E' l'1 e 32 minuti del 5 febbraio 2017.
Sarà forse lo stato febbrile rimanente che ho, sarà che l'altra sera ho discusso un'altra volta, sarà che guardo film drammatici sulla vita ai massimi estremi, ma sento di nuovo quel famoso male di vivere, che mi piglia quando meno me lo aspetto. Penso al fatto che ho 23 anni, che non sono più un adolescente, che arrivo presto ai 25, che non sono ancora chissà cosa, mentre altri a meno della mia età se nomini solo il loro nome (e senza neppure un qualche talento in particolare) vengono riconosciuti. Sì, lo so che son discorsi forse "patetici" ma chi non è invidioso a questo mondo di qualcosa? Purtroppo sono il tipo che si fa mille paranoie esistenziali su qualunque cosa. Ho i miei difetti come qualunque altro, e difetti, stessa cosa di altri. Ho un dolore dentro senza nome che continua a farsi strada a volte la mattina ed a volte la notte. Osservo le stanze, guardo il cielo dinnanzi a me domandandomi che senso ha fare tutta una grande fatica per poi venire dimenticati. Sì ho una paura fottuta della morte, non voglio morire e non voglio lasciare i miei futuri senza di me, senza che io sappia che fine faranno. Sono così silenziosa certe volte che sembro davvero un morto, sempre dentro i miei pensieri. Ho piccoli momenti di gioia, pianti, risa, ma poi arrivano anche questi momenti. In cui provo rabbia misto a dolore interno, come se mi si gonfiasse il ventre, come se mi piangessero gli occhi nell'invisibile, come se fossi solo una massa senza vita. Non amo molto la mia persona, e non lo dico tanto per dire, detesto davvero il mio aspetto, il fatto di essere proprio come sono. Avrei voluto essere più simile ad altre persone, o nascere decenni prima, avrei voluto tante tante cose diverse dallo stato in cui sono adesso. Avrei voluto anche un'esistenza diversa. La gente continua a supportarmi, a dire che ho talento, ma io continuo a non credere a nessuno. Nonostante a volte io stessa mi dica che sono arrivata "a certi livelli", lo dico con una certa esitazione. Quasi patetica dopo. Mi accorgo che è solo un tempo ed uno spazio, poi tutto finirà. Succederanno tante altre cose, ti dimenticherai poi di quella gioia avuta, perché niente dura per sempre. Questo mi spaventa. Sono una persona ansiosa e detesto quando qualcuno rovina certi miei momenti che mi costruisco per stare bene, sia fosse vedere un film o ascoltare una canzone, o fare un disegno nuovo. Tutto quel che faccio per me è importante, lo voglio ricordare per non dimenticare, per non dimenticarlo quando avrò dei figli e dovrò narrarli la mia vita. Non voglio essere dimenticata, nè dimenticato, qualunque persona io sia agli occhi degli altri. Voglio ricordare, perché del mio passato di bambina piccola non ho quasi niente, come se non avessi avuto un'esistenza da neonata. Invidio tutti gli altri che hanno tutte le loro cose/ricordi grazie ai genitori, mentre io ho intravisto solo nel 2012 un libretto mio dell'asilo, da mia madre, che lì è rimasto. Tutti i miei ricordi cominciano solo dai 5 anni, e tutti da un giorno qualunque di scuola. Ero così piccola e minuta che mi potevano scambiare per una bambola, e difatti quel ruolo presi in quel ricordo. Rubai degli ovettini di cioccolata con la stagnola e me li mangiai dopo aver corso fino ad una carrozzella di quelle finte per bambolotti bebè. Mi trovarono dopo un po' e mi misero in punizione facendomi venire a prendere dai miei educatori dell'istituto in cui stavo. Ero molto per i fatti miei ma nello stesso tempo ero un tipo molto ribelle, non stavo mai alle regole e facevo di testa mia, rubando pietruzze dai giocattoli trovati a scuola o piccoli insetti, perché non potevo avere nessun animaletto di compagnia in stanza, che già dividevo con altri due bambini maschi. Pure io, coi miei capelli cortissimi e tute da ginnastica, lo sembravo.
Immagino spesso me incontrare la me di allora. Non so perché lo immagino, ma so che son solo pensieri per farmi riflettere su non so cosa ancora. Non so niente, so solo che ho paura, paura del futuro, e non voglio dimenticare niente del mio passato, anche se questo mi crea dolore certe volte. Ho tanti sogni, ma poi questo stato mio in cui osservo la stessa "aria" intorno a me che mi fa sentire terra, massa che vive da sola e pensa, mi blocco e non riesco a fare niente. Non ho molta autostima e vorrei solo fare spesso cose che mi diano gioia. Una fuga dai pensieri, per esempio. O qualcosa che mi faccia passare bene quei momenti da farmi dimenticare quella maledetta apatia/male di vivere.
Ma non ci riesco. Anche quando mi diverto, dopo mi viene da piangere. E' una cosa che non riesco a spiegarmi, ma capita ogni volta che provo a fare le uscite divertenti che poi finiscono.
Sarà che sento quella sensazione malinconica della vita che vola via, forse. E piango. Piango.
( da https://www.facebook.com/photo.php?fbid=657189414489769&set=a.104956826379700.1073741828.100005961486449&type=3 )
Quando sentivo loro, prima del 2014, Jamie e Paul non avevano ancora fondato la loro etichetta e per me erano rimasti nella memoria come nella canzone "We won't die"... Qui sono nel lontano 1997. Quando li sentivo, era nel periodo stesso in cui Paul Gray degli Slipknot era ancora su questa Terra, "fratellino" di Joey e bassista dei miei amati "Cappioni" (come li chiamavo io velatamente alle medie/superiori)... 2015-2016. Li riscopro, entrambi i gruppi, rimango triste per la notizia della morte di Paul, dell'abbandono non voluto di Joey Jordison, e per aver saputo che i Twiztid (e successivamente Blaze e Boondox) si son "divorziati" dagli ICP l'anno prima. Ancora vedo commenti e notizie su queste due "crepe" sia nei miei amati assassini mascherati e nei miei pagliacci assassini preferiti: commenti negativi di odio come commenti tristi ma positivi, consapevoli che queste cose purtroppo accadono ai grandi gruppi e che il tempo passa per tutti. E' molto triste se sei un amante della loro musica perché ti facevano credere di non essere solo, di darti sempre una gioia dentro. Mi domando quindi come sarà quando avrò trent'anni, e quando come un ormai non più adolescente, mi ascolterò in loop loro versando lacrime dentro il mio piccolo cuoricino, perché saprò che i miei futuri figli non potranno mai sentire o provare le mie stesse emozioni dirette come allora, ma in maniera laterale, come semplice spettatore alla tv, con emozioni più distaccate. Non potranno mai capire quanto dolore io abbia avuto quando potevo andare a vedermi l'ultima performance dei Murderdolls al mio 18esimo compleanno, ma che non potei vedere a causa del tempo in cui ero (famiglia e simili), non potranno mai capire a pieno quando ero quindicenne (circa) e scoprii Slipknot e prima ancora gli Twiztid perché molto simili alla mia persona, da amante sfegatata dei film horror, dei dolci e delle cose un pò fuori di testa. E' buffo da una parte perché mi immagino me fra trent'anni sempre vestire come un giovane, magari con un aspetto più bizzarro di quel che ho, ma più in pace con me stessa, perché solo adesso sono come sono davvero, in vent'anni di vita ho cercato di provare a farmi "più accettabile" agli occhi degli altri, ma ero sempre a disagio, non mi sentivo davvero felice! Ed è questo il punto: sarò felice ricordando cose del passato perché non ho potuto godermele del tutto a causa di esterni. Ho pentimenti al riguardo perché non li ho goduti davvero, solo potendo dal mio stereo ancora vivo regalatomi da mio padre tanti tanti fa, il mio unico piacere personale, la mia droga per le migliaia di opere manuali create ogni sera, ogni notte, lontano dai miei parenti, segreti e parole buttati lì per evitare suicidi e rabbie, perché per me era una lotta continua, ero sempre incazzata col mondo perché mi derideva, mi reputava strana (quanti " Tu sei strana" ho ricevuto), non ho mai avuto un vero amico "fisso" perché alla fine capivo che stavano con me solo perché li facevo ridere, non per vera amicizia, e questo mi faceva stare malissimo ancora di più. E quindi per me gli unici amici erano la musica, il disegno, la scrittura, il ballo (sì, io ballavo in stanza quando non c'era nessuno in casa), i fumetti, i libri (letti di nascosto sotto il cuscino quando tutti dormivano), i film horror e drammatici/storici/di guerra, i cartoni animati vecchi... Non so se i miei pargoli saranno come ero io allora, ma farò di tutto per farli capire quanto io abbia amato (ed amo ancora, prendete per esempio i Murderdolls: nonostante non esistano più non li ho mai dimenticati, e continuo ad amarli come una volta) e di quanto siano stati (e sono) importanti per me! Così come per tutte le altre bands che amo ancora, perché amo fottutamente la musica, è la mia droga assoluta, non riesco a farne proprio a meno, non mi stanco mai di ascoltare, ascoltare, ascoltare fino all'infinito! Pensate che quando ero adolescente, mettevo il mio vecchio giradischi portatile all'orecchio o in cuffie giganti pure mentre giravo le spiagge in solitudine (odio l'estate ed i bagni estivi, ma ai tempi mi ci portavano a forza) per calmarmi, fantasticare e pensare ad alcune frasi che si formavano nella mia testa. Non so se i miei pargoli saranno pazzerelli come me, ma farò di tutto per lasciarli ispirare con la musica alta in casa sempre, farli ballare e ridere sguaiatamente con me se vorranno. Questo è quello che secondo me la musica ha cercato di fare con me, e io la ringrazierò facendola rivivere a loro, malinconicamente ma positivamente.
Perdonate lo sfogo, ma sentivo di dire tutto questo da molto tempo, ma decido sempre all'ultimo di fare le cose per timori, è lunga la strada per cercare di combattere la mia ansia su tante cose, a partire dalle stesse persone, dalla mia filofobia (non sto dicendo tanto per dire, so che sono affetta da questo problemino), dalla paura di essere sempre "squadrata" da occhi altrui. E la musica, come dall'inizio di questo 2017, mi sta aiutando, che lo sappia o no, lo sta facendo.
(collage mio fatto ieri della canzone "Hokus Pocus")
Orbene.
Tra cinque giorni varò 23 anni esatti.
23 anni che mi sento finalmente come ero prima dei miei diciott'anni. Senza il costante bisogno di farmi piacere agli altri, di farmi piacere i gusti di altri. Ventritrè anni di apatie, male di vivere, ricordi ancorati come un salice piangente che perdura nelle stagioni, pieno di tagli di scritte di pensieri. Ventritrè anni di solitudine, solitudine interiore, di pensieri di rabbia e tristezza perché non sarò mai come vorrei essere, non potrò mai cancellare il mio passato e cosa ne è causato.
Ventitrè anni di musica, musica che passa e torna, sempre ad farmi emozionare e dare la voglia di fare, espressioni mentali che non mi abbandonano mai.
Ventritrè anni che ancora cerco di resistere, ma che ogni tanto ho qualche ricaduta, piango e soffro ancora, ansia a mille, con la pertosse e segni evidenti di sofferenza interiore.
Ventitrè anni che forse saranno dedicati alla mia musica, dopo tanti anni che non riuscivo a suonare o produrre qualcosa di mio, perché ancora è vivo il mio sogno di fare musica, anche coi miei idoli musicali di sempre, che tanto mi hanno accompagnato nella mia vita e che ancora seguo con lo stesso amore di allora.
Ventitrè anni in cui forse romperò qualche mio blocco mentale.
Ventritrè anni che forse inizierò ad avere una vera amica del cuore: e con amica vera del cuore intendo una persona che è sempre con me, mi comprende e con cui farò mille avventure assieme.
Ventitrè anni che forse riuscirò ancora di più a farmi notare rispetto all'anno scorso, perché anche se a volte mi viene voglia di non fare niente causa autostima, non demordo.
Ventitrè anni di forte insonnia, sbalzi di gioia/tristezza, sonno all'improvviso.
Ventitrè anni in cui mi farò un nome come artista di varie gallerie.
Ventitrè anni in cui mi dedicherò solo alla mia persona/sogni, comunque vada col mio partner.
Ventitrè anni che ancora disegno e ascolto la musica, emozionandomi.
Ventitrè anni in cui finalmente mi accetto un po' di più nell'estetica.
Ventitrè anni di varie ansie, timori, rabbie, pianti, pensieri, che sfrutterò al massimo.
Ventitrè anni in cui tornerò alle mie passioni di sempre.
Ventitrè anni in cui scriverò ancora molto di più.
Ventitrè anni di vissuto che andrà avanti.
Ebbene, è passato il Natale, e la mia sorellastra da parte di mia madre non mi ha fatto sapere più nulla riguardo al ricevere i due regaloni che le volevo dare prima di Capodanno.
Son ancora lì, in quelle due buste polverose ormai, brillante fucsia perché so che a lei piace molto la roba "glamour", due portatrucchi a forma di armadio e letto matrimoniale da film erotico anni settanta/ottanta. So che è stata impegnata per la scuola, ma ormai da tempo non ci parliamo quasi mai, e anche se questa cosa che va bene a scuola mi fa piacere, dall'altra mi rattrista, ci siamo allontanate già dal nostro rapporto poco stabile che già avevamo. Ora ha quasi 17 anni credo, e si sta avvicinando alla maggiore età, perché tra me e lei corrono cinque anni di differenza. Il 20 di questo mese festeggerà gli anni, e scommetto che vorrà solo ricevere dei soldi e basta, anche se con tutte le amicizie che ha rispetto a me potrebbe fare benissimo una festa, cosa che io invece ho sempre desiderato fare tutti gli anni ma che non riuscivo mai nell'intento, perché non avevo molti amici, e un po' per dei periodi saltavo questa ricorrenza annuale a causa della morte dello zio (dal 2008 in poi): sì, il mostro che quando ero ragazzina mi fece quelle brutte cose sessuali. Non ho potuto festeggiare i miei compleanni a causa sua.
Ma tralasciando questi demoni del passato, ho sempre invidiato la mia sorellina per tantissimi altri motivi, non solo perché lei era molto più "popolare" tra le persone. Era rispetto a me, più "intima" nella famiglia, perché era stata cresciuta sin dalla più tenera età con gli zii, mentre io ero arrivata molto più tardi, e già il mio carattere timido e asociale non aiutava molto a farmi "entrare" nelle simpatie della famiglia in cui mi ero appena trasferita, quella in affidamento.
Lei era quella bella, quella paffuta, quella che era sempre alla moda, quella che aveva molti ammiratori, quella che stava sempre a curarsi, quella che... Io invece me ne stavo in disparte, e se litigavo con gli zii era per ideali di pensiero contrastanti: mia sorella invece con loro andava d'accordo su queste cose, litigava solo per avere qualche vestito o per andare alle feste.
"E' più importante avere tanti amici che pochi" era il suo pensiero, ma per come la vedevo io per me era importante solo averne pochi ma intimi. Lei ha un'amica sì del cuore, si conoscono ormai da quando sono nate si può dire, ma hanno sempre avuto un modo di fare che io non ho mai approvato,m anche nei miei confronti. Si dicono insulti in modo scherzoso, anche se pesantissimi, e deridevano me ed altri spesso. Io non avrei mai voluto un amico o un'amica che mi insultasse in quel modo, e quando qualcuno ci provava, il mio affetto che fino ad ora avevo per quella persona, svaniva a poco a poco nel nulla. Ecco perché non mi è mai durato nessuna amicizia, ma la cosa in fondo non mi dispiace, sapendo poi che persone erano nei miei confronti. Tanti di loro mi usavano soltanto, perché facevo ridere loro, o forse perché ero un tipo abbastanza tranquillo, non so dire. Se mia sorella usava il carisma e cercava di adeguarsi alle mode, io usavo la mia arte e le mie battute/vocine per divertire chi mi stava accanto. Alle mode mi interessavo in modo relativo, solo per "avere" più gente da conoscere, o per solo sete di sapere, cosa che ho sempre avuto. Mia sorella invece su questo era meno interessata, e spesso veniva da me a chiedere di aiutarla nei compiti, se non c'era mia zia a casa. Mi è sempre piaciuto aiutarla perché mi divertivo molto a vederla "soffrire" perché non arrivava a certe soluzioni usando la fantasia (io ne avevo tanta), ma questa cosa non potevo farla perché mia zia quando mi beccava farlo si incazzava molto, e questo è stato uno dei motivi per cui il nostro rapporto non era molto "fraterno". Se nel corso degli anni passati assieme cercavo di avvicinarmela, qualcuno me la faceva allontanare, e per me era sempre difficile, soprattutto se si mettono in conto litigi nostri vari. Ci picchiavamo spesso, io ero gelosa delle mie cose, e lei cercava di attirare la mia attenzione con modi un po' infantili e quasi da bullismo: disegnava sulle mie cose, mi rubava vestiti, fumetti porno (sì), profumi... Io così mi arrabbiavo e cercavo di farle "sputare" fuori la verità, ma non sempre ammetteva il fatto. Altre volte invece si metteva alla mia scrivania perché la mia rispetto alla sua era sempre in ordine, e quando eravamo veramente nervose lei mi tirava i capelli, mi mordeva le braccia, o mi tirava dei bastoni di ferro (quelli che servono per tirare su le serrande): ma spesso io resistevo e vincevo nelle nostre battaglie in casa. Mi insultava spesso per l'aspetto, dicendomi che ero una scimmia, depressa e altre offese, io cercavo di non ascoltarla ma lei continuava ad infastidirmi finchè non mi incazzavo, arrivando all'ennesimo litigio animato. Nostra zia aveva il modo di fare di risolvere la cosa dandoci gli schiaffi o le sculacciate tante volte, non ci faceva quasi mai spiegare il motivo del litigio, e un giorno io, stufa di questo, le dissi:" Se dici che devo imparare a sopportarla e risolvere le litigate, perché non me lo mostri una volta per tutte? Se non me lo mostri significa che non sai nemmeno tu come fare con lei!". Ma mi arrivarono altri schiaffi.
Mia sorella era molto più abbracciata dai cugini rispetto a me, perché io non ero tipo da farmi toccare molto, nemmeno da mia sorella. Mi consigliarono di abbracciarla di più, ma appena pensavo di farlo, mi bloccavo e non facevo niente. Per me mia sorella ormai era loro proprietà, non la sentivo come una sorella vera e propria, anche se a volte ci mantenevamo i segreti o discutevamo su varie cose. Ma più di lì il nostro rapporto non andava oltre. Ci fu un periodo in cui lei prese la fissa dei One Direction e di quella soap opera spagnola col personaggio di Patty, e anche se a me non piacevano, la facevo fare e dicevo:" Okay, sentiamo, và, così mi lasci in pace". Discutevamo anche per i poster attaccati al muro, io col mio degli Slipknot, lei col calendaro di Justin Bieber. A me non fregava nulla di cosa aveva lei, ma un giorno arrivò a lamentarsi con me del mio poster e calendario perché "inquietanti, ogni volta che passo mi devo vedere quei mostri": io le risposi:" Figurati io che devo passare dalla porta e vedo ogni volta quel bamboccione finto che mi sorride". Criticava tanto me per i miei gusti, ma poi mi prendeva le cose di nascosto per gelosia. Ci picchiavamo, ma ci raccontavamo della sua scuola (perché a tavola appena aprivamo bocca venivamo zittite). Quasi tutti i film li guardavamo assieme, e da piccole io le raccontavo le mie storie o giocavamo al mostro immaginario che veniva a mangiarci, perché eravamo spesso sole in casa. Mia sorella negli ultimi anni arrivò molto spesso ad urlare con mia zia e alle mani con loro, e io all'inizio non facevo nulla, ma verso il 19 anni 20, mi feci coraggio e fermai mia zia durante le loro accese discussioni. Non so che cosa abbia pensato lei, ma quando capitava a me, nemmeno lei provava a difendermi. Solo nelle rare occasioni in cui il nostro giudizio corrispondeva, lei diceva la sua. Ma ero lo stesso invidiosa di lei. A lei compravano tutto, le facevano fare addirittura "la guida" a me, la coccolavano, le facevano foto e la consideravano comunque più di me perché estroversa e "carina", comprandole o assicurandole un motorino o la patente, quando invece a me alla sua età mi dissero:" Tu faresti disastri".
Quando eravamo piccole eravamo contro il fumo consumato spesso in casa, e davanti a noi. Poi a 16 anni lei cominciò a fumare davanti a tutti come cosa accettata, perché prima rubava pacchetti da nostra zia di nascosto. Se io sopportavo il nervoso col silenzio, lei cominciò ad avere attacchi di ansia che trovò il modo di calmarle con le sigarette ed i liquori delle discoteche. Io mi vergognavo solo di vederla in strada con quella cicca in bocca come se fosse una cosa normale, ma più che altro perchè credevo che la pensasse come me: invece ha avuto davvero tanta influenza dalla famiglia. Se da una parte aveva una certa sensibilità riguardo il fatto accadutomi con mia zia e discuteva di cose divertenti con me, dall'altra non capiva il mio modo di fare, i miei pensieri, perché la pensava come nostra zia e mia cugina, arrivano anche a guardare le stesse cose che guardavano loro in tv.
" Perché lei sì ed io no?"
" Perché lei è più affidabile, meno distratta."
Sì, ero distratta, ma affidabile lei non era di certo, dato che in casa ero sempre io a ripulire gli affari degli altri e non battere ciglio, fino alla cose assurde, come piegare degli asciugamani o lavare le cose in un certo ordine (e se sbagliavo, mia zia a volte arrivava a darmi gli schiaffi finchè non facevo come voleva lei): per loro ero una bambina/adolescente da manipolare facilmente, ma oh come si sbagliavano. Spesso arrivavo a discutere con loro riguardo a categorie in cui io non avrei mai cambiato il mio pensiero: con mia sorella poco evidente questo, perché lei era molto simile a loro, appunto. Con lei era difficile per loro farle fare le faccende sue personali, o farla arrivare agli orari, ma con me mai avrebbero cambiato la mia persona, mai. E così è stato.
Con lei invece no, è cambiata, e anche se per certe cose somiglia a me leggermente, su tante altre è come loro, e questa è una cosa che mi rattrista molto nel profondo.
E vorrei che non capitasse con l'altra mia sorellastra minore, che c'è il rischio che possa accadere.
Ho resistito finché potevo, non volevo dar spettacolo, ma in strada ho versato tante lacrime come non facevo da più di tre anni. Non vedevo l'ora di andarmene, di nuovo da quella stanza bianca e grande e semivuota, quell'uomo che sembrava stufato, la donna che prima mi teneva la mano, il dolore lancinante alla mente e tremori. Il mio compagno che dice che non sono forte. Allora i dolori sono roba da "bambini"? Io ho provato quasi terrore, quel tubo davanti ai miei occhi e sapere di qualcosa che ti aspira dall'interno, nessuno lo capisce! Nessuno capisce che sono un tipo emotivo! Sto ancora piangendo, non ce la faccio più a nascondermi, sono un sporco essere umano, il mio cuore batte come dovrebbe essere. Perché nessuno mi consola e mi capisce, e devo continuare a nascondermi, a fare l'essere senza emozioni! Ora sto abbastanza bene. Ma ho tanta paura. Ho dovuto spostare al 29 la visita, ma ho tanta tanta ansia. Mi deridono già per questo sicuramente. Ma io i nervi interni li sento, sputatemi pure addosso se temo la carne aspirata o raschiata, ma io continuo ad urlare CHE SONO UN ESSERE UMANO, fottetevi tutti voi che ridete di me perché ho emozioni "bambinesche" o che reputate voi tali! Almeno io resisto comunque sia, il pianto e dolore mi fanno VIVERE! Voi e il vostro veleno del vostro marciume umano Criticate e deridete me perché salto al dolore Salti da risposte ad un fisico reale e vivo Malato da decenni per la vostra incuranza Quanto vi odio tutti Voi sputate e vi incazzate con me in silenzio Io lo stesso lo capisco Perché sarò pure anormale Ma ho più senso di voi Vi intendo in ogni cosa Che esseri stupidi che siete Pena ad entrambi E poi tutto finisce Cos'era quel momento di puro grido Unico grido possibile Grido perché pieno di rabbia Non si fa che avere troppe emozioni al giorno E si tira avanti, avanti, avanti La notte, il giorno Odio il giorno ed amo la notte I mesi passano I pensieri vanno di non pari passi Si può impazzire? No gli altri son muti alle tue richieste Ti tieni tutto dentro per non fare pessima figura Vuoi solo stare meglio ma loro ti evitano e ti evitano ciò Che rottura di qualsiasi cosa a portata di mano Bugie Bugie dette perché Nessuno capiva la mia verità Si scrivo del mio passato Tutti dobbiamo ricordarne Che senso avrebbe sennò la vita stessa Lavoro, lavoro e poi la morte I nostri figli ed oltre non li vedremo mai più Riempiamoci quindi la nostra Finchè soffriamo di questa certezza E' brutto periodo Niente di nuovo per nessuno Merdoso periodo Di sfinimenti e rabbie Qualcuno uccida me o uccido io A mio figlio Farò vivere nel completo vivere Migliore del mio Casette di legno, campagna Orgoglio per me Tutto un sogno per lui quando sarà grande Tutto un sogno per me adesso Ho sognato stanotte che salvavo ancora una volta intere persone sconosciute ma il merito poi non andava a me perché non era riproducibile su qualche mezzo "Mi hai salvato grazie" No sei tu che hai salvato me Solo tu che di cui non saprò mai più il nome che chi conosco Oggi ho visto un bambino piccolo Era in braccio a sua mamma Ed aspettava Solo la viva voce di un mezzo tecnologico Allegrava il pargolo biondo Non ascoltate mai La voce del diverso Di chi reputate Diverso Diverso da chi? Tutte carine Tutte graziose Al passo coi tempi Il mio essere faticava invece Voleva farsi accettare come era Ha fatto cazzate come loro Si è mascherato come loro Ma non si è sentito mai come loro "Ma perché poi sei uscito con lei poi?" "Lei è più tenera" "Così mi stai dicendo che sono una persona fredda?" "No che tu sei troppo particolare" Storie di una vita risentite mille volte. Ormai si dovrebbe esserne consapevoli. "A scuola ero vittima di molti scherzi brutti come la peggiore umiliazione" "Cose normali, da ragazzini si fanno tutti" "Quindi reputate normale sei ragazzine che ogni cinque minuti dicono che non reputano la nuova 'new entry' una buona persona?" "Non intendo così molto, quando è successo questo?" "Molto molto tempo fa, cercavo di farmi integrare a fatica nella mia emotività." "Okay ma che dicevano queste?" "Dicevano se non ricordo male, che facevo schifo."
Avevo promesso che ne avrei scritto qualcosa al riguardo. Anche se so che pochissimi leggeranno ed la stessa quantità gliene frega qualcosa, io voglio scrivere lo stesso questa esperienza.
Ovviamente non metterò tutte le foto fatte perché essendo tante occupano spazio inutile, poichè voglio solo narrare l'esperienza dal punto di vista interiore, da cosa han visto e sentito i miei occhi ed il mio corpo stesso. E poi me ne han fatte così tante che non tutte ancora le ho con me...
Ebbene, io e questa mia amica- che ormai considero tale anche se ho ancora mille dubbi e timori riguardo il nostro rapporto (di quasi un anno da quando mi ha conosciuto su internet) ma non una questione personale perché ho questa sensazione con tutti i rapporti umani- c'eravamo messe d'accordo due mesi prima riguardo il cosplay da portare a Lucca per il famoso evento annuale. All'inizio non ero molto nella convinzione perché in realtà questa "novità" che ricordo il tale Jordison (inutile spiegare chi è) molte volte mi dà un pò di disagio e nervoso, e vestirmi da lui avrebbe rafforzato questa cosa, e temevo come sempre prese in giro, derisioni e varie cazzatine che son nella mia mente. Ma grazie a lei non so come, ho lasciato stare timori vari e senza preoccuparmene ho preparato la maschera che avevo ordinato (fortunatamente il modello più economico arrivò subito, cosa che non si può dire della versione più costosa e dettagliata che ancora non mi è arrivata) e ho preso "il via" divertendomi a decorarla, mettendoci un pò di "me", poichè preferisco fare le cose in modo che le senta "mie". Allargai gli occhi e misi più linee intrecciate come graffi ai lati della bocca rispetto alla versione originale, aprendo anche la linea della bocca in modo da fare un'uscita d'aria per poter respirare meglio. Ci mettemmo d'accordo per poter stare lei da me per tutto il periodo Comics, preparando mangiare, letti, film, cose da fare per il costume ecc.
E così ci vedemmo per la prima volta. Era da tanto tempo che non vedevo la stazione di Firenze, ma stavolta ero molto più in ansia delle altre volte. Mi sentivo molto sotto pressione, la gente che mi fissava mi stava molto dando sui nervi (odio che mi fissino quando sono per i fatti miei) e non facevo che parlare sotto voce per contenere l'ansia che cresceva.
Feci pure il filmato davanti a me non solo per "immortalare" il momento.
Ci vedemmo così, lei mi vide da lontano e corse velocemente verso di me, abbracciandomi forte. Io stavo letteralmente soffocando e morendo dentro, ma poi ripresi fiato.
Parlammo e andammo a prendere il treno per la mia città.
A casa mostrai le stanze e mi sedetti per riposarmi un poco. Era emozionata e pure io anche se non si notava molto nel mio sguardo un po' "fermo" ed impassibile quando sono sotto tensione.
L'aiutai a sistemare la roba, e in questi giorni le feci pure il letto un sacco di volte. Nel giorno prima del primo giorno di Lucca pensammo molto a rilassarci ma finimmo anche di definire le tute, e tanto per provarle quando ancora non erano modificate, facemmo un giro nelle vicinanze. C'erano i bambini delle scuole che uscivano, e alcuni si fecero fare la foto con noi. Ci divertimmo molto, io ero un po' sotto ansia ma trovai comoda la tuta ed il fatto di essere vicini ad Halloween mi confortava come scusante, anche se lo avrei fatto lo stesso se non era così. Dopo una bella girata di molti minuti i miei piedi erano stanchissimi e tornammo a casa molto divertiti. Ci facemmo altre foto scherzose col mio compagno e dopo aver fatto un po' di spesa (dimenticando un attimo che avevamo le maschere addosso, ma vabbeh) mangiammo e ci vedemmo la Cosa e The Blob, come si era promesso. Notai che delledifferenze tra me e lei c'erano, anche se poche. Le lasciai vedere le miliardi di foto che avevo nelle mie cartelle sul pc, soprattutto di artisti musicali metal.
In tutti e cinque i giorni, tranne forse i primi due un poco, lei crollava subito anche se diceva di saper resistere al sonno, mentre io rimanevo sveglio e appena lei entrava nel letto, ci parlavo un po' per tornare al letto con il mio compagno. Le dicevo:" E' un bene che tu non sia insonne come me"
Andammo in macchina verso Lucca, e riuscii a mettere tutte le canzoni che avevo nel pc nel tablet, e così per un'ora e mezza due lei potè godersi i gruppi musicali che aveva scoperto da me.
Nell'ultimo giorno le feci conoscere gli ASP e gli DMC dallo stereo, i Lord of the Lost dai miei video personali girati da me stesso. Ci vedemmo mezzo del dvd originale degli Slipknot (nei primi giorni) ma stoppai perché la vedevo troppo stanca e non volevo sciupare così la sua visione.
Fu divertente ma anche troppo caldo per quei giorni a Lucca, il trucco nero che mettevamo intorno agli occhi bruciava, solo io ero abituato, però il caldo sotto la tuta mi faceva stancare un bel po'.
Fortuna che eravamo quasi vicini. Il primo giorno ci fecero pochissime foto, ma in quelli seguenti ce ne fecero molte, incontrammo anche il buon Fabio Taddi con cui intrattenemmo una conversazione tranquilla. Mangiammo le patate "locas" e bevemmo molta coca cola. Il terzo e quarto giorno invece non andammo, causa stanchezza da parte mia, ma ci divertimmo molto a vedere film e raccontandoci esperienze, cenando anche in cucina con roba calda. Nell'ultimo giorno, causa mancanza del mio compagno che era ad un contest serale, andammo io e lei da soli verso lucca, e dovemmo portarci la roba con noi, ma ci fecero moltissime foto. In treno passando per caso per andare in bagno, incontrai la mia recente amica giovanissima Marzia, che non vedevo da settembre, e parlammo pochissimo. Avevano promesso che alla fermata saremmo andati assieme, ma invece andarono via subito, lasciandoci lì. Lasciai perdere, ci truccammo in bagno, cercammo l'entrata ed entrammo nelle mura.
Era da tempo che non andavo in un posto così lontano senza la presenza di Marco, e mi sentivo molto in ansia anche per questo. Incontrammo Marzia verso l'ora di cena, c'era bellissima musica celtica ed io ascoltando quella musica trascinante schizzettai con la penna su un foglio degli orari dei treni qualche micettina, come dimostrazione a quella donna che stava con la nonna di Marzia che mi parlò dei miei disegni e di come le piacevano così tanto da quasi sembrarle "copiati", in senso buono. Mangiai del pollo impanato fritto e poi andammo alla ricerca di una cosa per sua sorella (da parte di Iasmin) e di un fumetto (da parte mia), dopo aver salutato la mia amica e sua nonna. Io trovai solo il fumetto (per quanti soldi disponessi, ma fu una buona comprata) di Anne Frank alla Feltrinelli d laggiù (in cui non sono mai entrato), e lei sotto consiglio mio prese un taccuino grande con una copertina di Naruto. Prendemmo da bere e salimmo sul treno. Mi cambiai e mi levai la maschera, sembravamo dei blackster e cominciammo a farci altre foto. Mi sentivo meglio, ero di nuovo io, anche se nelle foto continuavo a sembrare il Jordison, e vabbeh. Mentre uscimmo per andare nella nostra fermata, il treno manco aprì le porte. Fortunatamente a due minuti eravamo alla stazione sempre di Prato, solo che avremmo dovuto camminare un bel pò, e lei era aveva la valigia pesante. Ci scorse la nonna di Marzia chiedendomi come mai fossi lì, e spiegai il fatto. Così ci portò a casa nostra, tanto la conosceva già, e parlai del più e del meno con lei. La sera prima per Halloween, indecisi su dove andare per fesetggiarla, alla fine anche se in ritardo optammo per la famosa festa nel borgo. A parte il freddo preso nelle orecchie per colpa di Marco, trovammo il posto meraviglioso nel suo silenzio morto, e la mia amica confermò più volte quanto le piacque nonostante tutto.
Un cantante di strada cantò appena entrammo la canzone famosa del suo paese. E dei camionisti ci gridarono il famoso motivetto "If you're 555..." a cui lei finì la frase di Corey saltellando gasata.
Non so dire se questo cosplay fu più bello degli altri o no poiché ci fecero meno foto (di quante ne abbia viste io intendo) ma nello stesso tempo anche se non mi muovevo molto mi sentivo molto bene.
Solo nel primo giorno ci fu un litigio col mio compagno riguardo il mio modo solito di fare con chi mi faceva le foto. La cosa si risolse ma quando mi fece arrabbiare mi sentii molto male, mi sentivo non compreso come al solito, e Marco se ne uscì con una delle sue frasi solite come "Due uomini non posson stare assieme" ma non riferito alle coppie omosessuali, ma al mio carattere, alla mia persona, che per lui ero troppo "libero", mentre io vedevo solo la sua insicurezza nel "far vedere" a "tutti" che eravamo fidanzati, "Perché una coppia non si comporta così". Io dissi più volte:" Tu, lasciando stare la gente, cosa vedi? Vedi un tradimento? Vedi che io possa mollarti per altri quando invece si tratta solo di una foto nel web? Mi pare non ci sia niente di tutto questo, e di cosa c'è dovresti guardare"
Fortunatamente la pertosse non arrivò forte, ma mi sentivo molto il cuore ferito dentro. Io voglio una donna, non un uomo. Risuonava nella mia mente. La mia amica mi tranquillizzò e dopo a casa ci rilassamo tutti, ma dentro stavo ancora un poco male.
Quindi non saprei dire come sia stato. Emozionante da una parte, dolorosa dall'altra.
E' un'altra notte insonne, ho bisogno di scrivere un'altra volta, ascolto quasi roba nuova, mi sento malinconia addosso. Halloween è tra pochi giorni e ho già le solite ansie riguardo il Lucca Comics poiché voglio che sia un cosplay ancor più "cool" dei precedenti. Ieri siam ritornati in garage dopo tanto tempo, ho rispolverato la mia polverosa batteria battezzata da me "Imbolc", avrei potuto anche starnutire da quanta polvere c'era in ogni suo angolo. Ma non è colpa mia se abbiamo il garage un po' lontano da casa, e poi d'estate soffrivo troppo il caldo per suonarla. Ora però, il tempo andava bene, io mi sentivo la serenità dentro. Mi feci filmare da lui come non facevo da tempo, e stavo cominciando a sorridere meno per l'imbarazzo. Lui mi mostrò stavolta un suo "personale ritmo" e io continuai su quello, tanto per variare. Mi sentivo meno il mondo addosso, sarà perché "avevo preso qualcosa di suo", non so. Del resto se certe cose non le sento "sotto i miei occhi" è normale che io mi senta a disagio. Mi succede ogni volta che devo andare in un posto, anche quando non è molto affollato. Non guardo mai in faccia nessuno, e se lo faccio volgo lo sguardo, poiché quando mi fissano mi cominciano a lacrimare gli occhi un poco, il mio respiro si fa un pò ansimante (già lo ho un pò affaticato di mio) e sento molta pressione addosso, quasi aggressiva. Guardo di più il pavimento, i muri, cercando di capire lo spazio intorno a me. Allora quando mi ambiento bene, è lì che sento "il posto mio" dove potermi sentire a mio agio. Non ho molta autostima di me, ovviamente chi mi conosce sa che è ciò è causato dal poco affetto ricevuto nella mia infanzia, dalla mancanza di figure genitoriali. Ma non è solo quello. Adesso c'è che ho molta pressione riguardo il mio futuro.
E' una cosa che ho sempre avuto in realtà, già a 11-12 anni avevo pensieri riguardo la mia vecchiaia, ai miei sogni infranti, al dolore che sarebbe continuato per molto tempo ancora. Ho sempre avuto paura del futuro. Ho già 22 anni compiuti, tra 90 giorni e più ne avrò 23, e mi sento il tempo correre troppo veloce e troppo pieno di avventure, senza aver ancora avuto quel che cerco, che forse non troverò mai, perché neanche io credo di sapere bene se sia quello o no.
Marco ogni tanto se ne usciva con frasi (collegate più a sè che a me) critiche sul fatto che io da due anni continuassi a disegnare senza avere così tanta fama e soldi. Per fama intendiamo tipo Sakimichan o Mirka Andolfo, per citarne alcune. O la Ziche. Dentro di me so che la strada è ancora da percorrere (se mai la raggiungerò), ma quando sento certe cose dette da chi dovrebbe supportarmi, mi fa un male terribile dentro. Ora lui più o meno capisce che dovrebbe evitare, perché sono ancora giovane e la mia situazione è diversa dalla sua, ma ormai un po' di pressione me l'ha fatta. E forse non solo lui.
Stamani se ne è uscito dicendomi:" Secondo me tu hai le ansie a causa della fiera che facemmo a Maggio l'anno scorso". Curioso che fino ad ora diceva che la mia insonnia, era solo quella causata da quel fatto. Non so se effetivamente possa essere così, ma anche le sue frasi hanno contribuito a questo mio malessere interiore/timore futuristico. Questo perché da anni mi sembra che non disegno più per piacere esclusivamente mio come prima, se nonchè in modo diverso. I primi tempi che disegnavo, la voglia di sfogo personale e l'accettazione attraverso i disegni si combaciavano perfettamente. Dopo la mia trasferta a Livorno, verso gli otto anni, la cosa stava quasi per svanire del tutto, poiché in casa mia si stavano un po' stufando dei miei disegni presentati ogni volta davanti ai loro occhi.
"Si, Alex, è bello" dicevano. Io ne rimanevo delusa e chiedevo, non soddisfatta:" E nient'altro? Non ti fa venire in mente qualcosa in più che 'bello'?". Ma loro mi allontavano dicendo le solite banali frasi monotone. E' da quei giorni che poi verso la tarda adolescenza cominciai a disegnare solo per conto mio, massimo alcuni amici.
Non è mai partita da me la scelta di continuare col disegno. Disegnavo per sfogare la mia fantasia, e continuando molti di quelli che mi mantenevano si accorsero presto di questa mia passione artistica riversata su mille fogli ogni giorno.
"Dovresti fare la pittrice da grande" mi disse un giorno la mia educatrice Luisa quando avevo dai cinque ai sei anni di vita. Io annuii, ma non è che fosse una cosa mirabolante. Al tempo avevo meno paura del futuro di adesso, anche se sognavo la morte.
Prima di quella frase stampata nella mia memoria, non avevo ancora nessuna idea di cosa fare da grande. Vedevo che mi piaceva disegnare si, ma non avevo ancora pensato a farlo di professione.
Ho sempre quindi continuato a disegnare un po' per me, perché i disegni mi tenevano in serenità, un po' perché vedere che altri me li guardavano mi faceva sentire molto amata.
Ero sempre curiosa di sapere cosa ci vedevano loro: quando chiedevo tante volte, come già scritto prima, cosa sentissero trasparire dal disegno, molti di loro sbuffavano o mi ignoravano.
Pochissimi amici mi seguivano davvero, nelle mie storie fantasiose, e questa era una cosa che mi dava molta gioia. Si facevano raccontare tutto da me, e quando mi chiedevano i miei fumetti di mia creazione, sentivo una strana gioia. Ma quando accadeva con gente sconosciuta cominciarono a farmi sentire in colpa, anche se non ero stata io a chiedere di mostrare i miei disegni loro.
E questo è capitato moltissime volte. Allora anche fuori cominciai a provare imbarazzo ogni volta che sapevano che disegnavo fumetti ed illustrazioni. "Eh si... Ne faccio" rispondevo come adesso.
Se, come penso spesso, alla gente che chiede i miei disegni, dà poi fastidio che li mostri i più belli, o che glieli spieghi, che senso ha? Che senso ha farmi passare per rompipalle se questi stessi mi han chiesto di vedere altri disegni miei? Ancora oggi sembra persistere questa cosa.
"Ma che fai hai attaccato la mania anche a lei?"
La dice in modo scherzoso ma a me dà un fastidio tremendissimo. Perché allora non saprei più di come trattare le persone. Io le amicizie me le scelgo affini a me; se queste non hanno corrispondenze con me normale sia che non li reputi amici. Il vero amico per come la penso io, tifa sempre per te, ama vedere e sapere ogni cosa di te, si confida. Non mi è mai interessato conoscere un sacco di gente se questa non aveva nessun rapporto di questo tipo con me, a meno che non fossero compagnie di passaggio come le ebbi dalla fine delle superiori in poi, frequentando il Gens.
Un amico dev'essere come un fratello o una sorella, altrimenti non è niente per me.
Quando mi trasferii a Livorno la mia prima amica fu una di queste speciali. Ci raccontavamo le storie, lei amava tantissimo i miei personaggi. Accomunate dal nome simile, eravamo sempre assieme, anche dopo la scuola andavo a trovarla a casa, per giocare coi suoi giocattoli delle merendine Kinder e Mulino Bianco. Sembravamo sorelle, e quando era ricreazione si stava sempre mano nella mano a passeggiare per tutto il parco, solo noi due a confabulare chissà quale avventura immaginaria. Una volta però le maestre ci divisero a forza, ci vedevano troppo assorte in noi, e lasciarono me da sola a passeggiare per tutto il viale dell'enorme parco della scuola. Provai a stare con gli altri compagni ma dopo un po' mi staccavo da loro per fantasticare in solitudine.
Ma durante le altre ore ci lasciavano stare. Per tutti e cinque anni delle elementari, dal 2002 fino al 2007-2008 all'incirca, io stavo sempre con lei. E da lei scoprii una passione musicale che alle medie non mi avrebbe lasciato inerme. Direi che fu l'unica volta che scoprii qualcosa di culturale da altri snobbandolo per poi farmelo piacere inaspettitivamente. E questa passione si chiamava The Beatles.
Prima di loro ascoltavo molto i Cradle of Filth, i RHCP, e qualcos'altro che non ricordo più. Ma alle medie mi innamorari perdutamente di questo gruppo non più esistente da molto prima che nascessi, e i miei disegni ebbero un'altra spinta in più. Amavo la musica, e rappresentarla per me era un bello sfogo, senza bisogno di mostrarlo ad altri dato che preferivo tenere i miei gusti musicali segreti.
Grazie a loro mi informai della musica del passato, fu tutta una mia ricerca personale attraverso Youtube del tempo, che mi portò ad avere un vero e proprio "fandom" nel web: gli Happy Tree Friends. Dai Beatles passai così alle fanarts sulla serie animata, creandomi nel 2008 la mia scoiattolina alter-ego Dida Splendida, e lei ebbe moltissima fama, poichè molti miei amici virtuali fan della serie me la omaggiarono con la propria arte. Il periodo in cui scoprii Deviantart fu il più felice di tutti. Disegnavo senza farmi paranoie, per me i disegni erano tutti meravigliosi, e avere tanta gente che mi seguiva e commentava mi faceva stare benissimo. Scoprii che avevamo molte cose in comune oltre che quella per la serie animata: alcuni di loro amavano anche i film horror, altri cartoni che seguivo, addirittura gli stessi gruppi musicali. (Un po' come adesso che vedo molti miei fans amare le My Little Pony, gli Slipknot, gli ICP, Dethklok nello stesso tempo)
Quanto mi faceva stare bene quel sito, lo ricordo con molto piacere, mentre tutto intorno a me era più brutto e triste. Mi importava solo di mostrare i miei disegni ai miei fans, per farli felici gratuitamente, chiacchierarci del più e del meno. Nessuna pressione come adesso. Era pura serenità interiore mentre fuori tutto stava marcendo. Musica e disegni, non potevo chiedere di meglio.
E la voglia di avere una batteria come strumento musicale, venne sempre dal primo gruppo di cui divenni fan sfegatata: Ringo Starr, che lo vedevo caratterialmente e fisicamente come me. Non fu Joey Jordison, come tanti di sicuro pensano, ora che l'ho veramente, una batteria tutta per me e che la suono.
(Stavolta ho scritto tutto senza mettere un titolo prima del testo)
Sta cominciando a fare un freddo come si deve, e finalmente ho potuto indossare quella giacca che comprai a Firenze mesi fa, quella ricamata interamente a mano, di tessuto caldo e molto dettagliata e particolare, originale. Questo ieri sera però. Negli altri giorni mi mettevo solo una delle ultime felpe con loghi metal che mi han regalato quest'anno (ed unicamente quest'anno).
Ho perso qualche giorno fa un po' di sangue dal naso, il primo giorno c'era qualche traccia, ma piccola piccola, nel secondo, il giorno dopo, mi trovai il dito coperto dai globuli rossi poichè mentre ero tra il mondo dei sogni ed il risveglio, cercavo di capire dove sentissi quel caldo bagnato nella faccia. Ma fortuna è durato poco. Ho sempre sofferto (anche se prima di due anni fa non molto spesso) di epistassi, avendo il naso molto sensibile alle temperature. So anche che per come dovrebbe essere fisiognomicamente, il mio naso sarebbe anche sproporzionato di grandezza, ed ecco perché non ci respiro sempre bene, ma vabbeh. Per colpa del mio naso in passato quando mi tiravo su le maglie mi ci incastrava sempre, ed avevo il terrore di soffocarci, ma ciò non successe. Questa mio timore di non respirare comunque l'ho sempre avuto. Essendo poi portatore sano di anemia mediterranea ho un difetto nel sangue che mi porta allo scambio di ossigeno molto lento, quindi spesso faccio fatica e ho palpitazioni quando meno me lo aspetto, ma di questa cosa son consapevole ormai di anni, so già che geneticamente sono nata così, non posso farci nulla se ho questo sangue dentro di me, con pochi globuli rossi. Però, non so come mai, spesso ho avuto a che fare con timori e sogni angosciosi dove il respiro mi mancava del tutto, dove soffocavo e nessuno mi sentiva, poichè non emmettevo alcun suono. Recentemente ho avuto un incubo simile. Per quel che ricordo vagamente mentre sto scrivendo, era un sogno dove io urlavo, ma la mia bocca era mezza chiusa e mezza no, o forse aperta, non so. Ricordo però molto bene la fatica che facevo nel farmi sentire, il senso di peso addosso, quasi nel dolore autoinflittomi pur di salvarmi da qualcosa. E nella realtà mi risvegliai dall'incubo, stavo parlando nel sonno (mi capita spesso di parlare nel sonno) e Marco si svegliò, ovviamente. Io piangevo già nell'attività onirica, e causa forte shock/angoscia, continuai a piangere per qualche minuto dopo, per sfogarmi. Quasi tutto quello che temo, o che mi fa pensare cose un po' ansiose, ha a che fare col mio cuore. Si proprio l'organo dove ci passa l'ossigeno. Tanto perchè è inutile nasconderlo, quando a volte penso di agitarmi troppo in qualche evento (tipo giostre, lunapark e simili dove si consuma molta adrenalina) mi immagino il mio cuoricino schizzare via. So che è una fantasia assurda e spesso non mi succede nulla; ed al solo pensiero mi viene da sorriderci, però sento il mio cuore e lo sento come se uscisse fuori, è una sensazione strana. Spesso sento il cuore "farsi sentire" nel petto, come se fosse incastrato "male". Come se il mio petto fosse una scatola calda di cartone alla rinfusa, ed il mio cuore vorrebbe spostarsi, ed ecco che sento dei leggeri dolorini quasi impercettibili di fastidio. Sarà che sono ipersensibile in certe parti, non so. E di questi sogni e sensazioni corporee ne sento spesso, a volte son dolorosi, altre volte solo angoscianti. E a cui si aggiungono forte allergia alla polvere (tossisco anche 20 volte e mi si arrossiscono gli occhi), ho la dermatite/psoriasi a mani, fronte e cuoio capelluto e di recente so che ho qualcosa allo stomaco causa pertosse dell'anno scorso: ogni volta che rido troppo o piango mi si stringe lo stomaco e mi viene tipo conati di vomito dolorosi e inaspettati, ma spesso riesco a tenerli a bada. Quest'ultimo l'ho avuto pesante la settimana scorsa ancora, e c'era presente anche la mia amica, che immagino si sarà spaventata un po', ma per fortuna con del thè rilassante e brodo caldo mi passò tutto. Non scrivo queste cose per fare la "vittima"(detesto questo modo di dire) poichè odio farmi vedere quando provo certe cose, scrivo ciò perché è sempre utile fare un resoconto di cosa ci accade, e poi è inutile che io nasconda di certi miei problemi se poi anche davanti a loro è capitato o può capitare, dato che io ho sempre avuto la salute cagionevole. Spesso le cause son sempre di forte stress, e tenermi dentro certi aspetti intimi non mi fa certo bene. Quindi scriverò sempre d'ora in poi di che problemi fisici ho., anche perché li abbiamo tutti in questo mondo, non vedo perché non se ne possa parlare.
Domani è il primo di ottobre, l'ennesimo ottobre dei miei 22 anni, il ventiduesimo ottobre, l'ottobre solito in cui poi si festeggia la festa di Halloween, che figo. Il mese dell'anno che più amo tra tutti, dove le foglie si tingono dei colori forti e morti di rosso, arancio e giallo, dove ci si veste di roba di lana, maglioncini, cappellini, ma si sta bene perché non fa nè troppo caldo nè troppo freddo. Il mese in cui c'è anche l'evento del Lucca Comics, che quest'anno se tutto andrà bene come previsto mesi prima, sarà una figata assurda da ricordare per gli anni futuri. Ah, il bel suono delle foglie schiacciate sotto i miei passi (ed altrui), la pioggia che fa odorare gli alberi e l'erbetta dei prati, le numerose bevande di thè e cioccolata calda, di dolcetti zuccherosi, di brodini caldi con la pastina. Quanto, quanto amo questo mese e la sua stagione malinconia, che ci fa ricordare di come il tempo passi, di quanto siamo un po' bambini dentro e se non ce ne accorgiamo, siamo dei "frustrati nevrotici" che amano solo le stagioni "calde" perché vedono tutto questo come una cosa depressa, quando secondo me i depressi son loro che non sanno gioire di queste bellezze davanti ai loro occhi. Non ho mai capito chi odiasse queste cose, ma io le amo da morire. Amo la sensazione della copertona di lana addosso a coprirmi mentre guardo un bel film datato, amo la sensazione della pioggia sopra le finestre, e dei tuoni che l'accompagnano. Certo, c'è sempre l'umidità e la pioggia a volte complica certi viaggi, ma è sempre meglio aspettare mentre si è in compagnia della pioggia che in un'estate torrida. Fa freddo fino alle ossa, non sempre però, e basta scaldarsi con qualcuno per far passare tutto. In estate invece da quanto fa caldo tutti sudano e voglion starti lontano, è una cosa così penosa e triste. Io la penso così e mai cambierò il mio pensiero. Ribadisco perciò che per me chi vede questa stagione come orribile solo per la pioggia ed il freddo, per me è una persona frustrata che non sa godersi il bello delle cose "tristi". Non sto parlando di chi apprezza in maniera normale una stagione rispetto a questa, ma di chi mi criticava, come esempio, in passato, perché non vedevo l'ora che arrivasse l'autunno, ogni anno. Ne parlavano con disgusto, come se fossi un alieno a pensare certe cose, a farmi piacere questa stagione, dove mi ammalavo per raffreddori e simili. Già, peccato che io mi ammali anche in estate, ed in estate è molto peggio perché sudo da morire, ho il mal di testa causa sole accecante, bere robe calde proprio beh... Quindi per me non fa nessuna differenza, avere malanni in questa stagione. E comunque poi passano. Caro Ottobre, quanto ti amo da impazzire, ma anche il tuo fratello Novembre.
Ci siam svegliati tardi, ma non di troppo. Oggi si deve sentire cosa si può fare per riattivare la mia carta postpay; da settimane risulta bloccata, non si sa il motivo ancora ma da quel che ho letto nel web e sentito correlato da altre persone che conosco, potrebbe trattarsi di un problema della banca. Ho dovuto rinunciare a delle cose molto carine per questa mancanza, ma in fondo è stato un bene poichè solo ora ho trovato sul sito di Subito.it un paio di scarpe molto economiche e comunque in stato accettabile di molta importanza per il cosplay che sto organizzando da mesi orsono assieme ad una mia ormai amica fidata. Se solo riuscissi ad ordinare quelle, sarei a posto. Tutto il resto è facilmente reperibile, per esempio un paio di lenti colorate, che comunque per farle durare di più devo prendere a metà ottobre, e dato che anche la mia amica dovrà indossarne un paio e non ne ha mai provate prima d'ora sui suoi occhi, abbiamo bisogno di qualche tempo un pò prima di Halloween per essere pronte per il grande evento. Dico grande perché io amo Halloween, amo fare cosplay soprattutto se ci si diverte e se si è certi che ci si divertirà. E poi sono un paio di annetti che non faccio un cosplay "serio" (inteso come ben definibile e ben fatto) e questo che porterò ora sarà ancora più "cool" dei precedenti, ma come già rapportato altrove, solo pochi intimi sanno di cosa si tratterà.
Ho ricevuto un pò di soldi per fortuna, e dovrò mantenerli/risparmiarli fino a metà ottobre, poichè già il sei di quel mese mi toccherà sborsare un ventino e più per un ticket per una visita riguardo sempre quella faccena dell'INPS, ed io odio dover spendere così tanto per un pezzo di carta per una visita da un medico. Quindi mi toccherà risparmiare sul cibo, i vestiti tanto ho preso un altro doppione dell'ultima maglia comprata (unico rimasto), comprato il trucco nero per Halloween, di cui prenderò il cerone bianco sempre a metà ottobre. Poi un tot mi terrò per pagarmi il biglietto per il concerto dei Garbage da fare sempre con questa amica (come sostituto purtroppo del concerto Skalmold/Korpiklaani a cui mancheremo) che si terrà nei primi di novembre; poichè non so ancora se è da pagare prima o c'è la possibilità di pagarlo durante l'evento, ma più probabile la seconda, sapendo che è in un locale... So che di sicuro verso novembre mi daranno altre rientrate, ma io ho sempre l'ansia riguardo questi eventi, mi scordo sempre che sono molto tempo dopo e che quindi non dovrei preoccuparmene, ma la mia testa è già lì, mi coglie l'ansia e poi sparisce, perché penso poi ad altri progetti, e mi risale ancora l'ansia, temo sempre qualcosa, qualche dimenticanza, qualche rottura di coglioni da parte di esterni. Temo, si son pochi soldi, 12 euro per delle lenti e altri 10 per l'acqua che comunque dividerai con questa tua amica, ma poi partono come nulla, spariscono. Devo ricordarmi tutto, devo anche finire quei benedetti disegni che mi portano via un giorno intero, faticando e se mi piglia male (tranne per stanchezza) sbaglio le linee tremolanti, mi viene il nervoso e penso di fare schifo; e di nuovo a letto. Oh già poi ricordo che ho la festa dalla mia amica il due ottobre, e lì ci sarà nello stesso tempo l'evento degli Skalmold, accidenti. Pazienza, pazienza, pazienza continuo a pensare nella mia mente. Pensa che magari lui finalmente capirà che tu hai bisogno dei tuoi spazi, capirà che tu hai bisogno di stare solo con le amiche, lei in fondo ha deciso come feci tu anni fa -anche se era perché erano le uniche persone che sarebbero andate a festeggiare il tuo compleanno- che sarebbe stata una festa tra esseri umani di sesso femmile e basta -anche se tu sei ambigua, molto ambigua, ma questo poco importa-; lascialo perdere se ha detto che una sua amica disse simile ma poi invitò un ragazzo, lui si deve fidare di te ed anche degli altri.
Non solo odio dover spendere il 6 quei soldi, anche se pochi perché poi mi rimarrebbero altri 100, ma in un mese e mezzo poi finiscono, anche se ciò non mi ha mai dato problemi prima, odio dover spendere così per queste cose, come odio spendere anche per i biglietti del treno.
Ah, ora so che fanno anche il Cusplay di Pisa l'8 ed il 9. Non posso certo andarci, spenderei troppo, già non pago nemmeno al Lucca Comics, figuriamoci. E poi il mio costume non è certo pronto per quei giorni, e poi non voglio certo incontrare il mio ex e vecchie false "amicizie" (rafforzato per far capire l'idea). Sono le 17:46 e io son quasi pronta, mi sistemo un po' i capelli, porto la carta e documenti vari, caso mai servissero, aspetto che si carichi il noioso tablet di musiche da aggiornare che non so quando mai potrò farlo, Ho dolori alla pancia, causa fame, non ho mangiato niente, ma la causa potrebbe essere il nervoso avuto l'altroieri. Ma devo fare questra cosa. Se ordino subito ora quel paio di pochi spicciolini, mi arriverebbe entro le prime due settimane di ottobre, così avrò solo l'ansia di riceverli. Ah, ed un pacco devo ancora aspettarlo, dai miei parenti -indirizzo non cambiato ma per fortuna il loro, quando ordinai il mese scorso o due-, mi han detto, non è ancora arrivato. Che bello avere così tanta ansia per queste cose. Ho paura di dimenticare sempre qualcosa, ma mica mi dispero se poi accade, è strano. Le accetto come si accetta una morte silenziosa.
Rileggendo i vecchi documenti del 1998 ancora "esistenti" riguardo la mia infanzia, scorgo questo nome.
Trattasi di uno dei tanti test che facevano ai bambini dell'istituto in cui stavo (presumo, da quel che ho capito ieri pomeriggio, dal primo anno di età fino ai sette anni e mezzo, 1995-2002), dove si doveva capire alcune caratteristiche psicologiche dei bambini.
(Tratto dal sito https://psychoceci.wordpress.com/2012/01/24/il-blacky-pictures-test-un-test-proiettivo-per-indagare-le-dinamiche-di-personalita-nei-bambini/)
Questa l'unica immagine completa delle tavole nel loro ordine e significato originario.
Rivederle dopo più di quindici anni fa un certo strano effetto, soprattutto a rileggere certe parole sotto ogni vignetta. Erano rimaste nell'oblio fino ad ora. Ma qualcosa mi è riaffiorato. Nel foglio che avevo letto e ritrovato varie volte, rivedo questo nome di cui non ricordavo più nulla collegato, che mi spinge finalmente dopo tanti anni a farci una ricerchina.
Questa la pagina successiva, od una di quelle successive, che spiega l'allora mia analisi infantile riguardo quelle strane tavole.
Io non ricordo ovviamente nulla di tutto ciò che dissi, ma le immagini che erano su quelle tavole lucide me le ricordo benissimo, tutte disposte sul tavolo e che volevo subito vedere.
E questo è tutto quello che ho visto e che ho di quel ricordo di tanti tanti anni fa.