisa, sarei come quando verrebbero a sapere della mia morte. Preferisco morire nel più completo mistero della mia apparente sparizione, che far sapere di essere stata l'enessima vittima di rapimento.
Guardala, parla da sola, ride e piange mentre i suoi capelli son bagnati. E' completamente matta, ma forse lo sta facendo per lo shock... Ma che te ne frega, uccidiamola e basta, che te ne importa del perché sta facendo tutte quelle scemenze fisiche? Beh, è sorprendente, non trovi? Mah...
Tanto le macchine non si fermano, è inutile che le guardi. E' inutile che avanzi le ginocchia sul mezzo cemento della strada. rischieresti di farti male ancora di più, di far fare un incidente a chi hai davanti, all'unica persona nei paraggi, e di far ammazzare anche quella, invece di farti salvare.
Perché devi sempre farmi pensare in negativo? Potrei arrancare per farmi levare questi rovi maledetti e poi correre... Ma sei davvero sicura di riuscirci? Loro potrebbero finire in un attimo, e poi tu stai MORENDO, ti ricordo. Hai ricevuto una coltellata nel fianco, ti strancheresti troppo e non potresti farcela... Pensa a chi potrebbe riconoscerti. Stai immaginando tua madre tenerti in braccio appena nata in cucina, giusto? Si, stavo pensando a quello... Smettila di ricalcare questa immagina fasulla, te lo prego. mi fa troppo male. Più male del dolore creato da quei fili che ti legano stretta? Smettila, ti prego. Allora smetti di pensare, quel dolore me lo stai facendo venire anche a me. Perché non te ne vai via, voce maledetta? Non fai altro che farmi confondere, ti odio.
Senti amico, perché non le diamo una botta in testa e via? Mi sta dando sui nervi quella sua parlantina isterica al vuoto... Starà pregando, lasciala pregare prima di morire... A me non sembra che lo stai facendo... Poi guardala, sembra una donna di facili costumi, ti pare una crocerossina quella? E' anche brutta. Sarà pure brutta però ha un bel fisico, è quasi un peccato mandarla sottoterra. Mica serve viva per poterlo usufruire, amico, tanto nessuno ci vede, e lei da morta non potrà darci nessun fastidio, non potendo urlare nè graffiarci. 
Io non potrò mai andare via dalla tua mente, cara, faccio parte di te. Sono te stessa. Allora l'unico modo per farti andare via è farmi uccidere. Vuoi davvero morire quindi? Mi odi così tanto quanto te stessa? Mi rattristi... Pensavo fossi una persona forte d'animo. Taci! Io sono solo una donna giovane e ingenua, cosa vuoi che gliene importi alla gente se sono forte grazie a te? Ad una voce nella mia mente? Mi direbbero che sono solo matta dal legare, poco importa se faccio cose grandiose, come scappare con le mie soli forze morente con questi tizi? Provaci almeno. A fare cosa? Poi scusa, mi dici che dovrei lasciare perdere e ora dici che dovrei provarci? Mi confondi le idee visto? Senti, sentivo di dirtelo solo adesso... I nostri son solo pensieri dopotutto, non cose programmate, sensazioni che variano in ogni momento.
Dove hai poggiato il coltello? Lo avevo appoggiato qui... Sei il solito distratto. Dai muoviti che muoio dalla voglia di finirla quella sgualdrina bionda. Già, l'abbiamo presa per divertirci, niente di più. E ora te ne sei già stancato, come tutte le altre precedenti, vero? Oh, sta' zitto, stronzo.
Sai che penso? Che non voglio più stare qui. Mi ha stancato vedere questa terra bagnata, questo centrimetro di cielo visibile ai miei occhi. Non voglio morire ricordando solo questo. Voglio alzarmi e prendermela con quei deficienti che mi hanno legato, imbavagliato e picchiato. Poi ho sentito che mi voglion violare, e questo non accetto che succeda al mio corpo prima di morire. Non voglio ricordare di essere una vittima morta per colpa loro. Se muoio voglio sia per colpa mia, non loro.
Allora, l'hai trovato o no quel coltello? Guarda che non voglio stare un altro pò qui senza fare nulla. Quella ragazza tra poche ore morirà e non voglio sprecare il maggior divertimento di vederla soffire le numerose coltellate, spicciati quindi! Se solo ricordassi, smetti di lamentarti e vedrai che lo trovo!
Avanti, dillo, a apertura scenica degna dei migliori film, sta pure piovendo forte. Ma piantala, son omoni grossi, devo non farmi vedere, altrimenti mi stancherei di più nel cogliergli di sorpresa; e poi non sono così forte di mio. Sarebbe troppo assurdo, voce interiore pazza mia.
Ma guarda, l'hanno dimenticato sotto lo sportello. Ti mancherebbe così poco... Basterebbe tu passassi da sotto la macchina lentamente mentre loro controllano i sedili... E anche se ti scoprissero, avresti il coltello più vicino a te, e nel caso lo avessi già in mano, farebbero fatica a riprenderti senza farti del male. E se avessero altri armi, tipo un fucile? Beh... almeno moriresti sapendo di esserti difesa.
No, mi potrebbero levare il coltello di mano. Voglio ammazzarli IO.
Senti, se non ti sbrighi io vado a divertirmi ancora un pò con la sua figa. Tu continua pure a masturbarti alla ricerca di quel fottuto coltello. Che hai detto? Non si sente niente con questa pioggia! AH!
Mi fa male il braccio. Mi fa male pigiare contro una massa oltre la mia visuale coperta dai ferri di quest'auto enorme. E vedo del sangue. Ma a chi fa più male? A lui perché di sorpresa, o a me morente con già una ferita sanguinante in corpo e faticando? Spingi di più, non pensare! AGISCI!
Finalmente aveva cominciato ad attaccare, dopo mille pensieri confusi; aveva paura ma voleva andare oltre. Voleva levarsi la soddisfazione della rabbia repressa per quella paura avuta per tutto il viaggio senza luce alcuna. L'uomo colpito alle parti basse giaceva per terra, gemendo e chiamando l'altro, che non riusciva a trovare la ragazza, domandandosi dove fosse nascosta.
E' qui cretino! E' sotto la macchina, prendila, quella puttana! Mi ha accoltellato di nascosto!
Alla ragazza batteva forte il cuore. Oh no, se mi batte forte faticherò di più, accidenti! Non avere timore, sei al sicuro sotto l'auto. E se lui la spostasse? Tu cercheresti di non uscire, potresti attaccarti bene bene e non usciresti mai. La fai troppo facile tu.
Ma come ha fatto??? Pareva non reggersi in piedi... Cristo, ha lei il coltello! Uhmm... Ma io ho una pistola, posso benissimo colpirla sotto la macchina, così vediamo chi è più furbo!
Mi senti idiota bionda? Ho qui una pistola, ed è inutile che tu abbia un coltello. Ho una buona mira e posso ucciderti da lontano. Sei solo una povera sciocca, bella mia. Oltre che pazza di tuo.
Sei già comunque destinata alla morte, e non puoi scamparla in nessun caso.
Ecco, vedi? Ha un'arma da fuoco, io una bianca, che posso fare ormai? Sono già condannata, non c'è modo di farla franca, io sono troppo debole e lui ha un vantaggio. Non posso vedere nemmeno da dove spara; anche se sono sotto la macchina può sempre arrivare a me e farla finita, addio me.
No, non arrenderti adesso, puoi sempre farcela... O forse hai ragione tu... Ormai abbiamo dato quel che potevamo... Non si può sempre vincere... E' stupido andare oltre le nostre possibilità. So solo che voglio sfogarmi su di loro... Loro mi hanno portato qui senza che lo volessi, anche il posto mi piace non volevo certo averlo scoperto in questo modo orribile e doloroso, perciò questo posto ormai per me è brutto. Anche se non è colpa certo sua, son stati quei due a rovinarlo. Perciò hanno colpa loro, loro DEVONO ESSERE UCCISI, non io. Contaminano questo posto meraviglioso. Per cancellarli basterebbe eliminarli altrove... O qui? Non saprei dirti su questo... La mente è indecifrabile come lo sono anche i ricordi... Non si può cancellare il passato a meno che non si muoia o si dimentichi tutto per puro caso... Ma lo vedi che mi confondi? In qualsiasi caso io devo morire! Ed invece ho tanta così rabbia che voglio cancellare loro del tutto! Allora pazienza se a questo posto collegherò questi due stronzi maledetti! VOGLIO AMMAZZARLI FEROCEMENTE, hai capito? E lo farò!
Un colpo risuonò nell'aria. Ma ti sei rincretinito??? Così ci sentiranno! Senti, mi è passata la voglia, voglio ammazzarla quella maledetta, e l'unico modo è spararle, e tanto nessuno ci sentirà, sta' tranquillo... Ucciderò anche chi ci sentirà. Tu hai perso la ragione! No, qui nessuno di noi, nè io nè te nè anche lei l'ha. E tu sei anche scemo.
Un altro colpo partì. Arrivò a colpirle un braccio. Lei urlò con poco fiato in gola del nuovo dolore, sanguinante. Non ce la farò mai, mi sta già sparando addosso. Finirà qui la mia vita. E' inutile arrabbiarsi, sono troppo sfinita dal dolore ed ho un gran mal di testa. Ti prego facciamolo finita qui.
Sai che c'è? Mi sei sempre stato sulle palle, tu. Penso che ucciderò anche te, urli troppo e vaneggi troppo. Se ci scoprono è per colpa tua che ti lamenti, non mia. Essere inutile più di lei, addio.
Un BAM ancora, ma non a lei.
Ha ucciso il suo collega, è andato fuori di testa. Sarebbe perfetto scappare ora più velocemente possibile. Non posso farcela, sono troppo stanca... Morirò anche io stanotte, me lo sento.
Dov'è finita la tua rabbia di prima? Perché devi sempre cambiare idea? Parli tu che le cambi sempre, eh? Secondo te questo è un momento in cui avere le idee chiare? Agisci allora senza pensare.
Scappò, tirandosi via da sotto l'altro sportello, correndo veloce verso gli alberi scuri.
Scappa, scappa, l'unica via è questa, finchè aumenti i kilometri di distanza tra te e quell'unico uomo rimasto. Quell'uomo tanto folle e fuori di testa. Scappa.
Ma quell'uomo si sarebbe messo dentro l'auto per sparare nel vuoto della propria auto un altro BAM.
Verso se stesso.
Siamo tutti folli, ed io sono stanco. Stanco della mia vita. Stanco di tutta questa merda.
Era già mattina. E le macchine ne giravano tantissime. Chissà se qualcuna si sarebbe fermata, tra le alte probabilità di riuscito autostop.


Questa è la canzone che mi ha fatto pensare a quasi tutto questo nuovo mini racconto ieri notte. Era cominciato senza una fine, ed è finito adesso sul blog, continuato, da quando ho cominciato a scrivere qui, improvvisandovi il continuo mentre riascoltavo al computer la stessa canzone.


10 settembre 2016

Caldo

Ma quale allegria. Ma quale divertimento.
Mi pareva di morire ogni volta che mi ci portavano, a forza o no.
Mi sto riascoltando il caro Wednesday13 (uno dei miei tanti gruppi preferiti della mia adolescenza) e la canzone che sto ascoltando, "Ghoul of my dreams" mi fa pensare al fastidio che provavo ogni estate, un pò ciniche, un pò divertenti le immagini che viaggiano nella mia mente.
Notti insonni, zanzare che tra tutte le persone che stavano nei miei dintorni, venivano proprio da me a fare il loro pasto. Odioso. Le persone abbronzate. Criticavano la mia pelle pallida - solo raramente era dorata, ma bruciacchiante - perché davo nell'occhio.
I capelli che mi sudavano dietro la schiena - li avevo lunghi fino al bacino nella mia prima adolescenza, una cascata di boccoli rosso ramato - e che per tenerli su dovevo farmi una coda molto alta e che mi tirava troppo gli stessi capelli; al che la sera sciogliendogli sentivo le tempie pulsarmi di un dolore pungente. La sabbia. Quella sabbia, di cui l'unica cosa che me la faceva piacere era di mettermela nei capelli e farla volare via, o di tirarla via con le dita dalle ciocche. Cosa che invece piaceva poco a mia zia, ma io mi divertivo troppo a sezionarmi i lunghi capelli alla ricerca di quei piccoli cristalli di sale. Un pò meno piaceva anche a me che me li lavasse subito togliendomi questo mio giochino anti-stress estivo. E detestavo molto quando la sabbia era dura, e mi andava nei sandali di plastica formando del fango, che solo a vederlo mi veniva da vomitare. Ogni volta per evitare questo schifo mi ribagnavo le odiose ciabatte, e camminavo in modo da non sporcarmele troppo, e era una fortuna se per pochi tratti riuscivo a raggiungere la doccia per lavarmi i piedi e quelle calzature, o dei pilastri asciutti in cui poter camminare tranquillamente, perché quando invece mi si sporcavano, AAAAAARGH, e tornavo indietro un'altra volta.
Poi non sempre volevo fare il bagno, e quando volevo non potevo. Quando non volevo mi costringevano e dopo mezz'ora già le mie labbra erano blu/nero come i rossetti scuri, e tremavo peggio di una foglia negli ultimi giorni di autunno, morente. E odiavo bagnarmi i capelli, che dovevo asciugare sopportando la calura estiva appiccicosa. Quando non potevo, era perché avevo appena mangiato, o per scappare da mia zia che mi rompeva le scatole seduta ad abbronzarsi, SENZA OMBRELLONE. Si stava spesso dalla mattina presto fino a tarda sera. L'inferno.
I miei occhi diventavano uova al tegamino, la mia pelle faceva la muta di un'aragosta e il mio cervello diventava un brodo. Volevo scappare. Ma non potevo. Ed ai tempi non avevo nemmeno degli amici, e se ne avevo, ovviamente voleva mia zia che stessi con mia sorella, anche.
Mia sorella che faceva la fastidiosa con i pochi amici che avevo già in altre stagioni (incluso il mio penoso 18esimo compleanno, tra coca cola versata nei pantaloni e schiamazzi triviali).
Perché stare da me sola, quando mai. Rarissime volte, eh. E se non mi piaceva una spiaggia (di quelle pubbliche negli ultimi anni in cui mi portavano, per risparmiare, ed il più delle volte) e me ne piaceva un'altra, non mi lasciavano andare. E quando andavo da me nei primi vecchi tempi nei bagni a pagamento, mi annoiavo a morte, quando non c'erano le bancarelle - altro motivo per cio forse mi poteva piacere l'estate, ma non vale perchè i mercatini in fondo possono essere fatti anche nelle altre stagioni, ma i bambini ne facevan di più in quel dannato periodo dell'anno - perchè non c'era niente, le musiche facevano schifo, sempre i soliti tormentoni, che si mi ricordavano un pò l'infanzia ma non avrei mai ballato quella roba. E poi non cuccavo mai. Non che mi interessasse, i ragazzi carini secondo i miei gusti, lì, non c'e n'era nemmeno uno a chiamarlo, e quando mi capitava qualcuno, ovvimaente non mi piaceva e comunque accadeva molto di rado.
Questo è il minimo orrore estivo che provai tanti anni fa. Ma d'estate ho sempre avuto anche altri grattacapi, tra meduse, strilli, insonnie, bulli, bagnini assenti, menefreghismo...




Freddo

Era una giacca lunga di un tessuto spesso e morbido, e molto caldo, posata su un letto disfatto. Lei la prese e la apriì, controllando che non ci fossero peli di gatto sopra. La stanza era vuota, molto polverosa; non la puliva da anni lei.
Non vuoi mai spazzare quel pavimento.
Quel pavimento caldo, dove ogni giorno ci passava con i piedi incalzati o con le scarpe da ginnastica della Converse, molto economiche perché detestava le scarpe "eleganti e femminili".
Non indossi mai roba carina da donna.
Accarezzò il tessuto interno della giacca, molto lucido e sottile rispetto a quello esterno, notando i buchi dentro le maniche.
Quella giacca è troppo lunga; oggi te la porterò ad accorciare.
Si sedette un attimo sul letto a sospirare, guardando nel vuoto. Aveva voglia di uscire, ma nello stesso tempo la sua pancia piena di thè caldo dentro le faceva sentire un senso di pesantezza.
Stai sempre chiusa in casa, non esci mai con degli amici.
Si sdraiò con la giacca in mano poichè le venne un attimo veloce di svenimento, di quegli attimi in cui il suo cervello si spengeva per qualche manciata di secondi e vedeva tutto bianco.
Sei dimagrita molto da quando ci siamo conosciuti, prima eri un po' più in carne, avevi un viso tondo.
Per qualche secondo rimase ferma nel letto, per poi aggrottare la fronte e lisciarsi i lunghi capelli corvini. Si strofinò il naso che tanto detestava.
Odio il mio naso, mi fa soffocare ogni volta. E di profilo lo odio ancora di più. Non preoccuparti, faremo levare anche a te un pò di centimetri alla base per farti respirare meglio. No, io voglio levarmi queste narici enormi, levare quel tondo di carne in eccesso che quando lo tocco va su e giù come se fosse incollato male alle ossa.
Si alzò, camminando a strascico verso l'altra stanza, perché le scarpe erano altrove, dove tutto ciò che le apparteneva era lì, organizzato per farsi riconoscere dai suoi ricordi.
Sei disordinata. No, è solo il mio modo di sistemare le cose, perché le voglio accanto a me sempre. E' per questo che adoro mettermi tutti gli accessori addosso, e poi il disordine è altro, tipo mettere il cibo in mezzo ai libri, o lasciare le cose sparpagliate. Mettere le mie cose in ordine sul pavimento non è disordine.
Beh, stai male allora.
Pensò a tutto questo. Quel "stai male" ripetuto troppe volte la addolorava passivamente.
Si mise le converse e i pantaloni da tuta semplici perché tanto non voleva che qualcuno la guardasse.
Se usciva era solo lei. Lei e i suoi fantasmi. Lei e i suoi fantasmi e... altro.
Stai sempre a faccia in giù, non guardi mai nessuno negli occhi...
Appena uscita controllò se non c'era gente in giro. I pochi che c'erano le davano senso di disagio.
Non amava essere osservata, per questo a volte si nascondeva il viso in un cappello o nel suo velo lungo nero regalatogli dallo zio e dalla zia filippina tanti tanti anni fa.
Ovviamente a te, nipote, te l'ho preso nero. Ed era pure l'unico gigante tra tutti gli altri. Io amo i veli neri, zio. Così lo poserò nel letto con qualche perla attaccata sopra come chiusura.
Pensieri che si ripetevano: anche prima mentre cercava la giacca ricordò i tanti tessuti nero pece che aveva nell'armadio, tra cui quel velo nero dello zio. Passò dalla parte della fabbrica, dove c'erano sterpaglie mezze morte con le foglie.
Mi piacerebbe tanto entrarci dentro, solo per starci e basta. Voglio sentire com'è.
Ricordò di quella volta in treno, anni fa, quando ancora frequentava la scuola superiore. Lei stava guardando fuori dal finestrino, ed uno dei suoi recenti amici esclamò di guardare all'istante qualcosa fuori e lontano. "Lo vedi? Hai visto?" indicò, ma lei osservava molto attentamente lo scenario per capire cosa intendesse. "Si, è davvero bella, direi meravigliosa...". Il ragazzo era incredulo e rispose:" Bella? Semmai belli! Cosa stavi guardando?"... Lei si prese un piccolo secondo di ansia. "Ehm... Io pensavo intendessi quella fabbrica con il tetto cadente...".. Il ragazzo rise e finiì con un:" Ma cosa? Quella casa rovinata? Io intendevo i fenicotteri! Come puoi trovare così bella una cosa distrutta?". Anche lei chiuse l'episodio sussurando:" Eh già..."
Ma dentro di lei continuò a pensare alla fabbrica, che ricordava ancora adesso.
Tutti a ripetere che era strana, qualunque cosa dicesse o facesse. O per cosa le piacesse.
La musica, per esempio. Che quando in casa la criticavano lei cercava di nasconderla o non farla conoscere, alternato a momenti in cui sperava di far "capire" il suo mondo, lei si sentiva morire. Cadere, venire come denudata davanti a tutti.
I ragni stanno nei posti polverosi, abbandonati. Odio i ragni, mi fanno impressione.
Quindi io sono un ragno, faccio qualcosa per aiutarvi e voi mi insultate. Mi considerate qualcosa di anomalo anche se fa cose utili alla casa, non è così, teste di cazzo tutti quanti?
Accarezzò il suo ciondolo a forma di ragno nero lucente regalatogli un dicembre passato. Glielo regalarono assieme ad un fedora nero; adorava quelle cose, anche se si aspettava altro.
Desideravo la batteria. Quella per suonare. Perché non posso averla? Non è giusto. Desideravo un mp3, costano poco, mia sorella me lo ha rotto già dal primo giorno che lo ricevetti. Desidero un computer per poter disegnare in digitale, così sono come quei 14enni che col disegno fatto al computer sono già abbastanza bravini, perché quello prima si è rotto e mi devo accontentare di disegnare in tradizionale. Desideravo che mi avreste considerato di più. Che la smetteste di offendermi con parole pesanti ogni volta. Desideravo avere il mio spazio rispettato.
Non stai nemmeno rispettando te stessa. Loro cercano, tu complichi le cose.
I suoi globi oculari si bagnarono un poco, sentì una morsa dentro il petto e la labbra tremare. Voleva tornare a casa solo per non farsi vedere lacrimare dagli occhi, non perché stava male. Perché lei stava spesso male quando era fuori. Tutto fuori le faceva da spazio e luogo come conforto inaspettato e abitudinale di commozione e malinconia.
Perché non parli? Per tirarti fuori le parole di bocca ci vogliono le pinze. O le botte, come i muli, perché voi siete come gli asini, non capite mai niente. Te poi, Alex, sei una testa dura, sempre in silenzio e per i fatti tuoi! Quindi, tu, mi regali un ragno solo per farmi capire che sono una classica pecora nera di casa o perché tenti di comunicare con me? Che volete da me allora? Non vi va bene niente di me! Fate i simpaticoni e a volte mi aiutate, ma in altre tutto il contario! Basta!
Se solo non glielo avesse regalato lei, quel ciondolo... Come quello con il suo nome iscritto sopra, regalatole sempre un Natale fa, con le foto di sua zia e il marito defunto.
Se solo tu provassi a dire quel tuo segreto, avresti i tuoi cugini contro di te, poichè son i loro figli. Che merda. Posso morire? Voglio morire sopra un blocco di marmo freddo di qualche casa abbandonata, come scrissi in un mio racconto alle superiori, sul sonno apatico materiale.
Tornò dopo mezz'ora in casa, anche se avrebbe voluto camminare ancora. Ma il fattore della gente che andava e veniva in quelle zone la disturbava molto.
"Oh dov'eri fino ad ora?" chiese il suo fidanzato come di solito faceva quando la trovava in giro o mentre si spogliava delle magliette sudate.
"Lo sai, ero in giro come sempre... Ne ho bisogno. Non mi sono incontrata con nessuno."
Lui face una faccia perplessa. "Mah, sei strana."

16 agosto 2016

Incubo con pianto

E' la prima volta che narro qui di un mio sogno? 
Forse si, ma sento che questo devo scriverlo per forza, perchè tra tutti i sogni che ho fatto dove al risveglio mi sentivo "viva", questo è stato il più forte e traumatico di tutti.
Perché ho pianto. Piangevo di dolore anche dopo il risveglio.
Ricordo vagamente perché fu un sogno pieno di dettagli, pesante e molto molto emotivo, prove date dalle "pieghe" sul mio corpo da quando mi ero rigirata nel letto e dal sudore per colpa del caldo eccessivo durante la notte.
Ricordo che all'inizio ero in una specie di laboratorio bianchissimo, molto grande e diviso da docce e tende azzurrine (sogno spesso stanze nel buio in rovina,  ma a volte sogno anche stanze degli ospedali candide) e c'erano un sacco di ragazze poco vestite so ognuno di questi letti, forse quasi tutte bionde di capelli e dalla pelle pallida... Ricordo poi di un tizio, sembrava un chirurgo ma non ricordo bene, mi disse qualcosa tutto emozionato da qualcosa, su una certa regola o usanza, e cioè di uccidere le ragazze in qualche periodo preciso. Una delle ragazze infatti, aveva mezzo torace sanguinante, e gli occhi violacei, e stava sdraiata sul lettino, e mi sembrava essere senza gambe, ma non ricordo molto, se non solo che poi scappò dal lettino e spaventata si nascondeva dietro le tende zeppe di sangue. "Poi tornerà qui" disse il tipo, o almeno quel che ricordo, e difatti lei si fece trovare in una zona più sporca e rovinata, sembrava un bagno pieno di ruggine e polvere, e l'uomo la fece a pezzi tagliandole la pancia e le gambe. Io a quel punto scappai perché qualcosa mi diceva che avrebbe fatto la stessa cosa con me, e finii in una specie di parco/centro commerciale pieno di gente, molto tranquillo però, che sembrava anche un acquario e parco acquatico, dove la gente poteva nuotare con gli animali, che erano tanti e di varie specie diversissime tra loro, la maggior parte però stavano in acqua.
Un tizio o tizia mi mostrò gli animali, invitandomi a fare il bagno tranquillamente, ma io stetti lontano appena vidi un cucciolo di alligatore passare:" No, grazie, non mi piacciono i coccodrilli" risposi io, ma questa persona mi guardò aggrottando la fronte, e io con insistenza risposi con tono innervosito:" Ho detto di no, non mi piacciono i coccodrilli, mi fanno paura!" e me ne andai via.
Mentre mi girai apparve un velociraptor da un muro del corridoio con una camicia e fiocchetto al collo sorridente, e io rimanetti ferma per qualche secondo, osservandolo ridermi in faccia.
Questo mi seguì e io corsi via velocemente senza guardarmi indietro, raggiungendo una casa.
La casa ricordava come sempre quella dove avevo vissuto parte della mia infanzia a Livorno, in centro, ma un pochino diversa. Chiudetti le due porte mezze rotte e bianche coperte da molta edera, ma nel chiuderle mi feci anche male alle dita poiché erano anche coperte da fili spinati e reti metalliche arrugginite, e con tutta la forza che avevo le due porte si piegavano, e quindi dovevo anche passare le mani dietro per ribattere il vuoto dietro esse, raddizzandole meglio che potevo. Il dinosauro sorridente cercò di passare dalla porta facendo mezzo capolino da un angolo, e io gridavo che non sarebbe mai riuscito ad entrare per mangiarmi, ma questo insisteva (e qui mi ricorda un sogno simile che feci tantissimi anni fa) e alla fine lasciai perdere, perché apparve anche un altro dinosauro, un piccolo triceratopo grigio vestito di un completo elegante dalla testa ai piedi, all'altra porta. Mentre loro entrarono mi andarono addosso rubandomi qualcosa, e a quel punto apparve anche mia zia e forse mia sorella ma poteva essere anche un'altra persona, perché non si muoveva nè parlava.
"Zia, quel tizio mi ha derubato!" gridai a mia zia (si la mia zia da parte di mia madre) ma lei annuì solamente e continuò a guardare il dinosauro, che si era trasformato in un uomo con barba e occhiali molto timido. "Aspetta, prima chiediamogli il motivo" mi rispose mia zia, e parlò un poco con il tizio a bassa voce. All'improvviso mia zia esclamò:" Ohhhh! Questa è una cosa che ho sempre desiderato!"; il tizio aveva regalato a lei un giornale con una striscia comica sessista sopra. Io la lessi di fretta e sentii dire da mia zia:" Eh si, si è comportata proprio da puttana/troia!" Io guardai loro due con ansia, gridando ancora che i miei soldi (disse il tizio che li serviva poi per un suo progetto riguardo una rivista che in realtà non aveva seguito) erano stati rubati tutti e che doveva arrestarlo per farmeli ridare, ma stranamente la mia voce era strozzata: più cercavo di alzare la voce per farmi sentire, più spalancavo la bocca come per urlare, ma non mi riusciva proprio più di parlare, avevo come perso la voce. L'altro dinosauro divenne una donnina in carne vestita di un lungo vestito a poied esclamò:" Basta, io me ne vado, mi sento offesa!" e io girai la testa verso di lei, cercando di non farla andare via, ma mi sentivo come bloccata, e cascai dal tavolo (ero seduta prima ma non vedevo la sedia) sul pavimento. Non riuscivo più ad alzarmi, le gambe erano come bloccate e cercai di urlare più forte, ma il tavolo era molto alto e loro continuavano a ridere e scherzare cagandomi zero. Io urlavo sempre di più, boccehggiando e cominciando a piangere, urlando nella mia mente "Vi prego ascoltatemi, lui mi ha rubato, ridatemi i miei soldi, perché perché perché, ascoltatemi vi prego".
A questo punto mi svegliai, in questa mia realtà; avevo le lacrime agli occhi, ero tutta una pozza di sudore e la mia maglia e la mia pelle erano piene di grinze, ma ciò mi fece così stare male che continuai a sfogare le lacrime anche sul cuscino, con la stessa ansia e dolore che avevo avuo nel sogno pochi secondi fa. Continuai a piangere dicendomi "Perché, perché???" ma per fortuna dopo un pò mi ripresi sapendo che era stato tutto un terribile e strano sogno.

5 giugno 2016

Ciao ciao...

... Non sto dicendo che abbandonerò qui. Anzi.
Volevo solo dire che anche se non ho più scritto molto non sono morta. Anche se non fisicamente almeno. Mi sento di nuovo in quel limbo che ebbi nel mio periodo adolescenziale, forse perché dissi che stavo rinascendo o ritornando ad una mia seconda giovinezza, e come tutte le piccole ere, ognuna ha i suoi punti positivi e negativi. Quel mio periodo, da quel che ricordo di che scrissi all'epoca, era pieno di momenti in cui volevo letteralmente sparire, ero sotto stress quasi ogni giorno, immaginavo a volte che avrei dato di matto e fatto fuori qualcuno, ma erano solo piccole esorcizzazioni della rabbia che covavo dentro, non avevo reali intenzioni. Lo chiamai limbo perché era come stare appunto in una dimensione iperreale, non saprei come spiegare, ma ti senti completamente senza parti del corpo "in movimento", senza vita, osservi l'aria e l'atmosfera intorno a te, ascoltando solo te. Io adoravo quel momento che spiegai solo con il termine "apatia", molto vicino allo stato della morte, ma lo temevo anche, perché da una parte mi ricordava il freddo della nudità che provavo quando da piccola io e mia sorella dopo il bagnetto assieme venivamo prese in accappatoio dallo zio ridendo mentre ci buttava nel lettone della nostra zia da parte della nostra madre, ma non perché era collegato al fatto di mio zio (l'evento traumatico accadde molto dopo) ma perché la mia pelle nuda a contatto con l'aria mi dava una sensazione freddolina molto strana, ma fastidiosamente piacevole: un po' come credo sentano quelle che si autoinfliggono dell'autolesionismo (una ragazza che ebbi come "amica" in prima superiore aveva questo vizio e se lo faceva sulle braccia; io la guardavo strano ma perché mi sembrava una cosa insensata, fatta solo per moda, mentre quello che facevo io, lo facevo solo alle unghie, guance, spalle, schiena, viso e fronte, sicuramente per nervoso e perché non credevo che qualcuno mi considerasse attraente, quindi volevo ferirmi il più possibile per nascondermi) addosso. Forse da una parte questa cosa la presi anche da molti anni prima ancora, quando per punizione all'Istituto per bambini in adozione mi lasciarono chiusa nella mia stanza (in realtà la dividevo con altri due bambini maschi) e io, grazie alla mia fantasia, non mi feci vincere e fissando il soffitto davanti a me fantasticai tranquillamente; inconsciamente avrò collegato la sensazione "terra terra" con il senso di colpa, non so. Fatto sta che ho di nuovo questa cosa, mista alla noia, terribile mio altro nemico vitale, che non fa che peggiorare di più tutto il quadro. A volte questa cosa viene vinta dai miei sogni ad occhi aperti positivi, che mi invogliano per pochi secondi di smettere di lasciarmi andare e di fare quello, fregandomene del tempo che passa, ma poi tornano quelli (che non penso che mi abbandoneranno mai), mi fanno pensare così che tutto quello che desidero è solo roba materiale, e che nessuno, se morirò gliene fregherà qualcosa. E' un mio pensiero fisso, penso spesso alla mia morte, non posso farci nulla, essa è stata presente sin dalla mia nascita a farmi compagnia, anche nei miei sogni. Non voglio uscire fuori dal discorso, ma io preferisco raccontare le cose in questo modo, perché è così che rifletto nella mia mente tormentata. Non so perché penso queste cose, ma le penso e basta, perché è la mia mente che lo vuole, e io in primis. Amo ricordare vecchi ricordi, e fare collegamenti possibili, simbologie o analogie con altre cose. Uno dei primi sogni che feci all'età di cinque-sei anni riguardava proprio la figura della morte come nel pensiero collettivo (chiamasi Cupa Mietitrice): ero in una metroplitana (io abitavo a Milano all'epoca) ed ad un certo punto passa una metro molto velocemente; nonostante la velocità scorgo subito una testa di uomo mozzata dallo sguardo addolorato e terrorizzato "urlare" (la voce sembrava risuonare in tutta la zona) e accanto un'altra testa mozzata, ma di un cervo maschio adulto, sempre a bocca aperta, che pare urlare anche lui lo stesso urlo dell'uomo. La Morte appare così dal nulla, sopra le due teste, per poi apparire accanto a me sorridente, sopra la parte per i passeggeri che sarebbe riservata per i passeggeri che attendono il mezzo. Questo sogno mi colpì molto perché non solo mi terrorizzò per le teste mozzate (avevo una paura/ammirazione per le teste tagliate) ma anche perché prima d'ora non avevo mai visto la figura della Morte come disegnavano nelle antiche raffigurazioni medievali, e pensai che avevo sortito qualche strano potere. Ma anche i sogni dopo erano quasi tutti incubi, e difatti la mia insonnia in realtà la avevo anche in tenera età, un motivo/causa era la mia credenza di un boia che camminava verso di me tutte le notti appena posavo la testa sul cuscino e mi addormentavo: più tardi scoprii che in realtà il suono di passi strascicanti che mi faceva immaginare il mio boia camminare a mo' di conta-pecore inquietante, non era altro che il risuono che sentivo all'orecchio quando lo posavo sopra il polso; ma ero una bambina, potevo immaginarmi di tutto. Certo, è strano che una bambina di cinque anni immagini un boia venire da lei per giustiziarla ogni notte, ma quelle erano le mie fantasie, che ci posso fare? Addirittura avevo tra i miei personaggi immaginari un t-rex albino di nome "Morte" con tanto di nome al guinzaglio, che i miei educatori notarono (sarà per questo anche che scrissero di me come "bambina dall'aspetto inquietante"), ma questo non era la loro più grande preoccupazione verso di me, visto che avevano più da tenere a bada il mio carattere un po' ribelle, silenzioso e un po' insonne. Ricordo un'altra cosa che li fece davvero preoccupare tra le tante. Io mi svegliai nel bel mezzo della notte, non ricordo di quale sogno/incubo da cui mi destai) e non vedendoci bene nel buio, toccai dappertutto accanto a me, ma nonostante, non riuscivo a trovare un punto d'aria e credetti di essere bloccata sul serio in qualche scatola o altro: urlai e Luisa (credo) accese la luce: ero rimasta ore ed ore a toccare il muro. Non credetti fosse possibile, perché avevo davvero toccato tutto quello che avevo intorno a me, eppure le mie mani erano lì a spingere nel muro. E qui ancora, forse credo di avere un altro collegamento col muro, se non avessi urlato avrei immaginato ancora di essere rimasta rinchiusa in qualcosa. Questo mi collega alle mie fantasie ad occhi aperti che mi facevo nel buio, inquietanti e grottesche, ed al limbo perso immaginato successivamente, un "muro" delle mie fantasie, un "muro" che temo, che mi possa prendere nel suo abbraccio anche se è tutta una mia immaginazione. E difatti è così, so benissimo che sono solo pensieri tutti questi, eppure mi ci lascio cadere anche se per poco. Forse perché so anche che non mi abbandoneranno mai, saranno sempre presenti in me (quindi anche il pensiero della Morte come per altre simbologie)... Ma, che vi aspettavate da una persona che è praticamente cresciuta da sola, con genitori assenti nella mia crescita, con zii non poco abituati alle maniere forti verso la mia tendenza a parlare poco, ad un parente di questi che mi fece violenza sessuale quando avevo 11-12 anni e da gente e altri parenti che non faceva che darmi della "down","idiota","imbecille","demente" ed altre belle riconoscenze? Questa è stata la mia vita da adolescente, potessi cancellerei tutto, per aver avuto solo i brutti sogni che non sono altro che sogni appunto, e non incubi reali che ebbi dopo. Ecco perché dicevo che prima questo limbo lo temevo ma mi piaceva anche, era una sorta di difesa mentale dall'allontanare i miei piaceri dalle brutte loro parole, perché una cosa che detesto tra le tante è proprio quando mi riprendono una cosa che mi piace o che mi piace fare e la denigrano, sia per scherzo o no; una cosa simile mi sta accadendo adesso quando provo a suonare la mia batteria, anche se colpa è un po' della mia timidezza ed ansia, ogni tanto il mio ragazzo ride per gioco, ma io dentro di me sento davvero una specie di mortificazione, e provo così tantissima ansia a fare le cose davanti a lui, quindi preferisco quando non è presente; ma quando accadevano le altre situazioni del passato in collegamento, non potevo andarmene né zittire chi lo diceva, dovevo sopportare e basta, e mica lo dicevano solo una volta, dato che mi riprendevano sempre:"A., avessi questa luce negli occhi quando studi matematica" o "A., e smettila con quella merda di musica, poi come sono brutti quei tizi" o "Che perversione, che schifo! E poi son disegnati malissimo", riferito ad un evento in cui mi andò a ficcare il naso nei miei disegni personali (disegni di bei ragazzi nel mio gusto in pose erotiche o in atti amorosi tra loro), in cui davvero diventai con la pelle più candida di quel che avevo per lo shock, (lei venne da me all'improvviso con il quaderno "incriminato" dicendomi che non stavo bene di cervello, che cosa disegnavo erano perversioni, da malati, che li avrebbe sequestrati e portati a far vedere a delle sue amiche: io per lo shock e timidezza non dissi nulla, ma sbandierarmi così davanti le mie cose personali in quel modo mi scioccò parecchio, non so se dopo mi strascicai per terra e piansi, ma presumo di si), un'altra cosa simile la fece molti anni prima, quando provai a fare pupazzetti perché a dei miei compagni piacquero moltissimo (avevo creato davvero una bellissima tartarughina verde dagli occhi molto dolci ma me la rubarono, lasciando solo le altre creazioni che non erano niente di che), ne feci uno che se non ricordavo male era un procione, lo mostrai a lei, mia zia sempre, ma quello che fece mi scioccò ancora di più: strappò il mio pupazzo a metà dicendomi che non si facevano così le cuciture e che dovevo imparare dal "maestro". In parte credo che smisi di fare pupazzi dopo quell'evento traumatico, ed ecco che capii perché spesso evitavo di parlare o fare cose che mi piacevano davanti ad altre persone, od ad avere la tensione alta mentre faccio questo. E tutto questo mi blocca, seppur ancora una parte di me dice di fare, fare, fare. E' una continua battaglia mia mentale che dura da anni, a volte penso di avere talento, di poter fare fare qualcosa che buona parte del mondo ricordi e che mi ci colleghi, a volte mi lascio prendere da questo limbo apatico reale e penso che è tutta immaginazione, tutto poi scomparirà. Questo è uno dei miei tanti sfoghi.

23 marzo 2016

RESURREZIONE...

E casualmente è Pasqua.
Comunque, ironie della vita a parte, sono ancora qui.
E' stata una lunga assenza, non scrivevo più niente dal 12 agosto dell'anno scorso, ed adesso siamo al 23 marzo 2016.
Purtroppo ho avuto un bel po' di cose da fare e non avevo molto tempo per aggiornare il blog.
Son accadute molte cose, ma non avrò ovviamente tutte in ricordo fugace adesso.
Innanzitutto, la mia pagina Dream Souls, (che adesso si chiama Il Blog Del Cerbiatto Pipistrellato) ha molta attività adesso, e già 392 likes!
Si, perché adesso non è più una pagina morta/fantasma, ed ho già molti fans che la seguono.
E da qualche tempo ho anche la pagina su Instagram (seguita anche quella), vari nuovi fans su Deviantart (adesso ho anche vinto il CORE), account su Vine, WattPad, EFP, ecc, e... Il mio sito ufficiale!
Si, era da qualche mese che non lo sistemavo, ma da qualche settimana invece lo sto aggiornando mettendoci tutti i miei vecchi disegni vecchi di deviantart, e ho creato su dA anche vari gruppi dedicati ai Cappioni ed a Joey Jordison!
Insomma, mi tengo sempre in attivo, e notiziona più bella, ad Imbolc ho comprato la mia prima batteria (quella classica, con piatti e tamburi)!
Ultimamente sto anche migliorando con l'usare photoshop, e non uso più il vettoriale, quindi col pennello il tratto è sempre più vicino al mio.
Ed ho riscoperto una mia vecchia passione: gli Insane Clown Posse che ascoltavo da giovanissima.
E sto riascoltando i miei amati Cappioni (che purtroppo non sono riuscita a vedere quest'anno) e grazie a delle amicizie mi son riscoperta altri gruppi validi, così mi posso ispirare per nuovi disegni.
Capodanno l'ho passato a casa di nuovi amici da parte del mio compagno, e me la sono spassata alla grande! Il compleanno mio invece non tanto, ma almeno ero con il mio ragazzo ed il suo amico.
Insomma, da due anni mi sembra di rivivere una seconda adolescenza, e mi sento a mio agio ora definirmi un ragazzo, ma questa è una storia lunga...
Conto quindi di scrivere di più stavolta! Prometto!

12 agosto 2015

COME E' NATO ANGUS 3_I personaggi principali, ieri ed oggi

Qui mostrerò alcune delle tante immagini che creai coi personaggi più in rilievo che sono sopravvissuti fino ad oggi.


                                                                     DANI
Dani, nome deciso il 4 ottobre (Bilancia) del 2011 (quindi tra i primi a cui detti il nome) è uno dei Custodi, cioè quelli che conservano reperti e viaggiano nei mondi. E' accompagnato da un alto Jim, molto timido. Ha gli occhi blu ed è pelato, per questo motivo è molto asociale. Ha una stella tatuata sopra l'orecchio. Dal 2011 ad oggi non è per niente cambiato, nemmeno di carattere, e la sua posizione è la stessa. Sa creare barriere d'acqua e attivare armi magiche. Molto pignolo, detesta il caos, ma è tra i primi che si interessa ai fatti importanti. S'arrabbia facilmente, adora mangiare le uova e la mozzarella, il suo colore preferito è l'acqua marina e l'argento. Studia fisiognomica, filosofia, psicologia, leggende, armi magiche e lettura dei sogni. Non gli piace quando qualcuno critica il suo aspetto. In età umana paragonabile all'aspetto ha sui 23 anni. Sua madre era una antica strega. Detesta molto i pregiudizi e la gente senza rispetto.


ALBERUS (o Tret Mann)
All'inizio non aveva nessun nome ed era collega di un altro anonimo personaggio. Alberus è tra i personaggi più cambiati nel corso degli anni. E' nato, a seconda del fumetto che lo vede personaggio principale, il 29 novembre, mentre con un altro nome (fortunatamente scartato) il 6 gennaio. Ha 216 anni ed è un uomo-albero, cioè un uomo in grado di trasformarsi in albero. Ha gli occhi ed il sangue di ambra e la sua pelle è molto dura e i suoi capelli molto pesanti e lunghi. Ha una specie di gemma in fronte e vari bracciali, collare e orecchini (unica cosa rimasta del personaggio originario). All'inizio era taciturno, adesso è un chiacchierone socievole. E' amico degli Angustiani che hanno la capacità di diventare animali del bosco ed ama molto i bambini. Ha paura però del fuoco e dei piromani. E' sposato con la ninfa di fiume Idra, e gli è molto fedele, visto il suo temperamento romantico e sognatore. Essendo un uomo-albero mangia solo la terra umida. Apprezza la compagnia notturna quando si raccontano storie (senza stare vicini ai falò ovviamente!) All'inizio aveva 214 anni. A volte desiderava essere solo un essere umano, ma da quando ha scoperto dei bambini salirli sopra, ha cambiato idea ed ha cominciato ad apprezzare se stesso. Non è angustiano ma ha rapporti con alcuni di loro. Se fosse umano sarebbe biondo con gli occhi azzurri, poichè è finlandese.


RYAN
Personaggio molto evidente, è un ragazzone molto alto, con un curioso look: porta i capelli neri medio-lunghi incorniciati da lunghi ciuffi fino alle ginocchia, e ha le sopracciglia molto corte. Ha gli occhi azzurri ed è di origini irlandesi-svedesi (madre irlandese, padre svedese). Ha talento nel suonare, e come strumento magica ha una specie di chitarra luminosa che si attiva e raccoglie suoni solo in suo possesso, avuta in regalo dai suoi genitori. In età umana avrebbe 27 anni. Porta una tunica bianca. E' molto schivo e di poche parole e non sopporta le frivolezze. Detesta gli umani e gli Angustiani perchè trova "sciocchi" i loro obiettivi. Suo padre per un tempo fino all'età di 18 anni gli ha fatto da "partner", perchè sua madre lo aveva abbandonato agli Angustiani. Il Mago Pierre spesso gli dà missioni da fare, ma Ryan finisce per lamentarsene se non si tratta di uccidere creature "insulse" per i suoi occhi. Crede molto all'esistenza degli elfi (unica razza che ammira) perchè suo padre stesso ci credeva. Non è cambiato molto, anche se all'inizio non aveva molto di sè da dire. Sa anche far volare oggetti e persone. E' nato il 5 ottobre.


                                                                   SPIKE
E' tra i pochi personaggi scuri di pelle; nato il 4 ottobre, è di origine messicana ed è un tipo molto scherzoso, tanto che non tutti gli Angustiani lo sopportano! Ha i capelli lunghi e neri raccolti in una coda; all'inizio portava anche un cappello rosso, accessorio rimasto solo quando si trasforma in una pecie di larva con braccia di legno. E' molto veloce e porta un paio di occhiali rossi da sole, e indossa delle bretelle rosso-arancio. E' un amico di Jim, per "sfortuna" di Dani, ed il suo colore preferito è il rosso. Ama molto la pizza piccante e le storie originali. In età umana avrebbe 22 anni. E'stato "prelevato" dallo stesso Jim credendolo solamente una creatura magica... Quando c'è un viaggio, lui fa di vedetta sulle navi.



                                                                 LE GEMELLE FARFALLE
Ancora senza un proprio nome, queste due bellissime gemelle streghette non avevano, anche se apparivano in molti disegni, nome e caratteristiche, cosa che per fortuna hanno preso adesso. Non sono cambiate molto di pettinatura ed accessori. Quella a sinistra ha un ciuffo biondo e capelli neri, quella a destra ciuffo moro e capelli biondi. Sono molto legate, e se una una sta male anche l'altra soffre. Hanno il dono della telepatia e sono le giovani allieve di Lady Bug. La gemella minore è molto più infantile e sognatrice, l'altra è molto più tranquilla. La minore porta un orecchino a perla fucsia, la maggiore orecchini pendenti a cerchio largo fucsia. Dello stesso colore hanno cappello e tunica. Sono molto sorridenti e giocherellone. Hanno la capacità di trasformarsi in farfalle: la maggiore in una variopinta razza, la prima in una falena argentea. Amano molto i fuochi d'artificio e la minore come le falene è attratta dalla luce. Rappresentano la luce, l'energia. Sono innamorate entrambi dei gemelli Storm. In età umana avrebbero sui 18 anni.

I GEMELLI STORM
Questi due gemelli (che in età umana hanno tra i 16 ed i 18 anni) dai lunghi capelli neri ed occhioni verde smeraldo, son due giovanissimi Angustiani molto birbanti e combina guai, anche se il gemello a sinistra è più maturo di quello a destra col ciuffo in mezzo alla faccia! Agli albori non erano neanche gemelli, ma col tempo lo sono diventati, vista la loro somiglianza (gli occhi erano più grandi nel secondo gemello e più chiari, ma questa caratteristica è scomparsa). Indossano delle tute bianche aderenti con colletti differenti. Il loro look quindi è cambiato, anche se si nota poco. Hanno il potere di diventare loro stessi il primo un tuono e rimbombo, il secondo fulmine e scossa. Sono innamorati entrambi delle gemelle Farfalle. Ryan (che poco gli sopporta perchè ingenui) gli definisce "Piccoli Loki"(per via degli occhi verdi "furbetti") o "Scimpanzè"(Per il casino e le loro gioviali risate).

ALIZ
Questa bella e sensuale tedesca dagli occhi verdi e capelli biondo-rossicci corti, è una delle donne streghe principali della serie, rivale in amore di Stefania. Il vestiario è cambiato di poco e i colori son rimasti gli stessi. E' molto pettoruta e lo sa bene. E' innamorata (come Stefania) del mago Slimmy. Le sue migliori amiche son "seduttrici" come lei, ma non al suo stesso livello. Nonostante ciò non è ancora riuscita a fare brezza nel cuore di Slimmy. Ha un pò una doppia faccia: con gli uomini è aggraziata, con le rivali è impulsiva e dalla parolaccia facile!Il suo colore preferito è il rosso ed è nata il 24 luglio. Le piacciono i dolci (tipo lo zucchero filato), la primavera, le orchidee e adora i conigli. Inizialmente doveva essere greca. In età Angustiana avrebbe 24 anni.


"SLIMMY"
Lui, non sapendo che nomi dargli, ho buttato su "Slimmy" che significa "Tipo alto e magro") ma poi è rimasto il suo vero nome! (affibbiatogli dal collega Xavier) Prima aveva il mento e la cima dei capelli molto evidenti. Ha lunghi capelli lisci neri e occhi azzurro chiaro, con sopracciglia molto fini. Indossa una tunica nera. Fa parte del rango dei Custodi/Sapienti e sa anche comunicare con gli animali, per questo ha fatto amicizia con una capretta parlante di nome Samuel. Alle origini indossava dei semplici pantaloni, come Jim. E' molto silenzioso, anche con Xavier, non si sa se per timidezza o perchè è davvero d'accordo con le scelte di Xavier. Ama viaggiare ovunque. Studia geografia, astronomia, biologia. E' tra i più alti tra tutti gli angustiani (di poco lo supera Ryan). La sua pietra preferita è l'azzurrite. Ama le verdure e le margherite (che piacciono tanto a Samuel!). Anche lui è figlio di una strega. In anni terrestri avrebbe sui 26 anni.

                                                 
XAVIER
Se il suo collega Slimmy è tranquillo in ogni situazione ed alto, Xavier è il suo esatto opposto. Nato di luglio, e parte dello stesso rango di Slimmy, ha i capelli lunghi fino a mezzo busto e molto ondulati, con la divisa che parte da una parte, ed occhi blu. Ha una tunica nera strappata ai bordi e ha un carattere spesso suscettibile. Aveva il difetto di sbuffare sempre, ma questa caratteristica ora non l'ha più. E' il più cambiato tra i personaggi, ma la sua passione per i libri non è mutata! Ama moltissimo i libri di alchimia, matematica, simbologia, occultismo, ritualismo, fisica e tanto tanto altro! Detesta la capretta di Slimmy perchè questa gli divora intere pagine delle sue letture.
Sulla Terra si era innamorato di un'umana di nome Greta, amore non corrisposto visto che Xavier è eterno e lei mortale. E' di origini basche, quindi sa anche parlare molte lingue. La stagione preferita è l'inverno ed ama molto la pasta italiana. Il tulipano è il suo fiore favorito e la pietra di luna anche.
Ha più di 400 anni. Spesso controribatte aprendo uno dei suoi libri!

STEFANIA
Questa strega dagli occhi azzurri ed i capelli liscissimi è la leader del gruppo degli Alchimisti, ma si occupa anche di sortilegi e bevande naturali. E' rivale di Aliz perchè quest'ultima crea sortilegi per scopi non positivi, e per rapire il cuore di Slimmy, "oggetto" a cui ambisce anche lei! E' amica di Asgard (dividono lo stesso ruolo). Ha la capacità di attrarre il metallo e di trasformare le cose in altri minerali. Ha una lunga tunica invecchiata viola, che Aliz denigra proprio per la noncuranza dell'aspetto. A volte è troppo seria e non sa divertirsi. Fu l'insegnante dell'apprendista Eric-John, e di Iris, Hindee, Vicky e ha come aiutanti Freeka e Pixie. E' nata anche lei il 24 luglio. Le piacciono tutte le pietre. Va pazza per le vongole e per le miniere. Si occupa anche di mineralogia, zodiaco, cromoterapia e Feng Shui. Aspira a divenire una Sapiente. In età umana avrebbe 24 anni. E' figlia di una strega. E' la favorita da tutti vista la sua saggezza. Detesta le tipe burrascose come Vicky e attaccabrighe come Aliz. Ama i gatti.

ACE
Adesso ha ben due nomi: Ace ed Axe. E' un ex-principe irlandese sfortunato preso come "apprendista" da Pierre (insieme al piccolo Jason), quando erano molto piccoli. Ha una lunga chioma rosso carota ed occhi verdi ed in testa è appoggiata una corona circolare azzurra con una pietra verde in mezzo. Ha anche una collana degli stessi colori, ed una veste abbastanza aderente (con cui ci capitombola spesso) con spalle scoperte. Ha le lentiggini e la pelle rosea, rossa quando invece si ubriaca! Son solo cambiati gli occhi (che erano azzurri) e la collana (che era tonda). E' parecchio ansioso e curioso, pieno di difetti come l'ingenuità, e non essere indipendente. Era destinato a stare con una principessa irlandese di nome Tarina. Il suo colore preferito (che porta anche) è il verde. In età umana corrisponde a 23-24 anni. Non è Angustiano nè mago nè guerriero, ma è stato portato su Angus da Pierre perchè figlio di una regina amica di quest'ultimo, durante la distruzione del suo stesso reame. Gli piacciono le farfalle e detesta i mostri.  Ha il difetto fastidioso di ridere troppo, è curiosissimo e nonostante abbia il desiderio di avere una donna accanto a sè, non riesce a mantenersela una!


PIERRE
Secolare mago del rango dei Supremi, francese e dai capelli brizzolati e occhi marroni. Essendo un mago molto vecchio (ma di aspetto si potrebbe dire sui 30 anni) ha molte capacità e poteri, tra cui: lievitazione, telepatia, teletrasporto, lettura del tempo, creare luci, volare, crescere elementi e tanto altro! Indossa una lunga tunica viola con decorazioni sul torace e porta orecchini di ametista, pietra che predilige. E' un tipo gentile, tranquillo e silenzioso, per questi molti lo ammirano e chiedono consigli a lui. Un suo caro amico abita in Norvegia a fare l'eremita, e si conoscono da più di 1000 anni! Il colibrì è il suo animale preferito ed ha molta simpatie per le creature fatate. Ama molto l'oriente per le sue spezie e il vestiario. E' l'elemento Aria e Terra. Un tempo era amico di due donne, (una regina, l'altra una contadina, madre di Ace la prima, di Jason ed Hargo Lossen la seconda ) ma per un equivoco da parte del marito della prima, quest'ultimo vendicandosi ha distrutto il suo regno (non potendo sopportare un tradimento) e quello di Pierre (i due regni erano collegati per il commercio di diamanti, ametiste e spezie). Non dice mai a nessuno il suo passato completo, perchè anche se non colpevole, si sente macchiato di questa colpa. Ryan è l'unico che lo affronta spesso, solo per sfogarsi dalla rabbia, perchè non approva la gentilezza di Pierre nei confronti delle creature umane o non; ma Pierre non batte ciglio e lo lascia sfogare, trasportandosi in altri luoghi. E' anche amico della Strega Madre Creatrice del pianeta ANGUS, ma essendo anche lei morta per un vero tradimento, Pierre si addossa anche questo terribile fatto. 

NEFERTITI
Purtroppo uno dei personaggi con pochissime inpormazioni. E' una ragazza di origini egiziane, capace di fare riti sui morti o di leggere il futuro. E' amica di Esmeralda. Indossa un poncho verde con decorazioni oro (come per i bracciali) ed una veste leggera vaniglia, con rifiniture celesti. Ai piedi calza delle ballerine con lacci alla schiava. Ancora il colore degli occhi è approssimativo, da decidere se marrone o verde. E' nata il 24 luglio.


WULFIE O WULF
Personaggio rappresentante quelli che hanno la capacità di trasformarsi in animali o piante, è ancora in fase provvisoria di stile grafico. E' un ragazzo che si traveste e si trasforma in un lupo ed abita sulle montagne. Purtroppo anche lui ha poche informazioni.


LADY BUG
Che significa "Coccinella" è la maestra e zia delle gemelle Farfalle. Ha lunghissimi e  vaporosi capelli ramati e indossa degli occhiali. La sua veste verde scuro ha dei lunghi strascichi che partono dalle braccia. Ha la capacità di volare ed è una donna molto introversa. In casa sua ha adottato le due gemelle e le tratta come se fossero sue figlie, visto che sono le sue nipotine. Ama molto truccarsi e partecipare alle feste notturne. Segretamente prova qualcosa per Ryan, senza essere ricambiata, ma questa passione non si è mai spenta, nonostante tutto. Fa parte del gruppo degli Alchimisti, ma si occupa anche di giardinaggio. E' molto altruista e gentile. In età umana avrebbe sui 26 anni.


VICKTORYA "BATHORY"
Questa maghetta giovane poi divenuta vampiro per un suo capriccio personale nei confronti dei colleghi (fa parte del gruppo degli Alchimisti) e di Asgard, è una tipa sarcastica ed attaccabrighe! Molto immatura, porta un caschetto corvino con due ciuffi violacei. I suoi occhi rossi, quando non era una vampira, erano marrone chiaro. E' di origine rumena, e si è data il cognome "Bathory" per via della sua ammirazione per la famosa contessa ungherese e per il mito di Dracula. Porta gli orecchini fucsia a forma di croce. indossa una veste corta bianca e dei pantaloni con scarpe col tacco. Lei è l'unico personaggio che cambia spesso accessori, scarpe e cintura del proprio look. Le piacciono i cimiteri, la notte e fare esplodere tutto ciò che incontra. D'aspetto magro e cadaverico (con un paio di ali da pipistrello sulle scapole) dovrebbe avere in età umana 22 anni, ma ne dimostra 16! E' attratta dagli uomini forti e dalla ricchezza. Ama i draghi ed il fuoco. All'inizio era una tipa un pò snob ed ammiccante. Ha tutti i poteri classici dei vampiri. Ha una travagliata relazione con il suo maestro Asgard, dato che si son proprio conosciuti perchè lei non faceva altro che far esplodere le serre di lui!
Si diverte a punzecchiare chiunque, e non ha peli sulla lingua, vi augurerebbe la morte senza se e senza ma!

ASGARD
Porta il nome della famosa leggendaria città nordica. E' il capo degli Alchimisti e divide il ruolo con Stefania. E' biondo pallido ed ha gli occhi marrone chiaro. Ha una maglia tagliata sulle spalle come Ace ma porta spesso i pantaloni. Al collo ha un collare oro ed un ciondolo raffigurante un Mjollnir, visto che crede nell'esistenza di Odino. Prova un amore sincero verso la brigante Vicky, anche se questa lo fa arrabbiare spesso, coi suoi dispetti. E' in grado di bloccarla o trasformarla come uno gnomo quando si scalda troppo! Sa guidare le navi ed infatti è stato lui a costruire e regalare la magica nave al pianeta Angus.

IDRA
Dal latino "Hydra" ("Acqua") e dal greco "Hydros"(nomi di una creatura marina mostruosa e di una costellazione, nonchè di un satellite di Plutone). E' una ninfa di acqua dei fiumi, una via di mezzo tra Driade, Amadriade e Idriade. Ha la pelle azzurrognola e capelli blu. Indossa una veste verde acqua e un ciondolo con una goccia lucente cristallina. Ha sopra gli occhi delle gemme di cristallo d'acqua (che ricordano dei tatuaggi), presenti anche sulle cosce. Agli inizi era una tipa sempre sorridente, con un anonimo ciondolo tondo e gonna a pieghe. Fortunatemente il look è cambiato e come è adesso è meglio (nota mia). La veste è molto larga e le copre parecchio, anche i piedi, che in realtà sarebbero delle specie di onde (sorpresa!); per questo è molto veloce e fluida nei movimenti. Essa infatti è una creatura magica e non assolutamente umana. E' sposata con Alberus, che ama alla follia, a tal punto che hanno deciso di vivere l'uno accanto all'altro in un piccolo bosco. E' abbastanza gelosa del suo maritino, ma ciò è naturale dato che lei stessa è "nutrimento" (qualche volta lui ha bisogno di "reintregrarsi di acqua") e protettrice di lui (se Alberus è vicino ad un fuoco lei lo spegne subito), ma allo stesso tempo lui difende lei (dalla pioggia acida, per esempio). I suoi capelli blu, molto lunghi e vamporosi, si muovono come onde e anche Alberus beve qualche sua ciocca, basta che piova e le ricresce! Ama la tranquillità e non sopporta il caos. Ha la capacità di dominare le onde (Per questo Pierre la invita spesso a navigare con loro) e può diventare oltre 50 volte la sua altezza normale. Con Alberus ha poi avuto tre gemelli-piante di nome Adora, Yumo e Turchesio, piccoli quanto una mano e che la aiutano nelle faccende domestiche, dall'aspetto di folletti dalla pelle verde, ma velocissimi come lei! Ha il difetto però dell'ansia e si preoccupa facilmente, e lo si nota dai capelli che si alzano in aria! ha anche tre sorelle, ninfe come lei, ma è l'unica tra loro così veloce.

ESMERALDA
Amica di Nefertiti e di Darkly, e' del gruppo degli Alternativi (quelli che viaggiano per conto proprio e non fanno magie). Sa guidare i mezzi aerei e ha un vestiario anni '40. Anche lei non ha molte informazioni su se stessa.

JASON LOSSEN
Unico personaggio ancora senza un restyling 2015 (la seconda immagine è del 2011-2012, la terza del 2014) è un teutonico ragazzone biondo dagli occhi verdi, figlio di una contadina amica di Pierre. Non essendo un angustiano, ha avuto l'eterna giovinezza grazie ad un incantesimo (però a doppio taglio: quando passa per i mari nordici si trasforma in una creatura cornuta ed inquietante) dallo stesso Pierre a richiesta di sua madre (dato esso anche ad Axe). Ha un fratello di nome Hargo, di aspetto e carattere differente, ed anche su Pierre i due la pensano diversamente: Jason per il mago francese prova un "grande affetto", Hargo l'odio profondo, perchè quando furono presi suo fratello e Axe lui venne dimenticato e condannato alla schiavitù. Jason è molto bravo nel fondere metalli e ama costruire giocattoli, spade e bracciali. E' molto timido ma non fifone! Una cosa in comune con Hargo? L'umorismo: entrambi amano ridere e bere la birra! E' l'unico sul pianeta ANGUS senza indosso una tunica, ha solo bracciali e indossa pantaloncini corti neri.


PIXIE
Piccola folletta volante cambiata dalla testa ai piedi dalla sua creazione, il cui vestiario ricorda un fiore, non ha molte informazioni su di sè. E' molto amica di Stefania e di Idra ma viene punzecchiata da Vicky, che si diverte a terrorizzarla. Vive in mezzo agli alberi, ed è piccola come una tazza da colazione!

SKUNKLIE
Dal nome provvisorio che significa "puzzola"/"moffetta", l'animale in cui lei si trasforma, è amica di Wulfie, Darkly e di tutti gli altri Angustiani in grado di trasformarsi in animali. Ha una tunica nera con una gonna grigia vaporosa finale sopra e indossa delle Mary Jane basse coi fiocchi, come gli ha anche per raccogliere i capelli in due code. Ha i capelli bianchi e grigi a striature e gli occhi verde scuro. Ama moltissimo le creature magiche.


Ironie della vita musicali traumatiche con Blahzay Roze: che fine hai fatto? In caso di storie di abusi sulle donne…

Non son riuscita a dormire, ma ormai il sonno mi è passato del tutto. Parlando finalmente con la mia amica fumettista dopo tantissimo temp...