Non ho idea del perché non ci abbia pensato prima, ma ho deciso che finchè ancora disegnerò quel fumetto sulla mia vita che inizia settimane svariate fa (Draw my life, una specie di "sfida" tra disegnatori in cui si illustrano le proprie esistenze sulla Terra o quel che se ne ricorda), ne posterò le parti già pubblicate, aggiungendoci moltissimi altri dettagli, poichè le vignette rappresentative sono brevi e contate. Lo faccio anche per avere un aiuto in più, per rendermi le cose più facili se dovessi disegnare altre scene del mio passato.
Nacqui il 22 gennaio dell'anno 1994, non so a quale orario, in un ospedale di Cecina (provincia livornese). Lo stesso anno in cui Marilyn Manson pubblicò il suo primo famoso album, lo stesso anno anno in cui i KoRn diedero inizio al genere musicale NuMetal, lo stesso anno in cui uscirono al cinema Il Re Leone, Intervista col Vampiro, Le ali della libertà, Forrest Gump, Il Corvo, The Mask, Miracolo nella 34esima strada, Ace Ventura e Pollicina di Don Bluth. L'anno anche in cui in Italia fu fatto un trapianto di cuore da un povero sfortunato bambino americano che passava di lì con la famiglia. (leggi la cronaca di Nicholas Green) I miei genitori, da quel che so, non erano nemmeno sposati, e mio padre non aveva nessuna intenzione di avere figli, ma mia madre (so che queste son cose non belle a dirsi ma è accaduto così e altrimenti dovrei "oscurare" questa parte) era testarda e mi fece nascere lo stesso, per poi scappare da mio padre e andare a cercare aiuti vari per farmi crescere. (questo è quel che so da mio padre e vari parenti) Non so come andò dopo, ma a cinque anni mi trovavo in un istituto per bambini senza famiglia, perchè a lei e a lui avevano levato il diritto di essere miei genitori, anche se vagamente ricordo che le prime volte lei veniva a trovarmi in un salotto per regalarmi quei pennarelli che tanto andavano di moda, che se ci soffiavi sopra usciva una polverina colorata -a mo' di aerografo-, ma che poi io usavo solo come pennarelli classici per disegnare. Ho solo una foto di quando ero neonata, ed è una bellissima foto dove io, con in testa solo una fascia rosa con una farfalla dello stesso colore a decorarla, osservo e tiro un ciuffo di capelli della mia cugina, che nella foto era una ragazzina, con mia madre sfocatissima dietro e lontana da noi due. Ora che ci penso sembrava quasi un segnale del futuro, visto che sarei stata poi affidata alla famiglia della mia zia materna, di cui faceva parte questa mia cugina (che non nascondo che detesto).
Il periodo della mia vita più felice fu quello della mia infanzia nonostante tutto, nessuno mi insultava e nessuno mi alzava le mani, perché stavo con dei tutori e tanti bambini mi rispettavano. Ero una bambina abbastanza curiosa ma facevo anche perdere la pazienza a chi mi stava dietro. Infatti solo una volta uno dei tutori mi alzò una mano addosso, e accadde perché io mi nascosi dietro il mio armadio: volevo spaventare la mia tutrice preferita, Luisa, ma nonostante gli altri bambini mi avvertissero della possibile sfuriata di lei, io feci di testa mia e quando lei aprì l'armadio, io saltai fuori urlando. Ricevetti uno schiaffo per la prima volta e per lo shock e la frustrazione di non aver fatto nulla di male (lei si arrabbiò perché secondo lei avevo schiacciato i miei vestiti dentro), calmai un poco il mio carattere. Ciò mi portò ad avere ancora più paura della gente perché non capivo mai come comportarmi con loro per evitare altre manifestazioni violente su di me, e finii per chiudermi ancora più in me stessa, già che ero timida di mio. Ma nonostante questo, per il resto stavo alla grande, giocavo con gli insetti (la mattina mi alzavo sempre per alzare le mattonelle pesanti per "salvare" questi dalle "cattive" formiche), catturavo cavallette (con un barattolo di vetro, le sapevo acchiappare anche a mani nude). scalavo massi (una volta Luisa si spaventò così tanto vedendomi su una collina rocciosa alta), mi scavavo fosse di sabbia per starci dentro con la testa fuori (come in alcuni film che vedevo al tempo), mi arrampicavo su alberi grandi fino in cima, pattinavo coi roller per ore ed ore in totale solitudine (potevo farlo solo intorno all'istituto, ma meglio di niente...) e saltavo sui divani dopo averli messi assieme in fila indiana (perché se saltavo sul mio letto facevo imbestialire i tutori). Per quanto riguarda i bulli, quelli ci litigavo abbastanza, uno di loro arrivò anche a strapparmi alcuni capelli in bus, ed un altro gruppo mi prese di mira quando al mare di Rimini, ero sopra il mio materassino a forma di pupazzo di orca, minacciandomi di bucarmela. Piangevo tanto a questi episodi non capendo i loro atteggiamenti verso di me. Il primo bulletto poi era anche colpevole di aver fatto la spia su di me in uno dei miei tentativi di portarmi qualche animaletto in stanza. Avessi conosciuto le care bestemmie, le avrei urlate tante a tutto l'istituto intero.
Della mia infanzia ricordo sopratutto i miei sogni, perlopiù incubi, perché se ero felice fuori, nel mondo dei sogni era un fottuto terrore. Non tutti i ragazzi ed i bambini lì erano miei amici, e non mi consideravano molto, per cui appena andarono via i miei compagni di stanza, mi sentii molto più sola di quel che ero già. Pensavo inoltre che non avrei mai scoperto il mondo, perché credevo che sarei rimasta lì per sempre. che loro fossero la mia vera famiglia, e soffrivo un po' anche per le regole riguardo le uscite fuori. Divenni insonne per gli incubi ed anche perché volevo uscire la notte, l'unico momento del giorno in cui nessuno mi rompeva le scatole, ed ero affascinata dalla luna, che fissavo dal mio letto per ore, immaginando di poterla toccare con la mano, o che mi parlasse. Ero molto fantasiosa e molti dei miei taccuini che portavo in viaggio dimostrano in pieno questa mia immaginazione fervida: immaginavo che il buco/macchia della mia tenda fosse l'occhio di un T-rex che mi proteggeva e fissava la notte, che un'amazzone mi seguisse in corsa davanti al bus mentre viaggiavamo, che due cani di media taglia mi infastidissero mentre camminavo cagandomi vicino ai piedi (lo so è strano), che una famiglia allargata di fantasmini mi venisse a far visita prima di andare a dormire, che una tarantola gigante di legno fosse il mio animaletto domestico (la costruii davvero questa cosa, con tanto di guinzaglio per portarmela al giro come un cagnolino). Ma immaginavo anche cose terribili e spaventose, come una strega che mi aspettava dentro un capanno, un lupo gigante pronto a divorarmi nel bosco (erano anche presenti spesso nei miei sogni, ma in questi riuscivo sempre a salvarmi o a combatterle): il mio incubo più terrificante ed angoscioso era però un altro. Non conoscendo molto il mio corpo (pensavo che i maschi avessero la vulva/vagina come me), andavo a dormire con il cuscino sopra le mie braccia (non riuscivo mai a dormire insomma, il cuscino si scaldava troppo e io per ore giravo il cuscino nella parte fresca, facendo lamentare i miei compagni di stanza che invece volevano silenzio...). Sentivo così un battito regolare pulsante di cui non capivo l'origine, e pensavo che fosse un boia che camminava con fatica verso di me per tagliarmi la testa. In realtà, come scoprii molti anni dopo, il tonfo che sentivo non era altro che il pulsare delle mie vene/arterie del mio orecchio/braccio, poichè ebbi una feroce malattia proprio in questo punto; ma al tempo non ne sapevo niente, quindi fantasticavo così.
Guardavo anche filmati didattici su dinosauri, documentari sui dinosauri, lasciavo in giro, anche nei miei viaggi, alcuni piccolissimi dinosauri in plastica che portavo in un sacchetto: insomma, la mia fissa erano loro, così come erano protagonisti di moltissimi miei sogni, anche in anni successivi, come semplice metafora delle mie paure. Mi regalarono un cicciobello ma io non ci giocavo mai, ne ebbi Barbie (le detestavo), mi regalarono anche tanti Pikachu (amavo i Pokèmon) e due farfalle peluche (da piccola creai un personaggio così di nome Faiti dalla storia drammatica). Quando però a scuola era ricreazione, io di nascosto rubavo quei finti gioielli di lego perché mi affascinavano i minerali, ma mi scoprirono subito quindi smisi. Così simile fu infatti il mio primo ricordo dei miei primi anni di vita: dopo aver rubato dei cioccolatini a forma di ovetti, mi nascosi in una culla per bambolotti, mangiandomeli poi in tutto quel tempo che ci misero per trovarmi (non a caso mi chiamavano "gnoma"), per poi scoprirmi e incolparmi del mio "dispetto" verso le maestre. Avevo cinque anni ed ero molto golosa e furba. Comunque sia mi lasciavano abbastanza libera, e gran parte del mio tempo lo sfruttavo anche per guardarmi tantissimi film, che amavo un sacco. Anche se mi terrorizzavano. Mi terrorizzava il cattivo di Ghostbuster 2, quando fissava ed usciva dal quadro, mi terrorizzava il bambino protagonista Alan di Jumanji quando si scioglieva all'improvviso davanti alla ragazzina, mi terrorizzava la scena dei due t-rex che pasteggiavano col tizio nel wc, così come il traditore che veniva massacrato all'interno dell'auto, da cui sarebbe sgorgato del sangue verso il fiumiciattolo accanto sotto la pioggia... Mi spaventavano ma mi piaceva riguardarli ancora una volta.
Avevo in effetti un certo gusto del macabro, e disegnai anche un T-rex pallido di nome Morte, dopo il mio sogno con Pocahontas (sì quella della Disney, fu uno dei miei primi sogni) come creatura martoriata dall'uomo che si voleva vendicare, dagli occhi rossi. Forse in realtà è stata questa mia passione per le cose inquietanti ad avermi fatto allontanare da molti dei miei coetanei... Comunque non era niente in confronto a cosa avrei trovato anni dopo dopo il mio trasferimento: fui felice perché avrei visitato altri posti nuovi, ma credevo che sarei poi tornata ogni tanto anche all'istituto (cosa che non accadde mai più): conobbi mia zia, sorella di mia madre (lei mi regalava i Pikachu), e mi portai dietro alcune cose, ma non tutte. Infatti i miei disegni attaccati al muro rimasero lì, ma ebbi il mio album fotografico fatto dai tutori con le mie foto delle mie giornate laggiù (che ho ancora adesso, non tanto integro ma capite che ha 16 anni ormai), alcuni miei pupazzi e quadernini.
I miei viaggi preferiti erano quelli in cui si stava sulle montagne (non c'erano bulli e mi piaceva da matti l'atmosfera, ed era più facile stare di notte fuori). Ho bellissimi ricordi di quei periodi sui monti. Quando c'era la neve sciavo con lo slittino e facevo "l'angelo" un sacco di volte. Mi divertivo tantissimo e ricordo con divertimento un fatto accadutomi con uno dei tutori. Mentre altri sciavano, io e lui finimmo con la slitta dentro un rialzo tra una casa e la neve alta: non ci facemmo molto male ma in quella caduta provai tantissima adrenalina. Una sensazione simile ma più pericolosa la ebbi invece quando ero in spiaggi a Rimini. Venne una forte onda, talmente forte che riuscì a farmi girare su me stessa dentro l'acqua. Mi spaventai molto credendo di morire, ma fortunatamente mi trovai a riva e venni soccorsa. Un motivo dei tanti per cui cominciai a detestare il mare. Cambiai anche varie scuole materne/elementari, ed ad una di queste classi un giorno andai con indosso il mio copricapo da gatto che mi regalarono un dicembre/pasqua tempo fa. Amavo mascherarmi ed anche in quel giorno della gita sui monti chiesi di indossare il costume da coccinella che aveva uno dei tutori (ho pure la foto) prima di andare a dormire (cosa che non feci perché dopo ore di nascosto mi alzai per sentire sulla scala al buio cosa si dicessero). Avevo come tutti i bambini i miei rituali: oltre che saltellare alcune mattonelle come una schiacchiera, prima di andare a letto chiedevo sempre un po' di carezze contate sulla testa, perché non ero mai tranquilla prima di dormire. Una di quelle volte, mi svegliai (forse quando ero sempre in quella casetta di legno graziosa) e non vedendo più Luisa, mi misi a piangere in modo da non farmi sentire. Soffrivo così di leggera insonnia, e ricordo che mi davano anche delle pillole trasparenti per farmi rilassare: uno dei tutori mi trovò sveglia nel corridoio con il mio pupazzo grosso al petto, e chiedendomi come mai fossi sveglia a quell'ora, mi mostrò quella pillola, che ingoiai con disgusto perché mi facevano venire un forte mal di testa per il saporaccio (tipo nausea). Una volta accadde anche che mi svegliai nel cuore della notte (non c'erano più i miei compagni di stanza), perché ero completamente al buio e avanzando senza luce cercavo di capire come scendere dal letto, ma qualsiasi parte che toccavo era dura e fredda, e cominciai ad urlare e piangere credendo di essere stata murata viva. Luisa venne, accese la luce e mi trovò terrorizzata che toccavo il muro.
30 luglio 2017
18 luglio 2017
FUMETTI DIMENTICATI_2_Pazyzy E Procho
E' periodo di cambiamenti, anche se nello stesso tempo tutto sembra fermo e troppo tranquillo. Nello sistemare le mie vecchie cose superstiti dalla mia vecchia casa, scorgo dei fogli non troppo sciupati dal tempo, con disegnate sopra alcune mie vecchie vignette a penna (sembra un secolo passato, da quando le usavo e non conoscevo le staedtler mie adorate) con protagonisti "furry" (per chi non lo sa, sono animali umanizzati/antropomorfi) che sì, nemmeno loro avevo dimenticato. Infatti non avrebbe molto senso intitolare questa mia bacheca così, ma piuttosto definirla come "Saga che ricordo nella mia memoria vagamente ma che ho ancora come cartacea solo pochi sprazzi". Trattasi della serie non nata "a caso", ma ripresa da una precedente che non sviluppai molto (fortunatemente), da cui infatti, caratterizzai solo due personaggi maschili: Pazyzy e Procho.
Pazyzy e Procho nacquero come personaggi principali ma abozzati, per poi essere più presenti (sempre abozzati) in minuscole vignette (poche) che scharabocchiavo in uno dei miei tantissimi diari segreti.
(Alcune vignette delle primissime con lui protagonista, anche se apparivano altri personaggi, come qui Super Pesce, un altro personaggio abbandonato)
Pazyzy e Procho sono tra i personaggi che nel corso del tempo non cambiarono di una virgola, i loro caratteri e design sarebbero rimasti sempre gli stessi, ma avrebbero preso sempre più la parte di protagonisti, perché... Mi rappresentavano molto, in fondo.
Pazyzy (nome inventato dal niente, ispirandomi dal termine "Pazzo") è un cucciolo di chihuahua dal pelo lungo meticcio (misto a coyote e lupo: non riuscii mai a decidere un animale singolo per lui), che viene adottato da questa famiglia di procioni benestanti, di cui parente è il giovane coetaneo Procho (da "Procione", ho voluto fare un gioco di parole con la lingua messicana). La famiglia è composta oltre che da lui, dalla sorellina Prochetta, dalla sorella più grande Prochette, da padre Prochone e madre Prochona (ridete pure): forse anche qualcun altro, ma non avendo i fumetti presenti, non ricordo altro. Pazyzy invece, non ha nessun genitore, o almeno, nemmeno nella storia che scrissi più avanti, non si vede il volto della madre, per cui rimane un mistero. Tutti i personaggi hanno enormi occhi neri dalle pupille colorate di un singolo colore, tranne per Pazyzy che è eterocromatico (giallo e verde luminoso). Pazyzy è un ragazzino molto curioso, pigro, fantasioso, caratteristiche che condivide con il "fratello" Procho, anche se quest'ultimo, sembra più controllato nella sua vivacità, forse per crearsi una maschera dall'evidente imbarazzo che crea Pazyzy verso esso. Procho invece è dormiglione e non nasconde di avere un discreto interesse per le creature di sesso femminile (Pazyzy ne ha interesse in misura minima). Entrambi si prenderanno in giro l'un con l'altro per questi caratteri così differenti, e su questo si basa questa mia serie di fumetti, ma nonostante questa "lotta" tra fratelli adottivi, si capisce che in realtà i due tra loro, provano immenso affetto (non confondetevi con l'amore omossessuale, qui si tratta di puro affetto fraterno non-sanguineo). Detestano la scuola, soprattutto Pazyzy, ma è spesso il primo a causare "caos" anche se in senso positivo, perché come classico è, i compagni vengono sempre presi di mira da bulli e adulti non molto simpatici, tipo la loro maestra Civetta, un po' stereotipo (ma che nella realtà questo tipo di persona ahimè esiste) della maestra severa, bigotta e fredda. Pazyzy però a parte il timore verso questa maestra, è un ragazzino coraggioso e avventuroso, che segretamente (eh, nelle mie storie c'è sempre la parte un po' "drammatica") soffre per non conoscere e non aver conosciuto la propria madre naturale: i genitori addottivi infatti nelle loro vite di tutti i giorni, capiscono che l'esuberanza ed il proprio "astio" verso l'umiltà e il rispetto delle regole da parte di Pazyzy viene proprio da questa mancanza, e continuano a fare ricerche per trovare la vera madre del protagonista. Per dire, Pazyzy non è "cattivo", vuole solo risposte. Un esempio infatti, per far capire a chi leggeva le mie storie su questi due, e per pace mia mentale e di Pazyzy stesso, è la storia dove lui conoscerà una delle tante "idole" di Procho, tale Prociona Nera (una prociona di vent'anni, meticcia di lupo americano grigio, bellissima e aspirante modella dai lunghi capelli neri e orecchie lunghe decorate con grossi pendanti a goccia neri), e che salverà assieme al "fratello" durante un rapimento (sì, i rapimenti di donne per la prostituzione) da uomini loschi: purtroppo non ricordo nemmeno se finii questa storia, e non l'ho nemmeno ritrovata, quindi tutto rimarrà ancora nella mia memoria.
E qui penso di aver detto tutto, e comincio a postare queste vignette, per il momento, le uniche disponibili che ancora posseggo materialmente, datate pare, i primi giorni di maggio 2010.
Comincia così, con i due che come al solito poca voglia hanno di eseguire i compiti scolastici, per poter essere presenti ad una partita (forse baseball o football americano) della loro amata squadra "Birds Racket" (razza di volatile che amavo moltissimo da bambina, in italiano sarebbe il famoso Drongo del Paradiso, un uccello dal colore blu scuro intenso e dalla coda lunga divisa in due parti: dimostrazione che mi piaceva molto questo animale è anche un mio vecchio disegno di quando avevo 5-6 anni, con rappresentato appunto questo uccello caratteristico asiatico, evidentemente da bambina ero appassionata di volatili...)
Anche questo topolino di nome Squiddy, accompagnato dall'amico uccellino azzurro (i due hanno quasi gli stessi colori) Cippy, erano personaggi principali della serie, anche quella precedente. Stavano sempre assieme come due fratellini (senza alcuna relazione sentimentale tra loro), e Tarta è una tartarughina dai capelli rossi a caschetto della loro classe, per cui Squiddy è cotto.
Procho è anche un tipo super ansioso, e facile alle maniere pesanti, mentre Pazyzy, che qui ammette che Squiddy non aveva nessuna colpa, si becca la rabbia omicida del "fratellino" Procho.
La madre di Procho, che nomina un altro parente della famiglia, e la sorellina. Presente anche la loro maestra, grottescamente (forse) immaginata dai due come fantasia inquietante per il senso di colpa che hanno verso i loro doveri di scolaretti "modello", come invece spera la madre che siano loro.
I due qui dormono in un letto di sola paglia, ed assieme. Forse stavano in campagna. Comunque sia qui è dimostrato come Pazyzy sia rimasto un po' il solito sognatore.
Ho scritto il solito perché, queste vognette sono tra le più recenti che io abbia. Lo dimostra l'entrata di questo personaggio di nome Paza, che non era mai stata creata prima. Anche qui, Pazyzy è sempre nel suo magico mondo di fantasia, per sfogarsi sulla maestra che tanto poco sopporta.
8 giugno 2017
Lunatico
Camminando sotto una luna piena
osservandola
sentendo il vento freddo accarezzarti il viso
il batticuore ogni volta che alzi lo sguardo
Traballante, luminosa
sempre compagna delle mie nottate
forse non ti ho osservato abbastanza
Perdonami
ho dimenticato il mio passato
quanto ti ho adorata da bambina
volendoti toccare con la mia mano
Per me eri la moglie del sole
gelosa
che faceva smuovere umori e battiti
Vibrante luce
dei pali al neon
Delle metropolitane di notte
Dei cespugli verde acceso
Delle case a migliaia bagnate dalla tua luce
Ed io seguivo la tua scia
cercavo di imprimerla nella mia mente
Di ricordarla per sempre
per sentirmi dentro di te
Perdonami se ti osservo così poco, la gente non capisce.
osservandola
sentendo il vento freddo accarezzarti il viso
il batticuore ogni volta che alzi lo sguardo
Traballante, luminosa
sempre compagna delle mie nottate
forse non ti ho osservato abbastanza
Perdonami
ho dimenticato il mio passato
quanto ti ho adorata da bambina
volendoti toccare con la mia mano
Per me eri la moglie del sole
gelosa
che faceva smuovere umori e battiti
Vibrante luce
dei pali al neon
Delle metropolitane di notte
Dei cespugli verde acceso
Delle case a migliaia bagnate dalla tua luce
Ed io seguivo la tua scia
cercavo di imprimerla nella mia mente
Di ricordarla per sempre
per sentirmi dentro di te
Storiella (0-1-2 di 3 parti) omo-romantico/erotica su ABK & Blaze Ya Dead Homie
(prologo)
Killa era sopra una comoda amaca all'aria aperta, vicino ai monti, ed era quasi sera.
C'era un vento abbastanza frescolino ma era più che un bene dato che la giornata era stata particolarmente afosa.
"Buh!" esclamò Blaze apparendo da sotto Killa che riposava beato, ma che adesso si era svegliato e preso un colpo quasi da infarto.
"Cazzo, se lo rifai la prossima volta rischierai un'accettata!" promise Killa arrabbiato.
"Tanto sono morto, puoi farlo quante volte tu vorrai perché mi diverto troppo nel vederti incazzato" rispose Blaze facendogli la linguaccia.
"Sei un coglione stronzo" aggiunse Killa mostrando la lingua come stava facendo Blaze.
"Anche te" rispose ancora Blaze scherzoso "Perché mi fai impazzire ogni volta quando tenti di parlare come i comuni mortali"
"Ma pensa a te che hai sempre la faccia da ebete piuttosto" "Non hai capito cosa intendevo..." disse misterioso Blaze girandosi.
"Ah no? Cosa volevi dire allora? Dai, tanto lo so che mi riprendete tutti perché non so parlare bene!" tuonò Killa tirandosi un poco fuori dall'amaca.
Blaze lo prese in quell'istante per le spalle tirandolo verso sé."Hey scemo..." sussurrò Blaze a Killa nell'orecchio "Sei uno scemo.
"Killa ebbe un'espressione frustrata e si allontanò dalla stretta dell'amico tornando a sdraiarsi su un fianco dentro l'amaca.
"Bene, dite pure che ho un cervello piccolo e che sono brutto, tanto ormai lo dite così tanto che non mi fa più nessun effetto."
"Sei triplicamente scemo, sì." aggiunse Blaze ridendo.
Killa si rialzò davvero irritato e cercò di riprendere Blaze.
"A tutto c'è un limite amico, adesso stai esagerando!"Ma Blaze si posò davanti e Killa posò le sue labbra accidentalmente su quelle di Blaze, sempre sorridente.
"Queste non mi sembravano qualcosa di così sgradevole..." scherzò Blaze ancora.
"Forse ho capito che intendevi... Sei malato, sì. Sei malatissimo".
"Felice di esserlo allora, mio piccolo guerriero incazzato con tutti".Killa arrossì violentemente e tornò ancora a nascondersi nell'amaca, ma Blaze lo raggiunse baciandolo su una guancia ripetutamente a stampo, come un timbro.
"Dai Blaze, smettila! Vai a dormire per piacere, così smetti di dire e fare altre cazzate!" gridò ABK cercando di evitare i baci di Blaze sul viso.
Ma Blaze continuava a baciarlo sulle guance, sul collo e nelle orecchie, tenendo la sua mano sopra la sua spalla.
"Te l'ho detto che mi fai impazzire, quindi ora ti meriti la mia vendetta"
"Ah perché sarebbe pure un merito, ciccione" rise Killa.
"Oh sì hai l'onore di un ciccione morto che impazzisce per questo scalmanato timidone" disse sorridendo Blaze, girando infine con le proprie mani il viso di Killa e dando un bacio caldo all'amico, cercando di sentire la sua lingua con la sua.
"Blaze... Dai smettila... Lasciami dormire... Non ho molta voglia..." supplicò ABK con i sospiri.
"Timidone scemotto... Non sai quanto cazzo amo ogni cosa di te" sussurrò Blaze guardando negli occhi grandi e scuri del compagno "Non sai quanto mi fa andare su di giri la tua voce così imperfetta biascicante.
La trovo dolce e pure i tuoi sussurri ansimanti.
E il modo in cui ridi.
Oh quanto mi fai uscire fuori di testa per questo, Jamie."
Blaze finì con lo stringere fra le sue braccia dopo essere entrato nell'amaca.
A Killa uscì una lacrima perché amava molto Blaze anche se si vergognava.
"Chris... Non azzardarti a dire anche che provo affetto per te... Se solo vengo a sapere che hai fatto spargere la voce ti ammazzo. Sul serio, così sarai davvero 'morto'" finì Killa arrossito.
Blaze rise e mentre scendeva dall'amaca per lasciar dormire Killa, quest'ultimo lo tirò per una manica e lo baciò sulla guancia di scatto, per poi tornare sotto la coperta, con gli occhi un po' lucidi.
"Certo mio piccolo timido guerriero" sorrise Blaze nel buio.
(prima parte)
Killa e Blaze stavano ad un pub una sera da una giornata pesante di prove di testo dalle sale di registrazione (quando ancora stavano alla PSY Records).
C'erano tutti quasi quelli dello staff, e Blaze e Killa erano gli unici degli artisti ufficiali dell'etichetta presenti perché solo loro appunto avevano lavorato sulle nuove canzoni del loro album dove erano conosciuti come un duo, ma presto sarebbero rimasti soli alla chiusura del locale.
"Che giornata lunga anche oggi" disse Blaze.
"Per me è volata in un attimo" rispose James.
"Piccoletto, sei sempre pieno di energie" aggiunse Chris."E tu un grasso e pesante scansafatiche" disse Killa.
Blaze lo guardò sorridendo sotto i baffi di profilo e Killa sorrise a sua volta dopo aver visto il compare.
"Stanno andando via tutti, e per noi ora è il caso di andare a dormire, mio giovane amico" consigliò Blaze osservandosi attorno.
"Vacci tu a casa se sei stanco, io voglio rimanere ancora un po'. Mi piace quando non c'è nessuno intorno a me, quindi puoi anche smammare, se è ciò che vuoi".
"Se è ciò che voglio hai detto..." ripete' Blaze guardando davanti a sé.
Il ragazzo che offriva i drink osservava i due uomini dalla faccia truccata in modo "temibile" con curiosità.
"Sì, non si preoccupi tanto tra poco ce ne andiamo a nanna" rispose Blaze notando il giovane curioso.
"Ho detto che io voglio rimanere, Chris, mi hai sentito?".
"No, perché non si capisce niente di quel che dici, Killa." rispose sorridendo ancora Blaze.
"Quindi ora togliamo il disturbo." finì.
Killa sbuffò storcendo le labbra e alzando la testa esclamò un "Aaaaah" con una risatina sarcastica quasi frustrata.
Blaze si girò appena senti' quella voce.
Nel suo petto il cuore fece un balzo fluttuante, e continuò a fissare l'amico mentre lo accompagnava alla porta.
Appena usciti fuori, ABK guardò in basso e sbuffò ancora.
"Che io sia tuo amico non significa che debba fare come sempre voglia tu".
Blaze saluto' da fuori la porta che si chiudeva.
"Quindi, mio caro collega, da stasera farò le cose più per conto mio, perché so badare a me ed non ho bisogno di un partner che mi faccia da capo. Io sono il capo di stesso, hai capito?"
"Certo guerriero mio" rispose Blaze apparendogli da dietro le spalle e con la faccia vicino alla sua.
"Ma io ti seguirò lo stesso" rise.
"Se ci riuscirai ancora, grassone." sussurrò Killa guardandolo."Ehi, sono ancora giovane, e poi a te la mia ciccia piace" esclamò e sussurrò Blaze stringendolo ancora di più tra le sue braccia."Infatti mi piace così tanto che se potessi te la strapperei subito" rispose cinicamente Killa."Oooh, mi piace questa fantasia sul "morto" (intendendo sé stesso)"
"C'è una volta in cui sei serio?" domandò Killa ridendo.
"Perché insomma... Io voglio presente non solo Blaze..."
"Vuoi Chris, James?" Sussurrò Blaze mentre erano vicini ad un muro, sempre tenendo Killa vicino al suo viso.
"Sì, voglio per un giorno vedere Chris e non Blaze... Mi manca tanto quel pazzoide senza maschera, quel pazzoide normale, che sta tranquillo e..." continuò Killa, poggiandosi con la schiena al muro, allontanandosi quindi dalla stretta di Blaze.
"Insomma, a me piace quando interpretiamo i nostri personaggi... Ma mi sembra che siamo più loro che noi, ci pensi mai a questo?".
Blaze storse la bocca e riflesse qualche secondo.
Killa guardava in basso e incrociò le braccia.
Blaze tornò indietro e bussò al portone semichiuso.
Killa non si spostò da dove era ma osservò la scena curioso."Chris sei un fottuto ubriaco. Almeno io queste scemenze insensate non le faccio!" gridò.
Vide Blaze mormorare per poi entrare ed uscire in pochi minuti.
Blaze tornò davanti a Killa con un bicchiere in mano.
"Acqua? Oh allora hai deciso finalmente di mantenerti in salute?" domandò Killa scherzoso.
Ma Blaze fece una cosa inaspettata.
Mise una mano dentro il bicchiere e si struscio' il viso con l'acqua."Non potevi aspettare di essere nella tua stanza?" Scherzò ancora ABK.
"Bene, James. Adesso sono Chris." gridò Blaze col trucco mezzo sciolto sul suo viso.
Killa si nascose la faccia sotto il palmo della sua mano alzata.
"Blaze, per favore, ho capito, ora torniamo a casa che sono stanco effettivamente".
"Ma come, ora che sono Chris vuoi Blaze? Non hai le idee chiare, vero stronzetto?" gridò un poco Blaze avvicinandosi molto a Killa quasi da bloccarlo vicino al muro.
"Tu sei folle più di tutti quelli che conosco" esclamò Killa quasi spaventato.
Blaze lo osservò un po' nervoso e fece versare l'acqua rimasta sopra Killa, che non sapeva come fare per calmare l'improvvisa azione dell'amico.
"Adesso non puoi voler più Blaze. Sei James, non A-B-Kahppa. Sei James e James può stare solo con Chris, giusto?"Ad entrambi stava battendo fortissimo il cuore.
"Perché il piccolo James ha paura di amare Blaze, vuol nascondere il suo amore grande a tutti tranne alla persona nascosta dietro Blaze.
Ma io, Chris, sono sempre io anche quando sono Blaze, James. O mi ami al 100% o non ami niente della mia persona" ansimo' Blaze.
Killa stava tremando e aveva gli occhi lucidi."Chris, ti prego, andiamo a dormire.
Sei stanco"."Voglio solo che dici adesso di amarmi. Ora sono sia Chris e Blaze assieme. E tu pure sei sia Killa che James. Ed io amo entrambi perché so che sei sempre tu dietro".
Killa tremava ancora di più e fece scappare un gridolino di ansia.
"Chriiiis, per favore, domani tutte queste stronzate!".
"Stronzate? Per te sono stronzate tutto questo? Che devo fare per farti capire che sono serio?".
Killa guardò di nuovo in basso e stava cominciando a singhiozzare per la tensione addosso.
Blaze si allontanò di nuovo lasciandolo singhiozzare e vide Killa mentre si lasciava cadere sul marciapiede.
"Tu sei pazzo. Pazzo!" gridò Killa scalciando i piedi per terra.
Blaze si accovacciò lentamente verso ABK e cercò di scusarsi.
"Scusami James... Andiamo a casa, va bene? Non lo farò mai più... È stato solo un attimo di nervoso, lo sai che ti voglio bene".
Killa lo picchio' sopra il petto con lo sguardo basso e le lacrime agli occhi.
"Se lo rifai di nuovo chiamerò la polizia".
"Ti prego scusami, scusami. Mi sono fatto prendere dalle emozioni e sono stanco. Ti prego scusami, non voglio che la nostra amicizia finisca per questa sciocchezza!" supplicò Blaze abbracciando ancora Killa a sé.
"Ti odio. Ti odio. Sei un coglione e io ti odio." gridò singhiozzante Killa lacrimando sulla maglia del partner.
"Dai, dimentichiamo tutto, torniamo nel nostro nido, va bene? Ma ti prego, non odiarmi... Io ti amo troppo, James...".
Stava piangendo Blaze stavolta, e strinse ancora più forte Killa."Lasciami respirare allora, pazzoide" sussurrò ABK con la sua vocina biascicante.
Killa tirò su lo sguardo e vide Blaze con le lacrime copiose dagli occhi."Blaze... Chris... Dai andiamo a riposarci adesso?".
Si alzarono e si stesero i vestiti per ripulirsi delle polveri delle strade.
"Dai Blaze, è quasi mattino. E meno male non c'era gente in giro... Non mi avrebbe fatto piacere fare il buffone di mattinata".
Blaze prese la mano nella sua di Killa, mentre Killa abbassò di nuovo lo sguardo arrossendo, perché sapeva che Blaze era sicuro di sé e quattro gatti nel percorso verso casa non avrebbero dato fastidio se avessero guardato male loro due come molto più che intimi amici.
"Ciccione pervertito" sussurrò ABK.
"E tu stupido." aggiunse Blaze.
Arrivati alla porta, Killa salutò Blaze con gli occhi semichiusi dalla stanchezza."Okay, ci vediamo domani allora, Chris".
"Aspetta stronzo." disse Blaze tirando verso sé la mano di Killa.Blaze abbassò il capo su Killa, mentre le sue labbra mezze coperte di rossetto nero macchiarono quelle di quest'ultimo.
Con l'altra mano circondò la testa del compagno come se lo stesse cullando, in modo dolce ma veloce.Il cuore di Killa ebbe un altro sobbalzo.
E posò le sue mani alla schiena di Blaze, stringendolo.
"Scusami se mi sono comportato male, Killa. Ti prego perdonami. Non voglio perderti. Morirei davvero" singhiozzò Blaze guardando negli occhi scuri di Killa."No sono stato uno stronzo anche io... È che ho paura della gente lo sai... Ma anche io ti amo troppo... Cerca di capirmi e sopportarmi..." singhiozzò ancora Killa, ribaciando di sua volontà Blaze.
"Non meriteresti uno come me..." finì Killa lacrimando ancora.
"Ed invece sì perché sono un coglione innamorato." aggiunse Blaze baciandolo una seconda volta."Dai, basta baciarmi... Tanto ci vediamo domani, ciccione" rise singhiozzante Killa.
Il cuore di Blaze fluttuo' al suono della voce appena udita dell'amico che stava abbracciando fortissimo, e lo ribacio' una terza volta, ma assaporando la sua lingua nascosta.
"Blaze... Dai, non ricominciare... Lo sai che poi finisce che non si dorme più..." rise Killa baciandolo e sospirando.
"Ma io voglio averti con me..." sussurrò Blaze baciandolo sul collo.
"Dai vieni con me stanotte... Così mi faccio perdonare".
"Blaaaaaze.... Dai.... Domattina voglio svegliarmi fresco, non sfatto... Oh mamma come mi piace però tanto quando mi baci...".
"Allora altri cinque minuti? Non riesco a smettere, mi sento tantissimo in colpa, mio piccolo guerriero. Mi perdoni se ti bacio ancora... Ed ancora... Ed ancora ed ancora..." continuo' a ripetere mentre baciava più volte tutto il viso di Killa.
Killa rise arrossendo e a sua volta baciò più volte le labbra di Blaze succhiandole.
"Mmmmmmh.... Cazzo Chris mi fai invogliare così... Ti prego fermiamoci..." supplicò a bassa voce Killa mentre ancora lo baciava sulle labbra.
"È quello che vuoi, piccolo mio Killa?" rise Blaze.
"Fanculo, io voglio che mi baci ancora. Vengo su con te".
Blaze sorrise a 32 denti e velocemente aprì la porta mente Killa lo teneva per mano, arrossendo ancora e baciandolo sulle labbra.
Blaze entrò subito così dentro e Killa lo seguì velocemente ansimando. Entrambi avevano ancora le loro lingue l'una contro l'altra e i loro cuori battevano fortissimo, mentre nelle loro parti basse qualcosa stava cominciando a scaldarsi.
La porta si chiuse lentamente, senza far rumore, ma le risatine di Killa e Blaze continuarono a farsi sentire.
(seconda parte)
Erano le sette del mattino incombente e le finestre lasciavano traspirare un filo di luce su visi di Blaze e Killa.
Killa era davanti con la schiena a Blaze, che si svegliò per primo"Mmh... Che senso di pesantezza... Ma che è successo ieri?"
"Eri ubriaco fradicio e pure fatto. Mi hai pure fatto prendere un colpo. E poi beh, siamo finiti per dormire assieme. Non voglio dire altro che mi vergogno di questa situazione" rispose Killa
"E perché sono con le mutande mezze calate?" chiese Blaze
"Perché sei un ubriaco del cazzo e ieri volevi fottermi. Ma per fortuna sei cascato dal sonno..." rispose ancora Killa senza girarsi
"Oh." esclamò Blaze
"Ciccione stronzo. Stavi per uccidermi ieri." Aggiunse
"Ti son venuto addosso?" chiese stupito Blaze
"Sì, ed hai provato pure a baciarmi" finì Killa
Blaze si alzò e andò in bagno.
Killa ricordò della serata ieri e aveva gli occhi lucidi perché sapeva che stava nascondendo qualcosa a Blaze"Ubriaco... E quindi ora non ricorderà più niente... Se dicessi ora che cosa mi son lasciato scappare... " Pensò Killa coi suoi occhi scuri traboccanti di lacrime
"Per caso mica ti ho... ehm... Anche penetrato?" Chiese Blaze entrando di nuovo in stanza.
Killa si coprì con la coperta stretta"Sì stronzo, ma per fortuna ti ho fermato finché non ti sei addormentato..."
"E perché stai piangendo adesso allora?" Chiese Blaze fissandolo negli occhi
"Io non sto piangendo... Mi dà solo noia la polvere" negò Killa
"Allora alzati se ti dà fastidio.."
Ma Killa disse che stava bene così e non voleva alzarsi dal letto.
"Fa' come vuoi..." Aggiunse Blaze
"Blaze... O Chris.. Tu non ricordi proprio niente di ieri sera?" Domandò Killa
"No... Però se mi dici altro forse sì..."
"Meglio di no, è stato imbarazzante. Una vera lotta tenerti fermo. Graffiavi come un pazzo."
"Uuuuh allora ieri chissà che tipa mi ero immaginato per farti tutto questo..."
"Ma smettila, ti senti mentre dici certe stronzate?" Disse Killa
"Beh, non ero ubriaco scusa? Per arrivare a questo ero proprio invogliato di qualcuna che credevo di vedere"
Killa stava cominciando a tremare di singhiozzi ma ancora non voleva rivelare niente
"Ed adesso stai piangendo. Okay adesso mi dici cosa è successo ieri. Perché per far piangere un piccolo guerriero significa che io ho fatto qualcosa di brutto e non voglio avere sulla coscienza il tuo rancore. Dimmi cosa è successo ieri, James."
Blaze si accovacciò vicino a Killa che tremava e ansimava
"Non me la sento..."
"Voglio sapere tutto, James. E tu me lo dirai, altrimenti ti butto giù dal letto, hai capito?"
"Ti odio, ti odio. Sei uno stronzo."
Blaze si avvicinò di più a Killa
"Se non me lo dici ti farò vedere io cosa è davvero uno stronzo. Ci tengo a te quindi dimmi cosa ti ho fatto ieri notte."
"Va bene" singhiozzò Killa asciugandosi con il lenzuolo
"Ci siamo baciati dopo che tu ti arrabbiasti... Mi facesti degli strani deliranti discorsi sul tuo personaggio... Sì mi hai baciato più volte, anche in bocca... E dicevi di amarmi..."
"Oh cazzo, davvero ho fatto tutto questo?" Domandò sorpeso Blaze
"Certo. Non ti sto mentendo."
"E tu? Perché nn hai chiamato la polizia?"
"Non me la sentivo... Anche se avevo paura, ho preferito riportarti a casa... Ma poi..." Finì per piangere più forte Killa
"Smetti di fare il piagnone e finisci di raccontare!"
".... Ecco ieri eri così aggressivo... Avevo paura che mi picchiasti... Così ho pianto e tu hai finito per scusarti... Dopo mi baciasti è così ho detto il gioco..."
"La strada da lì a qui è lunga... Dì la verità per caso ti piaceva?"
"Non dire idiozie, Chris..."
"Allora perché tremi?" Domandò Blaze.
"Devo avere fatto qualcosa di brutto dopo allora."
"Oh sì, appena entrati mi volevi spogliare... Io così continuato a reggere il gioco..."
"Sul serio??? Killa non me la racconti giusta, eh?"
"Vuoi farmi finire?" Rispose nervoso Killa
"Okay finocchietto." Aggiunse Blaze ridendo
"Io non sono gay! Volevo solo evitare che tu mi facesti del male, stronzo!" Gridò Killa con lo sguardo molto arrabbiato e trucco mezzo sciolto via
"Va bene scusami... Ma davvero volevo farti del male? Io... Stento a crederci... Ti considero il mio più grande amico... "
"Forse non sei onesto con te stesso, Chris Roleau."
Passarono alcuni minuti e Blaze si alzò dal letto.
"Senti chi parla. Io ora ricordo e so quel che sono, dentro. Sei tu che non lo vuoi ammettere. Ieri ti avevo dichiarato che provavo qualcosa per te, ora ricordo. Mi arrabbiai perché tu non volevi mostrare l'amore per me come facevo io, nascondendolo."
Killa alzò lo sguardo e spalancò la bocca dalla sorpresa
Blaze si avvicinò furtivo e alzò il lenzuolo
"Che vuoi fare Chris? Non ti è passata la sbornia di ieri?"
"Voglio solo vedere... Ma non hai nessun graffio addosso..." disse Blaze
Killa chiuse gli occhi e si nascose il viso sotto il cuscino
"Killa... Mi vuoi direi davvero cosa è successo?"
Si riavvicino' e tirò via il cuscino da Abk
"Mi vuoi lasciare in pace stronzo?"
"No finché non mi dici cosa è successo."
"E va bene! Hai vinto. Non c'è stata nessuna lotta. Volevo solo allontanarti perché... Insomma dopo la tua dichiarazione mi son dichiarato anche io..."
"Ero stanco e ho detto di amarti e ti ho baciato di mia volontà. Ma tu ovviamente non ricordi quindi ho preferito non rivelare niente per non starci male, tutto qui."
Singhiozzò di nuovo Abk
"Quindi mi ami?" Chiese Blaze
"N-non lo so... Voglio solo stare da solo. Io non so se avevi le traveggole o se eri davvero innamorato, ma io di te lo sono e ora che lo sai puoi anche lasciarmi stare, tanto lo so che non è una cosa normale..." Pianse Killa
"Guarda, pure io ho paura del giudizio della gente, perché credi che io mi ubriachi sennò? Stavo male proprio per te, perché non riuscivi a dirmi che mi amavi, pensavo la cosa che fosse a senso unico... Se mi ami davvero ti prego, non vergognarti. Io non ho assolutamente intenzione di abbandonarti."
"Io ho paura..."
"Lo so, Killa, lo so... Pure io, ma ci amiamo entrambi e ci può fare solo del male inutile continuare a negarlo.
"Killa si avvicinò a Blaze e lo prese con le mani dietro il suo capo, facendo raggiungere le sue labbra contro le sue
Blaze chiuse gli occhi e lasciò che Killa baciasse le sue labbra.
Killa aveva ancora le lacrime agli occhi e tremava ed ansimava.
Mentre baciava ripetutamente Blaze supplicava il suo perdono.
"Sono un vigliacco, Blaze, son un vigliacco del cazzo. Ma perché non credo di meritarmi il tuo amore, ho paura della sofferenza. Mi odio per questo" supplicò ad ogni bacio ad occhi chiusi, a Blaze che sorrideva e finì per abbracciarlo forte.
"Non prendertela con te stesso, già me la prendo io... Sei il mio piccolo James, non hai motivo per essere arrabbiato. Hai me che ti ama, un amore corrisposto. Solo che siamo entrambi molto timidi. Ci vorrà del tempo ma vedrai che andrà tutto bene. Ti amo tanto, James" aggiunse Blaze stringendolo forte sul letto.
"Mi ami davvero Blaze? Mi ami davvero tanto? Ami davvero il mio brutto muso?" Chiese Killa piangendo
"E tu come puoi amare questo grasso pazzoide sempre fatto?" Aggiunse Blaze
"Sì, ti amo tantissimo. Amo i tuoi occhietti scuri ed i tuoi capelli.. E cazzo, la tua risata, i tuoi versi, il tuo difetto nel parlare, la tua voce... Tu non hai idea, James."
"Pure io ti amo, Chris, amo il tuo vocione e la tua simpatia, e le tue guance... E mi piaci tanto fisicamente."
Continuarono a baciarsi lentamente guardandosi negli occhi
"Che ti ho fatto quindi ieri... Killa, dimmi che abbiamo fatto ieri..."
A Killa schizzò quasi il cuore dal petto.
"La porta si chiuse e tu mi buttasti sul letto abbracciandomi e baciandomi. Mi toccasti dappertutto ed io ansimavo" fece ricordare a Blaze, Killa
"Più sorridevo ed ansimavo, più te cercavi di levarmi i vestiti di dosso."
"Accidenti. E poi?"
"Mi andasti davanti facendomi sdraiare a pancia in su, osservandomi per qualche secondo nel viso. Mi toccasti il mento e io risi."
"E poi?"
"E poi mi baciasti, dicendomi che ti facevo impazzire, e con le mani mi tirasti giù i pantaloni e mi alzasti la maglietta, sfiorandomi la pancia e facendomi rabbrividire"
"Cazzo"
"Ansimavi forte e io beh... Ti desideravo tantissimo. Tu notasti la mia 'asticella' e me la pressasti, facendomi tremare e tirare fuori la lingua"
Killa arrossì mentre raccontava cosa ricordava della loro prima notte di passione passata.
"Mi ribaciasti ancora con la tua lingua calda, e io ti sbottonai la camicia e la zip dei pantaloni... Dissi tante volte 'Ti amo, ti amo, ti amo'"
Blaze osservò Killa girarsi e lo supplicò di continuare.
"Davvero me lo dicesti?"
"SÌ, Chris... E me ne vergogno da morire."
"Oh no no... Mi fa piacere che tu lo abbia detto, finalmente."
"Eravamo in mutande, ma alla fine rimasi solo io senza, perché tu eri così invogliato che non mi lasciasti il tempo di spogliarti del tutto... Sembravi quasi affamato... Mi baciasti il collo e il petto più volte senza lasciarmi respirare"
Blaze arrossì violentemente.
"Killa, non è che ti stai inventando qualcosa? Magari stai velatamente descrivendo le tue fantasie..."
"No, pervertito. Hai fatto tutto da te." Rise Killa mostrando i suoi canini.
"Comunque dopo mi toccasti dentro le mutande in modo violento quasi..."
"Mica te l'ho rotto, vero? O sei pure masochista?" Scherzò Blaze.
"Coglione. Mi avevi fatto pure gridare dal dolore."
"Oh, mi spiace davvero James. Vuoi che te lo curi?"
Killa lanciò il cuscino alla faccia di Blaze.
"Comunque sia, dopo che urlai forte tu mi presi per i fianchi e cominciasti a fottere... Solo che stavi fottendo la coperta davanti a me"
Blaze divenne bianco. Ma non era il cerone che di solito si metteva in faccia.
"Sì, è più io ridevo ed ansimavo, più tu gridavi col tuo vocione 'Oh sì James continua che cazzo mi fai impazzire così oh sì cazzo'"
"James, non dirmelo..."
"Alla fine venisti urlando il mio nome e ti addormentasti. Fortunatamente il tuo viso era vicino al mio perché continuavi a baciarmi, quindi non mi pesavi molto"
"Che carino, non ti pesavo"
"C-comunque... Io infatti non sentivo niente e lo scoprii dopo perché. Così ti lasciai cadere all'altro lato del letto e stop, fine della storia."
"Quindi..."
"Sì, me la presi perché non avevamo iniziato né concluso niente, coglione."
"Posso rimediare, mio piccolo James?"
"Va bene, ti lascerò un'ultima occasione, ma solo perché sono ABK"
"Bravo il mio ragazzo." Sorrise Blaze baciandolo ancora una volta.
Passarono alcuni minuti e Blaze aprì la porta di casa sua.
"Ti lascio riposare, allora. Puoi rimanere qui quanto vuoi, buon riposo. E...
Spero di ritrovarti, dopo."
"Chris..." Sussurrò Killa.
"Sì, James?"
"Ti amo."
Finì ABK, sorridendo da sotto la coperta.
Blaze pure sorrise.
La porta si chiuse e Blaze sentì la risatina di Killa da fuori la porta.
Il cuore dentro Blaze cominciò a battere fortissimo.
E non avrebbe mai smesso, per tutta la giornata.
Sono state prese così come le improvvisai, e ancora manca la terza parte, e le date di ogni parte, di quando le scrissi la prima volta, ma presto completerò tutto.
E' tutta opera di fantasia, riprendendo nomi e riferimenti personali e musicali reali.
Ovviamente c'è un po' di me.
Killa era sopra una comoda amaca all'aria aperta, vicino ai monti, ed era quasi sera.
C'era un vento abbastanza frescolino ma era più che un bene dato che la giornata era stata particolarmente afosa.
"Buh!" esclamò Blaze apparendo da sotto Killa che riposava beato, ma che adesso si era svegliato e preso un colpo quasi da infarto.
"Cazzo, se lo rifai la prossima volta rischierai un'accettata!" promise Killa arrabbiato.
"Tanto sono morto, puoi farlo quante volte tu vorrai perché mi diverto troppo nel vederti incazzato" rispose Blaze facendogli la linguaccia.
"Sei un coglione stronzo" aggiunse Killa mostrando la lingua come stava facendo Blaze.
"Anche te" rispose ancora Blaze scherzoso "Perché mi fai impazzire ogni volta quando tenti di parlare come i comuni mortali"
"Ma pensa a te che hai sempre la faccia da ebete piuttosto" "Non hai capito cosa intendevo..." disse misterioso Blaze girandosi.
"Ah no? Cosa volevi dire allora? Dai, tanto lo so che mi riprendete tutti perché non so parlare bene!" tuonò Killa tirandosi un poco fuori dall'amaca.
Blaze lo prese in quell'istante per le spalle tirandolo verso sé."Hey scemo..." sussurrò Blaze a Killa nell'orecchio "Sei uno scemo.
"Killa ebbe un'espressione frustrata e si allontanò dalla stretta dell'amico tornando a sdraiarsi su un fianco dentro l'amaca.
"Bene, dite pure che ho un cervello piccolo e che sono brutto, tanto ormai lo dite così tanto che non mi fa più nessun effetto."
"Sei triplicamente scemo, sì." aggiunse Blaze ridendo.
Killa si rialzò davvero irritato e cercò di riprendere Blaze.
"A tutto c'è un limite amico, adesso stai esagerando!"Ma Blaze si posò davanti e Killa posò le sue labbra accidentalmente su quelle di Blaze, sempre sorridente.
"Queste non mi sembravano qualcosa di così sgradevole..." scherzò Blaze ancora.
"Forse ho capito che intendevi... Sei malato, sì. Sei malatissimo".
"Felice di esserlo allora, mio piccolo guerriero incazzato con tutti".Killa arrossì violentemente e tornò ancora a nascondersi nell'amaca, ma Blaze lo raggiunse baciandolo su una guancia ripetutamente a stampo, come un timbro.
"Dai Blaze, smettila! Vai a dormire per piacere, così smetti di dire e fare altre cazzate!" gridò ABK cercando di evitare i baci di Blaze sul viso.
Ma Blaze continuava a baciarlo sulle guance, sul collo e nelle orecchie, tenendo la sua mano sopra la sua spalla.
"Te l'ho detto che mi fai impazzire, quindi ora ti meriti la mia vendetta"
"Ah perché sarebbe pure un merito, ciccione" rise Killa.
"Oh sì hai l'onore di un ciccione morto che impazzisce per questo scalmanato timidone" disse sorridendo Blaze, girando infine con le proprie mani il viso di Killa e dando un bacio caldo all'amico, cercando di sentire la sua lingua con la sua.
"Blaze... Dai smettila... Lasciami dormire... Non ho molta voglia..." supplicò ABK con i sospiri.
"Timidone scemotto... Non sai quanto cazzo amo ogni cosa di te" sussurrò Blaze guardando negli occhi grandi e scuri del compagno "Non sai quanto mi fa andare su di giri la tua voce così imperfetta biascicante.
La trovo dolce e pure i tuoi sussurri ansimanti.
E il modo in cui ridi.
Oh quanto mi fai uscire fuori di testa per questo, Jamie."
Blaze finì con lo stringere fra le sue braccia dopo essere entrato nell'amaca.
A Killa uscì una lacrima perché amava molto Blaze anche se si vergognava.
"Chris... Non azzardarti a dire anche che provo affetto per te... Se solo vengo a sapere che hai fatto spargere la voce ti ammazzo. Sul serio, così sarai davvero 'morto'" finì Killa arrossito.
Blaze rise e mentre scendeva dall'amaca per lasciar dormire Killa, quest'ultimo lo tirò per una manica e lo baciò sulla guancia di scatto, per poi tornare sotto la coperta, con gli occhi un po' lucidi.
"Certo mio piccolo timido guerriero" sorrise Blaze nel buio.
(prima parte)
Killa e Blaze stavano ad un pub una sera da una giornata pesante di prove di testo dalle sale di registrazione (quando ancora stavano alla PSY Records).
C'erano tutti quasi quelli dello staff, e Blaze e Killa erano gli unici degli artisti ufficiali dell'etichetta presenti perché solo loro appunto avevano lavorato sulle nuove canzoni del loro album dove erano conosciuti come un duo, ma presto sarebbero rimasti soli alla chiusura del locale.
"Che giornata lunga anche oggi" disse Blaze.
"Per me è volata in un attimo" rispose James.
"Piccoletto, sei sempre pieno di energie" aggiunse Chris."E tu un grasso e pesante scansafatiche" disse Killa.
Blaze lo guardò sorridendo sotto i baffi di profilo e Killa sorrise a sua volta dopo aver visto il compare.
"Stanno andando via tutti, e per noi ora è il caso di andare a dormire, mio giovane amico" consigliò Blaze osservandosi attorno.
"Vacci tu a casa se sei stanco, io voglio rimanere ancora un po'. Mi piace quando non c'è nessuno intorno a me, quindi puoi anche smammare, se è ciò che vuoi".
"Se è ciò che voglio hai detto..." ripete' Blaze guardando davanti a sé.
Il ragazzo che offriva i drink osservava i due uomini dalla faccia truccata in modo "temibile" con curiosità.
"Sì, non si preoccupi tanto tra poco ce ne andiamo a nanna" rispose Blaze notando il giovane curioso.
"Ho detto che io voglio rimanere, Chris, mi hai sentito?".
"No, perché non si capisce niente di quel che dici, Killa." rispose sorridendo ancora Blaze.
"Quindi ora togliamo il disturbo." finì.
Killa sbuffò storcendo le labbra e alzando la testa esclamò un "Aaaaah" con una risatina sarcastica quasi frustrata.
Blaze si girò appena senti' quella voce.
Nel suo petto il cuore fece un balzo fluttuante, e continuò a fissare l'amico mentre lo accompagnava alla porta.
Appena usciti fuori, ABK guardò in basso e sbuffò ancora.
"Che io sia tuo amico non significa che debba fare come sempre voglia tu".
Blaze saluto' da fuori la porta che si chiudeva.
"Quindi, mio caro collega, da stasera farò le cose più per conto mio, perché so badare a me ed non ho bisogno di un partner che mi faccia da capo. Io sono il capo di stesso, hai capito?"
"Certo guerriero mio" rispose Blaze apparendogli da dietro le spalle e con la faccia vicino alla sua.
"Ma io ti seguirò lo stesso" rise.
"Se ci riuscirai ancora, grassone." sussurrò Killa guardandolo."Ehi, sono ancora giovane, e poi a te la mia ciccia piace" esclamò e sussurrò Blaze stringendolo ancora di più tra le sue braccia."Infatti mi piace così tanto che se potessi te la strapperei subito" rispose cinicamente Killa."Oooh, mi piace questa fantasia sul "morto" (intendendo sé stesso)"
"C'è una volta in cui sei serio?" domandò Killa ridendo.
"Perché insomma... Io voglio presente non solo Blaze..."
"Vuoi Chris, James?" Sussurrò Blaze mentre erano vicini ad un muro, sempre tenendo Killa vicino al suo viso.
"Sì, voglio per un giorno vedere Chris e non Blaze... Mi manca tanto quel pazzoide senza maschera, quel pazzoide normale, che sta tranquillo e..." continuò Killa, poggiandosi con la schiena al muro, allontanandosi quindi dalla stretta di Blaze.
"Insomma, a me piace quando interpretiamo i nostri personaggi... Ma mi sembra che siamo più loro che noi, ci pensi mai a questo?".
Blaze storse la bocca e riflesse qualche secondo.
Killa guardava in basso e incrociò le braccia.
Blaze tornò indietro e bussò al portone semichiuso.
Killa non si spostò da dove era ma osservò la scena curioso."Chris sei un fottuto ubriaco. Almeno io queste scemenze insensate non le faccio!" gridò.
Vide Blaze mormorare per poi entrare ed uscire in pochi minuti.
Blaze tornò davanti a Killa con un bicchiere in mano.
"Acqua? Oh allora hai deciso finalmente di mantenerti in salute?" domandò Killa scherzoso.
Ma Blaze fece una cosa inaspettata.
Mise una mano dentro il bicchiere e si struscio' il viso con l'acqua."Non potevi aspettare di essere nella tua stanza?" Scherzò ancora ABK.
"Bene, James. Adesso sono Chris." gridò Blaze col trucco mezzo sciolto sul suo viso.
Killa si nascose la faccia sotto il palmo della sua mano alzata.
"Blaze, per favore, ho capito, ora torniamo a casa che sono stanco effettivamente".
"Ma come, ora che sono Chris vuoi Blaze? Non hai le idee chiare, vero stronzetto?" gridò un poco Blaze avvicinandosi molto a Killa quasi da bloccarlo vicino al muro.
"Tu sei folle più di tutti quelli che conosco" esclamò Killa quasi spaventato.
Blaze lo osservò un po' nervoso e fece versare l'acqua rimasta sopra Killa, che non sapeva come fare per calmare l'improvvisa azione dell'amico.
"Adesso non puoi voler più Blaze. Sei James, non A-B-Kahppa. Sei James e James può stare solo con Chris, giusto?"Ad entrambi stava battendo fortissimo il cuore.
"Perché il piccolo James ha paura di amare Blaze, vuol nascondere il suo amore grande a tutti tranne alla persona nascosta dietro Blaze.
Ma io, Chris, sono sempre io anche quando sono Blaze, James. O mi ami al 100% o non ami niente della mia persona" ansimo' Blaze.
Killa stava tremando e aveva gli occhi lucidi."Chris, ti prego, andiamo a dormire.
Sei stanco"."Voglio solo che dici adesso di amarmi. Ora sono sia Chris e Blaze assieme. E tu pure sei sia Killa che James. Ed io amo entrambi perché so che sei sempre tu dietro".
Killa tremava ancora di più e fece scappare un gridolino di ansia.
"Chriiiis, per favore, domani tutte queste stronzate!".
"Stronzate? Per te sono stronzate tutto questo? Che devo fare per farti capire che sono serio?".
Killa guardò di nuovo in basso e stava cominciando a singhiozzare per la tensione addosso.
Blaze si allontanò di nuovo lasciandolo singhiozzare e vide Killa mentre si lasciava cadere sul marciapiede.
"Tu sei pazzo. Pazzo!" gridò Killa scalciando i piedi per terra.
Blaze si accovacciò lentamente verso ABK e cercò di scusarsi.
"Scusami James... Andiamo a casa, va bene? Non lo farò mai più... È stato solo un attimo di nervoso, lo sai che ti voglio bene".
Killa lo picchio' sopra il petto con lo sguardo basso e le lacrime agli occhi.
"Se lo rifai di nuovo chiamerò la polizia".
"Ti prego scusami, scusami. Mi sono fatto prendere dalle emozioni e sono stanco. Ti prego scusami, non voglio che la nostra amicizia finisca per questa sciocchezza!" supplicò Blaze abbracciando ancora Killa a sé.
"Ti odio. Ti odio. Sei un coglione e io ti odio." gridò singhiozzante Killa lacrimando sulla maglia del partner.
"Dai, dimentichiamo tutto, torniamo nel nostro nido, va bene? Ma ti prego, non odiarmi... Io ti amo troppo, James...".
Stava piangendo Blaze stavolta, e strinse ancora più forte Killa."Lasciami respirare allora, pazzoide" sussurrò ABK con la sua vocina biascicante.
Killa tirò su lo sguardo e vide Blaze con le lacrime copiose dagli occhi."Blaze... Chris... Dai andiamo a riposarci adesso?".
Si alzarono e si stesero i vestiti per ripulirsi delle polveri delle strade.
"Dai Blaze, è quasi mattino. E meno male non c'era gente in giro... Non mi avrebbe fatto piacere fare il buffone di mattinata".
Blaze prese la mano nella sua di Killa, mentre Killa abbassò di nuovo lo sguardo arrossendo, perché sapeva che Blaze era sicuro di sé e quattro gatti nel percorso verso casa non avrebbero dato fastidio se avessero guardato male loro due come molto più che intimi amici.
"Ciccione pervertito" sussurrò ABK.
"E tu stupido." aggiunse Blaze.
Arrivati alla porta, Killa salutò Blaze con gli occhi semichiusi dalla stanchezza."Okay, ci vediamo domani allora, Chris".
"Aspetta stronzo." disse Blaze tirando verso sé la mano di Killa.Blaze abbassò il capo su Killa, mentre le sue labbra mezze coperte di rossetto nero macchiarono quelle di quest'ultimo.
Con l'altra mano circondò la testa del compagno come se lo stesse cullando, in modo dolce ma veloce.Il cuore di Killa ebbe un altro sobbalzo.
E posò le sue mani alla schiena di Blaze, stringendolo.
"Scusami se mi sono comportato male, Killa. Ti prego perdonami. Non voglio perderti. Morirei davvero" singhiozzò Blaze guardando negli occhi scuri di Killa."No sono stato uno stronzo anche io... È che ho paura della gente lo sai... Ma anche io ti amo troppo... Cerca di capirmi e sopportarmi..." singhiozzò ancora Killa, ribaciando di sua volontà Blaze.
"Non meriteresti uno come me..." finì Killa lacrimando ancora.
"Ed invece sì perché sono un coglione innamorato." aggiunse Blaze baciandolo una seconda volta."Dai, basta baciarmi... Tanto ci vediamo domani, ciccione" rise singhiozzante Killa.
Il cuore di Blaze fluttuo' al suono della voce appena udita dell'amico che stava abbracciando fortissimo, e lo ribacio' una terza volta, ma assaporando la sua lingua nascosta.
"Blaze... Dai, non ricominciare... Lo sai che poi finisce che non si dorme più..." rise Killa baciandolo e sospirando.
"Ma io voglio averti con me..." sussurrò Blaze baciandolo sul collo.
"Dai vieni con me stanotte... Così mi faccio perdonare".
"Blaaaaaze.... Dai.... Domattina voglio svegliarmi fresco, non sfatto... Oh mamma come mi piace però tanto quando mi baci...".
"Allora altri cinque minuti? Non riesco a smettere, mi sento tantissimo in colpa, mio piccolo guerriero. Mi perdoni se ti bacio ancora... Ed ancora... Ed ancora ed ancora..." continuo' a ripetere mentre baciava più volte tutto il viso di Killa.
Killa rise arrossendo e a sua volta baciò più volte le labbra di Blaze succhiandole.
"Mmmmmmh.... Cazzo Chris mi fai invogliare così... Ti prego fermiamoci..." supplicò a bassa voce Killa mentre ancora lo baciava sulle labbra.
"È quello che vuoi, piccolo mio Killa?" rise Blaze.
"Fanculo, io voglio che mi baci ancora. Vengo su con te".
Blaze sorrise a 32 denti e velocemente aprì la porta mente Killa lo teneva per mano, arrossendo ancora e baciandolo sulle labbra.
Blaze entrò subito così dentro e Killa lo seguì velocemente ansimando. Entrambi avevano ancora le loro lingue l'una contro l'altra e i loro cuori battevano fortissimo, mentre nelle loro parti basse qualcosa stava cominciando a scaldarsi.
La porta si chiuse lentamente, senza far rumore, ma le risatine di Killa e Blaze continuarono a farsi sentire.
(seconda parte)
Erano le sette del mattino incombente e le finestre lasciavano traspirare un filo di luce su visi di Blaze e Killa.
Killa era davanti con la schiena a Blaze, che si svegliò per primo"Mmh... Che senso di pesantezza... Ma che è successo ieri?"
"Eri ubriaco fradicio e pure fatto. Mi hai pure fatto prendere un colpo. E poi beh, siamo finiti per dormire assieme. Non voglio dire altro che mi vergogno di questa situazione" rispose Killa
"E perché sono con le mutande mezze calate?" chiese Blaze
"Perché sei un ubriaco del cazzo e ieri volevi fottermi. Ma per fortuna sei cascato dal sonno..." rispose ancora Killa senza girarsi
"Oh." esclamò Blaze
"Ciccione stronzo. Stavi per uccidermi ieri." Aggiunse
"Ti son venuto addosso?" chiese stupito Blaze
"Sì, ed hai provato pure a baciarmi" finì Killa
Blaze si alzò e andò in bagno.
Killa ricordò della serata ieri e aveva gli occhi lucidi perché sapeva che stava nascondendo qualcosa a Blaze"Ubriaco... E quindi ora non ricorderà più niente... Se dicessi ora che cosa mi son lasciato scappare... " Pensò Killa coi suoi occhi scuri traboccanti di lacrime
"Per caso mica ti ho... ehm... Anche penetrato?" Chiese Blaze entrando di nuovo in stanza.
Killa si coprì con la coperta stretta"Sì stronzo, ma per fortuna ti ho fermato finché non ti sei addormentato..."
"E perché stai piangendo adesso allora?" Chiese Blaze fissandolo negli occhi
"Io non sto piangendo... Mi dà solo noia la polvere" negò Killa
"Allora alzati se ti dà fastidio.."
Ma Killa disse che stava bene così e non voleva alzarsi dal letto.
"Fa' come vuoi..." Aggiunse Blaze
"Blaze... O Chris.. Tu non ricordi proprio niente di ieri sera?" Domandò Killa
"No... Però se mi dici altro forse sì..."
"Meglio di no, è stato imbarazzante. Una vera lotta tenerti fermo. Graffiavi come un pazzo."
"Uuuuh allora ieri chissà che tipa mi ero immaginato per farti tutto questo..."
"Ma smettila, ti senti mentre dici certe stronzate?" Disse Killa
"Beh, non ero ubriaco scusa? Per arrivare a questo ero proprio invogliato di qualcuna che credevo di vedere"
Killa stava cominciando a tremare di singhiozzi ma ancora non voleva rivelare niente
"Ed adesso stai piangendo. Okay adesso mi dici cosa è successo ieri. Perché per far piangere un piccolo guerriero significa che io ho fatto qualcosa di brutto e non voglio avere sulla coscienza il tuo rancore. Dimmi cosa è successo ieri, James."
Blaze si accovacciò vicino a Killa che tremava e ansimava
"Non me la sento..."
"Voglio sapere tutto, James. E tu me lo dirai, altrimenti ti butto giù dal letto, hai capito?"
"Ti odio, ti odio. Sei uno stronzo."
Blaze si avvicinò di più a Killa
"Se non me lo dici ti farò vedere io cosa è davvero uno stronzo. Ci tengo a te quindi dimmi cosa ti ho fatto ieri notte."
"Va bene" singhiozzò Killa asciugandosi con il lenzuolo
"Ci siamo baciati dopo che tu ti arrabbiasti... Mi facesti degli strani deliranti discorsi sul tuo personaggio... Sì mi hai baciato più volte, anche in bocca... E dicevi di amarmi..."
"Oh cazzo, davvero ho fatto tutto questo?" Domandò sorpeso Blaze
"Certo. Non ti sto mentendo."
"E tu? Perché nn hai chiamato la polizia?"
"Non me la sentivo... Anche se avevo paura, ho preferito riportarti a casa... Ma poi..." Finì per piangere più forte Killa
"Smetti di fare il piagnone e finisci di raccontare!"
".... Ecco ieri eri così aggressivo... Avevo paura che mi picchiasti... Così ho pianto e tu hai finito per scusarti... Dopo mi baciasti è così ho detto il gioco..."
"La strada da lì a qui è lunga... Dì la verità per caso ti piaceva?"
"Non dire idiozie, Chris..."
"Allora perché tremi?" Domandò Blaze.
"Devo avere fatto qualcosa di brutto dopo allora."
"Oh sì, appena entrati mi volevi spogliare... Io così continuato a reggere il gioco..."
"Sul serio??? Killa non me la racconti giusta, eh?"
"Vuoi farmi finire?" Rispose nervoso Killa
"Okay finocchietto." Aggiunse Blaze ridendo
"Io non sono gay! Volevo solo evitare che tu mi facesti del male, stronzo!" Gridò Killa con lo sguardo molto arrabbiato e trucco mezzo sciolto via
"Va bene scusami... Ma davvero volevo farti del male? Io... Stento a crederci... Ti considero il mio più grande amico... "
"Forse non sei onesto con te stesso, Chris Roleau."
Passarono alcuni minuti e Blaze si alzò dal letto.
"Senti chi parla. Io ora ricordo e so quel che sono, dentro. Sei tu che non lo vuoi ammettere. Ieri ti avevo dichiarato che provavo qualcosa per te, ora ricordo. Mi arrabbiai perché tu non volevi mostrare l'amore per me come facevo io, nascondendolo."
Killa alzò lo sguardo e spalancò la bocca dalla sorpresa
Blaze si avvicinò furtivo e alzò il lenzuolo
"Che vuoi fare Chris? Non ti è passata la sbornia di ieri?"
"Voglio solo vedere... Ma non hai nessun graffio addosso..." disse Blaze
Killa chiuse gli occhi e si nascose il viso sotto il cuscino
"Killa... Mi vuoi direi davvero cosa è successo?"
Si riavvicino' e tirò via il cuscino da Abk
"Mi vuoi lasciare in pace stronzo?"
"No finché non mi dici cosa è successo."
"E va bene! Hai vinto. Non c'è stata nessuna lotta. Volevo solo allontanarti perché... Insomma dopo la tua dichiarazione mi son dichiarato anche io..."
"Ero stanco e ho detto di amarti e ti ho baciato di mia volontà. Ma tu ovviamente non ricordi quindi ho preferito non rivelare niente per non starci male, tutto qui."
Singhiozzò di nuovo Abk
"Quindi mi ami?" Chiese Blaze
"N-non lo so... Voglio solo stare da solo. Io non so se avevi le traveggole o se eri davvero innamorato, ma io di te lo sono e ora che lo sai puoi anche lasciarmi stare, tanto lo so che non è una cosa normale..." Pianse Killa
"Guarda, pure io ho paura del giudizio della gente, perché credi che io mi ubriachi sennò? Stavo male proprio per te, perché non riuscivi a dirmi che mi amavi, pensavo la cosa che fosse a senso unico... Se mi ami davvero ti prego, non vergognarti. Io non ho assolutamente intenzione di abbandonarti."
"Io ho paura..."
"Lo so, Killa, lo so... Pure io, ma ci amiamo entrambi e ci può fare solo del male inutile continuare a negarlo.
"Killa si avvicinò a Blaze e lo prese con le mani dietro il suo capo, facendo raggiungere le sue labbra contro le sue
Blaze chiuse gli occhi e lasciò che Killa baciasse le sue labbra.
Killa aveva ancora le lacrime agli occhi e tremava ed ansimava.
Mentre baciava ripetutamente Blaze supplicava il suo perdono.
"Sono un vigliacco, Blaze, son un vigliacco del cazzo. Ma perché non credo di meritarmi il tuo amore, ho paura della sofferenza. Mi odio per questo" supplicò ad ogni bacio ad occhi chiusi, a Blaze che sorrideva e finì per abbracciarlo forte.
"Non prendertela con te stesso, già me la prendo io... Sei il mio piccolo James, non hai motivo per essere arrabbiato. Hai me che ti ama, un amore corrisposto. Solo che siamo entrambi molto timidi. Ci vorrà del tempo ma vedrai che andrà tutto bene. Ti amo tanto, James" aggiunse Blaze stringendolo forte sul letto.
"Mi ami davvero Blaze? Mi ami davvero tanto? Ami davvero il mio brutto muso?" Chiese Killa piangendo
"E tu come puoi amare questo grasso pazzoide sempre fatto?" Aggiunse Blaze
"Sì, ti amo tantissimo. Amo i tuoi occhietti scuri ed i tuoi capelli.. E cazzo, la tua risata, i tuoi versi, il tuo difetto nel parlare, la tua voce... Tu non hai idea, James."
"Pure io ti amo, Chris, amo il tuo vocione e la tua simpatia, e le tue guance... E mi piaci tanto fisicamente."
Continuarono a baciarsi lentamente guardandosi negli occhi
"Che ti ho fatto quindi ieri... Killa, dimmi che abbiamo fatto ieri..."
A Killa schizzò quasi il cuore dal petto.
"La porta si chiuse e tu mi buttasti sul letto abbracciandomi e baciandomi. Mi toccasti dappertutto ed io ansimavo" fece ricordare a Blaze, Killa
"Più sorridevo ed ansimavo, più te cercavi di levarmi i vestiti di dosso."
"Accidenti. E poi?"
"Mi andasti davanti facendomi sdraiare a pancia in su, osservandomi per qualche secondo nel viso. Mi toccasti il mento e io risi."
"E poi?"
"E poi mi baciasti, dicendomi che ti facevo impazzire, e con le mani mi tirasti giù i pantaloni e mi alzasti la maglietta, sfiorandomi la pancia e facendomi rabbrividire"
"Cazzo"
"Ansimavi forte e io beh... Ti desideravo tantissimo. Tu notasti la mia 'asticella' e me la pressasti, facendomi tremare e tirare fuori la lingua"
Killa arrossì mentre raccontava cosa ricordava della loro prima notte di passione passata.
"Mi ribaciasti ancora con la tua lingua calda, e io ti sbottonai la camicia e la zip dei pantaloni... Dissi tante volte 'Ti amo, ti amo, ti amo'"
Blaze osservò Killa girarsi e lo supplicò di continuare.
"Davvero me lo dicesti?"
"SÌ, Chris... E me ne vergogno da morire."
"Oh no no... Mi fa piacere che tu lo abbia detto, finalmente."
"Eravamo in mutande, ma alla fine rimasi solo io senza, perché tu eri così invogliato che non mi lasciasti il tempo di spogliarti del tutto... Sembravi quasi affamato... Mi baciasti il collo e il petto più volte senza lasciarmi respirare"
Blaze arrossì violentemente.
"Killa, non è che ti stai inventando qualcosa? Magari stai velatamente descrivendo le tue fantasie..."
"No, pervertito. Hai fatto tutto da te." Rise Killa mostrando i suoi canini.
"Comunque dopo mi toccasti dentro le mutande in modo violento quasi..."
"Mica te l'ho rotto, vero? O sei pure masochista?" Scherzò Blaze.
"Coglione. Mi avevi fatto pure gridare dal dolore."
"Oh, mi spiace davvero James. Vuoi che te lo curi?"
Killa lanciò il cuscino alla faccia di Blaze.
"Comunque sia, dopo che urlai forte tu mi presi per i fianchi e cominciasti a fottere... Solo che stavi fottendo la coperta davanti a me"
Blaze divenne bianco. Ma non era il cerone che di solito si metteva in faccia.
"Sì, è più io ridevo ed ansimavo, più tu gridavi col tuo vocione 'Oh sì James continua che cazzo mi fai impazzire così oh sì cazzo'"
"James, non dirmelo..."
"Alla fine venisti urlando il mio nome e ti addormentasti. Fortunatamente il tuo viso era vicino al mio perché continuavi a baciarmi, quindi non mi pesavi molto"
"Che carino, non ti pesavo"
"C-comunque... Io infatti non sentivo niente e lo scoprii dopo perché. Così ti lasciai cadere all'altro lato del letto e stop, fine della storia."
"Quindi..."
"Sì, me la presi perché non avevamo iniziato né concluso niente, coglione."
"Posso rimediare, mio piccolo James?"
"Va bene, ti lascerò un'ultima occasione, ma solo perché sono ABK"
"Bravo il mio ragazzo." Sorrise Blaze baciandolo ancora una volta.
Passarono alcuni minuti e Blaze aprì la porta di casa sua.
"Ti lascio riposare, allora. Puoi rimanere qui quanto vuoi, buon riposo. E...
Spero di ritrovarti, dopo."
"Chris..." Sussurrò Killa.
"Sì, James?"
"Ti amo."
Finì ABK, sorridendo da sotto la coperta.
Blaze pure sorrise.
La porta si chiuse e Blaze sentì la risatina di Killa da fuori la porta.
Il cuore dentro Blaze cominciò a battere fortissimo.
E non avrebbe mai smesso, per tutta la giornata.
Sono state prese così come le improvvisai, e ancora manca la terza parte, e le date di ogni parte, di quando le scrissi la prima volta, ma presto completerò tutto.
E' tutta opera di fantasia, riprendendo nomi e riferimenti personali e musicali reali.
Ovviamente c'è un po' di me.
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