8 aprile 2018

HELTES, Una Notte Inaspettata (racconto del 2015)

Giusto perché non l'avevo ancora messa in blog, e perché, i pochi che l'han letta, richiedono fortemente un finale.
Lo prometto, oggi o stasera sapranno tutti la conclusione.

Non ricordo quando la scrissi per la prima volta, comunque sia tanto vecchia non è.
Da quel che leggo so che è datata 14/12/15.
Il disegno invece sì, è stato uno dei miei primi re-design dopo quei tentativi banali precedenti, che non rispettavano molto il character design originario: fortunatamente adesso, seppur migliorato, disegno come una volta e come più mi piace, e come sono adesso sono ok.
Non è intera l'immagine, ma va bene così, non posso purtroppo fare altrimenti essendo un disegno non molto recente, intorno forse tra il 2015 ed il 2016, tradizionale e colorato digitalmente.

Insomma, vi farà capire all'incirca un po' come era e come è la mia vecchia serie HELTES.

Prologo
"Su ragazze adesso è ora di andare a dormire!"
Furys è sempre puntuale riguardo l'ora di coprifuoco.
Quella sera di Halloween stava già terminando, ma per la piccola Alexia e le altre il sonno tardava ad arrivare.
Alexia guardò Furys con gli occhi fissi, luminosi per l'effetto della luce in penombra della TV a cui stavano davanti. "Furys, domani è festa, non si può stare un altro poco alzate?" chiese Kira, sorridente.
Furys si rivolse così a Kira, intimandole di chiudere la bocca e di alzarsi dal divano immediatamente. Le quattro furette a malavoglia andarono nella camera da letto di Alexia in fila indiana, seguite da Furys che le controllava.
"La prossima volta venite a casa mia. È deciso." annunciò Kira.
"La tua casa è sporchissima, soffrirei di allergia ogni secondo" rispose Chapette.
"La tua troppo profumata, chissà che starnuti!" ribatté Kira.
"Guarda che ho il teatro di mia madre, potrei chiederle di spostare le brandine nella sala" consigliò ancora Chapette, ignorando la battuta di Kira, che sbuffo'.
"Ma tua mamma ha la settimana prossima piena di spettacoli, non le daremo fastidio?"
domandò Mina con voce flebile. "Hai ragione Mina, però non sarebbe stato male provare, no?" rispose Chapette sorridendo e fantasticando sulla possibile serata nel Teatro Guignolle. "Si, in mezzo ad una polvere alta così, ragni e mostri nel buio!" esclamò di nuovo Kira, ma non venne considerata neanche stavolta.
"Potremmo provare nel parco dove sto io" disse Mina. "Uhmm, bisogna vedere se non pioverà per quel giorno, Mina." rispose Alexia, con la sua bambola malconcia preferita stretta tra le braccia. "Il problema è sempre Furys: non ci lascia mai in pace!" sbofonchio' Kira, e stavolta le diedero ascolto, dandole anche ragione.
"Io non voglio passare altri sette anni di olocausto, ragazze..." aggiunse Kira stravaccandosi a peso morto dal letto, in modo tragicomico.
"Se non si può da Alexia, né da Chapette, né da me e né da Kira dove allora???" rivolse amareggiata Mina alle amiche. Ci vuole un posto tranquillo, dove poter andare quando vogliamo senza farci scoprire... Magari più vicino possibile e abbandonato" aggiunse Chapette. "La villa della signora misteriosa a pochi passi da noi, intendi?" chiese Alexia.
"Perché? È perfetta per le nostre serate!" rispose Chapette sorridente; nonostante si vestisse sempre di rosa e adorasse i profumi aveva una certa attrazione per l'orrido.
"Per queste discussioni bisognerebbe andare in sala, ma se si sveglia Furys..." aggiunge Kira, tirandosi via da sopra il suo maglione a righe rosse e verdi il suo gatto ciccione. "Faremo in silenzio, e ci staremo pochissimo: il tempo solo di prendere i fogli e penne dal tavolo di vetro della sala e di bisbigliare un paio di posti che potrebbero farci comodo." disse Alexia fissando lo spiraglio della loro porta di camera luminoso per via della candela accesa sul tavolo del salotto.

Primo Capitolo
Progetto In Corso
Alexia era a capo della fila delle sue amiche in procinto di raggiungere il salottino illuminato appena dalla candela alta riposta sopra il tavolino di vetro.
Ansiose ma il più possibile silenziose, si sedettero sul divano più grande di pelle rosso scuro, e Mina si preoccupò di prendere i fogli poiché era la più alta di loro quattro.
Appena il foglio fu passato ad Alexia (la considerata leader) Kira attirò l'attenzione di tutte rompendo il silenzio con dei fastidiosi rumori provocati dallo strusciarsi della sua tuta intera di maglione con la pelle del divano, venendo zittita dallo 'ssssh' delle altre ragazzine.
"Siete proprio peggio di Fury..." di nuovo Kira si beccò un 'ssssh' e frustrata, si tirò giù il grosso fedora sul proprio muso.
"Allora, prima abbiamo detto che il castello a pochi passi da noi, quello abbandonato, della signora deceduta sarebbe stato il posto più adatto per passarci la notte non disturbate da Furys..." iniziò Alexia.
Mina prese appunti, ascoltando le discussioni.
"Il problema è come raggiungerlo." aggiunse Chapette "Se come adesso che sembra che stia per piovere, come si farà a non svegliare quella strega senza far sentire il rumore della porta che si apre? E senza far sentire la pioggia che batterà sul pavimento?".
"E' un bel problema davvero" aggiunse Kira, con voce coperta dalla punta del suo fedora sulla bocca.
"Potremmo uscire da un altro punto della casa, chessò, il camino per esempio!"
"Si, già, ci pensa la pioggia poi a lavarci..."aggiunse Chapette "... Ed un fulmine sulle nostre teste ad ucciderci." finì.
"E allora trovatelo questo posto!" alzò il tono così Kira, ma venne subito zittita di nuovo da uno 'sssh' più sonoro, da tutte e tre le altre ragazze.
"E poi ripensandoci, quello è un posto davvero inquietante..." aggiunse Alexia, imbarazzata.
"Alexia, andiamo, i fantasmi non esistono!" rispose Chapette ridendo.
"Fantasmi o no, è l'unico posto adatto alle nostre nottate segrete." aggiunse Kira, stiracchiandosi quasi a scivolare di nuovo dal divano, tirandosi su poi dopo aver visto le espressioni delle altre verso di lei, non positive.
"Visto che Alexia ha così paura di andarci, perchè non proviamo a vedere se sarà effettivamente adatto quel posto anche per lei?" domandò Kira ghignante, con lo sguardo a sfida rivolto ad Alexia.
"Kira, anche se mi duole darti ragione, potrebbe essere una buona idea cancellare anche quel luogo abbandonato dalla lista e trovarne altri: sappiamo quanto terrorizzano quegli esseri ad Alexia!" aggiunse sospirando Chapette.
Alexia divenne rossa in volto e nascose lo sguardo.
"Oh, si; la terrorizzano così tanto quegli esseri senza forma viva!" sussurrò Kira spuntando all'improvviso da dietro dove stava Alexia "Quegli esseri pallidi, senza gambe..." le si avvicinò all'orecchio "... Con le orbite vuote, senza fine, senza sangue né organi, SENZA VITA!" gridò infine Kira, alzando le braccia sempre dietro ad Alexia, che impallidì in viso, stretta ai braccioli del divano a cui era seduta.
Uno squarcio di fulmine passò attraverso i vetri delle finestre, facendo urlare Chapette e Mina che si abbracciarono in quell'istante, mentre Kira si coprì il viso di nuovo con il suo fedora. "Ragazze, state tutte bene?" chiese Alexia riprendendosi dalla tensione causata prima da Kira che sogghignava.
"N-noi... S-si, Kira stiamo ben..." risposero ambedue Chapette e Mina, ma si accorsero che la candela era spenta ed era tutto intriso d'oscurità.
"Cristo, ed ora come si fa?" aggiunse Alexia guardandosi i piedi.
"Non è meglio vedere se prima la strega non si è svegliata?" consigliò Kira, sparendo per un attimo da dietro il divano in un battibaleno.
"No, dorme ancora come un angioletto!" tornò poi davanti alla faccia di Alexia: aveva raggiunto il buco della porta della camera da letto di Furys passando direttamente dal muro con la sola sua testa senza il corpo, come faceva di solito per i suoi scherzetti alle amiche.
"Sarà meglio allora cercare un accendino o un fiammifero." aggiunse Chapette, guardandosi appena in giro, sempre abbracciata a Mina.
"Cercate di fare meno chiasso allora, è già tanto se Furys non si è svegliata, col rumore che abbiamo creato." aggiunse Alexia, aprendo con prudenza all'estremo un cassetto all'ingresso. "Certo che è stato proprio un fulmine degno da storie dell'orrore..." bisbigliò Kira.
"E' vero, ci ha terrorizzate molto!" rispose Mina.
"Perchè non ci raccontiamo storie dell'orrore infatti? Non si è mai fatto prima qui, e poi è l'atmosfera giusta!" aggiunse Chapette.
"Prima cerchiamo qualcosa per accendere, poi vediamo se si farà." ricordò Alexia alle altre, emozionate all'idea.
"Tanto ormai non è proprio il tempo adatto per uscire..." osservò Chapette mentre osservava la pioggia cadere sopra il vetro delle enormi finestre.
Secondo Capitolo
Il Tavolino Al Neon
Una fonte luminosa calda pervase l'atrio, ricadendo anche sulle facce di Alexia, Mina, Chapette e Kira che si erano accovacciate tutte vicine, sullo stesso divano dove prima era seduta l'ultima.
"Okay, siamo ad un punto in sospeso: la villa della signora deceduta è in bilico tra essere il posto adatto alle nostre 'scorribande' e l'essere la zona X" annunciò Mina scrivendo sul foglio.
"Pensavo di essere io quella che faceva battute del genere" rispose Kira venendo ignorata ancora un'ennesima volta.
"Ma appunto, secondo voi cosa sarà mai accaduto di così terribile in quel posto?" chiese Chapette. "Uuuuuuh, storie di mostri, storie di fantasmi, STORIE RACCAPRICCIANTI!" esultò Kira alzandosi su un bracciolo, venendo poi tirata giù dalle forti braccia di Alexia.
"Ma vi sembra il momento per certe cose?" chiese poi nervosa quest'ultima. "Si!" risposero le altre in coro.
"Questa notte va a finire che finirà in fumo, in tutti i sensi..." aggiunse Alexia posandosi la mano sulla propria fronte alzata in aria.
La luce si spense, le voci si affievolirono.
"Una volta sentii dire da due anziani a scuola che quella villa era proprietà di una killer" raccontò Mina, appassionata di racconti del genere "Dissero che questa aveva ucciso il marito perché aveva scoperto qualcosa di terribile sul conto della moglie".
"E cosa avrà mai scoperto? Soldi? Un tradimento coniugale? Un bambino rinchiuso nello sgabuzzino?" domandò con sguardo furbetto Kira.
"Beh, se era davvero proprietà della donna non avrebbe senso che l'uomo volesse ucciderla per evitare furti o tradimenti da parte di lei, dico bene? Anche se certe volte gli adulti non riesco a capirli proprio!" aggiunse Chapette, che in fondo sapeva meglio di loro di rapporti coniugali, essendo l'unica ad avere entrambi i genitori (gestori poi ricchi di un teatro famoso).
"Quindi il problema era lui - magari nascondeva un tradimento - e lei lo ha saputo, e lui per avere la sua eredità l'ha uccisa" aggiunse Mina.
"E come ha fatto allora a fare in modo che tutto andasse a lui?" domandò Chapette, che non sapeva ancora bene come funzionavano le questioni legali di matrimonio, ma immaginava ipotesi possibili.
"Semplice: dopo averla uccisa ha preso la sua mano e ha firmato con essa!" rispose Kira ridacchiando. "Kira un giorno mi dovrai spiegare cosa ci trovi divertente nei morti, davvero." aggiunse Alexia.
"Ma poi non si sa se davvero erano sposati, e lo fossero stati la villa sarebbe rimasta comunque a lui, non credete? Perciò, nel secondo caso, come la mettiamo? E poi dove sarebbe finito l'uomo? Non mi pare di aver sentito dire di un uomo legato alla signora..." aggiunse pensierosa Mina.
"Verissimo, Mina. Nel caso fossero stati legalmente sposati, avrebbe avuto senso che si fossero uccisi per tradimento e la villa passata così a lui; ma nel caso inverso? Lui non avrebbe avuto modo di farlo poiché la casa casa effettivamente non era di sua proprietà." aggiunse Alexia.
"Quindi secondo me non c'è nessun uomo, si è uccisa da sola!" rispose energica Kira. "Si, un suicidio potrebbe starci, ma perchè? Perchè mai una donna bellissima - ho sentito dire che era una persona meravigliosa d'aspetto - avrebbe voluto mettere fine alla sua vita? La mia mamma dice che chi si suicida non è abbastanza felice della sua vita. Mia mamma è bella e amata, e non ha certo idee strane per la testa." disse Chapette.
"Quindi era una signora depressa ma bella, quindi molto strana!" rispose Mina. "Può essere anche questo, del resto chi meglio di noi può capire quanto si può essere tristi per non essere accettate nella nostra 'anormalità'".
"E cosa avrebbe mai avuto di così strano?" domandò Chapette.
"E che ne possiamo sapere noi: nessuno parla molto di quella signora!" rispose stizzita Alexia.
"Beh, basta pensare a qualche indizio... Qui le donne reputate 'normali' sono quelle che vanno a fare la spesa nei centri commerciali, che vestono colorate, che seguono eventi mondani..." disse Chapette pensando che anche se lei stessa faceva le stesse cose con sua madre nei pochi giorni liberi in cui potevano stare assieme, era considerata 'strana' dalla maggior parte della gente.
"Allora era una signora che si vestiva di nero, andava ai cimiteri e preparava intrugli? Una strega, un vampiro o uno di quei tizi mascherati di nero che ascoltano la musica goth o metal?" disse Mina tutta gioiosa, che amava quel tipo di persone.
"Magari, se fosse davvero così sarebbe stata davvero una persona simpatica..." aggiunse Kira un pò melanconica.
"Magari..." aggiunsero le altre tre, abbassando lo sguardo.
Seguì un breve silenzio.
"Ragazze, forse è meglio se lasciamo perdere: non mi piace sapere di stare in un posto dove stava una che magari poteva essere nostra amica" aggiunse Kira.
"Perchè no? Magari a lei potrebbe far piacere che qualcuno simile a lei visitasse la sua villa ogni notte!" propose Mina.
"Se fosse davvero come noi, se fosse davvero stata una signora 'strana', strega o altro..." rispose di nuovo Kira.
"Ragazze, perché vi siete abbassate tutte?" chiese Alexia.
A pochi centimetri dalle loro testa, sospesa in aria.
Le altre tre risposero solamente con una bocca spalancata.
"Ma... Sei tu ti sei alzata sulle nostre teste!" rispose Kira.
"O-okay, Kira se sei tu a fare ciò... TI PREGO DI METTERMI GIU' IMMEDIATAMENTE!" ordinò Alexia con il suo sguardo di ghiaccio.
"Ma non sono io a farlo, Alexia!" rispose Kira cercando di discolparsi.
"E allora chi è?" chiese Alexia, ma venne interrotta da una sua improvvisa caduta sul divano, per fortuna non provocando ulteriori ferite sulle poveri pelli delle altre che erano sotto di lei.
"Il tavolo! Il tavolo si sta alzando!" indicò Chapette.
"Oh bene, dopo chi viene? Tu Kira? Vuoi fare un balletto di gruppo?" disse Alexia sistemandosi meglio sul divano.
"TI RIPETO CHE NON SONO IO A FARE TUTTO QUESTO!" gridò ancora a perdifiato Kira. 
"Quel tavolo... Spero solo che non cada giù e si spacchi!" disse Chapette ansiosa. "Ma che brava cuginetta, ti preoccupi solo del tavolo e non di me!" aggiunse Alexia, che quasi stava per menarla.
"Quel tavolo ha una specie di macchia azzurro fluo che si sta disperdendo..." osservò Kira.
"Che diavolo sta succedendo???" gridò terrorizzata Mina, seguita a ruota dalle altre che tremavano.
"Ragazze... Quel tavolo sta andando da tutt'altra parte!" fece notare Chapette. "No, vi prego, ditemi che non è vero!" disse Alexia.
"Se Furys non vedesse più quel tavolino altro che coprifuoco, quella ci farà di peggio!" disse Kira, tremante più al pensiero di non poter più fare giocate alla play con le amiche.
"Allora bisogna fermarlo!" rispose energica Alexia.
"E come si fa, nemmeno Mina che è la più alta di noi tutte può riprenderlo!" fece notare Chapette.
"Accidenti a me che non ho il mio bastone dietro!" aggiunse Alexia a pugni stretti ed occhi chiusi e battendo i piedi sul pavimento.
"Non bisogna fare rumore Alexia: se tu avessi avuto il tuo bastone avresti fatto ancora più casino!" aggiunse Chapette.
"L'unica cosa è seguirlo, e CORRERE!" gridò Chapette.
Il tavolo 'volante' divenne di un colore luminosissimo, quasi ad accecare le povere giovani furettine, e lentamente ma in modo fluido passò sopra le loro teste, per poi spaccare la finestra della porta d'ingresso.
"Attente ai vetri!" ricordò Alexia, sapendo che era molto pericoloso passarci sopra.
Aprirono la porta di corsa, cadendo tutte tranne Mina e Chapette nello scalino dell'entrata davanti della casa. "Kira, tu dovresti fare davvero un pò di palestra invece di mangiarti schifezze e poltrire!" le consigliò Alexia. "Non mettere bocca nelle cose che faccio!" bofonchiò Kira con la faccia dentro il fango.
"Ragazze, se non ci sbrighiamo perdiamo quel benedetto tavolino di merda!" gridò Chapette.
Alexia e Mina si stupirono per la parola 'merda' detta da Chapette: lei che era la classe ed eleganza in persona parlare in quel modo! E poi a soli 9 anni!
"Ci penso io, almeno mi rendo utile!" disse Kira, e si mise a ginocchia mezze alzate, con lo sguardo diretto al cielo, e allungando le sue braccia con il suo potere prese da una parte Mina, dall'altra Alexia e Chapette.
Con il fango che copriva le sue scarpone marroni da montagna, Kira camminò a passo veloce e con larga apertura delle zampe, salendo sopra un albero.
"Ecco, è sempre laggiù!" aggiunse Kira.
"Ma perchè non l'hai fatto prima quando eravamo in casa?" domandò arrabbiata Alexia. "Perchè prima sarebbe stato uno spreco, volevo divertirmi a vedere cosa avreste fatto voi!" rispose Kira.
"MA IO TI AMMAZZO!" gridò Alexia stretta nelle braccia di Kira.
"Mi ucciderai dopo, amichetta." rispose in modo provocatorio Kira.
Lo sguardo di Alexia divenne più buio di rabbia della stessa notte, e Kira scese dall'albero, ma un fulmine si avvicinò alla parte destra dell'albero a cui erano postate.
"Ragazze, vi siete dimenticate che è brutto tempo?" ricordò Chapette.
Kira allungò così la zampa anteriore verso un camino della casa davanti a loro, e il fulmine poté ricadere in tutta tranquillità nella sua azione distruttiva sull'albero.
Le quattro ripresero fiato, e Kira fece tornare le sue braccia allo stato normale. "Bimbe, ce la siamo vista davvero brutta!" iniziò Chapette.
"Stavamo per diventare cenere!" aggiunse Mina.
"Così si che avremmo fatto compagnia alla signora!" aggiunse Alexia.
"Sempre meglio che stare con la Strega!" aggiunse Kira.
"Certo, però... Guardate che bella vista sopra questo tetto!" osservò Mina. "Se solo non piovesse però, etciù!" tossì Chapette, con il vestitino rosa suo preferito fradicio.
"No, ti prego, non mi dire che ti stai beccando il raffreddore..." presuppose Alexia con la bocca in avanti e gli occhi fissi su di lei, con sguardo rassegnato "Se Furys ti chiede come te lo sei preso, stavolta la colpa te la pigli da sola... Inventati che ti sei fatta di nascosto il bagno e ascoltando quel Bon Jovi ti sei distratta pensando al tuo terrificante fidanzatino e ti sei fatta il bagno con l'acqua marmata.".
"Ehi!" rispose imbarazzata Chapette.
"Invece di pensare a come passa i momenti in bagno Chapette, pensiamo a raggiungere quel tavolino piuttosto... Indovinate un po' dove è andato?" domandò Kira, sorridente ma tremante, indicando proprio la villa della signora di cui parlarono prima.
"Bene, allora bisogna proprio beccarcelo questo raffreddore." disse Alexia.
"Io comunque trovo questa pioggia notturna magica, non trovate anche voi?" rimise voce così in capitolo Mina, che era rimasta incantata ad osservare il cielo blu scuro trapassato dalla pioggia incessante e da fulmini rombanti sopra il suo naso rosato.
"Sei la solita romanticona, Mina..." aggiunse Kira sorridente.
"E che c'è di male? Chissà se la signora è un'amante della notte..." Domandò tra sé e sé Mina sottovoce.
"Beh questo lo sapremo poi, ora bisogna pensare ad andare a prendere quel maledetto tavolo, altrimenti non si vedrà il giorno dopo!" rispose Alexia, ascoltando Mina, in modo severo.
Scesero dal tetto, prima Alexia, poi Chapette e Mina aiutate dal braccio destro allungato di Kira che tratteneva il loro peso cascante sui suoi muscoli da bambina.
"Ma come faremo a spiegare poi lo stato dei nostri vestiti?" domandò Chapette preoccupata. "Li lasceremo bagnare dall'acqua dopo, quando saremo dentro la casa abbandonata." propose Alexia.
"Vuoi dire che saremo nude là dentro???" domandò Kira.
"Chi vuoi che ci veda, andiamo!" rispose stizzita Alexia, che non si faceva problemi a stare nuda in posti dove sarebbe stata sicura che non ci sarebbe stato nessuno.
"Tu sei strana." aggiunse Kira.
"Tu invece ti sbagli: TUTTE NOI SIAMO STRANE." rispose sorridente a labbra socchiuse Alexia, lanciando un'occhiata di strana unione d'affetto e condivisione alle altre, come se fosse una triste realtà di cui andarne tutte loro fiere perché nella loro stranezza si sentivano unite.
Un campo davanti alla casa di cui erano scese li si prostrò davanti: era enorme, lunghissimo e vuoto da abitazioni e strade.
"Adesso si fa qualche nuotatina?" scherzò Kira, facendo notare che era pieno di pozze di fango dentro cunicoli e collinette che abbellivano il campo.
"Si, falla tu!" rispose Alexia dando un colpo alla schiena di Kira, facendola cadere così di nuovo a faccia in giù nella pozza enorme di fango. "E tu ti aggiungerai assieme a me!" rispose Kira prendendo la scarpa di vernice nera di Alexia e tirandola verso sé.
Chapette e Mina cercarono la prima di tirare via Alexia, l'altra di far uscire dalla pozza Kira.
"Ma guardatevi, adesso altro che pioggia piovana per lavarvi i vestiti!" accusarono Chapette e Mina, le più mature del gruppo.
"I vestiti sono il problema minore, noi dobbiamo riprenderci il tav..."
Non fece in tempo a finire la frase che un altro fulmine trapassò il cielo ed una piccola saetta passò accanto a loro.
Al che cominciarono a correre a perdifiato urlando.
Quella notte i fulmini e la pioggia non le dettero pace.
Terzo Capitolo
Noli Me Tangere
Il suono metallico tedioso del cancello risuonò nella pausa improvvisa dal caos di fulmini e pioggia incessante.
"Velocissime!" ordinò Alexia coi capelli bagnati in faccia, bloccando la porta del cancello in modo da farle entrare facilmente.
Alexia si unì a loro sotto il tetto della villa, e tutte assieme si accasciarono al pavimento di legno della stessa, tremanti.
"Ci a-a-ammaleremo." aggiunse Mina battendo i denti.
"Dentro questa villa cercheremo subito delle candele: sono sicurissima che ce ne saranno." rispose speranzosa Chapette cercando di scaldare il più possibile Mina.
"Mai che ti preoccupi per la tua cuginetta, eh Chapette?" le rivolse velenosamente Alexia alla parente.
"Alexia... Lo sai che Mina è cagionevole più di tutte noi, e tu hai la pellaccia dura!" rispose Kira, alla destra di Alexia.
Quest'ultima rivolse poi lo sguardo minaccioso verso Kira, sottomettendola con esso.
"Adesso bisogna entrare, no?" consigliò Chapette, con sorriso forzato.
"Beh" disse Kira battendo la scarpa ormai intrisa di fango "Aprire si apre."
Ed infatti la porta si aprì subito, silenziosa, e le quattro ragazzine entrarono a passettini il più possibile felpati.
"S-s-se solo non b-b-battessi i denti così r-r-rumorosamente..." aggiunse Mina.
"Senti un po' chi lo sta dicendo!" esclamò Kira divertita.
"Villa molto vecchia direi..." osservò Chapette.
"Gran parte delle case vicino a noi sono moderne, in effetti: strano che non abbiamo demolito questa." osservò Kira.
"F-f-f-forse c'è una maledizione s-s-s-sopra, e questo spiegherebbe il p-p-p-perché non ne parlino." osservò Mina.
"Se non ci sbrighiamo a trovare quello che stiamo cercando la maledizione ce la darà Furys." ricordò Alexia salendo a metà delle scale polverose.
"Se solo sapessimo dov'è, 'sto tavolo!" esclamò Kira alzando ancora le braccia in aria.
Subito il tavolo comparve in cima alle scale, fermo e sempre di quella strana luce blu accesa.
"Eccolo là!" gridò eccitata Chapette.
"Non facciamocelo scappare stavolta!" gridò Alexia.
"Eccolo, adesso prendiamolo e..." ordinò Mina ma...
"Non si muove! E' fisso al pavimento!" 
"Oh bene, e perché?" disse esausta Alexia.
"Ragazze mi sa che siamo fregate, per non dire di peggio!" disse Kira preoccupata.
"Non lo accetto! Questo tavolo orribile ritorna a casa nostra, con le buone o con le cattive!" gridò Alexia tentando in tutti i modi di tirarlo via, battendoci poi i pugni dalla rabbia.
"E' chiaro che qui è intriso di chissà quale magia." osservò Mina.
"Ma brava Magò, adesso trovami il modo di staccarlo dal pavimento!" gridò ancora nervosa Alexia.
"Dobbiamo sapere chi è che lo controlla, prima. E non sarà facile." fece notare Mina. "Ma come facciamo, già non avete visto che ha cominciato a muoversi mentre era a casa nostra?" fece notare Chapette un pò spaventata.
"Allora abbiamo detto qualcosa che ha fatto scatenare la maledizione." osservò Kira.
"Kira, sei un genio - mi duole dirlo - hai ragione! Anche se resta il problema che non sappiamo cosa abbia fatto scatenare ciò nelle nostre parole..."
"Hai quei fogli con te?" domandò Alexia.
"Alexia, ti p-p-p-pare che mi sia p-p-p-portata dietro quei fogli con t-t-t-tutto il casino successo?" rispose Mina.
"Allora bisogna spremerci le meningi e ricordare cosa si è detto!" ordinò Alexia.
"Mi pareva si fosse cominciato a dire che lei aveva avuto qualche tradimento da parte del marito e viceversa..." ricordò Chapette.
"Che aveva un bambino nello sgabuzzino anche..." aggiunse Kira.
"Si, va bene, poi?" tagliò corto Alexia.
"Si è detto poi di cose legali tipo divorzi, case e quella roba lì." aggiunse Mina.
"E del marito che firmava l'eredità con la mano di lei morta!" aggiunse Kira.
"KIRA STA' ZITTA." gridò a denti stretti Alexia.
"Si è detto poi che era bella, bellissima e che non avrebbe avuto motivo di uccidersi, mi pare." aggiunse Chapette.
"E poi ci siamo zittite..." ricordò Mina.
"Ed a quel punto Alexia è volata e il tavolo subito dopo uscendo di casa, anche se avrei preferito che fosse stato il contrario." aggiunse Kira.
"KIRA!" gridò Alexia, lanciandole uno sguardo inquietante "SE NON LA PIANTI TI DISTRUGGO TUTTI QUEI VIDEOGIOCHI!"
"Te la prendi troppo..." disse sottovoce Kira.
"Ragazze! Io, d-d-d-d-davvero, sto cominciando a-a-a-a sentire gli spifferi... Torniamo a ca-a-a-asa al calduccio, v-v-v-e lo prego..." pregò Mina.
"Mina cerca di resistere!" disse Alexia.
"Ti riscaldo io, Mina" si propose Chapette.
"G-g-g-g-g-grazie, C-C-C-Chapett-t-t-t-e!" ringraziò Mina.
"Scusate ma gli spifferi adesso li sento anche io..." disse Kira.
"Andiamo, siamo dentro una casa abbandonata, siamo mezze d'acqua e fuori c'è la pioggia: è normale che faccia freddo!" gridò Alexia, che di freddo ne sentiva poco.
"Questo non è un freddo normale, Alexia!" disse Chapette.
"Oh no anche tu! Ma che siete diventate, delle rammollite tutte quante?" disse Alexia con sguardo disperato rivolto in su.
"Beh, io vado a vedere allora se riesco a trovare qualcosa di caldo, voi rimanete al tavolino: non dovete ASSOLUTAMENTE perderlo di vista, d'accordo?" ordinò Alexia staccandosi dalle amiche e salendo su per il piano di sopra.
"F-f-f-fai presto, A-A-A-Alexia." disse Mina.
L'interno dell'ingresso della casa era semivuoto e ingrigito, ma si notava qualche sprazzo di rosso pallido.
Nel muro c'erano segni che presagivano dei quadri attaccati sopra una volta, e il pavimento era fatto di legno, così come il muro.
Davanti ad un camino spento c'era solo una poltrona coperta da un velo nero strappato, ed un posacenere sporchissimo.
Il pavimento era anche coperto in alcune parti da tappeti persiani ormai malconci e ammuffiti, ed i lampadari non c'erano più.
Le finestre erano senza vetri e coperte da pezzi di legno attaccati alla bell'e meglio.
Era una villa morta, trattata malissimo e le cose che erano rimaste, stranamente le più belle e costose, nessuno le aveva rubate o distrutte.
Questo rendeva misterioso il perché erano rimaste solo quelle due cose e non tutto il resto.
Mina s'alzò d'improvviso dal tavolo, e scese da mezza scala.
"Dove vai Mina?" domandò Chapette.
"Ho visto un libro sotto quella poltrona: magari ci potrà servire!" rispose tutto d'un fiato Mina.
"Okay, ma poi torna subito da noi, okay?" disse Chapette ansiosa.
Mina s'accovacciò al freddo pavimento di legno sporco e prese il libro, molto pesante e polveroso.
Ci soffiò sopra e tossì.
Poi a fatica corse verso Kira e Chapette.
"Che ci faceva quel libro lì sotto?" domandò Chapette.
"Forse risponderà alle nostre domande." disse Mina.
"Ti è già passato il freddo, Mina'? chiese Chapette.
"Oh, si, Chapette... Adesso sto molto meglio, grazie." ringraziò Mina.
"Ma che sdolcinateeee, bleeeeeh!" disse Kira facendo smorfie di disgusto.
"Kira!" la zittì Chapette.
"Oka, okay, che dice quel libro?" s'incuriosì Kira.
"E' scritto in..." cercò di tradurre Mina "...Latino, credo."
"No...Nol... Nolie, no aspetta... Noli! M...Me.. Noli me... T...Te? No, Ta... Tang...Tang..." sussurrò Mina.
"Tanga?" rispose Kira, venendo poi zittita da uno schiaffo da Chapette all'orecchio destro.
"No, credo sia Tange... Tangere!" annunciò Mina esultante.
"Noli me tangere... Che vuol dire?" chiese Chapette curiosa e stranita.
"Credo significhi 'non mi toccare', 'non toccatemi'" ricordò Mina.
"Ma noi lo stiamo già toccando: che libro deficiente!" rise Kira.
"Kira, TU SEI UNA DEFICIENTE! Potrebbe essere un libro maledetto e tu lo offendi!" sgridò Chapette.
Mina ignorava le due, concentrata nella lettura, ma notò con orrore che nelle pagine seguenti le parole erano le stesse del titolo sopra la copertina!
"Ragazze, credo che il libro ci stia minacciando." disse Mina, mostrando le pagine a Chapette e Kira che si tiravano l'un dell'altra, giù, il copricapo a forma di orecchie di coniglio della prima, il fedora gigante della seconda.
"COME???" urlarono all'unisono le due davanti a Mina.
"Non è possibile!" urlarono ancora, stavolta guardandosi in faccia tra loro.
"Questo libro è una fregatura allora!" gridò amareggiata Mina, mettendosi poi a piangere.
Chapette l'abbracciò e Kira fece altrettanto anche se inizialmente titubante per la 'sdolcineria' che tanto non sopportava.
Il libro, buttato dalle scale dalla triste Mina, si illuminò all'improvviso in mezzo al pavimento.
La luce uscì dalle pagine e formò la frase in aria "NOLI ME TANGERE" a caratteri terrificanti: quasi sembravano delle candele che si scioglievano.
Le ragazze urlarono dal terrore quando quelle stesse parole si avvicinarono ai loro sguardi, facendole svenire.
La scritta così si dissolse sotto di loro, entrando negli scalini polverosi e alzando le tre da essi.
Alexia, che in quel momento stava visitando la spoglia cucina, non si accorse delle tre amiche che le stavano passando proprio dietro di sè.
La misteriosa luce posò le tre ragazze in un enorme letto matrimoniale a baldacchino dalle coperte rosso scarlatte.
Fulimini e pioggia erano tornate di colpo, e illuminarono la cucina dove Alexia stava uscendo, ed essa si incamminò verso le scale.
Ma quando vide che il tavolo era ancora lì e senza le ragazze, le venne un colpo e le chiamò a gran voce.
Nel chiamarle toccò il tavolo e quest'ultimo stavolta si staccò dal pavimento. Alexia era davvero sorpresa e si disse: "Okay adesso cerchiamo loro." Trovò il libro aperto in mezzo alla sala e d'istinto lo prese con sè. Corse verso le scale di nuovo, e sentì anche lei un gelido non normale, rabbrividendo.
Le trovò subito all'unica stanza ancora decorata, (con la porta aperta) nella camera da letto, tutte e tre sotto le coperte a dormire riscaldate poichè la luce era nella piccola stufa a legna accanto al letto.
Alexia s'avvicinò al letto, cercando di svegliare sua cugina, Kira e Mina, ma qualcosa le impediva di entrare nella stanza.
"DANNAZIONE!" urlò Alexia battendo i pugni sopra quel 'nulla' rimbalzante tra il corridoio e la camera, nella porta.
"FAMMI ENTRARE, QUELLE SONO MIE AMICHE!" urlò ancora Alexia più furiosa che mai.
Si sfinì e strascinandosi sopra quel 'nulla' pianse calde lacrime di disperazione. "Volevamo solo trovare un posto per giocare senza quella rompiballe di Furys a trattarci da poppanti!" batté i pugni sul legno Alexia "Siamo solo delle bambine, non volevamo disturbare nessuno, solo giocare!".
La porta s'illuminò stranamente davanti a lei, e nemmeno il tempo di guardare cosa stesse accadendo, che si sentì pervadere dal calore di quella luce e poi buio totale.

Quarto Capitolo
Genio Infantile
Era ancora buio, ma un filo di luce creava una penombra davanti al viso di Alexia, che cercava di rimettere a posto i suoi pensieri e ricordi. "Dove siete? Che è successo?" gridò confusa.
La luce, che proveniva sempre dal libro, appoggiato sopra il tavolino circondato dalle braccia della piccola fulva, si ingrandì e fece illuminare finalmente tutta la stanza.
Era di nuovo in salotto, ma le sue amiche non c'erano. Questo le fece pensare che forse erano rimaste ancora lassù a dormire.
"Non gridare..." sentenziò una voce femminile, bassa ma calda.
"Le tue amiche hanno solo sonno, tanto sonno..."
Alexia capì qualcosa di inquietante:"Ehi, se le hai uccise te la vedrai molto nera, te l'assicuro!"
"Ehi, ho appena detto di non gridare! E ti ribadisco che non hai nulla da preoccuparti, bambina! Quindi adesso zitta e ascoltami!"
La sua voce era trasportata da un vento gelido che fece tremare l'impavida Alexia. "Okay, va bene, ma perché fa così freddo adesso?" domandò. La misteriosa figura scese le scale ridendo a tono basso. "Perché vedi, io sono molto particolare... "
La figura femminile finalmente si mostrò agli occhi di Alexia.
Era molto magra, dalle lunghe vesti nere comprendenti maniche sbracciate lunghe molti metri, ed un velo intorno al viso coperto da un copricapo vistoso e luccicante dello stesso tono dell'oscurità. Gli occhi, truccati pesantemente, erano color ghiaccio e le labbra violacee. Alexia era in mezzo alla stanza, ma la misteriosa signora percorse tutto il tragitto fino ad arrivare a lei in una manciata di pochi secondi. "Io sono un fantasma, bambina". Alexia trasalì, ma dopo pochi secondi aggrottò la fronte e a sguardo duro e serio cominciò a farle domande su domande:" Quindi tu dici di essere un fantasma. Ebbene, dimmi allora, come fai a passare tra un posto ed un altro?" 
La signora alzò lo sguardo. "Che domanda stupida, strano che tu non lo sappia, tu che di fantasmi ne hai paura!"
"Come fa a sapere che ne ho paura, se nessuno qui la conosce né ve ne ha parlato di me?" Alexia sorrideva.
"Che impertinente! Io so tutto di tutti in questa città, mentre tu sei solo una bambina arrogante, per come devi sapere!"
Alexia si guardò intorno, ma sempre tenendo il viso alto su di lei.
"Come è fatta la mia bambola preferita?" domandò Alexia.
La signora esitò un attimo. "Beh... So che è la tua preferita, quindi è carina no?" Alexia rise ancora di più.
"E ha sbagliato, signora cieca e ficcanaso ma ingegnosa: la mia bambola è bruttissima e malconcia, ma lei ha sentito che io sono nonostante tutto forte, quindi aveva paura a farmi arrabbiare, perché lei è tutto tranne un fantasma!"
La signora spalancò la bocca, e cercò di far zittire la bambina intelligente che aveva capito alcuni suoi segreti, ma mentre percorreva la sua fuga, uno strascico del vestito la fece cadere.
Il libro le finì in testa e lei svenne all'istante.
Alexia così ebbe la prova che fantasma non era proprio.
"Povera signora, mi spiace di aver fatto tutto ciò, ma altrimenti ci avrebbe bloccate qui a raccontarci chissà quali bugie" pensò Alexia, cominciando poi a trascinarla fino al tavolo, mettendola su una sedia, aspettando che si riprendesse per parlare di nuovo.

7 aprile 2018

Tempo


Foglie
Tante foglie
Il vento che le fa viaggiare
Il vento parla
Una voce indefinibile
Una voce di qualcosa
Pelle d'oca
Il cuore batte
La mente ha immagini fugaci
Passato
Tutto in lento movimento
Soffi
Fischi
Fruscii
Battiti
Lacrime
Ricordi quasi annebbiati
Diventano storie
Non sembra ne' notte ne' giorno
Non sembra niente certo
Se si è bambini o adulti
O anziani
Tutto un cerchio
Un giro
Di varie pulsazioni
Senza origine
Ansia immotivata
Eccitazione
Panico leggero
Domande
Paura dell'abisso
Esistenza
Senso di vuoto
Ancora lacrime
Pazzia?

No, questa è la terra, questi siamo noi, dentro di noi.

Trame


Così, per ricordare, e far capire meglio le differenze tra alcune delle mie vecchie serie più importanti.
Questa è la prima parte, ed include solo le storie, con o senza fumetto, che hanno molto altro ancora da dire, o senza un finale.

ANGUS
Un pianeta di nome Angus, viene distrutto dal suo padrone ad equivoco di un tradimento. Alcuni dei sopravvissuti torneranno sul pianeta Terra, altri, come il figlio principe della strega accusata di adulterio, Nane Bunny (un efebico e basso di statura senza età, dagli occhi viola, e molto donnaiolo), si faranno un proprio spazio dimensionale. Alcuni di essi riescono a sopravvivere a contatto con gli umani, altri avranno più sfortuna (tipo le persecuzioni sui pagani). Un giorno, una ragazza di nome Maddy riesce per caso ad avere accesso al mondo di Nane Bunny ("Coniglio Nano") e cercando di capire il perché, quest'ultimo incontrerà il suo perso fratello maggiore, Eric-John, primogenito della famiglia reale del pianeta Angus. Il seguito son semplici avventure con risvolti sia comici che drammatici, come il ritrovo del figlio di Nane (avuto senza saperlo da un suo vecchio amore da un altro pianeta) e dei flashback riguardanti tanti altri personaggi, come la vampira Vicky (rumena orfana, un po' invidiosa ed avida di ricchezze, ma con un passato quasi da emarginata), Ace (ex-principe irlandese in cerca di una fidanzata che creda in lui), Ryan (misantropo a causa di vari traumi riguardanti suo padre, che troverà affetto in due giovani suoi allievi ed in una lontana collega), Xavier (amante dei libri, che troverà solo l'amore in una mortale), Spike (un indio senza passato) Idra ed Alberus (coppia sposata di creature non umane della natura che dovranno fare spesso i conti con la razza umana), Pierre (mago secolare con un tragico segreto che riguarda molti di loro) e tanti altri...

HELTES
Dopo varie avventure, I quattro adolescenti furetti (Lillo, Silimone, Furys e Chokoat), come richiesto dalla madre deceduta di Alexia ed Hanny, si trasferiscono nella cittadina di Elyson, assieme alla non-morta Occhi Sanguinanti (una nativo-americana un po' misandrica, dalla pelle pallidissima). Un giorno, durante una gita scolastica, Alexia ed Hanny, più una nuova loro amica stramba di nome Kira (con la passione per i film horror), finiscono per incidente durante una tempesta, in Ely Street, dove verranno a conoscenza del fenomeno dei "Furetti Horror", sorta di coetanei senza famiglia con la particolare usanza di mascherarsi da creature terrificanti. Essi sono ricercati perché ritenuti pericolosi, ma Alexia capirà che così non è, e cercherà di far capire la verità, iniziando a prendere in casa proprio una di loro, Mina (un'adolescente timida con la passione dei racconti gotici che si veste da cupa mietitrice, molto romantica), nonostante le lamentele della sua tutrice Furys, inizialmente terrorizzata. Ci saranno molte storie extra in cui addirittura viaggeranno in Africa per riprendersi il fratello Hanny (oggetto poi d'interesse di una principessa di laggiù), e salvare ed adottare il figlio maledetto di una strega morta durante un alluvione, Chuby. Tra altre vecchie storie notevoli, c'è la nascita del più grande nemico di Alexia, la zombie Lucille, una ex-tredicenne morta per impalamento col cancello della sua villa, e della poca popolarità a causa dei tempi moderni, del teatro grand-guignol dei genitori di Chapette (cugina di Alexia, molto femminile).

XXXGals
Un gruppo di ragazze furry, col sogno di diventare un gruppo musicale molto controverso. La coppia omosessuale Vycktorya e Felixia ha una storia a parte, ovvero del loro rapporto religiosamente differente, mentre Ozzy ha una sorta di amore tormentato a causa del lavoro opprimente. Divertenti son le gag tra la maliziosa Mineaux e la goth Monika.

Yally!
Protagonista di queste mini storie, è una coniglietta aliena viaggiatrice, dalla tuta giallo shocking e capelli blu, quasi cacciatrice di creature quali quelle che disegno spesso a caso, simili a marionette bianche col capo munito di pochi ciuffi.

Emolio ed Emonuele
Parodia e sbeffeggiamento del genere musicale emo-core (suoi derivati ultimi): protagonisti son questa coppia di ragazzi omosessuali, uno un po' nerd e gioviale, l'altro un po' misterioso e apatico. In alcune storie il gioviale diventa una sorta di maghetta manga (majokko), in un'altra sarà geloso di un terzo personaggio, una sorta di gatto antropomorfo modello di gran interesse per il compagno, che si rivelerà un personaggio molto negativo. Certe storie hanno anche un personaggio estraneo di nome Vampy (storia descritta dopo questa), ed in una storia, ispirata ad una canzone di Axl Rose, come finale, tratterà della definitiva rottura sentimentale dei due.
(Nota, non mi piace affatto quel genere musicale, sia chiaro, ma ho un'amica che dice di esserlo)

Vampy
Un normale ragazzo emarginato, innamorato di una che però è fidanzata. Questa un giorno verrà molestata (per non dire peggio) e finirà sotto cure psicologiche. Vampy così decide di volersi vendicare ma lo fa nel modo sbagliato (un po' come il personaggi Vicky di Angus) diventando una belva assetata di sangue, poiché non solo ucciderà chi ha fatto del male alla ragazza, ma anche al fidanzato, ed a tante altre persone. La ragazza viene a sapere da lui stesso cosa ha fatto, e terrorizzata, avrà altri crolli psicologici, finendo in una specie di centro salute mentale (nessuno le credeva). Si suiciderà, e lui stesso, sapendo di aver fatto solo danno, sparirà dalla storia.

RAT-MAN, la serie animata.






                                                               


Ormai devo avere la sfiga, e posso dirlo perché non solo non potrò più lavorare normalmente sui disegni come sempre fatto, ma sono anche a corto di materiale per disegnare, e non solo... Insomma, nel cercarmi un benedetto lavoro in modo da farmi resistere a queste tragedie inaspettate, sto ricominciando a scrivere, ed a finire e ricominciare a vedermi tante di quelle serie animate che aspettano appunto di essere revisionate da me da molto tempo. Non sono un critico, ne' voglio esserlo, nemmeno su Youtube (la mia timidezza non me lo consentirebbe e poi al momento non è nei miei interessi), ma so che mi piace parlare di cosa mi piace, seppur in modo personale e sarcastico. So infatti che molte mie conoscenze ed amici piace leggere cosa scrivo, ed io di interessi ne ho molti, essendo amante dei fumetti, dei cartoni animati, dei film e dei libri.
Così, tanto per scrivere qualcosa non su di me, ma su qualche serie che apprezzo, eccomi riassumere(ecco, più che il termine recensire preferisco questo qua) la prima puntata della serie animata Rat-man, il "supereroe"italiano, parodia iniziale di Batman, di Leo Ortonali, serie ormai conclusa da qualche anno, nata intorno al 1989, di cui ho fortunatamente qualche numero, compratomi quando ero adolescente e in segreto.
E di cui disegnavo abbastanza fanart negli orari scolastici.
Fumetto stra-divertente che ha vignette come questa qua.

La saga animata potete vederla intera e gratuita (pure inediti, come l'episodio che tratterò) sul canale
https://www.youtube.com/channel/UCVEHPGz81aDO27G1oJRQ7-w
Ad ironia dell'episodio, se siete tipi che non amano lo spoiler o robe simili, non leggete, o almeno, leggete dopo la puntata, oppure leggetela mentre vedete, non so, fate voi.
A me piace fare così, l'ho sempre detto e non ripeto i motivi.


Prima Puntata
Il Silenzio dei Ratti.
Qualcosa mi dice che sarà un giallo-thriller ispirato ad un film a me gradito...
C'è una tizia rosha che chiama un certo Tommy in un corridoio semibuio, in cui notiamo una citazione del famoso quadro dell'Urlo.
                                                          "Uhm, chi mi sta guardando?"
La Rosha è in camicia da notte, accende la luce di una stanza, vede un ladro con tanto di coltello e passamontagna, ed urla come il famoso urlo cinematografico femminile isterico. Ed anche il quadro torna ad essere quello originario ed ad urlare. Il ladro alza il coltello e comincia a colpire, pare, la donna, che continua ad urlare assieme al quadro. Comincia la sigla, presentando il Rat-segnale, quel poveraccio di Alfre.. Ehm, Arcibaldo, Ratman fare capolino severo dalla sua poltrona
                                                         "Temetemi, sono l'Uomo Ratto!"
e travestirsi, per andare con la sua Rat-Auto sopra il titolo che porta il suo nome. Non capisco perché la sigla sia in inglese, ma vabbeh. I nemici sullo sfondo e lui che flette i muscoli e si butta nel vuoto... Ritorniamo all'episodio, ed il quadro è adesso protagonista di un film al cinema, visto anche dal nostro "Ratto Mascherato" che si gusta del popcorn. Ebbene sì, ha la sua calzamaglia addosso e viene interrotto da una chiamata. Dal suo amico Brakko. Che è lì accanto. Per farsi dire che deve tenere il telefono spento. Trovata geniale, per farsi notare, poiché Ratman non brilla d'intelletto... 
Tutti poi son concentrati sul detective delle scene del film, che viene disturbato da un forte risucchio di bevanda. Infatti due fanno capire che si son rotti i cogliomberi e se ne vanno dalla sala. Indovinate? E' sempre Rat-man la causa, ed è causa anche del rovinare il finale del film a tutti gli altri intorno. Brakko lo conforta, lo supporta, insomma fa capire che nessuno capisce loro. 
Come infatti è assurdo anche il loro ragionamento sulle ipotesi del colpevole che pare essere un idraulico (son alternativi: basta maggiordomi!). Rat-man va al bagno per espellere duecento litri di bevande frizzantose e Brakko zittisce tutte le lamentele in sala, di gente che non ne vedeva l'ora, di levarsi di torno il Ratto Mascherato. Appare Godzilla, ma è un poster dei bagni del cinema. Rat-man sente un rumore strano ed origlia ad uno dei cessi. 
Una delle sue finte orecchie da topo viene trapassata da un coltello. 
Mi era venuto un infarto ma poi ho ricordato che lui le orecchie a topo non le ha, essendo umano. 
Dopo averci deliziato con un altro dei suoi bei discorsi, viene schiacciato dall'uomo del cesso dalla porta di questo (sì è strana come frase ma mi piace). Apre un'altra porta dei cessi, e trova un violinista che stava appunto suonando la musica sottofondo del momento: quest'ultimo, imbarazzato, scappa via senza dire niente. Brakko risponde al telefono (coerenza) e come richiesto dall'amico mascherato, fa la classica scena del poliziotto che arresta tutti, per tentato omicidio. Siamo a qualche momento dopo, ed un'anziana dalla voce snervante afferma di non essere colpevole, perché lo confermerebbe anche il suo povero marito, ma Brakko chiede dove appunto sia l'uomo, e lei come prevedibile dichiara essere deceduto molto tempo fa: Brakko pensa così di poterla incastrare come colpevole. Il simbolo famoso del Ratto, e siamo negli uffici della polizia. Brakko fa il punto della situazione, e ovviamente si scopre che tutti son innocenti, tranne un tipo uscito dal bagno (forse il violoncellista? Sì avevo detto violinista ma tanto è un po' nonsense il cartone quindi per essere coerente...). 
No, è Rat-man stesso, come fa notare appunto il vero se' stesso (va bene basta giochi di parole). 
Il commissario fa notare che i forti indizi portino ad un killer ricercato da molto tempo nella città, che appunto fa fuori le sue vittime dai cinema. Rat-man chiede chi sia l'uomo nelle foto del giornale, un tale Hopkins. 
E' palesemente Antony Hopkins, l'attore che impersonò Hannibal Lecter nel famoso film: qui son riprese anche le sue fattezze, in stile Ortolani ovviamente.
Ci viene fatto sapere che è il detective della scientifica, molto arguto. 
Capacità sua notevole infatti è capire molto delle azioni di qualcuno semplicemente annusando il diretto interessato. Immaginate se qualcuno ha appena fatto qualche attività sessuale... 
Rat-man si sente per un attimo messo da parte e fa presente di essere in fondo un supereroe, quindi che tale Hopkins non sia così credibile nelle sue capacità, ma quest'ultimo conferma le voci, riportandoci cose anche imbarazzanti e personali del Ratto mascherato (ha fumato, curioso). 
Rat-man e il commissario escono dalla stanza, ma mentre l'ultimo continua a parlare, Rat-man è sparito, sicuramente deluso dalla concorrenza. Il commissario infatti presume il giusto, ma Brakko sembra nemmeno ricordarsi chi sia l'amico. Di nuovo il simbolo rosso, è sera tardi, la luna è in cielo, una coppia giovane è lì nella propria auto, a scambiarsi coccole. Sono ad un lago, chiamato "Senza Nome", e lei dice di essere terrorizzata per aver visto prima un film dell'orrore. Pare fosse di serie B, quindi banale, dice il tipo per confortare la donzella. Questa conferma che sia considerata una cosa positiva fare spoiler nei cinema. S'avvicinano dei piedi mascherati da atmosfera cupa dopo pioggia, e lei come ogni film horror che si rispetti, si preoccupa dei suoni da pozzanghera misteriosi. Lui risponde come fosse naturale, che potrebbe essere un animale con addosso degli stivali di gomma, ma questo misterioso essere si avvicina a loro due, dicendo di sapere cosa avevano fatto. Lui, nervoso, afferma di non aver fatto ancora niente di quel che aveva in mente di fare (eh eh, con la donzella s'intende). Il misterioso individuo mostra una mano con mezza cruccetta tra le dita, scambiata come uncino dalla tipa, che viene presa in braccio dal Sir, e fatta cadere di fronte al tipo in impermeabile, come un sacco della spazzatura, da vigliacco. Anche l'auto viene offerta, poiché non sua ma della sfortunata donzella. Il tipo urla, e la cruccetta-uncino fa da primo piano. Terza volta del simbolo, e siamo in una villa. Arn-Arcimbaldo parla e si mostra sotto metri e metri di terra sotto la villa, il covo segreto del Ratto Mascherato. 
Eeeeh Rat-man, porcellino, ecco cosa nascondi...
Piccettino (il pupazzo preferito di Rat-man) viene "zittito" da lui perché non crede alla teoria massima che il colpevole sia sempre il maggiordomo (povero Archie). Rat-man clicca dei tasti a caso, del suo computer super tecnologico (come faccia non si sa, con l'intelligenza che ha: ho fatto rima, ah-ah). Fa discorsi con sguardo maligno più per accendere il suo ego da supereroe della città, che per essere un eroe in modo umile e disinteressato alla fama, ma vabbeh. Annusa per caso Piccettino, e si scopre essere il povero pupazzo puzzolente. Oh Rat-man, questo mi fa strano, va bene non essere amorevoli ad esagerazione come me coi miei pupazzi, ma a tal punto di buttarlo nel cestino della spazzatura ce ne vuole, e che è la bomba atomica delle super puzze puzzolenti?
La Rat-mobile appare in pieno giorno, e si fa sentire eccome, distruggendo dei beni pubblici e spaventando una coppia lì vicino, molto vicino: siamo di nuovo negli uffici del commissariato (quindi sì il tipo del giornale, che ha ancora adesso, dev'essere il commissario), e ci viene fatto sapere che la coppia apparsa prima è stata uccisa. Vengon presentati tre oggetti della scena del crimine: uno squalo, il simil uncino-cruccetta, ed un coltello, ma ancora del saper chi sia il misterioso assassino non si è arrivati. Rat-man dice di poter aiutare ancora una volta i due poliziotti, e mostra un elemento inedito, ovvero la foto di un uomo che potrebbe essere il colpevole della faccenda: il suo maggiordomo Arcibaldo. Il commissario, con il sigaro alla mano, ha lo sguardo seccato perché non è la prima volta che Rat-man mostra quella foto, ad ogni indagine. Rat-man arrossisce, prende le tre foto a Brakko, e segue il commissario, domandando dove sia Hopkins: il suo ufficio è lì, piena di locandine di film, come Lo Squalo e due con raffigurate due scimmie, di cui una con uncino evidente. Rat-man apre la porta, e la seconda locandina riporta il titolo "Blade". Vi viene in mente qualcosa adesso?
No, non sto parlando del mezzo vampiro cacciatore o del pupazzo killer con uncino e coltello vestito di lunga giacca nera al posto delle mani di quel b-movie horror (anche se hanno moltissime cose in comune con il killer di questa puntata, non c'entrano niente). 
No mi spiace, non si sta parlando di te...
E neanche di te.
E' notte e tante macchine della polizia illuminano un ingresso di una grossa casa in periferia. Hopkins è intendo a bersi una delle tante tazze di tè: di chi saranno mai?
Ah, son per dei poliziotti legati come salami sui divanetti, a cui viene offerto la bevanda calda dal killer dalla fattezze di Hannibal/Antony. Ci son anche Brakko ed il capitano nel mucchio. Hopkins abbassa il bavaglio a quest'ultimo, che riferisce le solite frasi da eroe che dice le cose ancora prima di farle, ma viene contrastato sempre dall'affascinante serial killer in maglione nero.
Signori e Signore che eleganza e portamento pure nel fare del te'.
Che con voce maligna ammette di aver messo del veleno nel tè, e che quindi tutti loro non potranno fare altro che accettare il loro destino. Hopkins abbassa il bavaglio stavolta a Brakko, che richiede una fettina di limone nella sua tazza. Il Capitano accanto ha un'altra volta ha gli occhi sbarrati. Rat-man è stanco sfinito e suona al campanello: si ferma giusto dove vede le auto della polizia con i fari accesi. Le viene ad aprire una signora coi bigodini in testa ed occhiali fashion fucsia da pseudo-trash fantascienza pop anni ottanta, 
"Mi presterebbe i suoi fantastici occhiali? Sa, ho un aspetto peggio degli straccioni"
Lei risponde che il signor Hopkins è nella villetta a fianco. Lui ringrazia, e si torna alla scena con Hopkins, che ci fa sapere ancora una volta che è un fanatico del cinema (come me), e che non tollera gli spoiler (quello nemmeno io, ma dipende dai casi).
Qui allora si capisce benissimo che aveva un più che sensato motivo di essere lui al cento per cento, il serial killer delle vittime uccise. Hopkins ci regala un flashback di quando ero piccolo, con la madre che lo porta a vedere la prima di Titanic di Cameron (quindi del 1997, la cosa cronologicamente parlando è un po' strana ma siamo in una serie su Rat-man). Due tizi dietro loro, riferiscono ormai una cosa che sanno tutti, di quella storia tragica, quindi mi trovo un po' sconcertata su fatto che si rivelasse chissà che cosa a tal punto di rovinare un film. Hopkins, con voce distrutta, spiega così il suo primo trauma (essendo anche stata la primissima volta in un cinema). Brakko scoppia in lacrime nonostante la bandana sulla faccia, e Hopkins, riprendendosi come niente dallo sconforto, torna con la voce minacciosa, spiegando quanto trovasse fastidioso chi rovinasse i finali dei film, paragonandoli a delle mosche ronzanti. Poi sente un odore già sentito in precedenza, (di dopobarba) e Rat-man fa la sua entrata in scena, finalmente, spaccando la finestra da fuori e finendo su un altro divano, libero però. Comincia l'azione e Rat-man salta ancora, stavolta per picchiare di santa ragione Hopkins. Brakko ed altri ridacchiano, e Hopkins prende un barattolo, per lanciare... Biscotti addosso al Ratto Mascherato. In sfondo si notano i poster dei film "La dolce vita", "Full Metal Jacket" e "Ben Hur".
Come in Matrix, Rat-man schiva i pericolosi biscotti e salta dietro il divano vuoto di prima. Hopkins lo incoraggia di morte certa in modo che esca da lì ma Rat-man fa spuntare solo la sua mano coperta da una marionetta tipo bambina dolciosa, che chiede il suo aiuto ("Mi aiuti Signor Hopkins! Lei è un così bell'uomo, lei è così affascinante e intelligente": oh, mica ha tutti i torti...). 
Così Hopkins cambia espressione, si inchina di fronte alla bambola, con fare gentile e cavalleresco, ma viene picchiato da dietro senza saperlo da un'altra bambola.
Lo voglio adesso.
 Brakko ora ride di gusto (mentre poco fa quasi era compassionevole...), e gli altri lo guardano straniti. Hopkins si rialza, e minaccia con una pistola Rat-man. Il nostro eroe così chiede come finirebbe allora tutta 'sta storia, e dopo aver spiegato il piano, Hopkins si accorge di aver rotto la sua più importante regola, ovvero non raccontare il finale di qualsiasi cosa: impazzisce per il suono delle mosche solo nella sua testa, e spaccando la finestra, cade chissà dove. Nessuno si muove, ed anzi si muove solo uno di loro per guardare meglio la stanza senza più il colpevole.
Due tizi, fattorino e camionista di materassi, discutono, mentre dietro il nostro Hopkins casca dal muro. Rat-man fa capolino dalla finestra rotta, rammaricato, e ci viene mostrato l'assassino morto per terra dall'alto, con alcuni passanti che gli si avvicinano. Rat-man così finisce con un suo discorso ad ego smisurato di forte intelligenza contro quella del killer, bevendo una delle sue tazze di tè. I poliziotti, tutti quanti della stanza, tremano allarmati. Rat-man si domanda perché del gusto così strano, mentre il violinista-violoncellista torna in scena, per far più scena.
Scena che finisce così, come la puntata.
Ammettetelo, vi ispira l'idea di un genio, vero?
Ed eccomi finire pure questa rubrica, che rubrica non so se sarà mai, perché come già detto tante volte, lo faccio per sfizio; quindi chissà, ma non è detto per certo, se continuerò a raccontare su tutti gli altri episodi di questa serie, non bella come il fumetto, ma abbastanza gradevole, dai.

5 aprile 2018

The Real Killaze Shitty Fast Comic (fumettino erotico)

E finalmente siamo arrivati a questo. Il titolo che misi al fumettino del precedente post in realtà era di questo, ma per non lasciare un vuoto, l'ho messo ad entrambi. Un titolo banale ma conciso.
Stesso discorso anche qui, del precedente post: si tratta di un fumetto fatto a penna ed improvvisato, creato soltanto per puro intrattenimento, anche se qui, rispetto al primo, non sono esenti frasi e momenti che possano ispirare un'intima riflessione sui sentimenti e sulla vita. D'altronde questa è assai lunga (più di dieci paginette) e ha molti più dialoghi.
Per quanto riguarda la censura, non la metto non perché non la approvi: con questo non voglio dire che io ne sia a favore, ma perché non c'è niente di volgare, ne' troppo in vista. Non è infatti una storia porno (si intravede appena qualche organo maschile sessuale) ma erotica e sentimentale, con un bel po' di gag humor: come è appunto il mio stile nel raccontare storie di questo genere, mie.
Se volete sapere qualcosa in più sui personaggi, vi rimando al post precedente:
https://ilcerbiastrello.blogspot.it/2018/03/killaze-shitty-fast-comic-un-resoconto.html
Vi raccomando di leggerlo subito, per evitare discorsi inutili e spiegazioni superflue e ripetitive.

La storia la cominciai a disegnare un 25 novembre dell'anno scorso, ma dal volerne fare solo qualche pagina, come spesso mi accade, ne vennero molte di più, ed anche a giorni alterni.
Però arrivai alla fine a non farne un finale chiaro, quindi potrei dichiararla non finita ed incerta.
Non credo infine che un minorenne venga a leggere qui, (e poi ripeto, non c'è niente di così "spinto" come si vede in altri fumetti sullo stesso generis) ed anche se fosse, da una parte mi farebbe piacere: almeno capirebbero qualcosa di più sui rapporti umani, invece di quelle cagate alla Jersey Shore, Grande Fratello, Cinquanta Sfumature di Merda, ecc... Che conoscano o no questi uomini e la loro musica, il messaggio dietro è comunque universale, anche se sembra più nascosto che tale.
O meglio schifato... Ma vabbeh, forse sarò io che son troppo romantica, che ve lo dico a fare.

Disegnato a penna alla brutta maniera, e sul momento, la storia inizia a caso, in una strada di città. Killa, il ragazzo (o meglio dire uomo visto che ha una quarantina adesso) a sinistra, ci fa sapere che è da molto che aspetta il collega ed amico Blaze, nel negozio (motivo sconosciuto, non ci avevo pensato evidentemente, ma pazienza, tanto era una storia per far divertire le mie amiche), che si appisola un momento. Viene richiamato dal gestore del negozio (tizio a caso inventato sul momento), mentre sogna una specie di bong ballerino.
Killa non più paziente, decide di levarsi di torno alla velocità della luce.
Blaze esce dal negozio con profondo imbarazzo, e si scopre che il negoziante era ricorso a vari strumenti musicali da strada per farlo destare dal sonno. Quest'ultimo consiglia così di bere molta caffeina, mentre Blaze, scusandosi, si gira e nota che l'amico Killa non è più sul marciapiede ad aspettarlo.

E' quasi sera, e Blaze gironzola per i vialetti, pensando a come si era comportato per l'ultima volta. Purtroppo non sa come scusarsi perché non ricorda l'indirizzo di dove sta l'amico, e si siede per terra, contornato da tanti gatti randagi che offrono omaggi.
Gatti che lo circondano poi anche sul capo, sulle spalle e sul petto, facendo sentire appena un po' di peso a Blaze, che si accorge così della loro presenza, urlando a pieni polmoni un qualche aiuto. Si sentono dei graffi forti in sottofondo.
Il casino viene udito anche da Killa, aka James Lowery, che si sporta dalla sua finestra: ci fa sapere che nell'arco della giornata sono accaduti ben due terremoti.
Così come scopriamo che Blaze era sotto la sua finestra.
James scherza su Blaze, perché è sempre stato un tipo piuttosto in carne, ma l'altro non capisce, mentre i felini scappano via tutti in un secondo.
Blaze ha ferite e cerotti...

... Ed anche mezzo torace dilaniato.
Killa scherza ancora, seppur in modo affettuoso, e Blaze aka Chris Roleau, ha gli occhi luminosi: ringrazia, ammettendo una sua speranza di prima (cioè che non si incazzasse Killa), ed una nuova.
Sono nell'abitazione di Killa, e Blaze è tornato alle sue forme originarie, con tanto di rutto.
Killa cerca di mandarlo via, per farlo tornare a casa, ma Blaze protesta, supplicando infine di essere stanco, e di poter rimanere anche a dormire.
Killa, stremato per il peso sentito della massa di ciccia di Blaze, ascolta le sue suppliche, ansimando.











Accettata la cosa, Blaze tenta di mangiare dell'altro, ma viene beccato da Killa.
La dispensa viene chiusa da molti lucchetti e controllata dai laser.
Blaze rivela che era tutto una specie di gioco scherzoso, e Killa annuisce senza dare importanza alla cosa, ma...
Viene baciato a stampo sulle labbra a sua insaputa.
Domanda se pure questo fosse uno scherzo, ma Blaze stavolta nega.
Killa si allontana con la faccia arrossita, dicendo che quasi quasi avrebbe cambiato idea sul lasciarlo in casa sua per riposare, ma Chris lo supplica ancora.
Per far sì che questo non accada, Blaze dice che era pure quello un gioco, andando verso la sua stanza, e dandogli la buonanotte, ma Killa è troppo emozionato dentro per capire qualcosa.
Dal suo petto spunta fuori un cuore con bandierine da tifo, e alle sue estremità ci son due Kokopelli curiosi.

Siamo in un sogno di Blaze: in questo lui è in Perù, e parlando in rima, trova una pianta di marijuana antropomorfa col trucco del collega ABK (Killa), che ordina di andarsene via da lì.
Blaze torna nel mondo reale, richiamato dal povero James che si becca una testata.
Blaze si riprende un attimo riconoscendo Killa, che però ha i connotati malmenati.
Blaze si scusa, e Killa lo perdona, tirandosi giù la pelle del viso.
Domanda allora quando avrebbe intenzione di lasciare il posto: Blaze tenta una domanda comunque prevedibile e Killa lo zittisce negandogli l'ennesima richiesta.












Ma nella notte James, nel buio, sente qualcosa di ingombrante: scopre essere la ciccia di Blaze, ed urla spaventando i felini dei dintorni e rompendo i vetri.
Si vede l'interno della camera da letto, e Killa, sul materasso, esasperato, osserva Blaze diventare una palla da basket.
Killa, sorridendo sotto i baffi, propone così di accompagnarlo, saltando una giornata di lavoro alle registrazioni di un pezzo.
Blaze da palla diventa una cicca schiacciata nel muro, ringraziando.
Tornato in spoglie umane, domanda come fare per i "demoni" che vede girare per casa, ma Killa, arrabbiandosi, nega esserci qualsiasi demoniaca creatura, e che se le è di certo immaginate. Blaze controribatte, ma Killa riesce a spuntarla: entrambi insomma si danno dei drogati.Ma alla fine Blaze vince del tutto, e finisce a dormire nello stesso letto con Killa, sempre furioso ma conseziente. Blaze lo ringrazia di nuovo.


Blaze urla terrorizzato, e Killa si gira domandando perché abbia urlato.
Blaze risponde che di nuovo un demone è apparso, stringendo a se' James: quest'ultimo chiede di piantarla, ma poi davvero furioso, urla in faccia a Blaze, minacciandolo di lasciarlo dormire fuori dalla stanza da letto.
Dietro Blaze vola via anche una salsola o rotolacampo, e dopo lui corre dietro James, furioso più che mai.
Finisce così Blaze a dormire sul divano piccolo, terrorizzato, e Killa, nel suo letto, posa la testa di violenza sul cuscino, sbuffando.
Sul muro, nella seconda vignetta, un oggetto decorativo si domanda cosa stia accadendo.








Ma poi ha un ripensamento.
Torna in sala, richiamando il povero Blaze che non ha certo una posizione giusta per dormire.
Blaze lo sente, e apre un occhio.
Killa fa capire a Blaze che cambia idea solo perché lo reputa rilassato e perché crede che dopotutto può passarci sopra, riguardo il fatto che veda demoni per casa.
Blaze ha un'espressione serena, ma Killa, mentre entrambi camminano nel corridoio, si allontana velocemente dall'altro, agitato.
Blaze domanda perché fa così all'improvviso, ma Killa nega di fare ciò, facendosi rizzare la lunga chioma corvina in aria.
Nota disegno: qualche volta, ma quasi di rado, provo a ritrarre i soggetti originali prendendo dalle loro foto: lo faccio solo per il viso, e per vedere se alla fine son somiglianti alle mie versioni "libere" di loro stessi. L'ho fatto qui nella quarta vignetta, e nella quinta (solo qui, nelle dopo non più).


26 novembre.
Continuo. Blaze afferra subito Killa, in forte imbarazzo, e parla come se avesse vinto una gara, accarezzando lentamente la "preda" vinta. Quest'ultima, ormai senza più "forze", si lascia andare alle carezze di Blaze sui suoi capelli, che rivela non vedere realmente creature non umane, perché appunto ha la compagnia del suo (ehm ehm) "amato" vicino.
Killa dice che prova quasi la stessa cosa...





















... E difatti si alza e abbraccia Chris, ammettendo che gli mancasse tanto, ma che non voleva disturbarlo per paranoie sue esistenziali, incluso il timore di disturbarlo nelle sue attività quotidiane. Chris lo conforta e sembra volerselo mangiare con gli occhi, e si baciano.
Dopo, ormai persi ai sentimenti amorosi, ridono di come si vedono l'un con l'altro.























Come ovvio che sia, i due ormai sono al punto di voler amoreggiare felicemente, ma Chris sembra avere qualche difficoltà. Killa, però non ci sta (ormai era quasi infoiato, capitelo) e aggressivamente cerca di farlo smuovere dall'imbarazzo nel lasciarsi davanti a lui come madre l'ha fatto. Un sonoro strappo di maglia, e Blaze è ancora lì, ma anche scioccato, e piange un poco. Killa prova a consolarlo, aggiungendo che pure lui non ha certo "la tartaruga" e pettorali da bodybuilding/culturista (che, a gusti personali, non piacciono neanche a me), ma Chris sa di essere molto più grassottello di Killa, e piange ancora.













A Killa però poco importa se è grasso, prova ancora a fare in modo che non si vergogni più ma ancora Chris è imbarazzato, e si sente anche in colpa. Tenta di alzarsi per andarsene via, poiché era rimasto in casa di Killa solo per motivi amorosi, sapendo che con queste scene, avrebbe peggiorato tutto, ma Killa lo trattiene con le braccia a se', bloccandolo e dicendogli che gli piacciono anche le sue forme, e che lo ama così com'è.
Aggiunge anche, che desiderava pure lui di trovarselo a casa sua, per dormire assieme.
I due si scambiano gli sguardi d'intesa.














Killa lo riporta verso il letto, e facendolo sdraiare adiacente a se', gli leva via la bandana, e lo riempie di moine passionali.
Dopo un po', Blaze lo vede allontanarsi per "pensare", ma Killa ha anche lui adesso un forte momento di imbarazzo, ed arrossisce più che mai, tentando di finire una frase di richiesta su una attività da fare a lui, di tipo sessuale.
Col cuore che esce dal petto, Killa urla la sua proposta, ad occhi chiusi, e Chris è un po' sorpreso dalla reazione.
Chris conferma che non gli dispiace, pensando di poter dopo ricambiare il favore.















I due ormai si danno agli allegri preliminari.
Killa vuole dare il massimo e ci riesce, facendo esplodere di piacere l'amante, che col suo seme letteralmente riesce a creare un buco nel soffitto.
I due volgono lo sguardo lì, e Chris fa una battuta maliziosa che Killa non comprende, ma ormai è tardi: a Chris spuntano due cornina da diavolo, che vengon viste da un Kokopelli apparso lì vicino, e sogghigna.
Chissà cos'avrà in mente?



















Killa è sotto le grinfie di Blaze adesso, e capisce che adesso l'infoiato è l'altro, ad ironia del nome, che tanto "morto" non è (Blaze Ya Dead Homie sarebbe il nome del personaggio) visto l'ardore. Killa però non vuole continuare, e Chris ride affettuosamente, rivelando che lo intenerisce e che non gliene frega nulla se qualcuno sente loro fare versi di passione, quasi animaleschi: perché Killa fa versetti particolari, ed è questo che lo fa imbarazzare.
E stavolta è Chris a smuovere l'altro dal suo imbarazzo.
Dente per dente...
Passione ardente (ahah).














Passa del tempo, e Killa è sfinito, ma Chris sembra di no, nonostante le gocce di fatica addosso, e s'infoia appena vede solo le natiche di Killa davanti, mentre quest'ultimo si alza per vestirsi ed andarsene: perché sì, siamo al mattino inoltrato, e i due loro colleghi (che disegno per la prima volta proprio qui) Otis e Bonez son lì che lo aspettano.
I due ultimi ci fanno sapere che intorno pare ci sia il caos.


















La passione si fa tenue, e due cominciano a parlare di loro stessi, e di quanto soffrano al dover star ognuno lontano dall'altro.
Killa si sente in colpa per la sua rabbia repressa a causa di questa passione nascosta verso Chris, e l'altro dichiara che se lo aspettava e che lo avrebbe compreso.
Insomma, i due sono omosessuali e provano non solo forte attrazione fisica, quindi è facile capire come si sentano, essendo artisti musicali, seppur non di fama mondiale. Killa scoppia a piangere, e Chris lo abbraccia sorridendo, felice che l'amico mostri la sua (molto nascosta) parte emotiva e sensibile.













Killa così mostra pure di sentirsi indifeso da tutte queste pressioni e richiede protezione da Chris, che cominciando a definirlo "suo amore", dice di pazientare ancora, e di sopportare perché tanto lui sa che c'è un vero sentimento d'amore tra loro e che niente rovinerà questo.
Nota disegno:
Eeeeh, sono una sensibilona romantica su certe cose, pensate che ogni volta che me le rileggo, il mio cuoricino ha come un guizzo di calore.


















2 dicembre 2017
Passa un po' di tempo da quando la disegnai, e visto che mi sembrava incompiuta, la riprendo, sempre improvvisandola. E' pomeriggio (forse mezzogiorno) ed i due son stanchi per la nottata di passione passata assieme. Killa si alza per rispondere al telefono: sono arrabbiati per l'appuntamento mancato.
Killa si scusa e trova il modo di farsi perdonare, dopodiché interrompe la telefonata e si ributta sul letto, con Chris che si sentiva quasi in colpa, ma successivamente contento al sentire Killa dire di essere felice nonostante tutto.
A tal punto che è di nuovo eccitato.













Se a Blaze erano spuntate cornine da diavolo, a Killa spuntano orecchie e coda da essere canino/lupoide, e non solo. Lo nota Chris, ma l'altro super voglioso, sembra non farci caso e gli salta addosso, quasi lo volesse sbranare, come sembra essere effettivamente.
Quasi da scena horror che si rispetti, Killa se lo sta come gustando affamato, diventando una specie di terrificante lupo gigante.
Nota disegno: perché io se non ci metto qualcosa di splatter non son contenta, ma stiamo parlando di artisti horrorcore, quindi ci sta.
















Blaze ormai è davvero come dovrebbe essere e Killa si "ridesta" dalla fame, accorgendosi di averlo ucciso lui stesso. Si sente un essere orribile e alzando il (pare) teschio di Chris versa lacrime. Ci fa capire che aveva un lato nascosto, causato forse dalla rabbia dentro di se', e che sarebbe uscita proprio con l'elemento che più lo faceva soffrire, ovvero il suo amore segreto.
Vuole così rimediare a tutto ciò, facendo resuscitare l'amico (che in fondo ha senso visto che Blaze Ya Dead Homie è come un uomo ne' morto ne' vivo).

















Killa va a cercare aiuto dal suo collega Big Hoodoo, un mago esperto di cose affini alla morte ed al controllo su essa in vari elementi: costui capisce al volo che c'è una relazione romantica fra loro e che non sa se potrà far resuscitare il compagno, e Killa arrossisce, dicendo di sentirsi sicuro di potercela fare.
Hoodoo aggiunge poi che potrebbe essere rischioso.
Nota disegno:
In alcune teorie si dovrebbe donare la propria forza vitale per darne a chi vogliamo, ma qui è per far metafora per far capire che lui vorrebbe sparire dalla sua vita, in modo da lasciare tutto così com'era. Una sorta di sacrificio, ecco.
Ah, una delle prime volte che disegno Hoodoo su carta.
Rendetevi conto che tutta 'sta roba la improvvisai sul momento, senza nemmeno guardare Wikipedia o simili, tranne appunto per una foto di Big Hoodoo.





Vanno a tentare la cosa, e finiscono in aperta campagna (il primo tra i posti che io preferisco nelle storie), con l'auto di Hoodoo, che domanda se andasse a Killa di tornare assieme nel loro duo musicale (non è inventato), ma Killa è sfinitissimo e si sente poco bene.
Escono dalla macchina e Killa si sente ancora male, mentre Hoodoo nota qualcosa: Chris è spuntato dal nulla, (non viene rivelato ma era uscito dal vano bagagli, dove furon messe le sue ossa) ed ha freddo.
Si scopre che Chris così può rivivere ogni volta, e questo è successo grazie a Killa, che con il suo desiderio ha fatto sì che tornasse nella realtà. I due si abbracciano forte, con Killa che quasi piange di gioia, mentre Hoodoo rimugina fumandosi una sigaretta, allontandosi.
Nota disegno: son stata contenta qui di disegnare così tanti stilizzati alberi scuri. Mi piacciono le atmosfere cupe in fondo.



Hoodoo ne approfitta per visitare la zona, invitando i due, che però hanno cominciato ad amoreggiare (non c'è da biasimarli, pensavano che non si sarebbe rivisti mai più). Hoodoo aggiunge che secondo lui il loro problema è da analizzare ancora, ma ancora loro due hanno in testa solo di spogliarsi: si guardano con estremo interesse e si scambiano effusioni, pensando di fare oltre nella macchina.
Hoodoo sente, ma non nega l'utilizzo, e finisce per studiare qualcosa riguardo i fatti accaduti. I due così si ritrovano ancora a sfogare il loro amore forte, non vergognandosi più, con l'aperta approvazione del collega, che non vede come "strano" il loro sentimento, anzi.
Un Kokopelli fissa sorridente la scena.










Spunta un cameo di un mio vecchio personaggio cattivo, perché volevo allungare la storia includendo lei, ma così non è accaduto, e meno male.
I due amoreggiano ancora, e Hoodoo spera che facciano una pausa per poter ascoltarlo e farlo partire, poiché ha delle stalattiti che gli escono dal naso. Hoodoo si accorge che Killa non ha più avuto trasformazioni cannibali, e che forse tale "maledizione" (della rabbia repressa) è stata sconfitta, ma non sentendosi sicuro, e desideroso di capire comunque qualcosa di più, chiede di poter interrogare a Killa il suo collega Blaze, che viene subito definito da quest'ultimo come suo fidanzato.
Killa è super felice ed innamorato sempre di più, mentre Chris sta preparandosi a rispondere alle domande del collega mago praticante "root doctor".




Ci ho messo un bel po' a fare questo blog, ma alla fine ci son riuscita a finirlo, ed anche se aggiungerei volentieri qualcosa, decido di terminare qui del tutto. Ci sarebbero infatti altre pagine dopo, ma troppo fuori tema e poi manco mi son molto gradite: perciò posso dichiarare fine a questa storia. Tratterò bene alcuni punti però. Gran parte delle mie storie hanno tutte la stessa tematica, in ambito amoroso, e cioè dell'amore sofferto. Non ci vuole la laurea per capire che essendoci molto di me in queste storie (sia improvvisate che non) il tema sia ispirato alle mie faccende personali. Anche se questa è quasi soprannaturale e comica, ed ha un riferimento all'amore omosessuale ed alla vita dell'artista conosciuto da molti, è ispirata all'amore che preferisco, quello che sento più reale. L'amore stesso che si sacrifica, che si nasconde, che prova rabbia e sensi di colpa per esistere. Cose che io ho provato e che provo sulla mia pelle, e che quindi potrebbero indurre a far riflettere molti oggigiorno, poiché ho visto, e vedo, che di sentimenti normalissimi come questi vengano derisi o stravolti dai media e da molta gente. So bene (ed un po' mi va bene così) che quasi nessuno leggerà questa mia mini storiella scemotta, ma è comunque per me un bene che io l'abbia tirata fuori, magari forse qualche romantico sofferente potrebbe trovarla molto bella e confortante, vista la vita stessa che ci mette a non pensare alle nostre emozioni più intime...

Ironie della vita musicali traumatiche con Blahzay Roze: che fine hai fatto? In caso di storie di abusi sulle donne…

Non son riuscita a dormire, ma ormai il sonno mi è passato del tutto. Parlando finalmente con la mia amica fumettista dopo tantissimo temp...