16 marzo 2018

VECCHIE STORIE (forse prima parte)

Non le ho mai messe nel mio blog ufficiale, ma su Wattpad sì, e successivamente le inserirò anche nel mio sito. Son storie molto vecchie, scritte quando ero alle scuole medie e superiori, solo per far capire cosa mi piaceva più scrivere. Ovviamente non è tutto, e sto cercando nella cantina altri di questi miei manoscritti datati: quindi se vi piacciono potete dirmelo, così ne aggiungerò altri. Informo che son state scritte per motivi personali, e non richiesti da concorsi o scuole.
Link diretto
https://www.wattpad.com/story/78053197-vecchie-storie

LA MORTE
La Morte è così? E' una liberazione silenziosa, pacata e fredda?
Maddy si fermò davanti ad un grosso salice all'ombra. Tutto da lì, pareva freddo ed ombroso in quella bollente giornata.
Si sentì al sicuro davvero.
Niente e nessuno doveva o poteva disturbarla.
Nella quiete profonda sospirò.
Niente più preoccupazioni per quel momento,
La Morte è così? E' una liberazione silenziosa, pacata e fredda?
A poco a poco socchiuse gli occhi.
I sospiri si spensero.
L'ombra divenne sempre più grande e scura, quasi ad essere buio.
Inspiegabilmente, scese già la notte.
Ma Maddy non era più sotto un albero, ma in un vicolo.
S'alzò stupita e si stropicciò gli occhi, sperando di vederci di più.
Ad un muro sedeva qualcuno vestito di scuro.
Era tutto infagottato e non ne si vedeva il volto.
Madison sussurrò, ma il tizio non rispose.
Sussurrò di nuovo,. E ancora.
E di nuovo ancora. Nessuna risposta.
Maddy risentì tensione nella pelle e provò a scuotere l'individuo.
Una voce soffiò nell'aria gelida.
"Non puoi aiutarla..."
Maddy gelò e cercò di capire la misteriosa provenienza di quella voce.
Appena si rigirò verso l'uomo, esso cascò a terra e un dito spuntò dal fagotto.
Un dito freddo, bianco e duro.
Maddy gelò ancora di più.
Stranamente, nello stesso momento provò anche tenerezza e pietà.
Un passo in più, forse, per non avere paura della Morte.
Poi tutto svanì e cadde nell'oblio.

ELEMENTO DI FUOCO
Una ragazza alla fine di una giornata di fuga dolorosa.
Shelly era davvero meravigliosa. I suoi lunghi e lisci capelli biondi splendevano più del sole ed il grano intorno.
Raggiunse un vecchio rudere. Incuriosita, scostò un'intera edera, che copriva una finestra malridotta. Shelly ci passò attaverso, lacerandosi il vestito azzurrognolo. Caduta sul terreno pieno di foglie, sospirò. Tutt'intorno era umido e pieno di ragnatele. Le strappò tutte, con un'aggressività esagerata. I suoi capelli non splendevano più. Con i piedi pieni di tagli di pezzi di vetro sul pavimento, salì a tentoni su una scaletta che portava al tetto. Nel salire, s'accorse di un piolo staccato. Singhiozzò ed a fatica salì sopra quello dopo.
Il suo vestito si strappò ancora di più. Fissò una lastra di vetro sotto essa. L'immagine che si riflesse la fece salire più velocemente. No, non adesso. Non ora che era fuggita da quell'ospedale! No, no, no, no!
Una voce sussurrò. Le disse di calmarsi, sopra il tetto.
Shelly, tutta dolorante, si sdraiò sul tetto polveroso. Che bella quella montagna lassù. Passarono ore di cielo che si trasformava ai suoi occhi, dall'azzurro dei suoi occhi al rosso del vulcano della sua immaginazione quando fissava il monte. Ma davvero era immaginazione?
Una figura femminile le passò davanti, nel cielo.
Aveva gli occhi come la lava. La donna infuocata le carezzò la guancia destra. Shelly sorrise e pianse di gioia. La misteriosa donna di fuoco l'abbracciò intensamente e sorrise anch'essa. Esse avevano un sorriso accecante. Poi guardarono la notte incombere, insieme.

PAZZIA D'AMORE
L'una di notte. Gerardieu s'alzò a fatica dal letto, partendo dalle gambe intorpidite. Faceva molto freddo e Gerardieu strinse a sé la coperta. Poi si fece coraggio, e lanciò il lembo davanti a sé, quasi a cadere per terra. Faceva così freddo che il suo respiro stesso lo fece gelare. Indossava un lungo camice bianco con degli strani lacci, che impossibilitavano l'uso delle braccia.
Percorse la stanza a piedi nudi, battendo i denti. Ad esitazione provò a ruotare la maniglia della porta.
Le luci erano stranamente calde. Dopotutto, ai pazienti concedevano d'uscire di notte, se volevano.
Ed infatti non era l'unico sveglio.
Lucie era appoggiata ad una parete. Pallida, ma con dei bellissimi capelli rosso fuoco vaporosi. E quegli occhi verdi così accesi!
Gerardieu le si avvicinò. Lucie lo vide e lo prese per mano. Anche lei era infreddolita. Si strinsero tra loro, legandosi le cinghie e riscaldandosi.

15 marzo 2018

Killaze "Shitty" Fast Comic (+ un breve pre-resoconto sulle pseudo fan fiction di stupratori dal volto pop)

Fa caldo, e dovrebbe piovere.
Mentre nelle mie cuffie c'è l'intero album "Kyokko Junreika" dell'artista giapponese J. A. Seazer (vi consiglio di ascoltarla successivamente, merita!), dietro di me si pulisce la stanza per ovviare ad uno spinoso problema causato da un'anomala muffa sul muro.
Quindi, non potendo ancora tornare a lavorare su ciò che dovrei fare, anche a causa di un altro ancor più spinoso problema del computer stesso, decido finalmente di aggiornare il blog per postare una cosa sì stupidotta, ma comunque divertente e carina pensata tempo fa, delle mie solite, per far divertire alcuni miei amici.
Si tratta di una mini storiella disegnata sul momento, a penna soltanto, e senza correzioni e ripassamenti, proprio perché non era una cosa "seria".
Non ne faccio spesso, specialmente a penna, perché un po' mi imbarazzo, ed un po' perché quando le trovo troppo "epiche" mi dispiace non siano state fatte "ammodino", cioè come una storia a fumetti graficamente fatta meglio, e per un pubblico più vasto.
Però, visto che ogni volta devo andare a ripescarla a gran fatica nei vari messaggi e post su Facebook (su Instagram postai solo le prime due pagine o tre), ho deciso che sarà messa qui interamente.
Doveva essere una cosa unica, ma successivamente feci anche una specie di seguito "distaccato", di più pagine e molto più "profondo", ma non son certa che verrà pubblicata anche questa parte: questo mi aiuta molto poiché ero indecisa se mettere assieme le due storielle improvvisate a penna nello stesso blog.
La storiella principale, creata una sera del 12 ottobre dell'anno scorso (sì, è trascorso molto tempo da quando ne parlai o mostrai essa sul web), comprende due personaggi-stage di due miei artisti musicali preferiti dei tanti, di genere horrorcore/rapmetal, amici già nella realtà, che da qualche tempo son diventati due miei fantocci preferiti da disegnare, in maniera tenera, grottesca e splatter: Anybody Killa e Blaze Ya Dead Homie.
Ne parlai già tempo fa sempre qui, ma solo in veste di racconto fan-fiction: qui invece nessuna storia è stata precedentemente pensata prima della realizzazione, ma mi sono accorta adesso che mai ho spiegato chi fossero questi due. Già su Facebook feci due album appositi, con tanto di mia descrizione originale. Lo dico perché su Wikipedia non c'è scritto granchè, e non sono così tanto conosciuti quaggiù.
Quindi, prima di iniziare, ve li presento.

ABK/ ANYBODY KILLA AKA JAMES LOWERY

In attività dal 1994. Nato il 26 giugno 1973. Amico da giovane di Blaze, è di origini nativo americane e nella sua carriera ha cambiato spesso il nome, fino ad arrivare all'attuale. Le sue canzoni sono contro il razzismo, contro le droghe, contro la rabbia, l'odio, la natura, la sofferenza, la spiritualità (Tipo Last Chance, con una famiglia all'apparenza serena, o la meravigliosa "Hey Y'All, non dico altro, il video va visto tutto!)... Nonostante anche lui abbia fatto la sue etichetta discografica (la "Native World"), è rimasto nella Hatchet House/Psychopatics Records. Ha una vocina (un "fffsschf" anche mentre parla normalmente) molto bassa e particolarissima, quasi tra il cartoonesco e isterico senza aggressività, e spesso nelle sue canzoni fa gridi e cori tipici dei suoi lontanissimi avi, o fa risatine con echi. Nei suoi video divertenti dei primi dvd sponsor, spesso interpretava se' stesso o personaggi tipici del quotidiano con le sue stesse dita, con le faccine dipinte sopra, parlandoci sopra come marionette (sì avete letto bene). Inoltre mi segue da Twitter, questo è più importante.
Nota aggiuntiva: In realtà la "vocina" che reputavo cartoonesca ecc, era un difetto (Lisca/Lisp) che ha da quando è nato, così come non sapevo, non essendomene mai accorta prima che me ne facesse presente una mia fan, di un dito amputatogli in un incidente sul lavoro da giovane. Ah, e ho scoperto che pure io a scuola facevo le faccine sulle mie dita.


BLAZE YA DEAD HOMIE AKA CHRIS ROLEAU
 
In attività dal 1993. Nato il 27 aprile 1976. Il suo personaggio principale (stage-persona) è un membro di una gang ucciso e resuscitato, ma ha interpretato anche una sorta di killer incappucciato (coi codini fuori ed un occhio scoperto) ed interpreta anche un signore degli zombie ("The Zombie King"). Usa spesso il tema della morte, così come lapidi e bare ("The Casket Factory"). E' molto amico di ABK, (assieme hanno rilasciato anche un EP "Pony Down") infatti è stato lui stesso a presentarlo agli ICP. E' collega di The ROC nel duo dei Zodiac Print. Nel suo Instagram si fa milleduecento autoscatti e fa versi tipo "EHIOHI" con la sua vociona. 
Okay penso questo possa bastare per far capire quanto lo adori. Cambia spesso le lenti a contatto, e il suo sangue "simbolico" così come per il rossetto, sono stati anche di colore blu e verde. E' andato poi a far parte dell'etichetta dei Twiztid per primo, rimanendo lo stesso però amico di James/Killa nonostante il litigio di quest'ultimo con Monoxide. Il suo trucco caratteristico simula il sangue da proiettili sparati nella testa, e spesso come collegamento porta al collo un grosso orologio rotto con tre buchi da sparo di pistola da cui sgorga del sangue.
Nota aggiuntiva: So, da alcuni colleghi, che come lo rappresento, è molto verosimile a com'è nella realtà. Questa è una cosa fantastica per me. E stando a quest'anno, dopo l'anno scorso, pare che tra Mono e Killa sia tornata la pace, perché stanno sempre più assieme tutti e quattro (Blaze, Killa, Mono & Jamie) e non solo, inclusi anche alcuni componenti della NWI.


Okay, detto questo faccio una premessa prima di iniziare.
Come vedete, conosco abbastanza i miei "polli", ed anche se nelle versioni scritte ho anche usato i loro veri nomi, quello che viene usato è il loro personaggio sul palco, e non loro veramente. Inoltre, non viene fatto loro alcun male (non mi piacerebbe molto poi). Lo dico perché da qualche anno va di moda nelle fanfiction, sia personaggi reali, sia costumi o inventati, di usare questi ultimi in pseudo storie immaginarie, non solo scritte malissimo, banali, senza trama... Ma dove addirittura sono stupratori, mafiosi, violenti ed assassini. E' vero che alcune mie storie dalle tinte forti trattavano di queste tematiche, ma non erano a favore, tutt'altro. Quella storia sulla mia BloodyEyes (posso anche dirlo, ora che l'ho fatta uscire alla luce dopo tanti anni) era una storia triste, e lei altro che amare il suo aguzzino scomparso, avrebbe ucciso qualsiasi maschio sulla terra. Aggiungo anche che è uno dei pochi personaggi creati quasi sull'essere razzista e misandrica, poichè da viva fu uccisa da un uomo europeo (sì, questa mia Bloody era una nativa americana): nonostante questo, incontrando le future mie bambine furette (il personaggio, nonostante sia diventato successivamente più letterario che fumettistico, faceva parte della mia serie HELTES, denominato dalla protagonista bambina "Zia Occhi Sanguinanti -sì quello è il suo vero nome e quello è rimasto- perché, tralasciando l'evidente affetto tra lei e la "nipotina" dai capelli color fiamma, aveva la particolarità tragicomica di piangere lacrime rosso sangue dagli occhi senza più globi oculari -il suo aguzzino le aveva prima strappato gli occhi per non farle vedere il suo volto, da quel che ricordo) lei non odierà del tutto l'essere umano, aiutando chi è bisognoso, senza però innamorarsi di qualcuno. Stessa cosa per il mio personaggio della volpe Vyctorya: stuprata da un lupo, avrà paura di qualsiasi contatto, fino a quando non incontrerà la futura fidanzata Felyxia (una gatta rossa guerriera, dal carattere più aperto e giocherellone). Un'altra storia ancora, mai mostrata a nessuno, che ricordo, aveva una quattordicenne protagonista, che veniva abusata da molti ragazzi, ma proprio mentre pensa di volersi uccidere, incontra un ragazzo, figlio di una donna presto moglie di suo padre, e la storia aveva un lieto fine, ma lei non provava nessun sentimento ne' attrazione per i suoi stupratori, oltretutto anonimi (tutti questi erano inventati sul momento, nessuna faccia conosciuta).
Io infatti non riesco a capire, o almeno, so che lo fanno solo per aumentare la violenza e la pseudo-tragicità dei loro pseudo-racconti campati per aria, ma non sento tutta questa "bellezza" ed "emozione" nel leggere di questi stronzi dal bel faccino che le fan tutte quelle angherie.
Io davvero vorrei capire se si rendono conto di cosa significhi provare sulla propria pelle un'esperienza del genere. E non sto citando solo del mio trauma di quando ero piccola. I miei ex erano di una stronzaggine pura, non mi picchiarono mai, per fortuna, ma quando cominciarono a trattarmi di merda, altro che amarli ancora. Stavo odiando loro molto, ed anche se ne ero attratta, volevo fargliela pagare e sparire dalle loro vite, anche se penso che più che voler stare con loro, avevo paura di soffrire di nuovo come avevano fatto altri prima lasciandomi. Ma ricordo ancora come era starci: ero come uno zombie, sempre a stare male, avevo anche paura di parlare perché questi mi facevano sentire in colpa insultandomi pesantemente.
Faccio un esempio. Io sarò pure emotiva ma conoscendo e ritenendo di bell'aspetto questo gruppo, questa canzone, per quanto bellina sia, non riesco proprio a guardarla. Mi fa male, come una pugnalata. Ve la linko qua sotto, ma non chiedetemi altro, perché non mi azzarderò a riguardarla.
Già a stento riesco a vedermi il video di Vermillion Part 1 degli Slipknot...

Ho letto anche alcune, dove non solo la protagonista cambiava umore (ma quando mai accade nella realtà, a meno che non sia paura o la classica Sindrome di Stoccolma, anche se per me questa manco esiste), ma provava pure amore. Quando leggo queste storie, mi viene voglia di dare "du' bei ceffoni" a queste ragazze, perché sono anche una presa per il culo, per tutte quelle poveracce (inclusa me) che hanno subito davvero queste cose, che BELLE non sono. Che poi, i ragazzi che sembrano veramente innamorati o amici delle tipe, vengono mandati a fanculo chissà dove. Io, l'unica volta in cui usai proprio me stessa come protagonista, in una storia, non fui trattata in un modo simile. C'era sì sofferenza, ma era solo perché, nel racconto, io e questo artista musicale, dopo l'atto d'amore casuale, ci dicemmo di doverci lasciare e mai più rivedere (io soffro ormai di una cosa chiamata "paura di amare", se non sapete cosa sia cercate sul web, comunque è facile da capire). Quella fu l'unica, perchè da ragazzina, anche coi ragazzi che mi piacevano nella realtà quotidiana, mi immaginavo un mio alter ego amoreggiarci: la mia "tragicità" stava solo in questo. 
Ma queste non vogliono parlare di abbandono, sfruttamento di una persona, come non parlano di problemi familiari, abbozzandoli o scrivendo (quasi tutte!) che i parenti delle varie Hope/Destinity etc, son morti o che "scopano" a destra o a manca; non parlano di questi stupratori visti dalle vittime come persone orribili, da voler dar loro un calcio nei coglioni per poi chiamare qualcuno e scappare chissà dove, diciamo pure, volerli morti, MA DI VOLERCI FARE SEMPRE SESSO, SESSO, SESSO. Mi rattrista leggere tutto questo, davvero. Sarebbe ora di finirla. Ma purtroppo colpa di questa ondata sono anche i vari media, visti dalla maggior parte dei più giovani, dove si sessualizza quasi tutto, e dove queste ragazze trovano nell'uomo ideale desiderato, uno stalker maniaco.

Perché ho finito per dire tutto questo? Ovviamente perché la cosa mi fa molta rabbia (in blog prima di questo, ho spiegato molto della mia vita, pure del mio abuso subito da ragazzina, e se siete troppo sensibili vi sconsiglio di andarlo a leggere), ma anche perché ormai sembra così una moda che qualcuno potrebbe pensare che pure io scriva roba del genere. Ebbene no. Non alimento la cultura dello stupro come una cosa così leggera da "curare" con l'attrazione sessuale, anzi, la condanno (basta sapere come detto prima, di quei miei vecchi personaggi femminili, che desideravano piuttosto far fuori qualcuno, soffrendo molto), perché è una cosa orribile, non c'è niente di bello nell'essere stuprati, così come non è reale che la vittima provi "amore" verso il suo mostro. Perché è questo che sono, MOSTRI, anche se dal bel faccino (a me non piacciono quelli che vengon più usati per queste storie, come One Falliment e Justino Bieberone, ma è detto in generale). Io preferisco immaginare una relazione sì peperina, o con risvolti un po' drammatici, ma senza stupri o assassini(e se questo accade, non è certo vista come una cosa che poi si scema, anzi): diamine ragassuole, ma che avete nella testa... Ve lo ripeto, lo fanno solo per aumentare, in modo sbagliatissimo, il senso di "drammaticità" dei loro "racconti", non sapendo un cazzo di cosa siano effettivamente. Vedono una sorta di violenza mai provata sulla loro pelle, e giocano su essa. Per fare le "trasgry" perché provare una relazione sana o sofferta ma sempre trattandosi con rispetto nella coppia, è "banale". Per quanto io sia un maschiaccio, il romanticismo non mi fa schifo. Come dicevo prima, coi ragazzi che mi piacevano immaginavo di sciarci sulla neve, o di bere cioccolata calda davanti ad un camino, o di fare l'amore sotto una coperta invernale (sì le mie fantasie erano così, giuro). Queste invece fantasticano su mafiosi violenti che abusano di loro. Io di fronte ad un pensiero simile avrei terrore, finirei per piangere, stare male al cuore, vedendo nella mia mente chi mi piace trattarmi di merda. Ed ho provato SULLA MIA PELLE trattamenti di questo tipo: ero arrivata ad odiarli, o piangere per tempo prolungato pensando che nessuno mi avrebbe mai amato, perché ero sbagliata io, e volendo sparire dalla faccia della terra (già allora per altri vari motivi avevo reali pensieri di suicidio, mentre solo volevo che qualcuno mi stimasse o mi volesse bene)
Quindi, mai e poi mai, vorrei essere collegata a questi orrori di "scrittura". E' vero che due anni fa scrissi una storia grottesca splatter sui Murderdolls, ma i due si amavano, ed erano consezienti nel loro gioco macabro, ed era comunque accettabile vista l'estetica del gruppo horrorpunk-metal, ma non c'era uno stupro. Anche quella storia sul demonietto Jojo, rapito dal Generale Frustino, condanna l'amore malato: Jojo ucciderà tutti i suoi rapitori, per poi essere salvato dal suo unico amante (viene solo abozzato un suo pensiero sul trattamento avutogli dal Generale, quasi di rispetto, ma è cosa ambigua, molto ambigua: lo stesso racconto, immaginato alle superiori, e ripreso qualche anno fa, trattava delle malattie e perversioni dell'essere umano). Ma a parte queste fanfiction a tinte forti, il resto (devo dire la verità, nella mia vita non è che io ne abbia scritte così tante) è più "dolcioso", addolorato solo da abbandoni o senso di prigionia dei sentimenti (ahimè tema a me molto caro, e non solo nelle fanfiction), o più divertente ed un poco scemotto.
Come vedrete infatti dopo, questa è proprio così, e così chiudo il discorso, mi son anche dilungata troppo, penso.
Aggiungo solo, che quindi le storie, e personaggi, son solo ispirati ai loro personaggi inventati, cosidetti alter-ego, e non vengon trattati affatto come mostri, ma come persone umane, coi loro difetti, ma in grado di amarsi come dovrebbe essere il vero amore. E che dopo, tornerò di nuovo su questo argomento in un blog a parte.

                                                           La storiella prende forma...

NOTA: questa storia va letta con questa canzone in sottofondo, ASSOLUTAMENTE.
Perché cazzo, questa da' l'atmosfera più che perfetta per la storia che leggerete.

Sperando la qualità sia la miglior possibile.
Qui inizia tutto, la prima pagina di sole quattro, in un anonimo bosco (mi piace la natura come massima espressione di gaie emozioni peperine, eheh), con i due Blaze ed ABK cartooneschi ma quasi pucciosi. Stavano giocando a rincorrersi, e sembra avere la meglio il "guerriero dell'accetta" (Hatchet Warrior, altro nomignolo di James), ma Blaze lo scova e riesce a bloccarlo prima che fugga di nuovo, chissà dove.
E proprio mentre ABK non vede più alcuna possibilità di fuga...

Nota grafica
Questo è sempre stato come disegnavo, prima che cominciassi a fare le cose più stile "manga". Fortunatamente ho ripreso libertà nell'esprimermi come facevo una volta, ovviamente migliorando, e posso confermare che questo è uno dei motivi per cui mi dispiaceva non poterla mostrare ad altri, e non solo perché faceva ridere, quindi.


... Rimane interdetto, e spinge via da se', deluso, l'amico ancor più deluso.
Appare un volatile dal nulla, che commenta la scenetta.
Da qui in poi accadranno cose un po' irreali, come mi piace fare: Blaze che dice frasi poetiche assurdamente censurate; un cuore dalle fattezze di Killa come coscienza; un cimitero "indiano" sotto il povero cuore apparso prima, tramortito (con tanto di riferimento ovvio di Stephen King); un tornado che porta il nome del fuggitivo, creato da quest'ultimo. Sì, queste cose le ho partorite dalla mia mente, e quando mi ci metto nemmeno io capisco come mi vengano.

Nota grafica
Le divisioni fra vignette sono meno evidenti, e aggiunti molto dettagli in piccolo, (come il cuoricino parlante nella terza immagine che scappa via dal petto di Killa come un infarto): proprio il pieno di gag nascoste come faccio di rado.


Killa però viene di nuovo raggiunto da Blaze, che lo abbraccia, chiedendogli dopo "la penitenza":(ovviamente, trattandosi di una storia vagamente omosessuale) un bacetto. Blaze lo provoca con le carnose labbra tinte di rossetto nero, ma Killa riesce ad evitare di incrociarle con le sue, baciandolo sulla capoccia. Blaze è amareggiato, e aiutato dall'uccellino incazzoso, decide di saltare addosso a Killa, facendo così cadere entrambi da un burrone. Ne viene un forte boato, sentito dall'uccellaccio indossante un paio di occhialini da sole (eh era come un'esplosione nucleare): ma quando questo spiega al lettore l'elemento scientifico appena accaduto, sente suoni umani di attività amorosa molto appassionate, e decide così di allontanarsi per lasciarli continuare tale attività.

Nota grafica
Marchi di fabbrica, come nelle mie vecchie storie, erano la moltitudine di cuoricini così come esplosioni frequenti.


Ultima pagina, l'uccellino ritenta di spiegare il fenomeno pensando che si fosse calmato, ma Blaze nega ciò, venendo riacciuffato dall'amico affamato di altre effusioni. Nelle tv si parla già di catastrofi, causate ovviamente dalla passione ardente dei due, tale da far "volare" il letto cespuglioso per chilometri, da albero ed albero (eh la potenza dell'amurrr). Si succedono anche terremoti. La tv si spegne e i due son sempre lì, ma in un altro spazio temporale, rinvangando quello che era prima, un ricordo del loro passato. Così, mentre si rilassano discutendo della loro performance, arrossiscono guardandosi negli occhi, finendo, come ovvio che sia, a cominciare quello che avevano in mente, nella loro stanza da letto.

Nota grafica
Non c'è molto da dire, ma mi sono divertita parecchio, nel disegnare le scene assurde e gli sguardi amorevoli dei due.

Qui è tutto. Per la seconda storia dovrete aspettare un po', perché sarà più lunga, e approfondita in un blog dopo questo. Spero che a quel qualcuno che sta leggendo, sia piaciuta ed abbia emozionato, anche se ribadisco essa sia una storiella improvvisata, stilizzata e umoristica.

6 febbraio 2018

Nuovo Anno?

Tutte le volte per cui passa tanto tempo da quando scrivo ogni ultimo post sul blog, mi sento sempre in dovere, come per scusarmi, di dire qualcosa in più oltre a quello che già dovrei scrivere. Già che ora siamo agli inizi di febbraio dell'anno nuovo, sarebbe più appropriato.
Ed invece, proprio perché voglio cambiare un po' le solite tematiche finora mostrate, ed un po' perché son accadute così tante che non saprei nemmeno da dove cominciare, non scriverò altro che il primo di tanti blog che avevo nella mia testa, da pubblicare il più presto possibile. Ho anche modificato dopo anni il blog, e devo dire che mi soddisfa abbastanza.
Voglio però comunque aggiungere qualcosina, qualcosa simile a dei propositi, incerti forse, ma che spero di esaudire quest'anno, proprio perché l'anno passato fu abbastanza tormentato e poco produttivo in ambito artistico, anche se ho comunque fatto "passi da gigante" (forse!).
Innanzitutto, son riuscita a rivelare segreti del mio passato di cui mi vergognavo (ed un po' ancora) di dire, riguardo a come mi vestivo, cosa ascoltavo e cosa facevo/guardavo.
Non è tutta 'sta facilità che si pensi, per me che già fatico a guardare negli occhi una persona vicina (mi lacrimano gli occhi e mi batte il cuore), questi son scalini enormi e faticosi, ansimanti.
Seconda cosa, la mia bassissima volontà di disegnare sembra quasi svanire, ed anche se tornai a disegnare a mano, son tornata a disegnare digitalmente e devo dire che, curiosamente, adesso mi diverte assai e qualcosa mi comincia a piacere (anche se non sempre e non del tutto ancora): anche se non è uguale a come disegno su carta, al digitale mi diverto assai a schizzettare teste ed espressioni quasi grottesche (più esagerate di quanto faccio su carta!). Penso:" Se mi diverte benissimo, alla fine quando disegni lo devi fare per te, non per gli altri".
Purtroppo ancora, quando finisco un disegno fatto con divertimento e piacere estremo, sento quel vuoto angoscioso, e capisco che forse è per questo che non riuscivo prima a provarci con la tavoletta. Stavolta però è diverso, appena lo sento mi distraggo con qualcosa, o fantastico su qualcosa che mi piacerebbe scrivere o ricordare.
Probabilmente chi mi vede da poco pensa che io sia una patita di alcuni gruppi musicali, ed in parte è verissimo, ma SOLO IN PARTE, metto ben evidente, perché amo moltissimo la musica, e sono ispirata da parecchi gruppi musicali (e dalle colonne sonore dei film), anche tradizionali/folk, perché mi ispirano tantissimo, motivo per cui quando faccio fanarts romantiche su alcuni di questi artisti è un interesse relativo alla mia persona, perché sento come se fossero anche la mia stessa anima/creatività.
Chiamatela come volete ma nessuno può permettersi di dire che ne son fissata in paragone a quelle che che seguono un cantante o un gruppo solo per il bel faccino, perché mi farebbe non poco incazzare. Certo, non nego che alcuni di questi mi piacciano anche in aspetto fisico, ma non è importante. Io sono INNAMORATISSIMA anche di canzoni di cui non so minimamente l'autore, o che ne conosco ma che non mi attraggono fisicamente, perché di quella musica NE HO BISOGNO, è la mia energia, senza musica non posso vivere.
Scrvo questo lungo punto per far capire quando sia drogata di musica, rivelando anche che fuori non posso stare nemmeno senza le cuffie! Al solo vedere le batterie scariche vado quasi in panico.
La mia mente viaggia, viaggia parecchio, e la musica aiuta questa navigazione mentale.
Dopo aver detto questo, finisco col terzo punto.
Se da una parte però son riuscita in queste cose, da altre ancora qualcosa non va, e le mie paure riguardo il mio futuro dipendono sopratutto da questi problemi riguardo la mia relazione attuale e un poco di insonnia, che sto ancora cercando di risolvere. E penso proprio che scrivere e disegnare, cercando di vedere il meglio in ogni "incidente" di percorso, come facevo prima del 17 anni, possa aiutarmi a esaudire gran parte della strada che sto percorrendo e che voglio percorrere ancora.
Perché ho intenzione anche di ritornare sulla mia batteria, e forse, di creare un gruppo musicale.
Perciò dovrò scrivere, scrivere, scrivere, e scrivere molto di più di quel che faccio già.

16 dicembre 2017

FUMETTI DIMENTICATI_Angus_1_Special Story

Questa non è neppure una storia, ma solo una presentazione del mio allora nascente Angus:
(Se non sapete cosa sia vi invito a leggere qui, nell'ordine https://ilcerbiastrello.blogspot.it/2015/08/come-e-nato-angus-1mini-serie-grezze.html https://ilcerbiastrello.blogspot.it/2015/08/come-e-nato-angus-2i-primi-schizzi-di.html https://ilcerbiastrello.blogspot.it/2015/08/come-e-nato-angus-3i-personaggi.html) eppure mi sento in dovere di postarla poichè appunto è una delle mie poche storie a fumetti completa (seppur breve) e vengon mostrati dei miei vecchissimi personaggi alle loro origini, proprio acerbi acerbi, grezzi, insomma.
Questa mini storia la disegnai nel 2011, quando ero alle superiori, e la postai pubblicamente solo sul mio primo Deviantart. Il titolo era un po' banale, ma doveva andare così.

Link diretto al sito
http://fav.me/d46mnd5

Ancora molti di loro, anche principali, non avevano un nome ma un numero, anche se il loro character design stava formandosi.
Qui vediamo Xavier (in alto), Slimmy (a destra), i due gemelli Tempesta (centro in alto e centro verso sinistra), un tipo (di cui adesso non rimembro il nome) e Spike (questo in basso)...












Link diretto al sito
http://fav.me/d46mnie

... E qui invece il "nerdino" (non serve dire chi sia nel foglio), Ryan (a destra in alto), Darkly (verso sinistra nel centro, tre tizi senza nome e un Dani incazzoso che fa capolino in basso.



















Link diretto al sito
http://fav.me/d46mnou

Il primo che chiede all'incazzoso cosa non vada è il collega Jim, mentre Dani spiega il motivo della sua arrabbiatura, e Spike interviene direttamente senza molto tatto facendo presente un'ovvia verità.


















Link diretto al sito
http://fav.me/d46moj9

Spike si spaventa e si trasforma come suo solito, andando in braccio a Jim, mentre Dani continua la sua personale protesta riguardo questa presentazione, a suo modo. Tutti gli altri apparsi prima, contestano.
Anche Spike dà la sua opinione, molto espressiva.


















Link diretto al sito
http://fav.me/d46mqw6

Dani così annuncia una soluzione, e Jim domanda.
Col risultato che alcuni di loro, dalla folta chioma (sopratutto corvina) non ne sono a favore.
Spike si smaterializza.



















Link diretto al sito
http://fav.me/d46mzsb

Dani, offeso, se ne va, inseguito da Jim.
I restanti (poi personaggi principali veri e propri in futuro) ridono alla battuta di Spike, mezzo ancora trasformato in animale, all'aver fatto presente che anche lui fa parte del club dei folti di cabelo.











21 novembre 2017

Il suo nome è Tsotsi_Come ho visto questo bellissimo film. PRIMA PARTE (In ritardissimo)

Siamo già a settembre, ed è quasi tempo di grandi cambiamenti: sto per trasferirmi altrove col mio compagno e famiglia, e chi ha avuto esperienze simili sa com'è lunga la cosa e cosa comporta. Non avrò internet per un bel po' e quindi immagino già le ancor più lunghe passeggiate mentali che farò tra me e me, i disegni (che spero) fatti e finiti, o creati di nuovi, la scrittura che finalmente si sfoga sulla carta fresca di qualche quaderno grazioso a mio gusto... E qualche film, come solito.


Chi mi conosce sa benissimo quanto io AMI i lungometraggi. Sin dalla mia più tenera infanzia guardavo film cult o di serie b, emozonandomi e facendo maratone infinite, anche cercandomeli per un tema specifico; ed ogni volta che rivedevo più volte anche uno solo già visto, provavo sensazioni differenti. Non ho mai fatto mistero di ciò che guardavo, anche se la maggior parte dei film che mi piacevano facevano storcere lo sguardo (od il naso) o annoiare chi era intorno a me, perciò spesso quando potevo, me li guardavo da sola. Immaginate quindi quanta libertà nel visionarli alcuni. Il mio genere preferito, anche se a volte faccio eccezioni, alla fine, (per cui posso dire, dopo migliaia di film visti nella mia esistenza) è il tema drammatico (che sia animazione o no), dopo l'horror ed il fantastico/avventura, ma sopratutto sul sociale, in cui i personaggi sono a nudo, intelligenti ma anche umani, con storie tragiche dietro e parecchie emozioni intense. Sarà che io sono emotiva, ma se un film non mi prende molto sul piano emotivo, sul viaggio mentale dei personaggi presentati, non mi rimane impresso. Con questo non dico che non mi piacciano anche i film "leggeri", ma se qualcuno mi rivolgesse una domanda come:" Qual'è il tuo genere di film che guardi più volentieri, tra uno comico ed uno drammatico?", io sceglierei subito il secondo, perché alla fine di un film, da cinefila incalliata che sono, mi viene sempre voglia di approfondire, cercare recensioni, informazioni nascoste, curiosità sui personaggi o anche sul film stesso, storie simili ad altri film sul generis. Sono come un'archeologa: non mi stanco mai di revisionare finchè non sento di saperne abbastanza per farci un quadro vasto. Che poi, mi ascolto pure le soundtracks dei film, figuriamoci se non volgevo lo stesso interesse anche sui film di tale opere musicali: perché no?
Certo, le trashate filmiche me le guardo con piacere, ci rido, amo anche gli splatter morbosi, ma devo sentire anche un po' di sentimento, altrimenti per me è come un'ora o due buttate via. Per me vedere un film equivale a liberare la mia empatia altrove, in un mondo parallelo inesistente nella mia realtà, un viaggio come un sogno, in cui non so cosa capiterà, ma nello stesso tempo penso, e mi sento viva, come se fossi lì, provando anche forse le stesse emozioni e pensieri del protagonista.

Per quanto io amassi scrivere, non ho mai "raccontato" un film visto sul web, ma ricordo che fuori, con gli amici "di passaggio" ne parlavo come un'appassionata, a tal punto che mia zia lo notava spesso, consigliandomi (a volte seccamente) di smettere di parlarne:" Magari avessi questo interesse tu con la matematica, guarda come ti brillano gli occhi!"; i miei amici invece dicevano che "ero fissata" e a volte spaventava loro per come descrivevo con estrema cura i dettagli di ogni film horror, per cui avevo una passione gioiosa nel periodo della mia adolescenza ed infanzia. Era quasi una litania insopportabile sentirmi dire ogni volta:" Lo sai che il film di Psycho/Psyco si basa su un killer -complice anche la mia passione per la cronaca nera- che ha dato ispirazione anche per Buffalo Bill, Leatherface e tanti altri?" e non finivo più di parlarne. Eppure mi piaceva un sacco, amavo condividere con qualcuno questo mio interesse, ma la cosa non è mai sfociata del tutto, perché i miei amici del tempo non avevano una passione così grande come la mia per i film così. Nonostante questo però, torno al punto iniziale: non ho mai voluto scrivere sui film. Se l'ho fatto, non è mai stato così approfondito come vorrei fare ora, per la prima volta: un compito in esame di un film non è raccontarlo in prima persona, e nemmeno esprimere un giudizio breve su un remake orribile come feci tanti anni su Deviantart ( https://mrsmadisonlossen14.deviantart.com/journal/Caro-Venerdi-13-419725466 ) vale, quindi questa volta è davvero una cosa unica, mai fatta prima.

A regola dovrei farlo su tutti i film che amo, quindi farla adesso non renderebbe giustizia a tutti quelli che ho amato in questi miei quasi 24 anni di vita. Il motivo, è, che appunto, alcuni di questi film non sono molto "visti" quindi, facendo la descrizione "spoilerosa": 1) "Ma così mi rovini la visione del film!" e 2)" Tanto non interessa a nessuno, che lo scrivi a fare". Ebbene penso che si sia capito cosa voglio spiegare in questo terzo punto. Io racconto un film come se si leggesse un libro, non descrivo tutto da punto oggettivo, ma dal mio punto di vista, perché come detto, mi piace parlare di tutto ciò che riguarda il film, e poi diciamocelo: leggere un libro e poi guardarsi il film non è la stessa cosa? Sai già il finale, eppure leggi ugualmente, perché son esperienze differenti. Ergo io faccio la stessa cosa. Quindi se siete il genere di persona che non apprezzano "gli spoiler" potete benissimo non leggere, nessuno vi costringe. Il blog è mio e scrivo cosa voglio, se me ne piace parlare.

Recentemente mi sto guardando un sacco di film (prima ne potevo vedere pochi e non sempre, perché mia cugina era spesso alla tv e quindi dovevo aspettare che la casa fosse vuota per potermi vedere uno dei miei dvd o qualche film trovato per caso, anche di notte fonda, il mio momento preferito), spesso su temi forti e sociali, come povertà, sacrificio, razzismo, bullismo, rabbia ed altri disagi sociali. Un po' perché ho vissuto anche io cose così (non ero certo una ragazzina con cellulare e vestiti alla moda), un po' perché mi piace la storia dell'umanità ed i suoi errori (tipo la stregoneria del medioevo e dopo, lo schiavismo, l'infibulazione, la merce umana, i clochard, i veterani lasciati come se non fossero stati niente, le favelas, l'alcolismo ecc). Non so perché ancora mi interesso a queste cose, ma mi interessano ancora (mi si perdoni l'abuso di interesse). E' naturale in fondo che mi attraggano sempre.

Ebbene, nelle scorse settimane ho trovato un film che aveva un titolo che forse avevo già letto in passato senza farci molto caso: "Il suo nome è Tsotsi".
                                                   









(copertina della versione italiana)

(copertina della versione universale)
   
(altre versioni)

Il film, un lungometraggio vincitore di alcuni premi, è stato girato e prodotto in Sudafrica, ed è del 2005, quindi neanche tanto recente (al tempo io avevo 12: cavolo, direi...). E' un film ovviamente drammatico, basato sul libro omonimo di Athol Fugard. La trama è semplice, ma son le cose che si lasciano trasparire dal personaggio che mi hanno colpito maggiormente, oltre che la fotografia, molto suggestiva (si passa dal grigiore della sporcizia urbano, al dorato della povertà sudafricana).
Anche questo parla delle gangs, ma a differenza dei suoi "compagni" afroamericani cinematografici, qui i personaggi sembrano davvero "vivere alla giornata": non organizzano nulla, poco si sa di che marachelle han vissuto, spesso non fanno niente. Sembrano davvero dei ragazzini che vivono di completa solitudine. (Boyz 'N the Hood aveva il protagonista "bad boy" non amato molto dalla madre; Giungla di cemento aveva uno dei protagonisti un bulletto che si sentiva figo e basta, tanto per dirne alcuni) Eppure, non sapendo cosa abbiano fatto, si viene a capire il disagio profondo che hanno dentro, delle ferite che non emargineranno mai.
I protagonisti principali sono Tsotsi (nome d'arte dal gergo Tsotsitaal, -mixaggio di lingue parlate in Soweto- che significa appunto, "Piccolo Gangster" poichè il capo del trio pare essere lui, oltre che protagonista del film), un giovane dicianovenne natìo del posto; Butcher ("Macellaio", non penso ci si faccia dubbi sul significato), un tipo alto, che nel gruppo è quello che, nei casi di estremo rischio, uccide le vittime (con un particolara arnese lungo ed affilato di cui io non so riconoscerne l'uso, mi spiace), Aap (il cui nome pare significhi "Scimmia"), un bonaccione un po' in carne sempre allegro, che difende a spada tratta il protagonista; ed infine Boston (amerà la città americana si vede...), un ragazzo fortemente sensibile e avezzo all'ubriacatura facile. Tutti sembrano avere la stessa età del protagonista.
In poche parole: Tsotsi è il capo, Butcher il killer, Aap il feliciotto, Boston la parte matura e calma.
Un punto a parte su Tsotsi e del perchè abbia cambiato il suo vero nome, è importante e verrà fatto capire durante il film. Per quanto io mi sia ritrovata in lui, per quanto riguarda la ferita simile, lui ha fatto l'inverso estremo di cosa abbia voluto fare io, ma forse chissà, se nel film fossimo arrivati alla mia stessa età, probabilmente avrebbe cambiato sistema di identità e ricordato il passato, chissà...
Parlo della cancellazione del proprio passato: Tsotsi è sofferente, ha sofferto, ma vuole cancellare ogni traccia del suo passato. Ci stava riuscendo finchè un giorno, arriverà a scontrarsi coi suoi demoni. Io avrei scritto così la trama, ma forse era troppo evidente? Non so.
Tsotsi è nato da due genitori che non se la passavano bene, una madre malata di Aids (citato più volte nei backgrounds urbani ad inizio film) ed un padre alcolizzato e violento. Fortunatamente io non ho avuto genitori così (per quanto nemmeno io ho li abbia avuto presenti come coppia genitoriale), ma ho sentito molte cose in comune con lui. Entrambi abbiamo demoni, entrambi abbiamo fatto amicizie di cui c'eravamo rotti le scatole, e fatto e cose non proprio legali, entrambi siamo scappati da chi ci cresceva, entrambi, per quanto cerchiamo di fuggire del passato, ne veniamo contro, ed entrambi... Ma non posso dire altro, poichè è sopratutto il finale che mi ha fatto sentire a nudo me stessa.

Il film inizia con canzoni ritmiche in lingua zulu, con i personaggi principali subito mostrati nel calore sudafricano, intenti a giocare coi dadi: il "Macellaio" sbaglia il conteggio e viene preso in giro dagli altri, perché corretto dal maestrino Boston, mentre Tsotsi osserva dalla finestra il paesaggio, prima di venire distratto dalla domanda definitiva: "Hey Tsotsi... Che facciamo stasera?"
Parte la musica trascinante e vengon presentati personaggi secondari che conoscono per fama il protagonista, deridendolo perchè non sappia guidare un'auto, mentre quest'ultimo e compagni mandano un bel "fuck".
Ebbene, questi qui sembrano essere più economicamente stabili rispetto a Tsotsi, e se la ridono di gran gusto. A parte quello in mezzo, io se fossi in loro lascerei le risate per me stesso, perché specialmente quello a destra, pare che abbia un pentolone a forma di ditale sul capo, hah...



Okay, sembra davvero che abbia un ditale sulla capoccia.
Che si metta pure simulatori di ditali sul cranio, ma non si metta poi a citicare qualcuno per sciocchezze come non saper guidare un'auto, però.
(Ovviamente sto scherzando, non mi interessa davvero come vesta una persona, ma occhio per occhio...)

Un grosso cartellone fa capire che venga preso molto in considerazione il problema HIV: segnale che verrà visto in altre scene, e focalizzato anche nel passato, in modo tristemente evidente, di Tsotsi.






(foto dal web)
I quattro giovani così adocchiano un signore visto per caso, osservandolo mentre compra qualcosa da una signorina. Nell'ordine della figura abbiamo: Boston, l'ubriacone e quasi insegnante maturato; Butcher, che non vede l'ora di sgozzare qualcuno, ed Aap, che, ovviamente, sta sempre dietro al leader, Tsotsi. Non sono vestiti molto sgargianti, ma neppure si muovono tranquillamente: con cautela e silenzio seguono l'agognata preda casuale fino ad entrare nel treno assieme a questa.
Tutto accade in pochi minuti di tensione e rumori metallici di treni. Il povero signore si domanda come mai questi ragazzi lo accerchino senza un motivo, mentre Tsotsi intima lui di stare in silenzio (con il dito sulle labbra a sibilo) e Butcher fa mostra del suo arnese da assassino seriale. L'uomo però parla per un secondo dopo essere stato subito derubato, venendo colpito all'istante nella pancia da Butcher. Nessuno si accorge di niente, e nella calca i quattro lasciano cadere l'uomo, ormai morto, lì dov'è. Siamo così in un bar/disco frequentato dai protagonisti spesso, ma perché Boston ha vomitato per la nausea, e si capisce che prima d'ora non avevano mai ucciso nessuno (quindi erano solo ladruncoli da quattro soldi, come modo di dire). Aap da "cagnolino" dice a Boston di stare zitto e lasciar perdere. Arriva la signora, presumo gestore del posto, che ovviamente dice loro di non voler problemi (quindi conosce le loro vite). Si nota il nervosismo di Tsotsi: non parla, ma continua a muoversi avanti ed indietro sulla sedia, ascoltando con interesse Boston, che beve.
A questo punto momento clou ancora: Boston mostra a Tsotsi metaforicamente, il senso di colpa e di dolore provato nell'uccidere l'uomo, ferendosi con la bottiglia rotta sul tavolo, sul proprio braccio. " Sai come mi sono sentito io dentro, Tsotsi? Così.". Poi provoca sempre più vicino a sè Tsotsi, chiedendogli se ha mai avuto rimorsi o pentimenti, se hai mai avuto amore o carità, e quindi dei genitori.
Tsotsi allora si arrabbia molto, e picchia furiosamente il collega. Si capisce che nessuno, a parte Boston, sappia le origini del protagonista.
Tsotsi così fugge dalla confusione, e la signora va in corso da Boston, ordinando agli altri due del gruppo di non far invitare mai più il leader nel suo locale. Il fatto che sia intervenuta lei non è a caso.
Piove fortemente, e Tsotsi raggiunge un viale alberato di casette moderne di compaesani benestanti che non conosce. Vede un'auto passare da una di queste, da cui esce una signora che citofona. Il nostro non si fa domande e va verso l'auto, per rubarla, ma la signora se ne accorge in tempo e apre la portiera: Tsotsi così le sparerà in pancia direttamente, fuggirà via, e il marito, giunto dopo (non fa in tempo quindi a vedere in faccia Tsotsi), tirerà su la moglie terrorizzato: essa griderà:" Il mio bambino!".
(Tra la scena di Totsi che si incazza con Boston al locale, e quella dove spara alla donna urlante, appare questo momento veloce. E' importante perché è una delle cose che farà capire il passato di Totsi, nonchè altro luogo che riapparirà per ben tre volte nel corso del film. Una sorta di "isola che non c'è")
                                                        (foto e collage di mia creazione)
Durante la fuga, Totsi è preda dell'ansia e della rabbia, ma i guai non sono finiti, perché da dietro i sedili sentirà un vagito. Un vagito di cucciolo di umano, di un bebè. Di un neonato compaesano.
La fotografia qui per me è impeccabile, sporca, arida nei momenti caldi, umida nelle scene fredde.
Il ragazzo così ferma l'auto prima di cadere tutti e due dalla strada per l'inaspettata sorpresa, scende e riflette un attimo. Vorrebbe lasciar perdere il neonato ma questo piange, e così Tsotsi, mosso da qualche istinto nascosto sino ad ora, prende alcune cose dall'auto, e il bebè, portandolo dentro una borsa dell'auto trovata vicino, per fare a piedi un lungo tragitto arido vicino a dove abita.
E' già mattina e la fotografia è di nuovo coi colori arancioni e dorati. Il ragazzo così comincia a prendersi cura, seppur nel modo più disastroso possibile, del neonato rapito senza volerlo. Pulisce il culetto alla svelta e cambia il pannolino, mettendo al povero piccolo pezzi di giornale e scotch. Ovviamente il bebè non gradisce e frigna istericamente. Sta per parlare col bebè, ma arrivano due del suo gruppo a bussarli alla porta, chiedendo come stia. C'è così un momento divertente, in cui Tsotsi inventa sul momento di avere la diarrea pesante (per nascondere che abbia il bebè, che ha appena cacato allegramente). I due ci credono e continuano a parlare mettendo la loro attenzione su una ragazza lì vicino, con un bebè alla schiena, che passa in mezzo ai compaesani, sentendo le loro battute un po' sessiste da un tizio a caso ed Aap, e guardando male questi due, va via dopo essersi rimossa il lenzuolo colorato che sosteneva il suo bambino dietro la propria schiena. (a mo' di difesa personale del proprio pargolo dalle brutte vociacce...)
Tsotsi si congeda subito senza spiegazioni e i due vanno via, ritornando alla puzza che hanno sentito dalla sua casa, e su quanto possa essere pesante e "autentica" la diarrea fulminea dell'amico.
Scena dell'ospedale, in cui riposa la moglie colpita, accarezzata dal marito che si indigna perchè la polizia (lì presente) non riesca a trovare il colpevole. Essi rispondono che la cosa potrebbe essere ardua per via dell'alto numero di abitanti della città in cui pensano risieda il pistolero.
Di nuovo riappare la scalinata della stazione, colori verde neon; Tsotsi inciampa nel senzatetto, che è una presenza fissa lì, facendolo svegliare e incazzare come una betoniera in azione. Tsotsi si limita a guardarlo, e il clochard regala a lui un suo sputo sulla scarpa. Tsotsi lo guarda ancora, ansimante.
Nonostante questo regalino di poca stima verso di lui, Tsotsi lo segue senza che lui sappia (è sopra una carrozzella decorata come se fosse una pseudo-mercedes da gara per macchinine creative da gare di Redbull, ed è disteso, quindi non può voltarsi senza girarsi con tutto il mezzo) e dà buca agli altri che lo aspettano sempre al solito punto in stazione.
Tsotsi lo segue fino a dove capisce dove abiti (il dietro della stazione, in mezzo alle colonne portanti dei binari), poi tira una monetina, chiamandolo a sè. Il barbone si volta e chiede giustamente se il ragazzo voglia i suoi soldi, ma Tsotsi chiede piuttosto che si alzi in piedi: il clochard si stupisce e lo manda allegramente a quel paese, perché Tsotsi non crede che lui abbia l'handicap evidente.


Tsotsi però non vuole perdere la gara tra lui e il senzatetto, e si posta in avanti. Il clochard posa a terra la sua scatolina dei soldi per levarselo di torno, Tsotsi fissa la scatola e il barbone ancora si domanda cosa voglia da lui il ragazzo silenzioso, che successivamente tocca con il piede le scarpe eleganti del pover'uomo, mentre questo si allontana da lui, sempre muovendo le mani sul suo mezzo per muoversi. Il disabile vero così tira le monete buttate a terra da Tsotsi e inveisce contro, ma sembra più un fanculizzare volto allo sfinire, al dire "Ci mancavi anche te, che rottura di corbezzoli..."
Poi mostra Tsotsi a lui la pistola che ha sotto la giacca.





E qui parte una scena che ha letteralmente scosso il mio cuoricino: già mi fanno pena i vecchietti, figuriamoci se disabili e con questa disgrazia di vita... Insomma, il vecchio si dispera, ma una sorta di disperazione passiva. Dovrebbe far ridere, ma invece fa tanta pena, perché l'uomo ammette senza tanti giri di parole che si è pisciato sotto dalla paura. Lo dice con una voce strozzata dal pianto, una voce disperata, come se avesse avuto così tanta già merda nella sua vita che poco importa la sua dignità, ma nello stesso tempo è disperato perché non capisce perché voglia il ragazzo minacciarlo con la pistola, visto che non può nemmeno difendersi. Il ragazzo, all'enesima domanda del perché stia seguendo il clochard, si avvicina con calma, sempre fissando in faccia l'anziano, e inginocchiandosi racconta, senza dire che si tratta di una cosa accadutagli in famiglia, di un cane picchiato da un uomo fino a farlo stare paralizzato come lui. L'anziano domanda quale uomo possa mai fare una cosa del genere, perché abominio, ma Tsotsi scuote la testa e domanda all'altro come sia accaduto l'incidente al clochard, che spiega di aver perso l'uso delle gambe dopo un incidente in fabbrica mentre lavorava.
Tsotsi non capisce come mai allora l'uomo, in quelle condizioni, non abbia deciso di farla finita, ma l'anziano fa capire che nonostante le difficoltà e la sofferenza di ogni giorno, lui voglia ancora sentire "il tepore" (la cosidetta voglia di sognare, di sperare, di tentare di vedere il bello anche nelle cose brutte: questo è uno degli elementi chiave del film che aiuterà Tsotsi a cambiare).
Tsotsi così se ne va via, dicendo solo al clochard, di raccogliersi le monete.
E' quasi l'alba e Tsotsi torna a casa sua.
Appena chiude la porta sente i vagiti e si ricorda con fretta del bambino lasciato dall'altra sera, in condizioni pietose e con mille formiche sul bavero a causa di qualche yogurt o latte, non so. Apre la finestra e vede ancora la ragazza del giorno prima, mentre prende dell'acqua con altre persone in fila dietro di lei. Tsotsi così scende e decide di seguirla fino alla sua casa. E' una sua vicina.
Entra dentro e lei si spaventa, fa cadere la tinozza d'acqua e prende un coltello, ma Tsotsi ordina a lei di metterlo giù, di posare il suo bambino sul letto e di guardare dentro la sacca che ha posato sul tavolo vicino a lei. Lei così vede il bebè disgraziato e Tsotsi ordina ancora di allattarlo.
Lei fa anche questo e Tsotsi la osserva mentre aspetta che lei faccia il "suo dovere" verso il bebè non suo. Lei lo fissa, e lui ne approfitta per osservare la casa della ragazza, con evidenti e luccicosi affari per bambini, di quelli che si mettono alle culle per distrarli, come tendine, fatte da lei di pezzi di vetro e ferraglia. Tsotsi incuriosito domanda alla sconosciuta di quelle creazioni, ricevendo risposte.
Si capisce che lei è una tipa creativa, che dà valore anche alle piccole cose (un po' ricorda il clochard, seppur molto differente, no?), poichè ammette di far pagare una 50ina la versione colorata dei cocci, perché per lei sono "Luci colorate che riflettono addosso" (altro riferimento al "calore"/"luce" del clochard prima).
Si torna ancora nell'ospedale della povera donna a cui Tsotsi ha sparato, ma stavolta è abbastanza ripresa e pure incazzata al di sopra del midollo osseo: non nasconde che se scopre di male fisico al figlio, avrebbe il forte desiderio di uccidere il rapitore da lei solamente.
La ragazza sveglia Tsotsi che si alza di soprassalto dalla poltrona, per dirgli che il bebè è sazio, e anche per chiederli di ripulire il bambino prima di andarsene via. Tsotsi accetta (non è che ci abbia dato grande dimostrazione di saperci fare con la pulizia degli infanti) e lei fa le moine tenere come se fosse suo figlio: il nostro protagonista così rimane a guardare, e fa un lungo viaggio mentale nei ricordi rimossi per traumi, dove si mostra la sua madre naturale, malata di aids, chiedere di avvicinarsi a lei, quando lui aveva nemmeno otto anni di età. Spunta suo padre, alcolizzato fino al midollo, sgridando Tsotsi perché si è avvicinato a lei. Lui si spaventa e scappa, la madre piange ma assicura il figlio che le cose andranno bene. Il cane abbaia e Tsotsi bambino si nasconde dietro delle gabbie. Il padre picchia così il cane forte, e si scopre che era il suo cane, quello a cui un uomo ruppe la schiena, come raccontato da Tsotsi stesso al clochard ore prima.

(Sono le 13:07 del 21 novembre, e poiché ho dovuto fare tantissime cose, oltre che per la mancanza di una connessione decente, ho rimandato e deciso di tagliare questo mio articolino personale fino a qui... Lo continuerò comunque, e spero che già adesso sia di vostro gradimento)

27 agosto 2017

FUMETTI DIMENTICATI_3_New Generation Nightmare

Siamo quasi alla fine del periodo estivo, e mi sto sempre incasinando con vari progetti e vari obiettivi, aggiungendo anche gli impegni per un trasloco col mio attuale compagno verso una nuova casa, immersa nel verde più rigoglioso (comunque sia lontanto da fabbriche e dal centro) e più grande. I miei sogni invece sono sempre più pieni di angoscia e tendo ancora a perdermi in mille pensieri, come se non avessi detto abbastanza. Settimane fa tornai nella mia vecchia casa, per riprendere altre mie cose lasciate lì da tempo, nella cantina: le cose che son rimaste quasi integre sino ad oggi, perché spesso durante la pioggia molti scatoloni si bagnavano e cosa c'era dentro marciva col tempo. Ho molto dolore al ricordo, ma anche al ricordo di quel giorno che mia zia mi constrinse a buttare via tantissime mie riviste (ed anche miei disegni, ahimè) nel cassonetto. Quel giorno piansi tantissimo, perché per me cosa creavo nei fogli era come un pezzo della mia anima, una pelle strappata via, e più cose buttava, più io tentavo di riprendermele, anche se bagnate, pisciate o ammuffite che fossero. Quella sera la odiai tantissimo e cercai di non comunicare nemmeno con gli sguardi con lei, a meno che non fosse rabbia velata, contro lo scempio che aveva fatto prima.
Ma questo è solo un doloroso ricordo, e forse, a causa di questo che spero sempre di trovare qualcosa di mio dimenticato da tempo, in quella vecchissima cantina umida.
Il fumetto che ho trovato infatti, è bagnato su tante parti, non vecchissimo (lo disegnai al tempo delle scuole superiori, comunque sia sembra passata un'era), ma è una delle poche cose che mi lasciò "salvare" da quella cantina, poichè non pisciato dal nostro cane Nathan (cane lupo/husky, autore di mille distruzioni di cose a cui tenevo, tra cui una statuina a forma di scoiattolo fatta di solo legno, ed un pupazzo piccolo a forma di squalo: quando scoprii le sue malefatte volevo strozzarlo) e non con sopra qualche tipo di muffa simile a vomito secco come humus.
Quando ero alle superiori, tra le tante amicizie di passaggio, avevo una ragazza di qualche anno più grande di me (in classe non avevo nessun amico speciale, stavo sempre in disparte perché i miei "coetanei" -in realtà più piccoli di me di età- si divertivano a prendermi in giro per ogni cosa, quindi preferivo farmi amici fuori da lì; inoltre avevo tutto un mio modo di stringere amicizia, diverso dall'avere amici in un luogo di "tutti i giorni", che spiegherò più avanti), che conobbi in seguito ad una giornata abbastanza tranquilla, tramite un'altra sua amica dopo un fatto. In classe mancava la prof e quindi tutti miei "compagni" avevano un po' di tempo libero a disposizione. Io, che come al solito non avevo il materiale (non è che si stesse così tanto bene economicamente in casa mia, e io non volevo peggiorare la mia situazione con mia zia richiedendo soldi per cose che tanto avrei fatto di malavoglia: ero spesso sotto stress e anche a causa della mia bassa autostima e voglia di stare per i fatti miei -nonchè anche a causa di vari disguidi coi prof, che mi detestavano-, non dicevo niente e lasciavo scorrere le mie giornate prendendomi anche un bel po' di note sul diario), uscii dalla porta del laboratorio di scultura (avevo un compagno stupido poi che me le rovinava sempre) e mi sedetti sugli scalini, intenta come al solito a pensare chissà cosa, nelle mie solite riflessioni sulla vita, sulle guerre, sulla religione, sui sogni, sui miei ricordi, sulla rabbia che avevo dentro. Mi accorsi dopo un po' di una ragazza che stava disegnando su un taccuino, mai vista prima. Mi avvicinai e le chiesi cosa stesse disegnando e perché era lì. La ragazza era Francesca, ora conosciuta sul web come Kriskekka, che disegnava già allora benissimo e molti stile manga, particolarissimo e dettagliato. Non ricordo molto della conversazione che ebbi con lei la prima volta, ma già ci mettemmo d'accordo per rivederci un'altra volta; poi la salutai e rientrai nella stanza. Incontrai così una futura "amica", ad una biblioteca di soli fumetti, giorni dopo. Queste si conoscevano perché amanti del fumetto, del cinema e cartoni animati. Questa ragazza era Marina, stessa età di Francesca, molto più loquace e aperta dell'ultima. Le chiesi se sapeva disegnare (non molto ma le piaceva farlo), e mi disegnò, su richiesta, tre miei personaggi preferiti di film horror del secolo scorso: Freddy Krueger, Jason Voorhees e Michael Myers (avevo una leggera ossessione per le cose splatter, eheh). Stringemmo amicizia perché lei si incuriosì dei personaggi che amavo, e le nostre serate erano spesso passate a parlare di film horror, gore, thriller... Inoltre ci piaceva il mistero, Halloween, la notte: quindi avevamo molte cose in comune, ma penso che alla fine lei sia rimasta con me perché la facevo ridere parecchio.
Questo fumetto nacque a "due mani", con lei. Era la prima volta che facevo qualcosa del genere, perché di solito non mi piaceva fare cose di gruppo, ma tanto per fare qualcosa di nuovo, mi convinsi e disegnai la sua storia, scritta (lei amava più scrivere).
Ovviamente, le scene, i dettagli, lo stile (anche se in realtà io non ero molto abituata a quel pseudo-manga, ma al tempo mi regalarono un grosso libro tutorial su quello stile, e vedendo che ai giovani piaceva di più quello stile di disegno, provai a fare esercizi per impararlo) e lo stesso character-design di me, lei, ed altri personaggi, lo decisi io, perché facevo questa cosa più per divertirmi a creare aspetti che non esistevano nella realtà (solo il mio personaggio era realissimo: quei vestiti li indossavo davvero nella mia vita vera a scuola): il look di lei infatti lo inventai io, e a lei piacque subito senza ripensamenti. Il fumetto, colorato solo per poche pagine (e solo quelle mostrerò), lo disegnai e colorai sempre in orario di lezione (sennò avrei dormito: tanto stavo in fondo alla classe).
Il mio personaggio però caratterialmente (a parte la descrizione decisa da me in didascalia nelle prime pagine) era tutta roba sua, poichè lei scrisse la storia su dei fogli, con tanto di dialoghi e nomi.
Premessa: le prime tre pagine, furono pubblicate da me nel mio primissimo account di Deviantart allora, e anche sul gruppo che creammo io e lei, basato appunto su questa sua serie, di cui io mettevo anche una versione con testi in inglese (modificati con un paint orribile): le pagine che ho ora infatti sono bagnate e più sporche di quando le scansionai sul sito. Le restanti, a colori, invece, sono attuali, non essendo mai state pubblicate online (e più scurite adesso perché quasi illegibili).
Questo era l'aspetto di noi tre, chibizzato: a sinistra Francesca, in mezzo io, ed a destra Marina: anche il character design di Kriskekka lo decisi io, come i colori suoi.

Pubblicata sul mio account il 22 novembre del 2010, era basata sul primo capitolo, da lei definito:" La Chiamata". Il logo lo decisi sempre io, omaggiando la famosa saga di Wes Craven (rip grande regista). Il look di Mari è completamente inventato, infatti quella gonna che le feci, era un altro omaggio a Freddy Krueger (ricordate i colori del suo famoso maglione sgualcito?).
Per chi non fosse fanatico del genere, Haddonfield è la famosa città della saga di Carpenter, Halloween (esistente davvero in USA). La scuola è inventata, ovviamente americana. Il cognome di Mari fu deciso da lei, così come forse anche il mio (Dida era una scoiattolina che creai nel 2008, dal mio fandom degli HTF -sempre roba gore/splatter-). Le nostre età erano reali, anche.
Lei mi dipingeva come una persona energetica (boh), ma in effetti lei, essendo una tipa parecchio in carne, ed io magra, aveva ragione ad immaginarci così. Sì, scuola americana: ci sono gli armadietti.
Nessuno ha mai visto il seguito di questa serie, a detta mia, un poco imbarazzante. Descrizione sempre sua, look anche furrosi, creati da me (però gli animali scelti da lei). Non credo comunque che fosse wiccan anche nella realtà: non le ho mai visto fare omaggi e niente che lo facesse pensare in casa sua. Era solo appassionata di magie, evidente la sua fissa per Yugi-Oh. Come non credo che nemmeno avesse avuto una bisnonna strega: era tutto inventato, parte del personaggio.

La didascalia "bagnata" dice:" E mi piace fare battute": questo era vero, facevo battute ogni secondo, anche quando io e lei si andava in giro. Quel "ti amo, baby" lo aggiunse lei (lei era più fissata coi manga/anime rispetto a me), io non avrei mai pensato una cosa del genere (però quella faccia la avrei avuta, avevo una cotta davvero per quel killer cinematorafico) Il pipistrello era il mio animaletto domestico secondo il fumetto (forse era il mio vecchio personaggio City, che creai da bambina), ed i dvd in rosso erano tutti raccoglitori di saghe horror che desideravo tantissimo possedere nella realtà.
(scurita)
I nomi dei gruppi segnati sui fogli sotto di me e della tipa anonima, furono decisi da me, non so per quale motivo, ma almeno ho scoperto che allora mi piaceva Bif Naked (cantante canadese rock-punk di origini indiane, che scoprii in quel tempo dopo aver comprato un suo disco ad un euro soltanto, ad una svendita assieme a mia zia, in una giornata di shopping non organizzato).
(scurita)
Non mi sembra che si prendesse l'autobus assieme, poichè io dovevo andare in stazione per tornare a casa, mentre Mari abitava già a Pisa, e in aperta campagna, mentre Francesca a volte si facev prendere in macchina da suo padre, ma vabbeh, tanto era una storia quasi inventata e assurda (dopo ovviamente l'ultima, per ora è quasi tutto normale). Frannie era il suo vecchio nomignolo, penso che questo ed anche il suo cognome erano scelti da lei personalmente. Altro fatto: Marina non mi aveva mai aiutato nei compiti di matematica: questo lo dimostra il fatto che prendevo pessimi voti in quella materia, ma anche che non accettavo mai aiuti da qualcuno (piuttosto ero io a darne).
(scurita)
Il compagno è invenzione di Marina. Io rispondo:"Ah sì, Kyle: si è ingozzato di pizza a ricreazione e si è sentito male, nulla di grave" e Marina:" Avra' vomitato in infermeria". Non capisco questa scena (ma tante volte non capivo il senso delle sue battute) ma Francesca schifata è identica all'originale: quella posa infatti la immaginai io, cercando di farla uguale alla realtà.
(scurita)
Pure questo Angel, è invenzione sua, come Danny. I look decisi da lei, ma interpretazioni mie: infatti Danny lo disegnai non molto vicino alle sue descrizioni... Forse perché non avevo un'idea chiara di "fighetto". Il nome della band sulla maglietta di Angel credo che lo decisi io. Marina dice:" Angel, ti ho cerrcato all'intervallo, dov'eri?" Non ho la più pallida idea di cosa rispose Angel, ma credo qualcosa del tipo "Eeeh avevo da fare sai". Francesca sempre verosimile, io che ridacchio come solito facevo, lei con la faccia stanca di qualcuno: sembra un po' la solita roba per teenager scolastica.
(Io avrei fatto molto peggio, magari un massacro dentro la scuola tra i due per avere tutta per sè Marina, poi loro uccisi da Freddy Krueger, ma la storia non era mia, purtroppo...)
(scurita)
Questo Angel dice:" Scusa (...) ma noi stavamo parlando. Lei fatta a omino con la scritta "Uscita" in inglese la decisi io. Okay, non nego che anche io immaginavo storie d'amore con tizi che si litigavano, però non erano a questi livelli. Non so, a me sembra irreale che un tipo si incazzi solo perché un altro voleva parlare con una compagna, bah. Poi queste cose "emo/dark" (che poi sarebbe corretto goth, non dark) mi annoiavano terribilmente, mi sembrava la solita solfa anni 2000 da cui volevo stare lontano (anche se anni dopo avrei creato Emmonuele, Emolio e Rosaria, erano comunque parodie e parecchio lontano dall'estetica goth: ero stufa di questa assonanza). Che palle, insomma, però ero costretta a farlo somigliante al classico anime/manga/soap opera.
(scurita)
"Ma che ho detto?" AHAHA.
Scusate, risata a parte per l'assurdo. Vabbeh che avevo un compagno idiota pure io che quasi mi chiedevo se avesse le patate nel cervello, ma uno che non si rende conto di giudicare qualcuno per l'aspetto, perché non capisce palesemente se qualcuno è un certo stile o no, ce ne vuole... Ah no nella realtà accade davvero: forse sto ridendo per non piangere. Franci diceva davvero quella frase con quello sguardo anche nella realtà, penso che tra tutti i personaggi (tralasciando me, Angel e Danny che non esistono -se non nella fantasia di Marina- e le varie comparse) lei sia la più normale e reale.
Quella mini me felice non so perché la misi, ma mi piaceva molto disegnare me come pupazzo, quindi l'ho messa a caso, così (tanto la storia è già assurda di suo), distanziarmi quell'aria da romanzetto scolastico americano. Non capisco poi nemmeno il ragionamento che fa lei in questa pagina: non è che se qualcuno cresce con te, non può innamorarsi di qualcuno con cui ha convissuto, mah... E non capisco nemmeno il dileguarsi di Angel dalla scena...

E qui chiudo anche questa sezione: il giorno in cui posterò le rimanenti parti, mi metterò una bomba ad orologeria per evitare ulteriore imbarazzo.

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