8 giugno 2017

Storiella (0-1-2 di 3 parti) omo-romantico/erotica su ABK & Blaze Ya Dead Homie

(prologo)
Killa era sopra una comoda amaca all'aria aperta, vicino ai monti, ed era quasi sera. 
C'era un vento abbastanza frescolino ma era più che un bene dato che la giornata era stata particolarmente afosa.
"Buh!" esclamò Blaze apparendo da sotto Killa che riposava beato, ma che adesso si era svegliato e preso un colpo quasi da infarto. 
"Cazzo, se lo rifai la prossima volta rischierai un'accettata!" promise Killa arrabbiato.
"Tanto sono morto, puoi farlo quante volte tu vorrai perché mi diverto troppo nel vederti incazzato" rispose Blaze facendogli la linguaccia. 
"Sei un coglione stronzo" aggiunse Killa mostrando la lingua come stava facendo Blaze.
"Anche te" rispose ancora Blaze scherzoso "Perché mi fai impazzire ogni volta quando tenti di parlare come i comuni mortali"
"Ma pensa a te che hai sempre la faccia da ebete piuttosto" "Non hai capito cosa intendevo..." disse misterioso Blaze girandosi.
"Ah no? Cosa volevi dire allora? Dai, tanto lo so che mi riprendete tutti perché non so parlare bene!" tuonò Killa tirandosi un poco fuori dall'amaca.
Blaze lo prese in quell'istante per le spalle tirandolo verso sé."Hey scemo..." sussurrò Blaze a Killa nell'orecchio "Sei uno scemo.
"Killa ebbe un'espressione frustrata e si allontanò dalla stretta dell'amico tornando a sdraiarsi su un fianco dentro l'amaca. 
"Bene, dite pure che ho un cervello piccolo e che sono brutto, tanto ormai lo dite così tanto che non mi fa più nessun effetto."
"Sei triplicamente scemo, sì." aggiunse Blaze ridendo.
Killa si rialzò davvero irritato e cercò di riprendere Blaze.
 "A tutto c'è un limite amico, adesso stai esagerando!"Ma Blaze si posò davanti e Killa posò le sue labbra accidentalmente su quelle di Blaze, sempre sorridente. 
"Queste non mi sembravano qualcosa di così sgradevole..." scherzò Blaze ancora.
"Forse ho capito che intendevi... Sei malato, sì. Sei malatissimo".
"Felice di esserlo allora, mio piccolo guerriero incazzato con tutti".Killa arrossì violentemente e tornò ancora a nascondersi nell'amaca, ma Blaze lo raggiunse baciandolo su una guancia ripetutamente a stampo, come un timbro.
"Dai Blaze, smettila! Vai a dormire per piacere, così smetti di dire e fare altre cazzate!" gridò ABK cercando di evitare i baci di Blaze sul viso.
Ma Blaze continuava a baciarlo sulle guance, sul collo e nelle orecchie, tenendo la sua mano sopra la sua spalla.
"Te l'ho detto che mi fai impazzire, quindi ora ti meriti la mia vendetta"
"Ah perché sarebbe pure un merito, ciccione" rise Killa.
"Oh sì hai l'onore di un ciccione morto che impazzisce per questo scalmanato timidone" disse sorridendo Blaze, girando infine con le proprie mani il viso di Killa e dando un bacio caldo all'amico, cercando di sentire la sua lingua con la sua.
"Blaze... Dai smettila... Lasciami dormire... Non ho molta voglia..." supplicò ABK con i sospiri.
"Timidone scemotto... Non sai quanto cazzo amo ogni cosa di te" sussurrò Blaze guardando negli occhi grandi e scuri del compagno "Non sai quanto mi fa andare su di giri la tua voce così imperfetta biascicante. 
La trovo dolce e pure i tuoi sussurri ansimanti.
E il modo in cui ridi. 
Oh quanto mi fai uscire fuori di testa per questo, Jamie."
 Blaze finì con lo stringere fra le sue braccia dopo essere entrato nell'amaca.
 A Killa uscì una lacrima perché amava molto Blaze anche se si vergognava. 
"Chris... Non azzardarti a dire anche che provo affetto per te... Se solo vengo a sapere che hai fatto spargere la voce ti ammazzo. Sul serio, così sarai davvero 'morto'" finì Killa arrossito.
Blaze rise e mentre scendeva dall'amaca per lasciar dormire Killa, quest'ultimo lo tirò per una manica e lo baciò sulla guancia di scatto, per poi tornare sotto la coperta, con gli occhi un po' lucidi.
"Certo mio piccolo timido guerriero" sorrise Blaze nel buio.

(prima parte)

Killa e Blaze stavano ad un pub una sera da una giornata pesante di prove di testo dalle sale di registrazione (quando ancora stavano alla PSY Records).
C'erano tutti quasi quelli dello staff, e Blaze e Killa erano gli unici degli artisti ufficiali dell'etichetta presenti perché solo loro appunto avevano lavorato sulle nuove canzoni del loro album dove erano conosciuti come un duo, ma presto sarebbero rimasti soli alla chiusura del locale.
"Che giornata lunga anche oggi" disse Blaze.
"Per me è volata in un attimo" rispose James.
"Piccoletto, sei sempre pieno di energie" aggiunse Chris."E tu un grasso e pesante scansafatiche" disse Killa.
Blaze lo guardò sorridendo sotto i baffi di profilo e Killa sorrise a sua volta dopo aver visto il compare.
"Stanno andando via tutti, e per noi ora è il caso di andare a dormire, mio giovane amico" consigliò Blaze osservandosi attorno.
"Vacci tu a casa se sei stanco, io voglio rimanere ancora un po'. Mi piace quando non c'è nessuno intorno a me, quindi puoi anche smammare, se è ciò che vuoi".
"Se è ciò che voglio hai detto..." ripete' Blaze guardando davanti a sé.
Il ragazzo che offriva i drink osservava i due uomini dalla faccia truccata in modo "temibile" con curiosità.
"Sì, non si preoccupi tanto tra poco ce ne andiamo a nanna" rispose Blaze notando il giovane curioso.
"Ho detto che io voglio rimanere, Chris, mi hai sentito?".
"No, perché non si capisce niente di quel che dici, Killa." rispose sorridendo ancora Blaze.
"Quindi ora togliamo il disturbo." finì.
Killa sbuffò storcendo le labbra e alzando la testa esclamò un "Aaaaah" con una risatina sarcastica quasi frustrata.
Blaze si girò appena senti' quella voce.
 Nel suo petto il cuore fece un balzo fluttuante, e continuò a fissare l'amico mentre lo accompagnava alla porta.
Appena usciti fuori, ABK guardò in basso e sbuffò ancora.
"Che io sia tuo amico non significa che debba fare come sempre voglia tu".
Blaze saluto' da fuori la porta che si chiudeva.
"Quindi, mio caro collega, da stasera farò le cose più per conto mio, perché so badare a me ed non ho bisogno di un partner che mi faccia da capo. Io sono il capo di stesso, hai capito?"
"Certo guerriero mio" rispose Blaze apparendogli da dietro le spalle e con la faccia vicino alla sua.
"Ma io ti seguirò lo stesso" rise.
"Se ci riuscirai ancora, grassone." sussurrò Killa guardandolo."Ehi, sono ancora giovane, e poi a te la mia ciccia piace" esclamò e sussurrò Blaze stringendolo ancora di più tra le sue braccia."Infatti mi piace così tanto che se potessi te la strapperei subito" rispose cinicamente Killa."Oooh, mi piace questa fantasia sul "morto" (intendendo sé stesso)"
"C'è una volta in cui sei serio?" domandò Killa ridendo.
"Perché insomma... Io voglio presente non solo Blaze..."
"Vuoi Chris, James?" Sussurrò Blaze mentre erano vicini ad un muro, sempre tenendo Killa vicino al suo viso.
"Sì, voglio per un giorno vedere Chris e non Blaze... Mi manca tanto quel pazzoide senza maschera, quel pazzoide normale, che sta tranquillo e..." continuò Killa, poggiandosi con la schiena al muro, allontanandosi quindi dalla stretta di Blaze.
"Insomma, a me piace quando interpretiamo i nostri personaggi... Ma mi sembra che siamo più loro che noi, ci pensi mai a questo?".
Blaze storse la bocca e riflesse qualche secondo.
Killa guardava in basso e incrociò le braccia.
Blaze tornò indietro e bussò al portone semichiuso. 
Killa non si spostò da dove era ma osservò la scena curioso."Chris sei un fottuto ubriaco. Almeno io queste scemenze insensate non le faccio!" gridò.
Vide Blaze mormorare per poi entrare ed uscire in pochi minuti.
Blaze tornò davanti a Killa con un bicchiere in mano.
"Acqua? Oh allora hai deciso finalmente di mantenerti in salute?" domandò Killa scherzoso.
Ma Blaze fece una cosa inaspettata.
 Mise una mano dentro il bicchiere e si struscio' il viso con l'acqua."Non potevi aspettare di essere nella tua stanza?" Scherzò ancora ABK.
"Bene, James. Adesso sono Chris." gridò Blaze col trucco mezzo sciolto sul suo viso.
Killa si nascose la faccia sotto il palmo della sua mano alzata. 
"Blaze, per favore, ho capito, ora torniamo a casa che sono stanco effettivamente".
"Ma come, ora che sono Chris vuoi Blaze? Non hai le idee chiare, vero stronzetto?" gridò un poco Blaze avvicinandosi molto a Killa quasi da bloccarlo vicino al muro.
"Tu sei folle più di tutti quelli che conosco" esclamò Killa quasi spaventato.
Blaze lo osservò un po' nervoso e fece versare l'acqua rimasta sopra Killa, che non sapeva come fare per calmare l'improvvisa azione dell'amico.
"Adesso non puoi voler più Blaze. Sei James, non A-B-Kahppa. Sei James e James può stare solo con Chris, giusto?"Ad entrambi stava battendo fortissimo il cuore.
"Perché il piccolo James ha paura di amare Blaze, vuol nascondere il suo amore grande a tutti tranne alla persona nascosta dietro Blaze. 
Ma io, Chris, sono sempre io anche quando sono Blaze, James. O mi ami al 100% o non ami niente della mia persona" ansimo' Blaze.
Killa stava tremando e aveva gli occhi lucidi."Chris, ti prego, andiamo a dormire. 
Sei stanco"."Voglio solo che dici adesso di amarmi. Ora sono sia Chris e Blaze assieme. E tu pure sei sia Killa che James. Ed io amo entrambi perché so che sei sempre tu dietro".
Killa tremava ancora di più e fece scappare un gridolino di ansia.
"Chriiiis, per favore, domani tutte queste stronzate!".
"Stronzate? Per te sono stronzate tutto questo? Che devo fare per farti capire che sono serio?".
Killa guardò di nuovo in basso e stava cominciando a singhiozzare per la tensione addosso.
Blaze si allontanò di nuovo lasciandolo singhiozzare e vide Killa mentre si lasciava cadere sul marciapiede.
"Tu sei pazzo. Pazzo!" gridò Killa scalciando i piedi per terra.
Blaze si accovacciò lentamente verso ABK e cercò di scusarsi.
"Scusami James... Andiamo a casa, va bene? Non lo farò mai più... È stato solo un attimo di nervoso, lo sai che ti voglio bene".
Killa lo picchio' sopra il petto con lo sguardo basso e le lacrime agli occhi.
"Se lo rifai di nuovo chiamerò la polizia".
"Ti prego scusami, scusami. Mi sono fatto prendere dalle emozioni e sono stanco. Ti prego scusami, non voglio che la nostra amicizia finisca per questa sciocchezza!" supplicò Blaze abbracciando ancora Killa a sé.
"Ti odio. Ti odio. Sei un coglione e io ti odio." gridò singhiozzante Killa lacrimando sulla maglia del partner.
"Dai, dimentichiamo tutto, torniamo nel nostro nido, va bene? Ma ti prego, non odiarmi... Io ti amo troppo, James...".
Stava piangendo Blaze stavolta, e strinse ancora più forte Killa."Lasciami respirare allora, pazzoide" sussurrò ABK con la sua vocina biascicante.
Killa tirò su lo sguardo e vide Blaze con le lacrime copiose dagli occhi."Blaze... Chris... Dai andiamo a riposarci adesso?".
Si alzarono e si stesero i vestiti per ripulirsi delle polveri delle strade.
"Dai Blaze, è quasi mattino. E meno male non c'era gente in giro... Non mi avrebbe fatto piacere fare il buffone di mattinata".
Blaze prese la mano nella sua di Killa, mentre Killa abbassò di nuovo lo sguardo arrossendo, perché sapeva che Blaze era sicuro di sé e quattro gatti nel percorso verso casa non avrebbero dato fastidio se avessero guardato male loro due come molto più che intimi amici.
"Ciccione pervertito" sussurrò ABK.
"E tu stupido." aggiunse Blaze.
Arrivati alla porta, Killa salutò Blaze con gli occhi semichiusi dalla stanchezza."Okay, ci vediamo domani allora, Chris".
"Aspetta stronzo." disse Blaze tirando verso sé la mano di Killa.Blaze abbassò il capo su Killa, mentre le sue labbra mezze coperte di rossetto nero macchiarono quelle di quest'ultimo.
Con l'altra mano circondò la testa del compagno come se lo stesse cullando, in modo dolce ma veloce.Il cuore di Killa ebbe un altro sobbalzo.
E posò le sue mani alla schiena di Blaze, stringendolo.
"Scusami se mi sono comportato male, Killa. Ti prego perdonami. Non voglio perderti. Morirei davvero" singhiozzò Blaze guardando negli occhi scuri di Killa."No sono stato uno stronzo anche io... È che ho paura della gente lo sai... Ma anche io ti amo troppo... Cerca di capirmi e sopportarmi..." singhiozzò ancora Killa, ribaciando di sua volontà Blaze.
"Non meriteresti uno come me..." finì Killa lacrimando ancora.
"Ed invece sì perché sono un coglione innamorato." aggiunse Blaze baciandolo una seconda volta."Dai, basta baciarmi... Tanto ci vediamo domani, ciccione" rise singhiozzante Killa.
Il cuore di Blaze fluttuo' al suono della voce appena udita dell'amico che stava abbracciando fortissimo, e lo ribacio' una terza volta, ma assaporando la sua lingua nascosta.
"Blaze... Dai, non ricominciare... Lo sai che poi finisce che non si dorme più..." rise Killa baciandolo e sospirando.
"Ma io voglio averti con me..." sussurrò Blaze baciandolo sul collo. 
"Dai vieni con me stanotte... Così mi faccio perdonare".
"Blaaaaaze.... Dai.... Domattina voglio svegliarmi fresco, non sfatto... Oh mamma come mi piace però tanto quando mi baci...".
"Allora altri cinque minuti? Non riesco a smettere, mi sento tantissimo in colpa, mio piccolo guerriero. Mi perdoni se ti bacio ancora... Ed ancora... Ed ancora ed ancora..." continuo' a ripetere mentre baciava più volte tutto il viso di Killa.
Killa rise arrossendo e a sua volta baciò più volte le labbra di Blaze succhiandole.
"Mmmmmmh.... Cazzo Chris mi fai invogliare così... Ti prego fermiamoci..." supplicò a bassa voce Killa mentre ancora lo baciava sulle labbra.
"È quello che vuoi, piccolo mio Killa?" rise Blaze.
"Fanculo, io voglio che mi baci ancora. Vengo su con te".
Blaze sorrise a 32 denti e velocemente aprì la porta mente Killa lo teneva per mano, arrossendo ancora e baciandolo sulle labbra.
Blaze entrò subito così dentro e Killa lo seguì velocemente ansimando. Entrambi avevano ancora le loro lingue l'una contro l'altra e i loro cuori battevano fortissimo, mentre nelle loro parti basse qualcosa stava cominciando a scaldarsi.
La porta si chiuse lentamente, senza far rumore, ma le risatine di Killa e Blaze continuarono a farsi sentire.

(seconda parte)

Erano le sette del mattino incombente e le finestre lasciavano traspirare un filo di luce su visi di Blaze e Killa.
Killa era davanti con la schiena a Blaze, che si svegliò per primo"Mmh... Che senso di pesantezza... Ma che è successo ieri?"
"Eri ubriaco fradicio e pure fatto. Mi hai pure fatto prendere un colpo. E poi beh, siamo finiti per dormire assieme. Non voglio dire altro che mi vergogno di questa situazione" rispose Killa
"E perché sono con le mutande mezze calate?" chiese Blaze
"Perché sei un ubriaco del cazzo e ieri volevi fottermi. Ma per fortuna sei cascato dal sonno..." rispose ancora Killa senza girarsi
"Oh." esclamò Blaze
"Ciccione stronzo. Stavi per uccidermi ieri." Aggiunse
"Ti son venuto addosso?" chiese stupito Blaze
"Sì, ed hai provato pure a baciarmi" finì Killa
Blaze si alzò e andò in bagno.
Killa ricordò della serata ieri e aveva gli occhi lucidi perché sapeva che stava nascondendo qualcosa a Blaze"Ubriaco... E quindi ora non ricorderà più niente... Se dicessi ora che cosa mi son lasciato scappare... " Pensò Killa coi suoi occhi scuri traboccanti di lacrime
"Per caso mica ti ho... ehm... Anche penetrato?" Chiese Blaze entrando di nuovo in stanza.
Killa si coprì con la coperta stretta"Sì stronzo, ma per fortuna ti ho fermato finché non ti sei addormentato..."
"E perché stai piangendo adesso allora?" Chiese Blaze fissandolo negli occhi
"Io non sto piangendo... Mi dà solo noia la polvere" negò Killa
"Allora alzati se ti dà fastidio.."
Ma Killa disse che stava bene così e non voleva alzarsi dal letto.
"Fa' come vuoi..." Aggiunse Blaze
"Blaze... O Chris.. Tu non ricordi proprio niente di ieri sera?" Domandò Killa
"No... Però se mi dici altro forse sì..."
"Meglio di no, è stato imbarazzante. Una vera lotta tenerti fermo. Graffiavi come un pazzo."
"Uuuuh allora ieri chissà che tipa mi ero immaginato per farti tutto questo..."
"Ma smettila, ti senti mentre dici certe stronzate?" Disse Killa
"Beh, non ero ubriaco scusa? Per arrivare a questo ero proprio invogliato di qualcuna che credevo di vedere"
Killa stava cominciando a tremare di singhiozzi ma ancora non voleva rivelare niente
"Ed adesso stai piangendo. Okay adesso mi dici cosa è successo ieri. Perché per far piangere un piccolo guerriero significa che io ho fatto qualcosa di brutto e non voglio avere sulla coscienza il tuo rancore. Dimmi cosa è successo ieri, James."
Blaze si accovacciò vicino a Killa che tremava e ansimava
"Non me la sento..."
"Voglio sapere tutto, James. E tu me lo dirai, altrimenti ti butto giù dal letto, hai capito?"
"Ti odio, ti odio. Sei uno stronzo."
Blaze si avvicinò di più a Killa
"Se non me lo dici ti farò vedere io cosa è davvero uno stronzo. Ci tengo a te quindi dimmi cosa ti ho fatto ieri notte."
"Va bene" singhiozzò Killa asciugandosi con il lenzuolo
"Ci siamo baciati dopo che tu ti arrabbiasti... Mi facesti degli strani deliranti discorsi sul tuo personaggio... Sì mi hai baciato più volte, anche in bocca... E dicevi di amarmi..."
"Oh cazzo, davvero ho fatto tutto questo?" Domandò sorpeso Blaze
"Certo. Non ti sto mentendo."
"E tu? Perché nn hai chiamato la polizia?"
"Non me la sentivo... Anche se avevo paura, ho preferito riportarti a casa... Ma poi..." Finì per piangere più forte Killa
"Smetti di fare il piagnone e finisci di raccontare!"
".... Ecco ieri eri così aggressivo... Avevo paura che mi picchiasti... Così ho pianto e tu hai finito per scusarti... Dopo mi baciasti è così ho detto il gioco..."
"La strada da lì a qui è lunga... Dì la verità per caso ti piaceva?"
"Non dire idiozie, Chris..."
"Allora perché tremi?" Domandò Blaze. 
"Devo avere fatto qualcosa di brutto dopo allora."
"Oh sì, appena entrati mi volevi spogliare... Io così continuato a reggere il gioco..."
"Sul serio??? Killa non me la racconti giusta, eh?"
"Vuoi farmi finire?" Rispose nervoso Killa
"Okay finocchietto." Aggiunse Blaze ridendo
"Io non sono gay! Volevo solo evitare che tu mi facesti del male, stronzo!" Gridò Killa con lo sguardo molto arrabbiato e trucco mezzo sciolto via
"Va bene scusami... Ma davvero volevo farti del male? Io... Stento a crederci... Ti considero il mio più grande amico... "
"Forse non sei onesto con te stesso, Chris Roleau."
Passarono alcuni minuti e Blaze si alzò dal letto.
"Senti chi parla. Io ora ricordo e so quel che sono, dentro. Sei tu che non lo vuoi ammettere. Ieri ti avevo dichiarato che provavo qualcosa per te, ora ricordo. Mi arrabbiai perché tu non volevi mostrare l'amore per me come facevo io, nascondendolo."
Killa alzò lo sguardo e spalancò la bocca dalla sorpresa
Blaze si avvicinò furtivo e alzò il lenzuolo
"Che vuoi fare Chris? Non ti è passata la sbornia di ieri?"
"Voglio solo vedere... Ma non hai nessun graffio addosso..." disse Blaze
Killa chiuse gli occhi e si nascose il viso sotto il cuscino
"Killa... Mi vuoi direi davvero cosa è successo?"
Si riavvicino' e tirò via il cuscino da Abk
"Mi vuoi lasciare in pace stronzo?"
"No finché non mi dici cosa è successo."
"E va bene! Hai vinto. Non c'è stata nessuna lotta. Volevo solo allontanarti perché... Insomma dopo la tua dichiarazione mi son dichiarato anche io..."
"Ero stanco e ho detto di amarti e ti ho baciato di mia volontà. Ma tu ovviamente non ricordi quindi ho preferito non rivelare niente per non starci male, tutto qui." 
Singhiozzò di nuovo Abk
"Quindi mi ami?" Chiese Blaze
"N-non lo so... Voglio solo stare da solo. Io non so se avevi le traveggole o se eri davvero innamorato, ma io di te lo sono e ora che lo sai puoi anche lasciarmi stare, tanto lo so che non è una cosa normale..." Pianse Killa
"Guarda, pure io ho paura del giudizio della gente, perché credi che io mi ubriachi sennò? Stavo male proprio per te, perché non riuscivi a dirmi che mi amavi, pensavo la cosa che fosse a senso unico... Se mi ami davvero ti prego, non vergognarti. Io non ho assolutamente intenzione di abbandonarti."
"Io ho paura..."
"Lo so, Killa, lo so... Pure io, ma ci amiamo entrambi e ci può fare solo del male inutile continuare a negarlo.
"Killa si avvicinò a Blaze e lo prese con le mani dietro il suo capo, facendo raggiungere le sue labbra contro le sue
Blaze chiuse gli occhi e lasciò che Killa baciasse le sue labbra. 
Killa aveva ancora le lacrime agli occhi e tremava ed ansimava. 
Mentre baciava ripetutamente Blaze supplicava il suo perdono.
"Sono un vigliacco, Blaze, son un vigliacco del cazzo. Ma perché non credo di meritarmi il tuo amore, ho paura della sofferenza. Mi odio per questo" supplicò ad ogni bacio ad occhi chiusi, a Blaze che sorrideva e finì per abbracciarlo forte.
"Non prendertela con te stesso, già me la prendo io... Sei il mio piccolo James, non hai motivo per essere arrabbiato. Hai me che ti ama, un amore corrisposto. Solo che siamo entrambi molto timidi. Ci vorrà del tempo ma vedrai che andrà tutto bene. Ti amo tanto, James" aggiunse Blaze stringendolo forte sul letto.
"Mi ami davvero Blaze? Mi ami davvero tanto? Ami davvero il mio brutto muso?" Chiese Killa piangendo
"E tu come puoi amare questo grasso pazzoide sempre fatto?" Aggiunse Blaze
"Sì, ti amo tantissimo. Amo i tuoi occhietti scuri ed i tuoi capelli.. E cazzo, la tua risata, i tuoi versi, il tuo difetto nel parlare, la tua voce... Tu non hai idea, James."
"Pure io ti amo, Chris, amo il tuo vocione e la tua simpatia, e le tue guance... E mi piaci tanto fisicamente."
Continuarono a baciarsi lentamente guardandosi negli occhi
"Che ti ho fatto quindi ieri... Killa, dimmi che abbiamo fatto ieri..."
A Killa schizzò quasi il cuore dal petto.
"La porta si chiuse e tu mi buttasti sul letto abbracciandomi e baciandomi. Mi toccasti dappertutto ed io ansimavo" fece ricordare a Blaze, Killa
"Più sorridevo ed ansimavo, più te cercavi di levarmi i vestiti di dosso."
"Accidenti. E poi?"
"Mi andasti davanti facendomi sdraiare a pancia in su, osservandomi per qualche secondo nel viso. Mi toccasti il mento e io risi."
"E poi?"
"E poi mi baciasti, dicendomi che ti facevo impazzire, e con le mani mi tirasti giù i pantaloni e mi alzasti la maglietta, sfiorandomi la pancia e facendomi rabbrividire"
"Cazzo"
"Ansimavi forte e io beh... Ti desideravo tantissimo. Tu notasti la mia 'asticella' e me la pressasti, facendomi tremare e tirare fuori la lingua"
Killa arrossì mentre raccontava cosa ricordava della loro prima notte di passione passata.
"Mi ribaciasti ancora con la tua lingua calda, e io ti sbottonai la camicia e la zip dei pantaloni... Dissi tante volte 'Ti amo, ti amo, ti amo'"
Blaze osservò Killa girarsi e lo supplicò di continuare. 
"Davvero me lo dicesti?"
"SÌ, Chris... E me ne vergogno da morire."
"Oh no no... Mi fa piacere che tu lo abbia detto, finalmente."
"Eravamo in mutande, ma alla fine rimasi solo io senza, perché tu eri così invogliato che non mi lasciasti il tempo di spogliarti del tutto... Sembravi quasi affamato... Mi baciasti il collo e il petto più volte senza lasciarmi respirare"
Blaze arrossì violentemente. 
"Killa, non è che ti stai inventando qualcosa? Magari stai velatamente descrivendo le tue fantasie..."
"No, pervertito. Hai fatto tutto da te." Rise Killa mostrando i suoi canini.
"Comunque dopo mi toccasti dentro le mutande in modo violento quasi..."
"Mica te l'ho rotto, vero? O sei pure masochista?" Scherzò Blaze.
"Coglione. Mi avevi fatto pure gridare dal dolore."
"Oh, mi spiace davvero James. Vuoi che te lo curi?"
Killa lanciò il cuscino alla faccia di Blaze.
"Comunque sia, dopo che urlai forte tu mi presi per i fianchi e cominciasti a fottere... Solo che stavi fottendo la coperta davanti a me"
Blaze divenne bianco. Ma non era il cerone che di solito si metteva in faccia.
"Sì, è più io ridevo ed ansimavo, più tu gridavi col tuo vocione 'Oh sì James continua che cazzo mi fai impazzire così oh sì cazzo'"
"James, non dirmelo..."
"Alla fine venisti urlando il mio nome e ti addormentasti. Fortunatamente il tuo viso era vicino al mio perché continuavi a baciarmi, quindi non mi pesavi molto"
"Che carino, non ti pesavo"
"C-comunque... Io infatti non sentivo niente e lo scoprii dopo perché. Così ti lasciai cadere all'altro lato del letto e stop, fine della storia."
"Quindi..."
"Sì, me la presi perché non avevamo iniziato né concluso niente, coglione."
"Posso rimediare, mio piccolo James?"
"Va bene, ti lascerò un'ultima occasione, ma solo perché sono ABK"
"Bravo il mio ragazzo." Sorrise Blaze baciandolo ancora una volta.
Passarono alcuni minuti e Blaze aprì la porta di casa sua.
"Ti lascio riposare, allora. Puoi rimanere qui quanto vuoi, buon riposo. E... 
Spero di ritrovarti, dopo."
"Chris..." Sussurrò Killa.
"Sì, James?"
"Ti amo." 
Finì ABK, sorridendo da sotto la coperta.
Blaze pure sorrise.
La porta si chiuse e Blaze sentì la risatina di Killa da fuori la porta.
Il cuore dentro Blaze cominciò a battere fortissimo.
E non avrebbe mai smesso, per tutta la giornata.



Sono state prese così come le improvvisai, e ancora manca la terza parte, e le date di ogni parte, di quando le scrissi la prima volta, ma presto completerò tutto.
E' tutta opera di fantasia, riprendendo nomi e riferimenti personali e musicali reali.
Ovviamente c'è un po' di me.

30 maggio 2017

FUMETTI DIMENTICATI_1_HELTES_"L'Io vero" (PRIMA PARTE)

Lo so, è da tempo che ne parlo ma finalmente una storia a fumetti di quei vecchi miei personaggi furettosi (HELTES) son riuscita a trovarla, in mezzo ad uno scatolone pesante di altrettanti vecchissimi disegni (si parla di roba anche della mia infanzia, di prima del 2006). Ora, sto cercando comunque di raccogliere il più possibile il materiale su questa mia serie creata da ragazzina, perché è una delle poche che non ho mai dimenticato, che mai mi stancherei di disegnare, nonostante siano passati tanti anni dalla "chiusura" di essa per poi passare ad altro; come penso accada a qualsiasi artista, ci si evolve e non si disegnano le stesse cose per tutta la vita, ma ci si può ritornare, quello sì.
Quindi, come già feci l'anno scorso o quello ancora indietro, per quei personaggi principali della mia serie di ANGUS (creata molto dopo HELTES), adesso tocca a questi. Non parlerò della serie perché 1) E' una saga molto lunga, più di tutte le altre che ho creato fino ad ora e, 2) Non posseggo tutto il materiale cartaceo, perciò spiegare tutto adesso mi sembrerebbe fare un lavoro alla rinfusa, a casaccio. Quindi godetevi questa storia (senza un continuo ne' un finale) così com'è, di cui su Facebook pubblicai con la macchina fotografica una delle tavole iniziali.

TITOLO: L'Io vero
ANNO: 9 dicembre 2009 - (senza fine)
SAGA: HELTES

Copertina. Al tempo disegnavo solo con penne biro (fortunatamente adesso ormai da qualche anno non le uso più). La copertina mostra solo questo mio personaggio (di nome Silimone, un furetto adolescente biondo dagli enormi occhi rossastri, timido e grassottello) con un libro, da cui escono con violenza (sembra una specie di fuoco/albero) dei singolari roditori (o furetti) dalle facce un po' grottesche, dentro degli specchi/quadri circolari: in realtà degli alter-ego spiriti del personaggio citato prima. Il primo, con gli occhi di grandezza diversa, ha sotto la scritta "EVIL", il secondo, dalla faccia larga "UGLY", il terzo, occhi enormi, "CRAZY", e l'ultimo, che sembra più un topo, "MISERABLE".
Questo perché, secondo l'ovvia ispirazione del Canto di Natale di Dickens, questi grotteschi personaggi degli specchi son presenze che presto andranno a fare visita a questo Silimone. C'è solo una differenza, che questi non rappresentano il tempo, ma il carattere nascosto del ragazzo, che "cattivo" non è, ma insicuro. Purtroppo la storia si ferma proprio quando incontrerà il primo "alter-ego", e cosa accadrà dopo lo dimenticai. Questa storia quindi non avrà mai un continuo.

1) Stavo sempre più imparando a disegnare stile manga (sfortunatamente). Il fumetto ovviamente è intriso di didascalie riflessive basate sulla storia stessa, mentre i protagonisti sono all'inizio di una giornata pre-Natale. Il furetto dal pelo nero, Lillo (tra loro è l'unico italiano), esce dal bagno con lo spazzolino ancora in bocca, come scherzo ennesimo (è un tipo che può sembrare stupido) alla sua fidanzata, che nel fumetto risponde solo "Lillo! Sei sempre il solito!" senza mostrarsi. Si mostra invece l'amica di quest'ultima (anche del protagonista), una furetta molto carina e solare, che dalla sua stanza possiamo vedere poster dei Led Zeppelin e Bee Gees. Le didascalie, come già detto prima, si riferiscono alla vicenda, ma in modo più introverso, riflessivo: per esempio nella quarta vignetta, la didascalia spiega l'imbarazzo di Silimone per la sua corporatura "molto in carne". Nello sfondo si può notare anche uno di quei trenini a forma di lettere, che descrive il nome di uno dei personaggi, Lillo.


2) Qui soliti discorsi che "salvano" la poca autostima del personaggio, alla "Vabbeh loro scherzano ma ti vogliono bene". Qui Silimone chiude la porta lasciata distrattamente aperta (non che ce ne fosse motivo in realtà, in quella casa vivevano solo loro e basta) dell'amica, tale Chokoat, la furetta già descritta prima, di origini russe e dagli occhi blu e luminosi. Al tavolo si vede anche da dietro la piccola Alexia, e Furys, che ha cucinato e porta il suo cibo in tavola personalmente. Per chi se lo domandasse, sì, solo quei quattro adolescenti gestiscono una bambina piccola (ed un fratellino suo, ancora non apparso nelle tavole precedenti). Silimone ovviamente guarda con evidente rossore in viso Chokoat, perché ne è segretamente innamorato (ah ah ah, qui ovviamente qualcosa è personale).
La casa è a due piani, e le stanze dei protagonisti sono tutte divise. Non so se è la stessa cosa per Alexia ed il suo fratellino.

3) Questa era la tavola che scattai con il tablet qualche settimana fa, perché presentava gran parte dei personaggi principali, e perché, beh, faceva ridere. Da qui capisco che la piccola Alexia non ha certo più 4 anni, ma età da elementari, ed è sempre la solita bambina con zero peli sulla lingua. Furys invece sempre a riprenderla (mi ricordo che il rapporto tra loro due sembrava quello tra una madre e figlia, quasi). Il piccolo furetto poco visibile di profilo accanto a lei è ovviamente il fratello maggiore, Hanny, che si stupisce del fatto che lei non veda l'ora che siano già le vacanze natalizie. Una precisazione: i personaggi non sono affatto credenti. Festeggiano solo per estetica, per divertimeno. Ma non credono affatto in Dio o roba simile. Lillo fa apparire dal nulla un cappello da cuoco sul suo capo, come gag un po' stupidina come lui stesso. Bloodyeyes, citata dalla piccola Alexia, è una giovane nativa/amerinda "resuscitata", zia (non ricordo se acquisita) dell'amica Kira (non presenti in questa storia). Il "signorino" Mike invece è uno del gruppo dei più piccoli, un furetto bambino vivace e mascherato (da lì il nome appunto) sempre dal personaggio della saga di Halloween, Michael Myers, che ha una cotta (molto evidente fino al fastidio) per Alexia (non ricambiata). Quest'ultima ama comunque picchiare duro, pure questo Mike, facendolo spesso volare per aria (ahaha).


4) Con le espressioni già ci sapevo fare, mi fa scompisciare ancora quello sguardo di Furys mentre ironizza sulla piccola Alexia. Il furetto che le prende la mano è sempre il fratello maggiore, Hanny, che appare anche nell'ultima vignetta accanto alla sua fidanzata, Kira. Sempre nella stessa scena ci sono anche Mina che gioca con il bebè Chuby (perdonate i disegni per favore), mentre nella terza una disperata e riluttante Alexia cerca di non farsi toccare da Mike, sempre quel furetto citato nella tavola precedente, che inutilmente prova a fare il gentleman. Kira pensa di fare buone azioni perché è sempre stata una mattacchiona, mentre per Mina è tutto riferito al suo lavoro da "giovane tata" al bebè a cui esulta la buona azione con la palla in mano. Perché non è tutto oro ciò che luccica...


5) E qui si arriva ad una svolta, dopo tante scene fin troppo "tranquille". Non so voi ma io in casa mia da bambina avevo quegli affari maledetti per attaccare i fili (per evitare che questi si attorcigliassero facendo inciampare) col chiodo nel muro, solo che qualche volta si staccavano: non ricordo se mai mi ci sia fatta davvero male, ma la mia fantasia malata mi faceva immaginare un incidente del genere. Non ho idea del perché quel punto esclamativo abbia delle orecchie, ma fosse l'unica cosa assurda della tavola, non mi biasimerei se mi fermassi a sapere il perchè della prima stranezza grafica. Ed ecco una furys intenta a tagliare dei pezzi di legno tutta rilassata, ed un Silimone pronto per spaccarsi l'osso del collo, con tutta la massa corporea pesante volare all'improvviso in aria, da un sapone lasciato lì da chissà chi in quella casa caotica ma all'apparenza tranquilla.


6) Un ospedale, e tre dei personaggi aspettano il ferito Silimone come un gruppo ben compatto. Nonostante questo questo Lillo appare impaziente e critica Silimone anche per la sua goffaggine. Ricordo adesso che anche Furys era molto amica di questo Silimone, un po' perchè nel quartetto erano gli unici due con un po' di cervello (Lillo era un tipo scherzoso fino alla stupidità, Chokoat allegra fino all'ingenuità), quindi si raccontavano spesso segreti.



7) Ebbene, eccovi dei litigi nel mio stile. O almeno, come sono sempre stati nelle mie storie. Mi capitò davvero di dire qualcosa di simile a Furys, ma erano cose meno "importanti" e non era con qualche ragazzo, ma anche in ambiti familiari, quindi nelle storie con loro scene del genere le troverete spesso. Comunque sia per quel che ricordo questa Furys e questo Lillo non si lasceranno mai. Evviva la felicità. L'amore non è bello se non litigarello.                                                    


8) La didascalia ora parla per mente del protagonista infortunato. Vediamo questa bella dottoressa di giovane età, mentre porta via un vassoio ed un bicchiere (perdonatemi ancora una volta quei disegni). Lo so che è esagerato un mese, ma capitemi, volevo dare un tempo lungo ma non sapevo come misurarlo. E non so nemmeno perché è vestita così carina e da crocerossina, ma le infermiere me le immaginavo così, ai tempi. Del resto la stessa storia è un po' surreale, no?


9) Ah, leggendo capisco che dopotutto anche le didascalie iniziali erano tutte il pensiero di Silimone. Sì, dopotutto è lui stesso che narra, il narratore che osserva tutto quello che lo circonda. Beh, posso dire che è anche un po' autobiografica questa storia, perché è una storia che non ho mai pubblicato e forse mai mostrato, perché è molto personale. Siamo nel mio blog, e sì, io sono sempre stata una persona filofobica, con questa tendenza a voler rimanere sola perché tanto sapevo o mi aspettavo di esserlo dopo, evitando così qualsiasi contatto. Ognuno ha i suoi difetti. Qui spiegavo del fatto che Silimone avesse paura di affezionarsi troppo a quella seconda infermiera sconosciuta.


10) Ci si avvicina alla fine, Silimone già così incontra questo primo alter-ego (e purtroppo non gli altri, la storia non è mai stata continuata, non saprei spiegarvi il perchè), quello che aveva il titolo di "Miserabile". La didascalia non solo spiega delle reazioni di fronte alla visione di una certa scena toccante di Furys e Silimone, ma anche quel senso di "blocco" che appunto prova il giovane furetto, fisico, e mentale lei. Silimone vorrebbe alzarsi per consolare, così come Furys non vorrebbe vedere la porta, ma sono entrambi bloccati dalla paura di stare peggio, o di peggiorare la situazione. L'angoscia mista alla solitudine si riferisce sempre a quel timore di contatto.



11) Una sola luce mostra la scena surreale ora presente, in cui questo topo dall'aspetto inquietante comincia la sua parte, facendo mistero di chi sia e da dove venga. Silimone cerca di scherzare ma finirà letteralmente per volare in aria, in una dimensione inesistente dove lo sfondo sarà nullo. La battuta finale del misterioso roditore mi lascia alquanto in imbarazzo ma vabbeh...


13 febbraio 2017

San Valentino?

Lui era morto prima di me
O forse era una lei
Non so nemmeno se era stretto a me di sangue
Di quel che so è che la generatrice era fuggita
Non ricordo niente
Non so quindi la vera verità
Dopo abbandono senza più sapere altro
Nel 1999 nasce un'altra lontana da me
Ad otto anni ho sentito la sua presenza mordace
Pura violenza tra me e lei
Gelosie, capricci, urli, pianti, botte.
Racconti immaginari nella solitudine tra noi
Poi silenzio e mai abbracci.
Lei ha cominciato a fumare giovanissima
L'altra la scopro dopo ancora
E temo il posto in cui vada, perché comunque la perderò
Nessuna di loro la tratto/sento davvero come se fossero mie sorellastre, mi spiace davvero tanto.

Ho paura del futuro
Della mia stessa morte immagino spesso il momento
Mi sento come se smettessi di respirare
I miei occhi si pietrificano e vedono il cielo buttarsi addosso a me
Ho paura che avrei potuto essere altro
Ho paura che non potrò mai fare altro
Ho paura di farmi del male ancora di più
Ho paura di avere qualche malattia mortale di cui non so niente
Ho paura io stessa di fare del male a qualcuno per colpe alla mia stessa persona
Ho ansie, se accade qualcosa di bello poi la magia finisce
Vorrei essere altrove in ogni altrove, visitare ogni angolo e tempo
Insicurezze che non finiranno mai
E' la mia catena addosso pesante
Tutto questo è una prova contro di me
Caro cerbiatto mozzato dei primordi della mia infanzia, che volevi dirmi con quel sogno?
Finirò a morire sotto qualche treno? Finirò a morire se andrò chissà dove?
O volevi dirmi che non devo farmi abbattere dall'apatia?
O che morirò comunque? Vivendo od essendo già nella morte apparente?
Sogni, pensieri, ricordi, parole, sofferenze infinite...




12 febbraio 2017

Ipocrisia

Da un bel po' di settimane che mi son rifatta il mio profilo nuovo, ricevo tante richieste solo perché rispetto al primo tentativo di secondo account creatomi l'anno scorso, stavolta ho messo come sesso quello mio vero, e giù appunto il fiume. Oggi l'ho riaperto, e me ne son arrivate altre 45 più una.
La maggior parte mi aggiunge solo per fare numero, altri per spammarmi la loro pagina, altri ancora per provarci, domandandomi cose che potrebbero loro dar subito risposta se sapessero suare davvero quel cazzo di facebook leggendo le mie info. Ma niente, più che scrivo che non voglio avances, e nemmeno leggono, duri di comprendonio. Ho scritto su Facebook così un breve post riguardo ad una rabbia nascosta dentro di me da tempo, collegata a vari fattori, perché provo rabbia fino al pianto se sono così tante persone a definirmi "babe" o "dear" senza conoscermi.
Che poi nemmeno se mi conoscessero, diminuirebbe il mio personale astìo.
So che forse esagero con la mia mania dei film horror, ma mi son sentita come uno dei miei film horror preferiti, quello di Carrie di DePalma degli anni settanta, perché come lei avevo rabbia della gente falsa ed ipocrita, che solo mi usava o mi derideva. Amavo così tanto quel film che le mie ex-amiche di scuola superiore dicevano tranquillamente:" Ah sì tu hai la fissa di quel film".
Ipocrisia perché so appunto, e ripeto, che non credo a nessuno quando mi dicono che ho un bell'aspetto, figuriamoci quando mi definiscono così, solo da una chat. Mi piaccio solo raramente nelle foto, e se sembro farmi i selfie solo per vanità, beh vi sbagliate di grosso, lo faccio solo per vedere come sono fatta, come cambia il mio viso, come ho la mia anatomia, le espressioni che faccio per poterle rifare poi nei miei fumetti quando mi ritraggo, perché ancora non riesco a disegnarmi come vorrei, come una cosa decente da fare sempre e che mi ci senta davvero dentro. E' un po' come se ancora non avessi una forma ben definita. Vedo solo il dentro di me, ecco.
Quindi tu caro stronzo cazzone che mi scrivi quelle belle paroline piene di merda perché vuote di dolcezza vera, sappi che se solo ricontinui a scrivermi ancora provandoci e sperando di attaccare bottone, io ti cancello senza se e ma, perché quel profilo non l'ho fatto per farmi rimorchiare.
Che poi rimorchiare di cosa appunto? E qui si va a parare il motivo per cui mi spingo a scrivere tutta questa rabbia colma di lacrime che dura da una vita, la mia stessa esistenza. Non mi conoscono, eppure si permettono di dire che sono dolce e cara. Non mi hanno mai visto fisicamente, e dicono che sono sexy, chiedendomi foto. No io le mie foto non ve ne mando nemmeno mezza. Fregati.
Perché non mi piace quando mi scrivono solo per l'aspetto. Ho già avuto delusioni di questo tipo da ragazzi che mi cercavano solo per avere una figa, inteso come organo, o solo per la faccia (sì come no ma tralasciamo), ma io sapevo che non erano davvero interessati a me come persona. Ho avuto relazioni del cazzo, alcune finite male per cause esterne, altre perché già da subito mi definivano una persona "di carattere difficile". Quando ero molto giovane, avevo molti interessi come i miei compagni maschi, poche son state le mie amicizie femminili, quindi avevo il temperamento abbastanza "battagliero", che ancora oggi ogni tanto esce fuori, e l'ha notato anche il mio attuale compagno. Mi addolora molto però ricordare quanto mi avessero usato, facendomi credere anche che fossero tipi simpatici, interessati a me per le cose in comune, quando invece appena vedevano una più "facile" o "dolce" mi lasciavano per quest'ultima. Io ci soffrivo e pensavo: " Io credevo di essere speciale per te" e una parte di me legata a questi la vedevo allontanarsi da me, morire di crepe dolorose. L'unica volta che ho spezzato io invece il cuore a qualcuno, era al tempo delle medie, ma fu lui a farmi paura perchè troppo geloso, mentre io volevo solo stare bene col mio gruppo di volontariato. Ricordo ancora il mattino dopo, mentre tornavo a casa mia, e lui (un giovane punkettone di origine germaniche) che sbatteva il pugno sul tavolo dicendomi: " Quella festa è stata un errore.". Io da quel giorno cominciai a parlarci meno, fino a lasciarci nel silenzio senza più vederci. Ecco perché di solito non amo farmi avanti. Anche se ci provavo, non la sentivo una cosa sensata. E se solo facevi lo stronzo con me, io finivo per far spegnere l'amore che avevo dentro. Certo non è sempre stato così, a volte provavo a cambiare tattica, ma sempre finivo per soffrire, in qualunque modo. Se nonostante l'aria fredda non mi convincesse di lui, si finiva per mollarci perché questo avrebbe finito per tradirmi. Se cominciavo io o credevo che fossero simpatici, scoprivo di essere stata ingannata, e giù altre sofferenze. Valeva anche per le donzelle, perché ho avuto anche relazioni con il mio stesso sesso. Avrei molto da dire al riguardo perché le relazioni erano tutte una diversa dall'altra, emozioni e situazioni diverse in tanti anni differenti, ma la rabbia che ho avuto in quel momento tocca radici più profonde ed in un'unico calderone di tutte queste mie esperienze sentimentali, e cioè il fatto di prendermi in giro. Perché vedo tutto come una grossa presa per il culo. Inganno. Morti di fica o falsi che vogliono solo giocarci con me. E dentro ovviamente mi sento morire.

4 febbraio 2017

Che colpa ne ho se provo male di vivere ancora?

E' l'1 e 32 minuti del 5 febbraio 2017.
Sarà forse lo stato febbrile rimanente che ho, sarà che l'altra sera ho discusso un'altra volta, sarà che guardo film drammatici sulla vita ai massimi estremi, ma sento di nuovo quel famoso male di vivere, che mi piglia quando meno me lo aspetto. Penso al fatto che ho 23 anni, che non sono più un adolescente, che arrivo presto ai 25, che non sono ancora chissà cosa, mentre altri a meno della mia età se nomini solo il loro nome (e senza neppure un qualche talento in particolare) vengono riconosciuti. Sì, lo so che son discorsi forse "patetici" ma chi non è invidioso a questo mondo di qualcosa? Purtroppo sono il tipo che si fa mille paranoie esistenziali su qualunque cosa. Ho i miei difetti come qualunque altro, e difetti, stessa cosa di altri. Ho un dolore dentro senza nome che continua a farsi strada a volte la mattina ed a volte la notte. Osservo le stanze, guardo il cielo dinnanzi a me domandandomi che senso ha fare tutta una grande fatica per poi venire dimenticati. Sì ho una paura fottuta della morte, non voglio morire e non voglio lasciare i miei futuri senza di me, senza che io sappia che fine faranno. Sono così silenziosa certe volte che sembro davvero un morto, sempre dentro i miei pensieri. Ho piccoli momenti di gioia, pianti, risa, ma poi arrivano anche questi momenti. In cui provo rabbia misto a dolore interno, come se mi si gonfiasse il ventre, come se mi piangessero gli occhi nell'invisibile, come se fossi solo una massa senza vita. Non amo molto la mia persona, e non lo dico tanto per dire, detesto davvero il mio aspetto, il fatto di essere proprio come sono. Avrei voluto essere più simile ad altre persone, o nascere decenni prima, avrei voluto tante tante cose diverse dallo stato in cui sono adesso. Avrei voluto anche un'esistenza diversa. La gente continua a supportarmi, a dire che ho talento, ma io continuo a non credere a nessuno. Nonostante a volte io stessa mi dica che sono arrivata "a certi livelli", lo dico con una certa esitazione. Quasi patetica dopo. Mi accorgo che è solo un tempo ed uno spazio, poi tutto finirà. Succederanno tante altre cose, ti dimenticherai poi di quella gioia avuta, perché niente dura per sempre. Questo mi spaventa. Sono una persona ansiosa e detesto quando qualcuno rovina certi miei momenti che mi costruisco per stare bene, sia fosse vedere un film o ascoltare una canzone, o fare un disegno nuovo. Tutto quel che faccio per me è importante, lo voglio ricordare per non dimenticare, per non dimenticarlo quando avrò dei figli e dovrò narrarli la mia vita. Non voglio essere dimenticata, nè dimenticato, qualunque persona io sia agli occhi degli altri. Voglio ricordare, perché del mio passato di bambina piccola non ho quasi niente, come se non avessi avuto un'esistenza da neonata. Invidio tutti gli altri che hanno tutte le loro cose/ricordi grazie ai genitori, mentre io ho intravisto solo nel 2012 un libretto mio dell'asilo, da mia madre, che lì è rimasto. Tutti i miei ricordi cominciano solo dai 5 anni, e tutti da un giorno qualunque di scuola. Ero così piccola e minuta che mi potevano scambiare per una bambola, e difatti quel ruolo presi in quel ricordo. Rubai degli ovettini di cioccolata con la stagnola e me li mangiai dopo aver corso fino ad una carrozzella di quelle finte per bambolotti bebè. Mi trovarono dopo un po' e mi misero in punizione facendomi venire a prendere dai miei educatori dell'istituto in cui stavo. Ero molto per i fatti miei ma nello stesso tempo ero un tipo molto ribelle, non stavo mai alle regole e facevo di testa mia, rubando pietruzze dai giocattoli trovati a scuola o piccoli insetti, perché non potevo avere nessun animaletto di compagnia in stanza, che già dividevo con altri due bambini maschi. Pure io, coi miei capelli cortissimi e tute da ginnastica, lo sembravo.
Immagino spesso me incontrare la me di allora. Non so perché lo immagino, ma so che son solo pensieri per farmi riflettere su non so cosa ancora. Non so niente, so solo che ho paura, paura del futuro, e non voglio dimenticare niente del mio passato, anche se questo mi crea dolore certe volte. Ho tanti sogni, ma poi questo stato mio in cui osservo la stessa "aria" intorno a me che mi fa sentire terra, massa che vive da sola e pensa, mi blocco e non riesco a fare niente. Non ho molta autostima e vorrei solo fare spesso cose che mi diano gioia. Una fuga dai pensieri, per esempio. O qualcosa che mi faccia passare bene quei momenti da farmi dimenticare quella maledetta apatia/male di vivere.
Ma non ci riesco. Anche quando mi diverto, dopo mi viene da piangere. E' una cosa che non riesco a spiegarmi, ma capita ogni volta che provo a fare le uscite divertenti che poi finiscono.
Sarà che sento quella sensazione malinconica della vita che vola via, forse. E piango. Piango.


30 gennaio 2017

2017. " Ed a che punto siamo adesso? Tu lo sai?"

( da https://www.facebook.com/photo.php?fbid=657189414489769&set=a.104956826379700.1073741828.100005961486449&type=3 )
Quando sentivo loro, prima del 2014, Jamie e Paul non avevano ancora fondato la loro etichetta e per me erano rimasti nella memoria come nella canzone "We won't die"... Qui sono nel lontano 1997. Quando li sentivo, era nel periodo stesso in cui Paul Gray degli Slipknot era ancora su questa Terra, "fratellino" di Joey e bassista dei miei amati "Cappioni" (come li chiamavo io velatamente alle medie/superiori)...
2015-2016. Li riscopro, entrambi i gruppi, rimango triste per la notizia della morte di Paul, dell'abbandono non voluto di Joey Jordison, e per aver saputo che i Twiztid (e successivamente Blaze e Boondox) si son "divorziati" dagli ICP l'anno prima. Ancora vedo commenti e notizie su queste due "crepe" sia nei miei amati assassini mascherati e nei miei pagliacci assassini preferiti: commenti negativi di odio come commenti tristi ma positivi, consapevoli che queste cose purtroppo accadono ai grandi gruppi e che il tempo passa per tutti.
E' molto triste se sei un amante della loro musica perché ti facevano credere di non essere solo, di darti sempre una gioia dentro.
Mi domando quindi come sarà quando avrò trent'anni, e quando come un ormai non più adolescente, mi ascolterò in loop loro versando lacrime dentro il mio piccolo cuoricino, perché saprò che i miei futuri figli non potranno mai sentire o provare le mie stesse emozioni dirette come allora, ma in maniera laterale, come semplice spettatore alla tv, con emozioni più distaccate. Non potranno mai capire quanto dolore io abbia avuto quando potevo andare a vedermi l'ultima performance dei Murderdolls al mio 18esimo compleanno, ma che non potei vedere a causa del tempo in cui ero (famiglia e simili), non potranno mai capire a pieno quando ero quindicenne (circa) e scoprii Slipknot e prima ancora gli Twiztid perché molto simili alla mia persona, da amante sfegatata dei film horror, dei dolci e delle cose un pò fuori di testa. E' buffo da una parte perché mi immagino me fra trent'anni sempre vestire come un giovane, magari con un aspetto più bizzarro di quel che ho, ma più in pace con me stessa, perché solo adesso sono come sono davvero, in vent'anni di vita ho cercato di provare a farmi "più accettabile" agli occhi degli altri, ma ero sempre a disagio, non mi sentivo davvero felice!
Ed è questo il punto: sarò felice ricordando cose del passato perché non ho potuto godermele del tutto a causa di esterni. Ho pentimenti al riguardo perché non li ho goduti davvero, solo potendo dal mio stereo ancora vivo regalatomi da mio padre tanti tanti fa, il mio unico piacere personale, la mia droga per le migliaia di opere manuali create ogni sera, ogni notte, lontano dai miei parenti, segreti e parole buttati lì per evitare suicidi e rabbie, perché per me era una lotta continua, ero sempre incazzata col mondo perché mi derideva, mi reputava strana (quanti " Tu sei strana" ho ricevuto), non ho mai avuto un vero amico "fisso" perché alla fine capivo che stavano con me solo perché li facevo ridere, non per vera amicizia, e questo mi faceva stare malissimo ancora di più. E quindi per me gli unici amici erano la musica, il disegno, la scrittura, il ballo (sì, io ballavo in stanza quando non c'era nessuno in casa), i fumetti, i libri (letti di nascosto sotto il cuscino quando tutti dormivano), i film horror e drammatici/storici/di guerra, i cartoni animati vecchi... Non so se i miei pargoli saranno come ero io allora, ma farò di tutto per farli capire quanto io abbia amato (ed amo ancora, prendete per esempio i Murderdolls: nonostante non esistano più non li ho mai dimenticati, e continuo ad amarli come una volta) e di quanto siano stati (e sono) importanti per me! Così come per tutte le altre bands che amo ancora, perché amo fottutamente la musica, è la mia droga assoluta, non riesco a farne proprio a meno, non mi stanco mai di ascoltare, ascoltare, ascoltare fino all'infinito! Pensate che quando ero adolescente, mettevo il mio vecchio giradischi portatile all'orecchio o in cuffie giganti pure mentre giravo le spiagge in solitudine (odio l'estate ed i bagni estivi, ma ai tempi mi ci portavano a forza) per calmarmi, fantasticare e pensare ad alcune frasi che si formavano nella mia testa.
Non so se i miei pargoli saranno pazzerelli come me, ma farò di tutto per lasciarli ispirare con la musica alta in casa sempre, farli ballare e ridere sguaiatamente con me se vorranno. Questo è quello che secondo me la musica ha cercato di fare con me, e io la ringrazierò facendola rivivere a loro, malinconicamente ma positivamente.
Perdonate lo sfogo, ma sentivo di dire tutto questo da molto tempo, ma decido sempre all'ultimo di fare le cose per timori, è lunga la strada per cercare di combattere la mia ansia su tante cose, a partire dalle stesse persone, dalla mia filofobia (non sto dicendo tanto per dire, so che sono affetta da questo problemino), dalla paura di essere sempre "squadrata" da occhi altrui. E la musica, come dall'inizio di questo 2017, mi sta aiutando, che lo sappia o no, lo sta facendo.

                                               (collage mio fatto ieri della canzone "Hokus Pocus")
       

17 gennaio 2017

23

Orbene.
Tra cinque giorni varò 23 anni esatti.
23 anni che mi sento finalmente come ero prima dei miei diciott'anni. Senza il costante bisogno di farmi piacere agli altri, di farmi piacere i gusti di altri. Ventritrè anni di apatie, male di vivere, ricordi ancorati come un salice piangente che perdura nelle stagioni, pieno di tagli di scritte di pensieri. Ventritrè anni di solitudine, solitudine interiore, di pensieri di rabbia e tristezza perché non sarò mai come vorrei essere, non potrò mai cancellare il mio passato e cosa ne è causato.
Ventitrè anni di musica, musica che passa e torna, sempre ad farmi emozionare e dare la voglia di fare, espressioni mentali che non mi abbandonano mai.
Ventritrè anni che ancora cerco di resistere, ma che ogni tanto ho qualche ricaduta, piango e soffro ancora, ansia a mille, con la pertosse e segni evidenti di sofferenza interiore.
Ventitrè anni che forse saranno dedicati alla mia musica, dopo tanti anni che non riuscivo a suonare o produrre qualcosa di mio, perché ancora è vivo il mio sogno di fare musica, anche coi miei idoli musicali di sempre, che tanto mi hanno accompagnato nella mia vita e che ancora seguo con lo stesso amore di allora.
Ventitrè anni in cui forse romperò qualche mio blocco mentale.
Ventritrè anni che forse inizierò ad avere una vera amica del cuore: e con amica vera del cuore intendo una persona che è sempre con me, mi comprende e con cui farò mille avventure assieme.
Ventitrè anni che forse riuscirò ancora di più a farmi notare rispetto all'anno scorso, perché anche se a volte mi viene voglia di non fare niente causa autostima, non demordo.
Ventitrè anni di forte insonnia, sbalzi di gioia/tristezza, sonno all'improvviso.
Ventitrè anni in cui mi farò un nome come artista di varie gallerie.
Ventitrè anni in cui mi dedicherò solo alla mia persona/sogni, comunque vada col mio partner.
Ventitrè anni che ancora disegno e ascolto la musica, emozionandomi.
Ventitrè anni in cui finalmente mi accetto un po' di più nell'estetica.
Ventitrè anni di varie ansie, timori, rabbie, pianti, pensieri, che sfrutterò al massimo.
Ventitrè anni in cui tornerò alle mie passioni di sempre.
Ventitrè anni in cui scriverò ancora molto di più.
Ventitrè anni di vissuto che andrà avanti.

Sorella (riflessione)

Ebbene, è passato il Natale, e la mia sorellastra da parte di mia madre non mi ha fatto sapere più nulla riguardo al ricevere i due regaloni che le volevo dare prima di Capodanno.
Son ancora lì, in quelle due buste polverose ormai, brillante fucsia perché so che a lei piace molto la roba "glamour", due portatrucchi a forma di armadio e letto matrimoniale da film erotico anni settanta/ottanta. So che è stata impegnata per la scuola, ma ormai da tempo non ci parliamo quasi mai, e anche se questa cosa che va bene a scuola mi fa piacere, dall'altra mi rattrista, ci siamo allontanate già dal nostro rapporto poco stabile che già avevamo. Ora ha quasi 17 anni credo, e si sta avvicinando alla maggiore età, perché tra me e lei corrono cinque anni di differenza. Il 20 di questo mese festeggerà gli anni, e scommetto che vorrà solo ricevere dei soldi e basta, anche se con tutte le amicizie che ha rispetto a me potrebbe fare benissimo una festa, cosa che io invece ho sempre desiderato fare tutti gli anni ma che non riuscivo mai nell'intento, perché non avevo molti amici, e un po' per dei periodi saltavo questa ricorrenza annuale a causa della morte dello zio (dal 2008 in poi): sì, il mostro che quando ero ragazzina mi fece quelle brutte cose sessuali. Non ho potuto festeggiare i miei compleanni a causa sua.
Ma tralasciando questi demoni del passato, ho sempre invidiato la mia sorellina per tantissimi altri motivi, non solo perché lei era molto più "popolare" tra le persone. Era rispetto a me, più "intima" nella famiglia, perché era stata cresciuta sin dalla più tenera età con gli zii, mentre io ero arrivata molto più tardi, e già il mio carattere timido e asociale non aiutava molto a farmi "entrare" nelle simpatie della famiglia in cui mi ero appena trasferita, quella in affidamento.
Lei era quella bella, quella paffuta, quella che era sempre alla moda, quella che aveva molti ammiratori, quella che stava sempre a curarsi, quella che... Io invece me ne stavo in disparte, e se litigavo con gli zii era per ideali di pensiero contrastanti: mia sorella invece con loro andava d'accordo su queste cose, litigava solo per avere qualche vestito o per andare alle feste.
"E' più importante avere tanti amici che pochi" era il suo pensiero, ma per come la vedevo io per me era importante solo averne pochi ma intimi. Lei ha un'amica sì del cuore, si conoscono ormai da quando sono nate si può dire, ma hanno sempre avuto un modo di fare che io non ho mai approvato,m anche nei miei confronti. Si dicono insulti in modo scherzoso, anche se pesantissimi, e deridevano me ed altri spesso. Io non avrei mai voluto un amico o un'amica che mi insultasse in quel modo, e quando qualcuno ci provava, il mio affetto che fino ad ora avevo per quella persona, svaniva a poco a poco nel nulla. Ecco perché non mi è mai durato nessuna amicizia, ma la cosa in fondo non mi dispiace, sapendo poi che persone erano nei miei confronti. Tanti di loro mi usavano soltanto, perché facevo ridere loro, o forse perché ero un tipo abbastanza tranquillo, non so dire. Se mia sorella usava il carisma e cercava di adeguarsi alle mode, io usavo la mia arte e le mie battute/vocine per divertire chi mi stava accanto. Alle mode mi interessavo in modo relativo, solo per "avere" più gente da conoscere, o per solo sete di sapere, cosa che ho sempre avuto. Mia sorella invece su questo era meno interessata, e spesso veniva da me a chiedere di aiutarla nei compiti, se non c'era mia zia a casa. Mi è sempre piaciuto aiutarla perché mi divertivo molto a vederla "soffrire" perché non arrivava a certe soluzioni usando la fantasia (io ne avevo tanta), ma questa cosa non potevo farla perché mia zia quando mi beccava farlo si incazzava molto, e questo è stato uno dei motivi per cui il nostro rapporto non era molto "fraterno". Se nel corso degli anni passati assieme cercavo di avvicinarmela, qualcuno me la faceva allontanare, e per me era sempre difficile, soprattutto se si mettono in conto litigi nostri vari. Ci picchiavamo spesso, io ero gelosa delle mie cose, e lei cercava di attirare la mia attenzione con modi un po' infantili e quasi da bullismo: disegnava sulle mie cose, mi rubava vestiti, fumetti porno (sì), profumi... Io così mi arrabbiavo e cercavo di farle "sputare" fuori la verità, ma non sempre ammetteva il fatto. Altre volte invece si metteva alla mia scrivania perché la mia rispetto alla sua era sempre in ordine, e quando eravamo veramente nervose lei mi tirava i capelli, mi mordeva le braccia, o mi tirava dei bastoni di ferro (quelli che servono per tirare su le serrande): ma spesso io resistevo e vincevo nelle nostre battaglie in casa. Mi insultava spesso per l'aspetto, dicendomi che ero una scimmia, depressa e altre offese, io cercavo di non ascoltarla ma lei continuava ad infastidirmi finchè non mi incazzavo, arrivando all'ennesimo litigio animato. Nostra zia aveva il modo di fare di risolvere la cosa dandoci gli schiaffi o le sculacciate tante volte, non ci faceva quasi mai spiegare il motivo del litigio, e un giorno io, stufa di questo, le dissi:" Se dici che devo imparare a sopportarla e risolvere le litigate, perché non me lo mostri una volta per tutte? Se non me lo mostri significa che non sai nemmeno tu come fare con lei!". Ma mi arrivarono altri schiaffi.
Mia sorella era molto più abbracciata dai cugini rispetto a me, perché io non ero tipo da farmi toccare molto, nemmeno da mia sorella. Mi consigliarono di abbracciarla di più, ma appena pensavo di farlo, mi bloccavo e non facevo niente. Per me mia sorella ormai era loro proprietà, non la sentivo come una sorella vera e propria, anche se a volte ci mantenevamo i segreti o discutevamo su varie cose. Ma più di lì il nostro rapporto non andava oltre. Ci fu un periodo in cui lei prese la fissa dei One Direction e di quella soap opera spagnola col personaggio di Patty, e anche se a me non piacevano, la facevo fare e dicevo:" Okay, sentiamo, và, così mi lasci in pace". Discutevamo anche per i poster attaccati al muro, io col mio degli Slipknot, lei col calendaro di Justin Bieber. A me non fregava nulla di cosa aveva lei, ma un giorno arrivò a lamentarsi con me del mio poster e calendario perché "inquietanti, ogni volta che passo mi devo vedere quei mostri": io le risposi:" Figurati io che devo passare dalla porta e vedo ogni volta quel bamboccione finto che mi sorride". Criticava tanto me per i miei gusti, ma poi mi prendeva le cose di nascosto per gelosia. Ci picchiavamo, ma ci raccontavamo della sua scuola (perché a tavola appena aprivamo bocca venivamo zittite). Quasi tutti i film li guardavamo assieme, e da piccole io le raccontavo le mie storie o giocavamo al mostro immaginario che veniva a mangiarci, perché eravamo spesso sole in casa. Mia sorella negli ultimi anni arrivò molto spesso ad urlare con mia zia e alle mani con loro, e io all'inizio non facevo nulla, ma verso il 19 anni 20, mi feci coraggio e fermai mia zia durante le loro accese discussioni. Non so che cosa abbia pensato lei, ma quando capitava a me, nemmeno lei provava a difendermi. Solo nelle rare occasioni in cui il nostro giudizio corrispondeva, lei diceva la sua. Ma ero lo stesso invidiosa di lei. A lei compravano tutto, le facevano fare addirittura "la guida" a me, la coccolavano, le facevano foto e la consideravano comunque più di me perché estroversa e "carina", comprandole o assicurandole un motorino o la patente, quando invece a me alla sua età mi dissero:" Tu faresti disastri".
Quando eravamo piccole eravamo contro il fumo consumato spesso in casa, e davanti a noi. Poi a 16 anni lei cominciò a fumare davanti a tutti come cosa accettata, perché prima rubava pacchetti da nostra zia di nascosto. Se io sopportavo il nervoso col silenzio, lei cominciò ad avere attacchi di ansia che trovò il modo di calmarle con le sigarette ed i liquori delle discoteche. Io mi vergognavo solo di vederla in strada con quella cicca in bocca come se fosse una cosa normale, ma più che altro perchè credevo che la pensasse come me: invece ha avuto davvero tanta influenza dalla famiglia. Se da una parte aveva una certa sensibilità riguardo il fatto accadutomi con mia zia e discuteva di cose divertenti con me, dall'altra non capiva il mio modo di fare, i miei pensieri, perché la pensava come nostra zia e mia cugina, arrivano anche a guardare le stesse cose che guardavano loro in tv.
" Perché lei sì ed io no?"
" Perché lei è più affidabile, meno distratta."
Sì, ero distratta, ma affidabile lei non era di certo, dato che in casa ero sempre io a ripulire gli affari degli altri e non battere ciglio, fino alla cose assurde, come piegare degli asciugamani o lavare le cose in un certo ordine (e se sbagliavo, mia zia a volte arrivava a darmi gli schiaffi finchè non facevo come voleva lei): per loro ero una bambina/adolescente da manipolare facilmente, ma oh come si sbagliavano. Spesso arrivavo a discutere con loro riguardo a categorie in cui io non avrei mai cambiato il mio pensiero: con mia sorella poco evidente questo, perché lei era molto simile a loro, appunto. Con lei era difficile per loro farle fare le faccende sue personali, o farla arrivare agli orari, ma con me mai avrebbero cambiato la mia persona, mai. E così è stato.
Con lei invece no, è cambiata, e anche se per certe cose somiglia a me leggermente, su tante altre è come loro, e questa è una cosa che mi rattrista molto nel profondo.
E vorrei che non capitasse con l'altra mia sorellastra minore, che c'è il rischio che possa accadere.


20 dicembre 2016

Parole da morte apparente dopo forte pianto di terrore

Ho resistito finché potevo, non volevo dar spettacolo, ma in strada ho versato tante lacrime come non facevo da più di tre anni.

Non vedevo l'ora di andarmene, di nuovo da quella stanza bianca e grande e semivuota, quell'uomo che sembrava stufato, la donna che prima mi teneva la mano, il dolore lancinante alla mente e tremori.
Il mio compagno che dice che non sono forte. Allora i dolori sono roba da "bambini"? Io ho provato quasi terrore, quel tubo davanti ai miei occhi e sapere di qualcosa che ti aspira dall'interno, nessuno lo capisce!
Nessuno capisce che sono un tipo emotivo!
Sto ancora piangendo, non ce la faccio più a nascondermi, sono un sporco essere umano, il mio cuore batte come dovrebbe essere.
Perché nessuno mi consola e mi capisce, e devo continuare a nascondermi, a fare l'essere senza emozioni!

Ora sto abbastanza bene. Ma ho tanta paura. Ho dovuto spostare al 29 la visita, ma ho tanta tanta ansia. Mi deridono già per questo sicuramente. Ma io i nervi interni li sento, sputatemi pure addosso se temo la carne aspirata o raschiata, ma io continuo ad urlare CHE SONO UN ESSERE UMANO, fottetevi tutti voi che ridete di me perché ho emozioni "bambinesche" o che reputate voi tali! Almeno io resisto comunque sia, il pianto e dolore mi fanno VIVERE!

Voi e il vostro veleno del vostro marciume umano
Criticate e deridete me perché salto al dolore 
Salti da risposte ad un fisico reale e vivo
Malato da decenni per la vostra incuranza
Quanto vi odio tutti
Voi sputate e vi incazzate con me in silenzio
Io lo stesso lo capisco
Perché sarò pure anormale
Ma ho più senso di voi
Vi intendo in ogni cosa
Che esseri stupidi che siete
Pena ad entrambi


E poi tutto finisce
Cos'era quel momento di puro grido
Unico grido possibile
Grido perché pieno di rabbia
Non si fa che avere troppe emozioni al giorno
E si tira avanti, avanti, avanti


La notte, il giorno
Odio il giorno ed amo la notte
I mesi passano
I pensieri vanno di non pari passi
Si può impazzire?
No gli altri son muti alle tue richieste
Ti tieni tutto dentro per non fare pessima figura
Vuoi solo stare meglio ma loro ti evitano e ti evitano ciò
Che rottura di qualsiasi cosa a portata di mano


Bugie
Bugie dette perché
Nessuno capiva la mia verità
Si scrivo del mio passato
Tutti dobbiamo ricordarne
Che senso avrebbe sennò la vita stessa
Lavoro, lavoro e poi la morte
I nostri figli ed oltre non li vedremo mai più
Riempiamoci quindi la nostra
Finchè soffriamo di questa certezza


E' brutto periodo
Niente di nuovo per nessuno
Merdoso periodo
Di sfinimenti e rabbie
Qualcuno uccida me o uccido io


A mio figlio
Farò vivere nel completo vivere
Migliore del mio 
Casette di legno, campagna
Orgoglio per me
Tutto un sogno per lui quando sarà grande

Tutto un sogno per me adesso

Ho sognato stanotte
che salvavo ancora una volta
intere persone sconosciute
ma il merito poi non andava a me
perché non era riproducibile su qualche mezzo


"Mi hai salvato grazie"
No sei tu che hai salvato me
Solo tu che di cui non saprò mai più il nome
che chi conosco


Oggi ho visto un bambino piccolo
Era in braccio a sua mamma
Ed aspettava
Solo la viva voce di un mezzo tecnologico
Allegrava il pargolo biondo


Non ascoltate mai 
La voce del diverso
Di chi reputate 
Diverso
Diverso da chi?


Tutte carine
Tutte graziose
Al passo coi tempi
Il mio essere faticava invece
Voleva farsi accettare come era
Ha fatto cazzate come loro
Si è mascherato come loro
Ma non si è sentito mai come loro


"Ma perché poi sei uscito con lei poi?"
"Lei è più tenera"
"Così mi stai dicendo che sono una persona fredda?"
"No che tu sei troppo particolare"
Storie di una vita risentite mille volte.
Ormai si dovrebbe esserne consapevoli.


"A scuola ero vittima di molti scherzi brutti come la peggiore umiliazione"
"Cose normali, da ragazzini si fanno tutti"
"Quindi reputate normale sei ragazzine che ogni cinque minuti dicono che non reputano la nuova 'new entry' una buona persona?"
"Non intendo così molto, quando è successo questo?"
"Molto molto tempo fa, cercavo di farmi integrare a fatica nella mia emotività."
"Okay ma che dicevano queste?"
"Dicevano se non ricordo male, che facevo schifo."





3 novembre 2016

Lucca Comics And Games 2016's Little Big Experience.

Avevo promesso che ne avrei scritto qualcosa al riguardo. Anche se so che pochissimi leggeranno ed la stessa quantità gliene frega qualcosa, io voglio scrivere lo stesso questa esperienza.
Ovviamente non metterò tutte le foto fatte perché essendo tante occupano spazio inutile, poichè voglio solo narrare l'esperienza dal punto di vista interiore, da cosa han visto e sentito i miei occhi ed il mio corpo stesso. E poi me ne han fatte così tante che non tutte ancora le ho con me...
Ebbene, io e questa mia amica- che ormai considero tale anche se ho ancora mille dubbi e timori riguardo il nostro rapporto (di quasi un anno da quando mi ha conosciuto su internet) ma non una questione personale perché ho questa sensazione con tutti i rapporti umani- c'eravamo messe d'accordo due mesi prima riguardo il cosplay da portare a Lucca per il famoso evento annuale. All'inizio non ero molto nella convinzione perché in realtà questa "novità" che ricordo il tale Jordison (inutile spiegare chi è) molte volte mi dà un pò di disagio e nervoso, e vestirmi da lui avrebbe rafforzato questa cosa, e temevo come sempre prese in giro, derisioni e varie cazzatine che son nella mia mente. Ma grazie a lei non so come, ho lasciato stare timori vari e senza preoccuparmene ho preparato la maschera che avevo ordinato (fortunatamente il modello più economico arrivò subito, cosa che non si può dire della versione più costosa e dettagliata che ancora non mi è arrivata) e ho preso "il via" divertendomi a decorarla, mettendoci un pò di "me", poichè preferisco fare le cose in modo che le senta "mie". Allargai gli occhi e misi più linee intrecciate come graffi ai lati della bocca rispetto alla versione originale, aprendo anche la linea della bocca in modo da fare un'uscita d'aria per poter respirare meglio. Ci mettemmo d'accordo per poter stare lei da me per tutto il periodo Comics, preparando mangiare, letti, film, cose da fare per il costume ecc.
E così ci vedemmo per la prima volta. Era da tanto tempo che non vedevo la stazione di Firenze, ma stavolta ero molto più in ansia delle altre volte. Mi sentivo molto sotto pressione, la gente che mi fissava mi stava molto dando sui nervi (odio che mi fissino quando sono per i fatti miei) e non facevo che parlare sotto voce per contenere l'ansia che cresceva.
Feci pure il filmato davanti a me non solo per "immortalare" il momento.
Ci vedemmo così, lei mi vide da lontano e corse velocemente verso di me, abbracciandomi forte. Io stavo letteralmente soffocando e morendo dentro, ma poi ripresi fiato.
Parlammo e andammo a prendere il treno per la mia città.
A casa mostrai le stanze e mi sedetti per riposarmi un poco. Era emozionata e pure io anche se non si notava molto nel mio sguardo un po' "fermo" ed impassibile quando sono sotto tensione.
L'aiutai a sistemare la roba, e in questi giorni le feci pure il letto un sacco di volte. Nel giorno prima del primo giorno di Lucca pensammo molto a rilassarci ma finimmo anche di definire le tute, e tanto per provarle quando ancora non erano modificate, facemmo un giro nelle vicinanze. C'erano i bambini delle scuole che uscivano, e alcuni si fecero fare la foto con noi. Ci divertimmo molto, io ero un po' sotto ansia ma trovai comoda la tuta ed il fatto di essere vicini ad Halloween mi confortava come scusante, anche se lo avrei fatto lo stesso se non era così. Dopo una bella girata di molti minuti i miei piedi erano stanchissimi e tornammo a casa molto divertiti. Ci facemmo altre foto scherzose col mio compagno e dopo aver fatto un po' di spesa (dimenticando un attimo che avevamo le maschere addosso, ma vabbeh) mangiammo e ci vedemmo la Cosa e The Blob, come si era promesso. Notai che delledifferenze tra me e lei c'erano, anche se poche. Le lasciai vedere le miliardi di foto che avevo nelle mie cartelle sul pc, soprattutto di artisti musicali metal.
In tutti e cinque i giorni, tranne forse i primi due un poco, lei crollava subito anche se diceva di saper resistere al sonno, mentre io rimanevo sveglio e appena lei entrava nel letto, ci parlavo un po' per tornare al letto con il mio compagno. Le dicevo:" E' un bene che tu non sia insonne come me"
Andammo in macchina verso Lucca, e riuscii a mettere tutte le canzoni che avevo nel pc nel tablet, e così per un'ora e mezza due lei potè godersi i gruppi musicali che aveva scoperto da me.
Nell'ultimo giorno le feci conoscere gli ASP e gli DMC dallo stereo, i Lord of the Lost dai miei video personali girati da me stesso. Ci vedemmo mezzo del dvd originale degli Slipknot (nei primi giorni) ma stoppai perché la vedevo troppo stanca e non volevo sciupare così la sua visione.
Fu divertente ma anche troppo caldo per quei giorni a Lucca, il trucco nero che mettevamo intorno agli occhi bruciava, solo io ero abituato, però il caldo sotto la tuta mi faceva stancare un bel po'.
Fortuna che eravamo quasi vicini. Il primo giorno ci fecero pochissime foto, ma in quelli seguenti ce ne fecero molte, incontrammo anche il buon Fabio Taddi con cui intrattenemmo una conversazione tranquilla. Mangiammo le patate "locas" e bevemmo molta coca cola. Il terzo e quarto giorno invece non andammo, causa stanchezza da parte mia, ma ci divertimmo molto a vedere film e raccontandoci esperienze, cenando anche in cucina con roba calda. Nell'ultimo giorno, causa mancanza del mio compagno che era ad un contest serale, andammo io e lei da soli verso lucca, e dovemmo portarci la roba con noi, ma ci fecero moltissime foto. In treno passando per caso per andare in bagno, incontrai la mia recente amica giovanissima Marzia, che non vedevo da settembre, e parlammo pochissimo. Avevano promesso che alla fermata saremmo andati assieme, ma invece andarono via subito, lasciandoci lì. Lasciai perdere, ci truccammo in bagno, cercammo l'entrata ed entrammo nelle mura.
Era da tempo che non andavo in un posto così lontano senza la presenza di Marco, e mi sentivo molto in ansia anche per questo. Incontrammo Marzia verso l'ora di cena, c'era bellissima musica celtica ed io ascoltando quella musica trascinante schizzettai con la penna su un foglio degli orari dei treni qualche micettina, come dimostrazione a quella donna che stava con la nonna di Marzia che mi parlò dei miei disegni e di come le piacevano così tanto da quasi sembrarle "copiati", in senso buono. Mangiai del pollo impanato fritto e poi andammo alla ricerca di una cosa per sua sorella (da parte di Iasmin) e di un fumetto (da parte mia), dopo aver salutato la mia amica e sua nonna. Io trovai solo il fumetto (per quanti soldi disponessi, ma fu una buona comprata) di Anne Frank alla Feltrinelli d laggiù (in cui non sono mai entrato), e lei sotto consiglio mio prese un taccuino grande con una copertina di Naruto. Prendemmo da bere e salimmo sul treno. Mi cambiai e mi levai la maschera, sembravamo dei blackster e cominciammo a farci altre foto. Mi sentivo meglio, ero di nuovo io, anche se nelle foto continuavo a sembrare il Jordison, e vabbeh. Mentre uscimmo per andare nella nostra fermata, il treno manco aprì le porte. Fortunatamente a due minuti eravamo alla stazione sempre di Prato, solo che avremmo dovuto camminare un bel pò, e lei era aveva la valigia pesante. Ci scorse la nonna di Marzia chiedendomi come mai fossi lì, e spiegai il fatto. Così ci portò a casa nostra, tanto la conosceva già, e parlai del più e del meno con lei. La sera prima per Halloween, indecisi su dove andare per fesetggiarla, alla fine anche se in ritardo optammo per la famosa festa nel borgo. A parte il freddo preso nelle orecchie per colpa di Marco, trovammo il posto meraviglioso nel suo silenzio morto, e la mia amica confermò più volte quanto le piacque nonostante tutto.
Un cantante di strada cantò appena entrammo la canzone famosa del suo paese. E dei camionisti ci gridarono il famoso motivetto "If you're 555..." a cui lei finì la frase di Corey saltellando gasata.
Non so dire se questo cosplay fu più bello degli altri o no poiché ci fecero meno foto (di quante ne abbia viste io intendo) ma nello stesso tempo anche se non mi muovevo molto mi sentivo molto bene.
Solo nel primo giorno ci fu un litigio col mio compagno riguardo il mio modo solito di fare con chi mi faceva le foto. La cosa si risolse ma quando mi fece arrabbiare mi sentii molto male, mi sentivo non compreso come al solito, e Marco se ne uscì con una delle sue frasi solite come "Due uomini non posson stare assieme" ma non riferito alle coppie omosessuali, ma al mio carattere, alla mia persona, che per lui ero troppo "libero", mentre io vedevo solo la sua insicurezza nel "far vedere" a "tutti" che eravamo fidanzati, "Perché una coppia non si comporta così". Io dissi più volte:" Tu, lasciando stare la gente, cosa vedi? Vedi un tradimento? Vedi che io possa mollarti per altri quando invece si tratta solo di una foto nel web? Mi pare non ci sia niente di tutto questo, e di cosa c'è dovresti guardare"
Fortunatamente la pertosse non arrivò forte, ma mi sentivo molto il cuore ferito dentro.
Io voglio una donna, non un uomo. Risuonava nella mia mente. La mia amica mi tranquillizzò e dopo a casa ci rilassamo tutti, ma dentro stavo ancora un poco male.
Quindi non saprei dire come sia stato. Emozionante da una parte, dolorosa dall'altra.


18 ottobre 2016

Passioni vive e serene da 22 anni.

E' un'altra notte insonne, ho bisogno di scrivere un'altra volta, ascolto quasi roba nuova, mi sento malinconia addosso. Halloween è tra pochi giorni e ho già le solite ansie riguardo il Lucca Comics poiché voglio che sia un cosplay ancor più "cool" dei precedenti. Ieri siam ritornati in garage dopo tanto tempo, ho rispolverato la mia polverosa batteria battezzata da me "Imbolc", avrei potuto anche starnutire da quanta polvere c'era in ogni suo angolo. Ma non è colpa mia se abbiamo il garage un po' lontano da casa, e poi d'estate soffrivo troppo il caldo per suonarla. Ora però, il tempo andava bene, io mi sentivo la serenità dentro. Mi feci filmare da lui come non facevo da tempo, e stavo cominciando a sorridere meno per l'imbarazzo. Lui mi mostrò stavolta un suo "personale ritmo" e io continuai su quello, tanto per variare. Mi sentivo meno il mondo addosso, sarà perché "avevo preso qualcosa di suo", non so. Del resto se certe cose non le sento "sotto i miei occhi" è normale che io mi senta a disagio. Mi succede ogni volta che devo andare in un posto, anche quando non è molto affollato. Non guardo mai in faccia nessuno, e se lo faccio volgo lo sguardo, poiché quando mi fissano mi cominciano a lacrimare gli occhi un poco, il mio respiro si fa un pò ansimante (già lo ho un pò affaticato di mio) e sento molta pressione addosso, quasi aggressiva. Guardo di più il pavimento, i muri, cercando di capire lo spazio intorno a me. Allora quando mi ambiento bene, è lì che sento "il posto mio" dove potermi sentire a mio agio. Non ho molta autostima di me, ovviamente chi mi conosce sa che è ciò è causato dal poco affetto ricevuto nella mia infanzia, dalla mancanza di figure genitoriali. Ma non è solo quello. Adesso c'è che ho molta pressione riguardo il mio futuro.
E' una cosa che ho sempre avuto in realtà, già a 11-12 anni avevo pensieri riguardo la mia vecchiaia, ai miei sogni infranti, al dolore che sarebbe continuato per molto tempo ancora. Ho sempre avuto paura del futuro. Ho già 22 anni compiuti, tra 90 giorni e più ne avrò 23, e mi sento il tempo correre troppo veloce e troppo pieno di avventure, senza aver ancora avuto quel che cerco, che forse non troverò mai, perché neanche io credo di sapere bene se sia quello o no.
Marco ogni tanto se ne usciva con frasi (collegate più a sè che a me) critiche sul fatto che io da due anni continuassi a disegnare senza avere così tanta fama e soldi. Per fama intendiamo tipo Sakimichan o Mirka Andolfo, per citarne alcune. O la Ziche. Dentro di me so che la strada è ancora da percorrere (se mai la raggiungerò), ma quando sento certe cose dette da chi dovrebbe supportarmi, mi fa un male terribile dentro. Ora lui più o meno capisce che dovrebbe evitare, perché sono ancora giovane e la mia situazione è diversa dalla sua, ma ormai un po' di pressione me l'ha fatta. E forse non solo lui.
Stamani se ne è uscito dicendomi:" Secondo me tu hai le ansie a causa della fiera che facemmo a Maggio l'anno scorso". Curioso che fino ad ora diceva che la mia insonnia, era solo quella causata da quel fatto. Non so se effetivamente possa essere così, ma anche le sue frasi hanno contribuito a questo mio malessere interiore/timore futuristico. Questo perché da anni mi sembra che non disegno più per piacere esclusivamente mio come prima, se nonchè in modo diverso. I primi tempi che disegnavo, la voglia di sfogo personale e l'accettazione attraverso i disegni si combaciavano perfettamente. Dopo la mia trasferta a Livorno, verso gli otto anni, la cosa stava quasi per svanire del tutto, poiché in casa mia si stavano un po' stufando dei miei disegni presentati ogni volta davanti ai loro occhi.
"Si, Alex, è bello" dicevano. Io ne rimanevo delusa e chiedevo, non soddisfatta:" E nient'altro? Non ti fa venire in mente qualcosa in più che 'bello'?". Ma loro mi allontavano dicendo le solite banali frasi monotone. E' da quei giorni che poi verso la tarda adolescenza cominciai a disegnare solo per conto mio, massimo alcuni amici.
Non è mai partita da me la scelta di continuare col disegno. Disegnavo per sfogare la mia fantasia, e continuando molti di quelli che mi mantenevano si accorsero presto di questa mia passione artistica riversata su mille fogli ogni giorno.
"Dovresti fare la pittrice da grande" mi disse un giorno la mia educatrice Luisa quando avevo dai cinque ai sei anni di vita. Io annuii, ma non è che fosse una cosa mirabolante. Al tempo avevo meno paura del futuro di adesso, anche se sognavo la morte.
Prima di quella frase stampata nella mia memoria, non avevo ancora nessuna idea di cosa fare da grande. Vedevo che mi piaceva disegnare si, ma non avevo ancora pensato a farlo di professione.
Ho sempre quindi continuato a disegnare un po' per me, perché i disegni mi tenevano in serenità, un po' perché vedere che altri me li guardavano mi faceva sentire molto amata.
Ero sempre curiosa di sapere cosa ci vedevano loro: quando chiedevo tante volte, come già scritto prima, cosa sentissero trasparire dal disegno, molti di loro sbuffavano o mi ignoravano.
Pochissimi amici mi seguivano davvero, nelle mie storie fantasiose, e questa era una cosa che mi dava molta gioia. Si facevano raccontare tutto da me, e quando mi chiedevano i miei fumetti di mia creazione, sentivo una strana gioia. Ma quando accadeva con gente sconosciuta cominciarono a farmi sentire in colpa, anche se non ero stata io a chiedere di mostrare i miei disegni loro.
E questo è capitato moltissime volte. Allora anche fuori cominciai a provare imbarazzo ogni volta che sapevano che disegnavo fumetti ed illustrazioni. "Eh si... Ne faccio" rispondevo come adesso.
Se, come penso spesso, alla gente che chiede i miei disegni, dà poi fastidio che li mostri i più belli, o che glieli spieghi, che senso ha? Che senso ha farmi passare per rompipalle se questi stessi mi han chiesto di vedere altri disegni miei? Ancora oggi sembra persistere questa cosa.
"Ma che fai hai attaccato la mania anche a lei?"
La dice in modo scherzoso ma a me dà un fastidio tremendissimo. Perché allora non saprei più di come trattare le persone. Io le amicizie me le scelgo affini a me; se queste non hanno corrispondenze con me normale sia che non li reputi amici. Il vero amico per come la penso io, tifa sempre per te, ama vedere e sapere ogni cosa di te, si confida. Non mi è mai interessato conoscere un sacco di gente se questa non aveva nessun rapporto di questo tipo con me, a meno che non fossero compagnie di passaggio come le ebbi dalla fine delle superiori in poi, frequentando il Gens.
Un amico dev'essere come un fratello o una sorella, altrimenti non è niente per me.
Quando mi trasferii a Livorno la mia prima amica fu una di queste speciali. Ci raccontavamo le storie, lei amava tantissimo i miei personaggi. Accomunate dal nome simile, eravamo sempre assieme, anche dopo la scuola andavo a trovarla a casa, per giocare coi suoi giocattoli delle merendine Kinder e Mulino Bianco. Sembravamo sorelle, e quando era ricreazione si stava sempre mano nella mano a passeggiare per tutto il parco, solo noi due a confabulare chissà quale avventura immaginaria. Una volta però le maestre ci divisero a forza, ci vedevano troppo assorte in noi, e lasciarono me da sola a passeggiare per tutto il viale dell'enorme parco della scuola. Provai a stare con gli altri compagni ma dopo un po' mi staccavo da loro per fantasticare in solitudine.
Ma durante le altre ore ci lasciavano stare. Per tutti e cinque anni delle elementari, dal 2002 fino al 2007-2008 all'incirca, io stavo sempre con lei. E da lei scoprii una passione musicale che alle medie non mi avrebbe lasciato inerme. Direi che fu l'unica volta che scoprii qualcosa di culturale da altri snobbandolo per poi farmelo piacere inaspettitivamente. E questa passione si chiamava The Beatles.
Prima di loro ascoltavo molto i Cradle of Filth, i RHCP, e qualcos'altro che non ricordo più. Ma alle medie mi innamorari perdutamente di questo gruppo non più esistente da molto prima che nascessi, e i miei disegni ebbero un'altra spinta in più. Amavo la musica, e rappresentarla per me era un bello sfogo, senza bisogno di mostrarlo ad altri dato che preferivo tenere i miei gusti musicali segreti.
Grazie a loro mi informai della musica del passato, fu tutta una mia ricerca personale attraverso Youtube del tempo, che mi portò ad avere un vero e proprio "fandom" nel web: gli Happy Tree Friends. Dai Beatles passai così alle fanarts sulla serie animata, creandomi nel 2008 la mia scoiattolina alter-ego Dida Splendida, e lei ebbe moltissima fama, poichè molti miei amici virtuali fan della serie me la omaggiarono con la propria arte. Il periodo in cui scoprii Deviantart fu il più felice di tutti. Disegnavo senza farmi paranoie, per me i disegni erano tutti meravigliosi, e avere tanta gente che mi seguiva e commentava mi faceva stare benissimo. Scoprii che avevamo molte cose in comune oltre che quella per la serie animata: alcuni di loro amavano anche i film horror, altri cartoni che seguivo, addirittura gli stessi gruppi musicali. (Un po' come adesso che vedo molti miei fans amare le My Little Pony, gli Slipknot, gli ICP, Dethklok nello stesso tempo)
Quanto mi faceva stare bene quel sito, lo ricordo con molto piacere, mentre tutto intorno a me era più brutto e triste. Mi importava solo di mostrare i miei disegni ai miei fans, per farli felici gratuitamente, chiacchierarci del più e del meno. Nessuna pressione come adesso. Era pura serenità interiore mentre fuori tutto stava marcendo. Musica e disegni, non potevo chiedere di meglio.
E la voglia di avere una batteria come strumento musicale, venne sempre dal primo gruppo di cui divenni fan sfegatata: Ringo Starr, che lo vedevo caratterialmente e fisicamente come me. Non fu Joey Jordison, come tanti di sicuro pensano, ora che l'ho veramente, una batteria tutta per me e che la suono.

(Stavolta ho scritto tutto senza mettere un titolo prima del testo)

Ironie della vita musicali traumatiche con Blahzay Roze: che fine hai fatto? In caso di storie di abusi sulle donne…

Non son riuscita a dormire, ma ormai il sonno mi è passato del tutto. Parlando finalmente con la mia amica fumettista dopo tantissimo temp...