5 aprile 2018

The Real Killaze Shitty Fast Comic (fumettino erotico)

E finalmente siamo arrivati a questo. Il titolo che misi al fumettino del precedente post in realtà era di questo, ma per non lasciare un vuoto, l'ho messo ad entrambi. Un titolo banale ma conciso.
Stesso discorso anche qui, del precedente post: si tratta di un fumetto fatto a penna ed improvvisato, creato soltanto per puro intrattenimento, anche se qui, rispetto al primo, non sono esenti frasi e momenti che possano ispirare un'intima riflessione sui sentimenti e sulla vita. D'altronde questa è assai lunga (più di dieci paginette) e ha molti più dialoghi.
Per quanto riguarda la censura, non la metto non perché non la approvi: con questo non voglio dire che io ne sia a favore, ma perché non c'è niente di volgare, ne' troppo in vista. Non è infatti una storia porno (si intravede appena qualche organo maschile sessuale) ma erotica e sentimentale, con un bel po' di gag humor: come è appunto il mio stile nel raccontare storie di questo genere, mie.
Se volete sapere qualcosa in più sui personaggi, vi rimando al post precedente:
https://ilcerbiastrello.blogspot.it/2018/03/killaze-shitty-fast-comic-un-resoconto.html
Vi raccomando di leggerlo subito, per evitare discorsi inutili e spiegazioni superflue e ripetitive.

La storia la cominciai a disegnare un 25 novembre dell'anno scorso, ma dal volerne fare solo qualche pagina, come spesso mi accade, ne vennero molte di più, ed anche a giorni alterni.
Però arrivai alla fine a non farne un finale chiaro, quindi potrei dichiararla non finita ed incerta.
Non credo infine che un minorenne venga a leggere qui, (e poi ripeto, non c'è niente di così "spinto" come si vede in altri fumetti sullo stesso generis) ed anche se fosse, da una parte mi farebbe piacere: almeno capirebbero qualcosa di più sui rapporti umani, invece di quelle cagate alla Jersey Shore, Grande Fratello, Cinquanta Sfumature di Merda, ecc... Che conoscano o no questi uomini e la loro musica, il messaggio dietro è comunque universale, anche se sembra più nascosto che tale.
O meglio schifato... Ma vabbeh, forse sarò io che son troppo romantica, che ve lo dico a fare.

Disegnato a penna alla brutta maniera, e sul momento, la storia inizia a caso, in una strada di città. Killa, il ragazzo (o meglio dire uomo visto che ha una quarantina adesso) a sinistra, ci fa sapere che è da molto che aspetta il collega ed amico Blaze, nel negozio (motivo sconosciuto, non ci avevo pensato evidentemente, ma pazienza, tanto era una storia per far divertire le mie amiche), che si appisola un momento. Viene richiamato dal gestore del negozio (tizio a caso inventato sul momento), mentre sogna una specie di bong ballerino.
Killa non più paziente, decide di levarsi di torno alla velocità della luce.
Blaze esce dal negozio con profondo imbarazzo, e si scopre che il negoziante era ricorso a vari strumenti musicali da strada per farlo destare dal sonno. Quest'ultimo consiglia così di bere molta caffeina, mentre Blaze, scusandosi, si gira e nota che l'amico Killa non è più sul marciapiede ad aspettarlo.

E' quasi sera, e Blaze gironzola per i vialetti, pensando a come si era comportato per l'ultima volta. Purtroppo non sa come scusarsi perché non ricorda l'indirizzo di dove sta l'amico, e si siede per terra, contornato da tanti gatti randagi che offrono omaggi.
Gatti che lo circondano poi anche sul capo, sulle spalle e sul petto, facendo sentire appena un po' di peso a Blaze, che si accorge così della loro presenza, urlando a pieni polmoni un qualche aiuto. Si sentono dei graffi forti in sottofondo.
Il casino viene udito anche da Killa, aka James Lowery, che si sporta dalla sua finestra: ci fa sapere che nell'arco della giornata sono accaduti ben due terremoti.
Così come scopriamo che Blaze era sotto la sua finestra.
James scherza su Blaze, perché è sempre stato un tipo piuttosto in carne, ma l'altro non capisce, mentre i felini scappano via tutti in un secondo.
Blaze ha ferite e cerotti...

... Ed anche mezzo torace dilaniato.
Killa scherza ancora, seppur in modo affettuoso, e Blaze aka Chris Roleau, ha gli occhi luminosi: ringrazia, ammettendo una sua speranza di prima (cioè che non si incazzasse Killa), ed una nuova.
Sono nell'abitazione di Killa, e Blaze è tornato alle sue forme originarie, con tanto di rutto.
Killa cerca di mandarlo via, per farlo tornare a casa, ma Blaze protesta, supplicando infine di essere stanco, e di poter rimanere anche a dormire.
Killa, stremato per il peso sentito della massa di ciccia di Blaze, ascolta le sue suppliche, ansimando.











Accettata la cosa, Blaze tenta di mangiare dell'altro, ma viene beccato da Killa.
La dispensa viene chiusa da molti lucchetti e controllata dai laser.
Blaze rivela che era tutto una specie di gioco scherzoso, e Killa annuisce senza dare importanza alla cosa, ma...
Viene baciato a stampo sulle labbra a sua insaputa.
Domanda se pure questo fosse uno scherzo, ma Blaze stavolta nega.
Killa si allontana con la faccia arrossita, dicendo che quasi quasi avrebbe cambiato idea sul lasciarlo in casa sua per riposare, ma Chris lo supplica ancora.
Per far sì che questo non accada, Blaze dice che era pure quello un gioco, andando verso la sua stanza, e dandogli la buonanotte, ma Killa è troppo emozionato dentro per capire qualcosa.
Dal suo petto spunta fuori un cuore con bandierine da tifo, e alle sue estremità ci son due Kokopelli curiosi.

Siamo in un sogno di Blaze: in questo lui è in Perù, e parlando in rima, trova una pianta di marijuana antropomorfa col trucco del collega ABK (Killa), che ordina di andarsene via da lì.
Blaze torna nel mondo reale, richiamato dal povero James che si becca una testata.
Blaze si riprende un attimo riconoscendo Killa, che però ha i connotati malmenati.
Blaze si scusa, e Killa lo perdona, tirandosi giù la pelle del viso.
Domanda allora quando avrebbe intenzione di lasciare il posto: Blaze tenta una domanda comunque prevedibile e Killa lo zittisce negandogli l'ennesima richiesta.












Ma nella notte James, nel buio, sente qualcosa di ingombrante: scopre essere la ciccia di Blaze, ed urla spaventando i felini dei dintorni e rompendo i vetri.
Si vede l'interno della camera da letto, e Killa, sul materasso, esasperato, osserva Blaze diventare una palla da basket.
Killa, sorridendo sotto i baffi, propone così di accompagnarlo, saltando una giornata di lavoro alle registrazioni di un pezzo.
Blaze da palla diventa una cicca schiacciata nel muro, ringraziando.
Tornato in spoglie umane, domanda come fare per i "demoni" che vede girare per casa, ma Killa, arrabbiandosi, nega esserci qualsiasi demoniaca creatura, e che se le è di certo immaginate. Blaze controribatte, ma Killa riesce a spuntarla: entrambi insomma si danno dei drogati.Ma alla fine Blaze vince del tutto, e finisce a dormire nello stesso letto con Killa, sempre furioso ma conseziente. Blaze lo ringrazia di nuovo.


Blaze urla terrorizzato, e Killa si gira domandando perché abbia urlato.
Blaze risponde che di nuovo un demone è apparso, stringendo a se' James: quest'ultimo chiede di piantarla, ma poi davvero furioso, urla in faccia a Blaze, minacciandolo di lasciarlo dormire fuori dalla stanza da letto.
Dietro Blaze vola via anche una salsola o rotolacampo, e dopo lui corre dietro James, furioso più che mai.
Finisce così Blaze a dormire sul divano piccolo, terrorizzato, e Killa, nel suo letto, posa la testa di violenza sul cuscino, sbuffando.
Sul muro, nella seconda vignetta, un oggetto decorativo si domanda cosa stia accadendo.








Ma poi ha un ripensamento.
Torna in sala, richiamando il povero Blaze che non ha certo una posizione giusta per dormire.
Blaze lo sente, e apre un occhio.
Killa fa capire a Blaze che cambia idea solo perché lo reputa rilassato e perché crede che dopotutto può passarci sopra, riguardo il fatto che veda demoni per casa.
Blaze ha un'espressione serena, ma Killa, mentre entrambi camminano nel corridoio, si allontana velocemente dall'altro, agitato.
Blaze domanda perché fa così all'improvviso, ma Killa nega di fare ciò, facendosi rizzare la lunga chioma corvina in aria.
Nota disegno: qualche volta, ma quasi di rado, provo a ritrarre i soggetti originali prendendo dalle loro foto: lo faccio solo per il viso, e per vedere se alla fine son somiglianti alle mie versioni "libere" di loro stessi. L'ho fatto qui nella quarta vignetta, e nella quinta (solo qui, nelle dopo non più).


26 novembre.
Continuo. Blaze afferra subito Killa, in forte imbarazzo, e parla come se avesse vinto una gara, accarezzando lentamente la "preda" vinta. Quest'ultima, ormai senza più "forze", si lascia andare alle carezze di Blaze sui suoi capelli, che rivela non vedere realmente creature non umane, perché appunto ha la compagnia del suo (ehm ehm) "amato" vicino.
Killa dice che prova quasi la stessa cosa...





















... E difatti si alza e abbraccia Chris, ammettendo che gli mancasse tanto, ma che non voleva disturbarlo per paranoie sue esistenziali, incluso il timore di disturbarlo nelle sue attività quotidiane. Chris lo conforta e sembra volerselo mangiare con gli occhi, e si baciano.
Dopo, ormai persi ai sentimenti amorosi, ridono di come si vedono l'un con l'altro.























Come ovvio che sia, i due ormai sono al punto di voler amoreggiare felicemente, ma Chris sembra avere qualche difficoltà. Killa, però non ci sta (ormai era quasi infoiato, capitelo) e aggressivamente cerca di farlo smuovere dall'imbarazzo nel lasciarsi davanti a lui come madre l'ha fatto. Un sonoro strappo di maglia, e Blaze è ancora lì, ma anche scioccato, e piange un poco. Killa prova a consolarlo, aggiungendo che pure lui non ha certo "la tartaruga" e pettorali da bodybuilding/culturista (che, a gusti personali, non piacciono neanche a me), ma Chris sa di essere molto più grassottello di Killa, e piange ancora.













A Killa però poco importa se è grasso, prova ancora a fare in modo che non si vergogni più ma ancora Chris è imbarazzato, e si sente anche in colpa. Tenta di alzarsi per andarsene via, poiché era rimasto in casa di Killa solo per motivi amorosi, sapendo che con queste scene, avrebbe peggiorato tutto, ma Killa lo trattiene con le braccia a se', bloccandolo e dicendogli che gli piacciono anche le sue forme, e che lo ama così com'è.
Aggiunge anche, che desiderava pure lui di trovarselo a casa sua, per dormire assieme.
I due si scambiano gli sguardi d'intesa.














Killa lo riporta verso il letto, e facendolo sdraiare adiacente a se', gli leva via la bandana, e lo riempie di moine passionali.
Dopo un po', Blaze lo vede allontanarsi per "pensare", ma Killa ha anche lui adesso un forte momento di imbarazzo, ed arrossisce più che mai, tentando di finire una frase di richiesta su una attività da fare a lui, di tipo sessuale.
Col cuore che esce dal petto, Killa urla la sua proposta, ad occhi chiusi, e Chris è un po' sorpreso dalla reazione.
Chris conferma che non gli dispiace, pensando di poter dopo ricambiare il favore.















I due ormai si danno agli allegri preliminari.
Killa vuole dare il massimo e ci riesce, facendo esplodere di piacere l'amante, che col suo seme letteralmente riesce a creare un buco nel soffitto.
I due volgono lo sguardo lì, e Chris fa una battuta maliziosa che Killa non comprende, ma ormai è tardi: a Chris spuntano due cornina da diavolo, che vengon viste da un Kokopelli apparso lì vicino, e sogghigna.
Chissà cos'avrà in mente?



















Killa è sotto le grinfie di Blaze adesso, e capisce che adesso l'infoiato è l'altro, ad ironia del nome, che tanto "morto" non è (Blaze Ya Dead Homie sarebbe il nome del personaggio) visto l'ardore. Killa però non vuole continuare, e Chris ride affettuosamente, rivelando che lo intenerisce e che non gliene frega nulla se qualcuno sente loro fare versi di passione, quasi animaleschi: perché Killa fa versetti particolari, ed è questo che lo fa imbarazzare.
E stavolta è Chris a smuovere l'altro dal suo imbarazzo.
Dente per dente...
Passione ardente (ahah).














Passa del tempo, e Killa è sfinito, ma Chris sembra di no, nonostante le gocce di fatica addosso, e s'infoia appena vede solo le natiche di Killa davanti, mentre quest'ultimo si alza per vestirsi ed andarsene: perché sì, siamo al mattino inoltrato, e i due loro colleghi (che disegno per la prima volta proprio qui) Otis e Bonez son lì che lo aspettano.
I due ultimi ci fanno sapere che intorno pare ci sia il caos.


















La passione si fa tenue, e due cominciano a parlare di loro stessi, e di quanto soffrano al dover star ognuno lontano dall'altro.
Killa si sente in colpa per la sua rabbia repressa a causa di questa passione nascosta verso Chris, e l'altro dichiara che se lo aspettava e che lo avrebbe compreso.
Insomma, i due sono omosessuali e provano non solo forte attrazione fisica, quindi è facile capire come si sentano, essendo artisti musicali, seppur non di fama mondiale. Killa scoppia a piangere, e Chris lo abbraccia sorridendo, felice che l'amico mostri la sua (molto nascosta) parte emotiva e sensibile.













Killa così mostra pure di sentirsi indifeso da tutte queste pressioni e richiede protezione da Chris, che cominciando a definirlo "suo amore", dice di pazientare ancora, e di sopportare perché tanto lui sa che c'è un vero sentimento d'amore tra loro e che niente rovinerà questo.
Nota disegno:
Eeeeh, sono una sensibilona romantica su certe cose, pensate che ogni volta che me le rileggo, il mio cuoricino ha come un guizzo di calore.


















2 dicembre 2017
Passa un po' di tempo da quando la disegnai, e visto che mi sembrava incompiuta, la riprendo, sempre improvvisandola. E' pomeriggio (forse mezzogiorno) ed i due son stanchi per la nottata di passione passata assieme. Killa si alza per rispondere al telefono: sono arrabbiati per l'appuntamento mancato.
Killa si scusa e trova il modo di farsi perdonare, dopodiché interrompe la telefonata e si ributta sul letto, con Chris che si sentiva quasi in colpa, ma successivamente contento al sentire Killa dire di essere felice nonostante tutto.
A tal punto che è di nuovo eccitato.













Se a Blaze erano spuntate cornine da diavolo, a Killa spuntano orecchie e coda da essere canino/lupoide, e non solo. Lo nota Chris, ma l'altro super voglioso, sembra non farci caso e gli salta addosso, quasi lo volesse sbranare, come sembra essere effettivamente.
Quasi da scena horror che si rispetti, Killa se lo sta come gustando affamato, diventando una specie di terrificante lupo gigante.
Nota disegno: perché io se non ci metto qualcosa di splatter non son contenta, ma stiamo parlando di artisti horrorcore, quindi ci sta.
















Blaze ormai è davvero come dovrebbe essere e Killa si "ridesta" dalla fame, accorgendosi di averlo ucciso lui stesso. Si sente un essere orribile e alzando il (pare) teschio di Chris versa lacrime. Ci fa capire che aveva un lato nascosto, causato forse dalla rabbia dentro di se', e che sarebbe uscita proprio con l'elemento che più lo faceva soffrire, ovvero il suo amore segreto.
Vuole così rimediare a tutto ciò, facendo resuscitare l'amico (che in fondo ha senso visto che Blaze Ya Dead Homie è come un uomo ne' morto ne' vivo).

















Killa va a cercare aiuto dal suo collega Big Hoodoo, un mago esperto di cose affini alla morte ed al controllo su essa in vari elementi: costui capisce al volo che c'è una relazione romantica fra loro e che non sa se potrà far resuscitare il compagno, e Killa arrossisce, dicendo di sentirsi sicuro di potercela fare.
Hoodoo aggiunge poi che potrebbe essere rischioso.
Nota disegno:
In alcune teorie si dovrebbe donare la propria forza vitale per darne a chi vogliamo, ma qui è per far metafora per far capire che lui vorrebbe sparire dalla sua vita, in modo da lasciare tutto così com'era. Una sorta di sacrificio, ecco.
Ah, una delle prime volte che disegno Hoodoo su carta.
Rendetevi conto che tutta 'sta roba la improvvisai sul momento, senza nemmeno guardare Wikipedia o simili, tranne appunto per una foto di Big Hoodoo.





Vanno a tentare la cosa, e finiscono in aperta campagna (il primo tra i posti che io preferisco nelle storie), con l'auto di Hoodoo, che domanda se andasse a Killa di tornare assieme nel loro duo musicale (non è inventato), ma Killa è sfinitissimo e si sente poco bene.
Escono dalla macchina e Killa si sente ancora male, mentre Hoodoo nota qualcosa: Chris è spuntato dal nulla, (non viene rivelato ma era uscito dal vano bagagli, dove furon messe le sue ossa) ed ha freddo.
Si scopre che Chris così può rivivere ogni volta, e questo è successo grazie a Killa, che con il suo desiderio ha fatto sì che tornasse nella realtà. I due si abbracciano forte, con Killa che quasi piange di gioia, mentre Hoodoo rimugina fumandosi una sigaretta, allontandosi.
Nota disegno: son stata contenta qui di disegnare così tanti stilizzati alberi scuri. Mi piacciono le atmosfere cupe in fondo.



Hoodoo ne approfitta per visitare la zona, invitando i due, che però hanno cominciato ad amoreggiare (non c'è da biasimarli, pensavano che non si sarebbe rivisti mai più). Hoodoo aggiunge che secondo lui il loro problema è da analizzare ancora, ma ancora loro due hanno in testa solo di spogliarsi: si guardano con estremo interesse e si scambiano effusioni, pensando di fare oltre nella macchina.
Hoodoo sente, ma non nega l'utilizzo, e finisce per studiare qualcosa riguardo i fatti accaduti. I due così si ritrovano ancora a sfogare il loro amore forte, non vergognandosi più, con l'aperta approvazione del collega, che non vede come "strano" il loro sentimento, anzi.
Un Kokopelli fissa sorridente la scena.










Spunta un cameo di un mio vecchio personaggio cattivo, perché volevo allungare la storia includendo lei, ma così non è accaduto, e meno male.
I due amoreggiano ancora, e Hoodoo spera che facciano una pausa per poter ascoltarlo e farlo partire, poiché ha delle stalattiti che gli escono dal naso. Hoodoo si accorge che Killa non ha più avuto trasformazioni cannibali, e che forse tale "maledizione" (della rabbia repressa) è stata sconfitta, ma non sentendosi sicuro, e desideroso di capire comunque qualcosa di più, chiede di poter interrogare a Killa il suo collega Blaze, che viene subito definito da quest'ultimo come suo fidanzato.
Killa è super felice ed innamorato sempre di più, mentre Chris sta preparandosi a rispondere alle domande del collega mago praticante "root doctor".




Ci ho messo un bel po' a fare questo blog, ma alla fine ci son riuscita a finirlo, ed anche se aggiungerei volentieri qualcosa, decido di terminare qui del tutto. Ci sarebbero infatti altre pagine dopo, ma troppo fuori tema e poi manco mi son molto gradite: perciò posso dichiarare fine a questa storia. Tratterò bene alcuni punti però. Gran parte delle mie storie hanno tutte la stessa tematica, in ambito amoroso, e cioè dell'amore sofferto. Non ci vuole la laurea per capire che essendoci molto di me in queste storie (sia improvvisate che non) il tema sia ispirato alle mie faccende personali. Anche se questa è quasi soprannaturale e comica, ed ha un riferimento all'amore omosessuale ed alla vita dell'artista conosciuto da molti, è ispirata all'amore che preferisco, quello che sento più reale. L'amore stesso che si sacrifica, che si nasconde, che prova rabbia e sensi di colpa per esistere. Cose che io ho provato e che provo sulla mia pelle, e che quindi potrebbero indurre a far riflettere molti oggigiorno, poiché ho visto, e vedo, che di sentimenti normalissimi come questi vengano derisi o stravolti dai media e da molta gente. So bene (ed un po' mi va bene così) che quasi nessuno leggerà questa mia mini storiella scemotta, ma è comunque per me un bene che io l'abbia tirata fuori, magari forse qualche romantico sofferente potrebbe trovarla molto bella e confortante, vista la vita stessa che ci mette a non pensare alle nostre emozioni più intime...

4 aprile 2018

Quella foto sempre vivida anche se di morte

L'ho rivista, ma non di mia volontà.
Forse manco la ricordavo o mai l'avevo vista prima, ma una delle due persone ritratte è stato causa di uno dei miei più grossi traumi, sia alla mente che al cuore, e quindi è come se fosse un lasciapassare certo ed incontrastato a quei brutti ricordi.
Una foto di prima della sua morte, ma anche prima che conoscessi lui. E' assieme alla sua moglie, ora vedova, e su due toni di colore, quasi giallognolo.
Lei lo ricorda ancora, con tanto di faccine tristi, ma non dice altro, se non nei commenti che le manca, o almeno questo credo di aver letto, e non mi stupirebbe.

Tanto tempo fa.
"Ah, io so che scema non sei, Alex. Quindi sai benissimo cosa accadrebbe se rivelassi cosa ha fatto tuo zio agli altri in casa tua."
"Sì. Si metterebbero tutti contro di me."

Pochi mesi fa, non so come mai, mia zia.
"Tuo zio ci aiutava coi soldi, non dimenticarlo. Non sarebbe quindi giusto..." riferendosi a chissà cosa avesse letto riguardo il problema che ho rivelato da pochi anni sul web, stanca del silenzio.

Insomma, è importante che io non infanghi il suo nome, solo perché dava economia sostenibile alla famiglia. Quindi se lo avessi difeso, come pensavo e temevo, solo perché in quella cazzo di famiglia era l'unico che mi ascoltava e faceva le cose con me (attività piacevoli come disegnare, ascoltare la musica ecc), allora avrei fatto bene?
Mi avrebbero accusato anche di un possibile problema, di cui so ora che vien definito sindrome di Stoccolma, ma so benissimo che io non soffro di questo. Per essere coerenti, allora, nemmeno loro, ne' lei dovrebbero difenderlo, sapendo quell'orrore che mi ha fatto.
E' più importante stare male per un uomo che si uccideva di alcool da solo, e che picchiava e costringeva la tua nipote, figlia di tua sorella, affidata a richiesta tua, a fare azioni sessuali contro la sua volontà.
Si basa tutto su dei cazzo di soldi, così come si basavano già anche prima.
Avevano anche il coraggio di chiedere a me e mia sorella di fare favori o elemosina per fare più pietà, sia in giro che da mio nonno (deceduto l'anno scorso).
E quindi sì, cazzo, ODIO i soldi. Detesto con tutto il cuore quei pezzi di carta, o qualsiasi altra cosa che sfrutti il denaro. E questo è uno dei motivi principali.
Quindi, so già che la coerenza ed il rispetto non c'erano ne' ci sarebbero stati.
Ma a tutto c'è un limite, e se dimostrate come adesso di non importarvene molto di come io mi sia sentita e di come mi senta adesso, allora dovrei cominciare ad eliminare ed odiarmi per aver cercato di volervi quel minimo di bene solo perché mi avevate portato via da un istituto.
E dicono che sarei io la pazza, rinfacciandomi quando ho momenti di debolezza, se ricordo certe cose negative, se piango quasi ogni sera...

Mia madre, mesetti fa, ma non molti.
"...Dopotutto Paolina è la cosa più importante che io abbia".
Al telefono.
Paolina, la mia terza sorellastra di cui so, vista solo nel 2012.

Lui mi picchiava con la cintura dei pantaloni, mi minacciava di stare zitta, sennò l'avrebbe rifatto peggio, spogliandomi nuda e tirandomi via dal letto quando cercavo di resistere alla sua presa. E finendo col farmi più volte cose schifose ridendo dopo se mi veniva il rigetto dopo l'atto.

Lei era molto manesca, mi tirava schiaffi anche il triplo per delle scemenze, ed una volta dovette intervenire mio cugino per tirarla via da me, caduta tra water e lavandino, per nascondermi alle sue manate su tutta la testa.

Continuano a ferirmi, come se fossi niente, come se non provassi emozioni, un pupazzo da trattare come più piace loro per sfogarsi dei loro cazzi.

Sono io la matta, dicono, sono io, il pericolo pubblico: sono io.

3 aprile 2018

MyLittlePony, Orsetti del Cuore, Kimba il Leone... Nazi-supporter?

Sembra un titolo per definire un esteso e bizzarro sottogenere del fandom, ma così non è, perché io, di vedere altre cose simili a questa COSA di cui tratterò, non avrò voglia.
Sarò masochista (sarcasticamente parlando) ma mi basta già.
Sto parlando di un'artista, molto brava per carità, che ho scovato per caso su Deviantart.
Cercavo disegni sulla coppia FlutterCord (Fluttershy e Discord, per intenderci: una delle mie ship etero nel fandom delle My Little Pony), e mi incappo nell'account di tale CrispyKat:
https://thiscrispykat.deviantart.com
M'iscrivo per tenerla d'occhio e spinta dalla curiosità, vado a dare una veloce occhiata alla galleria dei suoi lavori, come questi qua:


























Meravigliose, non c'è dubbio.



Poi vedo roba come questa.



















E quest'altra.
















E QUESTA

















Signori e signore, la sua gallery ne è strapiena di questa... Questa... Amenità.
Si passa dal vedere il caro BigMac come soldato nazista, a ringraziamenti ed anniversari su Hitler come se fosse il suo paparino tanto dolce.

Io non so e non capisco se siano parodie, ma da quel che vedo sembra la tipa troppo simpatizzante di tale ideologia. Non vedo nessun riferimento storico, solo roba pucciosa su Hitler e su questi suoi oc (con Kimba e personaggi Disney) che quasi lo amano.

Andando in giro nei commenti, leggo di chi non riesce a capire se sia veramente simpatizzante, e di chi apprezzi la sua arte, ma che non approvi le sue tematiche. Lei sembra non rispondere a nessun commento, ma lo fanno altri al posto suo: qualcuno è d'accordo, altri addirittura sembrano gradire anche il fatto che sia roba a supporto del nazismo, altri ancora dicono che si divertono a vedere bannare chi cerca di far rimuovere certa roba.

Quello che mi fa rabbia, non è che questa disegni fanart dolciose sulle MyLittlePony, (e poi sembri simpatizzante su cosa è contro il messaggio della stessa serie, coerenza eh) e mettendo roba nazi sopra: ho anche io tra i preferiti roba simile, ma SONO PARODIE. Parodie ragazzi, cioè roba fatta per prendere per il culo, e ci sta. Oppure racconti tragici che son ambientati in quel periodo buio. Non di certo robaccia che festeggia il compleanno di Hitler, come se fosse una cosa gioiosa.
Certo, ancora non mi capacito di come possa apprezzare questa le MLP, con il nazismo, ma so bene che ci son simpatizzanti di ideologie simili anche in altri fandom che proprio ci vanno a cazzotti, quindi la cosa ormai mi stupisce poco. Per dire, in ogni gruppo c'è sempre il seme del male, la mela marcia (citazione pure della Babs Seed delle MyLittlePony).
Quindi, ragazzi, io non so che dire.
E' brava, ma mi sembra molto ignorante, perché non c'è niente di così grazioso nell'ideologia nazista, e queste che fa lei parodie non mi sembrano affatto, ma piuttosto mania, fanatismo.
A malincuore, la segnalo a più non posso.
Nell'arte va bene tutto, ma non favoreggiare questi orrori.
Leggo comunque molti dire che sia "satira", ma a me non sembra affatto.
Ed okay, tanto per sdrammatizzare, tiro fuori la mia battuta:
"Tizia, hai preso un po' troppo sul serio Kimba il leone BIANCO"...

2 aprile 2018

Cerby e Mau

Era notte fonda, e come al solito la Creatura stava a rimuginare davanti ad una seconda tazza di té, pensando alle torte.
"Una bella e grossa, grossa torta alla fragola e cioccolata, con tanto, tanto zucchero..."
Era seduta vicino alla finestra, ed osservava la luce fioca dei lampioni illuminare un poco dei cespugli sottostanti. Le piaceva molto quando la notte mostrava squarci di luce in quel modo.
Non faceva neanche troppo freddo, ma per non raffreddare la sua bevanda decise di rinunciare al voler posare il viso per godersi il frescolino tipico primaverile. Le piaceva anche questo, le dava un senso di calore quasi afrodisiaco.
"Oh, io penso, sto ancora riflettendo" pensò la Creatura tra se' e se'.
La pancia le si gonfiò, e contrastava con il suo fisico magro e pallido. Era sempre stata un po' sottopeso, ma non era colpa sua, poiché questo era il suo metabolismo: non poteva farci niente se aveva lo stomaco molto piccolo. Fece espellere dei gradevoli suoni gutturali e cominciò ad alzarsi per sgranchire le gambe, anch'esse magre e pallide, ma che erano in grado di farle fare ampi spazi.
I suoi occhi non guardavano nulla, ma erano come fissi. Quando rifletteva era come se la realtà fosse sparita, ed al suo posto ogni suo pensiero, specie scena fantasmagorica, prendeva forma.
Era come se vedesse un'altra dimensione, e detestava essere disturbata in quei momenti.
"Cerby? O Maddy Mad Madison? O Edera Sognante Nella Notte?... O chi cazzo sei adess..."
La Creatura si destò dalla specie di trance e fissò con sguardo severo chi l'aveva ridestata.
Era uno dei suoi "servitori", il gatto Mau, nato qualche anno fa, creato da lei stessa.
"Mau, devi imparare a portarmi rispetto, quando lo capirai?"
Mau si vide avvicinare il brutto muso cupo e torvo della Creatura, e corse via. La Creatura sbuffò, e si risedette al tavolo, prendendo con le sue affusolate dita una mela verde, ed addentandola.
Controllò dove aveva morso, per evitare che mangiandola, cascasse dalle sue mani, tranciata.
Mau tornò in scena, ed osservando la Creatura, rise.
La Creatura voltò di nuovo lo sguardo truce verso Mau, girando solo i grandi occhi neri minacciosi verso la sua posizione, col resto del corpo fisso come una statua.
"Tu prova a ridere ancora e vedrai dove ti faccio volare adesso"
"Dalla finestra, tanto lo so" rispose Mau, alzando le zampette bianche.
"No, verso la vasca del bagno. Sono mesi che non mi occupo di te, e sapendoti un pigro del cazzo quasi quasi avrei voglia di farti fare un bel bagnetto, perché tu sei un gatto SPECIALE."
Mau scappò via una seconda volta, ma non sarebbe più tornato.
La Creatura sbuffò ancora, e rimirò la finestra da lontano. Pensò al tempo che stava lì davanti a lei, a quando voleva certe cose subito quando queste erano assenti, anche cose fisicamente impossibili, ma si ricordò che essendo in quella data forma, poteva avere più possibilità di realizzare alcuni suoi desideri. Purtroppo non aveva molta autostima, e specie nel volere alcuni rapporti con alcune persone, credeva che fosse ridicolo desiderare anche solo di poter parlare con chi desiderava, sia per interesse intellettuale, d'ispirazione o sessuale. Poi, era pur sempre una specie di mostro, una creatura non completamente umana, e che variava aspetto quando meno se lo aspettava, quindi chiunque ne sarebbe stato alla larga. Si accarezzò la fronte col capo rivolto in basso, senza guardare con attenzione dove volgevano i suoi occhi, e si pettinò alla bell'è meglio la lunga criniera corvina, che si fondeva quasi col resto del vestito che indossava, nero come la notte più profonda.
Sospirò e salì verso le scale. Aveva tutto un suo modo di percorrerle: saltava due o tre scalini alla volta, velocemente e senza fare fatica alcuna. Lo faceva da molto tempo, e questa cosa era diventata ormai un tratto della sua strana personalità.
Mau si era nascosto nel letto, tra i suoi numerosi pupazzi.
"Guarda che lo so che sei in mezzo ai miei amati Pupini... Se proprio non vuoi cadere nelle mie grinfie la cosa migliore sarebbe di uscire da te solo, dalla finestra, perché l'esasperazione ed abitudine potrebbero avere la più alta percentuale di far accadere ciò, tra le tante altre possibilità: fallo ma poi se avrai freddo fregacazzi tuoi"
Mau corse invece verso le scale, e la creatura abbozzò un mezzo sorriso ed ebbe un leggero tremito tra schiena e spalle con un versetto di tono basso da risatina sarcastica.
Cadde di soprassalto nel lettone come un volo, facendo volare anche le grosse sue preferite coperte di lana, ma si curò di non schiacciare i pupazzi che stavano sopra. C'erano tutti: Eric il corvo (non quello del film, poiché la maiuscola non è stata digitata), Venom la tarantola, il troll alieno, il Cerbiattino, la coppia Leo e moglie Tigrotta, Applejack delle MyLittlePony, Neve d'Orecchie (le cuffie natalizie), Jay V (oorhees), PallArancio, NativAccetta, Pippo, Bambolina 2012 e Cuore GhoulMaggot.
Si distese infine, raggruppando vicino a se' i suoi amati "pupini" (così definiva i pupazzi o le action figures)e si mise al computer portatile.
Mau tornò, le si mise accanto e miagolando con nella mente qualche stupida battuta, si stiracchiò, per poi accoccolarsi vicino alla Creatura, che si intenerì, cominciando a scrivere...

1 aprile 2018

Che Mane Six Sei?


Pure questo lo volevo scrivere da tanto tempo, ed essendo ancora il computer come morto, mi è quasi impossibile fare tutto il resto che mancava da fare nel web, oltre che riguardo ai miei lavori digitali.
Quindi comincio subito, e se scrivo potrò aumentare l'attesa nel vedermi quella saga dopo tanti anni, promessa poco fa alla mia amica, di guardarcela assieme quando verrò su tra poche settimane.
Ebbene, domanda esistenziale: a quale delle Six Mane, ovvero, delle sei ponyne, della serie My Little Pony - L'amicizia è magica assomiglio di più?
Un volta trovai un test molto accurato con tanto di schema preciso, ma in lingua inglese, al sapere a quale delle sei protagoniste avevi più affinità: il problema è che adesso non riesco più a trovarlo, e ogni tanto qualche mia voglietta da fan della serie animata torna a farsi sentire, e ricordo vagamente che risultati mi uscirono fuori. Non credo nemmeno quindi che ne verrei a capo adesso, poiché da me sola non posso certo ricordare tutte le caratteristiche delle protagoniste, ma posso sempre provarci, sia per divertirmi, che per pescare il più possibilmente, tutte quelle informazioni che potrebbero aiutare altri a divertirsi nello scoprire se si somiglia o meno alla nostra pony preferita.
Ormai le puntate me le ricordo abbastanza bene, e trovandomi in più di loro non mi è difficile ricordare già che punti in collegamento avevamo, ma potrebbero spuntarne altrettanti mentre ne scrivo, quindi chissà?

Ebbene, come prima cosa, più importante, basarsi sull'aspetto che vorremmo avere e che abbiamo.
Pony di terra? Unicorno? Pegaso? Alicorno?
Colore pelliccia e criniera? Com'è fatta? E così via.

Farò il mio punto: ovviamente un pegaso dal pelo arancio smorto e lunghi capelli lisci neri.
Chi delle Mane Six ricorda questi due miei punti appena detti?
Applejack (arancio pelo) e Fluttershy (la più vicina possibile, avendo la divisa)
Idem occhi (vicino è RD, rosso/fucsia che potrebbe essere marrone).
Quindi ai nomi AJ, Fluttershy e RD aggiungiamo ognuna un punto a favore.

Ed adesso si parte con domande sullo stile di vita.
Ti piace la vita di città frenetica? RD
Ti piacciono le case piene di libri? Twilight
Ti piace stare più a contatto con gli altri? Pinkie Pie
Ti piacerebbe curarti di qualcuno? Fluttershy
Ti piace lavorare con guadagno in commercio? Applejack
Ti piace avere fama più come artista mondiale? Rarity
Ti piace lavorarti il "pane" quotidiano? Applejack
Hai una famiglia numerosa? Applejack/Pinkie Pie
Studi lontano dai tuoi? Twilight
Sei molto competitiva? RD
Sei abbastanza competitiva? Rarity
Lavori lontano dai tuoi? Pinkie
Lavori lontano dai tuoi e da sola? Rarity
Lavori coi tuoi parenti? Applejack
Sei una che ama la vita sociale? Rarity/Pinkie/Applejack
Sei una che ama più stare in pace? Twilight/Fluttershy
Sei una che si tiene in bella forma? RD/Applejack/Rarity
Sei una che ama prendersi cura dell'aspetto estetico? Rarity
Sei una che non si vergogna di dire che tiene ad essere sempre al top? Rarity/RD
Vuoi sempre vincere? RD
Hai l'indole timida ed introversa? Twilight/Fluttershy
Soffri spesso di insonnia? Twilight/AJ
Sei molto affettuosa? Pinkie Pie
Sei gelosa? Pinkie Pie
Hai fratelli? Applejack/Twilight/Fluttershy
Hai sorelle? Pinkie Pie/Applejack/Rarity
Hai una nonna? Applejack
Parli spesso con voce moderata? Rarity/Fluttershy
Ridi sguaiatamente? Pinkie/RD
Sei un po' bulletta? RD
Ti piacciono le creature considerate bruttine? Fluttershy
Sei contro il pregiudizio ed il razzismo? Twilight
Sei un po' civettuola? Rarity
Ti piace fare casino? RD/Pinkie Pie
Se non ottieni un obiettivo, ti disperi? Twilight/Rarity
Non diresti mai le bugie? Applejack
Chiedi spesso scusa? Fluttershy
Hai un animaletto domestico "bizzarro"? Pinkie Pie
O ne hai più di uno? Twilight
Sei una mangiona? AJ/Pinkie Pie

Ora leggendo sul web...

Terza parte, si fa il punto di ognuna delle sei pony.



TWILIGHT SPARKLE
Sei un po' filosofica.
Sei molto fedele ai tuoi doveri.
Sei molto umile.
Sai fare molte cose e molto bene.
Fai ogni giorno un resoconto di ciò che hai fatto durante la giornata.
Vuoi essere una figlia modello per i tuoi.
Quando ti arrabbi ti "bruci" subito.
Sei spesso sotto tensione.
Sei molto acculturata.
Non sei superstiziosa ma razionale.
Ti piace la matematica e diverse discipline scientifiche.
Hai un leggero disturbo ossessivo-compulsivo dell'ordine.
Non sei pratica di faccende molto manuali.
Il tuo animale preferito è un uccello o un rapace.
Porti la frangetta/meches di colore più chiaro.


APPLEJACK
Ti piace maneggiare la terra.
Sei una mercante.
Parli in dialetto.
Spesso preferisci faticare con le tue sole forze.
Ti alzi il mattino presto.
Hai un fisico molto mascolino.
Sei molto disordinata.
Usi nomignoli teneri.
Ti preoccupi molto della tua famiglia.
Il tuo animale preferito è un cane.
Hai in testa sempre il tuo capello preferito.
Sei un po' volgare e sboccata.
Quando litighi, dopo sei la prima a scusarti.
Sei molto legata alle tue tradizioni.
Sai cucinare.
Non ti piacciono le cose eleganti.
Sei bionda naturale/hai le lentiggini.
Mantieni in ordine solo i capelli, legandoli.


FLUTTERSHY
Sei sempre tra le ultime file.
Sei molto, molto emotiva.
Tremi facilmente.
Hai a cuore la sorte degli animali e della Terra.
Sei molto pacata.
Vuoi sempre far stare ad agio qualcuno.
Agli estremi, però, ti fai valere.
Sei un po' lenta.
Si confidano molto con te.
Ti piace preparare the' e medicine quando qualcuno sta male.
Quando ti scaldi hai uno sguardo molto severo.
Non ti schifano vomito o altre cose poco gradevoli di scarto.
Hai paura delle altezze e di volare.
Leggi anche riviste di moda attuale, ma non frequentemente.
Sei musicista/musico di grande importanza.
Sei un po' goffa nel muoverti.
Hai i capelli molto, molto lunghi.


PINKIE PIE
Ti piace stare in mezzo ai bambini.
Adori cose colorate come palloncini e giochi.
Sei chiacchierona.
Scrivi canzoni e le canti pure.
Sei imprevedibile.
Hai un animale bizzarro che tratti come quasi una persona.
Fai discorsi sconclusionati.
Sei molto eccitata anche quando devi stare calma.
Sei abbastanza coraggiosa.
Ti piace fare piccoli scherzetti.
Ti piacciono le cose zuccherose.
Hai spesso crolli emotivi.
Temi la solitudine.
Non perdi mai la speranza.
Sai suonare tantissimi strumenti.
Non sai cucinare bene.
Ti piace ballare.
Sei molto intuitiva.
Sei molto fantasiosa.
Sei un po' come se tu avessi una doppia faccia.
Fai spesso espressioni buffe.
Ti piace mascherarti.
Hai i capelli ricci e vaporosi.


RAINBOW DASH
Non ti piacciono le cose frivole.
Non ti piace leggere, ma se trovi qualcosa che sia avventuroso ci perdi la testa.
Sei un po' maschiaccio.
Hai una tartaruga come animale domestico.
Hai combinato spesso guai molto più grandi di te.
Ti piace deridere un po' la gente.
Sembri molto sicura di te.
Quando qualcuno ti infastidisce, lo fai capire senza troppe esitazioni.
Non sopporti chi ti rallenta nel tuo cammino.
Sei certe volte un po' maleducata.
Ti piace vincere.
Vuoi che tutti riconoscano la tua posizione e che ti rispettino come "cool".
Ti piacciono le sfide impossibili.
Vuoi essere ricordata per qualcosa di fenomenale.
Vuoi far parte di qualche gruppo sportivo.
Difenderesti i tuoi amici da qualsiasi atto di bullismo.
Hai i capelli lunghi ma non te ne curi molto.
Sei sempre pronta a farti avanti nei litigi.
Odi annoiarti.


RARITY
Ti piace la classe e le serate da vip.
Sei molto creativa.
Hai dei bellissimi capelli.
Ti piacciono i gatti.
Ti piacciono le cose di seta e morbide.
Ti piace essere "salvata" da qualche bel tipo.
Ti piacciono le pietre preziose.
Ti piacciono i trattamenti di bellezza.
Ti piace sentirti bella ad ogni occasione.
Ci tieni a farti un nome nell'alta moda.
Ti piacciono i profumi.
Ti piace ispirarti alle dive del cinema.
Certe volte pecchi di leggera avarizia.
Sei molto desiderata dall'altro sesso.
Le tue creazioni vengono viste molto bene e ricercate.
Porti sempre troppa roba con te.
Non ti piace sporcarti ed essere in disordine.
Curiosamente, hai dimestichezza con le arti marziali.
Sai sedurre in modo convivente.
Cambi spesso pettinatura.
Ti piastri i capelli.
Già da piccola avevi volontà nel seguire il tuo sogno.
Hai l'aria da artista.

Adesso tirate assieme i punteggi.
La maggioranza sarà la pony a cui somigliate di più.
Il test l'ho creato io, quindi sarebbe gradito non copiare ne' riprendere senza citare le fonti.

Ah, la me che si ridesta con intorno il buio...

E' il primo di aprile, e da quel che ho visto ho davvero dei grossi problemi a far funzionare quel cazzo di trabiccolo moderno che è il computer con cui ho sempre lavorato.
Non son potuta nemmeno andare dalla mia amica, e nonostante la gioia insonne di stamani, non riesco a disegnare per vari motivi, e quindi decido di... Beh, cercare altri cartoni/fumetti del mio passato. Non è una novità (sono fan del personaggio di Lobo e di tanti altri, ma non lo dico spesso), ma se in questi anni l'ho fatto poco presente è perché per primo motivo, l'imbarazzo nel far sapere che mi piacciono certi fumetti, e secondo, perché non avevo proprio la disponibilità (non sempre almeno) per potermi vedere certe serie animate e testate senza che qualcuno lo venisse a sapere.
Insomma, ho voglia di ri-vedermi la serie famosa di Batman, quella animata s'intende, che vidi ormai quando ero bassa quanto una sedia (forse una seconda volta quando andavo alle elementari dopo i dieci anni, chissà), e che avevo rimosso del tutto. L'unica cosa che mi è tornata in mente e' stata vedere una scena dei gas paurosi di Crane, che mi ha acceso quella lampadina dei ricordi inconsci creduti perduti: la faccia sua che diventa un mostro dai denti aguzzi.
Sono molto timida, ma parecchio, e certe volte quando qualcuno mi vede interessata su qualcosa, io arrossisco e nascondo lo sguardo come quando ero bambina. Non è facile essere più "spavaldi" quando per tutta la tua vita ti hanno sempre ripreso in giro sulle cose che più ti piacevano, specie in gran modo gli argomenti cartone animato e fumetti, considerati roba "infantile": certo, pure sui miei gusti musicali e del vestiario avevano da ridire (metal "peso" e vestiti neri e coprenti non aiutavano certo a farmi fama positiva, ne' a scuola ne' in città... Dio quanto ho odiato la vita di città). In questi anni poi, che sto cercando di vergognarmi il meno possibile di me stessa (sempre comunque controllandomi per timore di andare quel troppo oltre), sto anche disegnando più come vorrei, stilisticamente parlando (ma per storie e battute ahimè quello ancora mi vergogno assai), e quindi un tuffo "soleggiato" nei ricordi infantili è plausibile. Purtroppo, assieme a quello, esiste anche la mia "parte oscura" (che comunque, detto in senso relativo, tutti abbiamo), ovvero la mia fissa quasi morbosa per tutto ciò che riguardasse la Morte. Probabilmente non so se avrò tempo e voglia di fare questo resoconto sulla serie (son tanti episodi accidenti, e la memoria è quel che è), quindi parlerò solo di questa cosa qui, che mi tengo ormai da anni dentro, e che pochissimi, davvero pochi, ne son a conoscenza. Che poi, conoscendo questa saga, ci son molte cose in comune tra essa e me, ma dettagli.
Io come già spiegai, son stata cresciuta in un istituto. Quei centri dove i bambini, senza una custodia ufficiale, venivano mantenuti finché una famiglia adottiva o affidataria non volesse loro con sé. Il mio centro stava a Milano, dove nonostante tutto respiravo aria pulita e intorno a me c'erano dei bei giardini: giardini dove io regolarmente ogni mattina, tiravo su le mattonelle di marmo (molto pesanti veramente tanto per una bambina mingherlina di 5-6 anni!) per "salvare" gli insetti che ritenevo io "prigionieri" delle "cattive" formiche. Ho sempre avuto interesse specialmente per i lombrichi (ne disegnavo anche sui fogli), e per le mosche. Purtroppo era vietato tenere animali, e così fui costretta ogni volta a nascondere il mio "bottino" in qualche manica o tasca. Questo funzionò finché un bambino spione mi vide qualcosa scappare dalla mano. Potete immaginare bene cosa accadde. Un caos e io rimasta malissimo per aver perso un porcellino di terra. Con quel bambino ci litigai molto, e una volta finimmo quasi per fare a botte in autobus. Lui mi strappò molti capelli e io promisi a me stessa che mi sarei vendicata quando meno se lo sarebbe aspettato. Non andò così, ma in camera sua entrai lo stesso: ero silenziosa e quasi nessuno, vista la mia altezza, riusciva a trovarmi subito. Quel bambino però non tornava più, e così mi misi a giocare coi suoi giochi. Indovinate un po'? Era la casa di Batman. Io non avevo niente del genere (solo cose pop come Pikachu) e quindi, amante come adesso delle casette in miniatura, ci giocai non so quanto tempo, per poi rimettere tutto a posto, senza lasciare tracce. Nessuno seppe infatti che c'ero stata, ma mi promisi anche che non ci avrei mai messo più piede. Forse la mia intenzione era quella di rifilargli insetti nel letto, ma quel giocattolo era così invitante che dimenticai la mia "missione". Non ero infatti una bimba "modello". Timida sì, ma parecchio ribelle, e a tratti, "macabra". Non lo dicevo io, lo dicevano i miei educatori. Anche qualche bambino lo disse, ma sentirlo da degli adulti era tutt'altra cosa. Un bambino non era chi mi accarezzava la testa ogni sera perché quasi nessuno mi abbracciava; un bambino non era uno che ti consolava di notte dopo ogni incubo dove c'erano boia che aspettavano di tagliarti la testa. I miei due compagni di stanza, due maschietti coetanei, mi sopportavano appena, immagino, perché da piccola ero un poco insonne. Però, anche se facevo incubi orribili, mi piacevano le cose inquietanti. Le sognavo, e facevo finta di essere pure io un mostriciattolo, per puro divertimento. Fu questo però, a farmi cascare del tutto il mio mondo allora sereno da parte degli adulti. Un giorno mi venne l'idea di nascondermi dietro l'armadio, nonostante qualche bambino mi avesse avvisato che qualche educatore si sarebbe arrabbiato. Io non ci detti peso (carattere testardo avevo) e mi nascosi perfettamente. Lei, l'educatrice Luisa venne ad aprire ed io uscii fuori urlando. Mi arrivò il primo schiaffo della mia vita, una sensazione che non avrei mai immaginato sentire a causa di chi mi manteneva in quel momento. Mi misero in punizione, anche se io ripetevo fino allo sfinimento che non volevo farlo apposta, che era solo uno scherzo e bla bla, ma loro mi chiusero in camera, al buio. Stranamente non ero terrorizzata, perché al buio ero quasi abituata, ero più in shock per lo schiaffo, perché per me quello non era altro che un simpatico scherzo innocente. Scema però non ero, e accettai la punizione. Non solo ero abituata all'oscurità, ma in mio aiuto venne la mia cara fantasia. Vennero i miei amici immaginari fantasmi (una famiglia numerosa), che parlarono con me, finché non chiusi gli occhi e mi addormentai. Continuarono ad usare questa sorta di punizione, ma io avevo i miei trucchi, e avrei continuato ad usarli per non stare male a causa di sciocchezze come queste qua (si trattava di una marachella in fondo). Così, dopo questo trauma inaspettato, cominciai a chiudermi sempre di più, giocando poco con gli altri coetanei, e stando sempre più per i fatti miei, a giocare con gli insetti o con gli uccelli. Di notte invece, o non dormivo o avevo frequenti incubi. Fu però anche il fatto dei miei compagni di stanza che lentamente si stavano facendo adottare, che alimentò ancora di più il mio isolamento. Mi domandavo perché non potevo sapere la loro destinazione, o se mi avrebbero rivisto, ma ancora oggi, come giustamente sia, non ne ho mai saputo più nulla. Come se non fossero esistiti, spariti nel nulla. Cominciai a pensare che dovevo aspettarmi qualsiasi abbandono, e se nello stesso tempo mi isolavo, nello stesso tempo con alcuni volevo che rimanessero a giocare il più possibile, per paura che se ne sarebbero andati via pure loro da me. Cosa rara comunque, perché avevo pochissimi amici a causa dei miei interessi "cupi", quindi ancora di più ero combattuta fra l'essere più accomodante, e l'essere più distaccata: non ci capivo più nulla ormai, e questa cosa sarebbe continuata ad accadere anche negli anni dopo, dopo il trasferimento nella vita di città. Certo, ero in una città anche io, ma lontano, e spesso nelle gite, se non si andava a Rimini, si albergava in montagna, posto che amavo più degli altri. Scappavo sui tetti, o cercavo di infilarmi dentro qualche imboccatura di legno marcio, per scoprire insetti o roba "antica". Facevo dannare, e di notte, volevo sempre uscire per far compagnia alla luna. Volevo anche andare in giro per i boschi da sola, ma questo non me lo avrebbero mai permesso: però qualche scappatella riuscivo a concedermela, ed io sola e soltanto, immaginandomi chissà quali personaggi farmi compagnia. Avevo una fantasia fervida, e loro lo sapevano già, come sapevano anche del mio interesse riguardo il tema della Morte. Nei miei disegni ricordo un personaggio molto frequente: un t-rex pallido dagli occhi rossi di nome appunto, "Morte". Dicevo loro che era buono e che mi avrebbe protetto sempre, ma questa cosa a loro inquietava, assieme ad altre, del mio "bizzarro" comportamento. Dicevano che avevo una forte intelligenza, ma che ero troppo morbosa e troppo fantasiosa, che non sapevo "distinguere la fantasia dalla realtà" (questo non credo proprio, mi scusavo ogni volta dicendo "No, signore, è uno scherzo, stavo scherzando, è per ridere). Volevano insomma costringermi a fare più amicizie e meno pensieri di quel genere. A loro, che dicessi che le madri delle mie immaginarie farfalle fossero morte, o che dei pupazzi parlassero con me: era segno che qualcosa non andava. Certo, tutti abbiamo i nostri problemi, ma che volevano pretendere da me, che al tempo non avevo mai avuto una vera famiglia? Ero ribelle perché non avevo avuto educazione, ci sta, ma non c'era da biasimarmi così tanto. Soffrivo molto a causa di questa cosa, e mi facevano paura tutti quei cambi di posto e di gente intorno a me. Volevo stabilità, l'essere più libera, ed i miei timori erano più che normali. Oltre a questi, aggiungo il fatto di vestirmi e trattarmi come un maschio, e di dire che ero "minuta con grandi occhi neri": ma in un altro foglio che lessi, "con grandi inquietanti occhi neri". Nessuno mi disse, ne lessi, che ero considerata una bambina di bell'aspetto.
Questo rimase anche negli anni dopo: sapendo di non essere chissà quale bellezza, preferivo essere più di questo, a tal punto che se qualcuno avesse detto che fossi carina, non ci avrei creduto (ed un po' neanche adesso ci credo, ma spesso è per imbarazzo e timore dei contatti). Era diventata la mia corazza, ormai, e invece di fare stupide vendette avrei fatto finta di stare al loro gioco, alle loro punizioni. Ero furba, e finché facevo credere loro di essere "passiva" avrebbero abbassato i loro controlli su di me. Ovviamente erano più assidui, ma io cercavo di tenere duro. Cambiò tutto quando mi trasferii, e lì non fu facile affatto capire come avrei dovuto comportarmi per stare meglio, tornare a quelle cose meravigliose e cupe che tanto mi affascinavano, rimanendo nella mia fervida fantasia.
Quando mi trasferii, affidata alla famiglia da parte di mia madre, a mia zia, credetti che sarei tornata ancora su quei monti, ma così non fu. I miei amici immaginari mi tennero compagnia, e portai con me tutti i pupazzi e disegni che feci. Sentivo già la mancanza della vita che stava andando via dietro di me, tutti i ricordi, e non volevo che ciò accadesse in modo peggiore: cominciai così ad immagazzinare ricordi su ricordi, anche i sogni. Se non riuscivo a trascriverli, per timidezza o poca volontà, sarebbero questi rimasti nella mia testa, o raccontati a qualcuno di speciale, qualcuno che magari condivideva i miei stessi gusti, o che avesse una fervida immaginazione. Pochi ne trovai, e neanche con loro durò molto. La mia unica amica delle elementari, con nome simile al mio, sparì su volere di mia zia dopo la prima media. Seppi che c'era dietro il timore che suo padre (pedofilo presunto) arrivasse a me. Ma ci rimasi male lo stesso, perché per me lei era l'unica persona che poteva capirmi, anche se più "allegra" di quanto lo fossi io. Di nuovo caddi in tristezza, dormivo poco ancora, ma fu peggiore il mio inserimento nella nuova vita. Ero timida, e molti ragazzini o mi stavano lontano, o mi prendevano in giro. Certo, anche da piccola qualcuno mi prendeva di mira, ma stavolta erano più numerosi e facevano molto, ma molto più male. Dicevano che ero "matta", non una che stava con la testa a posto, che facevo loro paura, che sembravo una morta o qualcosa del genere, perché stavo sempre in penombra in classe, e non parlavo quasi mai con nessuno, da quando mi abbandonò Alessandra. Per ricordarmi di lei, presi curiosità di tante cose che mi disse che le piacevano, e che sarebbero piaciute anche a me. Poi feci amicizia, più per tentativo mio di "farmi avanti" che da parte loro, con numerose compagnie, che durarono tutte poco. Ci furono così altri periodi di isolamento, dove per non stare in casa con la mia amata musica metal, andavo a zonzo per le strade, senza una meta precisa, persa nei miei pensieri, rimuginando ancora ed ancora sui ricordi che non volevo perdere.
Stavo diventando però più insonne per altri motivi ancora. Uno, il più terribile di tutti, era causato dall'abuso di mio zio su di me che iniziava ogni notte, ed un altro, che per me ormai solo la notte era il mio tempo, il mio unico momento di pace, poiché di giorno era il vero inferno. Amavo la notte, ed ora l'avrei amata molto di più, volevo essere anche pallida come la luna piena, e nera come il buio. (Eh sì, non son certo così per fare la goticona, è sempre stata mia intenzione avere il pallore già dai cinque anni, e dei goth/metallari non ne sapevo niente)
Così fu e così è ancora oggi. Sono nottambula e questa è sempre stata la mia natura. E' buffo aver scoperto dopo il collegamento tra l'elemento della notte/luna col mio animale alter-ego, il cerbiatto. Sempre ricordando la mia infanzia a Milano, dopo l'incontro con qualcuno di questi esemplari o caprioli, la mia educatrice disse che avevo gli occhi come loro, così decisi che sarebbe stato il mio  animale come metafora della mia persona (un po' come quando mi dissero che avrei dovuto fare la pittrice per il mio talento nel disegno). Sempre sul cervo, sulla notte e sulla Morte, ebbi un incubo molto forte, che ancora ricordo molto bene. Ero in metropolitana, da sola, e davanti a me, vicino ai binari, mi aspettava proprio la Cupa Mietitrice. Non voleva farmi del male, solo che mi avvicinassi a lei per osservare qualcosa, che arrivò subito. Un treno super veloce, e un urlo agghiacciante di qualche essere umano, sovrapposto alla mia fugace visione di una testa mozzata terrorizzata vicino ad una testa impagliata di cervo adulto maschio. Questo sogno ancora mi porta pensieri e domande, e lo considero come una specie di visione ormai. Non voglio che crediate o no a quel che penso, ma per me questo sogno è sempre stato e sempre sarà importante. Mi ha ispirato, e certe volte anche aiutato. Ricordando sempre di mio zio che mi abusò, è ironico che poco tempo dopo l'avermi fatto male, morì di gravi malattie causato da se' stesso. Questo stesso sogno assieme ad altri propositi di vita, mi aiutò a non suicidarmi per davvero quando a scuola mi sembrava tutto andare a cadere nell'abisso, come in frequenti sogni allora, dove cadevo chissà dove, o vedevo sangue e squartamenti. Il mio interesse nel morboso ha fatto sì che mi interessassi alla cronaca nera, ai problemi mentali e cose simili, purché non rischiassi di incapparci pure io. Non ho mai fatto male a nessuno, ma quando stavo malissimo, in quegli anni, specialmente per paura che mio zio tornasse a farmi male una volta rimesso, mi interessai sempre più alle armi, ed al coraggio per farmi giustizia da sola (anche da piccola mi piacevano un sacco le lame e i forconi, ma lo facevo più per "scherzare"). Pensavo così di vendicarmi, ma nello stesso tempo piangevo perché avrei peggiorato anche le cose, o che non ce l'avrei mai fatta perché "cattiva" non ero, almeno non fino a uccidere qualcuno. Forse ora a leggere queste cose vi sembra una roba folle, ma rendetevi conto che ero minorenne, nemmeno 15 anni, e mio zio mi faceva cose contro la mia volontà, tirandomi ogni volta via dal letto, per spogliarmi e legarmi (e picchiarmi con la cintura se fiatavo), e oltre a questo, ero non poco frequentemente picchiata dagli altri (più di due schiaffi anche per scemenze) o offesa con termini gradevoli come "Down" o "Una che deve essere picchiata come i muli" o "Una che non sa fare una o col culo" (cioè una che non sa fare un cazzo nella sua vita). A casa, così, a scuola, bulletti che mi tiravano addosso gomme o mi facevano cose umilianti alle mie cose o addosso a me (come tentare di toccarmi le mutande di mia zia prese perché eravamo in periodo nero e mia sorella, allargando le mie stesse mutande, me le aveva ormai rovinate). Io non ce la facevo più. La vita spensierata di una volta, quelle colline, quei monti di neve ormai offuscati dalle memorie del tempo andato, mi mancavano terribilmente, così come mi mancava tornare ai miei piaceri considerati "morbosi" o "esagerati" come far finta di vedere una persona davanti a me sul bus (quando lo raccontai mi rivelarono che la supplente si terrorizzò così tanto che disse che dovevo essere curata per questo: mi cascò di nuovo il mondo addosso). Combattuta fra questi stress, il trauma subito, la paura di venir ripresa delle poche cose che mi davano gioia, ed il voler qualche amico che mi trattasse come un fratello/sorella (con la mia biologica era più botte e botte tutti i giorni, ci tiravamo anche i bastoni di ferro), volevo farla finita. Non di certo mi tagliavo, ma pensavo piuttosto di cadere dalle scale, come un pupazzo senza vita, cosa che ero effettivamente: non dormivo molto, e litigavo spesso con tutti, ero confusa tra stanchezza e bassa autostima, rotture di rapporti e affetti, e nulla mi era più stabile ormai. Non credevo nemmeno che avrei trovato un qualche amore, o amicizia vera che desideravo più di ogni cosa. Non accadde mai che arrivai a quel tragico punto, ma perché ho sempre creduto in una strana speranza, non volevo abbandonare tutte le mie gioie, i miei ricordi: questo grazie al pensiero della Morte stessa, che mi faceva pensare che avrei dovuto tenere duro, anche a costo di sembrare io stessa un morto. (in un mio sogno una volta ero davanti ad uno specchio, ed avevo un aspetto affamato e orbite vuote)
Poi verso i 17 anni cambiò tutto ancora. Ero sempre triste sì, causa di ricordi incancellabili, ma cominciavo ad uscire e conobbi, seppur sempre di passaggio, gente che mi criticava meno. Poi vennero le rotture sentimentali, e continue fughe, solo per vedere se ancora quella parte di me che arrischiava era ancora viva.
Ancora adesso però, la Morte mi accompagna, e la vedo in ogni cosa, in ogni mio pensiero, così come nei sogni, o nei racconti, o nelle cose che più mi piacciono. Cerco ad ogni modo di fare del mio meglio per andare avanti, per stare meglio con me stessa anche se facile non è, ma quella che feci da piccola è come una promessa mortale: slegarla non si può, altrimenti pure il mio stesso animale, sognato assieme, si allontanerebbe da me, finendo per non ispirarmi più.
Ho detto anche troppo, ma voglio dire di più, perché penso che la gente si debba dare una svegliata e capire che noi "sfigati" non siamo poi così diversi da loro e da altri. Questa stessa Morte e il mio Cervo mi dicono che se sono ancora in vita è per portare certi messaggi, che siano alla mia prole o no. Mi parlano, sono come muse o demoni, chiamateli come vi pare, ma mi accompagnano da una vita, sono loro in me, fanno parte di me, e lo saranno finché avrò spoglie vive su questa Terra.

30 marzo 2018

Alice Treeman - Storia Passata Onirica Di Un Ipotetico Stupro

Un'altra vecchia storia stramba, probabilmente la mia prima fanfiction su artisti reali.

In realtà, è da tantissimi anni che la volevo pubblicare, ma che la lascia invece a riempirsi di polvere per due semplicissimi motivi. Uno, che era scritta non esteticamente molto bene, e secondo motivo, che non volevo mostrarla, dopo appena i primi capitoli, a qualcuno, nemmeno a chi me la chiese.
Sì, perché questa specie di fanfiction, nacque su richiesta sul mio primo e vecchissimo account di Deviantart. Questo utente sapeva che scrivevo storielle e che facevo disegni di tipo erotico, così un giorno mi scrisse di inventare per lui un racconto con protagonisti una certa Alice e del suo erotico incontro in un circo con la rockstar Joey Jordison. Non mi chiese altro, quindi mi lasciò la più totale libertà nell'esprimere le fantasie possibili. Ma da un semplice raccontino, divenne un vero e proprio romanzo senza finale scritto. Un'idea che avevo cominciato a raccontare nel mio quaderno col gatto nel prato stampato sopra (truccato da mia sorella con tanto di ciglioni e rossetto nero), nelle noiose ore di scuola superiore. Doveva essere solo una fantasia erotica, ma io aggiunsi moltissimi particolari che con l'idea iniziale poco avevano a che fare, diventando più come sempre una cosa mia personale, dove sfogare tutti i miei pensieri e sogni. Alla fine, quel racconto non arrivò mai al richiedente, come detto, perché un po' perché mi stufai, un po' perché non avevo messo quasi niente di così spinto da soddisfare lui o lei che fosse. Non lo mostrai nemmeno alla classe (tranne per una ex amica di passaggio, ma lesse solo i primi capitoli) ne' ovviamente alla mia famiglia (che manco si interessava ai miei disegni, figuriamoci). Non ha nemmeno un finale, anche se ricordo abbastanza in modo nitido come sarebbe andata a finire per i personaggi.
Perché lo posto? Perché tutti noi amanti delle storie, abbiamo avuto i nostri piccoli orrori di scrittura. Non reputo infatti questo manoscritto chissà che cosa, ma ci son affezionata lo stesso perché come sempre faccio, nelle mie opere metto sempre molto di me. Quindi vi lascio leggere ciò, senza che badiate troppo alla grammatica, ma presentandovi anche alcuni aspetti importanti, poiché credo che la storia non sia di facile interpretazione, e non solo perché ho un modo tutto personale di raccontare.

1. Purtroppo i precedenti capitoli, che scrissi a parte in un taccuino, son andati persi. Ma ricordo perfettamente che la protagonista, Alice, era una ragazzina diciassettenne pallida, dal lungo vestito rosso (allegoria dell'eros), che era scappata dall'orfanotrofio, con solo in braccio una scatola segreta di sua nonna: essa sarebbe finita così, attraverso fughe di autostop e cadute dentro pozzi ghiacciati, in un circo, dove avrebbe assistito ad un sensuale spettacolo di due (ispirate) rockstare famose. Così, per non farsi riacciuffare, finisce per nascondersi da una certa famiglia TreeMan, e finendo per passare una serata dolce con l'artista dello show Nathan. Della notte non scrissi niente: Alice si svegliò il mattino dopo frastornata e con tutto un viavai animato di gente che parlava di lei.

2. Non conoscevo EFP, ne' sapevo di queste fanfiction (almeno, non ero proprio dentro quel mondo) perché avevo sempre scritto cose di assoluta mia inventiva: inoltre ero più timida di allora, e non avevo il coraggio di mostrare certe cose, poi scritte in modo abbastanza mediocre. Non sapevo nemmeno della moda di raccontare stupri (pensare che credevo a poco tempo fa che fosse una cosa recente) come se fossero una cosa da niente. E' vero che qui tale personaggio famoso viene ripreso, ma si discosta parecchio da quello originale, per poi venir buttato via come un foglio stracciato nei capitoli dopo (quindi si capisce perché alla fine non mandai proprio nulla a chi voleva che scrivessi qualcosa di erotico su di lui con questa Alice), perché come già dissi, io fui vittima di abuso (fortunatamente non gravissimo, ma posso confermare che ancora oggi mi si ripercuote nei ricordi e che mi abbia provocato non pochi traumi e problemi). Il fatto ancora più importante però, è che questo Nathan non è davvero uno stupratore, ma un uomo di una certa età (insomma, tutto un altro personaggio!) innamorato di questa giovanissima protagonista. Nulla scrissi di uno stupro affermato, ma piuttosto di qualcosa che c'è stato e che non si sa se è stato un bel sogno, diventato triste realtà (pedofilia in primis). Tutto ciò alla fine è collegato a quel che ho sentito io quando mi accade una cosa ben peggiore. E nemmeno la protagonista è paragonabile a quelle migliaia di Hope dei pseudo-racconti: lei è inquietante, ha problemi, fugge, è come smarrita e quasi sulla pazzia. Ed appena scoperto che il suo "amore" tiene ancora al suo collega sentimentalmente, non lo saluta nemmeno: decide di fare così una sorta di ennesima fuga con l'amica trovata, facendola partecipe del suo stato mentale considerato "instabile".
Alice, questa Alice, non sta bene, fa pena. Così come fa una certa pena Nathan, schiavo passivo della sua maschera da "rockstare maledetta". Così come fa pena Emily, accecata dalla gelosia, e come Johnson, anziano che ormai vuole solo cercare di vivere i suoi ultimi giorni senza più tragedie.

3. Non sapevo infatti, ahimè, come funzionassero le cose in termini legali, ma non avendo qualcosa che potesse soddisfare le mie domande su certe leggi, ho lasciato campare per aria quel fattore. Ribadisco, è diventata alla fine una storia più mia che per altri, quindi non davo molto peso a queste cose, messe solo perché beh, detestavo molte leggi ai tempi, gli assistenti sociali, ecc: quindi più mettevo questi in cattiva luce più stavo bene. Oh, ero minorenne, qualche screzio ci stava.

4. Rileggendola, dopo tanto tempo e così accuratamente, mi sono accorta di averci fatto inconsciamente molti collegamenti con uno dei miei racconti preferiti (nonché film della Disney ma non solo): Alice nel Paese delle Meraviglie. L'utente non aveva certo chiesto questo, eppure pensai sempre a Alice Liddell. Posso dire che una cosa simile è accaduta sempre involontariamente, per il mio futuro personaggio dal nome variato: Alicia. Quest'ultima, aveva anche il riferimento ai conigli che rappresentano sia l'amore che la morte, addirittura, al passaggio tra la vita reale e il lungo sonno. Inoltre, anche un altro tema, ancora più ombroso e tragico, collega sia Alicia e questa Alice, che vedrete a fine blog, dove racconterò il finale, e quindi lo stesso quasi per tutte e due.

5. Cosa assai curiosa ancora, fu che il personaggio Danny, inventato del tutto da me (nome preso da un mio ex conoscente, ma senza ispirarmi su altro di suo), stava quasi prendendo il posto del protagonista. Quasi era il mio modello immaginario di "fidanzato" ideale (ahimè mai incontrato fino ad ora). Non somigliava a nessuno in particolare, anche se un'idea, può farvene, caratterialmente ma anche quasi finisicamente, al ragazzo protagonista del bellissimo film horror/fantastico "Dolls" del 1987, di Yuzna: il film comunque, lo vidi per la prima volta molti anni dopo, quindi non basatevi troppo sul modello citato. Danny aveva lunghi capelli rossicci, pelle pallida, indossava una camicetta a quadretti ed un cappello chiaro che ricordava molto i cowboy e i contadini (giuro, me lo immaginavo così) ma certe volte si vestiva in modo elegante, con tanto di capello a cilindro.

6. I capitoli sono brevi uno per uno, ma non perché fossi pigra, ma per scelta estetica della stesura sui fogli. Inoltre pensavo che sarebbe stata una cosa breve, quindi ancora meno peso ci avrei dato. Ma negli anni dopo, ogni tanto, tornando sul racconto, finii per aggiungere gran parte degli elementi mancanti alla narrazione (che erano già nella mia testa). E poi, gli orari di scuola non è che ti lascino molto relax, vi faccio presente. Ma già aver messo tutti questi dettagli all'idea iniziale dovrebbe farvi capire che fantasie mi si creavano nella testa al tempo.

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"Ora ti spiego meglio come stanno le cose le cose"
Alice la fissò col suo sguardo penetrante.
"Vent'anni fa io e lui, ecco... Una sera ci incontrammo nel backstage di un suo concerto e... Sai, ci divertimmo un po'... Solo che io me ne innamorai all'istante... All'inizio non glielo dissi subito ma a causa di alcune circostanze, lui lo capì e io dissi la verità... Da quella volta mi tenne le distanze e mi parlò poco..." 
Emily ansimò.
"E quindi, che c'entro io?" sbuffò Alice.
"Ti ha usata, come ha usato me in passato, e non voglio assolutamente che tu soffra ancora."
"Io non sto affatto soffrendo" sbigottì Alice.
"Ma soffrirai! Ora sei ancora piccola per capirlo, ma lui ha abusato di te! Non è vero amore, Alice! E' perversione!"
"Allora mi piace" sussurrò Alice.
"Ti piace ma poi finirai per star male!" gridò Emily.
"E tu che ne sai... Io non sono te"
"La storia è sempre la stessa, Alice"
"Sei solo invidiosa"
"No, Alice, credimi, quello che hai provato è poco rispetto a quello che feci io in passato..."
Esitò.
"Certo, magari tu ti sei emozionata un po' di più" disse poi Emily amareggiata.
"Appunto."
"E poi lui ha quarant'anni, Alice! Ti usa, il suo non è amore, lo capisci questo?"
"Ma il mio sì"
"E quando poi lui morirà? Cosa farai?"
"Morirò con lui anch'io" disse decisa Alice.

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Nathan si sentì morire. Perché soffriva così tanto per quella ragazzina che non conosceva nemmeno? E non bastò solo questo: anche lo spettacolo rischiava di andare in fumo. Mancano solo tre giorni ed Alice non l'avrebbe più rivista. Impossibile, non può esistere: lui quarantenne innamorato di una ragazzina!
Mr P. si stropicciava la faccia o batteva i pugni sul muro:" Dannazione, Nathan, ma che ti è saltato in testa? Sei diventato matto? Manco fosse una groupie quella lì! E' così piccola! E tu cosa fai? Cosa fai? Te la scopi a sangue!" urlò.
"Non l'ho scopata." disse Nathan.
"Ah sì?" chiese P con gli occhi fuori dalle orbite.
"Ci siamo divertiti un po'... Nulla di male"
"MA LEI LO VOLEVA? Cristo santo Nathan, potrebbero farti causa di pedofilia!"
"No, no, no... Non lo farebbe mai Alice..."
"Ma gli altri sì! La gente ci guadagna, cazzo!"
"Non me ne fotte nulla" disse Nathan serio.
"Sai che se anche fosse veramente 'colpita' dai tuoi giochetti, non la vedresti più? Non vi vedreste mai più, mai più! Perché se non te ne fossi accorto, è in custodia ad Emily, la tua ex!"
"Alice non è Emily e pensa col suo cervello"
"Già, e tu invece hai pensato al suo corpo e non al suo povero cuore tormentato!"
"Fanculo, Joseph" rispose Nathan.
"No, tu ti dovresti mandare a quel paese!..."
P finì la frase mentre uscì dalla stanza:" Anzi, all'inferno!".
E sbattè la porta dietro a sè.

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"Qualcosa bisogna pur fare" disse Mr Johnson.
"Siete esagerati" disse Danny. "Io non ti avrei mai fatto toccare da un depravato" disse Mr Johnson.
"Quell'uomo è senza dignità" disse Emily.
"Bastava tenerlo lontano" disse Danny.
"Se, e s'è visto" disse Emily.
"Il fatto è che è ancora giovane, ingenua ed inesperta" sospirò Mr Johnson.
"Voglio far causa a quel bastardo" disse Emily.
"Tu la vuoi rovinare, Alice" disse Danny.
"No, io la voglio proteggere"
"Nel modo tuo del cazzo. La farai soffrire più di prima... Solo perché vedi male quel tizio per una tua vecchia storia!" urlò Danny.
Emily sibilò a Danny:" Tu non capisci. Quell'uomo è un demonio, Danny!"
"E tu che ne sai se lo è anche con lei?"
"Andiamo, è piccolina" disse Mr Johnson, che faticava a seguire l'animata discussione.
"E poi voi sapete benissimo che è all'oscuro della verità".
Emily divenne paonazza.
Danny urlò:" Quale verità?"
Emily lo squadrò e le venne il magone. Johnson parlò:" Danny, tu sai che mia sorella, tua madre, ti portò ad un collegio e il giorno dopo morì"
Danny fissò il pavimento con la bocca storta.
"Noi ti prendemmo... E ci inventammo tutto: tua madre era una prostituta e morì dopo la nascita di Alice". Emily, col trucco sciolto aggiunse:" Alice è tua sorella, Danny."

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Danny passò tutto il giorno in camera sua spaccando tutto ciò che si trovava tra le mani.
Emily aveva delle crisi di pianto e sveniva spesso.
Johnson rimaneva sul divano a fissare il soffitto.
La situazione era insostenibile e i clienti si lamentavano di continuo.
Nathan, P e tutti gli altri preparavano carte per una possibile causa legale.
"Tanto per fare soldi".
Alice era muta come un pesce e si muoveva poco, mangiava poco, dormiva poco.
Andava per il parco cascando spesso, con Emily che la rincorreva disperata.
"Ecco l'inferno" pensava Alice.
"Quello là t'ha davvero rovinata" disse Emily.
"E' tutta colpa mia, Alice, non avrei dovuto lasciarti da sola"
Emily pianse abbracciata ad Alice.
Alice sembrava una bambola di cera.
"No, Emily... Era destino."
Emily sbiancò; cominciò ad avere molta paura di Alice, adesso.
"No, è stata colpa mia, Alice" disse tutto in un fiato Emily, col viso tremante.
"Emily... Per favore, lasciami con Nathan... Fammi pure causa, fai pure che la facciano a Nathan, ma lasciami sola con lui..." sospirò con occhi chiusi.
"In fondo tra una settimana compio già diciott'anni"
Emily sorrise e le sue guance divennero rosa.
Abbracciò più forte Alice.

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Il manager di Nathan era molto ansioso.
"Ci ricaveremo sicuramente qualcosa di positivo in questa storia, te l'assicuro, ma la prossima volta ti terrò d'occhio". Nathan sbuffò.
"Fammi indovinare, i soldi?" chiese poi.
"Ma è ovvio. E più fama" sorrise il manager.
"Mi prendi in giro? Io non l'ho violentata, Alice".
"Lo so, Nathan, ma la stampa ci ricamerà sopra"
"Fanculo la stampa, voglio essere lasciato in pace... Con la mia Alice".
"Come? E le groupies?"
"Mandale da qualcun altro"
"Ma che dici? Sei diventato matto?"
"No! No! No! Io sono solo... Solo..."
"Solo... Cosa?" chiese il manager.
"Innamorato" tirò tutto d'un fiato Nathan.
"Nathan, ti rendi conto di cos'hai appena detto?"
"Senti, sono stufo, manager, molto stufo."
"Non posso farci niente"
"Io sì, e non voglio casini: ho uno show in programma stasera"
"Tranquillo, dal giudice ci andremo la settimana prossima, il tempo di"
"Non si farà" disse.
"Cristo, sei davvero diventato pazzo!"
"Non voglio farlo, punto-e-basta".
"Andiamo, sii maturo, vedrai che tutto si risolverà e ce ne andremo via"
"Io non voglio andar via" finì Nathan.

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Al lunapark la gente protestava di più, sopratutto quelli che avevan pagato il biglietto in anticipo.
"Emily, non si può rimandare" disse Danny alla finestra, questa volta più calmo.
"Vado a parlare con quella gente" finì.
Johnson la seguì. "Aspetta, vengo con te".
Emily invece andò in camera con Alice.
"Non c'è bisogno che tu mi stia accanto"
Emily fece un viso stranito.
"Alice, sei strana... Perché non vuoi capire, lo faccio per il tuo bene"
"No, non è vero".
Alice aveva uno sguardo inquietante.
"Dio, Alice, ragiona: quel tizio non devi mai più vederlo... Credimi, è la cosa più giusta da fare per la tua salvezza e salute"
"Non fare l'intellettuale citando Dante e la Bibbia, per favore" disse Alice.
"Senti, Alice, tu dal giudice ci andrai eccome, con o senza il tuo consenso"
"Se mi vuoi bene lasciami libera"
"Io voglio la tua libertà, Alice... Ma se è successo tutto questo è per colpa mia e devo rimediare a tutto il casino"
"Perché? Perché non puoi lasciare tutto com'è?"
"Perché ho paura per te"
"Superala"
Emily sospirò.
"E poi non sono solo io, Alice... Quell'uomo è famoso e ciò che ha fatto non passa inosservato"

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"Ora ti lascio per un paio d'ore" disse Emily.
Emily raggiunse Johnson e Danny piangente.
"Perché non m'avete detto la verità?" gridò Danny.
"Danny, non sapevamo che dirti..."
"Meglio la verità che dire che era morta!" urlò Danny.
"Andiamo, Danny, tutti sbagliano" disse Johnson.
"Mi fate schifo" disse Danny, sputando per terra.
"E al Tribunale parlerò male di voi!"
Emily e Johnson impallidirono disperati.
"E Alice me la porterò via con me!"
Danny scappò dal Lunapark vagando per i campi e urlando isterico al cielo.
"Perché mi hai fatto nascere, puttana!"
Pianse, pianse e pianse ancora a singhiozzi.
Emily e Johnson dovettero ridare i soldi in mezzo alla folla infuriata.
"Piano, piano, uno alla volta!" gridò Johnson.
In mezzo alla folla, un terzetto di amici goth chiacchieravano. "Ma perché saltano lo show di stasera?" chiese un ragazzo con un ciuffo al lato sinistro e t-shirt viola.
"Casini legali, credo" rispose la ragazza dai capelli fucsia e grigi, Stefy.
"Qualcuno dice che Nathan abbia violentato una del backstage" disse il ragazzo coi capelli grigi e bianchi lunghi.
"Non ci posso credere" disse Ste. "E' una montatura, vedrai" disse il ragazzo 'skunkie'.
"Non mi farebbe piacere se fosse vero" disse Ste.
"Scusate, sapete se è vero o no? chiese loro un uomo.
Ste rispose:" Non vogliamo nemmeno saperlo"
L'uomo sorrise.

38
Alice tastò il suo corpo in cerca del suo peluche a cerbiatto. "Nonna... Nonna" sussurrò Alice, sperando in un'illusione piacevole.
Si strusciò verso destra per prendere la sua scatolina. "E' destino" disse, e l'aprì.
Oltre alle manette col pelo nero mancanti (prese per prova al Tribunale) c'erano un tubetto spray alla panna, al cioccolato ed un vestito da coniglietta Playboy.
Strinse a sé la scatola:" Stronzi... Siete dei mostri, ecco cosa: nemmeno il tempo di provare tutta questa meraviglia erotica"
La tristezza l'assalse più tormentata di prima. "Voglio che finisca tutto questo... Voglio una famiglia... Voglio essere libera... Il mondo mi ama... Perché lo volete uccidere? Perché volete condannarmi alla sofferenza? Perché volete decidere tutto voi? Di cosa avete paura, maledetti!" urlò poi Alice.
"Io amo Nathan e se mi amate voi davvero dovete accettarlo, razza di dogmatici!"
Alice si sfiorò la vulva. "Nathan, ti prego, dovunque tu vada, portami con te".
S'addormentò. Tutto intorno a sè nel sogno si riempì di acqua di mare. Grossi pesci arcaici e mostruosi le risero vicinissimi. 
Poi l'acqua scomparve e ci furono buio e luce alternati. Lei cadette in quel vortice. 
Poi si fermò nell'aria. Un gemito riecheggiò nella sua testa. "Mamma" fece quella voce.
Alice si risvegliò. Era di nuovo mezzanotte.

39
Mister P stava bevendo il whisky di Nathan. "Fanculo, J". Intanto un uomo entrò.
"Tranquillo, Joseph, sistemerò tutto io" e sorrise. L'uomo era il loro avvocato, mister Fox.
Fox parlò in una stanza col manager.
"Allora, che cosa pensa di fare" disse il manager, massaggiandosi le mani, il viso ed il collo.
"Semplice, diremo che Nathan era ubriaco al momento dello stupro e che quindi era incolume al momento del terribile fatto".
Il manager annuì. "Con questa descrizione siamo salvi. Il problema è Alice. Non voglio che dica che era sobria, altrimenti ci rimetteremmo e passeremmo come bugiardi, visto che nessuno sa ancora come stanno le cose".
"E così Alice verrà mandata dagli assistenti sociali, però. Potrebbe passare per terribilmente scioccata o autistica disse il manager.
"Alice sarà allora in buone mani, i Treeman saranno più liberi e i tuoi artisti non avranno più casini e saranno considerati incolumi al fatto" disse sorridente Fox.
"Ci devo pensare" disse il manager.
"Tanto Nathan ha molto alcool in corpo" disse Fox.
"Ma povera ragazzina, però" sospirò il manager.
"E' la soluzione migliore, al momento"-"Nathan dovrà pagarla lo stesso, ma io farò in modo che Alice se ne stia lontana e basta"
Fox si sentì molto appagato.

40
P corse a perdifiato da Nathan.
"J! J! Non crederai a ciò che ho sentito!"
Passarono alcuni minuti e Nathan divenne più pallido di quel che era.
"Non possono fare questo! Preferisco andare in prigione allora! Alice parlerà invece! E dirà che non l'avevo violentata quella notte!"
"Cosa le faranno poi per farla zittire?" chiese Nathan.
"Non lo so!" gridò Joseph.
"Maledetti! Maledetti stronzi! La mia Alice!"
Nathan si diresse frettolosamente verso la porta. "Che fai?" chiese Joseph allarmato.
"Vado a salvarla" disse Nathan ansioso.
Era quasi mezzanotte. Il manager stava uscendo dal palazzo sorridente. Anche Mr Fox uscì. Nathan si nascose, dietro un albero. S'avvicinò alla faccia di Fox e lo picchiò nello stomaco. 
"Brutta testa di cazzo, cosa vuoi fare ad Alice, eh?" urlò Nathan.
"Ehi, calmo! Sono il tuo avvocato!"
"Un avvocato di merda, ecco cosa sei"
Nathan digrignò i denti e fissò Fox.
"Sono l'avvocato che ti leverà dai casini, ecco cosa sono invece..."
Nathan lo ributtò giù per terra.
"Tu prova a farle del male e io t'ammazzo".
"Gentile da parte tua" ironizzò Fox.
"Va' all'inferno" sputò Nathan.
Mr Fox s'alzò ancora dolorante dall'erba.
Nathan invece si diresse verso un albero. E ci saltò sopra senza provare fatica.

41
Un battito forte percosse il vetro della finestra di Alice.
Alice aveva il cuore palpitante, ma andò subito alla finestra. "Nathan?" sussurrò Alice.
"Sì, ma rimango qui sopra". Alice sorrise.
"Attento a non cadere" ridacchiò Alice.
"Mi piace la tua risata, però devo dirti una cosa importante"
"Dimmi, Nathan" disse curiosa Alice.
"Il mio avvocato sta complottando di farti stare zitta al processo. Non so cosa ti voglia fare, ma stai attenta". Alice sfiorò la mano di Nathan.
"Tranquillo, sarò prudente... E quando compirò diciottanni tra una settimana tornerò da te".
Nathan sfoderò un sorriso. "Tra una settimana? Cristo, è quasi grottesco: ti rompono le palle il giorno prima del tuo compleanno... Che deficienti..."
"Già, Nathan."
Alice strinse a sè il peluche.
"Nathan, ti presto il mio cuscino... E la mia coperta... Stai vicino a me per favore"
Alice così fece come disse e Nathan pensò al fatto di dormire lì.
"Tanto non ti vedranno" disse Alice.
"No, Alice... Sarà per un'altra volta" disse Nathan restituendole cuscino e coperte.
"Te ne vai via?" chiese Alice, un po' triste.
Nathan poggiò le sue labbra su quelle di Alice e le sfiorò i lunghi capelli platino.
"Ciao, Alice" sussurrò eccitato Nathan.
"Nathan, aspetta... Quale sarà la prossima volta?". Nathan pensò.
"Quando faremo l'amore".

42
Era il penultimo giorno dello show e mancavano sei giorni al processo, ma Nathan sarebbe rimasto lo stesso al lunapark. "Ma perché aspettare così tanto?" sbofonchiò P. "Ci guadagnano con le cause senza fine" rispose Nathan col mezzo sorriso. Pensò ad Alice. Pensò a quelli che le disse, che l'avrebbe rivisto. Che avrebbero fatto l'amore. P lo guardò strano.
"Per fortuna questa storia finirà e ce ne andremo via da questo postaccio, Nathan." Ma Nathan non lo ascoltava più.
"Cazzo, amico, ma mi ascolti o no?" gridò P, bagnando la tovaglia col caffè.
"Scusa P... Ma ti sei sporcato" indicò Nathan i suoi boxer bianchi macchiati di caffè.
"Che cazzo ridi, Nathan? Siamo nella completa merda delle illegalità e cazzate simili!"
"P... Credimi, sono stressato anch'io..."
"No, Nathan... Tu sei diverso, sei cambiato"
"Questo lo credi tu, Joseph..."
"Nathan... Io non posso credere che ami sul serio quella ragazzina... Sei un adulto! Lei è una bambina! Tanto non potrai fare più nulla! Comandano loro, Nathan! Non la vedrai mai più! E' tutto inutile!"
"E ti ripeto che lo pensi solo tu" ribattè Nathan col viso orgoglioso.
"Basta, basta, non ti sopporto più" sbofonchiò Joseph.
"Nemmeno io: m'hai stancato" finì Nathan.

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Alice fece finalmente una colazione abbondante. Emily sedeva accanto a lei. "Alice... Perdonami... Qualunque cosa farai, avrai il mio completo appoggio." Alice pensò che mentiva a sè stessa. "Si sistemerà tutto, vedrai. Ci lasceranno in pace". Alice pensò che non sapeva la verità, ma non glielo disse perché vedeva la cosa come sua, che doveva risolvere da sola, senza l'ausilio di nessuno, dimostrando così di saperlo fare da sola. Nessuno, nemmeno chi amava, poteva metterle i piedi in capo. Era intelligente e forte e questo voleva farlo capire al mondo intero. Nessun avvocato l'avrebbe rispedita a quel maledetto collegio, facendo spendere soldi ad Emily o Johnson e soprattutto, nessuno dopo i diciotto anni l'avrebbe costretta a rimanerci imprigionata. Nessuno. Proprio nessuno. 
"Emily" chiamò Alice. "Non ti devi tormentare per il processo... Nessuno ci prenderà in giro"
Emily aveva gli occhi lucidi e non riuscendo a trattenersi, l'abbracciò una seconda volta.
"Alice... Ti voglio bene... E ho così tanta paura...". Alice si sentì un po' troppo stretta tra le sue braccia. "Devi fidarti di me... Devi appoggiare le mie scelte..." "Ti capisco, Alice... Però, mi dispiace, ma non vedrò mai bene quell'uomo"
"L'importante è che tu trovi bene me".
La strinse a sé ancora di più.

44
L'avvocato Fox si pregustò il tanto fatidico momento.
"E' fatta" disse mentre si leccò le labbra.
"Quella ragazzina sparirà e i Treeman avranno più soldi da dare al manager". Era molto eccitato.
Il manager accettò anche se a malincuore.
Tanto la stampa non dice mai la verità. Quindi anche se il suo Nathan non l'avesse stuprata davvero, nessuno ci avrebbe creduto e quindi la cosa sarebbe rimasta così. Ma non poteva accettare che il suo Nathan si fosse macchiato di tale orribile voce e fama e quindi bisognava 'diminuire' la notizia a patti.
E così appunto decisero.
E magari, Nathan avrebbe acquistato più malignità e ubriachezza molesta tipiche delle rockstar.
E Nathan è una rockstar. Maledetta.
E visto che cominciava anche a sentire il peso degli anni, doveva farsi risentire nuovamente in questo presente.
E' triste non essere più considerati.
Ed alla gente piace il morboso, non c'è alcun dubbio.
Nessuno è mai felice totalmente. Nessuno ha mai totalmente voglia di provare tutto e subito. nessuno si sente vuoto o pieno al massimo. L'inibizione c'è sempre.
E l'umanità lo sa bene.
Purtroppo.

45
Emily, tanto per cercare di far pace con Alice, si prese il giorno libero per divertirsi al lunapark con ella subito dopo pranzo. Ma Danny protestò e la sostituì. "Scusa se t'ho detto quelle brutte cose a te ed a tuo padre... E' meglio se rimani con lui... E' così... Vecchio" Danny sorrise imbarazzato.
Emily sorrise:" No, Danny... E' tutta colpa nostra... Ma spero che tu ci abbia perdonato"
Danny prese la mano di Alice.
"Non perdi mai la speranza, eh?" scherzò Danny.
"Tanto fuoco si è consumato, tante candele sono consumate e morte... Ma quella della speranza è sempre pronta ad infiammarsi".
Danny divenne bianco. Anche Alice si sentì strana.
"Lo diceva sempre nostra madre" singhiozzò.
"Vi spiegherò meglio stasera" continuò Emily.
"Okay" annuì Alice.
Danny però aveva un po' di magone.
"Non serve a nulla tenersi tutto dentro, fratellone"
"Purtroppo la scioetà non accetta individui del genere. L'uomo si vergogna ancora di piangere e di dimostrare debolezza all'umanità... Perché senza forza apparente l'uomo è vuoto, non sa da che parte stare".
"E' una cosa triste" disse Alice.
"Sì, ma per fortuna esistete voi donne. E di questo dovrei preoccuparmi, ora".
"Si va alla ruota panoramica?"
"Con estremo piacere, sorellina" disse Danny con un buffo e lesto inchino.

46
Lo show cominciò per ultimo/fu deciso di farlo finire domani/giorno ed Emily e Johnson lavorarono come non mai nella loro tormentata esistenza.
"Forse sarebbe meglio rimandare" disse Johnson, ma sua figlia pareva non ascoltarlo e sembarva anche che non volesse discussioni. "Ce la faremo, pa'".
Danny ed Alice tornarono per cena.
Ma fu una cena solo tra Treeman.
"Ormai sapete che... Vostra madre era una prostituta..." Alice li fissò senza espressione.
"Ti lasciò, o meglio, ti presero al collegio quando tu compii 9 anni e Danny 18".
"Danny lo prendemmo noi senza problemi, visto che conoscevamo la vostra madre".
"Ma Danny era maggiorenne" disse Johnson.
"Quelli ci guadagnano con te, perché hai noi, a cui i soldi non mancano" sospirò Emily. "E vogliono anche prosciugarti l'eredità di tua nonna"
"Tua nonna era molto ricca" disse Johnson.
Alice spalancò la bocca, Danny sgranò gli occhi per ciò che sentirono.
"Lavorò per parecchi ad un teatro" ansimò Emily.
"E morì in circostanze misteriose. Non si su chi avesse lasciato un'eredità"...
"Ma se l'avesse fatto, l'avrebbe lasciata a voi".

47
Era l'ultimo giorno dello show per Nathan e P.
Ma per Alice fu una rinascita, anche se non lo sapeva. Stette anche quel giorno insieme a Danny a ridere e scherzare. Danny piangeva ogni tanto, ma felice con la compagnia di lei, sua sorella. Mentre Danny comprò uno zucchero filato, una ragazza più o meno dell'età di Alice le pacchettò la spalla. "Hey, sei tu Alice Treeman?" Alice si voltò:" Come mi conosci?"
L'altra si raggelò al solo sguardo freddo di Alice.
"Sei quella che fu violentata da Nathan, no?"
Alice s'avvicinò e strappo' il giornale dalle mani dell'altra ragazza. La notizia era in prima pagina e a caratteri cubitali:" RAGAZZA MINORENNE VIOLENTATA DA ROCKSTAR DURANTE SHOW".
"Come sarebbe a dire?" si stupì Alice.
"E' su tutti i giornali" disse la prima ragazza.
"Li odio! Li odio!" sbofonchiò Alice infuriata.
"Ma davvero è successo così?" chiese la seconda tipa.
"Certo che no, non dovete crederci assolutamente! E' tutta una menzogna!"
Danny la guardò malinconico, e lei si mise tra le sue braccia a singhiozzare.
"Perché? Perché fanno questo? pianse Alice.
"Sorellina, sii forte e non smettere di sperare" sussurrò Danny con una lacrima che scendeva dal suo occhio sinistro "Sii forte".
Le due ragazze s'allontanarono tristi.
"Povera ragazza" disse la prima. "Spero che quella notizia non sia vera" disse la seconda.
"Non è vera" disse la prima gettando il giornale con rabbia in un cestino.

48
Alice si risvegliò alle undici di mattina. Tutto lo staff dello spettacolo si preparava per la partenza. "Mancano quattro giorni" disse il signor Johnson.
"Sì, ma prima sistemiamo, meglio è" disse Emily.
In effetti, dopo la notizia sui giornali la gente cominciava a sfottere l'intera compagnia: tendoni strappati, oggetti ed animali rubati.
"Credimi, in realtà sono davvero sfinita" aggiunse Emily.
"E pensare doveva essere uno spettacolo di soli tre giorni e fine..." disse Johnson. "Ma mi sembra passata un'infinità di giorni da quando abbiamo visto Alice" ansimò.
"La nostra Alice" aggiunse Danny.
Johnson ed Emily voltarono lo sguardo: Alice e Danny s'erano appena svegliati.
"Vi perdoniamo" disse Danny, abbracciando Alice.
Johnson aveva l'espressione imbambolata ed Emily si stava per tappare la bocca, con gli occhi luccicanti. "Per noi adesso siete degli zii" disse Danny.
Emily abbracciò sia Danny che Alice. "Zia Emily?" fece contenta Alice.
"Oh Alice; mi vuoi così bene! Vedrai che faremo qualcosa per tenerti con noi!"
Alice s'incupì:" Zia Emily... Ne sei proprio così sicura?"
Emily guardò nel vuoto, col viso arrossato.
"Non potranno mai: prima del processo non ti porteranno in nessun istituto e dopo sei libera, lo sai."
"Che non andrò in nessun istituto ci credo poco, comunque sia sono contenta... Ma Nathan?"

49
"Se tu non fossi andato con quella lì" -pensò Mr P-" Questo casino non sarebbe successo!"
Mr P aveva dormito in salotto, perché era ancora furioso per la litigata con Nathan.
Nathan gli apparì sulla porta.
"Sparisci" disse P.
"Vi amo tutt'e due..." sussurrò Nathan.
"... Ma adesso sono preoccupato per lei."
"Sei ridicolo, Nathan... Te la vuoi portare dietro per caso? Lei sta con i Treeman, lo sai... E tu hai la tua vita da musicista: è impossibile"
"Verrà con me infatti: e non sarà mai lontana da loro, i Treeman".
Mr P si tappò gli occhi col cuscino.
"Fai come vuoi, io non ci metto più bocca." sbofonchiò Mr P.
Nathan camminò lentamente verso il centro del salottino, strascicando i piedi scalzi. S'appoggiò allo schienale con i gomiti e i suoi capelli cascarono sulla t-shirt di P.
Al che Nathan sporse il capo e con le mani alzò il lembo del cuscino; sopra la faccia di P; di poco sotto il nado; e ci posò le sue labbra per qualche minuto.
"Io però sì" sorrise poi Nathan.
Mr P sbuccò e Nathan stette immobile.
All'improvviso, P buttò il cuscino per terra e baciò Nathan. Socchiusero gli occhi.

50
"Mi dispiace per la tua situazione"
Disse una voce femminile alle spalle di Alice.
"La tua pietà mi serve a ben poco se non puoi aiutarmi" rispose Alice senza voltarsi verso quella voce.
"Beh, so che non è vero che sei stata... Stata"
Alice non si voltò ancora:" Violentata. E come ne sei certa?"
"Perché ti ho vista ieri"
Alice sgranò gli occhi e finalmente si voltò: era davvero una delle due ragazze incontrate ieri sera!
"Il mio nome è Stefania, piacere... Alice vero?"
Alice annuì. "Sembri speciale, Stefania".
"In senso positivo o negativo lo intendi?"
"Nessun dei due. Lo sento e basta. Io non giudico."
Stefania si stupì:" Che tipo che sei anche tu!"
Alice sorrise. Poi sorrise Stefania.
"Se ti aiuto diventerai mia amica?" chiede ella.
"Se sei sicura di farcela..." ironizzò alice.
Ella si voltò verso il cielo intravisto da uno spiraglio attraverso un salice piangente in cui stava al fresco lei stessa.
"Ti piace tanto quel musicista, eh?"
Alice fissò la foglia di un ramo cadere.
Una lacrima luccicò e bagnò la foglia.
Un singhiozzo silenzioso.
"Alice... Piangi di gioia?" domandò Stefania preoccupata, avvicinandosi per vederla meglio.
"Forse" sussurrò Alice.
Poi l'abbracciò al collo.
"Ho paura di perdere tutte le gioie trovate"
Stefania fissò la luce sopra sè.
"Non aver paura, Alice".

51
Emily osservò Alice da lontano.
"Ha trovato una nuova amica, sembra"
Johnson sorrise. "E' un bene, Emily"
Emily sospirò "Non so, volevo essere io la sua preferita" Johnson sorrise ancora.
"Naturale, figlia mia. Ma forse per Alice è più utile una coetanea. Del resto ha bisogno di sfogarsi, vista la situazione snervante." Emily gli dette ragione.
"Non so, è che non mi fido di quello lì"
Johnson corrucciò la fronte: i suoi occhi oliva brillarono quasi come quelli della figlia.
"E' sotto vigilanza" disse Johnson.
Emily aprì la bocca.
"Non ci sono alibi per Nathan: e sono state trovate tracce di sperma sul vestito rosso di Alice"
Emily rimase sconcertata e chiuse gli occhi.
"Tra poco le faranno degli esami ginecologici per verificare tutto ciò."
Johnson spense la sua sigaretta.
"Ma ho un buon avvocato. Ed Alice sa la verità: io non credo che sia stata violentata da quel tipo."
"Quindi è tutta una messinscena per il guadagno e la fama" finì Johnson.
"Se la merita in fondo" disse Emily.
"Ma da che parte stai?" chiese Johnson, voltandosi verso Emily sorpresa.

52
"E che intendi fare allora?" chiese Stefania.
Era quasi mezzogiorno.
"Per ora nulla. So che mi faranno degli esami."
"Capisco" annuì Stefania.
"Ho paura di Mr Fox: ho saputo che vuol farmi qualcosa di brutto"
Stefania la prese per le spalle e la guardò in faccia:" Non ti farà proprio niente, perché ci sarò qua io con te a proteggerti". 
"Come se fossi da sola" sospirò Alice.
"Un momento... E se facesse qualcosa al tuo Nathan?" gridò Stefania.
"E' abbastanza grande da difendersi da solo" sorrise Alice.
"Sì, ma Fox potrebbe anche avvelenarlo!"
Alice corrucciò la fronte e fissò i sassi.
"Se ci prova quel bastardo lo ammazzo. Però non credo che farebbe così."
"E cosa farà secondo te?" chiese Stefania.
"Non lo so... Odio pensarlo. Ma so che colpirebbe me. Certo, potrebbe anche far del male a Nathan, ma poi arriverebbero a lui e non vedo cosa ci guadagnerebbe..."
Stefania riflettè un attimo. "Quindi se tu sei controllata e Nathan è la sua macchina di fama e soldi maledetta..."
"Lui non è una macchina di fama e soldi maledetta: lui è il mio amore".
"Beh, io ti starò vicina ugualmente"
"Grazie" sorrise Alice.

53
Quella sera Alice fece dormire con sé Stefania.
"Appena quei tre dormiranno tu vai, okay?"
Alice annuì. Per fortuna riuscirono a mettersi in contatto col cellulare, lei e Stefania.
Alice corse a perdifiato.
Salì su un abete, fino ad arrivare al piano non sorvegliato dalla polizia al buio.
La finestra era socchiusa.
Alice quasi si schiacciò sul vetro.
Vide Nathan sdraiato di schiena.
Provò a bussare sul vetro della finestra, sempre col viso vicinissimo.
Ma chi le apparve non fu Nathan.
Lo riconoscette subito: era quel ragazzo mascherato da donna che ballò con Nathan agli show. In quell'istante, sia Alice che P, il ragazzo appena riconosciuto da lei, cadettero giù dalla sorpresa. P sul pavimento, Alice quasi dall'albero, attaccata con un solo braccio ad un ramo.
"Aiutooo" sussurrò ansimante.
P si rialzò di scatto e svegliò senza volerlo Nathan:" cristo, afferrala!" gridò.
Joseph la tirò su con le sue forze, ma anche Nathan lo prese dietro. Alice salì su.
Nathan si coprì con la vestaglia ma P era completamente nudo, e seduto a terra.
"Tu... Tu... Hai fatto sesso..." balbettò Alice.
"E' il mio amante, Alice. cioè" spiegò Nathan. P cercò di non sentirsi osservato.

56
"Perché non vedi di buon'occhio Nathan?" chiese Johnson.
"Lo sai perché." rispose Emily.
"No, intendo per Alice" ribattè Johnson.
"Vedi, te lo sto dicendo ora... E non interrompermi ti prego, non te l'ho mai detto ma Nathan, quando stava con me... Ecco, a volte andava a comprarmi qualche droga allucinogena. E' per questo che ci siamo lasciati, papà."
Johnson non riuscì a pensare.
"Quindi tu credi... Che l'abbia drogata?"
Emily esitò.
"Alice non ricorda niente: quindi potrebbe anche essere così. Magari la polizia le trova lo stupefacente nel sangue."
"E così Nathan sarebbe davvero colpevole"
Stettero in silenzio per qualche secondo.
"Per questo le vorrei essere vicino, essere amica. Tutte e due siamo state ingannate in tempi differenti, ma ingannate nello stesso modo".
"E se così non fosse?" chiese speranzoso Johnson.
"Andiamo, papà. Guardalo bene: è sciatto, sporco, pervertito e sempre ubriaco. Quella notte te lo dico io, l'ha violentata, quel bastardo, e poi drogata"
"Ma lei ne sembra così sicura"
"Perché era la prima volta che s'innamorava, ma quando vedrà in faccia la realtà..."
"Povera bambina, speriamo finisca presto tutta questa storia" sussurrò Johnson.

55
Fu stranamente triste quel giorno.
Mancavano solamente tre giorni al processo.
I tendoni erano stati quasi tutti vandalizzati.
"Voglio andarmene da qui" singhiozzò Alice.
"Che intendi dire?" chiese Stefania.
"Zia Emily aveva ragione: Nathan è uno sporco traditore e io sono stata violentata sul serio."
"Hai fatto gli esami, vero?" le chiese Stefania.
"Non sono più sicura: però ho tracce di droga."
"No, ti prego: non può essere vero!"
Stefania si mise le mani tra i capelli.
"Sembrava così dolce..."
Stefania l'abbracciò fortemente.
"Che cosa si potrebbe fare?" le chiese Stefania.
"Ho un piano: fuggiamo insieme".
Stefania si stupì.
"Ma io ho degli amici con me"
"Non rispondergli mai" rispose Alice. "Non devono intercettarci mai, hai capito?"
Stefania annuì.
Corsero velocemente in camera a riempire delle valigette. "Prendi questa di Emily" ordinò Alice a Stefy, tirandole una borsa beige e perla.
"Che strani gusti, tua zia"
Alice le sorrise.
"Sono così tesa, scusami"
Alice le si voltò di scatto.
"Non scusarti: sei mia amica".

56
Danny era andato a far la spesa. Emily, osservata da Alice, andava avanti ed indietro nei giardini accanto ai tendoni, nervosa.
"Danny però lo voglio avvisare: è l'unico di cui mi fidi". Stefania le fece da sentinella.
Toccò la porta d'ingresso, che era chiusa.
Indossava un vestito viola. Decise di passare per lo scantinato e fu veloce, ma nel mentre le si strappò il lembo del vestito.
"Accidenti" pensò tra sé e sé.
Fu molto silenziosa e trovò senza problemi la zona studio. Con molta prudenza, prese dei fogli ed una penna.
Uno scricchiolio risuonò contro il suo silenzio, e così Alice si ripiegò nascosta dentro la scrivania.
"Proprio come volevo. Finalmente avrò la mia parte ed il caso si chiuderà in fretta".

Qui finisce il racconto. Non ho mai scritto un continuo da nessuna parte, nemmeno online, ma ricordo molto bene che la storia sarebbe continuata in questo modo:
Alice e Stefy vanno verso una collina, percorrendola quasi tutta la notte. Danny trova da solo il lembo del vestito di Alice, e non dicendo nulla ad Emily e altri, va in cerca delle sue tracce in solitaria. Alice dice a Stefy di prendere la sua scatola, come regalo, usandola in un modo migliore del suo, e continuando ad avanzare da sola, si ferma vicino ad un dirupo.
Danny incontra Stefy, che fa sapere di Alice più avanti.
Ma è troppo tardi, e Alice, voltandosi per pochi minuti, per salutare Danny, fa un balzo in avanti, cadendo nel vuoto, immaginando di avere il fratello abbracciato a se'.

E forse la prima volta che lo dico, pure alla mia Alicia fumettistica e non, accadde un finale simile tragico: essa venne investita da una donna invidiosa di lei. Morti differenti, ma per entrambe un allontanamento da cosa poteva forse farle più serene (Nel caso di Alicia, il ragazzo innamorato che non sa di esserlo David, che faceva preliminari qualche volta con lei, molto distaccati per paura di avere un vero e proprio rapporto d'amore).

Come già detto, la rockstar e colleghi vennero accantonati, come se non fossero esistiti, perché così doveva essere, un racconto onirico surreale, dove la gente va e viene, cade in tentazione, è umana, dimentica, sogna, e fa pazzie. Alice vive il presente, per questo è considerata folle, è in preda a ciò che sente dentro, e anche se estremo, ha voluto raggiungere nel modo più dolce possibile sua madre e sua nonna, con le sue spoglie terrene pallide prese in braccio da Danny.

Eh sì, l'avevo detto che ero più strana e più morbosa di adesso?

Ironie della vita musicali traumatiche con Blahzay Roze: che fine hai fatto? In caso di storie di abusi sulle donne…

Non son riuscita a dormire, ma ormai il sonno mi è passato del tutto. Parlando finalmente con la mia amica fumettista dopo tantissimo temp...